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    enrix 18:30 on 25 January 2010 Permalink | Rispondi
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    Note ed appunti sui verbali di M. Ciancimino – 1 

    Note ed appunti sui verbali di Massimo Ciancimino

    teatrino2 Par. 1

    A pag. 95 del primo verbale, in data 7 aprile 2008, Massimo Ciancimino racconta di come suo padre, avute delle “piantine“, delle mappe, dal Capitano de Donno, le restituì dopo circa una settimana con le annotazioni relative alla presunta ubicazione del covo di Riina.

    CIANCIMINO: Questo me lo raccontò in carcere dopo alla fine, dice: non è difficile catturare RIINA, dopo che gli dico la pianta di dovè, gli segno la zona

    INGROIA: E allora suo padre come lo sapeva?

    CIANCIMINO: Mio padre me le diede io DE DONNO le diede a mio padre le piantine, io le diedi DE DONNO le diede a me, io le diedi a mio padre e mio padre le diede a me e io le diedi a DE DONNO.

    Quindi Vito Ciancimino affidò  nelle fidate mani del figlio “spaccone” (vedi pag. 103 del verbale) le mappe con le annotazioni per individuare il covo di Salvatore Riina (niente niente), perché le passasse a De Donno.

    INGROIA: E cerano annotazioni?

    CIANCIMINO: Sì, annotazioni, sì.

    INGROIA: Quindi allora

    A questo punto Ciancimino gioca d’anticipo sulla domanda che Ingroia sta per riformulare per la seconda volta, fornendo sin da subito una netta risposta: egli invita Ingroia a non domandargli come suo padre potesse essere a conoscenza dell’ubicazione del covo, poiché afferma di non saperlo.

    CIANCIMINO: Non mi chieda se come lo sapeva mio padre non lo so.

    Quindi Massimo Ciancimino, non lo sa, come suo padre aveva potuto indicare la localizzazione del covo sulle piantine. Pertanto chiede di non domandarglielo.

    Ma il magistrato incalza, e qualche secondo dopo domanda:

    INGROIA: io le domando se quello che suo padre indicò era frutto di conoscenza di suo padre o era frutto di  unacquisizione di informazione che suo padre fece

    CIANCIMINO: Di acquisizione di informazioni.

    Quindi lo junior invece lo sapeva, come suo padre aveva potuto indicare la localizzazione del covo sulle piantine: da informazioni acquisite. E non solo, spiega anche come fa a saperlo.

    INGROIA: con altri?

    CIANCIMINO: Di acquisizione di informazioni perché mio padre si è preso 24 ore di tempo.

     

    A questo punto, una volta spiegato e motivato di come suo padre aveva acquisito l’informazione da altri, cosa che dapprima Junior pensava di non sapere,  non resta che da chiarire da chi l’aveva acquisita, e perciò si da il via al ragionamento.

    INGROIA: Se lei sforzandosi riesce a individuare chi può avere incontrato suo padre

    CIANCIMINO: No.

    INGROIA: e potere avergli chiesto informazioni.

    E a questo punto, spunta il nome di Provenzano. Non ancora una certezza, ma solo un nome che lui “pensa dentro di sé”:

    CIANCIMINO: No, io dico che la seconda, la seconda fase proprio è stata fatta cioè non ha voluto escludere, è stata fatta per questo io dentro di me penso che sia stata fatta col, col diciamo col PROVENZANO, perché è stata fatta molto diretta, siccome so, mi ha sempre raccontato e come ho visto, neanche questo soggetto era uno che cera cioè era molto diretto lincontro, telefono, arrivo, non arrivo come ho detto a PANORAMA, questo telefonava: sto venendo cioè se telefonava questo mio padre doveva essere svegliato

    Allora i magistrati insistono perché ricordi meglio:

    DI MATTEO: lei a PANORAMA, credo di non sbagliare nel ricordo

    CIANCIMINO: Prego.

    DI MATTEO: anche se non ce lho qua larticolo, mi pare che affermò pure, comunque le faccio la domanda, che comunque in quel periodo del 92 suo padre ebbe modo di incontrare il PROVENZANO, o no? Cioè le ora sta dicendo: i contatti sono stati molto diretti

    CIANCIMINO: Sì, guardi

    DI MATTEO: Io, io chiedo, ma nel 92

    CIANCIMINO: Sì, sì

    DI MATTEO: o nel periodo

    CIANCIMINO: non so

    DI MATTEO: precedentemente alle stragi, successivamente, a cavallo

    CIANCIMINO: Sa cosè dottore, che non mi veniva più facile ricordare una faccia nuova come quel soggetto, una faccia nuova come il CINA che non uno che mi vedevo dai tempi di quando avevo 7 anni a casa, (Provenzano ndr) cioè

    DI MATTEO: Sì, però signor CIANCIMINO

    CIANCIMINO: Sì, capisco benissimo

    DI MATTEO: poi ovviamente quello è un periodo che anche nella sua memoria sarà rimasto più focalizzato rispetto a quando

     Ed ecco quindi che lo junior, stimolato,  comincia a focalizzare.

    CIANCIMINO: Mi sembra che lha incontrato      

    DI MATTEO: E questo come

    CIANCIMINO: o che abbia detto che aveva intenzione di vederlo, cioè mi sembra di aver capito questo però sa, non riesco a (inc.) glielo potrei man mano

    Quindi ci siamo quasi.  Partiti da una cosa da non chiedergli perché a lui ignota, si è dunque arrivati ad un probabile (…mi sembra…) incontro con Provenzano, od alla probabile intenzione di incontrarlo.

    Ma per il magistrato tanto basta per dar le cose come cotte e mangiate, perché alla domanda successiva procede dando per scontati gli incontri fra Vito Ciancimino e Provenzano:

    DI MATTEO: E anche fino a quando, fino a quando sono hanno avuto luogo questi incontri di suo padre con PROVENZANO?

    E a questo punto, quale interrogato si sentirebbe di contraddire quel PM?

    Abbiamo quindi assistito, in diretta, a come Provenzano sta diventando  un possibile suggeritore dell’ubicazione del covo di Riina  nella lucida deposizione di Massimo Ciancimino, uno dai ricordi e dalle idee chiare. Alla prossima puntata.    (1 – continua)

     
    • anonimo 12:51 on 26 January 2010 Permalink | Rispondi

      Siamo in buone mani……
      Maury

    • anonimo 14:27 on 26 January 2010 Permalink | Rispondi

      Se non ci fossero i verbali scritti pubblici, non crederei ad una riga … PURA FOLLIA.

    • anonimo 21:04 on 28 January 2010 Permalink | Rispondi

      In seguito alle rivelazioni di Massimo Ciancimino sulla presunta consegna di Riina alle forze dell’ordine da parte di Provenzano, ho trovato questo virgolettato, tratto da Repubblica del  5 novembre 2009, attribuito a De Caprio.


      In serata arriva la dura risposta del colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, il famoso "Capitano Ultimo" che, nel 1993 condusse le indagini che portarono alla cattura di Riina:
      "Ciancimino è uno dei tanti servi di Riina. Infatti è chiaramente falso che il boss sia stato arrestato in seguito alle dichiarazioni di Bernardo Provenzano. Ma la cosa più grave – aggiunge ‘Ultimo’ – è che ci sia qualcuno all’interno delle istituzioni che legittima questo servo di Riina. Questo significa evidentemente che i servi di Riina sono anche all’interno delle Istituzioni e certamente non sono il generale Mori e il capitano De Donno: forse sono gli stessi che hanno isolato e delegittimato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino".

      Anton Egger

    • anonimo 20:50 on 6 February 2010 Permalink | Rispondi

      Posso sapere dove hai preso i verbali? Grazie…

    • anonimo 21:28 on 6 February 2010 Permalink | Rispondi

      trovati grazie, comunque nell’archivio che hai sul tuo sito questo file non c’e', l’ho recuperato da censurati.it

    • anonimo 03:39 on 7 February 2010 Permalink | Rispondi

      Sempre su Censurati.it c’è riportata la replica di Ultimo alle dichiarzioni di novembre 2009 di Ciancimino Junior ad Annozero, Ultimo oltre a ripetere per l’ennesima volta le tante cose specificate nella SENTENZA, CHE ASSOLVE DEFINITIVAMENTE (la procura non ha fatto nessun ricorso in appello) LUI E MORI  PERCHE’ IL FATTO NON COSTITUISCE REATO, racconta alcune info che reputo interessantissime e che fanno capire meglio a tutti i fatti riguardo la mancata perquisizione del covo (ancora da trovare, visto che sapevano che stava in quella zona tra le villette di quel complesso).

      http://www.censurati.it/?q=node/3910

      Gianluca

    • MicheleElle 20:35 on 21 February 2010 Permalink | Rispondi

      Forse per i PM queste deposizioni sono ormai un inutile perdita di tempo. Ci sono le interviste ai giornali (Panorama, in questo caso)..quindi, perchè chiedergli le stesse cose?! Ormai i processi li fa la stampa.
      Lo sa bene Marco Travaglino, il più famoso GhostWriter delle Procure.

  • Avatar di enrix

    enrix 08:01 on 15 January 2010 Permalink | Rispondi
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    Travaglio-Segugio: Miniround 

    Travaglio – Segugio: miniround.

    Nella ormai nota DISCUSSIONE SUL BLOG DI VOGLIOSCENDERE, ieri ho commentato il sesto (un vero record) intervento di Marco Travaglio.
    Per la verità, più una precisazione che un intervento vero e proprio.


    # 169    commento di   Marco Travaglioutente certificato  lasciato il 10/1/2010 alle 17:15

    Ah, dimenticavo: prima che altri soggetti impermeabili all’ironia, oltrechè all’evidenza, pensino che ritengo "eroi" i carabinieri che catturarono Riina e subito dopo evitarono accuratamente di perquisirne il covo, lasciandolo incustodito a disposizione della mafia, preciso che il mio "eroica cattura di Riina" era ironica. Con quello che sta emergendo al processo di Palermo a carico di Mori & C., è sempre più probabile che Riina sia stato consegnato al Ros dall’ala provenzaniana di Cosa Nostra tramite Vito Ciancimino.
    mt

    # 583 commento di segugio – lasciato il 15/1/2010 alle 4:20

    Ma dai. Ma sa che non l’avevo capito che era ironico? Infatti mi stavo domandando come si conciliava quel complimento con certi fatti inquietanti che ho letto in giro, come quello che Ultimo avrebbe rimosso da un lampione una telecamera che invece non è mai esistita, o che i mafiosi avrebbero portato via, salvo fare un bel falò di ciò che era rimasto, mobilio e cassaforte che invece non si sono mai mossi da quell’appartamento.

    Se poi "quello che sta emergendo al processo di Palermo a carico di Mori & C." sono le prodigiose dichiarazioni di Ciancimino Jr, allora Mori è senz’altro colpevole e fottuto.
    Spero soltanto che questo vaso di Pandora, dopo averci raccontato delle bischerate dei carabinieri con Provenzano, di ciò che faceva per la mafia Il "Senatore Dell’Utri" quando non era ancora senatore,e soprattutto dei segreti sugli accordi sottobanco fra DC e Mafia alle spalle del povero Moro e dei segreti di Ustica, ci dica anche qualcosa di Pinelli, dell’Italicus e della strage di Bologna. Che aspetterà mai ad illuminarci anche su quello?
    E mi auguro pure che per il solo fatto di aver consegnato due "papelli" dove la scrittura apposta, a dir suo, da suo padre, risulta anche ad occhi non esperti un neppure ben fatto tentativo di imitazione della scrittura di Ciancimino, costui non rischi di passare per un cialtrone, altrimenti Mori potrebbe farla franca un’altra volta.

     
    • anonimo 05:20 on 23 January 2010 Permalink | Rispondi

      Stavo leggendo la vostra discussione e trovandola interessante, ma poi ho visto che un commento di un utente è stato cancellato. Ce ne sono già tanti di forum penosi in cui gli amministratori durante le discussioni cancellano post di chi sostiene (spesso a ragione!) che hanno torto; tra l’altro sono forum che cercano di dare un’immagine di se completamente diversa e si fingono posti aperti ai commenti, come ad esempio l’Olimpo Informatico, il forum di Zeus News. Questo non è un forum, e non credo che si possa ritenere altrettanto sbagliata la cancellazione di commenti, ma posso, umilmente dirvi che secondo me è una cosa comunque scorretta? Non è cancellando le opinioni degli altri che si dimostra di aver ragione, si può semplicemente dire perché sarebbero sbagliate o perché non inerenti…
      Scusate l’intromissione e cordiali saluti.

      Spirolone

    • anonimo 12:48 on 24 January 2010 Permalink | Rispondi

      Secondo me cancellare commenti volutamente fuorvianti e ripetitivi dopo che e’ stata spiegata la loro inconsistenza aiuta a far emergere la verita’ e le domande chiave:
      Travaglio si e’ approfittato per la sua carriera della PALESE manomissione all’intervista o era solo accecato dall’antiberlusconismo e quindi superficiale? Teniamo conto del fatto che continua a dire che la sostanza, nel dvd originale, non cambia….
      cesare

    • enrix007 16:22 on 24 January 2010 Permalink | Rispondi

      Spirolone, grazie dei consigli e del parere, ne farò tesoro.

      Fermo comunque quanto ho già detto: chi scrive volutamente per buttarla in coglionella e depistare dal fuoco, qui non ha spazio.
      Questa è casa mia, e qui comando io.

      Sono invece ben accetti tutti gli argomenti che mi fulminano smentendomi con prove schiaccianti ed illuminanti. Quelli non li cancellerò di sicuro, tranquilli.

    • anonimo 02:04 on 30 January 2010 Permalink | Rispondi

      Caro Enrix,
      vado OT ma spero che perdonerai l’ardire :)
      Siccome sei informato molto più di me e di tanti altri, avrei una domanda che mi frulla da tempo nella testa e spero tu sappia rispondermi.

      Se ben ricordo (caso Cuffaro/Aiello) il ‘vasa vasa’ seppe da Roma che Aiello e Ciuro erano intercettati.
      Presumo che i magistrati, sia in primo grado che in appello, abbiano chiesto a Cuffaro chi fossero i (o il) contatti romani che lo informarono.

      Glelo hanno chiesto? (presumo di sì)
      Ha risposto? (temo di no)
      Ma come non ha risposto?

      Saluti

      Renzo C

    • enrix007 09:35 on 30 January 2010 Permalink | Rispondi

      Caro Renzo C.

      A quanto mi risulta Cuffaro ha sempre negato di avere informato i mafiosi di alcunchè, come se gli incontri segreti nei retrobottega con Aiello, organizzati per telefono ed intercettati, fossero stati mirati a parlare del clima e dei cannoli. Poi però sono stae sequestrate carte che dimostravano i suoi rapporti di natura affaristica con Aiello, e questo naturalmente è stato determinante per la sua condanna.

      Tu hai letto l’articolo "Doppio gioco" sull’altro mio blog?
      E’ determinante per capire.

      La presenza di un misterioso informatore sconosciuto di Cuffaro, sulle indagini del ROS nei confronti di Guttadauro e Aiello, emerge nel processo ed è anche stata ricordata di recente da Travaglio ed altri, sui giornali.

      Per quella che però è la conoscenza ufficiale dei fatti, quest’inchiesta era supersegreta, e conosciuta solo dal ROS e dai PM che l’avevano autorizzata (un paio di magistrati, non Ingroia comunque).

      Quindi la notizia, sino almeno ad un certo punto dell’indagine, può essere uscita solo da uno dei carabinieri del reparto, o da un magistrato.

      Poi, quando la posizione di Ciuro fu chiara ed inequivocabile, pare che i PM decisero di avvisare anche Ingroia, affinchè egli fosse a conoscenza della funzione criminale del suo stretto collaboratore e diffidasse dal fornirgli notizie delicate. Da quel momento in poi, c’era solo un PM in più, a conoscenza dell’inchiesta di cui Cuffaro venne informato "a Roma".

    • anonimo 15:41 on 30 January 2010 Permalink | Rispondi

      Caro Enrix,
      è troppo chiedere anche un link al vecchio blog? spero di no, così leggo e approfondisco.

      Solo uno con la tua pazienza può mettersi a confrontare date di fatti e di intercettazioni, cosa che sarebbe necessaria (a meno che sia già stata fatta nel vecchio blog), perchè il mio personale parere è che nè Travaglio nè Ingroia siano collusi, ci mancherebbe, ma scrivere di Ciuro "talpina" è come ammettere "abbiamo fatto una figura dimmerda, e mo come ne usciamo?"
      Non era semplice da evitare, Ciuro al tempo era immacolato e stimato per quanto ne so io, ma la figura dimmerda resta, e ammetterla sarebbe la miglior cosa.
      Ma si sa, Travaglio è allergico ad ammettere i propri errori, non ce la fa proprio.
      Nel blog Voglioscendere gli ho posto un ultimatum, perchè io invece mi sono rotto un po’ i coglioni di prendermi insulti da lui in primis e dai travaglini ottenebrati poi.
      Ci sono gli estremi per andare oltre (non chiedermi quali, pls) e se a ciò aggiungo che il progetto di web tv l’ho proposto prima di tutti a loro, ma che fino ad oggi non si è concretizzato nulla (strano no? e dire che è gratis!) mi sento anche un po’ preso per il K.

      Saluti

      Renzo C

    • anonimo 01:48 on 31 January 2010 Permalink | Rispondi

      Vedi Renzo anche io voglio sperare non siano collusi, e mi piacerebbe sapere come sia possibile che si facciano determinati errori.

      La cosa che mi irrita maggiormente e che se  Travaglio dovesse scrivere di se stesso,  utilizzando il metro che lui usa per attaccare alcuni personaggi politici, NE VEDREMO DELLE BELLE.

      Spesso ha attaccato dei politici  per incontri con  personaggi inquisiti SUCCESSIVAMENTE agli incontri avuti. La stessa identica cosa che si potrebbe dire di lui e Ingroia nel caso Ciuro.

      Una persona sana di mente, mai gli verrebbe in mente di accusare Travaglio o Ingroia per aver frequentato persona di cui non si era a conoscenza fosse un malfattore, poi tutto può essere ma la logica dice questo.

      Perchè invece lo stesso deve scrivere libri, pagine di giornale ecc. ecc. quando parla di molti personaggi del PDL che è assolutamente accertato che quando gli stessi frequentavano dei presunti malfattori al tempo della frequntazioni gli stessi ERANO ANCORA ILLIBATI?

      Gianluca

    • anonimo 22:12 on 1 February 2010 Permalink | Rispondi

      Caro Gianluca, di persone come Ciuro Travaglio ci vive, nel senso che è certo (IMHO) che abbia contatti in parecchie procure d’ Italia.
      Non è pensabile che corra fra tutte a recuperare materiale, è molto più ragionevole, direi ovvio, che abbia conoscenze che gli forniscono indicazioni e anticipazioni su cosa bolle nella procura.
      Ciuro infatti era una sorta di addetto stampa, da quanto ho letto, e quindi è ovvio che Travaglio ci tenesse ad avere buoni rapporti.
      Per Ingroia era un collaboratore, ma chiunque, per soldi, ricatto o altro, può tradire la fiducia, non puoi essere mai certo di nessuno.
      Travaglio conosceva Ciuro almeno dal 2002, visto che gli consigliò un residence per le ferie, e nonostante gli sia costato il doppio del preventivato, Travaglio non ha mandato aff…. Ciuro, perchè uno informato sulle indagini e i procedimenti in corso a Palermo fa assai comodo ad un cronista giudiziario.
      Su tuto ciò credo ci sia poco da eccepire, passo quindi a personali ipotesi, forse fantasiose, forse no.

      Ciuro è stato stralciato dal processo perchè ha scelto il rito abbreviato, e mi senbra che sia stata una mossa astuta.
      A parte gli sconti previsti, è totalmente improbabile che ciò gli abbia consentito di chiudere rapidamente il suo caso?
      Tornando a ciò che faceva Ciuro e all’ indagine in cui è rimasto invischiato perchè colpevole, è fuori da ogni logica pensare che ciò che faceva per Aiello lo facesse anche per altri?
      Ovvero, visto che aveva oltrepassato la barricata, perchè limitarsi ad informare chi non doveva su un solo procedimento, visto che aveva accesso a tutti i magistrati (era una sorta di addetto stampa, quindi era giustificato a chiedere) e quindi fare la talpa a tempo pieno?
      In fondo, visto il sistema usato, bastavano una o due schedine intestate ad ignari per evitare l’ intercettazione.

      Come ho scritto sono solo ipotesi personali, però il ricorso al rito abbreviato mi ha insospettito molto.

      Per quanto riguarda Travaglio invece sono d’accordo con te, ed infatti mi fa incazzare molto il suo comportamento, la disonestà intellettuale e l’ idiosincrasia a scrivere "scusate, ho sbagliato".
      Deve rimanere il paladino senza macchia e senza peccato, il personaggio Travaglio si basa su questo assunto popolare, ed è costruito appositamente su ciò, quindi deve difenderlo a costo di andare contro  ogni logica, mentre invece è un cazzone come tanti altri suoi colleghi, forse migliore della media ma non certo un eroe.

      Saluti

      Renzo C

    • enrix007 01:40 on 2 February 2010 Permalink | Rispondi

      Un addetto stampa? Guarda che Ciuro era un finanziere della DIA, cui tra l’altro fu assegnata la scorta da quando avviò le sue attività peritali per conto della procura sui documenti ed i movimenti finanziari delle società di Berluconi, proprio nel periodo in cui frequentava Travaglio vacanze comprese.
      Non è proprio la tipica figura dell’addetto stampa, e neppure atipica.
      Era figura istituzionalmente vincolata al riserbo.

    • anonimo 02:28 on 2 February 2010 Permalink | Rispondi

      Enrix, non ricordo dove l’ ho letto, ma mi sembra di ricordare che anche nella docufiction ne accennassero.
      Che fosse un graduato della finanza e nella DIA si sa, ma era il "lavoro" di portavoce che mi ha incuriosito molto, perchè lo metteva a contatto con tutti o quasi i magistrati.
      Si vede anche quando chiede informazioni ad un altro magistrato su una altra inchiesta, portata avanti da un gruppo di polizia segreto, che lo impensieriva.
      Quindi erano in parecchi a fidarsi di lui e a riferirgli delle loro indagini.
      Insomma, ci sta che al tempo non si potesse dubitare di Ciuro, così come ci starebbero anche oggi un paio di righe di scuse.

      Vedrai che Travaglio ti risponde di sicuro su Ciancimino :D
      Se ti risponde mi mangio un uovo crudo intero col guscio!

      Saluti

      Renzo C

    • enrix007 02:41 on 2 February 2010 Permalink | Rispondi

      Occhio che se legge i commenti qui, solo per il piacere di farti ingollare un uovo col guscio, magari mi risponde, anche solo per mandarmi a quel paese. :-)

    • anonimo 03:58 on 16 January 2010 Permalink | Rispondi

      Palle o inesattezze?

      Dal "Fatto Quotidiano" in Il Fatto Quotidiano, 16 dicembre 2009, Firmato Marco Travaglio

      I due reporter (…) si concentrano sui rapporti fra Berlusconi, Dell’Utri e Cosa Nostra. Intervistando, fra gli altri, Borsellino.
      Il tema interessa molto la pay-tv francese, anche perché il Cavaliere imperversa in Francia con La Cinq e si affaccia sul mercato della tv criptata, in concorrenza con Canal Plus. Poi però il suo sponsor Mitterrand perde le elezioni e il nuovo presidente Chirac mette i bastoni fra le ruote a La Cinq, che di lì a poco fallisce. Canal Plus perde ogni interesse sulla figura di Berlusconi: il reportage non andrà in onda. Ma i tre quarti d’ora di chiacchierata con Borsellino tornano d’attualità quando, nel gennaio ’94, Berlusconi entra in politica."

      Lista che dimostra le inesattezze o palle scritte da Travaglio.

      Quando Moscardo e Calvi intervistano Borsellino, maggio 1992, La Cinq è già fallita, l’ultima trasmissione è del 12 aprile 1992.
      "La Cinq" perde la concessione per trasmettere nel febbraio del 1987. Quando Chirac è eletto, sì, ma Primo Ministro, il Presidente continua ad essere Mitterand,
      Nel 1987 riprendono la concessione Berlusconi e Hersant (Berlusconi pesa il 25%). Battono Lagardère, Mitterand è ancora Presidente (non è vero che Chirac l’ha battuto, lo batterà solo nel 1995)
      Nel 1990 il Gruppo Hachette di Lagardère riprende "La Cinq" che è piena di debiti, 1miliardo nel 1991
      Nel 1991 Berlusconi propone un piano per salvare "La Cinq", ma si ritira. Il Presidente è sempre Mitterand, primo ministro Chirac
      12 aprile 1992, "La Cinq" smette di trasmettere, il presidente francese è ancora Mitterand che lo resterà fino al 1995. Non è vero dunque che "Poi però il suo sponsor Mitterrand perde le elezioni e il nuovo presidente Chirac mette i bastoni fra le ruote a La Cinq, che di lì a poco fallisce. ". "La Cinq" fallisce nel 1992 e Mitterand perde le elezioni nel 1995.

      Arturo Zulawski   

    • anonimo 14:05 on 2 February 2010 Permalink | Rispondi

      Ehh no Enrix!
      Io intendo risposta nel merito.
      Se ti desse del decerebrato o imbecille (e ne sarei geloso :D ) quella non la considererò risposta, è ovvio.
      A offendere se la cava bene, a rispondere su argomenti dove non ha scampo, meno bene, anzi, non risponde.
      Ahh ci aggiungo anche l’ "armonico magmatico" e stronzate similari alle NON risposte.

      Escluso ciò, l’uovo intero guscio incluso lo mangio con mucho gusto, ma resto digiuno di sicuro, scommettiamo? ;)

      Tu forse ti sei perso il caso con la Borromeo, ma ha scritto una tale BESTIALITA’ matematico statistica da fare rizzare i capelli, e l’ ha spacciata pure per "caparbietà" della Borromeo, un colosso di insipienza.
      Lì mi son preso dell’ imbecille :)
      Per il caso Vulpio non ricordo cosa mi scrisse, ma forse non esagerò troppo quella volta, anche perchè gli rivoltai il suo blog contro :D
      A insulti da Travaglio sono nettamente in testa :p

      Saluti

      Renzo C

    • anonimo 14:14 on 16 January 2010 Permalink | Rispondi

      Questa è semplicemente una inesattezza, non sembra una "palla" raccontata coscientemente.

      Potrebbe essere un indizio della superficialità di MT e sarebbe interessante spulciare i suoi interventi al fine di verificare la presenza di eventuali inesattezze in affermazioni minori (che in quelle maggiori ci pensa il nostro "segugio").

      E’ necessario però osservare che mediamente i giornalisti
      1) scrivono un sacco di bufale,
      2) che raramente verificano le fonti,
      3) che quando lo fanno, tendono a dar credito alle fonti che confermano la loro ipotesi e, contemporaneamente, ad ignorare o minimizzare le fonti contrarie

      In sintesi, i giornalisti non sono scienziati e nemmeno usano il metodo scientifico. Travaglio ha la fama, tra i suoi fan e non solo, di essere sempre molto ben informato. L’impressione che dà quando parla o racconta è  proprio questa, credo dovuta  alla sua dialettica ed al suo stile.
      Ma l’abito non fa il monaco.
      Anton

    • anonimo 16:16 on 16 January 2010 Permalink | Rispondi

      Per la precisione

      # 145    commento di   Renzo C
      p.s. manuelino vigliacchetto con eroe, Antonio, Angelina travaglina dove siete? avete letto che adesso Mori e Ultimo sono EROI? cosa ci raccontate oggi?

      # 199    commento di   Renzo C
      Ma guarda un po’ che combinazione, furono i sodali a Provenzano a ‘consegnarlo’ ai ROS, una novità sconvolgente.
      Vuole che riprenda cosa ha scritto lei? Ma no, direbbero che son qui per farle le pulci, invece ho tante di quelle volte scritto che la stimo che ho perso il conto.
      Certo è che mentre lei e Bolzoni scrivevate fantasie, Ultimo non perquisiva il covo: però Ultimo rischia pallottole dalla mafia, lei querele da Previti.
      Ultimo esce pulito dal processo, lei meno.
      E Ultimo/Mori avevano l’avvallo di Caselli per non perquisire, sarà colluso anche Caselli? :D
      Come mi piace ricordarle questi FATTI.

      E visto che ci siamo, potremmo ricordare agli astanti che io invece mi sono dato da fare non poco perchè possiate avere un canale televisivo vostro e GRATIS!
      Magari capirebbero che non sono contro di lei, uhmmm… pericolosa la faccenda? Che gli diciamo ai fans? Beh qualcosa ci inventeremo, tanto quelli si bevono tutto :D

      In questi giorni sapevo benissimo che evitava di rispondermi, perchè come negli altri casi citati so di aver ragione, ed è tutto nero su bianco, o video su nastro, o flash su youtube… insomma c’è TUTTO per TUTTI per SEMPRE (lampione e cassaforte inclusi, ovviamente).
      Infatti, come in questo thread, più d’uno scrive che lei risponde a segugio/enrix/Enrico: non ci cascai nemmeno ‘stavolta :D
      _____________________________

      Della serie: trappolone riuscito, Travaglio il tonnetto nella rete ;)
      Chiaro adesso lo scopo del mio p.s.?
      Per il resto, tutto tuo Travaglio, fagli pure le pulci as usual, ricordati almeno di essere sintetico, l’ abbiocco incombe :D

      Saluti

      Renzo C

    • enrix007 19:58 on 16 January 2010 Permalink | Rispondi

      Se vuoi dorinnanzi ti passo la bozza dei mei pezzi e tu che sei sintetico me li sintetizzi. Ti potrei pagare in barbera (vero, non sintetico).

    • anonimo 20:35 on 16 January 2010 Permalink | Rispondi

      Il mio è solo un suggerimento, prendilo come vuoi, di certo non è piaggeria la mia se dico che leggo ciò che scrivi ed è interessante.
      Fai come credi sia meglio, non ho titoli per essere portatore di verità assolute.
      Non sono un bevitore, preferisco altro, grazie :)

      Saluti

      Renzo C

    • anonimo 13:33 on 17 January 2010 Permalink | Rispondi

      X Sergio C. ed Enrix

      A proposito sempre dell’intervista integrale pubblicata da Travaglio, vediamo che naturalmente è entrata nel dibattimento  del processo d’appello di Dell’Utri, ma vediamo con meraviglia che nemmeno la difesa Dell’Utri si sofferma molto sulle difformità e i buchi, cerca invece di stringere sui documenti passati da Borsellino ai due giornalisti, rintracciando in essi un appiglio per dichiarare improcedibile l’attuale procedimento, ma la corte ha smontato il tutto dicendo che quei documenti la difesa Dell’Utri li aveva già potuti visionare nel primo appello.

      Domanda: se nemmeno la difesa Dell’Utri ha dato questo grande rilievo ai buchi, ai tagli su cui noi abbiamo tanto parlato, pensate ancora che avessero tutta questa importanza?

      Sympatros

    • anonimo 14:36 on 17 January 2010 Permalink | Rispondi

      E ancora, Enrix, gli avvocati di Dell’Utri senz’altro avranno seguito il dibattito sulla integrezza e sui tagli del DVD nel sito di Travaglio ed io do per scontato che qualche capatina se la siano fatte anche qui nel tuo blog. Il fatto che non abbiano approfittato dei suggerimenti ricavabili dal dibattito e dal tuo blog, non ti lascia pensare?

      Sympatros

    • anonimo 15:21 on 17 January 2010 Permalink | Rispondi

      Come al solito Sympatros non hai colto la ragione per la quale è stata respinta la richiesta della difesa che riguardava GUARNOTTA. E’ stato risposto che se anche  vera questa affermazione di borsellino riguardo Guarnotta che aveva indagini in corso su Dell’Utri, la difesa doveva chiedere l’incompatibilità prima.

      Gianluca

      P.S. Sul resto (quello che scrivi te riguardo l’intervista) neanche si sono soffermati visto che questa ipotesi poteva automaticante far ANNULLARE IL PROCESSO, per un grave vizio e naturalmente hanno giocato questa carta.

    • anonimo 20:57 on 17 January 2010 Permalink | Rispondi

       Inesattezze o palle?

      La spiegazione di Travaglio sulle ragioni del rifiuto attraverso il contesto che riporta non sta in piedi. Perché gli argomenti che porta sono falsi. La Cinq non perse lo sponsor Mitterand perché quando la Cinq fallì Mitterand ancora era presidente. Il nuovo presidente Chirac non mise il bastone alle ruote di La Cinq che di lì a poco fallì perché Chirac fu eletto nuovo presidente quando La Cinq già era fallita. 
      La frase di Travaglio, piena di inesattezze, si trasforma in un’affermazione errata, argomentata con un contesto errato. Ed è dunque una balla. 

    • anonimo 12:50 on 18 January 2010 Permalink | Rispondi

      Inesattezze o palle…. può darsi tutte e due

      Vedo che si fa accademia. Il contesto è importante e va preso in considerazione solo nel caso sia determinante alla sostanza del testo. Il testo è il DVD dell’intervista; il contesto, gli interessi francesi, le problematiche politiche, Mitterand Chirac eccetera, non sono determinanti per stabilire la veridicità, l’integrezza, la bontà dell’intervista. Nell’intervista c’è la voce di Borsellino, c’è l’immagine seria, cauta e nello stesso tempo coraggiosa del povero giudice vigliaccamente ucciso dalla mafia.
      Travaglio non era tenuto a sapere tutti i particolari che alla larga giravano intorno all’intervista. Sapeva e l’ha detto che c’erano degli interessi francesi che non volevano Berlusconi nel mondo televisivo francese. Sui particolari ha potuto pure dire delle inesattezze o delle balle, chiamatele come volete. Quando si compra un prodotto, si guarda alla sostanza del prodotto, non agli ammendicoli ininfluenti.

      E ripeto, se gli avvocati di Dell’utri avessero riscontrato buchi tagli dissolvenze misteriose, le avrebbero utilizzate, tentando di azzerare il tutto. Invece del DVD hanno focalizzato, diciamo pure in maniera ridicola, il fatto delle carte, dei documenti, cercando in essi un appiglio….. naufragato.
      L’intervista è lì integra!

      Sympatros

    • anonimo 13:37 on 18 January 2010 Permalink | Rispondi

      Dio ma che pazienza che hai!
      complimenti, io proprio non reggerei così a lungo

      gabibbo

    • enrix007 21:08 on 18 January 2010 Permalink | Rispondi

      Sympatros:

      1) Il "girato" venduto dal Fatto, non è integro, poichè: 

      a) mancano delle domande e delle risposte che sono state pubblicate dall’Espresso.
      b) non c’è neppure un secondo della parte di intervista ripresa dal corridoio, ed utilizzata per due volte con due domande nella versione trasmessa dalla RAI. Una di queste due domande, nel DVD del fatto, non c’è.
      E’ quindi un fatto acclarato che non sia integra, e senza magari scomodare l’empirismo di Galilei.

      2) Travaglio ha indicato in un passaggio di poteri in francia, il carburante che ha mosso l’intervista. Quel passaggio non c’era ancora stato, e quindi Travaglio ha sbarellato del tutto, tanto per cambiare. ma noi gli diamo la possibilità di fornire un’altra indicazione, diciamo una di risrva, se lo vuole. Siamo buoni.

      3) " la voce…l’immagine seria, cauta e nello stesso tempo coraggiosa del povero giudice vigliaccamente ucciso dalla mafia"  sono state bellamente e strumentalmente usate, in una versione di post-montaggio di questo video,  per fargli formulare risposte tronche e quindi di diverso significato a fronte di domande mai poste, e per fargli dire cose che lui ha detto in contesti diversi e quindi con significati diversi. Per questo io scrivo su questo argomento. Un piccolo modesto modo di porre riparo alla mancanza di rispetto verso quell’uomo, che questo ha comportato.

    • anonimo 21:27 on 18 January 2010 Permalink | Rispondi

      Enrix, però non mi hai detto niente sul fatto che gli avvocati di Dell’Utri  non abbiano saputo approfittare di queste tue notazioni e dei suggerimenti ricavabili dal dibattito sul sito di Travaglio e, pur volendo fare rientrare il DVD di Travaglio nel processo Dell’Utri, si sono soltanto malamente aggrappati ai documenti passati di mano da Borsellino ai due francesi. Che dici in proposito?

      Sympatros

    • enrix007 21:38 on 18 January 2010 Permalink | Rispondi

      Ops, è vero. Non ti ho detto niente. Scusami.

    • anonimo 22:26 on 18 January 2010 Permalink | Rispondi

      Riporto qui, qualcosa che ho detto di là a Zulawski

      Zulawski, che tu possa coltivare delle curiosità ed esprimere interrogativi e dubbi, è qualcosa, come ho già detto, del tutto lecita. Secondo me, questi interrogativi fanno parte dell’intorno del contorno, la sostanza che esce fuori dall’intervista è che Mangano è un mafioso, punto di riferimento importante della mafia nel nord Italia e quindi anche a Milano. A Milano sappiamo con certezza che viveva nella stessa casa di Berlusconi…. ergo… ergo niente non dico niente e non si può dire niente, anche Borsellino è molto cauto, ma, nonostante la sua cautela, dal tono complessivo dell’intervista, sembra autorizzare qualche dubbio sulle figure di Dell’Utri senz’altro… e in qualche modo anche su Berlusconi. Questo è l’arrosto dell’intervista.. il resto è fumo che ci può incuriosire, ma sempre fumo rimane.
      Comunque sarà la magistratura a decidere e stabilire come stanno le cose. Le nostre sono chiacchiere.
      E ricordati che se i francesismi, i tagli, le dissolvenze, il nero fossero state cose importanti a cui appigliarsi, gli avvocati di Dell’Utri l’avrebbero fatto. Hanno cercato malamente di acchiapparsi ai documenti passati da Borsellino ai due francesi, ma niente di più…. e sembra proprio che il secondo processo Dell’Utri vada a sentenza, salvo sorprese. Vediamo cosa decideranno…. qui la curiosità è altrettanto lecita, però non riguarda l’intorno del contorno.

      Sympatros

    • grilloz 23:59 on 18 January 2010 Permalink | Rispondi

      Se ho ben capito la difesa di dell’Utri sostiene che dall’intervista si evince che a carico del senatore, era stata svolta un’indagine condotta dall’allora giudice istruttore Leonardo Guarnotta, poi presidente del tribunale che ha condannato Dell’Utri in primo grado.
      Cosa che se ho ben capito poteva portare ad un’istanza di improcedibilit, respinta però dalla corte perchè nell’intervista a Borsellino ci sono solo cenni generici di una conoscenza peraltro indiretta di un’inchiesta a carico del politico, mai realmente dimostrata.

      quindi la domanda che sorge spontanea è, ma il procedimento a carico di dell’Utri sostenuto da Gurnotta esiste o no? e perchè nessuno ha mai intervistato Guarnotta in proposito?

    • grilloz 00:01 on 19 January 2010 Permalink | Rispondi

    • anonimo 01:31 on 19 January 2010 Permalink | Rispondi

      Per Grilloz

      Il punto è quello che lei ha sollevato. La corte ha riggettato senza entrare nel merito (quindi controllando se Guarnotta aveva indagato o no) spiegando che visto che era possibile da parte della difesa PROCEDERE ad un controllo precedentemente, ATTULAMENTE NON E’ PIU’ GIUSTIFICABILE TALE RICHIESTA visto il tanto tempo fatto passare.

      In pratica se l’imbeccata data da Borsellino su Guarnotta (una volta scoperta l’intervista originale) fosse vera e quindi IL PROCESSO SAREBBE NULLO, la difesa di dell’Utri non potrebbe più fare tale richieste PER IL TROPPO TEMPO LASCIATO PASSARE. Diciamo che:;

      1- Di fatto il processo non si sarebbe potuto fare con Guarnotta ma il troppo tempo fatto passare non PUò ora far chiedere alla difesa QUANTO SPETTA. E’ come se vieno chiesto all’arbitro un calcio di rigore negli spogliatoi alla fine del primo tempo, ed una delle parti in causa ammettesse di aver fatto il fallo di rigore. ORAMAI NON E’ PIU’ POSSIBILE DECRETARE IL CALCIO DI RIGORE.

      Questo è quello che ho capito io e spero di non aver scritto cazzate.

      Gianluca

    • anonimo 07:55 on 19 January 2010 Permalink | Rispondi

      Guarda, Enrix, sul discorso tecnico io non me ne intendo, ho letto quello che tu, renzo c. e zulawski avete scritto… ora io non me ne intendo, ma tu pensi che una difesa di un personaggio importante come Dell’Utri, coi mezzi che ha, non avrebbe prima di tutto curiosato e dato ascolto a ciò che dicevate e poi ci avrebbero lavorato in proprio e l’avrebbero utilizzato nel processo.. senza far la figura barbina dei documenti. Non ti sembra logico? Avevano la possibilità, come minimo di mettere il bastone fra e ruote al processo, e la perdevano così stupidamente? Non mi sembra credibile.

      Sympatros

    • anonimo 07:56 on 19 January 2010 Permalink | Rispondi

      Enrix, quello che tu pensi di aver scoperto, se fosse vero, è cosa sostanziale e contribuirebbe a modificare molto e tanto e non poteva non interessare alla difesa Dell’Utri. Tu dici delle cose mica da poco, dici che qualcuno ha manipolato, forse pure post mortem di Borsellino, correggimi se ricordo male, ha manipolato e col taglio e cuci abbia fatto in modo di caricare di luce sinistra l’immagine di Dell’Utri e e questo non sarebbe materiale altamente appetibile per un difesa di Dell’Utri che cerca appigli di tutti i tipi? Ma questo per loro sarebbe stato un terno al lotto. E non ne avrebbero approfittato? Ma scherziamo. Forse non hanno visto il sito di Travaglio e il tuo….. ma allora sono dei fessi… ed io non ci credo!

      Sympatros

    • enrix007 09:23 on 19 January 2010 Permalink | Rispondi

      Sympatros, come al solito le tue arringhe sono completamente vuote di senso logico, e sono solo fuorvianti.

      Se io dico che al posto di una domanda ne è stata appiccicata un’altra che nel girato originale non c’è, che la risposta è stata tagliata di una parte fondamentale, che il risultato di tutto questo è che secondo Borsellino Berlusconi frequentava Mangano per riciclare il denaro della mafia, e che invece Borsellino ha detto un’altra cosa, ti sto parlando di fatti veri che puoi constatare con i tuoi occhi, senza bisogno di chiamare in causa quelli degli avvocati di dell’Utri. Tu ce li hai gli occhi, Sympatros, davanti al cervello?
      Bene, allora usali. Questi fatti veri li puoi constatare con i tuoi occhi, e riconstatare ogni volta che lo vorrai rivedendo le immagini. E senza bisogno di chiedere il parere degli avvocati di dell’Utri. La scena "A" è la scena "A", e non diventa "B" perchè gli avvocati di Dell’Utri non l’hanno contestata.
      Io sono io, tu sei tu, e gli avvocati di Dell’Utri sono gli avvocati di dell’Utri.

    • anonimo 11:07 on 19 January 2010 Permalink | Rispondi

      @Sympatros
      Nell’intervista di Luttazzi a Travaglio del marzo 2001, quest’ultimo fa intendere a TUTTI I TELESPETTATORI che Borsellino parli di due cavalli da portare in albergo nella telefonata tra Mangano e Dell’utri, quando invece nella telefonata vera si parla di un cavallo (vero) e la sentenza su Dell’Utri fa riferimento a quella telefonata, che e’ stata intercettata il 14 febbraio dell’80 dalla Criminalpol.
      Il problema VERO e’ l’utilizzo dell’intervista contraffatta per INGANNARE dal 2001 i telespettatori, non gli inquirenti!
      cesare

    • anonimo 14:09 on 19 January 2010 Permalink | Rispondi

      Niente di fuorviante. Enrix, io non dico che non si vedano le diversità fra le varie pubblicazioni, dico soltanto che non hanno l’importanza e la valenza che tu gli dai; e, come me, sembra che l’abbia pensato pure la difesa di Dell’Utri, che, detto tra parentesi, presumo disponga  di bravi tecnici, che hanno senz’altro setacciato e vivsezionato sia Rai News, sia l’Espresso che il DVD di Travaglio.

      Concludendo, io resto della mia idea, certo è un’opinione non una verità, non posso quindi escludere il resto con certezza matematica….. viviamo nel regno del possibile.

      Sympatros

    • anonimo 20:25 on 19 January 2010 Permalink | Rispondi

      La tua idea e’ che la cosa ha poca rilevanza? Ok Symp rispettabilissima.

      Ora parliamo di fatti:

      1- Travaglio ha mentito (consapevolmente o incosapevolmente) da Luttazzi e nelle due edizione dell’odore dei soldi sul fatto telefonata Mangano/Dell’Utri che mai è esistita.

      2- I fatti HANNO ASSOLUTAMENTE PROVATO che Travaglio fa una cattiva ricostruzione del contesto Francese relativamente alla famosa cassetta dell’intervista di Borsellino

      Per te sono quisquiglie per me no. Reputo grave che il giornalista d’inchiesta più accreditato dall’opinione pubblica Italiana,  faccia certi svarioni, trovo gravissimo che su un tema scottante come la MAFIA, l’opinione pubblica per decenni abbia fatto passare UN FATTO FALSO, la telefonata tra Mangano e Dell’Utri. Per te quisquiglie per me ed altri no.

      Spero come io rispetto i tuoi giudizi finali tu possa rispettare i ns, ma ricordati che i giudizi possono cambiare MA I FATTI RESTANO IMMUTATI E SONO QUELLIO SCRITTI DA ENRIX.

      Gianluca

    • anonimo 10:20 on 20 January 2010 Permalink | Rispondi

       Già, gli inquirenti erano già stati ingannati e chi riportava notizie dal processo, a riguardo di quella telefonata a proposito di cavalli da recapitare in un albergo, riportava una manomissione, un’alterazione, che però si era trovata lì. Nel processo e scritta nella sentenza del 2004. Possiamo ancora leggere. Nero su bianco. Un giornalista che  pratica la deontologia giornalistica e non altro, dovrebbe oggi, affermare che quanto sta scritto in quella sentenza del 2004 a riguardo di cavalli da recapitare in albergo è un falso. Non era una telefonata tra Dell’Utri e Mangano, ma tra Mangano e Inzerillo. E si vergogni per sempre chi in quel processo a giurato che l’intervista montata era vera sapendo che in realtà era falsa. 

      "

    • anonimo 12:06 on 20 January 2010 Permalink | Rispondi

      #24

      1- Travaglio ha mentito (consapevolmente o incosapevolmente) da Luttazzi e nelle due edizione dell’odore dei soldi sul fatto telefonata Mangano/Dell’Utri che mai è esistita.

      Falso!

      http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/1865218.html

    • anonimo 12:55 on 20 January 2010 Permalink | Rispondi

      @25
      Già, gli inquirenti erano già stati ingannati e chi riportava notizie dal processo, a riguardo di quella telefonata a proposito di cavalli da recapitare in un albergo, riportava una manomissione, un’alterazione, che però si era trovata lì. Nel processo e scritta nella sentenza del 2004

      ma dove?

      leggi la sentenza e vedi che c’è scritto che la telefonata è con uno degli Inzerillo

      e c’è anche la spiegazione della telefonata tra dell’Utri e Mangano sul cavallo "Epoca" del 1980

      e vediamo di non sparare c….e please

    • anonimo 13:38 on 20 January 2010 Permalink | Rispondi

      Per commento 24

      Non facciamo il gioco delle tre carte, si parla dell’affermazione di Borsellino che NON E’ MAI ESISTITA NELL’INTERVISTA  CHE DA GIORNI VEDE CONFRONTARCI, e da cui Travaglio trae le sue conclusioni. Borsellino mai ha citata nella sua intervista e Calvi della telefonata Mangano/Dell’Utri ed anzi parla di telefonata Mangano/Inzerillo e nel processo testimonia questo, avvalorando quanto dalla sua intervista (montata e manipolata e trasmessa da RAINEWS24) si sente, PECCATO CHE E’ UN FALSO, e da questo falso TRAVAGLIO COSTRUISCE IL SUO PRIMO SUCCESSO.

      L’intervista linkata è una conversazione realmente avvenuta dove si aprlava realmente di un cavallo. Non capisco perchè tirare fuori altri argomenti e buttarla in caciara. In quest post Guzzanti spiega bene qull’altra chiacchierata telefonica CHE NULLA C’ENTRA CON QUELLO DI CUI CI DILETTAVAMO A PARLARE:

      http://www.paologuzzanti.it/?p=674

    • anonimo 15:42 on 20 January 2010 Permalink | Rispondi

      PER COMMENTO 25

      Questa è la sentenza:

      http://www.narcomafie.it/sentenza_dellutri.pdf

      Pagina 431  FALSO
      Non è vero che è l’ultima intervista a Borsellino prima della morte. http://summonte.splinder.com/tag/riina

      Anche nel post precedente da me scritto ho linkato quanto sostiene Guzzanti riguardo l’intervista a Borsellino e spiega bene anche questo fatto del link sopra dove si precisa CHE QUELLA NON E’ L’ULTIMA INTERVISTA (parlo di quella di Calvi).

      SEMPRE A PAGINA 431 SI LEGGE
      "In questa intervista (v. doc. 63 del faldone 6), la cui trascrizione è stata
      affidata ad un perito, il magistrato si soffermava sulla “personalità” di
      Vittorio Mangano, uomo d’onore della famiglia di Pippo Calò, e faceva
      espresso riferimento alle conversazioni telefoniche, intercettate dagli
      inquirenti, nelle quali il Mangano parlava di “cavalli"

      Caro Utente Anonimo visto che si sta parlando di "SENTENZA DELL’UTRI" i giudici è chiaro che con questo inciso pur non facendo il nome di Dell’Utri intendono quello, visto che questa non e’ la sentenza MANGANO. Andiamo avanti:

      Sempre quanto riportato dalla cassetta originale depositata presso il tribunale E’ VERO QUELLO CHE SOSTIENE LEI UTENTE ANONIMO, la trascrizione è precisa e si riporta la risposta ORIGINALE DI BORSELLINO, che la telefonata incorreva tra Inzerillo e Mangano E NON DELL’UTRI. E’ vera anche l’affermazione fatta da lei riguardo il cavallo Epoca di cui nella sentenza si fa menzione. A partire da pagina 496 si può leggere cosa specifica Mangano e come in precedenza un giudice archiviò le accuse ritenendo le accuse prive di fondamento e le spiegazioni di Dell’Utri soddisfacenti.

      Ritornando all’intervista citata nel processo la cosa grave è il senso che si vuol dare all’intervista riportando nell’udienza solo le domande che potevano far sembrare Dell’Utri colluso a Mangano (da pag. 431 a 436) non riportando tutte le affermazioni CHIARE dove Borsellino spiegava di non poter dire nulla contro Dell’Utri.

      Agganciandomi a questi due fatti che ricostruisce IN MODO CORRETTO signor UTENTE ANONIMO, non capisco come possa affermare NEL COMMENTO 24 che è falso quanto da me sostenuto da Travaglio RIGUARDO AVER FATTO PASSARE DELLE CAZZATE riguardo la telefonata.

      Se ha rivisto lo spezzone della puntata di Satyricon che ho postato per risponderle, molto ben fatto da Enrix, Travaglio fa una cosa sofisticatissima E VERAMENTE GRAVE. Riprende una telefonata tra gli Inzerillo e Mangano dove nel processo si è STABILITO CHE PER CAVALLI SI INTENDE DROGA, e poi modella questa COSA CERTA per appiopparla alla telefonata tra Mangano e Dell’Utri dove si parlava del cavallo Epoca, si dimentica di specificare che i giudici avevano stablito la connessione cavalli/droga  riguardo la telefonata INZERILLO/MANGANO, a lei sta ben così visto che lo difende, mentendo anche lei, personalmente lo ritengo un bruttissimo modo di fare giornalismo.

      FINISSIMA CONTROINFORMAZIONE. Voglio sperare solamente che lo fa in buona fede (anche se i dubbi sono titanici).

      Gianluca

    • anonimo 17:34 on 20 January 2010 Permalink | Rispondi

      @gianluca
      SEMPRE A PAGINA 431 SI LEGGE
      "In questa intervista (v. doc. 63 del faldone 6), la cui trascrizione è stata
      affidata ad un perito, il magistrato si soffermava sulla “personalità” di
      Vittorio Mangano, uomo d’onore della famiglia di Pippo Calò, e faceva
      espresso riferimento alle conversazioni telefoniche, intercettate dagli
      inquirenti, nelle quali il Mangano parlava di “cavalli"

      Caro Utente Anonimo visto che si sta parlando di "SENTENZA DELL’UTRI" i giudici è chiaro che con questo inciso pur non facendo il nome di Dell’Utri intendono quello, visto che questa non e’ la sentenza MANGANO.

      Mi pare di capire che lei e la lingua italiana litigate spesso
      per quello che vuol dire lei con le affermazioni sopra non si capisce per nulla

      telefonata Mangano/Dell’Utri che mai è esistita.
      Falso!

      ho evidenziato in grassetto ciò che volevo dire,
      per cui l’unica certezza indissolubile che io ho,
      mi ripeto, è che lei e la lingua italiana litighiate spesso
      sia in fase di lettura che scrittura

      senza rancore

      stia bene!

    • anonimo 19:24 on 20 January 2010 Permalink | Rispondi

      PER COMMENTO 30

      Chiedo perdono se scrivo dei concetti poco chiari. Proverò a fare di meglio perdendo un po più di tempo.

      Le ho semplicemente detto che su due fatti aveva ragione, ma intromettendomi nel confronto tra lei e l’autore del commento 25, spiegavo che nonostante lei avesse ragione (ho postato la sentenza che lei conosce benissimo) se l’accusa portava a sua prova contro Dell’Utri quell’intervista delle ragioni le avrà avute o no? qualcosa voleva dimostrare o no?

      Se lei ha avuto la pazienza di vedersi l’intervista integrale ottimamente distribuita dal Fatto Quotidiano avrà tratto la conclusione che RIGUARDO DELL’UTRI Borsellino NON HA DETTO NULLA DI RILEVANTE. Cosa che invece ha fatto su Mangano. Allora perchè riportare agli atti l’intervista a Borsellino?

      L’obiettivo, secondo me,  era rendere peggiore l’immaggine di Dell’Utri portando agli atti solo spezzoni d’intervista E NON TUTTA L’INTERVISTA. Dagli estratti (anche se originali)  ci si poteva fare una certa idea ed anche confondersi con la storia dei Cavalli/Droga.

      Riguardo il falso le ho spiegato benissimo cosa intendevo.

      Se si è rivisto la trasmissione Satyricon dove Travaglio commenta la presunta telefonata Mangano/Dell’Utri (inesistente le ripeto ancora una volta visto che Travaglio non parla di quella che cita lei ed è molto chiaro)  si sarà accorto CHE  AFFERMA IL FALSO RIGUARDO L’INTERVISTA MANGANO /DELL’UTRI/ CAVALLI/DROGA cosa mai accaduta come raccontata da Travaglio, ora le è più chiaro il concetto?

      Di due telefonate:

      1- una presa in esame dai giudici ed archiviata (Mangano/Dell’Utri) in quanto si parlava di un cavallo sul serio "Epoca" in un altro procedimento e le spiegazioni di dell’Utri sono state considerate credibili.

      2- una tra Mangano/Inzerillo nella quale il tribunale aveva detto che per cavalli si parlava di droga

      UTILIZZANDO COME TRADE D’UNION BORSELLINO

      si è portata avanti un FALSO STORICO. Spero che tra le sue certezze indissolubili ci sia anche qusto fatto CHE NON PUO’ ESSERE ASSOLUTAMENTE SMENTITO.

      C’è di più,  per avvalorare questo falso storico, per dargli ancora più valore,  è stata creata una cassetta sull’intervista a Borsellino CHIARAMENTE MANIPOLATA, frutto di un montaggio con intervista mandata in onda da RAINEWS24 e che ADDIRITTURA SPIEGAVA QUELLO CHE TRAVAGLIO CI VOLEVA FAR CREDERE PARLANDO DA LUTTAZZI. Tutte casualità, utente anonimo? Non lo so ma di verità indissolubili ci sono queste E NON SMETTER MAI DI RINGRAZIARE ENRIX E COLORO CHE SI SONO DATI DA FARE PER RISTABILIRE LA VERITA’.

      Unica cosa a cui vado dietro.

      Gianluca

      Gianluca

    • enrix007 20:46 on 20 January 2010 Permalink | Rispondi

      Il dibattito mi piace. Occhio però che ci sono messaggi che non posso accettare sul mio blog, in quanto, per l’appunto,  inaccettabili.

      Il 26, ad esempio, che in primis arriva da un anomino, cosa che mi irrita, e quindi fa da eco alla manipolazione. E su questo blog poi, il che è il colmo.

      Quando si parla di una telefonata fra Mangano e Dell’Utri che non è mai esistita, si parla di quella in cui Mangano proponeva cavalli in albergo.

      Quella telefonata non è mai esistita, perchè è esistita ma fra altri interlocutori.

      La manipolazione aveva l’obbiettivo di indurre a credere gli ascoltatori sprovveduti (cioè tutti) che la telefonata dei cavalli in albergo fosse tra mangano e dell’utri.

      Replicare che comunque una telefonata fra mangano e dell’utri in cui si parlava di cavalli c’era, e cioè quella della san valentino, e ancora peggio fornirne il link, è un modo ripugnante di giustificare la manipolazione, e quindi di offendere la memoria del magistrato.  Pertanto qui dorinnanzi non sarà accettato.

      Ancora una porcheria del genere, e comincerò a cancellare di brutto.

    • anonimo 23:02 on 20 January 2010 Permalink | Rispondi

      Forse c’è stato un disguido fra l’anonimo e Gianluca

      1 Gianluca afferma che non ci sono state telefonate tra Mangano e Dell’Utri, intendeva nell’intevista.. quindi ha ragione

       2 L’anonimo diceva che di una telefonata si parla, intendeva nella sentenza, quindi ha ragione.

      INSOMMA

      Nell’intervista Borsellino non si parla della telefonata tra Mangano e Dell’Utri, ma nella sentenza sì. Prima c’è la spiegazione che dà Dell’Utri, che io trovo tra l’altro plausibile, la storia della cavalla Epoca… e tra l’altro il magistrato milanese archivia…. ma a Palermo la sentenza dice che la versione Dell’Utri non combacia con quella di Mangano

       "Una diversa versione della conversazione telefonica del 14 febbraio
      1980 veniva fornita in dibattimento.
      E’ quella ammannita da Mangano Vittorio nel corso del
      interrogatorio dibattimentale."

      Noticina, non so se abbia valore, nella telefonata Mangano parla di "cavallo" al maschile…. nel processo diventa cavalla… Epoca.

      Sympatros

    • anonimo 23:27 on 20 January 2010 Permalink | Rispondi

      Sembrerebbe chiaro, quindi, che. almeno per i giudici di Palermo, vista la discordanza tra la testimonianza Dell’Utri e quella di Mangano, la storia del cavallo non è ancora chiusa o scontata. Almeno questa è la mia impressione. Vediamo se la prossima sentenza di appello ne parlerà.

      Sympatros

    • anonimo 00:00 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      Quale discordanza Sympa?

      Gianluca

    • anonimo 00:03 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      Come mai Travaglio non corregge la storia dei cavalli in albergo? Secondo me non avrebbe perso nulla nel correggerla. Ma perché non lo fa?…. Secondo me… perché, dal suo punto di vista, la storia di cavallo e droga regge ancora… il disguido e l’inesattezza non eliminano secondo lui la sostanza della cosa….. il cavallo o la cavalla della telefonata Mangano Dell’Utri sostanzialmente ancora regge e ci sono margini per intenderla come si intendeva nella telefonata dei due cavalli dell’albergo… non si tratta di quella…. ma la sostanza potrebbe restare la stessa ….. e la discordanza delle testimonianze Dell’Utri e di Mangano, messa in rilievo della sentenza di primo grado, secondo lui, lasciano margini e spazio a questa ipotesi. Secondo me questa è la posizione di Travaglio… non sono, comunque, nella sua testa.

      Sympatros

    • anonimo 00:10 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      Sympa tu hai una grande capacità, a Roma se dice la butti in caciara!!

      Come dice spesso personaggio politco che se ho ben capito ti sta simpatico … CHE C’AZZECCA?

      Il tema è l’intervista di Borsellino. PUNTO. Enrix in questo sito dove scriviamo gli fai i raggi X, aiutando molti a capire COME SONO ANDATI I FATTI.

      Cosa dice l’intervista, come è stata presentata all’opinione pubblica, quale ruolo ha avuto i alcuni processi. Ci fa vedere le differenze tra il dvd integrale, le trascrizioni dell’espresso, il servizio di RAINEWS24.

      Da questa intervista si snodano diversi fatti, tutti purtroppo negativi per la VERITA’, spesso distorta, manipolata, MASSACRATA. E Travaglio consapevolmente o  incosapevolmente aiuta questa verita’ AD ESSERE MASSACRATA. Questi sono i  fatti.

      Gianluca

    • anonimo 00:12 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      Gianluca, ma te l’ho detto, anzi ho portato il virgolettato della sentenza che dice che Mangano dà una diversa versione della telefonata rispetto a Dell’Utri. Non mi fare andare a rileggere la sentenza.

      Sympatros

    • anonimo 00:46 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      Sympa mi spieghi cosa c’entrano ora questi fatti (che io non conosco e non voglio nenache conoscere perchè slegati dal ns discorso) che tu riporti?

      Gianluca

    • anonimo 01:16 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      Gianluca, mi disarmi con la tua ingenuità….. la sentenza del processo dell’Utri….. io non leggo molto i documenti ma l’ho leggiucchiata… ma se tu almeno non legiucchi… finisci per presentarti fragile nella discussione non solo con me naturalmente. Insomma, secondo la sentenza, naturalmente secondo i giudici, non è del tutto escluso che la cavalla della telefonata di Mangano-Dell’Utri non sia un vero cavallo.

    • enrix007 01:25 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      "Come mai Travaglio non corregge la storia dei cavalli in albergo?"

      Perchè ha la faccia come il….   pardon, come la tua.

    • anonimo 01:37 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      Battuta passabile, Enrix, ma sulla sentenza e le testimonianze Dell’Utri-Mangano non dici niente, visto che i post li hai fatti passare?

    • enrix007 01:47 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      « Tra le telefonate intercettate (il cui tenore aveva consentito di disvelare i loschi traffici ai quali il Mangano si era dedicato in quegli anni) si inserisce quella del 14 febbraio 1980 intercorsa tra Vittorio Mangano e Marcello Dell’Utri.
      È opportuno chiarire subito che questa conversazione, pur avendo ad oggetto il riferimento a “cavalli”, termine criptico usato dal Mangano nelle conversazioni telefoniche per riferirsi agli stupefacenti che trafficava, non presenta un significato chiaramente afferente ai traffici illeciti nei quali il Mangano era in quel periodo coinvolto e costituisce il solo contatto evidenziato, nel corso di quelle indagini, tra Marcello Dell’Utri e i diversi personaggi attenzionati dagli investigatori. »

      Quando viene chiesto a Borsellino se nella telefonata della san valentino cavalli poteva voler dire droga, lui risponde "Beh", in quella del maxiprocesso si parlava di cavalli in albergo, il che è assolutamente illogico. Intendendo implicitamente: bisogna vedere se in quella della San valentino che dite voi, e che io non conosco, c’è un utilizzo della parola altrettanto illogico, sì da far pensare alla droga. 
      Alla questione posta da Borsellino, risponde la sentenza che ho citato qui sopra.

      Questo era il senso dell’intervista vera: su quel fatto, una bolla di sapone. E se fosse passato l’originale, sarebbe passato il senso vero.

      Invece è passata una versione tagliuzzata da mani furbe che ha fatto credere a tutti gli italiani, me compreso almeno sino ad una certa data, che Dell’Utri trafficava droga in albergo.

      Questi sono i fatti e gli atti.

      Se qualcuno ricomincerà a manipolarli nei commenti, inizierò a tagliare di brutto. E non per censura, ma a salvaguardia del mio stomaco.

    • enrix007 02:25 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      Come avevo preannunciato, ho cancellato un messaggio di Sympatros, avente la sola funzione di sparpagliare melma su un concetto chiaro.

      Niente melma su questo blog.

      Augh.

    • enrix007 02:35 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      Sympatros, per chiarirti ancora meglio il concetto.
      Siccome il tema qui è l’intervista a borsellino e la sua manipolazione, e siccome borsellino ha dichiarato di non conoscere gli atti del processo contenenti la famosa telefonata, qualsiasi discussione sui contenuti reali o ipotetici di quella telefonata è fuorviante non pertinente. Nel tuo caso poi, VOLUTAMENTE fuorviante ed IMpertinente.
      Questa corte pertanto, come quelle americane, stralcerà dai verbali qualsiasi affermazione non pertinente o irrilevante, respingendo qualsiasi opposizione.

      TUM.  (martellata sul bancone del presidente).

    • anonimo 10:18 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      Ad Enrix e alla sua suprema Corte, il meschino imputato sottoscritto riteneva i suoi post né fuorvianti né impertinenti.. cancello poi del tutto il volutamente. Potrei concedere qualcosina sull’impertinente.

      Ma santo Iddio, perché tagliare i post e non lasciare decidere a chi legge se i post sono vomitevoli o meno?… Tra l’altro non saremo mica noi a stabilire se Dell’Utri sia colpevole o meno. Martellata sul bancone del presidente… e sapessi io dove la vorrei dare quella martellata. Scherzi a parte…. l tema è l’intervista e l’intervista sarà!

      Sympatros

    • enrix007 13:08 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      Bravo, anche perchè Dell’Utri, fino a prova contraria, è colpevole per conto suo di vari reati, ma non vi è alcuna attinenza fra questo fatto e questa intervista con le sue manipolazioni. Ripeto: qualsiasi tentativo di mescolar le cose per ottenere un intruglio, sarà cancellato, proprio a beneficio di chi rischia di leggere ed uscirne confuso.

      Ti lascio questo 46 qui sopra per grazia ricevuta.

      Amen

    • anonimo 15:12 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      Bravo Enrix, sei riuscito nell’impresa disperata di far ritornare il "cavallo" Sympa quieto.

      Gianluca

    • anonimo 16:42 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      Bravo Gianluca, adesso puoi prenderti le tue rivincite…. ne approfitto per dire ad Enrix che ha un mio messaggio nella mail privata!

    • anonimo 16:56 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      Non so chi tu sia visto che ti firmi anonimo, io non devo prendermi nessuna rivincita, e quando vedo che Sympra ragiona, invece di fare il cavallo imbazzarrito che non vuole seguire il percorso intrapreso, elogio chi riesce a rimetterlo nella retta via.

      Se sull’argomento hai news che sostengono cose diverse sull’argomento in questione, che molto bene da anni Enrix affronta, non devi far altro che darci i tuoi contributi e ci si ragionerà sopra. Personalmente quando mi confronto ho  solo uno scopo da raggiungere , scoprire LA VERITA’. Delle rivincite di cui tu parli non so che farmene, ragioni così forse  perchè il confronto lo intendi in maniera diversa, tipo incontro di boxe, naturalmente è un ipotesi.

      Per me il confontro è solo un passo, un contributo verso l’accertamento della VERITA’, quando possibile.

      Gianluca Micarelli

    • anonimo 17:05 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      Gianluca, ero proprio Sympatros.. mi son dimenticato di firmare

    • anonimo 19:30 on 21 January 2010 Permalink | Rispondi

      Va bene tutto ma qui ci si accartoccia ed io vorrei qualche giudizio preliminare.

      E’ del tutto evidente che Travaglio
      1) nell’intervista a Satyricon induce erroneamente a credere che Borsellino abbia parlato di legami tra Berlusconi  Dell’Utri e la mafia,
      2) persevera nel suo errore ancora oggi

      Quello che vorrei sapere è il perchè, naturalente secondo voi.

      A) E’ in buona fede, ma troppo superficiale e magari obnubilato dall’odio?

      B) E’ in malafede?  Diciamo che siccome deve sbarcare il lunario,  sta sfruttando la gallina delle uova d’oro (il popolo della sinistra che vuol sentire proprio quello che lui racconta).

      Qualsiasi altra ipotesi è benvenuta.

      Anton Egger

    • anonimo 01:35 on 22 January 2010 Permalink | Rispondi

      La stessa domanda che mi pongo io. Alcune persone mi hanno fatto notare che dalla famosa puntata di Satyricon Travaglio ha spiccato il volo.

      Diciamo che il fattore commerciale probabilmente ha supporti logici. Vi immagginate Travaglio che sostiene scusate tutti  non c’avevo capito nulla pure io ed indotto da una serie di episodi sovrapposti e una chiara manipolazione (quella del filamto di RaiNews24) ho ingenuamente sbagliato.

      Stessa cosa nell’odore dei soldi ed in molti altri libri. Chiedo scusa a tutti ma sfido chiunque a sostenere che l’argomento non era una matassa molto complicata, spero che con il dvd distribuito da  "Fatto" apprezziate la mia onestà intellettuale nell’aver riportato LA VERITA’.

      Penso che si sarebbero alzate pernacchie da tutte le parti. Vogliamo poi parlare dell’accanimento di Travaglio nel filone Mori/Ultimo? Io nel mio piccolo e da cittadino normale ho notato una cosa semplice semplice,  tutti coloro che hanno inflitto le più grosse sconfitte alla mafia negli ultimi 20 anni SONO STATI MASSACRATI o uccisi. A quelli uccisi ci si è sforzati di fargli dire cose che mai hanno detto, e si sta cercando di cambiare la storia, su Falcone è evidente quello che successe quando non sostitui Caponnetto ma x chi è poco informato gli si riportano fatti contrari.

      Collaboratori di borsellino che diventano amici dei mafiosi ed i protagonisti degli arresti eccellenti di Riina e Provenzano SOTTO PROCESSO da 10 anni, da diventare matti, con Travaglio che fa parte di coloro che soffiano su questa revisione storica. Questo è quello che ho notato io. PERCHE’ SUCCEDE? Bohhhh

      Magari ci stiamo sbagliando noi, anche se per ora con le poche cose certe che conosciamo non ce ne è una che mi sembra sbagliata e per questo devo ringraziare Enrix ed il suo gruppo di lavoro. Certo le domande sono migliaia. Possibile che giudici che fanno questo di mestiere non si accorgono di cose che dei semplici cittadini come noi NOTIAMO?

      Hai fatto una domandona Anton!!

      Gianluca

  • Avatar di enrix

    enrix 23:00 on 13 January 2010 Permalink | Rispondi
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    LA VERA STORIA DEL GENERALE MORI 

    © 2009 – FOGLIO QUOTIDIANO

    La vera storia di un grande carabiniere sotto processo, Mario Mori

    di Claudio Cerasa

     

    Se Leonardo Sciascia avesse conosciuto il generale Mario Mori prima di scrivere “Il giorno della civetta” il suo capitan Bellodi non sarebbe stato un giovane poliziotto con gli occhi chiari, i capelli scuri, il viso tirato e l’accento emiliano, ma sarebbe stato piuttosto un piccolo brigadiere triestino con i capelli bianchi, i baffi corti, la voce bassa, gli occhi azzurri, un curriculum da sballo, il vaffanculo facile facile e sei numeri che hanno cambiato la sua vita: 2789/90. Quelle del generale Mori e del capitan Bellodi sono due storie che viaggiano su binari paralleli: un uomo sceso dal nord per andare in Sicilia disposto a rompersi la testa per combattere la mafia, e che dopo essere riuscito ad arrestare il più temuto dei capi-cosca improvvisamente si ritrova contro ora i politici, ora gli avvocati, ora i magistrati, ora i giudici, ora le procure e ora naturalmente i giornali. E i giornali ne riparleranno presto del generale, e c’è da scommettere che non ne parleranno bene. Il 16 giugno del 2008 la procura di Palermo ha aperto un’indagine contro Mori per “favoreggiamento aggravato” a Cosa Nostra, e gran parte delle prossime settimane il generale le dedicherà a quel processo. Sarà in aula alla fine di gennaio, quando i giudici dovranno valutare se rinviarlo a giudizio oppure no.

    Di che cosa è accusato il capitan Bellodi? La procura di Palermo ha indagato Mori come responsabile della mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995, ma il processo per favoreggiamento nasconde una storia molto particolare. A Mori è successa la stessa cosa capitata all’eroe di Sciascia: si è ritrovato di fronte a qualcuno che vuole riscrivere la storia di un periodo cruciale per l’Italia e che vuole offrire a uno dei protagonisti di quei giorni la parte dell’antagonista brutto, sporco, cattivo e, perché no?, pure compromesso. Il processo a Mori è un modo come un altro per tentare di dimostrare che una parte della stagione delle stragi, nel 1992, in particolare quella che coinvolse il giudice Paolo Borsellino, fu causata dallo stesso generale che “voleva a tutti i costi trattare con la mafia”. Ma molti non conoscono un particolare. In quegli anni Mori iniziò a raccogliere i suoi giorni in 29 agende a righe con la copertina rigida: dagli anni 80 a oggi non c’è appuntamento che Mori non abbia segnato su questi fogli, e dalla lettura di quelle pagine, tenute segrete per molto tempo, emergono delle verità molto interessanti.

    Roma, due dicembre 2009. Mario Mori siede dietro la scrivania al terzo piano di un ufficio che si affaccia a strapiombo su Piazza Venezia: ha lo sguardo vispo, gli occhi un po’ scavati, i capelli tagliati corti, le mani distese poggiate sulle cosce e un libricino aperto a pagina 37 con una “x” segnata a matita accanto a un aforisma di uno degli scrittori più amati dal generale, Giacomo Leopardi. Il dettato piace molto a Mori: “La schiettezza allora può giovare, quando è usata ad arte, o quando, per la sua rarità, non l’è data fede”.
    Il generale accetta di riceverci nel suo piccolo studio privato e inizia a raccontare come è cambiata la sua vita. Sono tante le ragioni per cui la carriera di Mori risulta affascinante ma vi è un aspetto che rende la sua storia molto significativa. Ed è la prima cosa che ti colpisce quando ti ritrovi di fronte a lui: ma come è possibile che un super sbirro, un grande carabiniere che ha acciuffato i capi di Cosa Nostra, che ha messo in galera tipacci come Toto Riina e che ha contribuito a smantellare numerose cupole mafiose sia, e sia stato, processato con le stesse accuse degli stessi criminali che per anni ha perseguito e arrestato? Vuoi vedere che forse c’è qualcosa, qualcosa della sua vita, qualcosa dei suoi anni a Palermo, qualcosa della sua esperienza al Sisde, che sfugge ai grandi accusatori di Mario Mori? Mori si è chiesto più volte le ragioni per cui la magistratura siciliana gli si è accanita contro, il perché di quelle pesantissime inchieste costruite con le parole di pentiti non proprio affidabili, i motivi per cui, dovendo scegliere se credere alle sue parole o a quelle di un pentito, i pm tendano a dare retta al secondo anziché al primo. E quando glielo chiedi il generale Mori che fa? Alza un po’ lo sguardo, gioca con i polsini della camicia, si dà un colpetto all’indietro sulla poltrona, allarga le braccia e poi sussurra: “Non so. Davvero. Proprio non so”.

    A Roma il generale c’è tornato da qualche mese: alla fine del 2008 il sindaco Gianni Alemanno gli ha offerto la direzione delle Politiche della sicurezza della Capitale e Mori ha accettato di tornare in quella città dove ha studiato per cinque anni al liceo classico (era al Virgilio nella sezione C negli stessi anni in cui Adriano Sofri era nella sezione D), dove ha seguito le lezioni dell’accademia delle Armi, dove ha lavorato con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e da dove ha iniziato a costruire la sua carriera, diventando nel corso degli anni prima comandante del gruppo carabinieri di Palermo (dal 1986 al 1990), poi comandante dei Ros (dal ’96 al 2000) e infine numero uno del Sisde (fino al 2006). Sono proprio questi – gli anni del Sisde, gli anni dei servizi segreti, gli anni in cui condusse le indagini sulla morte di Massimo D’Antona, sull’omicidio di Marco Biagi, sulle conseguenze italiane dell’undici settembre – i tempi in cui Mori rimase affascinato da alcune sottili ma importanti differenze tra il combattere la mafia e combattere il terrorismo. Mori era sorpreso dalla capacità di fare gruppo dei brigatisti, e da quel loro cerchio chiuso, quasi impenetrabile. Nei brigatisti – racconta Mori – vi era un livello culturale superiore alla media della criminalità e il loro era un legame ideologico non un legame familistico, di cosca o di sangue.

    Era proprio per questo che Mori riteneva fosse più semplice combattere il terrorismo piuttosto che Cosa nostra. “La mafia è come un tumore che si autoriproduce: è un mondo che resiste da molto tempo non tanto per la sua forza ma perché è una forma di costume che è legata a certe forme di cultura. I poliziotti e i magistrati potevano e possono arrestare tutti i mafiosi del mondo ma l’unico modo per distruggere alle radici la mafia – come già scritto anche da Marcelle Padovani in Cose di Cosa Nostra – è il tempo, la trasformazione dei costumi, la rivoluzione della cultura”.
    “Le Brigate rosse e tutte le forme di terrorismo italiane sono state invece una cosa diversa: una malattia circoscritta difficile sì da individuare ma per cui una cura esisteva: bastava solo trovarla”. Quando nella primavera del 2001 Claudio Scajola, ministro dell’Interno per un anno, chiamò Mario Mori per comunicargli che Silvio Berlusconi lo aveva appena nominato a capo dei servizi segreti, il generale pensava fosse uno scherzo. E lo credeva per due ragioni.

    La prima è che il presidente del Consiglio che l’aveva appena scelto Mori non lo aveva mai visto prima, se non una sera alla fine di una cena a Monza. La seconda era invece una ragione caratteriale. Il generale sostiene che le tecniche strategiche di chi lavora nell’arma e di chi lavora nell’intelligence presentano pochi punti di contatto, e offrire dunque a uno sbirro la gestione dell’intelligence nazionale, in teoria, potrebbe nascondere alcune difficoltà non solo metodologiche. “Siete pazzi! – disse senza neanche scherzare troppo Mori a Scajola – io di intelligence non ne so nulla, al massimo, se volete, potrei guidare il Sismi”.
    Racconta chi con Mori al Sisde ha lavorato a lungo che “il modo più semplice per spiegare i due diversi approcci alla criminalità che hanno forze dell’ordine e intelligence è che il poliziotto spera di catturare Osama bin Laden mentre l’uomo di intelligence, semplicemente, spera di acquisirlo come fonte. Sono due piani paralleli che non si vanno mai a incontrare. Perché l’immagine del James Bond che si arrampica sulle gru per sconfiggere le forze del male non esiste. Semmai, il rischio maggiore per un uomo di intelligence che passa le giornate a colazione, a pranzo e a cena per coltivare le fonti è quello di prendersi una cirrosi epatica”.
    Mori ha sempre sostenuto che individuare un grosso criminale, pedinarlo, poterne seguire le tracce e circoscriverne il raggio d’azione nasconde un problema non da poco. Che si fa? Si arresta subito il bandito o lo si segue per un po’ usandolo come esca per intrappolare nella rete della giustizia tutto ciò che lo circonda? Mori non lo confesserà mai, ma tra la prima e la seconda opzione lui sotto sotto ha sempre preferito la seconda.

    Chi ha vissuto a lungo a fianco di Mario Mori racconta che quando il generale arrivò al Sisde fu rivoluzionata l’intera impostazione del lavoro. Prima di Mori, i servizi segreti tendevano a lavorare con quella che in gergo è definita “pesca a strascico”: una gigantesca rete che intrappola tutti i pesci, grandi e piccoli, che nuotano nel raggio d’azione dell’intelligence. Quando Mori arrivò al Sisde spiegò che la pesca doveva diventare subacquea. Perché la tecnica a strascico – era questa l’idea del generale – funziona quando un servizio segreto dispone di centinaia di migliaia di uomini, ma quando il numero delle truppe è parecchio inferiore la raccolta di informazioni deve essere più precisa, più mirata. E così, non appena arrivato, Mori scrisse un libriccino di cento pagine di procedura investigativa, lo fece pubblicare e lo inviò ai dirigenti dei servizi. A poco a poco, i risultati iniziarono ad arrivare.

    Negli anni passati al Sisde c’è un arresto particolare che il generale ricorda più degli altri. Il 13 luglio 1979 una scarica di pallettoni sparati da un’auto in corsa ferì a morte il comandante del Nucleo carabinieri del tribunale di Roma Antonio Varisco; e quel comandante Mori lo conosceva molto bene. Per anni e anni, i servizi segreti italiani hanno tentato di arrestare il killer, e il 15 gennaio del 2004 il Sisde diede istruzione a venti poliziotti egiziani di fermare due persone all’aeroporto del Cairo: i nomi erano quelli di Rita Algranati e Maurizio Falessi, ricercati, tra le altre cose, per l’omicidio di Varisco. Fu uno dei giorni più gratificanti della carriera del generale. Il perché lo spiega lui stesso: “Non dobbiamo essere sciocchi. Chi dice che la pretesa punitiva dello stato non esiste non capisce nulla. Quel giorno passò un messaggio molto importante. Fu un arresto chiave per disgregare la rete terroristica ma fu un anche un segnale chiaro: ci sono alcuni reati che più degli altri non possono essere impuniti. E uccidere un carabiniere è esattamente uno di quelli”.

    Gli anni che però formarono davvero il generale Mori furono altri. Furono quelli che trascorse in Sicilia: prima nel nucleo provinciale dei carabinieri e poi nei Ros. Non appena arrivato a Palermo, il generale comprese subito quanto fosse importante riuscire a creare una sorta di sintonia linguistica tra sbirri e mafiosi. Mori ci riuscì, ma solo dopo aver preso una piccola batosta. La prima lezione per Mori arrivò da un piccolo appartamento sulla costa occidente della Sicilia: ad Altavilla. Dopo aver ricevuto la notizia della morte di un carabiniere, i suoi uomini andarono sul posto, entrarono con i guanti di paraffina dentro una vecchia casa colonica, perquisirono le stanze, fecero perizie, raccolsero più notizie possibili e interrogarono molti testimoni: la maggior parte dei quali diceva di non aver visto nulla. Alla fine della giornata, Mori si ritrovò a parlare con un vecchio abitante del paese che al termine del colloquio – a lui che era un triestino con mamma casalinga emiliana, padre ufficiale dei carabinieri a La Spezia, bisnonni inglesi e, come ama ripetere il generale, una formazione culturale sfacciatamente mitteleuropea – gli disse: “Piemontese, chi minchia voi da noi?”. Quelle parole Mori se le ricorderà a lungo e il significato profondo dell’essersi sentito dare del piemontese lo comprese poco più avanti quando fu nominato comandante del primo comando territoriale di Palermo.

    Mori ricorda infatti che in quegli anni capitava spesso che la notte le pareti della caserma non trattenessero le parole degli sbirri che interrogavano i mafiosi, e ascoltando quei dialoghi, dagli accenti così marcatamente differenti, si rese improvvisamente conto che in quel nucleo operativo che lavorava nella Sicilia occidentale, beh, il più meridionale tra i suoi colleghi era un campano. Non parlare il linguaggio della Sicilia, e più in particolare non entrare a fondo nel lessico dei mafiosi, secondo il generale era il modo migliore per non capire come portare avanti un’indagine, e questo Mori se lo mise bene in testa: lavorò molto sulla sua pronuncia, iniziò a studiare il siciliano e alla fine ottenne buoni risultati, riuscendo a poco a poco a entrare sempre di più a contatto anche con la grammatica della mafia.
    “In quegli anni – racconta un uomo che ha lavorato a lungo a fianco di Mori nei Ros – il generale diceva che far proprio il linguaggio dei mafiosi significava non solo avere le carte in regola per lavorare con maggiore efficienza ma anche avere la possibilità concreta di salvare con un certo successo il culo.

    Le lezioni di Mori erano due. Lui, che aveva imparato a non fidarsi eccessivamente dei collaboratori di giustizia, diceva che per definizione il pentito mafioso va preso con le pinze perché un pentito resta sempre un mafioso, e alla fine – qualsiasi cosa ti dirà e qualsiasi verità racconterà – in un modo o in un altro tenterà sempre di compiere un atto utilitaristico per la sua famiglia. La seconda cosa che ripeteva era che il mafioso ti faceva ammazzare solo quando il, chiamiamolo così, rapporto tra sbirri e criminale diventava un rapporto personale: tra me e te. Per questo, Mori ci diceva che tu puoi umiliare un mafioso magari ammanettandolo davanti a una moglie ma non era il caso di farlo quando veniva acciuffato nel cuore della sua vera intimità: per esempio davanti alla sua amante”.
    Il più grande successo ottenuto da Mori arrivò il 15 gennaio 1993 di fronte al numero 54 di via Bernini, a Palermo, quando il generale fece arrestare lui, il capo dei capi: Totò Riina. Paradossalmente, però, accadde che l’arresto del mafioso più ricercato al mondo coincise con la proiezione delle prime ombre attorno alla carriera del generale. Tutto cominciò poco dopo l’arresto. Per quindici giorni, l’abitazione del boss corleonese non fu perquisita e in molti sostennero che la mancata perlustrazione di quelle stanze fosse un modo come un altro per dare la possibilità ai mafiosi di ripulire l’abitazione e cancellare le proprie tracce. Mori – ricordando che le indagini vengono sempre coordinate dalla procura e che qualsiasi imput, prima ancora che dai capi dell’arma, deve arrivare da lì – sostiene che fu la procura a non dare l’ordine di perquisire, ma nonostante ciò nel 1997 la procura di Palermo aprì un’inchiesta sulla vicenda a carico di ignoti, “per sottrazione di documenti e favoreggiamento”.

    L’indagine andò fino in fondo: nel 2002 i magistrati chiesero l’archiviazione ma il gip dispose nuove indagini. Due anni dopo stessa storia: i pm chiesero ancora una volta l’archiviazione ma questa volta lo fecero in un modo originale: poche paginette per chiedere di archiviare e cento pagine per picchiare duro sull’indagato. A firmare quella richiesta furono i pubblici ministeri Antonio Ingroia e Michele Prestipino, che chiesero di chiudere il caso con queste concilianti parole: gli indagati, non perquisendo per diversi giorni il covo, “fornirono ai magistrati indicazioni non veritiere o comunque fuorvianti”. Inoltre, la sospensione dell’attività di osservazione del covo “determinerà un’obiettiva agevolazione di Cosa nostra”. Il nome di Mario Mori entra così nel registro degli indagati il 18 marzo 2004: pochi mesi più tardi – era il 18 febbraio 2005 – Mori e il suo braccio destro Sergio De Caprio (l’ufficiale dei carabinieri che ha lavorato a lungo a fianco del generale e che il 15 gennaio 1993 ammanettò Totò Riina) vengono rinviati a giudizio e un anno dopo il processo si conclude con un’assoluzione.
    Tutto finito? Macché.

    Dopo essere stato assolto dall’accusa di favoreggiamento aggravato per non aver perquisito l’abitazione – e non il covo, che è cosa diversa – in cui è stato arrestato Salvatore Riina, Mori si trova costretto a difendersi da altre accuse. E da una in particolare. Perché il generale non ci gira attorno, e quando ha saputo di essere indagato ancora una volta per favoreggiamento dice che è stato certamente quello il giorno più brutto della sua vita: perché è come se la procura lo avesse sostanzialmente accusato di essere stato la causa scatenante della strage di via D’Amelio.
    Nel processo in cui Mori dovrà difendersi in aula il 29 e il 30 gennaio, il principale testimone dell’accusa è il colonnello dei carabinieri Michele Riccio. L’eroe della procura di Palermo, nonché principale testimone del processo contro il generale Mori, è però un personaggio dal passato molto controverso. Controverso perché il grande accusatore di Mori è uno degli uomini che fu denunciato dallo stesso generale. La storia è nota ma può essere utile ricordarla. Il generale Mori contribuì all’arresto di Riccio e fu uno dei primi a denunciare i reati commessi dal colonnello a metà degli anni 90. All’origine dei guai di Riccio vi fu la famosa Operazione Pantera. In quell’occasione – erano gli anni 90 – fu sequestrata una partita di pesce congelato da 33 tonnellate. Nascosto tra il pesce vi erano 288 chili di cocaina proveniente dalla Colombia.

    Tre mesi dopo il pesce fu venduto sottobanco dai carabinieri per 54 milioni. L’operazione Pantera costò a Riccio due reati. Non soltanto contrabbando aggravato ma anche detenzione e cessione di stupefacenti: perché nel corso dell’operazione, secondo l’accusa, il colonnello occultò cinque chili di cocaina sottratti alla distruzione del reperto da uno dei suoi uomini (si chiamava Giuseppe Del Vecchio).
    Così, dopo essere stato condannato in primo grado a 9 anni e mezzo e poi, in secondo grado, a 4 anni e 10 mesi, nel 2001 Riccio chiese di essere sentito dal pm Nino Di Matteo su “gravi fatti riguardanti la mancata cattura di Provenzano e la morte di Luigi Ilardo”. E’ una storia complicata quella di Riccio: l’ex colonnello sostiene che nel 1995 il suo confidente Ilardo (trovato morto pochi mesi dopo) offrì la possibilità di catturare Bernardo Provenzano; racconta che i suoi uomini avrebbero seguito Ilardo fino al bivio di Mezzojuso – un piccolo comune di 3.711 abitanti a 34 chilometri da Palermo – che si sarebbero appostati in attesa del via libera e che Mori disse di non voler agire. Mentre – dice Riccio – noi “eravamo pronti e non ci voleva una grande scienza per intervenire”. Le deposizioni di Riccio sono però contestate. Uno dei testimoni dell’accusa, l’ufficiale dei carabinieri Antonio Damiano che nel ’95 prestava servizio al Ros di Caltanissetta, lo scorso 10 novembre ha raccontato una versione diversa.

    Damiano sostiene infatti di essere stato incaricato da Riccio di effettuare “un’osservazione con rilievi fotografici” al bivio di Mezzojuso ma il punto è che in quello che Riccio considera il mancato arresto di Provenzano non solo era già stato concordato preventivamente che l’operazione avrebbe avuto la finalità di studiare il territorio ma il grande accusatore di Mori, nonostante la relazione di servizio di quel giorno riportasse la sua presenza, in realtà – lo ammette Damiano – non era affatto presente: era rimasto in ufficio.
    A ogni modo, le parole di Riccio hanno offerto alla procura la possibilità di fare due calcoli rapidi rapidi: la mancata perquisizione del covo di Riina nel 1993 più la mancata cattura di Provenzano nel 1995 sarebbero “strettamente connesse” alla presunta trattativa tra apparati dello stato e Cosa nostra. E’ proprio questa la tesi di uno degli uomini che alla fine di gennaio verrà ascoltato come teste dell’accusa nell’aula bunker del carcere Ucciardone: Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito. Tesi che in sostanza si potrebbe riassumere così: Borsellino sarebbe stato ucciso dopo che il giudice venne a conoscenza della trattativa portata avanti tra la mafia e lo stato condotta in prima persona da suo padre e dal generale Mori. Borsellino era contrario alla trattativa e per questo, per evitare problemi, la mafia lo fece saltare in aria.

    La cronaca di quei mesi offre però una storia un po’ diversa e gran parte della verità di tutta la vicenda sembrerebbe proprio girare attorno a quel codice lì: 2789/90. Il codice fa riferimento a una delle inchieste più delicate che le forze dell’ordine portarono avanti durante gli anni 90 in Sicilia. Tutto nacque nel corso del 1989: in quegli anni Mori era già a capo del gruppo dei carabinieri di Palermo e sotto la direzione di Giovanni Falcone avviò l’inchiesta sul sistema di condizionamento degli appalti pubblici da parte di Cosa nostra. Il primo plico contenente le informative sull’indagine fu consegnato il 20 febbraio del 1991 da Mori al procuratore aggiunto di Palermo Giovanni Falcone. Ancora oggi Mori ricorda che “Giovanni sollecitò insistentemente il deposito dell’informativa rispetto ai tempi che ci eravamo prefissati per una ragione semplice: perché – diceva Falcone – non tutti vedevano di buon occhio l’indagine, e alcuni sicuramente la temevano”. In quei giorni, il giudice stava però per essere trasferito alla direzione degli affari penali del ministero della giustizia, e da Palermo dunque si stava spostando a Roma. Ma quell’inchiesta – ricorda il generale – lui voleva seguirla lo stesso e per questo Mori continuò a mantenere i contatti con Falcone. E fu proprio il giudice a riferire al generale che l’inchiesta “Mafia e appalti” non interessava più di tanto al nuovo procuratore della Repubblica di Palermo Pietro Giammanco. Era davvero così?

    Fatto sta che al termine dell’inchiesta “Mafia e appalti” i Ros di Mori avevano evidenziato 44 posizioni da prendere in esame per un provvedimento restrittivo ma il 7 luglio del 1991 la procura ottenne soltanto cinque provvedimenti di custodia cautelare. Mori si arrabbiò e chiamò subito Falcone. La reazione del giudice è riportata dai diari consegnati alla giornalista di Repubblica Liana Milella, e fu questa: “Sono state scelte riduttive per evitare il coinvolgimento di personaggi politici”.
    Non solo. Pochi giorni dopo che Mori e il suo braccio destro Giuseppe De Donno consegnarono il rapporto alla procura di Palermo vi fu una fuga di notizie. De Donno ne venne a conoscenza attraverso il suo informatore Angelo Siino (il così detto ex ministro dei Trasporti pubblici di Cosa nostra) che raccontò ai Ros di aver saputo dell’inchiesta da fonti vicine alla procura. “Mai come in quei mesi – racconta Mori – ebbi la sensazione di agire da solo e senza referenti certi a livello giudiziario”. Successivamente, ci furono altre due valutazioni che fecero infuriare il capitano dei Ros. La prima fu quando il Tribunale del riesame consegnò agli avvocati difensori degli indagati e degli arrestati non uno stralcio dell’informativa relativa ai singoli indagati, come da prassi, ma qualcosa di più: ovvero tutte le 890 pagine di testo. “In quel modo – ricorda Mori – furono svelati i dati investigativi fino a quel momento posseduti dall’inquirente e furono chiare le direzioni che le indagini stavano prendendo”.

    La seconda fu quando la procura di Palermo – ravvisando la competenza sul caso di più procure – inviò i fascicoli in mezza Sicilia ottenendo il risultato di moltiplicare il numero di occhi che osservavano da vicino quell’inchiesta. Ecco: secondo Mori il filo che lega le stragi di quell’anno – l’anno in cui furono uccisi nel giro di poche settimane prima Falcone e poi Borsellino e poi ancora un comandante della sezione di Perugia che insieme con i Ros aveva iniziato a lavorare su “Mafia e appalti”: Giuliano Guazzelli – sarebbe legato all’attenzione che Mori e Borsellino credevano fosse opportuno dare a quell’inchiesta, a quel codice maledetto. Poco prima di essere ucciso, infine, Borsellino partecipò a un incontro molto importante. Era il 25 giugno 1992 e il magistrato convocò in gran segreto nella caserma di Palermo – dunque negli uffici dei Ros – Mario Mori e il capitano De Donno. Borsellino confessò ai due che riteneva fondamentale riprendere l’inchiesta “Mafia e appalti”. Perché – sosteneva Borsellino – quello “era uno strumento per individuare gli interessi profondi di Cosa nostra e gli ambienti esterni con cui essa si relazionava”. Qualche anno più tardi, nel novembre 1997, nel corso di un’audizione alla Corte d’assise di Caltanissetta, a confermare che Paolo Borsellino credeva che studiando il filone “Mafia e appalti” si poteva giungere “all’individuazione dei moventi della strage di Capaci” fu uno dei pm che oggi indaga su Mori: il dottor Antonio Ingroia.

    Le ragioni per cui l’incontro nella caserma dei carabinieri di Palermo fu mantenuto segreto vennero ammesse in quelle ore dallo stesso Borsellino. Ricorda Mori che Borsellino “non voleva che qualche suo collega potesse sapere dell’incontro”. “E nel salutarci – prosegue Mori – il dottor Borsellino ci raccomandò la massima riservatezza sull’incontro e sui suoi contenuti, in particolare nei confronti dei colleghi della procura della Repubblica di Palermo”. Secondo il generale, in quei giorni Borsellino era molto preoccupato per una serie di fatti accaduti. Uno in particolare era legato a una data precisa. Il 13 giugno 1992 uno dei mafiosi arrestati dalla procura di Palermo nell’ambito dell’inchiesta “Mafia e appalti” – il geometra Giuseppe Li Pera – si mise a disposizione degli inquirenti dicendo di essere disposto a svelare “gli illeciti meccanismi di manipolazione dei pubblici appalti”, ma i magistrati di Palermo risposero dicendo di non essere interessati. “Sì, è vero: i fatti di quei tempi – ricorda Mori – mi portarono a ritenere che anche una parte di quella magistratura temesse la prosecuzione dell’indagine che stavamo conducendo”.

    Pochi giorni dopo l’attentato in cui rimase ucciso Paolo Borsellino, Mori iniziò a stabilire contatti con l’uomo che all’epoca impersonificava meglio di tutti la sintesi perfetta dei legami collusivi tra mafia, politica e imprenditoria: l’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino. Tra il 5 agosto e il 18 ottobre 1992, Ciancimino e Mori si incontrarono quattro volte (prima di quella data con Ciancimino vi furono dei contatti preliminari del braccio destro di Mori, De Donno) e iniziarono così a costruire un rapporto confidenziale senza renderlo però noto alla procura di Palermo. Mori non comunicò subito i contatti che aveva stabilito con Ciancimino per tre ragioni. Primo perché – e lo dice la legge – i confidenti delle forze dell’ordine non devono essere necessariamente rivelati alla procura. In secondo luogo – e queste sono parole di Mori – fu fatto “per evitare premature e indesiderate attenzioni sulla persona e per tentare di acquisire elementi informativi sicuramente nella disponibilità del Ciancinimo e cercare di giungere a una piena e formale collaborazione”. Infine, è ovvio: se ci fosse stato Borsellino, dice Mori, “glielo avrei detto subito”. Ma quando Mori parlò con Ciancimino, Borsellino era già stato ammazzato.

    Nonostante in molti sostengano che Mori avesse mantenuto a lungo segreti quei colloqui, in realtà gli incontri tra Mori e Ciancimino non sono una novità di oggi. Nell’autunno 1993 fu lo stesso Mori a raccontare all’allora presidente della Commissione antimafia Luciano Violante non soltanto dei suoi incontri con Ciancimino ma anche della volontà di quest’ultimo di essere ascoltato dalla commissione. Mori lo disse più volte a Violante e ogni volta che Violante se lo sentiva ripetere gli rispondeva più o meno allo stesso modo. Ponendo una condizione: “L’interessato – disse Violante il 20 ottobre 1992 nel corso di un incontro riservato con Mori – deve presentare un’istanza formale a riguardo”. Il 29 ottobre 1992, quindi, Violante convocò la commissione per spiegare qual era il suo programma di lavoro sulla materia che riguardava le inchieste sulla mafia e la politica. Nel verbale di quella seduta, tra le altre cose, si legge quanto segue: “E’ necessario sentire quei collaboratori che possono essere particolarmente utili”.

    Violante fece un lungo elenco di “collaboratori”, e tra questi c’era anche Vito Ciancimino. Ecco però il giallo: giusto tre giorni prima che Violante riunisse la commissione, Ciancimino si decise a scrivere una lettera. Una lettera datata 26 ottobre 1992 indirizzata a Roma, alla sede della commissione antimafia di Palazzo San Macuto. In calce alla lettera – che negli archivi della commissione sarà registrata solo diversi anni dopo con il numero di protocollo 0356 – c’è la firma di Vito Ciancimino. Il quale sostiene di essersi messo a disposizione della commissione già dal 27 luglio 1990, e di aver ormai accettato le condizioni che aveva posto per l’audizione il predecessore di Violante (Gerardo Chiaromonte): audizione sì ma senza quella diretta televisiva che secondo Ciancimino era necessaria per essere “giudicato direttamente e non per interposta persona”. Scrive l’ex sindaco di Palermo: “Sono convinto che questo delitto (quello di Lima, ex sindaco di Palermo ed ex eurodeputato della Democrazia cristiana che il 12 marzo 1992 fu ucciso a colpi di pistola di fronte la sua villa di Mondello) faccia parte di un disegno più vasto. Un disegno che potrebbe spiegare altre cose, molte altre cose. Ancora oggi sono, pertanto, a disposizione di codesta commissione antimafia, se vorrà ascoltarmi”. Nonostante Violante avesse detto che avrebbe ascoltato Ciancimino solo se questi avesse fatto una richiesta formale alla Commissione, la commissione antimafia ricevette la lettera ma decise di non ascoltarlo.

    C’è poi un altro aspetto che della storia di Mori non può essere trascurato. Perché la storia di Mori è l’esempio di come una visione burocratica della lotta alla mafia non contempli la possibilità che un super sbirro possa imparare a combattere il nemico studiandolo, osservandolo da vicino, tentando persino di parlare con il suo stesso linguaggio. E con ogni probabilità il grande peccato originale di Mori è stato quello di essere diventato un simbolo della lotta alla mafia senza aver avuto bisogno di indossare l’abito del professionista dell’antimafia. Anzi, quell’antimafia con cui Mori ha lavorato fianco a fianco per anni è stata spesso ferocemente criticata dallo stesso generale. E sulla testa di Mori la scomunica dell’antimafia palermitana arrivò quando il generale testimoniò nel processo Contrada: l’ex agente del Sisde è stato arrestato il 24 dicembre 1992 con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Quando Mori fu sentito come teste non si scompose affatto e, dopo aver detto che Contrada era il “miglior poliziotto antimafia che abbia mai avuto a Palermo”, il generale disse quello che la procura di Palermo non voleva sentire. Gli chiesero se Giovanni Falcone avesse mai sospettato di Contrada e lui rispose secco così: no. La procura aveva un’altra idea e indagò persino Mori per falsa testimonianza.

    Ma dietro alle accuse di connivenza fatte nei confronti del lavoro siciliano di Mori esiste anche un filone di critica culturale di cui ultimamente si è fatto portavoce lo scrittore Andrea Camilleri. La visione burocratica della lotta alla mafia ti trascina spesso anche verso conclusioni molto avventate e ti porta a credere che stabilire contatti con il nemico, studiare da dentro il suo mondo, arrivando persino a parlare il suo lessico, significhi sostanzialmente diventare suo complice. In una recente intervista, Camilleri sostiene che Leonardo Sciascia era molto affascinato da quella mafia che sembrava invece combattere. La dimostrazione pratica è nascosta dietro alcune parole del protagonista del Giorno della civetta. Sempre lui: il capitano Bellodi. “Sciascia – dice Camilleri – non avrebbe mai dovuto scrivere ‘Il giorno della civetta’: non si può fare di un mafioso un protagonista perché diventa eroe e viene nobilitato dalla scrittura. Don Mariano Arena, il capomafia del romanzo, invece giganteggia. Quella sua classificazione degli uomini – ‘omini, sott’omini, ominicchi, piglia ‘n culo e quaquaraquà – la condividiamo tutti. Quindi finisce coll’essere indirettamente una sorta di illustrazione positiva del mafioso e ci fa dimenticare che è il mandante di omicidi e fatti di sangue.

    E il fatto che Sciascia faccia dire dal capitano Bellodi a don Mariano mentre lo va ad arrestare ‘Anche lei è un uomo’ è la dimostrazione che in fondo Sciascia la mafia l’ammira e la stima”.
    La mafia sembra invece che non apprezzò le inchieste portate avanti da Borsellino e da Mori. Pochi giorni dopo aver tentato di accelerare le indagini sull’inchiesta “Mafia e appalti”, in una 126 rossa parcheggiata in via d’Amelio, nel cuore ovest di Palermo, esplosero cento chili di tritolo e uccisero il giudice Borsellino e i suoi cinque agenti della scorta. Era il 19 luglio 1992. Solo un giorno dopo, quando ancora la camera ardente di Paolo Borsellino non era stata neppure aperta, la procura di Palermo depositò un fascicolo con una richiesta di archiviazione. Sopra quel fascicolo c’era un codice fatto di sei numeri: 2789/90.
    Era l’inchiesta “Mafia e appalti”.

    © 2009 – FOGLIO QUOTIDIANO

     
    • anonimo 13:29 on 15 January 2010 Permalink | Rispondi

      Grazie paolo della precisazione che non conoscevo, sul resto delle mie domande sai qualcosa?

      Gianluca

    • anonimo 15:34 on 15 January 2010 Permalink | Rispondi

      PER COMMENTO 3

      Grazie dell’interessantissimo articolo che mi hai postato, nello stesso Mori intervistato dice:

      "Non perquisimmo subito l’ appartamento di Riina perche’ , e me ne assumo tutta la responsabilita’ , il capitano Ultimo pensava che potesse essere ancora "caldo". Quel che resta sono stupidi sospetti all’ italiana"

      Che significa ancora caldo? E poi nell’immediato subito dopo l’arresto si conosceva o no con precisione qual’era l’appartamento?

      Riguardo Canale è stato assolto in appello con motivazioni mandate dopo 13 mesi … ed è news di novembre ricorso in cassazione, che schifo!

      ASSOLUZIONE IN APPELLO

      http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronaca/italia/23841/assolto-tenente-canale-braccio-destro-borsellino-appello-stato-accusato-concorso-esterno-associazione-mafiosa.htm

      RICORSO IN CASSAZIONE
      http://www.antimafiaduemila.com/content/view/21520/48/

      Gianluca

      P.S. La news del ricorso in cassazione è così allucinante che è anche complicata da trovare in rete ed a riguardo ci sono pochi link .

    • anonimo 17:59 on 15 January 2010 Permalink | Rispondi

      Ciao Gianluca,
      Vado di fretta e mi sembra mancanza di rispetto per il titolare del blog postare " amemoria", come fatto per la risposta precedente,

      ad ogni modo.
      1, corretto, quando fu arrestato riina si conosceva il- grande-  complesso immobiliare ma non l’esatta ubicazione dell’appartamento.
      2. scrivi bene, caselli si era insediato il giorno stesso: ha avallato il parere anzitutto di Ultimo. Al processo ha confermato il tutto.
      La perquisizione era tecnicamente impossibile anche per il fatto che quasi subito l’ingresso del complesso immobiliare era pieno di giornalisti, informati da Ripollino, malgrado la cattura fosse avvenuta in altro luogo.
      3. non ricordo bene il particolare. Posso solo dire che è coerente con una assoluzione con formula piena sulla quanle uno a caso, travaglio, spende parole durissime dopo averci dilettato di lampioni e cassaforti.

      Mi scuso nuovamente se per fretta vado un po’ a memoria e non indico fonti specifiche.
      Posso dire con certezza che buona parte se non gran parte delle informazioni derivano dalla lettura delle analisi di enrix :)
      Ciao. Paolo

    • anonimo 19:20 on 17 January 2010 Permalink | Rispondi

      Ciao Enrix, sono Moritz, una segnalazione.
      Un tale avvocato Fabio Repici dice, ripreso anche dal sito di Borsellino (ammazza che dichiarazioni!):
       
      “Del ROS dopo la guida del generale Subranni è arrivato il momento del Generale Mario Mori. Il Generale Mario Mori è il responsabile della mancata perquisizione al covo di Riina. Tanti blaterano di una sentenza di assoluzione che gli ha restituito l’onore. Allora, per chiarire, il Generale Mori e il colonnello Sergio De Caprio dalla sentenza di assoluzione sono rimasti definitivamente svergognati perché, con quella sentenza di assoluzione, si è sancito che essi hanno omesso di perquisire il covo di Riina, sono assolti non per non aver commesso il fatto, ma solo perché il tribunale ha ritenuto che non era stato provato il dolo. L’hanno fatto, ma solo per colpa, inavvertitamente.”
      "Altro personaggio – qui rasentiamo il cabaret – che ha contraddistinto il ROS nella seconda Repubblica, è un personaggio che avrebbe un nome e un cognome, che però, come nei fumetti, si fa chiamare per pseudonimo. Ora, ci sono stati esimi esempi di ufficiali nobili ed integerrimi nella storia dell’arma dei carabinieri: Carlo Alberto Dalla Chiesa, il Capitano D’Aleo, il Capitano Basile. Ma voi ve lo immaginereste uno di questi personaggi che si fosse fatto chiamare con uno pseudonimo? Gli avrebbero riso in faccia. Non lo fecero. C’è invece un personaggio, che in teoria all’anagrafe si chiama Sergio De Caprio, che però è conosciuto con lo pseudonimo di Capitano Ultimo perché si sente evidentemente un personaggio dei fumetti. E’ un altro dei responsabili della mancata perquisizione al covo di Riina ed è uno dei personaggi – è un poveretto da come si propone – sui quali è però più difficile parlare, perché appena si cerca di mettere il dito sulle gravissime pecche di quell’ufficiale, ci sono personaggi, anche dell’antimafia ufficiale, che subito saltano in piedi e gridano allo scandalo. Perdonatemi, ma, con i personaggi da fumetti, investigazioni serie non se ne fanno e la storia del ROS è la prova di questo. Non è un caso, per altro, che i supporter di quegli ufficiali del ROS, di questi tempi, sono gli stessi supporter di Bruno Contrada, o gli stessi supporter dei servizi deviati."
       
      http://www.antimafiaduemila.com/content/view/23762/48/

    • anonimo 00:16 on 18 January 2010 Permalink | Rispondi

      Per Moritz

      Penso che basta leggere quello che scrive per capire il livello di questo avvocato. Tra l’altro sulla sentenza conclude con il comunicare che i giudici hanno confermato che il covo non è stato perquisito (cosa vera) ma non c’era dolo COME DIRE CHE E’ UNA STUPIDAGGINE IL MANCATO DOLO, peccato non ci racconti pure che Caselli diede l’ok e sapeva tutto, peccato non ci racconti che la presunta cassaforte rimase intatta, peccato non ci racconti che al momento dell’arresto non si sapeva con precisione quale era l’appartamento dove stava Riina, peccato non ci dice che causa soffiate alcuni giornalisti erano nella zona con il rischio di bruciare futuri indagini … ma per l’avvocato queste sono piccolezze da cartone animato …

      Gianluca

    • enrix007 12:41 on 18 January 2010 Permalink | Rispondi

      E’ incredibile la mobilitazione generale contro questi carabinieri che hanno catturato Riina.  Molto utile soprattutto per dare una buona immagine della lotta contro il crimine della loro città ai giovani palermitani.

      Questa serà probabilmente posterò un articolo, per rispondere a tutte queste bassezze, questo pattume.

    • anonimo 21:49 on 24 January 2010 Permalink | Rispondi

      Post di Angelo Jannone che parla dell’avvocato Repici.

      http://ilblogdiangelojannone.blogspot.com/2010/01/nel-nome-dellantimafia.html

    • anonimo 21:51 on 24 January 2010 Permalink | Rispondi

      Scusate, dimentico sempre la firma, chiamiamola così.
      Allora aggiungo un documento un po’ datato, la lettera di Olindo Canali, magistrato, in cui si parla anche dell’avvocato Repici.

      http://blog.libero.it/lavocedimegaride/6781985.html

      bart_simpson

    • anonimo 00:16 on 25 January 2010 Permalink | Rispondi

      Ho letto sul libro di Montolli "il caso Genchi" alcune dichiarazioni fatte da Jannone ai magistrati che sono delle auto accuse, sempre però nascoste ai media.

      Viene anche descritto come persona molto abile a gestire le news on line (riportando notizie non vere a suo riguardo su Wikipedia) e sullo stesso ancora non mi sono dilettato a cercare in rete. Tu lo hai fatto? Sai qualcosa relativi i processi che aveva in corso?

      Gianluca

    • enrix007 09:26 on 25 January 2010 Permalink | Rispondi

      Guardate, a me non frega niente chi sia ‘sto Repici. E semplicenente uno che ha scritto che i cc che arrestarono il capo dei capi della mafia latitante da decenni, sarebbero stati "svergognati" dal fatto che nella sentenza c’è scritto che non hanno comunque rispettato il regolamento di polizia, anche se tale infrazione è stata commessa senza dolo e non ha avuto, nè poteva avere, alcuna conseguenza sulle indagini.

      Quindi è semplicemente n’ommem-bip-.

    • anonimo 14:07 on 25 January 2010 Permalink | Rispondi

      Su Repici sono assolutamente d’accordo con te Enrix. Sarebbe interessante capire qualcosa anche su Jannone visto che da ex ROS viene utilizzato per attaccare gli stessi accostandolo  a Mori ad Ultimo ed ai tanti che NON DEVONO VERGOGNARSI DI NULLA (almeno fino a prova contraria e nonostante gli stiano facendo le pulci, queste prove contrarie ancora non sono uscite fuori).

      Gianluca

    • anonimo 18:15 on 14 January 2010 Permalink | Rispondi

      Articolo molto interessante.  Vorrei chiederti caro Enrix alcune precisazioni.

      1- L’articolo quando introduce per la prima volta l ‘argomento mancata perquisizione del covo o appartamento, fa passare un piccolo particolare che E’ ERRATO SE MI RICORDO BENE. All’inizio nell’immediato post arresto di Riina, arresto avvenuto per strada (nella zona presidiata) e dentro NESSUN APPARTAMENTO, non si sapeva neanche con precisione quale fosse l’appartamento in questione. Si sapeva che era in quella zona, basta. Mi ricordo bene Enrix ho in testa i miei ricordi sono sbagliati?

      2- Ho letto sempre nello stesso paragrafo che Mori afferma che avrebbe avuto l’input dalla procura di non fare la perquisizione, mentre i ricordo tutt’altra cosa e precisamente che ritenevano (Mori ed Ultimo) più corretto agire così ed informarono del loro piano Caselli (appena insediatosi) che diede l’ok, visto che la parola finale spettava a Caselli.  E’ un imprecisazione del giornalista che ha scritto il pezzo o ricordo male io?

      3- A seguire trovo scritto che Ingroia e Prestipino  in una prima inchiesta scagionarono Mori chiedendo l’archivazione ma cmq scrissero 100 pagine di motivazioni per picchiare duro, sostenendo che le news date alla procura erano non veritieri e fuorvianti. Immaggino avranno scritto a quale dichiarazioni si riferivano, quali sono?

      4- Infine si parla che vengono di nuovo messi sotto inchiesta e che questa volta il processo viene fatto E VENGONO DEFINITIVAMENTE ASSOLTI, ti chiedo Enrix, su cosa si basò la richiesta di una nuova indagine dopo che nel primo caso sullo stesso argomento Ingroia e Prestipino chiesero l’archivazione? Anche perchè, se non sbaglio, saranno proprio Prestipino ed Ingroia i PM dell’accusa.

      Gianluca

    • anonimo 03:09 on 15 January 2010 Permalink | Rispondi

      @Gianluca.
      Richiesta di archiviazione dei Pm ma la Gip (non ricordo il nome) ha rinvato a giudizio ugualmente.
      Paolo

    • anonimo 10:43 on 15 January 2010 Permalink | Rispondi

      http://archiviostorico.corriere.it/1999/gennaio/03/miei_uomini_prenderanno_Provenzano__co_0_9901031113.shtml

      Tutto e’ cominciato il 13 ottobre 1997 quando Caselli e il suo aggiunto Guido Lo Forte vanno a Torino a interrogare Mori: la Procura vuole capire quale crepa si fosse aperta nel sistema di vigilanza sull’ ex pentito Balduccio Di Maggio, tornato in Sicilia per ricostituire la cosca e compiere omicidi. L’ indagine si addentrava su presunte "distrazioni" del Ros.

      IL CASO SIINO – DE DONNO Alcuni giorni dopo il maggiore Giuseppe De Donno si presenta ai magistrati di Caltanissetta per accusare Lo Forte: il magistrato sarebbe stato una talpa delle cosche e avrebbe passato nel 1991 un rapporto Ros su mafia e appalti. La fonte era il "ministro dei Lavori pubblici" di Cosa nostra, Angelo Siino, che avrebbe fatto quelle rivelazioni a De Donno e al colonnello Giancarlo Meli. Sia lo Lo Forte che Siino smentiscono i due ufficiali.

      IL CASO CANALE Lo Forte denuncia De Donno per calunnia, sostenendo, tra l’ altro, che nei colloqui registrati a sua insaputa Siino non ha mai sollevato ombre sul procuratore aggiunto. Il pentito ha anzi accusato di collusioni mafiose il tenente Carmelo Canale e il maresciallo suo cognato, Antonino Lombardo, suicida nel 1995.

      Poi però Canale per quelle accuse è stato assolto, sbaglio?

      http://cronachedallimbecillario.splinder.com/archive/2009-08

    • anonimo 10:54 on 15 January 2010 Permalink | Rispondi

      L’articolo finiva così

      LA RAPPACIFICAZIONE Nell’ aprile 1998 il nome di Mori finisce nel registro degli indagati a Palermo: con altri ufficiali e funzionari di polizia avrebbe reso una falsa testimonianza nel processo all’ ex funzionario del Sisde Bruno Contrada. Ma proprio in quel momento la guerra tra Ros e Procura e’ entrata in una fase di rapido raffreddamento fino a una cena "pacificatrice" svolta a Palermo tra Caselli, Mori e altri ufficiali 

      L’ INCHIESTA Intanto la Procura di Caltanissetta chiede l’ archiviazione sia per Lo Forte che per De Donno. Solo per Canale richiesta di rinvio a giudizio.
      R. R., D’ Avanzo Giuseppe
      Pagina 13
      (3 gennaio 1999) – Corriere della Sera

      bart_simpson

  • Avatar di enrix

    enrix 16:39 on 2 December 2009 Permalink | Rispondi
    Tags: , , , , , , , vito ciancimino   

    SPATUZZA, CIANCIMINO JR. : ECCO LE NUOVE PATACCHE 

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    SPATUZZA, CIANCIMINO JR.: ECCO LE BUFALE  CHE METTONO IN RIDICOLO DI FRONTE AL MONDO IL NOSTRO SISTEMA GIUDIZIARIO ED IL NOSTRO STATO DI DIRITTO.

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    Gli appassionati di libri gialli conoscono bene quei metodi finissimi, quei capolavori delle scienze investigative che hanno reso detectives come Hercule Poirot o avvocati come Perry Mason, celebri al mondo intero.

    Sapete, quelle cose sottili, roba tipo: quella lettera è falsa, non poteva essere stata scritta nel 1921 perché un’analisi dell’inchiostro ha rivelato la presenza di un composto del magnesio utilizzato nel mercato delle stilografiche solo dal 1924.

    Oppure:  secondo quanto accertato, l’imputato è allergico al latte, per cui non poteva essere stato lui a consumare quel mezzo budino alla vaniglia i cui avanzi sono stati ritrovati al tavolo della vittima che aveva ospitato il suo assassino.

    Bene, credo che tutti abbiamo presente.

    Invece, nel caso di Spatuzza e Ciancimino Jr, non c’è nulla di tanto sottile. Assolutamente.

    No.  Qui ci sono proprio solo degli svarioni da Totò e Peppino,  degli sfondoni da Banda Bassotti e Spennacchiotto, delle vere e proprie gaffes alla Pietro Gambadilegno.

    Al che, ci potremmo fare semplicemente due belle e salutari risate.

    Ma non possiamo farlo, perché dietro a queste bufale ci sono, incredibilmente, i solidi puntelli di un apparato istituzionale, quello della giustizia di stato, e dei principali organi di informazione nazionale, che pretendono ad ogni costo di prospettarci come credibili quelle sole da salumaio.

    Quindi c’è poco da ridere.

    Prendiamo ad esempio l’articolo del 28 novembre scorso, su Repubblica, dal titolo L’INCHIESTA – Il peso del ricatto al premier della famiglia di Brancaccio sembra legato all’inizio della sua storia di imprenditore. SONO I SOLDI DEGLI INIZI DEL CAVALIERE L’ASSO NELLA MANICA DEI FRATELLI GRAVIANO”, articolo che porta le firme illustri di Giuseppe D’Avanzo e Attilio Bolzoni.

     D’Avanzo e Bolzoni ci riferiscono di alcune dichiarazioni del piùchepentitocontrito Gaspare Spatuzza, provenienti da un verbalone di oltre mille pagine che chi più ne ha più ne metta.

    E c’è da credere, com’è ovvio, che se quelle son le cose che Repubblica preferisce estrapolare  da un verbalone di 1000 pagine per porle in evidenza al proprio pubblico, allora devono essere le cose più importanti dette da Spatuzza.

    Vediamo che cosa ci raccontano di bello.

    “È il 16 marzo 2009, il mafioso di Brancaccio racconta ai pubblici ministeri del "tesoro" dei Graviano. "Cento lire non gliele hanno levate a tutt’oggi. Non gli hanno sequestrato niente e sono ricchissimi".

    Dopodichè Repubblica ci porta subito al sodo dell’insinuazione.  Già, perché il giornale ci tiene a chiarire subito che di insinuazioni si tratta, di mere deduzioni dei pentiti prive dei necessari "riscontri intrinseci ed estrinseci". Ma che comunque per la loro gravità e per le persone che coinvolgono, vanno comunque approfondite.

    Che cosa intenda insinuare Spatuzza, è chiarito nell’articolo con una serie di premesse ben confezionate:

    “Con quali capitali, Berlusconi abbia preso il volo, a metà degli settanta, ancora oggi è mistero glorioso e ben protetto. Molto si è ragionato sulle fidejussioni concessegli da una boutique del credito come la Banca Rasini; sul flusso di denaro che gli consente di tenere a battesimo Edilnord e i primi ambiziosi progetti immobiliari. Probabilmente capitali sottratti al fisco, espatriati, rientrati in condizioni più favorevoli, questo era il mestiere del conte Carlo Rasini. Ma è ancora nell’aria la convinzione che non tutta la Fininvest sia sotto il controllo del capo del governo.”

    E ancora:

    “Il Cavaliere dice che si è fatto da sé correndo in salita senza capitali alle spalle. Sostiene di essere il proprietario unico delle holding che controllano Mediaset (ma quante sono, una buona volta, ventidue o trentotto?). E allora l’altro venti per cento di Mediaset di chi è? Davvero, come raccontano ora gli uomini di Brancaccio, è della mafia? È stata la Cosa Nostra siciliana allora a finanziarlo nei suoi primi, incerti passi di imprenditore?”

    Domande che ci assillano da anni, effettivamente.

    Ora c’è Spatuzza, mafioso pentito del Brancaccio, che sembra finalmente essere in grado di portare un po’ di luce sul mistero delle richezze primordiali del cavaliere, preparando, con le sue lucide testimonianze, il terreno alla tanto attesa confessione finale dei Graviano, così come ribadiscono i giornalisti di Repubblica:Nella scena che prepara la confessione di Gaspare Spatuzza, quel che è originale è l’esistenza di "un asso" che, giocato da Giuseppe Graviano, potrebbe compromettere il racconto mitologico dell’avventura imprenditoriale del presidente del consiglio.”

    E Graviano  non potrà più giocare a lungo a nascondino, perché ormai Spatuzza ha vuotato il sacco:

    "Filippo Graviano mi parlava come se fosse un suo investimento, come se la Fininvest fossero soldi messi da tasca sua",.

    Benissimo.  E a questo punto, preso atto di tutto questo, chi volesse andare da D’Avanzo e Bolzoni, nonché dai magistrati che hanno tirato giù i verbaloni di Spatuzza, per spiegargli con i dovuti rispetto e cortesia che i fratelli Graviano all’anagrafe risultano nati uno nel 1961 e l’altro nel 1963, e che pertanto con i capitali con cui Berlusconi ha preso il volo nella metà degli anni 70 potrebbero c’entrare soltanto ammettendo che il racket degli scambiatori delle figurine Panini e del contrabbando scolastico dei fumetti “spinti” procurasse profitti imprevedibili, ora è libero di farlo.

    Io già me la vedo l’espressione arcigna dei banchieri della Rasini che, accogliendo nei propri lussuosi uffici milanesi questi prodigiosi miliardari quattordicenni di Palermo, li assicurano della serietà del loro investimento.

    Ma non è tutto. Sono gli approcci verso l’alta finanza portati avanti dai Graviano negli anni ’90, la vera perla della memoria del nostro Gaspare detto ”u tignusù” .

     

    Parla Spatuzza (16 giugno 2009): "Nel 1991, vendono, svendono il patrimonio. Cercano i soldi, [vogliono] liquidità e io non so come sono stati impiegati [poi] questi capitali, e per quali acquisizioni. Certo, non sono restati in Sicilia". I Graviano, a Gaspare, non appaiono più interessati "alle attività illecite" . "Quando Filippo esce [dal carcere] nell’88 o nel 1989, esce con questa mania, questa grandezza imprenditoriale. I Graviano hanno già, per esempio, le tre Standa di Palermo affidate a un prestanome, in corso Calatafimi a Porta Nuova, in via Duca Della Verdura, in via Hazon a Brancaccio". Filippo – sempre lui – si sforza di far capire anche a uno come Spatuzza, imbianchino, le opportunità e anche i rischi di un impegno nella finanza. Le sue parole svelano che ha già a disposizione uomini, canali, punti di riferimento, competenze. "[Filippo] mi parla di Borsa, di Tizio, di Caio, di investimenti, di titoli. (…). Mi dice: [vedi Gaspare], io so quanto posso guadagnare nel settore dell’edilizia, ma se investo [i miei soldi] in Borsa, nel mercato finanziario, posso perdere e guadagnare, non c’è certezza. Addirittura si dice che a volte, se si benda una scimmia e le si fa toccare un tasto, può riuscire meglio di un esperto. Filippo è attentissimo nel seguire gli scambi, legge ogni giorno il Sole 24ore. Tiene in considerazione la questione Fininvest, d’occhio [il volume degli] investimenti pubblicitari. Mi dice [meraviglie] di una trasmissione come Striscia la notizia. Minimo investimento, massima raccolta [di spot], introiti da paura. "Il programma più redditizio della Fininvest", dice. Abbiamo parlato anche di Telecom, Fiat, Piaggio, Colaninno, Tronchetti Provera, ma la Fininvest era, posso dire, un terreno di sua pertinenza, come [se fosse] un [suo] investimento, come se fossero soldi messi da tasca sua, la Fininvest".

    E certo, nella metà degli anni 70 l’aveva finanziata lui, la Fininvest, con il racket delle figurine.

    Ma anche su quanto rivelato da Spatuzza sulle discussioni in tema di investimenti che lui avrebbe tenuto con Graviano in quell’epoca, ci sarebbe qualcosa da spiegare ai magistrati nonché ai giornalisti che come D’Avanzo e Bolzoni ce ne danno conto. Ad esempio, che Colaninno non era un esponente dell’alta finanza, ma soltanto un produttore di pezzi per automobili generici e di basso costo, come i filtri per il gasolio.  E soprattutto, che la Telecom non esisteva ancora. Si chiamava SIP, ed era difficile fare affari con i suoi titoli, perché appartenevano allo Stato.

    Proprio così. Ma non sarà mica che ‘sto Spatuzza è un contafrottole?  Mah.

    Comunque, quand’anche lo fosse, allora possiamo dire che si contende il primato con Ciancimino Jr, del quale oggi, sempre Repubblica, ci narra questa nuova prodezza:

     

    Deposizione del figlio del defunto sindaco di Palermo davanti ai pmche indagano sulle stragi di mafia. Il capo dei capi parlava di "il nostro amico senatore

    Ciancimino jr e il biglietto del boss

    "Dell’Utri parlò con Provenzano"

    dal nostro inviato FRANCESCO VIVIANO

     

    “CALTANISSETTA - Bernardo Provenzano, il capo dei capi di Cosa nostra, era in contatto diretto con il senatore Marcello Dell’Utri. Lo ha raccontato Massimo Ciancimino, figlio del defunto ex sindaco di Palermo Vito, ai giudici di Palermo e di Caltanissetta che indagano sulle stragi di Capaci e di via D’Amelio, e sulla presunta "trattativa" tra Stato e Mafia di quegli anni.

    Massimo Ciancimino lo ha detto ieri ai magistrati spiegando nei dettagli il "senso" di un biglietto dattoloscritto da Bernardo Provenzano ed inviato a Don Vito Ciancimino che si trovava agli arresti domiciliari a Roma, dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio. "Caro ingegnere – scriveva Provenzano – ho ricevuto la "ricetta", ci dobbiamo incontrare nel solito posto, al cimitero, per chiarire alcune cose… Abbiamo parlato con il nostro amico senatore per quella questione, hanno fatto una riunione e sono tutti d’accordo".

    E quell’amico senatore, secondo Massimo Ciancimino, sarebbe proprio Marcello Dell’Utri. La "ricetta" che Provenzano aveva ricevuto da Vito Ciancimino, sarebbe stata la richiesta di Cosa nostra ad alcuni esponenti politici di favorire i mafiosi in carcere ed i loro patrimoni in cambio della fine delle stragi del ’92-’93 che avevano raggiunto l’apice con gli attentati di Firenze, Roma e Milano.

    Ma l’ultimo "pizzino" di Provenzano inviato a Vito Ciancimino, quello relativo all’incontro con "il nostro amico senatore", sarebbe stato spedito nel 2000, ha spiegato Massimo Ciancimino, a conferma che la "trattativa" tra Stato e Mafia avviata con Riina e Provenzano e proseguita poi con i fratelli Filippo e Giuseppre Graviano, è continuata e non si sarebbe mai interrotta. (…)

    Adesso, rompendo ogni indugio e abbandonando le paure di "parlare di persone importanti", Massimo Ciancimino ha svelato che Bernardo Provenzano si riferiva proprio a Marcello Dell’Utri.”

    Perfetto, caro Ciancimino. Quindi Provenzano avrebbe spedito un pizzino  nel  2000, in cui parlava, secondo te, di dell’Utri, chiamandolo “il nostro amico senatore”.

    Peccato che Dell’Utri sia diventato senatore soltanto nel 2001.

    E con questo, noi per oggi con i bufalari abbiamo chiuso.

    Ma Repubblica certamente no.

    Enrix

    Un ringraziamento doveroso va a colui che, come da sempre, è preziosissima fonte di informazioni per i miei articoli: il mio caro amico François de Quengo de Tonquédec.

     
    • ilPensatore 17:00 on 2 December 2009 Permalink | Rispondi

      stamattina ho scritto anch’io un pezzo su Ciancimino jr…

      http://ilpensatore.wordpress.com/2009/12/02/ciancimino-jr-e-lamico-senatore-dellutri-qualcosa-non-torna-la-data/

      ora aspetto che D’Avanzo commenti con la dovuta puntigliezza le dichiarazioni del figlio del sindaco mafioso di Palermo…

    • ilPensatore 17:01 on 2 December 2009 Permalink | Rispondi

      dimenticavo: salutoni Enrico…

    • anonimo 17:07 on 2 December 2009 Permalink | Rispondi

      Complimenti Enrix, come al solito bastano due tre cosette semplici semplici per SPUTTANARE CERTA STAMPA.

    • enrix007 17:07 on 2 December 2009 Permalink | Rispondi

      Saluti a te Marco. Eh si, questa è proprio bella grossa. Bisognava giusto rompere gli indugi a parlare dei potenti, per dire ‘sta cazzata,.

    • giu7 18:28 on 2 December 2009 Permalink | Rispondi

      Interessante.
      Mi viene in mente quello scambio lunghetto ma divertente che avemmo l’anno scorso sul blog di Guzzanti, e che ebbe inizio da qui:
      http://www.paologuzzanti.it/?p=734#comment-66748

      Peccato non poter leggere il corrispettivo che si potrebbe avere con simili interlocutori.

    • ilPensatore 20:53 on 2 December 2009 Permalink | Rispondi

      senza contare che, per un novello finanziere attento al mercato, Piaggio non poteva certo rappresentare un buon investimento, visto che negli anni 80 e fino al 93 è un’azienda in completo declino…

      mah…

    • anonimo 12:56 on 3 December 2009 Permalink | Rispondi

      A me, che sono cresciuto nella scuola post-stragi, è sempre più chiaro che l’instillazione nei giovani di tutta quella stomachevole liturgia dell’antimafia era fatta allo scopo di realizzare uno strumento di potere, e di rincoglionimento.
      Grazie ad essa ora quando c’è di mezzo la mafia si parla per dogmi, chi dubita è un bestemmiatore, abbiamo la santificazione per via consanguinea, la mafiosità transitiva e molte altre cose.  

      A proposito, sicuramente i miei genitori in quelle Standa ci saranno andati. Non potevano non sapere – Travaglio l’ha spiegato che chi è siciliano le sa queste cose. Lui invece è autorizzato a non saperle –  che faccio…  chiamo il magistrato pure io?

      Sempre complimenti per i tuoi articoli.

      Fabio "Buson"

      ah…  una cosa. Dove dici

      "pertanto con i capitali con cui Berlusconi ha preso il volo nella metà degli anni 70 potrebbero c’entrare soltanto ammettendo"

      per favore: entrarci. C’entrare è l’aggiustamento di un orrendo benché diffuso errore (centrare): il ci proclitico con l’infinito non si può mettere. E’ come se uno dicesse: ti va di ci andare domani?

      Scusa la lagna che sono.  

    • anonimo 10:00 on 4 December 2009 Permalink | Rispondi

      Spennacchiotto! Quanti ricordi!
      Luigi

    • anonimo 16:02 on 4 December 2009 Permalink | Rispondi

      Sia ben chiaro che non considero attendibili le dichiarazioni di Spatuzza, non completamente almeno.
      Però mi chiedo: perché gli è saltato in mente di farle? Perché i Graviano non si dissociano, come generalmente avviene con i pentiti, ma dimostrano stima verso Spatuzza?
      La mafia vuole minacciare il governo, questo è certo, perché?
      Non crederete davvero che la mafia voglia fare cadere il governo perché danno la caccia ai latitanti… da quando in qua il governo ha il potere di arrestare latitanti? Mi pare che ancora questo potere spetti alla tanto vituperata magistratura…

      A metà degli anni settanta i Graviano erano giovani ma il loro clan esisteva già, probabilmente con "noi" si riferivano al clan.

      D’altronde perché Berlusconi, se veramente è infastidito da tutte queste voci, non fa chiarezza una volta per tutte sulla provenienza di quei soldi? Insomma le voci le crea lui quando si avvale della facoltà di non rispondere davanti a un magistrato… senza contare il dovere di chiarezza di fronte all’opinione pubblica…

      Enrix, se non fornisci versioni alternative, ma ti limiti a fare notare i punti deboli di quello che secondo te è un Truman Show, convinci solo chi è già d’accordo con te.
      Poi su alcuni punti deboli, errori anche in malafede, posso essere d’accordo, ma da qui a credere al Truman Show ce ne passa.

      Luigi C.

    • enrix007 02:47 on 7 December 2009 Permalink | Rispondi

      Hai ragione Luigi, presto riassumerò le "versioni alternative", stai tranquillo.

    • anonimo 17:49 on 7 December 2009 Permalink | Rispondi

      Scusate l’intromissione ma secondo me NON HA RAGIONE LUIGI.

      Sono con VOI che dobbiamo capire  i perchè e su questo non ci piove, ma se nel frattempo il quadro con c’è chiaro DOBBIAMO ATTENERCI HAI FATTI APPURATI ed INCONTROVERTIBILI  CHE SONO DUE:

      - Nel 93 Berlusconi non era al governo e neanche in politica e se avevano delle anticipazioni NESSUN COMMENTATORE POLITICA POTEVA IMMAGINARE CHE AVREBBE BATTUTO LA MACCHINA DA GUERRA OCHETTIANA

      - All’inizio dell’attività Berlusconiana i GRAVIANO giocavano con Figurine e Subbuteo.

      Gianluca

    • enrix007 03:23 on 9 December 2009 Permalink | Rispondi

      Infatti non ha ragione, Gianluca, la mia era ironìa.
      Le versioni "alternativ", che poi son le vere principali,  sono già tutte scritte nei miei articoli precedenti, nonchè nell’ultima sentenza "Borsellino-bis".

      Questa nuova ondata spatuzziana-cianciminiana di rivelazioni che non sono tali, è solo un depistaggio, alla fine.

      falcone e Borsellino sono stati uccisi per le inchieste sulle attività criminali che conducevano e che avevano dimostrato di voler condurre. E per null’altro.

      E Berlusconi e la trattativa non c’entrano una sega.

    • anonimo 06:59 on 9 December 2009 Permalink | Rispondi

      Premesso che Travaglio sta sul cazzo anche a me, permettimi di dissentire cordialmente con le tue conclusioni.

      Il particolare di Telecom e’ interessante. Ma potrebbe trattarsi di una svista, una sovrapposizione di ricordi, visto che Spatuzza parla ora dei primi anni novanta, e gli sara’ capitato in seguito di parlare di economia con altri. Gia’ mi stupisco che uno cosi’ sappia parlare, non e’ che si puo pretendere la precisione assoluta.

      Quanto alla storia delle figurine Panini, stai smontando quella che e’ solo una tua deduzione. Sentendo spatuzza parlare dei soldi dei Graviano, e’ evidente che si riferisce agli anni novanta, e non ai 70. Il fatto che l’articolo di repubblica inizi coi riferimenti agli anni 70 vuol solo sottolineare il fatto che la carogna perde il pelo ma non il vizio. Stando agli atti del primo processo a dell’utri, i soldi negli anni 70 venivano da Stefano Bontade, e questo i giornalisti lo sanno benissimo.
      A prescindere se sia vero o no, io penso di si’, tu immagino di no, ma non e’ che puoi pretendere di provarlo smontando tesi che nessuno sostiene.

      Grazie per l’attenzione..

      satanetto

    • enrix007 15:57 on 9 December 2009 Permalink | Rispondi

      Si satanetto, spiegamela di nuovo bene, che non l’ho capita, sono un po’ lento e sciocco.

      Tieni solo presente, per cortesia, che l’articolo su Repubblica non l’ho scritto io, ma de giornalisti per l’appunto di repubblica.

      Dopodichè, vediamo anche di distinguere fra una contabilità incerta e mal ricostruita, quella di Finivest degli anni 70, su cui si può insinuare ciò che si vuole, e quella depositata degli anni 90, dove chiunque può mettere le mani ed andarsi a cercare i soldi dei Graviano, se li trova. Soldi però che in quell’epoca non potevano entrare per contanti, ma solo con versamenti tracciabili, e non nel capitale, ma nel fondo d’investimento, insieme a quelli di qualunque altro italiano ci abbia versato un suo assegno personale, nella speranza di vederlo fruttare. E soldi che se i Graviano volessero indietro, non hanno che da richiedere agli sportelli, come ho fatto io quest’anno quando mi son trovato a corto, anzi a zero.

      Tu afferri la differenza, satanetto? Non mi pare che Spatuzza  ed i suoi megafoni stiano parlando di quello, non mi pare proprio.

      Parlano di denaro riciclato, loro. Dunque qualcuno mi spieghi come si può riciclare denaro della mafia in fininvest negli anni 90, senza lasciarne traccia in contabilità.

      Girala come vuoi, satanuccio, sempre bufala iè.

    • anonimo 17:25 on 9 December 2009 Permalink | Rispondi

      Buongiorno, spero tu sia altrettanto lento quanto me.. Non sto dicendo che hai scritto tu l’articolo, ma che lo presenti come se sostenesse una tesi assurda (i Graviano riciclavano negli anni 70), ad esempio dove dici: “E certo, nella metà degli anni 70 l’aveva finanziata lui, la Fininvest, con il racket delle figurine.” Dopodiche’ ti dedichi a smontare questa tesi. Vedo che nella risposta hai cambiato tesi, sostenendo invece che negli anni 90 la fininvest era un’esempio di rettitudine finanziaria, e rendeva conto di ogni lira. Devo dire che trovo difficile replicare a questo. Diciamo che non posso dimostrarlo, ma non mi stupirebbe se mister B. avesse trovato il modo di riciclare qualsivoglia somma di qualsivoglia provenienza, anche in pieni anni 90, anche adesso, vista la sua indubbia esperienza finanziaria.

      Con questo non voglio difendere repubblica, che e’ un giornale che ha espressamente vietato ai suoi giornalisti di menzionare la manifestazione sull’agenda rossa, secondo lo stesso Salvatore Borsellino. Io penso che la trattativa ci sia stata, che abbia convolto pezzi di centrosinistra e di centrodestra, tra cui B., e che alcuni mafiosi, non tutti, si sentano ancora una volta traditi. Non avendo piu’ la forza di attaccare sul piano militare, attaccano sul piano politico, sapendo che finche’ escono nomi solo da una parte, dall’altra parte qualcuno gli fara’ da megafono.

      satanetto

    • anonimo 02:32 on 12 December 2009 Permalink | Rispondi

      Salve Enrix,
      ho visto stasera "Niente di personale", ospite Facci.
      Lui ormai deve essere diventato un assiduo tuo lettore, perchè, nel commentare le dichiarazioni di Spatuzza, ha tirato fuori tutti i rilievi del tuo ultimo articolo (i Graviano 14enni, la Telcom che non esisteva, Colaninno…).

      Eh eh… ma è lui che copia da te, o sei tu a copiare da lui per caso?

      Salutoni
      Moritz

    • enrix007 12:19 on 13 December 2009 Permalink | Rispondi

      Non l’ha ripresa solo Facci, questa nostra cosa (qui la fonte è François, e quando entra in gioco lui due segugi valgono per otto), ma anche Belpietro ieri nella prima pagina di Libero.
      Comunque si, Filippo Facci ci legge, e mi pare con attenzione.
      Io lo considero un ottimo giornalista, ed anche un’ottima persona, e a quanto ne so la stima è reciproca.

    • anonimo 18:32 on 14 December 2009 Permalink | Rispondi

      Gentile Enrix
      non le sara’ sfuggito che nella homepage del Fatto quotidiano capeggia la pubblicità del dvd in omaggio con il fatto "Paolo Borsellino – L’intervista nascosta".
      Si attendono ghiotte manipolazioni.
      A presto e buone feste se non le scrivo prima.
      Luigi

    • anonimo 01:22 on 26 December 2009 Permalink | Rispondi

      e allora, i commenti al vero e definitivo video integrale dell’intervista a Paolo Brosellino? qui si latita….. niente da dichiarare?
      baciamo le mani, don Enrico

    • enrix007 01:47 on 26 December 2009 Permalink | Rispondi

      Non si latita, stai tranquillo. Semplicemente sono così tanti gli elementi che saltano fuori esaminando l’intervista, che metterli insieme richiede tempo. Poi ho già preparato 4 clip video di supporto, ed uno l’ho anticipato oggi come aperitivo.

      Ciao.

      P.S.: Il commento di un anonimo che si rivolge a me come a un mafioso, a Natale e Santo Stefano può anche passare.
      Ma alla prossima che fai, con te userò, diciamo così, meno tatto.
      Intanto mentre aspetti i miei articoli, prova ad andare a studiare.

  • Avatar di enrix

    enrix 02:44 on 23 November 2009 Permalink | Rispondi
    Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , vito ciancimino   

    I manoscritti sulla "trattativa" tra stato e mafia 

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    1) Premessa

    Prima di partire con la prima puntata del nostro telefilm, debbo fare una precisazione   doverosa.

    Quando per carburare il Truman Show si da il via ad una campagna mediatica, non è detto che tutti coloro che vi partecipano facciano parte della regia.

    Molti giornalisti, magistrati, politici, ecc…ecc… partecipano alla messa in onda del “rumor” , vale a dire quel suono, quel vociare che parte nel giornale del mattino e si conclude con le serate televisive, a volte persino inconsapevolmente, e vale a dire semplicemente ripetendo o facendo da eco alla colonna sonora dello show, e cioè ai virus informativi lanciati dai registi, convinti di fare cosa giusta e, certe volte, persino di avere a che fare con cose veritiere.

    Ergo, quando in questo sito, analizzando un testo od una trasmissione televisiva, scopriremo qualche cumulo di sciocchezze, occorre ribadire che tali sciocchezze non sempre, per chi le enuncia,  rappresentano qualcosa di scritto o pronunciato in stato di coscienza e consapevolezza, e quindi di dolo, ma che si può trattare semplicemente e giustappunto di sciocchezze, corbellerie, bufale, proposte al pubblico per mera superficialità ed approssimazione, da qualcuno che non ha verificato né approfondito la notizia innestata nello show da chi sta in cabina di regia, o da chi si è lasciato semplicemente trasportare dall’enfasi e dal noto metodo del “più o meno”.

    In sintesi: proponendo una teoria di imprecisioni, falsità e corbellerie, non è vero che intendiamo significare allo stesso tempo che gli autori delle stesse siano dei falsari di mestiere o dei criminali.

    Molte  volte, anziché di paraculi,  si tratta di gente pasticciona e poco professionale,  od anche ingenua , così come ingenua ed innocente è la schiera dei lettori o telespettatori che recepisce le notizie così come sono, senza alcuno spirito critico.

    Altre volte invece, pizzicheremo i veri e propri mascalzoni, i cervelli criminali. (Non distante da qui, negli articoli di Segugio dei giorni scorsi, abbiamo parlato di uno di questi, e bello grosso).

    Buona lettura.
     

    2) I manoscritti sulla "trattativa" tra stato e mafia


    C’eran tre papelli,
    vergati da Don Vito.
    Ma, di tre, due son patacche, ahimè.
    Lui non ci ha mai messo dito.

    truman show avatar.bmp Da  molti anni ormai si parla del famigerato papello, il foglio contenete l’elenco delle pretese avanzate allo Stato dalla mafia per allentare la morsa degli attentati e delle stragi.  Su questo blog abbiamo già trattato diffusamente dell’argomento, nell’articolo  “De papellibus”.

    A metà dello scorso mese di ottobre, il presunto papello è saltato fuori, consegnato prima in fotocopia, e quindi in originale, da massimo Ciancimino ai PM di Palermo.

    Insieme al papello, son saltati fuori altri due documenti.

    Il primo, è un papello-bis, un altro foglio contenente richieste che lo stato avrebbe dovuto esaminare per trattare con la mafia, sulla base delle stesse, onde fermare gli attentati.

    Il secondo, è un memoriale di 13 pagine, sulla trattativa, manoscritte da Vito Ciancimino nel 1993 e pubblicate integralmente e per la prima volta il 21 ottobre scorso, contemporaneamente su questo blog e sul blog “censurati.it” di Antonella Serafini, cui va il merito di avere reperito il documento. Memoriale che, come vedremo, era già in mano ai Procuratori di Palermo ancor prima che fosse manoscritto. (?….tranquilli, ora ve la spiego).

    Quindi, TRE documenti, che ho descritto in forma sintetica.

    A questo punto, per calarsi nello show provando in modo pieno ed appagante  la sensazione di essere un Mr. Truman come si deve, bisogna prima capire bene CHE COSA SIA EFFETTIVAMENTE ognuno di questi documenti.

    Così funziona. Per capire che ti è caduto un faretto cinematografico tra i piedi, bisogna prima sapere bene che cosa è e com’è realmente fatto, un faretto cinematografico.

    E quindi, ecco qua.


    —-> documento numero uno: il papello originale

    Lo vediamo in questa immagine:

     

    Come ho
    detto, è un elenco di 12 pretese numerate, scritte dalla mafia per mano di un
    non precisato scrivano (secondo Brusca si tratta del Dott. Cinà), su di un
    foglietto in possesso di Don Vito Ciancimino, da lui consegnato al generale
    Mori e custodito, in copia, in cassetta di sicurezza sino ad un mesetto fa,
    allorchè Massimo Ciancimino riuscì finalmente a recuperarlo e quindi a
    consegnarlo ai magistrati inquirenti.

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    Come ho detto, è un elenco di 12 pretese numerate, scritte dalla mafia per mano di un non precisato scrivano (secondo Brusca si tratta del Dott. Cinà, secondo Sandro Ruotolo potrebbe trattarsi di Totò Riina, secondo me di uno qualsiasi), su di un foglietto in possesso di Don Vito Ciancimino, da lui consegnato, in ori ginale o in copia, al generale Mori e custodito, in originale o in copia, in cassetta di sicurezza sino ad un mesetto fa, allorchè Massimo Ciancimino riuscì finalmente a recuperarlo e quindi a consegnarlo ai magistrati inquirenti.

    Su questa copia, come si vede dall’immagine, qualcuno ha scritto «Consegnato, spontaneamente, al colonnello dei Carabinieri Mario Mori dei Ros», e secondo Massimo Ciancimino lo scrittore sarebbe suo padre.  E quindi anche secondo la totalità dei media nazionale, Don Vito risulta essere l’autore di quella scritta. Fatto importante, quella postilla, perché essendo provato e confermato dallo stesso Mori che siano avvenuti incontri fra di lui e Vito Ciancimino, quella scritta del defunto Don Vito, sarebbe un pesante indizio contro il generale, una prima rilevante prova che egli abbia ritirato “il papello” della trattativa fra mafia e stato, fatto che egli ha sempre negato.

    In realtà noi abbiamo fatto un confronto calligrafico fra parole equivalenti, estratte le une da questo e dal secondo papello (doc. numero 2)  e  e le altre dal documento numero 3, scritto certamente da Vito Ciancimino.

    Dal confronto fra le grafie, sorgono alcuni dubbi. Anche il papello bis, come il precedente, in alcune parti suscita perplessità..

    VEDI QUI IL CONFRONTO CALLIGRAFICO

     

    —–> documento numero due: il papello originale “rivisto” da Vito Ciancimino   


    Lo vediamo in questa immagine.

     


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    Secondo quanto afferma Massimo Ciancimino, suo padre quando lesse per la prima volta il PAPELLO N°1, considerò le 12 richieste delle “richieste da testa di m….”.

    Per lui quelle richieste poste allo stato erano irricevibili, assolutamente improponibili.

    Pensò quindi di redigere un elenco di richieste alternativo, con pretese più “soft” rispetto a quelle originali, diciamo “smussate” così da renderle proponibili. Ad esempio la richiesta di eliminazione delle accise sul carburante, veniva sostituita da Don Vito con una più realistica e ragionevole: la soppressione del Monopolio di Stato sui tabacchi.

    Su questo papello-bis si possono leggere, in testa, i nomi di Virginio Rognoni e Nicola Mancino.  «Quei due nomi non sono sul papello. Mio padre li scrisse a mano su un foglio a parte (il papello-bis)  facendo i suoi ragionamenti, le sue modifiche sui 12 punti della carta principale, cioè il papello»

    Quindi questo papello sarebbe stato scritto di proprio pugno da Don Vito, così come confermato anche da suo figlio Massimo, il superteste.

    In realtà, sempre dal confronto calligrafico da noi effettuato e già citato sopra, ANCHE QUESTO SECONDO PAPELLO suscità perplesità in più punti. 

     

    —–> documento numero tre: il memoriale di vito ciancimino del 1993

    Questo documento viene definito “memoriale”, ma in realtà non è esattamente questo.

    Sarebbe invece la trascrizione testuale, fatta di proprio pugno da Don Vito Ciancimino, di un verbale di una sua stessa deposizione redatto il giorno 17 marzo 1993 nel carcere romano di Rebibbia, innanzi al Procuratore Distrettuale della Repubblica di Palermo, dott. Giancarlo CASELLI e al sostituto Procuratore dott. Antonio INGROIA.

    Vito Ciancimino, che in carcere aveva tutto il tempo per farlo, trascrisse a mano quel verbale e lo corredò di un paio di paginette di note aggiuntive.

    Il motivo dell’operazione, si spiegherebbe col fatto che il Ciancimino aveva l’intenzione di affidare ad un editore straniero un suo libro di memorie, che nella sua stesura originale doveva essere interamente manoscritto, a provarne l’autenticità anche in caso di eventuale incapacità di conferma da parte dell’autore, caso mai gli fosse capitato qualche incidente.

    E quindi Ciancimino trascrisse a mano quella parte del suo verbale di deposizione innanzi ai PM, perché aveva l’intenzione di utilizzarla per il suo libro.
    In realtà poi, rinunciò, e la ripose in un cassetto.

    Questo manoscritto NON RISULTA ESSERE MAI STATO CONSEGNATO da Ciancimino a Mori, o comunque non c’è alcuna prova che ciò sia avvenuto.  Anzi, c'è la prova contraria. Infatti il documento originale, è stato sequestrato dagli inquirenti nel 2005 a Massimo Ciancimino, nel contesto delle iniziative cautelari disposte dalla Procura di Palermo per le indagini relative alle presunte attività di riciclaggio del patrimonio illegale paterno illecitamente condotte da  Ciancimino Jr.

    Consiglio a tutti, giunti a questo punto, di leggere attentamente il testo della deposizione di Ciancimino resa dinnanzi a INGROIA e trascritta nel memoriale, testo che PER LA PRIMA VOLTA, su di un mezzo di comunicazione, qui di seguito è riportato fedelmente (compresi gli errori, l’uso delle maiuscole, e le sottolineature).

    Chi lo desiderasse, può scaricare QUI il file con l'ipertesto del memoriale, e QUI il file con le immagini ad alta risoluzione delle pagine del memoriale.

    memoriale Amemoriale Bmemoriale C

     
     
    memoriale D

    Penso che dalla lettura del testo tutti quanti si possa notare quali siano i punti salienti

    e soprattutto quanto questi siano importanti.
    Innanzitutto Ciancimino comunica la data degli incontri avuti con i carabinieri: dal 25 di agosto 92 (De Donno) al 1° settembre 92 (Mori) e oltre. Tutte date che smentiscono l’attuale teoria accusatoria dei PM contro Mori, ed escludono il coinvolgimento dei ROS e della loro trattativa, nella strage di Via D’Amelio (luglio 92).
    Ciancimino poi, spiega qual’era l’oggetto della richiesta dei ROS: collaborazione per assicurare alla giustizia i latitanti. Altra testimonianza che assolve i ROS dalle accuse di torbide trattative.

    Ciancimino dice di aver deciso di collaborare con i ROS, e di avere anche iniziato, esaminando insieme a loro carte geografiche di Palermo ed altri documenti utili per la cattura di un grosso latitante.

    Ciancimino afferma di essere stato arrestato immediatamente dopo aver dato inizio alla sua collaborazione con i carabinieri, essendo secondo lui tale circostanza una ben strana coincidenza e priva di fondate motivazioni.

    Ciancimino afferma di aver avuto una richiesta dimostrazione di “referenza” e “credibilità” da parte del suo interlocutore emissario della mafia, consistente in un aggiustamento “delle sue cose”, e cioè del suo processo (non sarà per questo che Ciancimino per mezzo di Mori, chiedeva insistentemente un incontro con Violante, a partire dell’ottobre 92?)

    Di quella deposizione di Ciancimino dinnanzi a Caselli, trascritta dallo stesso Vito Ciancimino, ci ha parlato Marco Travaglio, il 22 ottobre scorso (che è il giorno successivo alla pubblicazione sui nostri blog, di questo “memoriale”.) sul “Fatto quotidiano”:

    “(Vito Ciancimino) lo sentirà Gian Carlo Caselli, poco dopo essersi insediato alla Procura di Palermo il 15 gennaio ’93 (lo stesso giorno dell’arresto di Totò Riina e della mancata perquisizione del covo da parte del Ros, forse nel timore di trovare carte inerenti la trattativa del papello). Ma Ciancimino, a quel punto, si ritrarrà a guscio e dirà ben poco sul delitto Lima e sul caso Andreotti. Anche perché sia Violante sia Mori si sono ben guardati dal rivelare a Caselli quel che sanno sui colloqui top secret fra il Ros e Ciancimino.”  (Travaglio: Violante, don Vito e l'antimafia          di Marco Travaglio – 22 ottobre 2009)

    Così, piuttosto rozzamente,  liquida Travaglio quella deposizione, che invece, non si ha che da leggerla,  è la sola testimonianza diretta della parte interessata, di come,  quando e perché sia avvenuta la famosa trattativa. Niente niente.

    All’inizio di marzo del 2005, come ho già detto, il manoscritto viene sequestrato a Massimo Ciancimino, nella sua abitazione, nell’ambito delle indagini a suo carico per riciclaggio.

    E’ importante leggere il resoconto dato da Repubblica in quella circostanza:

    Dieci pagine firmate Vito Ciancimino

    Repubblica — 06 marzo 2005   pagina 2   sezione: PALERMO

    Inchiesta riciclaggio, all' esame dei pm c' è anche un manoscritto dell' ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino sequestrato la scorsa settimana durante la perquisizione a casa del figlio Massimo. Dieci paginette manoscritte dal titolo: "I carabinieri". Vito Ciancimino avrebbe voluto inserirle nel suo memoriale scritto negli anni passati a Rebibbia, ma alla fine decise di tenerle a parte. Anche se il tema era sempre quello: la sua «collaborazione» con lo Stato e la famosa trattativa avviata da Cosa nostra con pezzi delle istituzioni dopo la terribile stagione delle stragi del 1992. Le dieci paginette iniziano così: «Il capitano Giuseppe De Donno è coetaneo e amico di mio figlio. Da tempo cercava di convincermi a parlare, ma io ho sempre detto di no. Ora a farmi cambiare idea sono stati l' omicidio di Salvo Lima, che mi ha turbato, quello di Giovanni Falcone, che mi ha sconvolto, e quello di Paolo Borsellino che mi ha atterrito». Un rapporto rimasto misterioso quello avviato proprio dopo le stragi tra l' ex sindaco di Palermo e i carabinieri. E rievocato anche dal generale Mario Mori, capo del Sisde, nell' ambito dell' inchiesta sulla mancata perquisizione del covo di Totò Riina in via Bernini. Ai magistrati di Caltanissetta che lo interrogarono sul caso, Mori ricostruì così la collaborazione con Ciancimino, definito da lui "fonte confidenziale". «Il capitano De Donno aveva instaurato un buon rapporto con il figlio Massimo, durante la detenzione del padre. Fu così che invitai De Donno ad approfondire i rapporti». Il primo ottobre del '92 Ciancimino avvia la sua collaborazione, 18 giorni dopo l' incontro decisivo. «Ciancimino mi informò che i suoi interlocutori avevano accettato di portare avanti un certo tipo di trattativa… gli chiesi di avere la consegna di Riina e degli altri assicurando che le famiglie di costoro sarebbero state trattate bene. Al che Ciancimino ebbe uno scatto improvviso… "Mi vuole morto, così morite anche voi". Aggiunse che avrebbe comunicato ai suoi interlocutori che vi era stato un momento di ripensamento e ci accompagnò alla porta». Un mese dopo, il figlio di Ciancimino contatta De Donno e lo invita a tornare dal padre. «Ciancimino aveva accettato – spiega Mori – e chiese una dettagliata mappa di Palermo nella zona compresa tra viale Regione Siciliana e Monreale. La sera stessa fu arrestato». In carcere l' ex sindaco accettò di parlare con i magistrati. «La collaborazione – conclude Mori – non approdò a buoni risultati. Si è perduta un' occasione importante». (…)ALESSANDRA ZINITI


    Si noti dunque bene che:
    Il manoscritto di cui parla Repubblica il 6 marzo 2005 è proprio il nostro terzo documento, quello di cui stiamo parlando

    Ergo quel documento era senz’altro a conoscenza dei PM sin dal marzo del 2005, ove fu da essi sequestrato

    I PM lo posero immediatamente “all’esame”. Situazione un po’ paradossale, trattandosi della stessa procura ove quel manoscritto, nella sua forma originale e non trascritta, era depositato agli atti sin dal marzo del 1993.

    Pur contenendo il manoscritto tutti i particolari della “trattativa” ed altri dettagli fondamentali in merito all’oggetto della collaborazione cui Ciancimino si era determinato, Repubblica omette di illustrarci tali contenuti, che sono invece la parte fondamentale di quell’atto giacente in tribunale sin dal 1993; riporta invece parti, in virgolettato, non significative.

    Il resoconto reso da Mori su quelle vicende, in parte riportato nel virgolettato sull’articolo di Repubblica, coincide perfettamente con quello reso da Ciancimino sul suo manoscritto.

    In ogni dettaglio. Ergo, ai cittadini italiani è stato sempre taciuto (in primis, già nell’articolo di Repubblica che ho citato, indi viene ancora taciuto oggi, salvo la possibilità di leggere il testo su questo modesto blog) CHE ESISTEVA UNA DEPOSIZIONE OLOGRAFA DI VITO CIANCIMINO, e cioè l’interlocutore dei ROS, RESA IN CARCERE, che confermava alla lettera, passo per passo, tutte le circostanze riferite da Mori in merito alla trattativa. Tutte, in ogni dettaglio. Come se fosse un particolare da nulla. Piccoli fondali dipinti del Truman Show che cominciano a scollarsi dal telaio di sostegno.

    Ed ora facciamo un salto di oltre 4 anni. Del misterioso manoscritto non si sente più parlare, sino al 16 ottobre 2009. (sto parlando dei mass-media, in vero, poichè nella sentenza di assoluzione dalle accuse a carico di Mori e De Caprio per il presunto reato di favoreggiamento, il memoriale era stato citato)

    Il giorno precedente, 15 ottobre, l’Avvocato di Massimo Ciancimino ha consegnato la copia dei Papelli (numero uno e numero due), ai PM Palermitani.

    Il settimanale L’Espresso, mette in rete la fotocopia dei Papelli alle ore 18.33, dello stesso 15 ottobre come dimostra questa diagnosi del file.

      data creazione espresso

    Nelle ore immediatamente successive, le immagini dei papelli sono sul web e sui giornali.

    Il giorno dopo, 16 ottobre, il TG3 serale decide di occuparsi della papellofanìa, e lo fa con un servizio di Fabrizio Feo.

    Ora che conosciamo bene i DOCUMENTI NUMERO UNO, DUE E TRE, possiamo rivederlo, e divertirci:


    E quindi lo trascriviamo, questo servizio del TG, col corredo delle immagini, poste a lato del testo,   che nel video erano temporalmente coincidenti con la narrazione trascritta.


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    tg3 16 nov 09

    Vediamo dunque brevemente cos’ha combinato il TG3 in questo servizio:

    Il video comincia con una descrizione del papello n°1. Nel frattempo viene mostrata l’immagine del papello n°2. Poi lo speaker prosegue con la descrizione del papello n°1, e conclude: “Se sia la copia del papello originale, o un pro-memoria di Vito Ciancimino (il documento n° 3 – ndr) , lo chiarirà Massimo Ciancimino.”

    A fronte di questo dubbio, io, senza scomodare Ciancimino jr.,  avrei la risposta pronta per i nostri simpatici redattori della RAI: “Entrambi tre”.

    Poi, ancora un’affermazione sibillina:

    Difficile invece spiegare incongruenze temporali e anomalie nell’elenco di richieste.”

    Su questo argomento lo speaker non aggiunge altro; noi sappiamo a cosa si riferisce, perché abbiamo studiato, ma il telespettatore medio comincia ad accusare capogiri non capendo di cosa stanno parlando al TG; anche perché, nel frattempo, prorompe per la prima volta sullo schermo televisivo l’immagine di un misterioso documento, che nulla ha a che vedere con quelli sino ad ora oggetto del servizio: il memoriale di Ciancimino del 93 (documento numero tre), in un dettaglio della quarta pagina dove campeggiano in primo piano tre inquietanti parole sottolineate “piena delega a trattare.” Trattare. Trattativa. Abbiamo capito, abbiamo capito.

    Ma proprio a questo punto viene il bello, perché il commentatore ci spiega: “ Secondo l’Espresso sul documento c’era un post-it, con l’annotazione: “Consegnato al colonnello dei carabinieri Mori dei ROS”. Giustamente nel riferirci tale notizia, il TG  riproduce, finalmente, un particolare del Papello n°1, quello giusto di cui sta parlando il servizio, e precisamente la frase citata vergata dal presunto Vito Ciancimino (e che, tra l’altro,  noi riteniamo essere un falso, una brutta imitazione).

    Dopodichè, un capolavoro della logica.

    TG3 si domanda: “Cos’era stato consegnato a Mori?”  E a quel punto appare la simpatica faccia barbuta del cronista, Fabrizio Feo, che ci spiega cos’era stato consegnato a Mori.

    Ma alla spiegazione di Feo anteponiamo un breve riassunto delle parti precedenti, perché è una perla che va vista nell’insieme.

    In  pratica, ci è stato detto:

    C’è un papello, fatto così e così, contenente le richieste della mafia. E’ stato consegnato in copia da Massimo Ciancimino ai PM. Se poi sia una copia di se stesso o un’altra cosa, ce lo deve dire Ciancimino. Poi su questo papello c’è una nota: “consegnato a Mori”. E cos’era stato consegnato a Mori? Ve lo dico subito: non il papello con su scritto “consegnato a Mori”, ma degli appunti, redatti tra il 92 e il 93, pieni di sorprese. (che tra l’altro, mai sono stati consegnati a Mori). E fra queste sorprese, ad es., c’è Vito Ciancimino che scrive di ritenere che i boss mafiosi siano pazzi, oppure abbiano le spalle coperte politicamente. Per ora, fine delle sorprese.

    Sticazzi, chiarissimo, ed inquietante.

    A quel punto bisogna assolutamente sentire che ne pensa Violante:

    VIOLANTE: “Ma, bisogna vedere bene prima  che cosa sono, questi appunti. Si parla di fotocopie… bisogna vedere se corrispondono a quello dato ai magistrati. Quindi sarei molto molto prudente Sia ben chiaro: la mafia ha sempre cercato il contatto con i poteri pubblici: non è una novità.

    TRADUZIONE: Ma santa pazienza, dite di volermi intervistare sul papello consegnato ieri da Ciancimino, e mi mostrate questa roba, una deposizione di Ciancimino davanti a Caselli nel 93 che non c’entra una sega col papello e quindi non è quello che ieri han dato ai magistrati. Che caspita volete che vi dica? Mah…, dirò di stare molto prudenti a far ‘sti casini coi documenti, e poi qualcosa di un po’ generico sui contatti fra mafia e politica. Ma guarda che mi tocca… 

    E in conclusione, torna il nostro


    SPEAKER: col famoso papello finalmente sul tavolo dei magistrati, e le rivelazioni sui contatti fra stato e cosa nostra giunte a Paolo Borsellino poco prima della sua morte, i magistrati hanno elementi per nuove indagini, che potrebbero far luce sul periodo delle stragi, e sulle responsabilità.

    Tutto chiaro, il telespettatore è servito. Ora, grazie a queste informazioni opportunamente approfondite e spiegate dal nostro Truman Show, sa che i magistrati hanno sul tavolo una patacca, che si va ad aggiungere agli altri schiaccianti elementi a loro disposizione per nuove indagini, come “le rivelazioni sui contatti fra stato e cosa nostra giunte a Paolo Borsellino poco prima della sua morte”.

    E quali sarebbero queste rivelazioni?

    Le sole ed uniche rivelazioni nuove, sulle informazioni giunte a Borsellino sulla trattativa, sono quelle di Martelli ad Annozero, e cioè:

    «Mi fu comunicato dal direttore degli Affari penali del ministero, Liliana Ferraro, che era venuta a trovarla l’allora capitano Giuseppe De Donno, che l’aveva informata che Vito Ciancimino aveva volontà di collaborare». Cui seguì una precisazione di Sandro Ruotolo, che riferisce  che, secondo Martelli, Borsellino fu avvertito direttamente dalla Ferraro della volontà di Ciancimino di trattare.


    Quindi queste nuove rivelazioni, sarebbero che Borsellino era stato informato che Don Vito Ciancimino voleva collaborare con gli inquirenti (nespole, che rivelazioni inquietanti). Che è esattamente ciò che Mori va ripetendo da anni, nonché ciò che era agli atti della Procura di Palermo, con la deposizione dello stesso Ciancimino che abbiamo pubblicato, da oltre 16 anni.

    Caspita, proprio  nuove, nuovissime, rivelazioni.

     

    Questo è l’Italian Truman Show, giunto al termine della sua prima puntata.

    enrix                   
     

     
    • anonimo 23:36 on 24 November 2009 Permalink | Rispondi

      Enrix, tu affermi:

      Innanzitutto Ciancimino comunica la data degli incontri avuti con i carabinieri: dal 25 di agosto 92 (De Donno) al 1 settembre 92 (Mori) e oltre. Tutte date che smentiscono l’attuale teoria accusatoria dei PM contro Mori, ed escludono il coinvolgimento dei ROS e della loro trattativa, nella strage di Via D’Amelio (luglio 92)

      In realtà sono tutte date che smentiscono gli stessi  De Donno e Mori.

      Udienza del 24 gennaio 1998, al processo per le stragi nel continente celebrato di fronte alla Corte di Assise di Firenze:

      Teste Mori:…Incontro per la prima volta Vito Ciancimino a casa sua, a via di Villa Massimo, che è dietro Piazza di Spagna a Roma, il 5 agosto…nel pomeriggio del 5 agosto del 92

      A supporto di questo e di altri incontri Mori consegna ai giudici pagine delal sua agenda

      Teste Mori: Sì, ho portato la fotocopia delle pagine, solo delle pagine relative, ovviamente. E qui leggo: "5 agosto tra le 14 e le 15" – dell’agenda – "incontro con V.C.", cioè Vito Ciancimino.
      "Sabato 29 agosto, ore 16.00 V.C.", cioè Vito Ciancimino.
      "1 ottobre" – sempre di quell’anno – "pomeriggio, colloquio con V.C.".
      "Domenica 18 ottobre ore 11.30 V.C.".
      "22 gennaio" – dell’anno successivo, quindi siamo nel 93 – "ore 9.00, incontro con V.C.", qui a Rebibbia, anche se non l’ho scritto – "ore 14.00, 13.30 – 14.00 incontro col dottor Caselli"

      Quesito: chi dice la verità?

      Veniamo ora a De Donno, sempre il 24 gennaio 1998.

      Teste De Donno: …E abbiamo provato il contatto che, tra la strage di via Capaci e la strage di via D’Amelio, avviene. Perché Ciancimino accetta di incontrarmi nella sua abitazione di Roma. In quel periodo che Ciancimino era libero…

      Enrix, tu affermi: …il resoconto reso da Mori su quelle vicende, in parte riportato nel virgolettato sull’articolo di Repubblica, coincide perfettamente con quello reso da Ciancimino sul suo manoscritto.

      In realtà, più correttamente, è vero l’inverso: ciò che affermano Mori e De Donno coincide nella sostanza con gli interrogatori resi da Vito Ciancimino nel 1993 indipendentemente dalla veridicità o meno della sua trascrizione. La sequenza temporale degli eventi può non essere neutra rispetto all’analisi di queste testimonianze. Vediamo perché.

      Teste Mori:...L’inizio delle escussioni del Ciancimino verso la metà di febbraio. Ad alcune ho assistito anch’io. Nel contesto di queste dichiarazioni che rese ai magistrati della Procura di Palermo, Ciancimino fece cenno a tutta la vicenda del rapporto tra di noi e lui.
      Il capitano De Donno, che compilò gli atti relativi e tutti gli accertamenti connessi connessi alle dichiarazioni di Ciancimino, riferì anche sui nostri rapporti. La Procura di Palermo non ci ha mai chiesto alcunché su questo fatto.

      Nei fatti, potremmo dire che Mori e De Donno nel 1998 confermano ciò che già è stato detto nel 1993.

      Per ora è tutto.

      Andrea G.

    • enrix007 02:01 on 25 November 2009 Permalink | Rispondi

      Ottimo intervento Andrea, ed ottime argomentazioni.

      le commenterò domani, che ora sono stanco.

      Però le incongruenze sulla data del primo appuntamento, credo meritino approfondimento, ed anche un articolo. Vanno senz’altro chiarite.

      Dimmi, se mi puoi asser d’aiuto: a quale fonte hai attinto per i verbali del 24 gennaio 98?

    • anonimo 10:11 on 25 November 2009 Permalink | Rispondi

      Buongiorno Enrix,

      L’Associazione delle vittime della strage di via dei Georgofili recentemente ha messo in rete i verbali dei dibattimenti.

      Vai a:

      http://www.strageviadeigeorgofili.org

      A sinistra dello schermo vai a "documenti", poi "verbali del primo dibattimento", poi "udienze", clicca su "980124", lì ci sono le deposizioni di Mori e De Donno.

      A presto

      Andrea

    • anonimo 17:17 on 25 November 2009 Permalink | Rispondi

      Scusa Andrea perchè scrivi chi dice la verità? Premesso che comunque gli incontri sono successivi la morte di Borsellino (come giustamente scrivi anche te) immagino che sia stato Ciancimino a ricordare male. Ho esistono atti ufficiali in cui Mori sostiene altre date?

      Solo per capire, Andrea.

      Gianluca

    • anonimo 17:24 on 25 November 2009 Permalink | Rispondi

      Tra l’altro leggo dagli atti ufficiali che gentilmente Andrea hai linkato relativi alla sentenza sulle stragi trovo scritto che Mori non ha agito assolutamente fuori le righe ha solo cercato con la collaborazione con Ultimo di arrivare ai capimafia:

      SENTENZA  (n. 2/2000 – depositata il 20.4.2000)

      In effetti Mori, che aveva informato Subranni il quale – pur lasciandogli ampi
      margini di autonomia e concordando con l’iniziativa – lo avvertì che il
      personaggio era abile e da trattare con estrema cautela e circospezione (la sostanza dei consigli fu questa anche se Subranni non ha confermato i termini letterali delle raccomandazioni come riferite da Mori: “…ti può mettere sotto scopa …”), e De Donno si accreditarono presso Ciancimino come rappresentanti dello Stato. Al di là di ogni loro aspettativa, Ciancimino si mostrò disponibile, e il 1 ottobre confermò che era in grado di fare da intermediario con i “corleonesi”. Quando, il successivo 18 ottobre, chiese esplicitamente cosa avevano da offrire, il “bluff” dei due ufficiali venne scoperto. Essi, in realtà, non potevano dare nessuna garanzia, e Mori fece l’unica proposta cui, quale ufficiale di p.g., era legittimato: Riina e Provenzano avrebbero dovuto costituirsi, i loro
      familiari sarebbero stati protetti. Dunque, una richiesta di resa incondizionata. Ciancimino ebbe una reazione impressionante, scattò in piedi adirato e congedò l’interlocutore dicendo: “Lei mi vuole morto, anzi vuole morire anche lei, io questo discorso non lo posso fare a nessuno.”
      Il 19 dicembre Ciancimino fu arrestato, in seguito risulta aver collaborato, ma, citato dalla difesa perché deponesse ai sensi dell’art. 210 c.p.p. all’udienza del 13.10.1999, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

    • anonimo 18:16 on 25 November 2009 Permalink | Rispondi

      Ciao Gianluca,

      sinteticamente poi probabilmente ci ritorneremo.

      - De Donno incontra, a suo dire, Vito Ciancimino tra le due stragi, poi, dopo la strage di via D’Amelio interviene Mario Mori

      - chiedo "chi dice la verità" perché le date di Mori differiscono da quelle della trascrizione di Ciancimino.

      Non ho espresso la mia opinione su chi dica la verità, può essere benissimo che Ciancimino abbia ricordato male. Più difficile che sia Mori a dire il falso perché ha con sé le pagine delle sua agende.

      Il problema è un altro (tra i tanti): siamo sicuri che la trascrizione di Ciancimino sia autentica? aggiungo che più della trascrizione a me interessano i verbali degli interrogatori al Ciancimino. Io non li ho ma per una serie di ragioni io credo che collimino nella sostanza con quelli successivi a Mori e De Donno.

      In questo stadio dell’analisi non esprimo ancora giudizi sui comportamenti dei soggetti.

      Andrea

    • anonimo 00:13 on 26 November 2009 Permalink | Rispondi

      Capisco che giustamente vuoi approfondire, stessa cosa mia, ma attualmente quanto sostiene Enrix è immodificabile, sto parlando delle considerazioni fatte con il materiale che abbiamoa disposizione.

      Di certo traspare una considerazione certa, è in atto un depistaggio MEDIATICO DI DIMENSIONE GIGANTI.

      Gianluca

    • enrix007 03:31 on 26 November 2009 Permalink | Rispondi

      E non è neppure un’operazione troppo facile, caro Gianluca, bisogna darne atto.

      Se si spinge troppo sul filone trattativa, si possono sottrarre elementi indiziari a carico di Berlusconi come mandante.

      Se si spinge troppo sul movente-mandante "Berlusconi", si depaupera il filone trattativa col rischio di scagionare Mori, che è già sotto processo.

      Non a caso il filone trattativa è spinto nel processo Mori, e l’altro nel processo Dell’Utri.

      Di fatto sono due processi che si contendono mandanti e moventi delle stragi, con una sapiente regia mediatica che cerca di renderli compatibili e conniventi tutti e due.

      Compatibili con la possibilità di esistere, ma per ora ben poco con la realtà, perchè ci sono testimnianze in contrasto fra di loro e documenti falsi che girano nelle aule di giustizia.

      Eh, si. Per fare luce occorrerebbe un po’ di pulizia.

    • anonimo 09:17 on 26 November 2009 Permalink | Rispondi

      A me sembra che si stia cercando di separare le varie stragi, quelle del 92 da quelle del 93.
      Berlusconi secondo le indiscrezioni viene abbinato ormai solamente alle bombe del 93.
      Anche le stragi del 92 vengono separate; quella di Capaci è opera della mafia, credo che nessuno lo metta in dubbio, quella di via D’Amelio sarebbe opera dello stato.
      Insomma quello che sembrava semplice, bombe di mafia, lo stanno facendo diventare una cosa complicatissima.

      La strage di Capaci mi permette di fare una divagazione.
      Ieri ho sentito alla radio da Cruciani le disavventure di Schifani. Credo che ad esporle fosse Flores D’Arcais, mi è sembrato che Cruciani lo chiamasse Flores o Floris, ma non mi sembrava la voce di Giovanni Floris.
      Cosa sosteneva Flores? Sosteneva che in un paese civile Schifani non sarebbe neanche in parlamento perchè quando era avvocato difese il costruttore di un edificio abusivo a Palermo, questa mi è sembrata l’accusa.
      E come la mettiamo con quel senatore dell’IDV che prima di essere eletto è stato il difensore di Giovanni Brusca, quello che ha messo la bomba a Capaci?
      Sottosegretario alla giustizia del governo Prodi.
      Se i dubbi valgono per Schifani, a maggior ragione, secondo me, valgono per Li Gotti.
      Se non dubitiamo di Li Gotti, non possiamo dubitare nemmeno di Schifani.

      L’avvocato che umanizza la ferocia.

      http://archiviostorico.corriere.it/1996/settembre/01/Gotti_avvocato_che_umanizza_ferocia_co_8_9609013761.shtml

      Ciao, Gabriele

    • anonimo 11:48 on 26 November 2009 Permalink | Rispondi

      Non voglio entrare nel merito di date, luoghi e stragi.
      Da politico in erba, vorrei fare delle considerazioni che, stante le lapallisiane manipolazioni in corso nelle procure di Palermo e Caltanisetta, mi portano a leggere i FATTI sotto altra luce, ponendomi altresì una domanda: perchè?
      Perchè dei PM che già avevano indagato, interrogato, raccolto testimonianze, confessioni, già all’epoca delle due stragi (CHE NON SONO DI STAMPO MAFIOSO, PERCHE’ LA MAFIA UCCIDE NEL SILENZIO DELLA LUPARA), con processi già celebrati, sentenze già emesse, oggi a distanza di 16-17 anni dai fatti, riaprono il tutto?
      Perchè dei PM danno credito a dei pentiti, già sentiti, vagliati, smentiti da processi, che fanno rivelazioni  solamente di derelato, oggi hanno credito?
      Perchè dei PM, perseguendo nella loro volontà di piegare anche la dimensione temporale, voglio mettere sotto lo stesso cappello, due processi, Dell’Utri e Mori, così da far contraddire le due corti chiamate a giudicare, creando una dicotomia lampante nella giustizia italiana?
      Se tutti diamo la stessa risposta, allora credo che si arriverà a quello che non si riuscì di fare nel 1992 e che SB con la sua discesa in campo nel ’94 non permise e cioè all’allegra armata di instaurare un regime di allegro comunismo, in mano ai poteri forti del Britannia.
      Quindi se tutto il lavoro meritorio di Enrix diviene per l’ennesima volta carta straccia, ci troveremo ancora a dover difendere, ob torto collo, uno come SB che è la negazione della politica e l’anfitrione della menzogna, ma che cmq rimane il mane minore per la democrazia italiana.

      Star Joe, coffa di maestra Catania

    • anonimo 03:02 on 30 November 2009 Permalink | Rispondi

      Ciao Enrix, hai scritto che dal doc.3, la mafia voleva da Ciancimino una prova di credibilità, che aggiustasse alcune cose, probabilmente un processo… e forse proprio per questo C. voleva incontrare Violante. Non hai approfondito… Non si può ipotizzare che questo fosse un anticipo di contropartita richiesta dalla mafia? C. voleva incontrare Violante (mi pare non ci riuscì) ma chi ci dice che non abbia trovato qualcun’altro disposto ad ascoltarlo? Insomma questa frase ha attirato la mia attenzione, se la mafia ha richiesto questo tipo di garanzia vuole dire che si aspettavano fosse possibile ottenerla… tu invece l’hai buttata li senza approfondire…

      Ma poi in molti punti del memoriale C. lascia intendere che secondo lui i suoi interlocutori mafiosi avevano le spalle coperte politicamente, cioè la trattativa vera non era la sua con i Ros ma un’altra che stava comunque avvenendo… tu non lo hai per niente approfondito… questo è il punto importante. Non il fatto che i Ros non c’entrano, ma il fatto che la trattativa pare esserci stata.

      Ultima cosa, secondo te da chi è mosso Ciancimino junior? Perché i papelli falsi?

      Luigi C.

    • anonimo 09:13 on 30 November 2009 Permalink | Rispondi

      Buongiorno sig. Enrix
      stamattina ho ascoltato come il solito la rassegna stampa di radio24 ed e’ stato letto un articolo della giornalista Marcelle Padovani (spero di non sbagliarmi), autrice di un libro su Falcone, che in non so quale quotidiano in edicola oggi ha detto che Berlusconi vive nel Truman Show (testuali parole).
      Ho subito pensato che magari e’  capitato su queste pagine!
      Buona giornata.
      Luigi (C. anch’io ma non sono quello di sopra. Sono quello del Pensatore, per capirci)

    • anonimo 09:35 on 1 December 2009 Permalink | Rispondi

    • anonimo 13:29 on 2 December 2009 Permalink | Rispondi

      Ciao Enrix, volevo segnalarti un interessante articolo su democrazia e legalità
      http://www.democrazialegalita.it/redazione/redazione_vere_parole_borsellino=24novembre2009.htm
      Vai alla fine della pagina che ti ho linkato e clicca su link… chissà che tu non riconosca la fonte

    • anonimo 13:29 on 2 December 2009 Permalink | Rispondi

      il mio nome è Alex

  • Avatar di enrix

    enrix 22:53 on 21 November 2009 Permalink | Rispondi
    Tags: , , , vito ciancimino   

    APPUNTI – 3 

    appunti1

    Appunti   3 


    «La trattativa mafia Stato? Adesso c’è anche la ‘prova vocale’: alcuni nastri registrati da Vito Ciancimino, nel suo salotto di piazza di Spagna a Roma, della conversazione con l’allora colonnello dei carabinieri del Ros Mario Mori. Oggetto: le richieste di Riina allo Stato per fermare le stragi. Ma Riina venne arrestato, tradito da quello stesso Provenzano che ne avrebbe preso poi il posto, nella seconda fase della trattativa.».  [1]


    "Ciancimino ha anche detto di avere ascoltato le bobine che, secondo le sue iniziali tesi, avrebbero potuto contenere le registrazioni dei colloqui tra il padre e i carabinieri che, come il vicecomandante dei Ros Mario Mori e il capitano Giuseppe De Donno, avrebbero condotto la cosiddetta trattativa tra Stato e Mafia nel periodo delle stragi del ’92.
    "In realta’ - ha spiegato Ciancimino ai magistrati - quelle cassette non contengono cio’ che mi aspettavo.
    Comunque ho consegnato tutto il contenuto della cassetta di sicurezza in cui custodivo alcuni documenti di mio padre". [2]


    [1] -  Da "
    Le richieste di Riina nei nastri segreti di Ciancimino" di Giuseppe Lo Bianco. – Il Fatto Quotidiano -  6 novembre 2009
    [2] -  Da "
    CIANCIMINO, I PIZZINI DI PROVENZANO E IL CASO MAIORANA - AGI News -  21  novembre 2009

     
    • anonimo 03:55 on 22 November 2009 Permalink | Rispondi

      Caro Enrix oggi ho letto l’articolo scritto da De Magistris sul Fatto riguardo la trattativa stato/mafia. In pratica segue il filone Travaglio e denigra i ROS spiegando che anche nelle indagini che ha svolto nelle sue inchieste poi avocate lavoravano male. A tal proposito mi ricordo di Genchi che anche lui sostenne che i ROS gli fanno la guerra come sembrassero parti deviate dello stato.

      D’interessante De Magistris sostiene che su  un carabiniere del ROS che collaborava  con le sue indagini, la magistratura ha aperto un inchiesta. Devo dire che sul duo De Magistris/Genchi li ho seguiti molto ed in questa inchiesta Travaglio mi è sembrato più puntuale che nel caso tratattiva.

      Proprio per la linearità di genchi e De Magistris faccio fatica a capire come gli stessi possano nutrire seri dubbi sui ROS e nello specifico De Magistris avalla le ricostruzioni che non stanno assolutamente in piedi.

      La mia domanda è questa, cosa pensi Enrix si tratta di essere riconoscente per il fatto che Travaglio è uno dei pochi a non averlo lasciato solo e quindi De Magistris segue questa pista conoscendo non in modo approfondito tutto, oppure è solo una questione politica ed ora eletto nelle file di IDV si è ben immedesimato nel gioco dei ruoli?

      O c’è dell’altro?

      Gianluca

    • enrix007 10:23 on 22 November 2009 Permalink | Rispondi

      Tutte e due le cose che hai detto.

      Di come lavorassero i ROS cercando di catturare Provenzano nonostante gli amici di Travaglio in procura avvisassero i mafiosi dell’inchiesta e delle cimici, abbiamo un esempio documentale e "in diretta", che dimostra quante balle ci può propinare anche uno come Genchi.

      Questo:

      http://cronachedallimbecillario.splinder.com/post/20610394#20610394

      Su Travaglio-De Magistris, stendiamo un pietoso velo.

      In pratica ciò che è accaduto, è questo.

      De Magistris ha indagato per mesi sui suoi due filoni, e tutti l’han lasciato abbastanza tranquillo.  Poi ha iscritto Prodi sul registro degli indagati.
      Davanti ai PM di salerno ha dichiarato che l’iscrizione di prodi è stato il motivo per cui è stato attaccato e per cui gli hanno tolto l’inchiesta, con la motivazione che indagava a UFO, senza elementi e solo insinuando sulla base di un’enorme mole di incroci di tabulati e carte, la maggior parte non probatori, col rischio di sputtanare e calunniare cariche istituzionali senza ragione.

      Travaglio ha fatto a quel punto una cosa molto divertente: ha preso le difese ad oltranza di De magistris, scrivendo però contemporaneamente che Prodi era innocente, non c’entrava nulla, ed era indagato solo come atto dovuto. Cioè dando ragione nel merito a chi criticava De Magistris, sostenendone l’argomento principale.

      Un delirio logico, praticamente.

    • anonimo 14:50 on 22 November 2009 Permalink | Rispondi

      Film visto ed anche il post già letto tutto in precedenza, tutto INTERESSANTISSIMO, grande Enrix.

      Si hai ragione sulle posizioni pro Prodi (tra l’altro oggi definitivamente uscito di scena dall’inchiesta Why Not)) di Travaglio, successivamente però non ho notate troppe incongruenze.

      Sullo stesso è complicato capire se lo fa per  i suoi fan, seguendo questo filone è diventato famoso e ricco e naturalmente continua.

      Se lo fa in buona fede per seguire un certo filone di amicizie che lo hanno rincitrullito, di conseguenza quando altera i significati delle cose che scrive e sostiene e perche deve far tornare ogni ragionamento di cui lui stesso e’ vittima.

      Se lo fa in cattiva fede e qui la cosa sarebbe assai grave, le possibilità possono essere due:
      1- Per il suo successo economico e personale seguendo i numerosi lettori che lo hanno elevato a dio dei giornalisti d’inchiesta, come ho scritto sopra.

      2- Che ha dietro qualcuno.

      Riguardo alcuni grossi scandali Italiani vedo spesso le medesime impostazioni. Ti cito tre argomenti che conosci molto bene, Ustica, Mitrokin, ed accuse a Mori e Ultimo.

      USTICA- Su Ustica nessuna verità, si vuol far credere all’opinione pubblica che hanno nascosto LA VERITA’ e precisamente  il missile proveniente dalle esercitazioni o dalla presunta  volontà di colpire Gheddafi (queste sono le due piste più accreditate), L’OINIONE PUBBLICA HA QUESTA IDEA NELLA TESTA, CIA AMERICA PATTO NATO, e le attenzioni e le vere ragioni sono state deviate.

      MITROKIN- Relazioni finali mai firmate da tutti i componenti e COMMISSIONE COMPLETAMENTE UCCISA con la deleggittimazione di Scaramella, ANCHE QUI OPINIONE PUBBLICA CHE CONCENTRA L’ATTENZIONE SUL FATTO CHE NON ESISTONO VERITA’ INTERESSANTI ed invece conosciamo bene cosa c’è sotto.

      PROCESSO MORI ULTIMO- Anche qui i fatti sono scritti, chiari, IMMODIFICABILI, MA PARTE DELL’OPININIONE PUBBLICA ci vuol far credere il contrario, riuscendoci e facendo passare le cose al contrario.

      Tre argoment delicati e tre volte su tre,  quello che trapela nell’immaginario collettivo intelligentemente manovrato dai media, E’ UNA FALSA NOTIZIA, CHIARAMENTE FALSA E CONTRAFFATTA che poi sarà utilizzata per altre ragioni a piacimento.

      Tra l’altro sul rapporto Prodi/Travaglio non sono riuscito mai a trovare nulla negli articoli di Travaglio che lo ficchi in mezzo a qualche fatto torbido o qualche contestazione anche politica, MAI. Con la sx Travaglio è spesso cattivo sopratutto ora che Prodi non c’è più, mi sbaglio io o è un impressione esatta? E se è giusta l’intuizione cosa lega Travaglio a Prodi?

      Come lo stesso ha trattato Guzzanti sulla commissione è stato veramente incredibile, possibile che un giornalista d’inchiesta come Travaglio nonabbia voluto approfondire un minimo la vicenda? NO VOLEVA SOLO INSABBIARE E QUESTO MI RENDE MOLTO PERPLESSO.

      Che ne pensi?

      Ti ringrazio

  • Avatar di enrix

    enrix 12:24 on 8 November 2009 Permalink | Rispondi
    Tags: , , , , , , , vito ciancimino   

    SANDRO RUOTOLO: IL PAPELLO L'HA SCRITTO RIINA…O NO? 

    Sandro Ruotolo sibillino sull’autenticità del papello 


    Siamo andati a curiosare sulla bacheca di Sandro Ruotolo in Facebook.

    Lo abbiamo fatto perché Anna Germoni, giornalista di IMGpress, ha stuzzicato Ruotolo sull’autenticità dei papelli. E Ruotolo ha fornito una risposta sibillina (l’ultima in fondo).

    Ognuno la può interpretare a modo suo, fatto sta che la Germoni contesta a Ruotolo che la grafia di Vito Ciancimino sul papello non sia autentica, ed egli risponde semplicemente che il papello non è stato scritto da Ciancimino, ma da Riina (sic).

    Ognuno può interpretare il fatto come meglio ritiene, noi ci limitiamo a documentarlo.

    Il 15 ottobre, Ruotolo scriveva:

     

    RUOTOLOSandro Ruotolo … Il papello esiste. Una copia e’ stata gia’ consegnata ai magistrati di Palermo e anche un appunto di Vito Ciancimino che dice che il papello e’ stato consegnato al col. Mori e al cap. De Donno dei Ros dei carabinieri. La Ferraro e Martelli hanno confermato ai giudici che Paolo Borsellino sapeva della trattativa

    Inizio modulo

    15 ottobre alle ore 21.05 tramite Mobile ? Commenta ? Mi piace / Non mi piace più? ? Mostra commenti (40)Nascondi commenti (40)

     

    A 28 persone piace questo elemento.

     

     

    E veniamo all’altro ieri, venerdì 6 novembre.

     

    RUOTOLOSandro Ruotolo Dice Ciancimino jr che Provenzano tradì Riina e il capitano Ultimo accusa il figlio di Don Vito di essere un servo di Riina. Misteri palermitani.

    Inizio modulo

    Ven alle 10.23 ? Commenta ? Mi piace / Non mi piace più?

     

    A 19 persone piace questo elemento.

     

     

    PRIVACYGiusi Im……….

    ma perché, qualcuno credeva che Riina era stato arrestato per indagine accuratissime?Ah si certo qualcuno crede ancora a Babbo Natale…

    Ven alle 11.26

     

    PRIVACY2Annarosa S…….

    No comment!!!!! Hai ragione tu Sandro :-) ))

    Ven alle 11.30

     

     

    RUOTOLO ANONIMOAnna Germoni

    Dipende…se si crede a un mafioso. che gode di scorta, benefici e che è condannato in primo grado per riciclaggio di denaro mafioso (7 milioni di euro) e intestazione di società fittizia piuttosto che a un carabiniere…allora è davvero un mistero ma non palermitano…italiano direi! Sbaglio o la perizia grafologica fatta sul presunto papello consegnato da massimo ciancimino NON COINCIDE con la grafia del padre, alias Don Vito? Anche questo è un MISTERO…il fatto che NON SI DICA!

    Ven alle 12.06

     

     

    PRIVACY3Giorgina C………

    Non per essere sospettosa, o per non essere più riconoscente alla forze dell’ordine e via dicendo, ma ‘Ultimo’ non è lo stesso che poco tempo fa ha criticato Saviano, e posto dubbi sul fatto che lo scrittore di Gomorra abbia realmente bisogno di una scorta? E non è questo stesso ‘Ultimo’ che farebbe diciamo una figura meno bella se Riina gliel’avessero messo in mano pentiti?

    Ven alle 12.47

     

     

    RUOTOLO ANONIMOAnna Germoni

    Ragazzi, io non credo alle leggende metropolitane. Credo ai fatti.Leggo sentenze, atti processuali, perizie fatte da consulenze della procura…prima di "sbilanciarmi" . Non mi risulta che il capitano Ultimo abbia screditato Saviano. Dove l’avete letto? Portate il link della notizia, prima di dire cose non vere! Detto questo xk…  non date un’occhiatina a questa bella inchiesta fatta da Rai news nel 2006 x capire meglio chi è questo Ciancimino jr… poi NE RIPARLIAMO ;) )


    http://www.rainews24.rai.it/ran24/inchieste/ciancimino.asp

    Ven alle 13.21

     

     

    RUOTOLOSandro Ruotolo

    Non e’ stato Ultimo (querelato da Ciancimino jr) a criticare scorta a Saviano ma Vittorio Pisani capo squadra mobile Napoli

    Ven alle 13.24

     

    RUOTOLO ANONIMOAnna Germoni

    Bravo Sandro! Ora attendo anche la notizia anche se è ufficiosa…ma circola negli ambienti giornalistici e nei corridoi delle procure…che la perizia grafologica effettuata sul presento papello consegnato da Ciancimino jr non coincide con la grafia del padre, Don Vito.

    Ven alle 13.37

     

    RUOTOLO BLOGGERIlpozzoelaluna Blogsite

    Anna, ma qui il problema non e’ di tifare per una verita’ o per un’altra. Condivido le tue cautele, ma le condivido anche dall’altra parte: l’uscita del capitano Ultimo ancora non mi convince.

    La cosa positiva e’ che, credo, Ciancimino jr (sincero o doppiogiochista che sia) e’ ormai costretto ad andare sino in fondo. E qualcosa ne verra’ fuori, vedrai che uscira’.

    Ven alle 13.44

     

    RUOTOLO ANONIMOAnna Germoni

    Ma avete scritto tante inesattezze e giustamente Sandro Rutolo è intervenuto x precisare la notizia su Saviano. Si possono avere idee diverse (è palese la mia divergenza con quella di Sandro Ruotolo) ma la professionalità al primo posto!

    Fatti, sentenze, carte processuali. Insomma PROVE e VERIFICHE tangibilii…non bla bla bla da telefono senza fili..

    Ven alle 13.57

     

    RUOTOLOSandro Ruotolo

    Anna ma e’ ovvio che il papello non e’ stato scritto da Ciancimino…e’ di Riina e stai certa che non e’ calligrafia sua

    Ven alle 16.52

     

     

     

     
  • Avatar di enrix

    enrix 00:04 on 3 November 2009 Permalink | Rispondi
    Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , vito ciancimino   

    LA SCOMPARSA DEI FATTI 

    Antimafia Fiction

    Rivelazioni schock, accordi tra boss e politici, “sbirri” collusi, omicidi eccellenti. Nel perfetto film di Palermo sulla trattativa tra Cosa nostra e lo Stato c’è proprio tutto. Tranne i fatti

    Leggi l’intervista a Giuseppe del Vecchio

    Leggi: L’inchiesta bomba archiviata

    di Chiara Rizzo

    Palermo, aula della IV sezione penale del tribunale, 20 ottobre 2009. Sguardi compunti e grandi inchini davanti ai pm antimafia e ai lacunosi ricordi di Luciano Violante. Risolini scettici e qualche plateale sbuffo di noia nei riguardi delle dichiarazioni spontanee del generale Mario Mori. Nell’aula al secondo piano del tribunale di Palermo c’è un clima di tifo effervescente per i teoremi dei pm Antonino Ingroia e Nino Di Matteo. Tanto che ad un certo punto il generale richiama stizzito all’ordine l’appuntato di AnnoZero, Sandro Ruotolo. Cosa succede a Palermo? La copertina dell’ultimo numero dell’Espresso, viene in soccorso: “Esclusivo: Tra mafia e Stato. I verbali inediti dei pentiti Brusca e Spatuzza. Così andò la trattativa tra Cosa nostra e i politici. Da Mancino a Berlusconi”. Tempi vorrebbe rovesciare la prospettiva, sulla base delle carte e di un quesito apparentemente stravagante: dove nascondereste voi una foglia? Forse in un bosco, no? E dove nascondereste il mistero di un’inchiesta scottante archiviata frettolosamente? Forse in mezzo a tante altre inchieste?
    Sostiene Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo, che «siamo all’anticamera della verità». Una verità che ne ospiterebbe al suo interno molte altre, come un gioco di scatole cinesi. Una verità che sarebbe contenuta nelle pieghe del famoso “papello” con le richieste di Totò Riina allo Stato, vergate nell’anno 1992. La prova di una trattativa tra mafia e istituzioni, secondo la procura siciliana. Custode del papello e intermediario tra boss e Stato, attraverso i massimi vertici dei carabinieri, sarebbe stato Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo vicino ai corleonesi e condannato per mafia. Dietro la supposta trattativa via papello, ci sarebbe la soluzione di molti misteri italiani. Da quello di via d’Amelio, l’attentato in cui fu ucciso il giudice Paolo Borsellino (e ucciso, secondo la tesi dei pm palermitani, proprio perché non avrebbe condiviso la trattativa). Giù giù fino alla spiegazione delle stragi del ’93 a Roma, Firenze, Milano, organizzate, sempre secondo la tesi dell’antimafia, per vendetta contro lo Stato traditore dei patti. E ancora giù, fino all’ultima scatola infernale: quella di una presunta seconda trattativa, avviata alla fine del ’93 con il nuovo referente politico, Forza Italia, tramite Marcello Dell’Utri. Quest’ultima è senz’altro la parte più golosa del teorema palermitano, adombrata dal pentito Giovanni Brusca (quello che azionò il telecomando nella strage di Capaci) nelle sue rivelazioni riportate dall’Espresso. Brusca non aveva ancora finito di parlare dalla copertina del settimanale, che già sulle pagine di Repubblica si affacciava il “nuovo” pentito Gaspare Spatuzza, pronto a confermare la trattativa con Forza Italia.
    Chissà quanti altri recupereranno la memoria prossimamente. D’altra parte, l’urgenza di “nuove rivelazioni” pare aver rinfrescato i ricordi anche a Claudio Martelli (nel ’92 ministro della Giustizia) e a Liliana Ferraro (allora direttrice degli Affari penali del ministero). A entrambi è ritornato in mente che in effetti, prima di morire, Borsellino sapeva di una trattativa tra mafia e Stato. E guardacaso il soprassalto di memoria dei due è avvenuto proprio nel corso di un’intervista di Sandro Ruotolo per la puntata di AnnoZero in onda l’8 ottobre 2009.

    Tutti ricordano diciassette anni dopo
    Ma come si è arrivati, diciassette anni dopo i fatti, «all’anticamera della verità», per dirla con Ingroia? Riavvolgiamo il film e torniamo al punto di partenza. Il processo palermitano contro Mori (il generale dei carabinieri che nel 1993 guidò l’operazione che condusse all’arresto di Totò Riina), si dipana lungo due filoni di indagine. Il primo riguarda la mancata cattura, nel ’95, di Bernardo Provenzano, successore di Riina ai vertici di Cosa nostra: Mori è accusato di aver favorito la fuga del boss. Il secondo riguarda invece il presunto papello di Riina: la tesi dell’accusa è che Mori avrebbe fatto da tramite, durante i suoi abboccamenti del ’92 con Ciancimino, tra mafia e alti livelli dello Stato. C’è un problema, però, per i fan del teorema a cascata trattativa-mafia-carabinieri-Stato-Dell’Utri- Berlusconi”: i fatti.
    Primo fatto. La principale fonte delle informazioni sulla presunta trattativa mafia-Stato è oggi Massimo Ciancimino, il figlio di “don” Vito. Il quale inizia a rilasciare dichiarazioni alla direzione distrettuale antimafia palermitana , cioè a Ingroia e Di Matteo, nell’aprile del 2008. Ovvero sedici anni dopo i fatti in questione. E soprattutto un anno dopo la sua condanna, l’11 marzo 2007, per riciclaggio e tentata estorsione. A luglio 2008 si apre il processo contro Mori, dove l’accusa è sostenuta dai pm Ingroia e Di Matteo. E Ciancimino jr. a furia di rivelazioni, da figlio di mafioso, arrestato, condannato e alleggerito nelle proprietà e nei beni per la cifra astronomica di 60 milioni di euro, viene trasformato, grazie alla ribalta mediatica, in superteste (con tanto di scorta) di un processo, quello contro il generale Mori, che sui media è ormai diventato un “processo allo Stato”.

    L’interrogatorio dimenticato
    Secondo fatto. Fino al giugno 2009, Massimo Ciancimino rimane evasivo sul famoso papello custodito da papà Vito. Messo però alle strette dai pm, nel luglio 2009 (proprio nei giorni a ridosso della sentenza di Genova che ha ridotto la condanna al colonnello Michele Riccio, l’uomo che accusa il generale Mori di aver favorito la fuga di Provenzano), promette ai magistrati di consegnare il foglio con le richieste di Riina, e rivela loro che i primi incontri tra suo padre e gli alti ufficiali dei Ros (Mori e Giuseppe De Donno) risalivano al giugno del ’92, prima della strage di via D’Amelio. Ad oggi, però, a Palermo risultano depositate solo due fotocopie di appunti manoscritti: una del presunto papello di Riina, l’altra è la fotocopia della versione riveduta e corretta da Vito Ciancimino. Dove sono gli originali di questi documenti?
    Terzo fatto. Esistono manoscritti originali e verbali di interrogatorio, dei quali il pm Ingroia e l’ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli sono a conoscenza dal gennaio del 1993, in cui Vito Ciancimino stesso parla degli incontri con gli ufficiali del Ros, l’allora colonnello Mori e l’allora capitano De Donno. Tali documenti sono stati depositati il 20 ottobre scorso al processo Mori. Che spiegazione ha dato di questi abboccamenti con Cinancimino l’ex numero 1 del Ros? Mori innanzitutto li ha collocati a partire dal 5 agosto 1992, dopo la morte di Borsellino (il che escluderebbe che la presunta trattativa mafia-Stato sia stata la causa della morte del magistrato). In secondo luogo il generale ha chiarito a quali ragioni investigative rispondessero tali incontri: attraverso il sindaco mafioso i carabinieri intendevano ottenere indicazioni per arrivare alla cattura dei boss. L’incontro significativo sarebbe stato il quarto, quello avvenuto il 18 ottobre 1992, dopo che Ciancimino aveva avviato i contatti con i corleonesi. Ha ricordato il generale Mori: «Mi disse: “Guardi, quelli accettano la trattativa. Voi che offrite in cambio?”. Io non avevo nulla da offrire, per cui dissi: “I vari Riina, Provenzano si costituiscano e lo Stato tratterà bene loro e le loro famiglie”. A questo punto Vito Ciancimino si imbestialì». Ecco perché la “trattativa” è saltata: perché non c’è stata nessuna trattativa.

    E don Vito disse: il patto? Una palla sonora
    In seguito, nel dicembre del ’92, Vito Ciancimino viene arrestato. Il 15 gennaio 1993 il capitano Ultimo, dei Ros guidati da Mori, arresta anche Riina. Lo stesso giorno si insedia a Palermo il nuovo procuratore Giancarlo Caselli. Che da Mori viene immediatamente informato di una richiesta di Ciancimino: il sindaco vuole incontrare il nuovo procuratore palermitano nel carcere di Rebibbia, dov’è detenuto, perché intende rilasciare alcune dichiarazioni. Il 27 gennaio avviene il primo interrogatorio di Ciancimino. Sono presenti il procuratore Caselli, il pm Ingroia, il colonnello Mori e il capitano De Donno. Seguono numerosi interrogatori a cui sono sempre presenti Ingroia e Caselli. Quello che ci interessa è l’interrogatorio del 17 marzo 1993 (clicca sopra per scaricarlo – ndr) , ore 9.30. In quell’occasione Ciancimino parla estesamente con Caselli e Ingroia degli incontri avuti nel 1992 con i carabinieri. Nota bene: a quell’epoca l’ex sindaco di Palermo avrebbe tutto l’interesse a retrodatare il più possibile questi incontri, per candidarsi così ad accedere ai benefici per i “collaboratori di giustizia”. Cosa dice invece quel 17 marzo 1993 Vito Ciancimino? Spiega a Caselli e a Ingroia che «avevo avuto dal capitano De Donno varie sollecitazioni per iniziative comuni. Le avevo respinte. Ma dopo i tre delitti (quello di Lima, che mi aveva sconvolto; quello di Falcone che mi aveva inorridito; quello di Borsellino che mi aveva lasciato sgomento) cambiai idea. Manifestai la mia intenzione di collaborare, ma chiesi un contatto con un livello superiore. Conseguentemente il capitano De Donno tornò a casa mia (mi pare il 1° settembre 1992) accompagnato dal colonnello Mori. Esposi il mio piano: cercare un contatto per collaborare con i carabinieri. Questo piano fu accettato, e una ventina di giorni dopo incontrai una persona, organo interlocutorio di altre persone». Il “contatto” è Antonino Cinà, il medico della mafia. Ricorda Ciancimino: «Chiamai i carabinieri, i quali mi dissero di formulare questa proposta: “Consegnino alla giustizia alcuni latitanti grossi e noi garantiamo un buon trattamento alle famiglie”. Ritenni questa proposta angusta per poter aprire una valida trattativa».
    Cosa fanno davanti a queste dichiarazioni Caselli e Ingroia, l’uomo che conduce l’accusa contro Mori e sostiene la tesi di una trattativa tra mafia e Stato? Nulla. Non battono ciglio. Leggono, firmano e sottoscrivono il verbale dell’interrogatorio. Vito Ciancimino racconta anche altro in quell’interrogatorio del 17 marzo 1993. Racconta di un secondo tentativo di collaborare con i carabinieri. Ecco le sue parole a verbale: «Il 17 dicembre partii per Palermo, dove mi incontrai con l’intermediario-ambasciatore. Io gli avevo raccontato (d’intesa con i carabinieri) una “palla” sonora, grossa come una casa, vale a dire che un’altissima personalità della politica (che non esisteva), che era un’invenzione mia e dei carabinieri, voleva ricreare un rapporto tra le imprese. Comunicai l’impegno dell’interlocutore-ambasciatore a rispondermi al capitano De Donno. Questa comunicazione avvenne il sabato. Mezz’ora dopo questo colloquio venivo arrestato». Dunque: Ciancimino dichiara anche di aver proseguito i contatti con i mafiosi e riferito ai carabinieri. Malgrado questo, viene arrestato. Naturale che sia imbufalito. Eppure, nonostante abbia più di una ragione per volersi vendicare dei carabinieri che lo usavano ma non lo hanno sottratto all’arresto, non si presenta come il tramite tra Riina e Mori e come il custode di un documento (il famoso papello) che prova l’esistenza di una trattativa con lo Stato. Anzi. Don Vito bolla il coinvolgimento di «un’altissima personalità della politica» come «una palla sonora, grossa come una casa». Quel 17 marzo Ingroia legge e sottoscrive tutte queste affermazioni di Ciancimino. I dubbi gli sono venuti diciassette anni dopo.

    02 Novembre 2009

    Estratto dalla rivista "Tempi"  -  LINK

     
  • Avatar di enrix

    enrix 10:13 on 30 October 2009 Permalink | Rispondi
    Tags: , , , nicola tranfaglia, , , , , , vito ciancimino, vladimiro satta   

    VLADIMIRO SATTA SULLA TRATTATIVA 

    AVEVAMO DAVVERO RIMESSO LE COSE A POSTO

    VLADIMIRO SATTAVladimiro Satta
     

    Cari amici, l’altro ieri, 28 ottobre, abbiamo parlato di alcune manipolazioni in corso delle parole pronunciate da Piero Grasso per la redazione del TG3.

    Il pensiero di grasso nei giorni scorsi è stato travisato e distorto, sia sui giornali che in televisione, a più non posso. Il risultato del solito teatrino mediatico che certi poteri sanno organizzare molto bene, è che la gente oggi è convinta che Grasso abbia detto che lo Stato ha trattato con la mafia per salvare il culo ai ministri.

     

     

    Leggiamo, solo per fare un esempio, che cosa ha scritto Nicola Tranfaglia nel suo articolo “Il paese del papello”:

     

     

    (…)
    Dopo la testimonianza di Massimo Ciancimino, figlio minore di un “padrino” importante quale è stato il padre, che ha governato Palermo prima con Salvo Lima e poi, in posizione di vertice, ci sono elementi importanti che fanno pensare a una trattativa tra lo Stato e la mafia nel periodo critico della repubblica, tra la strage di Capaci (23 maggio 1992) che uccise Falcone e la sua scorta e quella successiva di via d’Amelio, in cui morì Borsellino e la sua scotrta, il 19 luglio dello stesso anno

    .
    Esiste un documento di questa trattativa,
    ( che puzza di falso – ndr)  sono indicati i personaggi centrali del negoziato e sono chiamati in causa, da una parte, il ministro dell’Interno Mancino e, dall’altra, il colonnello Mori dei Ros a cui i capimafia del momento (Riina e Provenzano) avrebbero consegnato le richieste dei mafiosi.


    Sappiamo (dal papello che puzza di falso – ndr) che Ciancimino giudicava eccessive quelle richieste, cioè impraticabili, e basta leggere quel documento (di cui aspettiamo ancora l’originale (e che ora è arrivato, l’originale della fotocopia che puzzava di falso – ndr) per rendersene conto: la revisione del maxiprocesso, l’abolizione del carcere duro per i mafiosi (articolo 41 bis), la revisione della legge Rognoni-La Torre sulla confisca dei beni e ancora l’estensione ai mafiosi della legislazione sui dissociati già applicata ai terroristi delle Brigate Rosse e di Prima Linea.


    Si sarebbe trattato in pratica di riconoscere alla mafia uno status di soggetto politico della repubblica, quello che non si era riconosciuto formalmente alle Brigate Rosse negli anni settanta, e una sorta di pace negoziata di fronte al ricatto della strategia terroristica e stragista adottata con l’eccidio di Capaci dai corleonesi di Cosa Nostra.


    Il ricatto, se rifiutato, avrebbe potuto significare la morte di molti politici, sia quelli che avevano tradito perché, dopo aver coabitato per anni con Cosa Nostra, non volevano o potevano più farlo (il caso Lima è il più significativo ma è chiaro che uccidere Lima significava minacciare Andreotti che di Lima era il capo e il protettore) sia quelli che con la mafia non volevano più scendere a patti.
    Una simile ricostruzione dei fatti è alla base dell’intervista che il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha fornito subito dopo la consegna del papello ai giudici di Palermo. Grasso ha detto che la trattativa c’è stata e che il ricatto di Cosa Nostra ha funzionato.


    Questo significa, se la ricostruzione è attendibile, (no, non è attendibile perché non è la ricostruzione di Grasso, ma una travisazione della stessa – ndr) che il giudice Borsellino è stato ucciso anche perché sapeva della trattativa e vi si opponeva risolutamente.  (ed infatti si tratta di una teoria ben poco plausibile, che va giusto bene al seguito di una manipolazione del pensiero di Grasso – ndr) Insomma, una strage in un momento in cui i capi di Cosa Nostra spingevano perché la trattativa andasse avanti e non si fermasse.
    (peccato che documenti AUTENTICI di Ciancimino datano i primi contatti coi carabinieri alla fine di agosto, così come alcune testimonianze di Brusca – ndr)


    Dopo l’intervista di Grasso, che oggi molti tendono ad accantonare,…”

     

     

     

     

    Fermiamoci qui.
    Noi comunque non l’abbiamo accantonata. L’abbiamo approfondita ben di più di quanto ha fatto Tranfaglia insieme a tanti altri, e siamo giunti al risultato che in generale è stata usata strumentalmente e manipolata.

    E per fortuna stamani abbiamo scoperto che non siamo stati gli unici a renderci conto di questo, vedendo pubblicato oggi sul quotidiano “Gli altri”, reperibile QUI, un articolo nientepopodimeno che di Vladimiro Satta, dal titolo “Mafia, Stato, Br: ogni storia a sé”, che ad un certo punto recita come segue:

    “…. per ora le conoscenze sui contatti tra Stato e Cosa Nostra nello scorso decennio sono tutt’altro che consolidate e  anzi circa la sussistenza delle asserite trattative sono arrivate autorevoli smentite -ad esempio da parte del vicepresidente del CSM, Mancino- ed abbondano i motivi di perplessità sulla sortita di Ciancimino jr. e su molti dei relativi annessi e connessi. Ciò premesso, rilevo che Grasso non ha detto che lo Stato trattò al fine di tutelare i ministri; egli ha detto testualmente, invece, che i mafiosi, i quali "in principio pensavano di attaccare il potere politico ed avevano in cantiere gli assassini di Calogero Mannino, di Martelli, Andreotti, Vizzini" e forse altri ancora, poi "cambiano obiettivo probabilmente perché capiscono che non possono colpire chi dovrebbe esaudire le loro richieste. In questo senso [corsivo mio] si può dire che la trattativa abbia salvato la vita a molti politici". Se così fosse, l’incolumità dei ministri sarebbe stata effetto di una sopravvenuta e strumentale preoccupazione di Cosa Nostra e non sarebbe stata il criterio ispiratore della condotta delle istituzioni. Sempre se così fosse, piuttosto resterebbe da appurare perché i governanti avrebbero accettato di intavolare un negoziato: guadagnare tempo? Acquisire informazioni utili per indagini? Staremo a vedere. Intanto, appare logico argomentare che la mafia, qualora fosse stata tradita da false promesse di politici, avrebbe consumato qualche sanguinosa vendetta.”


    Amici lettori di questo blog, poiché la mafia si combatte soltanto con la verità, e non con la manipolazione ed il falso, ora abbiamo in mano uno strumento interessante. Quando qualche mistificatore vi richiamerà dorinnanzi alle parole di Grasso sulla trattativa, se proprio non volete replicare con gli argomenti del Segugio, che vede giusto ma non è nessuno, spiattellategli in faccia le considerazioni di Satta, che di autorevolezza ne ha un po’ di più del sottoscritto.

    Salutissimi.

    Enrix

     

     
    • anonimo 11:34 on 30 October 2009 Permalink | Rispondi

      L’autorità di Satta non è proprio cristallina, visto ad esempio quello che ha scritto sulla scoperta del covo BR di Via Gradoli.
      Probabilmente è più importante il Suo lavoro, Enrix, perché la voglia di approfondire, scoprire e diffondere è quanto di più necessario nella nostra epoca.

      Non ho fiducia in Satta così come nei giornalisti del TG3, è più prezioso il lavoro di un non professionista che non si lascia ingannare e si muove in prima persona. Cerco di farlo anche io.

      Saluti.
      Domenico

    • anonimo 23:30 on 30 October 2009 Permalink | Rispondi

      Buonasera

      Mi ricordo di te nel blog di Paradisi che di tanto in tanto frequentavo. Sono capitato qui cercando informazioni di dettaglio su Mario Mori e Giuseppe De Donno. Mi pare di capire che anche su Falcone finirai in Russia. Sulle stragi del 1992/93 ho una mia opinione che può trovare appiglio e sintesi nel libro di Scarpinato "Il ritorno del principe".

      Per ora (forse solo per ora) rilevo quanto segue:

      nel 1992 Giovanni Falcone non era magistrato e non conduceva indagini
      Falcone riteneva il delitto Lima un evento enorme dopo il quale tutto sarebbe potuto succedere
      già nel febbraio 1992 una informativa dei servizi si riferiva a una possibile recrudescenza del terrorismo (più o meno il concetto era questo)

      Un saluto

      Andrea Giova

    • anonimo 23:37 on 30 October 2009 Permalink | Rispondi

      ps: l’uomo nella foto non è Vladimiro Satta ma lo storico Peppino De Lutiis

      Andrea G.

    • enrix007 01:24 on 31 October 2009 Permalink | Rispondi

      Hai ragione, è De Lutiis. Che vuoi mai, sono ammalato di cose russe, come dici tu. Appena trovo una foto di Satta lo rimpiazzo.

      Toh, che coincidenza. Pochi giorni prima della strage della stazione di Bologna c’era un’informativa dei servizi che avvertiva del pericolo di un grave attentato terroristivo di matrice palestinese per mano di Carlos, ma di quell’informativa non si ricorda nessuno.

      Comunque non è che finisco in Russia perchè ho una passione per la vodka o per il KGB, ma perchè è in Russia che tral’89 ed il 91 sono defluiti un bel pacco di miliardi dalla Sicilia, così tanti da interessare le autorità giudiziarie, ed in particolare Falcone.

      Falcone voleva vederci chiaro su quei miliardi, tieni d’occhio il blog e pubblicherò altro materiale su quella vicenda.

      Ora, vedi, caro Andrea, un’indagine in coordinamento fra due stati su qualcosa di contante e frusciante come il denaro, io lo considero un movente per l’eliminazione dell’inquirente enormemente più plausibile che non un tentativo di ricattare lo stato per ridurre il carcere ai mafiosi, che per ottenere questo si trasformano in terroristi.
      Non dico che è impossibile, ma è molto meno probabile.

      La vedo molto più probabile come mascheratura di un vero movente, laddove per stoppare un’indagine, non basta ammazzare il magistrato che indaga se si capisce che l’hai ammazzato per quello. Perchè in quel caso, al contrario, l’indagine si intensifica.
      Ricorda ciò che ha detto Grasso: studiavano come ucciderlo a Roma poi improvvisamente accadde qualcosa, e Riina comunicò che c’era il nuovo piano. Una strage di tipo cinematografico.
      Dopodichè Grasso parla di partner "esterni".

      E ricorda soprattutto ciò che disse Falcone a proposito della sacca al tritolo lasciata nei dintorni della sua villa, un avvertimento più che un vero e proprio tentativo d’omicidio. Falcone disse: è opera di menti raffinatissime.
      Secondo te le "menti raffinatissime" sarebbero dei mafiosi che ti minacciano, come fanno quando mandano le pallottole o le teste di capretto?
      Sarebbero degli agenti dei servizi deviati che volevano divertirsi come Arsenio Lupin a preannunciare le bombe vere?

      No, Andrea, le menti raffinatissime, sono menti raffinatissime.

    • enrix007 01:54 on 31 October 2009 Permalink | Rispondi

      Trovato Satta, grazie Andrea.

      Per tornare all’argomento di prima, tu come la chiameresti, se non indagine, l’attività di Falcone che andava a Mosca a ficcare il naso nelle contabili dei trasferimenti di valuta?

    • anonimo 20:24 on 16 March 2011 Permalink | Rispondi

      ha notato che su internet ci sono pochissime tracce di questa intervista?

  • Avatar di enrix

    enrix 02:35 on 28 October 2009 Permalink | Rispondi
    Tags: calogero mannino, carlo vizzini, , , , , , massimo fini, , , , , , , vito ciancimino   

    Sull'intervista del TG3 a Piero Grasso 

    FORSE UN’ALTRA PICCOLA MISTIFICAZIONE.

    MA VEDIAMO DI RIMETTERE LE COSE A POSTO.

     

    Sollecitato da un’utente in facebook, sono andato a ricercarmi sul web l’intervista trasmessa dal TG3 serale del 18 ottobre scorso al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, intervista che ha suscitato non poche polemiche.

    L’ho trovata sia su Youtube QUI che nel sito del TG3, QUI.

    Pertanto consiglio di visionarla, dura solo 2 minuti e mezzo:

     

    Nel rivederla, mi sono reso conto che la versione trasmessa al pubblico doveva essere stata soggetta a tagli e/o  montaggi, poiché mancava la ben nota parte di cui hanno parlato i giornali, relativa al progetto da parte della mafia di uccidere alcuni politici, fra cui Martelli ed Andreotti.

    Evidentemente i giornalisti avevano potuto fruire in qualche modo di una versione più completa.

     Sono andato allora a rileggermi i giornali, ed ho scoperto stralci di virgolettato effettivamente non visibili nel filmato trasmesso da TG3, per cui ci ho dato sotto a ricomporre come potevo l’intervista prendendo sia da ciò che era visibile nei filmati, sia dai virgolettati omessi ma comparsi sui giornali, cercando di dare al tutto un senso compiuto.

    Ho riscritto in colore blu la rendicontazione riassuntiva del Corriere della sera del 19 ottobre (pag. 23), in rosso i virgolettati nello stesso articolo (che si presume siano parole originali di Grasso) ed in nero le parti trasmesse nel TG3, che sono sicuramente autentiche perché udibili con le nostre orecchie.

    Ecco il risultato:

    Grasso afferma che nelle carte processuali esisteva già un «papellino», un appunto con le richieste dei boss, precedente al «papello» trovato fra i documenti di Vito Ciancimino. E questo «papellino» rivelava un tentativo di Cosa nostra di entrare in contatto col potere politico. Potrebbe «essere stato consegnato ai carabinieri del Ros, al colonnello Mori, il quale nega l’ episodio, da uno strano collaboratore dei servizi». L’ appunto di questo equivoco personaggio chiedeva nientemeno che «l’ abolizione dell’ ergastolo per i boss Luciano Liggio, Giovambattista Pullarà, Pippo Calò, Giuseppe Giacomo Gambino e Bernardo Brusca». Tutte richieste assurde di cui nessuno tenne conto. Ciò che venne offerto ai boss in cambio della loro resa fu «un ottimo trattamento per i familiari, un ottimo trattamento carcerario e una sorta di giusta valutazione delle responsabilità». Vito Ciancimino valutò queste offerte troppo esigue, invece di riferirle ai boss cercò di prendere tempo. Riina invece voleva accelerare la trattativa e per dimostrare che faceva sul serio aveva progettato un attentato allo stesso Pietro Grasso che a quel tempo era procuratore di Palermo. L’ attentato non venne realizzato per «un disguido tecnico» e poi perché Riina fu arrestato. "Anche via D’Amelio - sospetta Grasso - potrebbe essere stata fatta per ‘riscaldare’ la trattativa. In principio pensavano di attaccare il potere politico e avevano in cantiere gli assassinii di Calogero Mannino, di Claudio Martelli, Giulio Andreotti, Carlo Vizzini e forse mi sfugge qualche altro nome. Cambiano obiettivo probabilmente perché capiscono che non possono colpire chi dovrebbe esaudire le loro richieste. In questo senso si può dire che la trattativa abbia salvato la vita a molti politici".  …(?)  Il momento era terribile. Bisognava cercare di bloccare questa deriva stragista che era iniziata con la strage di Falcone e quindi questi contatti dovevano servire innanzitutto a questo, e poi ad avere degli interlocutori credibili.

    TG3: Quindi lei dice: è normale che lo stato tratti con esponenti di “cosa nostra” in certe situazioni particolari.

    GRASSO: Beh, il problema è di non riconoscere a cosa nostra un ruolo tale da essere al livello di trattare con lo stato. Ma non c’è dubbio che questo primo contatto ha creato delle aspettative in “cosa nostra” che poi hanno provocato ulteriori conseguenze.

    TG3 SU MONTAGGIO (domanda formulata su immagini della strage, quindi potrebbe anche non essere la domanda a cui risponde Grasso nel seguito del filmato):  Lei ha detto: La strage di Via D’Amelio potrebbe essere servita  per ‘riscaldare’ la trattativa.

    GRASSO: "Quando Riina dice a Brusca, ce lo riferisce Brusca, che ‘si sono fatti sotto’ vuol dire che è scattato il meccanismo di ricatto nei confronti dello Stato: la strage di Falcone ha funzionato in questo modo. Allora l’accelerazione probabile della strage di Borsellino può essere servita a riattivare, ad accelerare APPUNTO questa trattativa con i rappresentanti delle istituzioni"

     

    A questo punto, per capire più compiutamente il pensiero di Grasso, riporto anche una sua affermazione estratta da un’altra intervista, rilasciata a Fabio fazio (Che tempo fa) il 26 aprile (si può vedere QUI  min 0:33)

     

    DOMANDA DI FAZIO:Abbiamo appena letto sui giornali le dichiarazioni del pentito Spatuzza che rimettono in discussione la ricostruzione sino a qui fatta della strage di Via D’Amelio, cosa che tra l’altro era già stata ipotizzata, credo dal Procuratore Boccassini tanto tempo fa. Ecco, lei che idea si è fatto a proposito? Ma soprattutto che prospettive apre, che cosa cambiano queste dichiarazioni di Spatuzza rispetto alla vicenda?

    GRASSO: Bhè….intanto cambia una ricostruzione della scena del delitto e una ricostruzione anche di coloro che sono gli effettivi mandanti dentro alla mafia. Anche perché apre delle prospettive secondo le quali la strage di via D’Amelio, l’eccidio in cui persero la vita Paolo Borsellino e la sua scorta, potrebbe essere visto come l’inizio di una stagione stragista che poi proseguirà con le stragi nel continente, con l’attentato a Costanzo, con Firenze Roma, Milano e con quel fallito attentato all’olimpico a Roma che rimane appunto nel mistero.

     

    Bene. Ed ora, se si assemblano i punti salienti dell’intervista da me sottolineati, con quanto espresso dal procuratore nell’intervista di Fazio, emergerebbe che Grasso abbia ipotizzato una tale ricostruzione dei tempi e dei fatti:

    1)     La mafia decide di dare corso ad una “deriva stragista”, che per Grasso inizia con la strage di Falcone. In principio pensavano di attaccare il potere politico e avevano in cantiere gli assassinii di Calogero Mannino, di Claudio Martelli, Giulio Andreotti, Carlo Vizzini e forse altri. Ma poi la mafia cambia obiettivo probabilmente perché capisce di non poter colpire gli interlocutori che avrebbero dovuto affrontare le intimidazioni, nel senso, secondo le aspettative della mafia, di venire a trattativa a seguito  di tali intimidazioni. E quindi decidono di colpire altre figure dello stato: magistrati, che tra l’altro sono già da tempo nella lista nera dell’organizzazione. Grasso aggiunge: In questo senso si può dire che la trattativa abbia salvato la vita a molti politici”. E’ evidente che egli non intende la trattativa “in fieri”, poiché quando la mafia decise di colpire i magistrati anziché i politici, la “deriva stragista” iniziata con la strage di Falcone non era ancora iniziata, poiché è lapalissiano che tale decisione fu presa prima, in assenza di qualsiasi trattativa, che non poteva esistere non essendo ancora cominciate le stragi e quindi le intimidazioni.

    E’ quindi fuor di dubbio che egli ha inteso dire che le aspettative di una trattativa da parte della mafia,  hanno salvato la vita a molti politici (poiché eliminando il potere legislativo che avrebbe dovuto venire incontro alla mafia, veniva a mancare il soggetto principe della trattativa con cui la mafia sperava di raggiungere i propri scopi), e non la trattativa di per se stessa, perché letta in questo modo la frase non aveva alcun senso. Quando i mafiosi hanno deciso di non toccare i politici, e uccidere invece Falcone, non era ancora iniziata alcuna trattativa. Questa esisteva solo negli scopi dell’organizzazione criminale, fatto a cui si riferisce Grasso.

    2)     Dopo la strage di Falcone oppure dopo quella di Borsellino (non ci sono conferme di Grasso disponibili a questo proposito) uno strano personaggio dei servizi avrebbe consegnato, forse al colonnello Mori, un papellino dove si pretendeva l’abolizione dell’ergastolo per alcuni importanti mafiosi carcerati, si presume in cambio della cessazione degli attentati. Questo avrebbe rappresentato un tentativo di Cosa nostra di entrare in contatto col potere politico, e non, al contrario, un tentativo dello stato di entrare in contatto con cosa nostra., stando a come le parole di Grasso vengono riferite dal Corsera.

    3)     A questo punto Grasso ipotizza che la strage di Via D’amelio abbia avuto lo scopo di “riscaldare” la trattativa. Attenzione: potrebbe aver parlato di “riscaldare la trattativa” intendendo implicitamente dire di seguito, “dopo aver fatto pervenire papelli e papellini vari, nell’aspettativa di un’apertura dello stato” ma potrebbe voler dire anche “prima di far pervenire alle istituzioni papelli e papellini vari, per creare prima un clima caldo a tale scopo” . Quale delle due, dall’intervista non è dato capire esattamente perché Grasso non fornisce una dettagliata inquadratura della successione dei fatti. Ad un certo punto egli ipotizza anche che sia servita a "riattivare", però poi si corregge con "accellerare" la trattativa, intendendo secondo me "accellerare l’avvio" della trattativa. Inogni caso, se così non fosse, Grasso ha commesso un errore sui tempi. Noi però pensiamo alla seconda ipotesi, vuoi perché Grasso con Fazio ha definito l’eccidio di via d’Amelio come l’inizio di una stagione stragista, (quella quindi dove la mafia ricattò lo stato avanzando le sue richieste) ma vuoi soprattutto perché  se leggiamo con attenzione la deposizione di Brusca del 13 gennaio 98 vediamo che egli ha affermato:  "Dopo gli attentati a Falcone e Borsellino, Riina mi disse: "Si sono fatti sotto, pensa si sono mossi anche i servizi segreti per arrestarmi. Io gli ho presentato un papello di richieste lungo così e ora sto aspettando". Era l’ estate del ‘ 92 e per questo mettemmo un fermo agli attentati in attesa della risposta dello Stato".

          Quindi, a quanto dice Brusca si "erano fatti sotto" DOPO la strage di Via D’Amelio, e inoltre secondo la logica di Riina  sarebbe stata assurda la decisione di compiere in quel momento la strage di Via D’Amelio, (anzi, misero "un fermo"!) che evidentemente era avvenuta prima del “contatto”, rappresentando l’inizio di una “stagione stragista” che lo stato, nelle aspettative della mafia, avrebbe dovuto  vedere e trattare come tale.

    4)     In ogni caso Tutte le richieste furono ritenute assurde e  nessuno ne tenne conto. Quindi, di fatto, non ci fu nessuna trattativa, nel senso che lo stato non diede alcun margine di trattativa. Ciò che venne offerto ai boss in cambio della loro resa fu «un ottimo trattamento per i famigliari, un ottimo trattamento carcerario e una sorta di giusta valutazione delle responsabilità” che non significa trattare. Significa solo e semplicemente intimare la resa.

    5)     Queste condizioni vennero dettate a Vito Ciancimino dal colonnello Mori (Mori stesso l’ha affermato più volte, così come Vito Ciancimino davanti a Ingroia e Caselli: non c’era nulla di male), che ovviamente  valutò queste offerte troppo esigue, e invece di riferirle ai boss cercò di prendere tempo. Riina invece voleva accelerare la trattativa e per dimostrare che faceva sul serio aveva progettato un attentato allo stesso Pietro Grasso che a quel tempo era procuratore di Palermo. (Attenzione; non l’attentato in Via D’Amelio, che evidentemente c’era già stato, ma un nuovo attentato allo stesso Grasso). L’ attentato non venne realizzato per «un disguido tecnico» e poi perché Riina fu arrestato.

     

    E questo è tutto.

    Vi pare che la mia ricostruzione abbia un senso logico?

    Io direi di più. E’ la sola, ad avere senso logico.

    Altre composizioni del pensiero di Grasso, non sono possibili, perché contrastano sempre con qualche suo stralcio di dichiarazione.

    Prendiamo ad esempio l’interpretazione data da Massimo Fini, che ha scritto su “Il Gazzettino” del 23/10/09:  il  Procuratore Grasso  non ha escluso che nei primi anni ’90 ci siano stati contatti fra Stato e «Cosa Nostra» per salvare alcuni ministri nel mirino della mafia

    Lo vedete dunque, che svarione incredibile ha preso Fini nell’interpretare le parole di Grasso? Ma quando mai Grasso avrebbe detto che furono presi contatti tra lo stato e cosa nostra per salvare ministri? Niente di più falso, Grasso non ha mai detto nulla di simile. La mafia, secondo Grasso, decise, per conto suo e solo suo,  di non toccare i politici PRIMA di dar corso alle stragi, che iniziarono con Falcone.

    E i “contatti” iniziarono dopo.

    Questo capita, a tagliare e rimontare le interviste.

    Che poi gli opinionisti prendono lucciole per lanterne, e fanno figure del piffero.

     

    Ma soprattutto, ahimè, finisce che i cittadini vengono disinformati, e indotti a credere in cose false.

    Così poi si stupiscono se sentono Grasso che, in risposta alle polemiche, tuona: “non si può rimanere sconvolti da rivelazioni che non sono tali"

    Ma da rivelazioni capite male a causa di tagli video e rendiconti addomesticati o falsificati, come quello di Fini, si.

    Si può rimanere sconvolti.

    Per fortuna c’è qui il segugio che non molla la sua preda.

     

    Enrix.

     
    • aspis 22:47 on 28 October 2009 Permalink | Rispondi

      Gent.mo Sig. Enrix,

      continuo a seguirla con grande piacere e attenzione nei suoi articoli sempre precisi, arguti, ed è una mia impressione, anche intellettualmente onesti.

      Grazie.

      renzo
       
       
       

    • enrix007 09:34 on 29 October 2009 Permalink | Rispondi

      Grazie a lei, Renzo.

      Senza onestà intellettuale nelle indagini documentali non si va da nessuna parte.

      Ci si arena, come stanno facendo i magistrati con i papelli scritti da un falsario.

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