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  • Avatar di enrix

    enrix 22:27 on 30 November 2010 Permalink | Rispondi
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    Sbatti il mostro ad Annozero

     

     

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    Sbatti il mostro ad annozero

     
    • anonimo 10:17 on 1 December 2010 Permalink | Rispondi

      grande Enrico!
      Maury

    • anonimo 20:25 on 2 December 2010 Permalink | Rispondi

      Ottima precisazione.

      Caro Enrico c'è però una cosa che non comprendo. 

      Mi chiedo sempre sull'argomento braccio destro del Signor Franco, ma se ancora non è stato individuato con certezza il Signor Franco come si fa a parlare del presunto braccio dx?

      Se ricordo bene prima fu individuata una persona in una foto che poi risultò un equivoco, secondariamente era stata sospettata una persona che ora non risiederebbe in Italia, un israeliano,  per quel poco che si è scoperto, sembra assai complicato sia realmente quello il Signor Franco.

      Mi sono perso qualcosa?

      Mi sembra incredibile che una persona che vede  decine di volte questo fantomatico Signor Franco, come lo Junior sostiene, ancora non si sappia chi è sempre che sista.

      Gianluca

      Gianluca

    • anonimo 22:53 on 5 December 2010 Permalink | Rispondi

      Caro Enrix, mi aspetto a breve un tuo intervento, visto che adesso ciancijunior ha riconosciuto non il braccio destro del signor franco ma adirittura il capo del signor franco, nientepopodimenno che Gianni De Gennaro.

      Anton Egger

    • enrix007 23:10 on 5 December 2010 Permalink | Rispondi

      Caro Anton,
      Cianci Junior s'è fatto beccare dalla procura di Reggio Calabria, due settimane fa, che mollava la scorta per visitare un tizio in odore di 'ndrangheta e farci un affare da cento testoni.
      Le microspe ambientali lo hanno registrato.

      «Quando mi senti in televisione tu fottitene», ha detto il giovane Ciancimino al suo compare.

      Ruotolo si domanda se non sia un "doppiogiochista" o un "manovrato", a questo punto; altri invece gridano al complotto massonico o roba del genere.

      Questa vicenda diviene di giorno in giorno più tragicomica.

    • enrix007 23:12 on 5 December 2010 Permalink | Rispondi

      Caro Gianluca,

      il sig. Franco non esiste.

      Il problema non è il nostro eroe, ma chi gli da corda.

    • anonimo 22:20 on 6 December 2010 Permalink | Rispondi

      Se volete incontrare di persona il cianciarone, quello che sa tutto di tutti dappertutto, quello che ha tanta paura per la sua vita e della sua famiglia, quello che sa di rivelare fatti sconvolgenti… ecc.. ecc.. lo potete trovare tutti i giorni al bar …. a poche decine di metri da casa sua a Bologna, ben protetto da un muro di maritozzi, babà e cornetti che gli fanno da scudo (il nome del bar non lo rivelo per privacy, ma lo conosco perfettamente)

      Il pavido cianciarone ha così tanta paura che l'altra settimana s'è scordato la scorta e, ma guarda un po' che strano caso (come direbbe Travaglio), proprio la volta che è andato a casa di un pregiudicato in odore di 'ndrangheta.
      Che temesse che la scorta si annotasse data e luogo?

      Chissà se ha incontrato anche il signor franco? E magari anche il signor carlo? E il signor pino? Nessuno che ne parli mai del misterioso pino.

      Ho un forte prurito al piede destro, penso però di aver trovato le natiche su cui farmelo passare.

      Renzo C

  • Avatar di enrix

    enrix 13:10 on 13 November 2010 Permalink | Rispondi
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    Ecco che cosa ha rivelato esattamente Ciancimino junior sui pizzini della mafia a Berlusconi

    ciancimino E2

    Dedicato al popolo delle agende rosse, a Sonia Alfano, a Salvatore Borsellino, a Giorgio Bongiovanni di Antimafia Duemila, a Gioacchino Genchi e a tutti gli altri che come loro amano la verità sui fatti di mafia, un estratto del settimo capitolo del mio libro "Prego, dottore!"  (ammodernato a seguito degli ultimi eventi).

    Si tratta del compendio di tutte le testimonianze rese sino ad oggi da Massimo Ciancimino su alcuni dei suoi famosi pizzini, quelli considerati autentici ed attendibili dai nostri magistrati.

    In pratica ho riunito tutte le dichiarazioni, rese soprattutto sotto giuramento, del testimone su questo argomento, cercando così di venire a capo dei fatti ivi narrati, in un quadro che possa risultare organico.

    Non vorrei mai però, al termine di questo lavoro, apparire come  il classico cinico sputtanatore delle belle favole, come quelli che vanno dai bimbi piccoli a sussurrare la notizia traumatica che Babbo Natale non esiste.

    Non è vero.

    Babbo natale esiste, e la dimostrazione è nella  seguente:

     

    Storia (e significato) dei pizzini a Berlusconi, nel narrato mitopoietico di Ciancimino Junior, (con qualche cenno al “papello”)

     «Dopo il suo arresto, nel dicembre del ‘92» don Vito «si convinse che era stato sostituito, scavalcato, nella trattativa tra lo Stato e Cosa nostra.»[1]

    E pertanto «Dopo quello» che don Vito «ritiene un po’… il tradimento… l’essere stato messo da parte»[2], vale a dire durante «la fase 3»[2], quella cioè dove don Vito assume «la convinzione, unica, … che tutta questa serie di situazioni, – il fatto che il Provenzano non fosse stato arrestato, il fatto che Provenzano non si poteva… godeva, come avevo detto in precedenza, … di questa immunità territoriale del muoversi liberamente, il fatto che non si era perquisito il covo, (di Riina, nel gennaio 93 – nda) il fatto di una serie di eventi – …»[2], dopo quindi, dicevamo, essersi convinto che tutta questa serie di situazioni erano «frutto di una unica trattativa che aveva costituito si varie fasi, ma di fatti era in piedi da diversi tempi»[2], insomma in quel preciso momento della sua vita, che come ha detto Ciancimino Junior è successivo al suo arresto del 23 dicembre 92, Vito Ciancimino, «assunse» nei confronti di Provenzano, «un po’ una veste di “consigliori", di consulente»[2].

    E diventa consigliori anche perché «di fatto non voleva … non si voleva escludere da quello che erano il proseguio di questi tipi di rapporti»[2].

    Consigliori un po’ impedito, doveva essere, e a maggior ragione nella sua attività di suggeritore del latitante Provenzano, potendo egli ricevere il pubblico, se autorizzato, soltanto nella "sala colloqui" di Rebibbia.

    Lo ammette lo stesso Junior, a pag. 230 del suo libro “Don Vito”: “Il legame col Lo Verde, per ovvie ragioni, si era allentato: attrezzati per quanto si possa essere alle difficoltà, è davvero arduo poter pensare ad una frequente comunicazione tra un detenuto e un latitante”.

     E certo, è arduo sì.

     Ma com’è noto, le vie della mafia sono infinite, (specie per un mafioso così potente che per aver chiesto il passaporto in questura è stato sbattuto 7 anni in isolamento carcerario cautelare) e pertanto il consigliori don Vito, pur rinchiuso a Rebibbia e quindi pur dovendo allentare il legame con il boss, almeno una volta e non si sa come, «di questi argomenti» (cioè degli argomenti che saranno poi i contenuti delle due lettere) ne ha «parlato con il Lo Verde»[1] (cioè con il Provenzano, latitante), ed in quel contesto don Vito ha suggerito «al Lo Verde, ‘nsomma, quelle che erano anche le strategie da usare con questo tipo di interlocutori»[1]

    Gli interlocutori sarebbero i destinatari delle lettere, e cioè Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, ed infatti le strategie di cui parla Ciancimino Jr, e di cui don Vito avrebbe parlato mentre era in carcere a Rebibbia con Provenzano mentre questi era latitante, e che sarebbero state poste in azione con le due lettere nel 94, sarebbero quelle di «richiamare il partito (Forza Italia) che di fatto secondo mio padre era nato grazie anche a quella che era il frutto della … della trattativa, del … di quella che era stata una trattativa, oppure collaborazione, come si chiama dopo … come la descrive mio padre dopo una … dopo la data di agosto, a ritornare un poco sui suoi passi, a cercare di … eehh … un po’, diciamo, di di di …. era un’avvisaglia a rientrare in quello che dovevano essere i ranghi»[2]

    In sintesi, tra il 93 ed il 94 il consigliori Vito Ciancimino, mentre è rinchiuso in carcere, parla con Provenzano latitante e gli suggerisce una strategia da utilizzare con Silvio Berlusconi in quanto il suo partito nel 94, appena fondato, stava già uscendo dai ranghi, strategia che effettivamente Provenzano adotta scrivendo la lettera n°1 nello stesso 1994  (ma su carta fabbricata dopo il giugno 1996, secondo la perizia della polizia scientifica, essendo sempre infinite, anzi: divine, le possibilità della mafia), allo scopo di costringere, per mezzo di intimidazioni, Forza Italia, appena fondato, a ritornare un poco sui suoi passi, a rientrare in quello che dovevano essere i ranghi.

    «Ecco, quello era il momento di mantenere gli impegni presi» – ci spiega Ciancimino junior nel suo libro – «altrimenti mio padre minacciava di “uscire dal riserbo».[3]

    A dirla proprio giusta non si trattava solo di “riserbo”, ma persino di “riserbo che dura da anni”[4], quello da cui minacciava di uscire, anche se noi abbiamo già visto, nel secondo capitolo, che questi anni, se quel riserbo fosse stato davvero riferito a Forza Italia, potevano essere a malapena uno.

    L’idea di suggerire ciò a Provenzano, a don Vito venne dal ricordo di una vecchia intervista che egli aveva letto nel 1977. «dove lo stesso Berlusconi, intervistato da un famoso giornalista di Repubblica in merito a quelle che erano state le sue scelte imprenditoriali circa l’acquisizione di un giornale e anche di una rete televisiva, ebbe a scrivere, ‘nsomma… era… ebbe a riferire al giornalista di allora che nel caso un amico, in quel caso un soggetto politico, sarebbe dovuto scendere in campo, lui non avrebbe nessuna … non ha avuto nessun problema a mettere a disposizioni una delle reti televisive»[2] E Provenzano quindi nella sua lettera, «sotto consiglio»[1] di don Vito, e poi anche lo stesso don Vito nella sua rielaborazione, hanno «usato quella che era la frase da lui detta anzitempo quando aveva comprato la sua rete TV, per riportarla ai nostri giorni.»[2]

    Quindi, dicevamo, nel 94, Provenzano, pregno dei consigli del suo consigliori detenuto, decide di scrivere, su carta del 96,  una lettera a Berlusconi per chiedergli giustappunto che per intanto gli mettesse a disposizione una sua televisione, richiamandosi alla sua disponibilità palesata su Repubblica 17 anni prima.

    In caso contrario, gli preannunciava «un attentato che gli avrebbero ammazzato il figlio »[5].  Questa lettera avrebbe dovuto essere consegnata a Dell’Utri, perché la consegnasse a Berlusconi, nonchè in copia «al solito personaggio, sig. Carlo o Franco»[2].

    Ma Provenzano, prima di porre in atto questo progetto, scrive (o meglio, fa scrivere da qualcuno pescato «da ambienti vicini»[1] a sé medesimo, perché junior non sa, «realmente, chi l’ha scritta»[2]) la lettera (il pizzino n°1, appunto) e, mediante sempre soggetti vicini ai suoi ambienti, la consegna a Massimo Ciancimino perché egli la faccia leggere, correggere e rivedere da suo padre detenuto, così come aveva già fatto con altre due missive poco prima del suo arresto, consegnategli mediante altri due portalettere.

    La prima missiva gli era stata consegnata a San Vito lo Capo dal luogotenente provenzaniano Lipari (invece sul libro “don Vito” la lettera consegnata da Lipari a San Vito lo Capo ridiventa sempre questa, cioè la terza portata in carcere), la seconda da un autista di Provenzano ignoto ed indefinito.

    In ogni caso sulle tre missive c’erano scritte più o meno le stesse cose.

    In una di queste buste poi, c’era anche un malloppo consistente in non meno di 500 bigliettoni di banca (circa 50 milioni di lire[5]), infilati con la lettera nel plico, di cui Ciancimino non capisce bene né provenienza né scopo, per cui li consegna ai suoi fratelli, che però di quei 50 milioni non sapevano niente neppure loro.

    Pertanto Massimo Ciancimino corre a Rebibbia, dove da circa un anno e mezzo era detenuto il padre nel frattempo divenuto consigliori, portando con sé la terza lettera scritta da Provenzano e recante in bella vista, nella parte iniziale, l’indirizzo dei destinatari , Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, e subito sotto, a seguire, una bella minaccia esplicita per Berlusconi «di un attentato che gli avrebbero ammazzato il figlio», poiché questo, afferma Junior, «era anche pronunziato nella prima parte del documento che io avevo letto»[1], se la sfila di tasca, impavido, tra un agente di polizia penitenziaria e l’altro, e ne legge «il contenuto» mentre il padre «annotava in un suo foglio di carta»[2], cosicchè, successivamente, «ne aggiustava i contenuti, e ne perfezionava quello che doveva essere, ne doveva costituire l’esito finale»[2].

    La lettera parlava di «un triste evento» e cioè, come detto, di una minaccia di Provenzano di «eliminazione fisica»[2] di Piersilvio Berlusconi, ma al medesimo tempo del fattivo «contributo» che Provenzano intendeva dare per scongiurare tale evento, mentre Berlusconi avrebbe messo una delle sue televisioni a disposizione del boss.

    Ma il “contributo” di Provenzano non era da riferirsi solo al mettersi in azione in modo da convincere se stesso a non uccidere Piersilvio, ma riguardava anche «il confluire in tutta quella che era la capacità elettorale, del controllo dei voti anche di una serie di agevolazioni nei confronti dei …eehhh … diciamo del … dei … ii… come si chiama … dei … dei candidati, tutto quello che era lo svolgersi del … delle consultazioni»[2].  E questa è la ragione, spiega Ciancimino al dr. Ingroia, per cui all’inizio del pizzino n°1 fanno capolino le due paroline “posizione politica”.

    Allora, nel rielaborare la lettera, secondo lui troppo pesante, don Vito aggiunge al triste evento un bel “in sedi giudiziarie” in maniera da correggere il tiro e trasformare la minaccia alla vita di Piersilvio, in una minaccia di : «… rilevare tutte quelle che erano il bagaglio di informazioni, avrebbe… avrebbe dato via a un’inchiesta giudiziario…» poiché «mio padre non trovava… diciamo, molto etico il fatto di poter usare la minaccia verso figlio verso terzi di come motivo per attirare l’attenzione di questi soggetti, per cui preferiva farlo nell’ambito giudiziario che non in quel tipo di ambito che era rappresentato nella precedente missiva.»[2]

    Insomma, don Vito, anziché accoppargli il figlio, preferiva arrecare a Berlusconi guai che potevano avvenire in sedi giudiziarie o altrove. Inoltre, prende le paroline “per questa mia posizione politica” e le appiccica ad un non meglio definito “anni di carcere”, stabilendo un’associazione causale fra le due cose, cosicché il significato originale del pensiero di Provenzano, quello della “posizione politica” riferita non si sa bene come al “controllo dei voti”, va a farsi benedire.

    Quindi Vito Ciancimino, usando un «messaggio cifrato»[2], scrive a Dell’Utri che se si fosse verificato un triste evento in sedi giudiziarie o altrove lui era convinto che Berlusconi gli avrebbe concesso l’uso di una televisione onde parlarne, per significare in realtà (messaggio cifrato, eh) che se Berlusconi non si metteva a disposizione sua e soprattutto di Provenzano con «tutto quello che in quel momento il Berlusconi, la sua forza politica, rappresentavano”[2], loro gli avrebbero fatto avere rogne giudiziarie o di altro tipo.

    Ma non solo.

    Persino la frase «…anni di carcere per questa mia posizione politica intendo dare il mio contributo (e non sarà modesto) perché questo triste evento non abbia a verificarsi», era un messaggio cifrato, perché nella realtà il soggetto occulto della frase era lo stesso destinatario della lettera, Silvio Berlusconi in persona, ed il contributo non era qualcosa che potevano recare Ciancimino e Provenzano alla sua causa, bensì, al contrario, era qualcosa che Silvio Berlusconi doveva recare alla causa loro. E questo per il fatto che «nel 94, ovviamente, questo contributo doveva essere molto più ampio in quanto lo stesso non era più proprietario solo di una televisione privata, bensì di un gruppo editoriale ben più ampio, e di una posizione politica di fatto che rappresentava il partito di maggioranza.» [2]

    E così, quello che nella lettera di Provenzano era un “contributo” del boss volto ad evitare un triste evento  nonchè a contribuire ad una posizione politica con apporti elettorali, nella rielaborazione di don Vito, (superbo enigmista!), diventa un contributo che Berlusconi doveva dare alla causa della mafia grazie alla raggiunta posizione politica, se voleva evitare un triste evento in sedi giudiziarie (e magari pure “anni di carcere”, perchè no).

    Ma non è finita qui.

    Don Vito avrebbe anche convocato una conferenza stampa per parlare di un modesto episodio riferito al triste evento e per rendere pubblica, nonché dimostrare, l’inettitudine  di qualcuno nei confronti di una certa iniziativa dello stesso don Vito (purtroppo rimasta indefinita per scomparsa della pagina), il che sempre in messaggio cifrato  significava invece che avrebbe convocato, nella sala-stampa dei detenuti del carcere di Rebibbia, una conferenza per «raccontare quella che era stata la nascita della coalizione, che poi aveva dato vita al gruppo “Forza Italia”, una serie di fatti che ne avevano determinato la nascita»[2].

    A questo punto Vito Ciancimino prese la lettera così come lui l’aveva rielaborata nella sua cella, sempre nel 1994 ma sempre su carta prodotta dopo il gennaio 1996 (sempre infinite, le vie), con tanto di indirizzo dei destinatari Berlusconi e dell’Utri in testa e con tutte le cose belle che gli mandava a dire nonché, nella prima parte oggi scomparsa, “alcuni appunti per il Lo Verde. In merito alla…a questa interpretazione…agli aggiustamenti che lo stesso mio padre aveva operato a quello che era il testo del … che inizialmente mi aveva consegnato il Lo Verde a me»[2] e, non si sa come, «la fece avere»[1] a Massimo Ciancimino, il quale la portò poi a Provenzano.

    Poi che fine abbia fatto quella lettera, la n°2, Ciancimino Jr. non lo sa.

    Salterà poi fuori anni dopo, tra la documentazione di suo padre, una sola pagina di questa, in due diverse versioni: una in fotocopia, quella cioè da lui prodotta in tribunale (solo un tantino ritagliata e pasticciata) l’8 febbraio 2010 dopo averla concessa, con un anticipo di 4 mesi, ai giornali; l’altra versione è un ritaglio sforbiciato dell’ORIGINALE (che perciò si era tenuto, dando invece a Provenzano solo una fotocopia) sempre e soltanto dell’unica pagina disponibile (è ritagliata via la metà superiore, per cui non compare l’indirizzo a Berlusconi), a mani della DDA di Caltanissetta e peritata dalla polizia scientifica, (che ha ravvisato trattarsi di carta prodotta, per l’appunto,  dal gennaio 1996 in poi), la stessa pagina poi prodotta in fotocopia in tribunale, ma che rispetto a quella ha qualche riga in meno, ritagliata via, e qualche riga in più (ritagliata invece dalla fotocopia).  

    I ritagli e gli incollaggi di questo documento verranno segnalati dal gen. Mori mediante dichiarazioni spontanee in aula, ma il PM Di Matteo replicherà che a lui “non risultano fotomontaggi”.

    Infatti non è un fotomontaggio, ma soltanto la fotocopia di un documento ritagliato ed appiccicato ad un altro.

    Invece la lettera n°1 la conserva in originale (mentre una copia  la da al Sig. Franco-Carlo, su istruzioni di suo padre). Dapprima «Era messo dietro la copertina di un libro della TRECCANI, a Roma.»[6] Aggiunge Junior: «Mio padre me l’aveva fatto mettere dietro un libro della TRECCANI, nella copertina, avevamo scollato l’ultima pagina e l’avevamo messo là dietro assieme ad altri documenti suddivisi.»[6] Sarà stata quindi una copertina bella gonfia.

    Quindi successivamente il pizzino si ritrova a Palermo nella sua cassaforte, per finire, infine, allegato al manoscritto di 12 pagine “I carabinieri” e riposto insieme allo stesso manoscritto, sempre con l’indirizzo di Dell’Utri e Berlusconi scritto bello grosso, in uno scatolone nei magazzini della Chateau d’Ax, dove egli custodiva la documentazione «che non era stata ritenuta opportuna occultare, perché di fatto era quella che si voleva che si ritrovasse»[2], e vale a dire ciò che non gli importava che venisse scoperto, perché quel pizzino n°1, quello scritto da gente vicina a Provenzano con l’indirizzo sopra di dell’Utri e Berlusconi e le esplicite minacce di morte al figlio di questi, era un documento che lui non riteneva «che era di quelli importanti da portar via.»[2].

    Ma quando i carabinieri lo sequestrano nel febbraio 2005 insieme a tutta la roba dello scatolone, verbalizzano che ne manca un pezzo, cioè verbalizzano che si tratta solo di “una parte” di un foglio A4.

    La parte con l’indirizzo di dell’Utri di quel foglio A4 era sparita ed era rimasta solo più la parte dove si leggeva del tentativo di estorcere l’uso di un canale televisivo a Silvio Berlusconi, e cioè la ciccia di Marco Travaglio (Marco Travaglio vede il pizzino, ed esclama nel suo “passaparola”: “E qui c’è la ciccia!”).

    Quindi la ciccia viene sequestrata ed acquisita e consegnata ai magistrati dai carabinieri, mentre invece una copia del papello che secondo spiegazioni date alla stampa da Massimo Ciancimino poteva trovarsi nello stesso scatolone, viene fotocopiata in un'attigua copisteria e fatta così scomparire in doppia copia,  non comparendo neppure sui verbali.

    I carabinieri che avrebbero combinato questo scherzetto, su diretto comando del Col. Gian Marco Sottili (uno dei principali artefici dell’indagine che ha portato all’arresto delle talpe in procura Ciuro e Riolo, di Michele Aiello ed all’incriminazione di Totò Cuffaro), sapevano perfettamente (lo dice lo junior) che una copia del papello (anche questa proveniente dal nascondiglio nella copertina dell’enciclopedia, estratta religiosamente nel 2002 da don Vito da quel pertugio dove era rimasta nascosta per 10 anni, ma nascosta inutilmente,  perché nel frattempo c’erano altre fotocopie dello stesso documento che circolavano forse in soffitta o forse persino messe a disposizione negli scatoloni in magazzino) era custodita nella cassaforte dell’Addaura, ma non si sa perchè quando nel corso della perquisizione  vengono proposte loro le chiavi di quella cassaforte, essi le rifiutano sdegnosamente, decidendo di lasciare tranquilla la fotocopia del papello chiusa in cassaforte, nelle mani di Ciancimino, per accontentarsi invece di portarsi via solo quella abbandonata forse in soffitta o forse nello scatolone in magazzino (esattamente, non si è capito), dopo averla fotocopiata per la terza volta in una copisterìa.

    Ma Massimo Ciancimino non si accorge di tutto questo, nonostante abbia poi dovuto firmare il verbale di sequestro, dove la condizione e lo stato del pizzino di Provenzano (del papello, invece no) erano accuratamente annotati, e probabilmente ne abbia anche avuto copia. Non si accorge che il foglio sequestrato era dimezzato, ma si rende però conto che nell'aver ritenuto che questo non era un documento «di quelli importanti da portar via.» e nell'averlo quindi lasciato a piena disposizione dei sequestri giudiziari, aveva ritenuto una cazzata.

    Manifesta questa sua preoccupazione ad un «emissario» del sig. Franco-Carlo, il quale gli fornisce «assicurazioni che questi documenti non sarebbero mai venuti alla luce»[3].

    Invece alla luce, al contrario del papello,  ci viene, quel pezzo di documento contenente “la ciccia” di Travaglio, a metà del 2009, e nel visionarlo il Ciancimino si accorge con grande stupore che appunto ce n'è solo un pezzo (la ciccia), così come era già scritto sul verbale di sequestro da lui firmato 4 anni prima, e che, pertanto, manca tutta la parte con gli indirizzi dei destinatari e con l’enunciato della minaccia alla vita di Piersilvio Berlusconi.

    E nel vedere che ne manca un pezzo, Ciancimino Jr. ha una gran fifa: «continuo a ribadire che mi vorrei rimangiare quello che ho detto perché ho paura»[5].

    FINE

    (da: "Prego, dottore!" – Cap- 7 )

    [1] Dichiarazione rilasciata da Massimo Ciancimino nell'udienza del 2 febbraio 2010 del processo Mori-Obinu, ripresa da molti quotidiani. Si veda, ad es., «Provenzano "consegnò" Riina ai carabinieri in cambio dell'impunità» - Corriere della Sera online – 2 febbraio 2010
    [2] Processo "Mori-Obinu" – udienza dell' 8 febbraio 2010  
    [3] Don Vito – di Francesco La Licata e Massimo Ciancimino – Ed. Feltrinelli – pagina 227/229
    [4] Lettera n.2 di Vito Ciancimino 
    [5] Dal verbale d'interrogatorio di M.Ciancimino del 01/07/2009 della Procura di Palermo
    [6] Dal verbale d'interrogatorio di M.Ciancimino del 30/06/2009 della Procura di Palermo

     
    • anonimo 22:44 on 24 November 2010 Permalink | Rispondi

      Esiste anche la possibilità che ciò che dice Ciancimino sia vero(almeno in parte) e che siano false le prove che porta a supporto delle sue rivelazioni. Naturalmente se le cose stanno così difficilmente lo verremo a sapere, ma la possibilità esiste.

    • enrix007 16:16 on 25 November 2010 Permalink | Rispondi

      Con stretta attinenza alle due "lettere" di cui si parla in questo articolo, le cose non stanno così.
      Ne riparleremo.

  • Avatar di enrix

    enrix 10:27 on 13 October 2010 Permalink | Rispondi
    Tags: massimo ciancimino   

    Ecco le perizie sui documenti di Ciancimino 

    Ecco le perizie
     

    In esclusiva, sul blog del Segugio, il link per il download delle perizie della polizia Scientifica sui documenti di Massimo Ciancimino.
     

    Fatene buon uso.

    P.S.: il download è assolutamente gratuito, lasciando "zero" nella casella dell'importo da corrispondere.

    ANALISI DELLE GRAFIE

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    ANALISI DEI DATTILOSCRITTI

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    RIEPILOGATIVO CON DATAZIONI

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  • Avatar di enrix

    enrix 01:18 on 4 October 2010 Permalink | Rispondi
    Tags: massimo ciancimino   

    La fabbrica dei tarocchi

    tarocchi_agents

    Chi ha letto il mio libro o ha visto il video qui sotto con le dichiarazioni del generale Mori in aula, conosce già tutti i precedenti, e non ha bisogno di premesse.

    Per chi invece leggesse di questa storia per la prima volta, farò un breve riassunto.

    Ciancimino junior ha prodotto in tribunale, l’8 febbraio scorso, questo documento:

    doc uno
    DOCUMENTO N° 1
     
    Poi, sotto giuramento, ha detto che quel documento è stato scritto da suo padre don Vito nella cella del carcere di Rebibbia nel 1994, ed è una rielaborazione di un altro documento, una lettera di minacce di Provenzano a Berlusconi che Massimo aveva letto a suo padre qualche giorno prima, sempre nel carcere di Rebibbia dopo averla avuta da amici di Provenzano.

    Ecco un pezzo della "lettera di Provenzano", sequestrato nei magazzini di Ciancimino nel 2005:

    doc dueDOCUMENTO N° 2
     
    Dunque il documento n°1 sarebbe una rielaborazione del documento n°2  fatta da don Vito a Rebibbia, dopo che Massimo gliel’aveva letto (il doc. 2)  sempre a Rebibbia, nel 1994.

    Così testimonia lo stesso Massimo sotto giuramento.

    Ma nel frattempo, si è saputo dell’esistenza di un  altro documento, posto agli atti d’inchiesta della procura di Caltanissetta il 1° dicembre 2009, questo:

    doc tre
     DOCUMENTO N° 3

    Questo documento n°3 è nientedimeno che un ritaglio dell’originale olografo dal quale è stato  fotocopiato il documento n°1. Se osservate bene, vedrete che è così.

    Nel libro “Prego, dottore”, ho dimostrato la presenza di manipolazioni sul documento n°1, ed ho formulato un’ipotesi sulle vere origini del documento n°2.

    Secondo quanto poi  io ipotizzavo nel mio libro, entrambi i documenti dovrebbero invece risalire ad un periodo successivo alla scarcerazione di don Vito, e cioè successivo al 1999.

    Ebbene, a questo proposito, oggi ci sono grosse novità.

    E' uscita infatti la perizia sulla datazione delle carte riferite a questi documenti.

    Nell’atto di perizia che ho potuto esaminare, non è stato analizzato il documento n°1.

    Però Massimo Ciancimino alla trasmissione TV Iceberg, e con lui alcuni articoli di giornale, hanno affermato che esisterebbe una perizia che ha datato la carta del documento n°1 “ai primi anni 90”, confermando così, con una certa approssimazione la datazione di quella fotocopia:  il 1994.

    Ma nella "Analisi merceologica" effettuata dagli esperti della Polizia Scientifica, dei documenti  n°2 e n°3 (denominati dai periti rispettivamente  "DOC4" e "2-CL"):, si legge quanto segue:

    DOC4 (Documento 2 – ndr)
    (originale)
    Rinvenuto in occasione di perquisizione domiciliare nei confronti di Ciancimino Massimo
    P.P 11609/08 R.G. Mod. 21 della D.D.A. di palermo
    ANALISI MERCEOLOGICA:
    Datazione carta: giu.1996 – Nov. 2000

    documento numero 2

    2-CL  (Documento 3 – ndr)
    (originale a matita)
    Consegnato da Ciancimino Massimo in data 01/12/2009
    P.P 2554/09 R.G. Mod. 21 della D.D.A. di Caltanissetta
    ANALISI MERCEOLOGICA:
    Datazione carta: gen.1996 – mag. 2000

    documento numero 3

     
    Si, avete visto bene. Entrambi i documenti, in base all’esame delle carte, sono datati tra il 1996 ed il 2000.

    Ora, noi possiamo serenamente e fondatamente  sospettare di:

    - Una prima falsa testimonianza di Massimo Ciancimino, quando sostiene di aver portato il documento n°2 in carcere a suo padre, per leggerglielo, nel 1994.

    - Una seconda falsa testimonianza di Massimo Ciancimino, quando sostiene di aver trasferito il documento n°1, avutolo da suo padre, a Bernardo Provenzano, nel 1994.
    (E’ evidente che se il documento originale risale a dopo il 1996, la sua fotocopia non può essere del 1994.)

    - Un falso documentale ed una frode processuale. Infatti dal 1996 al 2000 Berlusconi non fu mai Presidente del Consiglio. Da ciò si ha conferma che l'indirizzo "per conoscenza al Presidente del Consiglio dei Ministri on. Silvio Berlusconi", come già avevo evidenziato sul mio libro con rilievi grafici e geometrici, è stato appiccicato, trasferito da un altro documento, alla sommità del documento n°3 (quand'era intera), per realizzare una falsa fotocopia-collage e far credere che quel documento fosse una lettera indirizzata al cavaliere.

    - Una piccola stranezza da approfondire: la fotocopia (documento n°1)  di un documento originale (il n°3)  realizzato successivamente al 1996, che pare realizzata su carta di epoca antecedente, e vale a dire dei “primi anni 90”. Fatto che oltretutto dimostra quanto poco valgano le affermazioni di chi vorrebbe sostenere che una carta datata come vecchia, sarebbe sinomino di documento e/o  grafia altrettanto vecchi (vedi ad es. papelli e contropapelli).

    In conclusione: a quanto pare alcuni quotidiani e riviste che hanno affermato che le perizie confermavano in toto le notizie date da Ciancimino Junior sui documenti, hanno mentito.

    Queste due analisi peritali che ho pubblicato, dimostrano  che abbiamo, molto probabilmente,  a che fare con uno spergiuro, un fabbricante di tarocchi.

    Ed ora vediamo quali piroette si inventeranno per disinnescare questo minuscola bomba nucleare.

    Enrix

     
    • anonimo 10:39 on 4 October 2010 Permalink | Rispondi

      Questo mette la parola fine alle cavolate sostenute dai vari mistificatori.Cesare

    • anonimo 12:14 on 4 October 2010 Permalink | Rispondi

      Quando potremo godere lo spettacolo di un processino a carico del prezioso teste per falsa testimonianza?Buon lavoro Enrico!Simona

    • anonimo 21:31 on 4 October 2010 Permalink | Rispondi

      L'accuratezza delle analisi merceologiche è tale che tra 1994 o 1996 non ci sia praticamente distinzione…piuttosto si riescono a catalogare i documenti per decadi e non per anni.

    • enrix007 00:41 on 5 October 2010 Permalink | Rispondi

      Caspita, il messaggio di un autore anonimo è proprio quanto di più autorevole possa offrire la piazza per screditare il metodo della Polizia Scientifica, la quale, come si può vedere bene,  data l'età massima delle carte con un grado di precisione che arriva al mese del calendario.

    • enrix007 00:51 on 5 October 2010 Permalink | Rispondi

      Anonimo, non mi pare di averla letta mai screditare allo stesso modo l'organo di polizia, quando i notiziari comunicavano che le perizie confermavano precisamente le datazioni fornite dal testimone.Per la verità non ho mai visto nessuno scrivere che le datazioni, ad esempio,  dei papelli non sono attendibili perchè si parla al massimo di decadi, come approssimazione, quando si perita il supporto cartaceo.O forse lei ne avrà scritto, ma confesso che mi è sfuggito.

    • anonimo 01:07 on 19 October 2010 Permalink | Rispondi

      Beh, e' stato dimostrato che Massimo Ciancimino ha dichiarato lui stesso, il giorno in cui ha prodotto il documento (1-Dic-2009), che il documento in questione era una composizione fatta da lui .
      Ora tutti voi che avete subito pensato male di Ciancimino dovete ricredervi.
      Enrix, mi aspeto un articolo che riconosce pubblicamente la 'cantonata'.

    • enrix007 01:50 on 19 October 2010 Permalink | Rispondi

      Rispondo all'anonimo incosciente (nel senso che non è cosciente di ciò che scrive).

      Io non devo riconoscere pubblicamente alcuna cantonata perchè non ho preso alcuna cantonata.
      La cantonata l'ha presa invece lei pensando che il documento per il quale parliamo di manipolazioni, da mesi su questo blog e sul mio libro ed in aula per bocca di Mori, sia questo di cui parla Travaglio.
      Invece è un altro.
      E' un documento prodotto da Ciancimino al processo Mori l'8 febbraio 2010, e non peritato dai periti.
      Si tratta di un fotomontaggio.
      Lei venga ancora qui ad insultare parlando di cantonate in modo apodittico e senza sapere nulla dell'argomento di cui vuole discutere, e la banno.

      Studi, e poi ripassi.

    • anonimo 00:36 on 20 October 2010 Permalink | Rispondi

      mi pare di capire che il Documento 3 è autentico e parla dell’on. Berlusconi. giusto?
      Quindi anche se il documento 1 è un collage, rimane il fatto che il documento 3 è autentico e parla di Berlusconi.
      Secondo il mio modesto parere il fatto che il documento 1 sia un collage non dimostra niente, nè contro nè tantomeno a favore di massimo ciancimino.
      Infatti, io mi domando che motivo avrebbe massimo ciancimino nel fabbricare (in malafede) un documento solo per porre una intestazione che parla di berlusconi? se già nel documento 3 fotocopiato nel documento 1 è chiamato in causa “l’On. Berlusconi”?
      Non riesco a capirne il senso!
      può essere che Vito o massimo ciancimino abbiano fatto quel collage senza avere l’intento di accusare berlusconi, tra le tante fotocopie che possono essere state fatte, forse si voleva rimarcare che era indirizzato a Berlusconi. (anche se già parla dell’On Berlusconi).
      Poi non vedo che beneficio si avrebbe nel parlare di Berlusconi, anzi! parlare male di berlusconi ti mette di fronte ad una marea di critiche mediatiche. Non riesco a capire cosa avrebbe da guadagnarci massimo. ha solo da perderci, quindi non riesco a capire perché debba essere in malafede (anche perché ormai non gli crede quasi nessuno, compresa la sinistra, quindi parlare di complotto mi sembra esagerato).

      poi per quanto riguarda le date, se io avessi anche solo una ventina di documenti scritti in epoche diverse, non mi ricorderei mai con esattezza quando sono stati scritti! figuriamoci su 55 o di più…e potrei avere ricordi sbagliati sulla data, quindi la confusione di massimo sulle date non è necessariamente fatto in malafede.

      infine quando dici che “dal 1996 al 2000 Berlusconi non fu mai Presidente del Consiglio” è vero però solo la produzione della carta è datata tra il 1996 e il 2000, questo non vuol dire che il foglio sia stato scritto in quel range di date. si può aver comprato un foglio prodotto qualche mese fa e scriverci anche dopo anni, e dato che Berlusconi è stato presidente del consiglio nel 2001, scrivere nel 2001/2002 un foglio che è stato prodotto dal 1996-2000 è possibilissimo.

      Quindi credo nella buona fede di massimo ciancimino, poi che ciò che dice sia veritiero è tutto da dimostrare, ci mancherebbe!
      ma mi sembra difficile pensare che si metta a rompere le scatole a persone importanti, ad avere minaccie di morte solo per la voglia di farlo!

    • enrix007 02:03 on 20 October 2010 Permalink | Rispondi

      Anonimo, lei non riesce a capire il senso di una cosa, e non riesce a capire il senso di un'altra.
      Non pensi che questa sua difficoltà a capire susciti in me stupore.

      Comunque lei mi dice che scrivere quel foglio nel 2001 è possibilissimo.

      Io le dirò di più: anche secondo me quel foglio potrebbe proprio essere stato scritto proprio nel 2001.
      E non solo: l'altro foglio potrebbe essere stato scritto anche successivamente.

      Peccato però che Ciancimino li dichiari, sotto giuramento, come scritti nel 1994, (con SB presidente del consiglio), in circostanze temporali e circostanziali ben precise, con suo padre in carcere a Rebibbia che scriveva e rielaborava quel documento, che invece nella realtà don vito avrebbe scritto, com'è ovvio e come le ho detto,  quando era già uscito dal carcere, molti anni dpo, come dicono le date delle carte ed il testo autentico e non manipolato.

      Anonimo, gliel'ho detto: lei deve studiare un po' prima di parlare di queste cose. Se vuole cominciare a capire qualche cosa di questa storia e di questa manipolazione, si legga magari, come prima infarinatura, tutti questi miei commenti su livesicilia:

      http://www.livesicilia.it/2010/10/13/ciancimino-vero-o-falso/#comment-59165

    • anonimo 16:03 on 20 October 2010 Permalink | Rispondi

      ho scritto il commento #8 ma non sono l’anonimo dei commenti precedenti! sicuramente non so tutto tutto, ma ho seguito abbastanza la vicenda ciancimino, e da tutta la vicenda credo che alcune incongruenze ci sono ma che secondo me non sono in cattiva fede, perché non credo che ciancimino sia così scemo da inventarsi tutte ste cose col rischio di falsa testimonianza e altre rogne mediatiche oltre alle minaccie che riceve. naturalmente è solo una opinione personale.
      e che è normale che tutto ciò che dice anche se risultasse detto in “buona fede” deve essere riscontrato con elementi esterni.
      comunque aspettiamo i riscontri sugli altri documenti e intanto mi informo meglio ;-)

    • anonimo 20:10 on 20 October 2010 Permalink | Rispondi

      Segugio, ma quando ti decidi a correggere quanto hai detto di non vero sul doc.4(2)? Dal pensatore un certo Nick te ne ha dato le prove. E mo’ che ci sei caccia pure quell’analisi merceologica in maiuscolo-grassetto, che sai che non c’entra un cazzo.

    • enrix007 22:02 on 20 October 2010 Permalink | Rispondi

      Nick chi, il falsario che per dimostrare di avere ragione manipola i virgolettati delle sentenze cambiando le parole?

      Allora sono sicuro che saranno prove di ferro.

      Me le potresti riassumere facendomi capire che cosa avrei detto di non vero sul Doc.4, please?

      Inoltre dovresti spiegarmi in che cosa non c'entrerebbe l'analisi merceologica dei periti della polizia scientifica incaricati dalla procura, sempre please.

      Ma vedi di sbrigarti, perchè dopo qualche ora se gli imbecilli anonimi non si rifanno vivi e non mi spiegano più che bene su cosa fondano le loro insinuazioni deliranti, io cancello tutto.

      Mi piace tenere questo luogo pulito e non voglio spazzatura nello spazio dei commenti.

    • anonimo 09:27 on 21 October 2010 Permalink | Rispondi

      Mon so se di mestiere fai il cancellatore o lo spazzino, però ti prego non cancellare questo
       
      PM : Riesce a specificarci quando suo padre ha vergato quel documento?
      Massimo Ciancimino: NEL PERIODO DELLA SUA CARCERAZIONE, INTORNO AL 94-95.
       
      E togli quel merceologico perché la datazione precisa è di Terrasi e non del merceologico e lo sai pure tu
       
      Ti ringrazio di tutto
       

    • enrix007 00:50 on 22 October 2010 Permalink | Rispondi

      Ma ti pare. 

      Sentila tutta, quella testimonianza, anche nella parte dove racconta che ha ritirato dagli amichetti di Provenzano, nel MILLENOVECENTONOVANTAQUATTRO, il Doc4, per portarlo SUBITO  a suo padre a Rebibbia, che nel giro di pochi giorni gli restituì il doc.2-CL perchè lo ritornasse a Provenzano. Quindi novantaquattrolineetta novantacinque diventa solo più 94 in quest'altra parte della testimonianza. Secondo te si è ricordato meglio dove c'è la lineetta o dove non c'è?

      L' una o l'altra che sia, non ha importanza, perchè la perizia dice che quella carta può essere partita solo dal gennaio del 96. Ti hanno insegnato a contare a scuola? 
      Forse si, ma certo non ti hanno insegnato la statistica. Qui siamo davanti a npn uno, ma 2 (DUE) documenti che Ciancimino ha dichiarato essere stati generati nel 1994, quando invece tutti e DUE sono stati fabbricati, secondo i periti, non prima del 1996.  Comincia ad essere molto più difficile che si tratti di un errore del perito, e sempre meno difficile che si tratti di un "errore" del narratore.

      Ooohhh, ma forse a te, che se un tipo precisissimo, premeva farmi notare che io avrei scritto 1994 quando Ciancimino avrebbe detto 1994-1995.  Caspita,  mi hai colto sul fatto, già mi sento crescere un naso di un chilometro.
      No, mi dispiace, Ciancimino ha detto anche 1994 secco, in altra parte della testimonianza. E ricordati che i documenti sarebbero nati praticamente insieme, secondo il testimone.

      Quindi non è un problema mio, se ho riportato quello che ha detto il teste. Prenditela con lui, se fa prima quello che si ricorda bene e subito dopo quello che si ricorda male.

      Tu piuttosto, parliamo di te.  Sei nato nel 1997, oppure nel 97-98?
      Fammi sapere. 
      E se non hai di meglio da fare, vai a dare un'occhiata al tuo Nick, che belle prove mi aveva portato.

    • anonimo 09:05 on 22 October 2010 Permalink | Rispondi

      Caro il mio spazzino ti è proprio difficile riportare precisamente quel che dice Ciancimimo. Ma che ti ha fatto il poveretto?

      Intanto non hai cacciato quell’ANALISI MERCEOLOGICA che non risponde al vero.

      Poi Ciancimino dice INTORNO al al 94  95, capisci che vuol dire intorno?

      Caro il mio spazzino io non mi interesso a queste cose  visito il blog pensatore, come del resto altri blog, perché sto raccogliendo materiale per la compilazione della mia tesi che verte sulla valenza artistica dell’uso del turpiloquio e dell’insulto nella rete. Di tanto in tanto però l’occhio dalla forma va anche verso il contenuto, e ho visto che quel Nick ti sta facendo un culo così. Scusa per la parola culo, ma a forza di lavorare su questa tesi un po’ di contagio è inevitabile. E togli quell’analisi merceologica.

    • enrix007 10:00 on 22 October 2010 Permalink | Rispondi

      "Caro il mio spazzino ti è proprio difficile riportare precisamente quel che dice Ciancimimo. Ma che ti ha fatto il poveretto?"

      A me nulla; è a te che sta facendo fare delle figure di merda.

      "Intanto non hai cacciato quell’ANALISI MERCEOLOGICA che non risponde al vero."

      Fai una letterina, scrivi questa perla,  e spediscila alla polizia scientifica. Quelle schede che io ho riportato sono scansioni originali della perizia, e il titolo sopra le datine "giu 96 – nov 2000"  è "Analisi merceologica". Metti gli occhialini e rispolvera la lettura, quella che dovevi fare in prima elementare.
      Io non posso cambiare il testo della perizia, altrimenti farei una manipolazione del testo.

      "Poi Ciancimino dice INTORNO al al 94  95, capisci che vuol dire intorno?"

      Ahahahah. Sei un genio. Che vuoi dire? Che potrebbe essere anche il 1996, perchè sta "intorno". Ma certo, solo che c'è un piccolo dettaglio: nel 1996 Berlusconi non era Presidente del consiglio. Lo era invece nel 1994-95. Per questo Ciancimino spara quelle date. Perchè ha per le mani un foglietto con appiccicato in testa un destinatario "Presidente del Consiglio".  Che nel 96 non era Berlusconi.
      Inoltre quel foglietto, quello scritto intorno al 94-95, è la "rielaborazione" (parola di Ciancimino)  dell'altro, datato da Ciancimino "1994", non "intorno" ma proprio nel 1994.  Ma anche la carta di quel foglio ORIGINALE, è datata dal 96 in poi.
      E nel 96, come ti ho già detto, Berlusconi non era P.d.C. Quindi non può esistere una rielaborazione di un documento originale che è come minimo del 96, realizzata "intorno al 94-95", o comunque anche nel 96, ed indirizzata a Berlusconi presidente del Consiglio. Quindi la datazione della carta dimostra che siamo dinnanzi ad un falso.
      Lo vedi che sei un imbecille?

      "Caro il mio spazzino io non mi interesso a queste cose  visito il blog pensatore, come del resto altri blog, perché sto raccogliendo materiale per la compilazione della mia tesi che verte sulla valenza artistica dell’uso del turpiloquio e dell’insulto nella rete."

      Se  veramente ad un decerebrato par tuo è dato sviluppare una tesi sulla valenza artistica del turpiloquio, è un vero dramma che non sia più in vita Fellini, perchè con le riprese della tua esposizione avrebbe fatto sicuramente un pezzo di grande cinema.
      E chi ti sta aiutando per la tesi, il mulo Francis?

      "Di tanto in tanto però l’occhio dalla forma va anche verso il contenuto,"

      Non serve buttare l'occhio sul contenuto, se dietro all'occhio non c'è un cervello, come tu hai dimostrato.

      " e ho visto che quel Nick ti sta facendo un culo così."

      E come no, sono tutto un dolore.  E' chiaro che ci vedi bene.

      "Scusa per la parola culo, ma a forza di lavorare su questa tesi un po’ di contagio è inevitabile."

      Già, specie se il contagio parte già dal mattino, quando vedi la tua faccia nello specchio.

      "E togli quell’analisi merceologica."

      Chiederò il permesso alla polizia, spiegandogli che c'è un disturbato mentale, un povero caso umano, ossessionato da questa cosa, e che potrebbe diventare pericoloso.

    • anonimo 10:46 on 22 October 2010 Permalink | Rispondi

      Senti caro il mio spazzino, mio spazzino perché hai spazzato un mio post, caro per forma di cortesia. Nel blog su nominato tu stesso hai ammesso che si trattava del metodo Terrasi che si basa sul carbonio, anche se non quello allo C14 tradizionale e non sul merceologico come prima affermavi. Ora perché non lo dichiari qui nel blog ai tuoi fan? Lascia perdere Presidente del C., questa è una cosa che Ciancimino dovrà spiegare al Tribunale, tu qua devi soltanto ammettere che Ciancimino ha detto INTORNO al 94 95, quindi può essere pure la prima parte del 96, il resto se la vedranno i giudici che chiederanno a Ciancimino e cercheranno di capire se la genericità delle sue date sia attribuibile a malafede o a un problema di memoria, il che dopo più di dieci anni dai fatti, non è ipotesi da scartare.
      Ho dato uno sguardo al tuo sito e vedo che sei afflitto da innamoramento monomaniaco ossessivo, prima eri innamorato di Travaglio, adesso di Ciancimino, Travaglio ne sarà geloso. Che quella sia la perizia, ti giuro che ti credo, ma non è tutta mi pare di aver capito, anche il metodo Terrasi potrebbe prevedere un INTORNO.
      Ciao amico mio, ti lascio alla tua spazzatura.

    • enrix007 15:34 on 22 October 2010 Permalink | Rispondi

      “Senti caro il mio spazzino, mio spazzino perché hai spazzato un mio post,”

      Ah, era tua quella merda? Bene, la prossima volta vedi di cacare sul tappeto tuo, non su quello degli altri.

      “ caro per forma di cortesia.

      Si ma non esageriamo.

      “ Nel blog su nominato tu stesso hai ammesso che si trattava del metodo Terrasi che si basa sul carbonio, “

      No, io non ho “ammesso”. Si ammette ciò che si è negato. Io non ho mai negato, e quindi mai ammesso.
      Io ho riscontrato che il metodo era quello di Terrasi, dopo che è stato spiegato in udienza, come l’ha riscontrato chiunque altro. Mi hai visto da qualche parte negare prima che avessero usato il metodo Terrasi, furbone?

      “anche se non quello allo C14 tradizionale e non sul merceologico come prima affermavi.

      Ah, ho capito, non sono turbe mentali, è proprio ignoranza.
      Tu non conosci la lingua italiana.
      Bene, quando  non si conosce la lingua, si prende un dizionario, tipo il Sabatini-Coletti, e si legge il significato delle parole, così:

      merceologia [mer-ce-o-lo-gì-a] s.f.

      • Disciplina che studia la composizione, la natura, le qualità, le proprietà chimiche e fisiche, gli usi ecc. della merce

      “ Ora perché non lo dichiari qui nel blog ai tuoi fan? “

      Perché non posso dichiarare qualsiasi cosa mi venga richiesta da un ignorante, e non posso rettificare ciò che è vero, dal momento che “analisi merceologica” significa analisi della composizione e delle proprietà fisico-chimiche della carta, che è l’analisi fatta da Terrasi.
      Forse è per questo che anche la polizia scientifica la chiama così.
      Tu riferisci la parola “merceologica”, in modo stretto,  alla datazione fondata sul riconoscimento di uno stock di carta commerciale prodotto entro certe date, perché sei semianalfabeta e la parola “merce” ti ha tratto in inganno.  Prima di dar le tesi sul turpiloquio, dovresti studiare il lessico ordinario.

      “Lascia perdere Presidente del C., questa è una cosa che Ciancimino dovrà spiegare al Tribunale, tu qua devi soltanto ammettere che Ciancimino ha detto INTORNO al 94 95, quindi può essere pure la prima parte del 96,”

      Ahahahah. Lo vedi che non capisci un cazzo?
      Sentila la testimonianza di Ciancimino, invece di leggerla riferita dagli altri. Ciancimino dice “intorno al 94”. Poi fa una pausa e aggiunge 95.  Come dire che potrebbe essere anche il 95. Non il 96.
      Al 96 non poteva neanche pensare, innanzitutto perché aveva studiato bene wikipedia, e sapeva che non doveva dire cazzate, perché SB nel 96 non era più PdC, e quel foglio era indirizzato al PdC, ed inoltre perché aveva appena testimoniato che quel foglio era la rielaborazione fatta da suo padre di un documento di Provenzano che lui gli aveva consegnato, in carcere, nel 1994. (documento il cui ORIGINALE oggi i periti datano invece dal 96 in poi). E quindi don Vito non poteva certamente fare aspettare due anni a Provenzano per riscrivere le tre paginette cambiando qualche parola, come lui gli aveva richiesto di fare.
      Questo è il riassunto di TUTTA la testimonianza di Ciancimino jr in udienza, e la datazione da lui assegnata al documento va desunta da tutta la testimonianza, in ogni suo elemento, e non solo da due paroline incerte il cui vero significato lo si desume solo in quella chiave.  Quindi lui data l’operazione al 94.  Quando poi gli viene richiesto di ribadire  in che anno si conclude questa operazione con la vergatura della rielaborazione,    ribadisce intorno al 94, fa una pausa ed aggiunge  “95”. L’incertezza si ferma lì. 
      “può essere pure la prima parte del 96”, è una cazzata che ti inventi tu, che agli atti non esiste.  Ed infatti il PM Di Matteo, che ha capito la cosa come l’ho capita io e non come l'ha capita il tuo cervellino fuori allenamento, un minuto dopo afferma:
      …queste interlocuzioni, di cui a questi documenti che lei data 94, 95, per suo padre costituivano…”
       
       
      “il resto se la vedranno i giudici che chiederanno a Ciancimino e cercheranno di capire se la genericità delle sue date sia attribuibile a malafede o a un problema di memoria, il che dopo più di dieci anni dai fatti, non è ipotesi da scartare.”

       
      Ah si? Dire secco “1994”, sotto giuramento,  significa essere generico? E che pretendevi, che ti dicesse il giorno e il mese?
      Capisci, mio piccolo imbecille, perché io sarò obbligato presto a spazzarti via?
      Qui i furbacchioni ed i manipolatori dei fatti non sono ammessi.  Pertanto la tua cacciata a pedate ben date, è imminente.

      Ho dato uno sguardo al tuo sito e vedo che sei afflitto da innamoramento monomaniaco ossessivo, prima eri innamorato di Travaglio, adesso di Ciancimino, Travaglio ne sarà geloso.

      Uh, che dramma. Comunque non vedo il problema. Lui a sua volta è innamorato in modo monomaniaco ossessivo di un ultrasettantenne, non parla d’altro da dieci anni.

      “ Che quella sia la perizia, ti giuro che ti credo, ma non è tutta mi pare di aver capito, anche il metodo Terrasi potrebbe prevedere un INTORNO.”

      E infatti lo prevede, e ne ha tenuto conto nella datazione. Quelli sono valori massimi.

      “Ciao amico mio, ti lascio alla tua spazzatura.”

      Lo vedo, ne hai lasciata parecchia. Per questa volta pulisco, la prossima volta non ti lascio certo entrare e il tuo pattume te lo porti da un’altra parte.

    • anonimo 15:42 on 22 October 2010 Permalink | Rispondi

      Caro il mio spazzino, allora la cosa è comica, or dunque sei tu quello che gioca coi tarocchi all’inizio del thread?
      Sei stato tu a dire, nell’altro sito, smaniando nel differenziarti da quel che dicevano i giornali,che non era analisi al carbonio, ma era analisi merceologica, per poi ricambiare, costretto da quel famoso Nick che ti ha fa fare molte bellle figure, dopo aver sentito radio radicale. Fai uno sforzo, riconoscere gli errori, fa bene alla salute. Poi, in tutta amicizia, vorrei aggiungere una cosa. Fattelo dire da un insultologo di professione, i tuoi insulti non sono male, ma rientrano nella banalità del comune. Non faranno parte della mia tesi. Sai cosa manca e che cosa ostacola l’innalzamento verso la sfera dell’arte? Tu usi l’insulto in maniera strumentale, non fine a se stesso, per te è uno strumento di difesa argomentativa, quando cominci a temere che il tuo impianto argomentativo comincia a vacillare, innalzi una cortina fumogena di insulti e di polemica aggressiva, per coprire la debolezza dei tuoi argomenti e allunghi allunghi i post. Statti buono, e se non ti piace questo mio augurio, statti male, comunque statti perché mi son scocciato. Non dimenticare mai l’INTORNO, sia di Ciancimino che quello possibile di Terrasi.

    • enrix007 17:58 on 22 October 2010 Permalink | Rispondi

      "Caro il mio spazzino, allora la cosa è comica, or dunque sei tu quello che gioca coi tarocchi all’inizio del thread?"

      No, è molto più semplice: sei tu che non capisci un cazzo. E non è un insulto per povertà di argomenti, ma una constatazione: ora te lo dimostro.

      "Sei stato tu a dire, nell’altro sito, smaniando nel differenziarti da quel che dicevano i giornali,che non era analisi al carbonio, ma era analisi merceologica,"

      No, imbecille. (sempre constatazione).  Io non ho mai differenziato fra "Carbonio 14" e "merceologico", ma solo fra "grafologico" e "merceologico". Con questa seconda parola io ho sempre inteso indicare in generale il procedimento di analisi mirata a stabilire la datazione, che si differenzia dal processo di analisi delle scritture.

      Il quale, a sua volta, si divide in due sottometodologie.

      Infatti io, nel blog che citi, ho scritto questo:

      "I metodi di cui hanno parlato sono due: il carbonio14, ed il riconoscimento di stock commerciali di carta aventi marca e data di fabbricazione note."

      Sono stati i tuoi colleghi della scuola del sostegno, Sympatros in testa, a definire "merceologico" quello che per me è solo il secondo metodo dell'analisi merceologica. Come vedi, sei tu che non capisci un cazzo.
      Ma stai tranquillo, hai finito di far casino. Ora ti banno.

      "… per poi ricambiare, costretto da quel famoso Nick che ti ha fa fare molte bellle figure, dopo aver sentito radio radicale."

      Falso, piccino mio. Io non ho mai cambiato nè ricambiato. Ho semplicemente commentato prima quello che era stato il metodo a detta dei giornali (compresi i tuoi giornaletti preferiti), e poi quello che hanno spiegato essere invece il metodo in udienza. Io non ho cambiato nulla. Ma le tue falsità qui, stanno per terminare.

      "Fai uno sforzo, riconoscere gli errori, fa bene alla salute."

      Ti garantisco che mi basta riconoscere un imbecille, e sto ancora meglio. Inoltre di miei errori a portata di mano, non ne vedo.

      " Poi, in tutta amicizia, vorrei aggiungere una cosa. Fattelo dire da un insultologo di professione, i tuoi insulti non sono male, ma rientrano nella banalità del comune."

      Ma io non ho grandi ambizioni in materia, sai. Di fronte ad un imbecille preferisco aggettivare ad istinto, secondo natura.

      "Non faranno parte della mia tesi."

      Una vera tragedia.

      "Sai cosa manca e che cosa ostacola l’innalzamento verso la sfera dell’arte? Tu usi l’insulto in maniera strumentale, non fine a se stesso, per te è uno strumento di difesa argomentativa, quando cominci a temere che il tuo impianto argomentativo comincia a vacillare, innalzi una cortina fumogena di insulti e di polemica aggressiva, per coprire la debolezza dei tuoi argomenti e allunghi allunghi i post. "

      Già, per fortuna che invece poi ci sono i falliti come te, che li accorciano.

      "Statti buono, e se non ti piace questo mio augurio, statti male, comunque statti perché mi son scocciato."

      Ti sei scocciato di dire cazzate? Sei sulla rampa di lancio, allora.

      "Non dimenticare mai l’INTORNO, sia di Ciancimino che quello possibile di Terrasi."

      Non potrei farne a meno, anche perchè in realtà si tratta di documenti successivi al 2000.

      Addio, imbecille.

    • anonimo 10:23 on 23 October 2010 Permalink | Rispondi

      Per i fans del segugio/spazzino, così sentono pure l’altra campana.
      Un pezzo di quel Nick che fa fare belle figure al segugio.
       
      “””””LE PAROLE MANCINO ROGNONI E LA PERIZIA:
      http://www.radioradicale.it/scheda/312911
      Minuto 1:28
      Documento 3 (contropapello)
      Di Matteo : ..Quali sono le vostre conclusioni.., sono nel senso che il corsivo che quindi va da MANCINO ROGNONI fino a …Costituzione alla fine è attribuibile a Ciancimino Vito..
      Grafologo: SI
      Di Matteo: Con grado di certezza?
      Grafologo: SI
      Si ascolti la testimonianza fino a 1: 32 , molto interessante!
      Ci sono un sacco di elementi che secondo i periti fanno ritenere senza alcun dubbio che il documento sia di Vito Ciancimino: il giudizio è motivato in base a un sacco di elementi (una quarantina)
      Per questo dico che enrix dovrebbe ammettere l’errore
      Sempre sul contropapello:
      Minuto 3:13
      Di Matteo: ..Anche qui vi chiedo se, sulla base della vostra esperienza, esistono tracce per eventualmente rilevare diciamo operazioni di COLLAGE , con fotocopiature successive oppure se esistono degli elementi per ritenere che questo documento costituisce una FOTOCOPIATURA UNICA di un documento originale. Questo è molto importante.
      Perito: Dunque dall’analisi al microscopio, adesso non ci sono tutte le fotografie che ci sono anche nella relazione, dall’analisi al microscopio se andiamo a guardare in particolare le lettere che compongono tutta la parte sottostante e la frase che si legge in questo punto qui noi notiamo LO STESSO TIPO DI TECNICA DI FOTOCOPIATURA. Ora che vuol dire questo? Che se analizziamo in maniera precisa UNA QUALSIASI di queste lettere, abbiamo fatto la prova su parecchie e viene sempre la stessa cosa, si nota una scansione verticale dovuta a una fotocopiatrice di tipo laser, toner nero con questa composizione chimica, e si nota questa stessa identica presenza di tecnica laser sotto TUTTO il foglio, anche su questa parte qui. Io deduco che possa essere un’UNICA copia, che non possa derivare da altre fotocopie perchè non c’è stata PERDITA DI DETTAGLIO. Quindi io noto VERAMENTE BEN DETTAGLIATE TUTTE LE LETTERE proprio grazie a questa tecnica di stampa anzi no, di fotocopiatura non di stampa. E addirittura potremmo ipotizzare che QUESTA FRASE CHE C’E’ IN ALTO SIA STATA IN ORIGINE SCRITTA , SUL DOCUMENTO ORIGINALE DAL QUALE POI DERIVA QUESTA FOTOCOPIA, SCRITTA CON UNA PENNA A SFERA, UNA PENNA…
      Di Matteo: Si.
      Perito: Un’inchiostro a penna. Mentre questa parte sottostante apparrebbe perchè meno concentrata, come se fosse meno concentrata la scrittura ma sempre BEN DEFINITA, scritta in origine a matita. Questo ci succede quando fotocopiamo uno scritto a matita. Succede praticamente la stessa cosa. Se scrivo una cosa a penna o se scrivo una cosa a matita io vedo delle differenze anche nella fotocopia. Quindi io vedrò una maggiore concentrazione quando c’è uno scritto a penna, perchè si preme di più e comunque si lascia l’inchiostro sulla carta, mentre nel caso della matita si lascia sicuramente un tratto diverso che non è un inchiostro di penna a sfera, non è un inchiostro qualunque, Quindi queste sono le ipotesi che sono state fatte. Ma proprio perchè c’è un’OTTIMA DEFINIZIONE DEI CARATTERI.
      Se fosse, ipotizziamo sempre, una fotocopia di fotocopie NOI AVREMMO PERSO IN QUALITA’ .
      NOTEVOLMENTE.
      Di Matteo: Cosa che non è avvenuta?
      Perito: NO. Mi sento abbastanza sicura da dire NO.
      Di Matteo: QUINDI UNICA FOTOCOPIATURA SU CARTA IN QUELLA PRODUZIONE DATATA 86-91 E PROBABILMENTE SECONDO..FOTOCOPIATO PRIMA DELLA META’ DEGLi ANNI ’90
      Perito: In questo senso si. Si
      Di Matteo: Bene. SCUSI MA SE CI FOSSE STATO UN COLLAGE IN IPOTESI NON SO TRA : MANCINO ROGNONI MINISTRO GUARDASIGILLI ABOLIZIONE 416 BIS PER ESEMPIO CHE TRACCE SI SAREBBERO RILEVATE?
      Perito: Potevamo vedere delle sovrapposizioni…e poi se si trattava di più biglietti ad esempio di carta avremmo potuto vedere la congiunzione tra i due fogli, quindi quelle righe orizzontali o verticali che ci sono, ma NON E’ QUESTO IL CASO.
      Di Matteo: Va bene, andiamo al documento 4 …..
      “””””
      Ammetterà mai l’errore il segugio? Voi che dite?

    • enrix007 10:48 on 23 October 2010 Permalink | Rispondi

      Ringrazio l'anonimo e soprattutto ringrazio Nick per la trascrizione.
      Mi avete risparmiato un bel po' di lavoro.

      Oggi pubblicherò il nuovo articolo, utilizzando questa trascrizione, e vedrai che boomerang.

      Altro che ammettere l'errore.

      A presto, imbecille.

    • anonimo 12:21 on 23 October 2010 Permalink | Rispondi

      Per il feroce spazzino
      Vedi di essere coerente almeno negli insulti

      Prima mi dici
      Addio, imbecille

      E poi
      A presto, imbecille
       
      Se non riesci ad accordarti nemmeno con te stesso, come farai ad accordare documenti e perizie così diffilicili?

    • enrix007 12:57 on 23 October 2010 Permalink | Rispondi

      "Vedi di essere coerente almeno negli insulti

      Prima mi dici
      Addio, imbecille

      E poi
      A presto, imbecille"

      Infatti io sono coerente con me stesso.

      Tu, con quella trascrizione, da imbecille semplice ti sei trasformato in utile imbecille.

      L'imbecille semplice, è un piacere spazzarlo via.

      L'utile imbecille, è un imbecille pur sempre utile. Perchè cancellarlo?

      Continua a fare l'utile imbecille, e qui sarai sempre il benvenuto.

    • enrix007 13:46 on 23 October 2010 Permalink | Rispondi

      Repetita iuvant:  devi fare l'UTILE imbecille.

      La spazzatura inutile, la scopo via.

    • anonimo 19:32 on 23 October 2010 Permalink | Rispondi

      Caro il mio spazzino vedi quanta spazzatura fresca e utile ti riporto dal blog Pensatore, in modo che i tuoi lettori si possano fare un’idea
      ————————————————————————————
       
      NICK:
       Tu stesso avevi evidenziato delle anomalie nelle parole Mancino Rognoni, mentre i periti dicono analizzando quelle parole : attribuibilità certa.

       
      ENRIX
       “- Ma per piacere, non dire sciocchezze. Quindi non leggi quando scrivo: questa che scrivi è una cosa assolutamente falsa. I periti hanno analizzato un campione di una dozzina di parole, sul contropapello, ma ASSOLUTAMENTE NON HANNO ANALIZZATO, (neppure una sillaba) le due parole Mancino-Rognoni  
       
      IL PROCESSO
      Di Matteo : ..Quali sono le vostre conclusioni.., sono nel senso che il corsivo che quindi va da MANCINO ROGNONI fino a …Costituzione alla fine è attribuibile a Ciancimino Vito..
      Grafologo: SI
      Di Matteo: Con grado di certezza?
      Grafologo: SI 

  • Avatar di enrix

    enrix 08:44 on 1 October 2010 Permalink | Rispondi
    Tags: , massimo ciancimino   

    "Prego, dottore!" agli atti del processo Mori-Obinu

    Guarda il video delle dichiarazioni spontanee del gen. Mario Mori all'udienza del 28 settembre 2010.

    Watch Dichiarazioni generale Mori del 28/09/10: la lettera manipolata

    Ai minuti 04:46 e 24:57 : "Prego, dottore!" fonte di ispirazione  della relazione con cui il generale ha accompagnato il Collegio giudicante nella fabbrica dei tarocchi, con l'ausilio di supporti audiovisivi.

    Clicca QUI e guarda la notizia sul TG1

    Come acquistare il libro.

    OPZIONE DI ACQUISTO "1": Euro 14,90
    Stampa con copertina brossurata 142 pagine + Download ebook gratuito immediato

    Spese di imballo e spedizione del plico non raccomandato comprese nel prezzo.
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  • Avatar di enrix

    enrix 00:48 on 10 June 2010 Permalink | Rispondi
    Tags: , , massimo ciancimino,   

    INTERVISTA A DE DONNO 

    Intervista a De Donno.

    Quando in un paese di falsari, di cialtroni e di
    menti deboli, ci si ritrova costretti a spiegare cose ovvie.

     
    • anonimo 13:55 on 11 June 2010 Permalink | Rispondi

      Ma allora sei vivo!Temevo che la mafia ti avesse eliminato.Moritz

    • aspis 21:38 on 11 June 2010 Permalink | Rispondi

      certo che cercare nuove nuove sul blog, più volte al giorno, vanamente, per tanti giorni è stressante… poi bastano due righe e si riapre lo spirito… grazie Enrix.renzo

    • enrix007 00:16 on 12 June 2010 Permalink | Rispondi

      Ragazzi, la vostra pazienza sarà premiata.La prossima settimana esce il mio libro."Le lettere della mafia a Silvio Berlusconi nella mitopoiesi di Massimo Ciancimino" – 145 pag – edizioni Segugio.Da leggere sotto l'ombrellone quest'estate.

    • anonimo 13:20 on 13 June 2010 Permalink | Rispondi

      Gaudio magno!Edizioni segugio?Ma lo trovero' in libreria?Luigi

    • anonimo 23:58 on 13 June 2010 Permalink | Rispondi

      Dai, Enrix dicci dove si trova!cesare

    • anonimo 00:00 on 14 June 2010 Permalink | Rispondi

      P.S.sono contento che tu non abbia scritto "mitopoietica" ma mitopoiesi, non so se ti sei accorto del mio commento tempo fa…cesare

    • anonimo 13:56 on 16 June 2010 Permalink | Rispondi

      Finalmente!Maury

    • anonimo 12:39 on 20 June 2010 Permalink | Rispondi

      Ho trascritto l'ultima parte perchè ci dà una idea di quello che è realmente successo.Noi ci inseriamo inconsapevolmente in un terreno estremamente minato, sconoscendo chiaramente che verosimilmente qualcuno stava discutendo realmente con cosa nostra, e non per gli stessi obiettivi che noi perseguivamo.Se trattativa esisteva probabilmente era condotta da qualche parte sicuramente politica o rappresentativa di alcuni interessi economici, di lobby, che però era realmente in grado di mantenere eventuali promesse.Poi in questa intervista De Donno non dice che quando Ciancimino si appresta a fare il grande passo e ad iniziare a collaborare, proprio in quel momento viene arrestato.Era un pericolo.E viene arrestato.bart_simpson

  • Avatar di enrix

    enrix 18:57 on 27 March 2010 Permalink | Rispondi
    Tags: , , , , massimo ciancimino, , , , ,   

    Perché considero inattendibile Massimo Ciancimino 

    Perchè considero inattendibile Massimo Ciancimino

    di Sebastiano Gulisano

    Mi sarebbe piaciuto assistere alle udienze del processo Mori-Obinu, all’inizio di febbraio, per osservare le facce dei protagonisti, scrutarne le espressioni mano a mano che procedeva il racconto del «teste assistito» Massimo Ciancimino sulla trattativa Stato-mafia dopo la strage di Capaci del 23 maggio 1992 e prima della strage di via d’Amelio. Avrei voluto scrutarne gli sguardi, le espressioni, le smorfie, i gesti e, attraverso essi, tentare di interpretare i pensieri di ciascuno di loro. A pensarci bene,  non mi sarebbe nemmeno bastato esserci: mi ci sarebbero volute un bel po’ di telecamere, almeno una per ogni protagonista e una sala di regia da dove osservare. In quell’aula di Tribunale, però, non c’ero, né ho visto filmati di quel dibattimento, di quelle udienze; ho solo ascoltato le registrazioni di Radio Radicale delle tre giornate in cui Ciancimino ha raccontato la sua verità. In precedenza, avevo letto tutti i verbali depositati dai pm agli atti del processo Mori-Obinu, scaricati dalla rete tramite il sito Censurati.it. Sulla vicenda, inoltre, conoscevo la progressione delle dichiarazioni di Giovanni Brusca dal 1996 in poi, le testimonianze degli ex ufficiali del Ros dei carabinieri Mario Mori e Giuseppe De Donno al processo di Firenze sulle stragi del 1993, la versione ufficiale di don Vito Ciancimino che sostanzialmente coincide con quella dei carabinieri: la trattativa sarebbe iniziata dopo le stragi siciliane, alla fine di agosto. Senza contare le innumerevoli cronache giornalistiche che, negli anni, hanno trattato l’argomento. Insomma: pensavo di saperne qualcosa e mi ero anche formato qualche idea.
    Dopo le dichiarazioni di Ciancimino jr, specie dopo la sua testimonianza in Tribunale nei giorni 1, 2 e 8 febbraio 2010, non so più nulla. O quasi.

    Nelle ultime settimane ho riletto tutti i verbali del figlio di don Vito e ascoltato più volte attentamente le sue parole al processo Mori-Obinu: l’unica cosa che mi è chiara è che Massimo Ciancimino ha studiato male, talmente male da riuscire a contraddirsi persino sulle vicende di cui è stato protagonista diretto. Figurarsi su ciò che gli avrebbe raccontato il defunto don Vito.
    Complessivamente, il racconto del «testimone assistito» è verosimile. Verosimile non vuol dire vero, ma raccontato in maniera tale che possa sembrarlo. Specie se non si hanno elementi di paragone. Il fatto è che se si mettono a confronto le cose che Ciancimino racconta ai pm in due anni di collaborazione (già in parte contraddittorie, ma in qualche modo giustificabili) con quelle che racconta nell’aula del processo Mori-Obinu la sua attendibilità va a farsi friggere. Non perché dica cose false (non sono in condizione di saperlo), ma perché in più occasioni afferma cose radicalmente diverse rispetto a quelle dichiarate ai pm: nella migliore delle ipotesi, ha problemi di memoria. Problemi seri. So che un Tribunale, in relazione a determinati fatti palermitani degli anni Ottanta, lo ha ritenuto attendibile, ma so anche che quella patente di attendibilità non rende né vero né attendibile tutto ciò che dice Massimo Ciancimino.
    Faccio qualche esempio così risulta chiaro ciò che intendo.

    Dall’interrogatorio del 7 aprile 2008 davanti ai pm palermitani Nino Di Matteo (PM) e Antonio Ingroia (PM1):

    «CIANCIMINO: De Donno (…) L’ho incontrato subito dopo l’omicidio del dottor Giovanni FALCONE in una… sul volo Palermo – Roma. In quell’occasione siamo riusciti, parlando con la hostess, a farci assegnare un posto accanto… (…) …mi ricordo proprio il periodo, è stato una settimana dopo, 10 giorni dopo (la strage di Capaci, ndr). (…) l’incontro con DE DONNO è avvenuto circa 10 – 15 giorni dopo… (…)
    CIANCIMINO: Ci siamo messi accanto e lui mi ha detto: ma secondo lei… inizialmente mi chiese soltanto se…
    P.M.1: Volo Palermo – Roma, giusto?
    CIANCIMINO: Palermo – Roma… se mio padre avesse avuto mai intenzione di farsi una chiacchierata con lui. Il primo contatto tra me e DE DONNO dice: ma secondo me tuo papà mi ricever… sarebbe disposto a ricevere me e casomai qualche altro per farsi una chiacchierata? (…) non mi ricordo ovviamente se mi parlò di collega o superiore. Ho parlato con mio padre di questo, più di una volta… premesso, il dottor DE DONNOmi lasciò un recapito telefonico dove trovarlo ed era un numero di una utenza telefonica mobile.
    P.M.1: Quindi lei riferendo a suo padre…
    CIANCIMINO: Esatto, mio papà disse di chiamarlo, mi disse: vabbè chiamalo e chiedi al Capitano DE DONNO quale dovrebbe essere l’argomento della discussione. Chiamai il Capitano DE DONNO e mi ricordo che in quell’occasione lo incontrai a Palermo, ci incontrammo di fuori della Caserma quella diciamo che purtroppo ho conosciuto pure io, Caserma Carini, quella che c’è qua dietro al Politeama…»

    Al processo Mori-Obinu, l’1 febbraio 2010, l’incontro con De Donno non avviene più a Punta Raisi ma a Fiumicino, il volo è Roma-Palermo e il primo appuntamento con De Donno non è più a Palermo, vicino alla caserma Carini, ma a Roma, ai Parioli.

    Che la cosiddetta trattativa cominci con un incontro più o meno casuale in aeroporto, fine maggio-primi di giugno, è un fatto noto da 15 anni, raccontato dallo stesso De Donno, che lo ha sempre collocato sul Palermo-Roma, come il primo Ciancimino. Da dove salti fuori la seconda versione non è dato sapere: il pm Di Matteo non ha fatto nulla per indurlo a ricordare meglio; la difesa di Mori non glielo ha stranamente contestato.

    Durante l’interrogatorio del 20 novembre del 2009 (condotto da ben 6 pm di Palermo e Caltanissetta) a Ciancimino viene chiesto di spiegare il contenuto di un “pizzino” che lo stesso ha consegnato ai magistrati, una lettera dattiloscritta indirizzata da Provenzano a don Vito, ritirata personalmente da Massimo:

    «P.M.: Carissimo ingegnere, ho ricevuto la notizia che ha ritirato la ricetta dal caro dottore… ascolti bene, non…
    CIANCIMINO: Sì, sì.
    P.M.: credo che è il momento che tutti facciamo uno sforzo, come già ci eravamo parlati al nostro ultimo incontro, il nostro amico è molto pressato, speriamo che la risposta ci arrivi per tempo, se ci fosse il tempo per parlarne noi due insieme. Io so che è buona usanza in lei andare al Cimitero per il compleanno del padre suo, si ricorda, me ne parlò… me ne parlo lei, potremo vederrci con due erre… per rivolgere insieme una preghiera a Dio o come l’altra volta, per comodità sua, da nostro amico OMISSIS. Bisogna saperlo, perché a noi ci vuole tempo per organizzarci».

    Dunque: nel racconto di Massimo Ciancimino il «Carissimo ingegnere» è il padre, la «ricetta» è il papello, il «caro dottore» è Antonino Cinà (che avrebbe consegnato il papello a Massimo il 29 giugno 1992, giorno di S. Pietro – a Roma è festa e lui aveva programmato una gita a Panarea ma ha dovuto rinunciare); «la risposta» che aspettano «per tempo» sarebbe quella delle istituzioni alle richieste contenute nel papello; il «nostro amico» è Totò Riina, «molto pressato» da un soggetto esterno a Cosa Nostra («il grande architetto» lo chiama Ciancimino padre) che vuole continuare la strategia stragista; il «Cimitero» è quello dei Cappuccini, a Palermo; il «compleanno del padre suo» ricorreva il 12 luglio.
    Secondo il racconto che Ciancimino jr fa ai magistrati il 20 novembre – lo sintetizzo perché è lungo una decina di pagine –, il pizzino, in busta chiusa, gli sarebbe stato consegnato da persone vicine a Provenzano «alla fine di giugno del 1992» e da lui portato al padre, senza leggerlo; il contenuto gli sarebbe stato riferito successivamente dallo stesso don Vito. Massimo è certo del periodo perché ricorda che il «padre era venuto a Palermo per incontrare il Lo Verde», alias Provenzano, e che l’incontro «è avvenuto in una giornata di mercoledì (…) di fine giugno 1992».
    Al processo, il 2 febbraio, il ritiro della busta, spostato da «fine giugno» ai «primi di luglio» del ’92, avviene in seguito alla consegna a Provenzano, la mattina dello stesso giorno, di un’altra busta «proveniente da Roma» (da don Vito) di cui prima sostiene di non conoscere il contenuto ma, poco dopo, per spiegare in cosa consistesse lo «sforzo» da fare, cambia idea e dichiara che «mio padre mi dice che nella lettera che aveva mandato a Provenzano lamenta come queste situazioni, queste richieste del Riina erano inattuabili, quindi viene chiesto a mio padre di fare quell’ulteriore sforzo che viene identificato da mio padre, me lo dice lui, in quella specie di contropapello: cercare dei punti di convergenza per andare avanti nella trattativa, in quanto lo stesso mio padre aveva definito non attuabile il tutto».
    Nell’analisi del passaggio successivo la divaricazione con le dichiarazioni rese ai pm di Palermo e Caltanissetta si fa evidente, ché quando c’è da interpretare la speranza «che la risposta ci arrivi per tempo se ci fosse il tempo di parlarne noi due insieme», succede il patatrac:

    Pm Ingroia: «A che risposta si riferisce Provenzano?»
    Ciancimino: «Alla possibilità di avanzare il contropapello di mio padre come condizione su cui continuare questa trattativa».
    Ingroia: «Non ho capito. La risposta di chi a chi. Provenzano di quale risposta parla?»
    Ciancimino: «La risposta di mio padre. Mio padre doveva fornire un tipo di documentazione su cui aprire questa eventuale altra possibilità di trattare con questi soggetti e sollecita un incontro a tal proposito fra i due che poi di fatto avviene».
    Ingroia: «Cioè una risposta che doveva dare suo padre?»
    Ciancimino: «In merito a quella che era la sottoposizione di questo elenco di…»
    Siccome la cosa sembra volgere al peggio, il pm Ingroia, come si dice dalle mie parti,  c’a cala cca cucchiaredda, cioè lo imbocca:
    Ingroia: «Sebbene sia un italiano approssimativo, però la frase dice: “speriamo che la risposta CI arrivi per tempo”, cioè “ci” significa “a noi”, “noi” sono i due interlocutori del colloquio, cioè Provenzano e Ciancimino. Quindi, dalla lettura di questa frase, sembra che ci sia una terza persona, diversa da Provenzano e Ciancimino…»
    Ciancimino: «Sono i carabinieri, ovviamente».
    Ingroia: «Non lo so».
    Ciancimino: «Sono i carabinieri e il signor Franco che devono…»
    Ingroia: «Non lo so… Una persona diversa deve dare una risposta».
    Ciancimino: «…una risposta ad andare avanti in un minimo di trattativa».
    La strategia ha funzionato e, dunque, il pm Ingroia continua: «Questo bigliettino consegnato a suo padre è successivo alla consegna del cosiddetto papello?»
    Ciancimino: «Si. Il papello è stato ritirato, la ricetta…».
    Ingroia: «E quindi, la domanda è… Presidente, richiamo la sua attenzione per evitare che poi mi si dica che faccio domande suggestive, quindi valuterà lei se è tale. La domanda è: la risposta contenuta nel pizzino è la risposta che ci si aspettava dal papello che era stato inoltrato?»
    Ciancimino: «Sì, la risposta in merito se c’erano margini di discussioni in merito al papello, ché Provenzano non aveva accesso diretto coi carabinieri, ché mio padre…»
    Ingroia: «Benissimo. E allora: quando Provenzano dice a Ciancimino “la risposta ci arrivi per tempo”, “per tempo” rispetto a cosa o a quale eventuale evento si riferisce Provenzano in questo pizzino?»
    Ciancimino: «Eventuale…»
    Non lo lascia finire e lo incalza: Ingroia: «C’è un riferimento alla pressione cui era sottoposto Riina?»
    Ciancimino: «Sì, il riferimento è chiaro. Mi dice mio padre “Ci arrivi per tempo” perché Riina aveva indicato uno spazio temporale entro il quale si doveva rispondere o sì o no a quelle che erano le sue richieste avanzate in quel documento perché sennò sarebbe dovuto andare avanti in quello che era il suo piano iniziale, di proseguire con le stragi».
    Potrebbe fermarsi qui, Ingroia, ché la situazione l’ha recuperata brillantemente, ma non gli basta, vuole chiudere il cerchio e rendere plausibili le prime strampalate risposte di Ciancimino.
    Ingroia: «E questo perché – lo ha già detto nella prima parte dell’esame condotto dal collega – Provenzano era andato da Riina per cercare di convincerlo a frenare, ad abbassare le richieste, no?»
    Ciancimino: «Sì. Analizzare una controproposta che avrebbe avanzato mio padre, che di fatto non si distaccava molto da quelle che erano le sue 12 richieste ma le rendeva presentabili a quelli che dovevano essere i possibili interlocutori».

    Un capolavoro, quello di Ingroia: riesce a recuperare una situazione disperata inserendo nell’ultima domanda un elemento di cui non ho trovato traccia nella prima parte dell’esame condotto dal pm Di Matteo (spero che altri la trovino e mi smentiscano): se non sono diventato sordo selettivo, Ciancimino non aveva mai detto (nemmeno negli interrogatori depositati dai ai pubblici ministeri di Palermo e Caltanissetta) che dopo la consegna del papello «Provenzano era andato da Riina per cercare di convincerlo a frenare, ad abbassare le richieste». Ritengo che quello del pm sia un errore riconducibile all’estenuante lunghezza e alla complessità degli interrogatori. Solo in due occasioni, le risposte di Ciancimino alle domande dei pm si erano vagamente avvicinate a quella affermazione: nell’interrogatorio del 19 ottobre 2009, il figlio di don Vito aveva riferito che, dopo avere ricevuto il papello, il padre aveva insistito con Provenzano e con il signor Franco per cercare una mediazione e Provenzano gli aveva risposto che «se si fosse presentato qualcosa di attuabile lui si sarebbe adoperato» per convincere Riina ad accettare; mentre il successivo 20 novembre, commentando il pizzino della “ricetta”, al pm che gli chiedeva se sapesse se Provenzano avesse già parlato del papello con suo padre e con Riina, Ciancimino aveva risposto: «Con tutti e due, io credo che mio padre… cioè io credo… mio padre mi dice che è Provenzanoche deve convincere Riina a discutere e a capire… perché mio padre non parla con Riina».
    Nemmeno stavolta la difesa del generale Mori si avvede dell’errore. Anche per loro, vale la stessa attenuante di Ingroia. D’altronde, non se ne sono accorti nemmeno i giudici.
    È decisamente più facile starsene seduto davanti a un computer e scovare questi dettagli avendo quasi due mesi a disposizione, con verbali da leggere e rileggere fino allo sfinimento e file mp3 da ascoltare e riascoltare a piacimento.
    Al di là di chi se n’è accorto e chi no, a prescindere dal possibile errore commesso da Ingroia, risulta evidente come Ciancimino non ricordi assolutamente l’originaria interpretazione da lui data di quel pizzino. E siccome ciò che sa glielo ha detto suo padre, in assenza di don Vito e di qualsivoglia elemento di riscontro, non possiamo sapere ciò che il padre gli ha detto.
    Visto che ci siamo, voglio precisare che dell’inversione della rotta aerea e del cambio di città del primo incontro fra Massimo Ciancimino e De Donno mi sono accorto al primo ascolto, ché la mia memoria non è ancora da buttare. È plausibile che i giudici non abbiano rilevato la discrepanza, ché non sono tenuti a conoscere tutti i verbali di Ciancimino; è sorprendente che non se ne siano accorti Mori e i suoi legali; ritengo che il pm De Matteo, che conduceva l’esame, se ne sia accorto e abbia sorvolato.

    I due episodi narrati non intendono sindacare la buona fede di Massimo Ciancimino e la genuinità della sua collaborazione con la giustizia, ma – lo ribadisco – rilevano come la sua memoria sia un colabrodo e, dunque, la sua attendibilità prossima allo zero.

    C’è da precisare come in due anni di interrogatori – quantomeno in quelli pubblici – Ciancimino non avesse mai riferito ai magistrati che «Riina aveva indicato uno spazio temporale entro il quale si doveva rispondere o sì o no a quelle che erano le sue richieste». Ma, di fronte a tale novità, non gli viene chiesto a quanto ammontasse tale «spazio temporale», sebbene i tempi, le date in questa vicenda siano importanti tanto quanto i contenuti (a prescindere dalle numerose contraddizioni) della narrazione.  Un particolare, questo dello «spazio temporale» tutt’altro che secondario: l’assunto di tutta questa storia è che la trattativa avrebbe convinto Totò Riina che «lo stragismo paga» e, di conseguenza, avrebbe accelerato l’attuazione della strage di via D’Amelio. In tale contesto, dunque, sapere se lo «spazio temporale» si fosse o meno esaurito ci consentirebbe di sapere se l’assunto è reale oppure se la strage di via D’Amelio è avvenuta dopo la fine dello «spazio temporale» e, quindi, la trattativa non avrebbe accelerato un bel niente ma, al contrario, avrebbe attenuato le «pressioni» esterne procrastinando l’attuazione della strage. Di conseguenza, la trattativa non potrebbe rientrare manco di striscio fra i possibili moventi dell’eliminazione del procuratore Paolo Borsellino.

    Una ulteriore precisazione: il signor Franco, detto anche signor Carlo, secondo il racconto di Massimo Ciancimino sarebbe un personaggio delle istituzioni, legato ad ambienti dei servizi segreti, tuttora non identificato. Di lui sappiamo che è in relazione con don Vito fin dal tempo in cui il ministro dell’Interno era Restivo (1968-1972) e che nella trattativa è consigliere dell’ex sindaco fin dal primissimo momento. Anzi: don Vito accetta di incontrare i carabinieri solo dopo che Provenzano e il signor Franco gli hanno consigliato di farlo. È il signor Franco, secondo Ciancimino jr, a rivelare a don Vito che dietro i carabinieri c’erano «il ministro Rognoni e il ministro Mancino».

    Vediamole, dunque, queste date, così come emergono dalle dichiarazioni dibattimentali.

    Il 27-29 giugno del 1992 Massimo riceve la busta contenente il papello dal dottor Cinà, a Palermo, «e la porto subito a mio padre a Roma». Dopo la consegna, il padre lo esorta a telefonare a De Donno per fissare un appuntamento con lui e Mori e, dopo, di fare lo stesso col signor Franco. Inoltre, il padre «informa subito Provenzano» delle richieste «inaccettabili e impresentabili» fattegli recapitare da Riina «e viene invitato a cercare punti di mediazione», a elaborare una proposta «credibile e presentabile». Non è chiaro quando avvengano gli incontri coi carabinieri e col signor Franco, né cosa intenda Ciancimino quando dice che suo padre informa «subito» Provenzano. Non facciamo ipotesi e facciamo finta che lui, in precedenza, su questa punto non abbia detto nulla (ché in realtà ha cambiato versione svariate volte) e, dunque, nulla sappiamo.
    Tra la fine di giugno e i primi di luglio Massimo è di nuovo a Palermo per consegnare una busta con un messaggio del padre a Provenzano e, nel pomeriggio dello stesso giorno, ritira da emissari del boss latitante una busta contenente il pizzino in cui si parla della «ricetta». Di tale collocazione temporale Ciancimino, nell’interrogatorio del 20 novembre 2009, si dichiara certo perché ricorda che il «padre era venuto a Palermo per incontrare il Lo Verde», alias Provenzano, e che l’incontro «è avvenuto in una giornata di mercoledì di fine giugno 1992». Il 30 giugno era martedì, dunque il padre e Provenzano si sarebbero visti il 24 giugno (ultimo mercoledì del mese) o il primo luglio. Se l’incontro fosse avvenuto il primo luglio non avrebbe senso che contestualmente i due usassero Massimo come postino per scambiarsi pizzini in cui si parla di «ricetta» – ne avrebbero discusso di persona –, collochiamo perciò l’appuntamento alla data del 24 giugno. Ma non è importante, ché nel processo tale dettaglio non è entrato.
    L’altra data certa è quella del 12 luglio, compleanno del defunto padre di don Vito e occasione (vedi pizzino) per incontrare Provenzano e parlare di papelli e contropapelli. Sempre il 12 luglio, inoltre, don Vito incontra nella sua casa dell’Addaura il signor Franco e gli mostra il papello (o gli viene restituito, avendoglielo egli dato in precedenza). Alla fine dell’incontro, don Vito conserva il foglio nella tasca della giacca e commenta che Riina è «il solito testa di minchia» e che le sue richieste sono «inaccettabili e irricevibili». Massimo ha assistito alla scena e ha sentito con le proprie orecchie il padre pronunciare quelle parole, quindi non c’è da dubitare che ciò sia avvenuto.
    Non sappiamo quanto tempo abbia concesso Riina, ma sappiamo che due settimane dopo la consegna del papello Vito Ciancimino incontra, nel corso della stessa giornata, Provenzano e il signor Franco: col primo parla del contropapello; col secondo del papello e s’inalbera per il contenuto. Sappiamo anche che, stando all’interpretazione dibattimentale del testo del pizzino, ai «primi di luglio» Provenzano e don Vito erano in attesa della «risposta» dei carabinieri e del signor Franco. Non è chiaro come mai, se all’inizio del mese aspettavano la risposta dell’uomo dei Servizi, il 12 luglio li troviamo a Mondello ancora col papello in mano. Anche perché – altra cosa che sappiamo – Provenzano aveva cortesemente pregato don Vito di fare un piccolo sforzo e di elaborare un «contropapello» che «non si distaccava molto dalle richieste di Riina, ma le rendeva accettabili». Dunque, alla data del 12 luglio abbiamo don Vito che parla ancora di papello col signor Franco e di contropapello con Provenzano; non sappiamo se è arrivata la risposta dei carabinieri e dei loro politici di riferimento. Intanto Riina aspetta una qualche risposta, mentre «il grande architetto» continua a esercitare pressioni su di lui, «riempiendogli la testa di minchiate» per fargli continuare la strategia stragista.
    Per inciso: che il papello sia stato consegnato ai carabinieri lo sappiamo anche dal fatto che agli atti del processo, fra i documenti depositati, provenienti dall’archivio dell’ex sindaco e consegnati dal figlio ai magistrati di Palermo, c’è una fotocopia delle 12 richieste di Riina in cui c’è scritto – dalla mano di don Vito, ha giurato Massimo – che è stato «consegnato spontaneamente al colonnello dei carabinieri Mario Mori del Ros». La scritta è stata vergata su un post-it e incollato al papello, ma siccome agli atti del dibattimento c’è una fotocopia bisogna specificarlo.

    Domande.
    Se Vito Ciancimino considerava le 12 richieste contenute nel papello «irricevibili e impresentabili» e si è dato così tanto da fare per convincere Provenzano e il signor Franco a dargli il tempo di elaborare un «contropapello», perché ha consegnato a Mori il foglio ricevuto da Riina tramite Cinà?
    Lo ha forse fatto all’insaputa di Provenzano e del signor Franco?
    Se a Mori è stato consegnato il papello con le proposte «irricevibili e impresentabili», a cosa serviva il «contropapello» di don Vito che «non si distaccava molto dalle richieste di Riina, ma le rendeva accettabili»?
    Non sarebbe stato più sensato attendere la definizione delle richieste da includere nel «contropapello» e consegnare quest’ultimo ai carabinieri?
    È mai possibile che né Ciancimino, né il signor Franco, né Provenzano abbiano pensato a tale eventualità?
    E se qualcuno di loro ci ha pensato, lo ha esternato agli altri?
    E se lo ha fatto, come mai la proposta è stata bocciata?

    In chiusura, diamo una sbirciata alle presunte proposte «accettabili» (anch’esse agli atti del processo): fra l’altro, don Vito aveva sostituito l’assurda pretesa di revocare il 41 bis (il carcere duro per i mafiosi) con la più sensata richiesta di abolire il 416 bis (il reato di associazione mafiosa); mentre al posto dell’improponibile soppressione della tassa sui carburanti, in modo che i siciliani potessero spendere quanto quelli della Val d’Aosta, era stato introdotta la più ragionevole pretesa di abolizione del monopolio di Stato sui tabacchi, per le felicità di tutte le organizzazioni criminali – Cosa Nostra inclusa – che da circa mezzo secolo prosperavano sul traffico illegale di tabacchi possibile grazie all’esistenza del monopolio.
    Ignoro cosa pensassero il signor Franco e il ragionier Lo Verde (alias Provenzano) di cotanto geniale «contropapello», ma non dispero che prima o poi possa saltare fuori qualche pizzino a colmare la mia lacuna.

    estratto dal blog "Il vizio della memoria":
    http://ilviziodellamemoria.splinder.com/post/22453125/Perch%C3%A9+considero+inattendibil

     
    • anonimo 13:57 on 6 April 2010 Permalink | Rispondi

      Perche' assomiglia a Bugs Bunny?Maury

    • Sympatros 22:55 on 10 April 2010 Permalink | Rispondi

      E' da tempo che non seguo il Segugio, come vanno le cose… i vari scoop hanno inciso nelle tormentate vicende…. intervista Borsellino…. processo dell'Utri… processo Mori? Hanno avuto il meritato successo? Sono state prese in considerazione dalla difesa di Mori e Dell'Utri? Certo se non l'hanno fatto sono dei veri tonti… ma come si può..come si può…. una difesa geniale servita su un piatto d'argento? Insomma come stanno le cose, ragguagliatemi!Una lettura di Segugio al mese e non al giorno leva il medico di torno!Ciao, Enrix, hai finito di scoopare?

    • anonimo 15:10 on 11 April 2010 Permalink | Rispondi

      Oltre a un'intervista di Facci a Ciuro oggi in prima pagina su Libero, segnalo un servizio del Giornale nelle pagine interne sull'articolo di Paradisi di Liberoreporter dello scorso bimestre.Cordialita'Luigi

    • anonimo 09:43 on 12 April 2010 Permalink | Rispondi

    • anonimo 02:16 on 11 May 2010 Permalink | Rispondi

      Egr. Enrix,mi perdoni il mezzo OT, ma volevo segnalarti il passaparola di oggi, a mio modesto parere è imperdibile.Ormai ha troppo da fare (promozione=vendere) e prende per oro colato le mirabolanti inchieste di Bolzoni, sì quello delle 3 cassaforti :D SalutiRenzo C

    • anonimo 15:43 on 20 May 2010 Permalink | Rispondi

      non postate più news??

    • anonimo 21:46 on 18 June 2010 Permalink | Rispondi

      complimenti!!!! non ti fermare. so che hai ragione perche'vivo il contesto in"prossimita'" . avrai successo perche' ti muovi con logica ed onesta'.ad maiora!!!   Drago

    • enrix007 00:28 on 19 June 2010 Permalink | Rispondi

      Grazie, Drago.

  • Avatar di enrix

    enrix 16:14 on 2 March 2010 Permalink | Rispondi
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    NUOVO CINEMA CIANCIMINO 

    Nuovo cinema Ciancimino

    Non solo la fantomatica trattativa tra Stato e mafia, il figlio di don Vito dice la sua anche su Ustica, Gladio e caso Moro. Ecco il diario del nuovo vate d’Italia

    di Chiara Rizzo

    Il titolo è prosopopeico: Nel nome del padre. Il sottotitolo non da meno: “Sono ventitrè gli interrogatori di Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito. E una valanga i pizzini che riscrivono la storia dei misteri d’Italia, da Gladio alle stragi del ’92, sino ai politici di oggi. Citati con nome e cognome. Eccoli”. Massimo Ciancimino detto Junior, il figlio del sindaco mafioso di Palermo Vito, il testimone chiave al processo di Palermo contro il generale Mario Mori per la mancata cattura del boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano, oggi è diventato il vate dei misteri d’Italia. Non bastavano la riduzione della condanna per riciclaggio e la ribalta televisiva.
    Nel nome del padre è già alla seconda edizione. La prima, tremila copie, è andata esaurita in una sola settimana. Il libro è pubblicato dall’editrice siciliana Novantacento, che edita anche un mensile di cronaca che ha tra i suoi collaboratori fissi il sostituto procuratore Antonio Ingroia, titolare dell’accusa al processo Mori. Il coordinatore editoriale della rivista Claudio Reale spiega a Tempi che la pubblicazione dei verbali di Ciancimino è stata possibile perché gli atti non sono stati segretati. Purtroppo per Junior, verrebbe da aggiungere. Più che una raccolta di verbali, è un divertissement da spiaggia, non fosse che le deposizioni di Junior infiammano da mesi la pletora di cronisti giustizieri e infangano il lavoro di due ufficiali che hanno combattuto la mafia rischiando la vita.
    Secondo Massimo Ciancimino, infatti, il padre don Vito fu contattato nel 1992 da Mori e dall’allora capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno per intavolare una trattativa con Totò Riina e indurlo alla resa. Ma papà Ciancimino sarebbe stato protagonista anche di una seconda trattativa, con i carabinieri da una parte e Provenzano dall’altra, finalizzata alla cattura di Riina, in cambio dell’immunità a Provenzano. Le parole di Massimo smentiscono lo stesso don Vito, che ha sempre raccontato di aver tentato una collaborazione con Mori e De Donno per arrivare alla cattura di Riina, sì, ma di non esservi riuscito. Non vi fu, secondo don Vito, alcuna trattativa: si era tentato di far arrendere Riina, ma le richieste presentate da questi non vennero mai prese in considerazione da Mori che voleva la resa immediata o la cattura; inoltre successivi tentativi di don Vito di collaborare alla cattura di Riina si bloccarono col suo arresto. Poi arriva Massimo e riscrive la storia con i fuochi d’artificio. Il 6 giugno 2008, Massimo rivela ai pubblici ministeri Ingroia, Di Matteo e Gozzo il vero motivo per cui sarebbe finita la latitanza record (43 anni) di Bernardo Provenzano. Racconta che il boss, ricercato dalle polizie di mezzo mondo, visitava regolarmente don Vito, mentre questi era agli arresti domiciliari nella sua casa romana nei pressi di piazza di Spagna a Roma. I pm palermitani per poco non cadono dalle sedie: «Ah, lei lo ha visto… lei disse a suo padre “ma come questo super latitante viene a casa di uno agli arresti domiciliari”?». Risponde Massimo: «Secondo mio padre doveva essere un accordo a monte che garantiva il tutto, perché mio padre mi disse: “Non ti scordare che nel momento in cui vorrà, si consegnerà lui”». Junior si sente incoraggiato e prosegue: «Mio padre mi disse poi una frase che era importante: “Perché un uomo quando non riesce ad andare al bagno… non ha più senso niente”. Era quello che capitava a mio padre, perché non era autonomo. Mio padre, come Provenzano, aveva avuto problemi di prostata e avevano parlato di queste cose, che la vita quando non hai questo tipo di autonomia…». Dunque Binnu, la primula rossa di Cosa Nostra, non finì in galera per la bravura delle forze dell’ordine. No, fu solo questione di pipì.
    La scena madre di Junior, invece, ha al centro il fantomatico papello. Ai pm Massimo lo indica come la prova regina della trattativa Stato-mafia, ma per mesi rinvia la consegna, sostenendo che si trova in un caveau all’estero. Stremati dal tira e molla durato più di un anno, il 23 gennaio 2009 i pm Di Matteo e Ingroia, alla presenza del procuratore capo di Palermo Francesco Messineo, mettono Junior alle strette. Ingroia: «Noi riteniamo che lei oggi debba indicarci quanto meno il paese, la banca, dove si trova questa cassetta di sicurezza, noi attiveremo tutte le rogatorie…». Nell’austero ufficio della procura accade l’imprevedibile: “Ciancimino singhiozza” riporta il brogliaccio dell’interrogatorio. L’avvocato di Junior, stralunato, interviene: «Perché piangi?». Ingroia incalza: «Se c’è necessità di fare una selezione di documenti privati che non hanno rilievo investigativo, avrà la possibilità di non consegnare queste cose però noi la preghiamo, la invitiamo caldamente, oggi di concludere l’interrogatorio dandoci queste indicazioni…». L’avvocato di Ciancimino: «Scusa ma perché piangi?». E Junior, tra le lacrime: «No, non ve lo indico». Ingroia: «Non ce lo indica…». Junior riprende: «Vi avevo chiesto un minimo di segnali da dire: ne vale la pena…». Passerano altri nove mesi prima che in procura vedano il famoso papello. Veniamo infine alla benedetta trattativa, cuore pulsante delle dichiarazioni di Junior. Massimo ne parla fin dal 7 aprile 2008. Però le versioni che riporta, con il tempo, si arricchiscono di nuovi particolari. All’inizio si limita ad anticipare le date degli incontri tra il padre e i carabinieri al giugno del 1992. Assicura che don Vito si fida di loro. Sostiene che il padre tenta di collaborare con i carabinieri per fare catturare Riina e contatta Provenzano per scoprire dove si nasconda. «Sembra fantapolitica» dice Junior ai pm il 7 aprile 2008. Parole sante. Nelle puntate successive degli interrogatori la vicenda si complica.

    «Un nome l’aveva, mi creda»
    Nel racconto appare anche un misterioso agente dei servizi segreti, che per anni sarebbe stato in contatto con don Vito e che nella trattativa avrebbe detto al sindaco che dietro i carabinieri c’erano due politici, gli allora ministri Nicola Mancino e Virginio Rognoni: «Non lo so se si chiamava Carlo, Franco… un nome l’aveva, mi creda» dice Junior. Davanti al racconto i dubbi non mancano. Ad esempio: dal negoziato Provenzano avrebbe guadagnato l’incolumità, ma cosa ci guadagnava don Vito? Arrestato, rimasto in carcere fino al 1999 e ai domiciliari fino alla morte, Ciancimino senior ha sempre sostenuto la versione di Mori. «Era una versione di comodo» dice Junior, e cerca di tappare le falle della ricostruzione con suggestioni di peso: «Mio padre pensava di essere stato scavalcato nella trattativa. Da Dell’Utri». Insomma. Alla fine nella ricostruzione di Massimo ci sono almeno tre trattative. Una tra i carabinieri, don Vito e Riina. Un’altra tra i carabinieri, il signor Franco, Rognoni e Mancino, don Vito e Provenzano. Un’ultima tra Dell’Utri e Provenzano e non si sa più chi altro. Dopo tutto questo, la domanda sorge spontanea anche nei pm. Chiede Ingroia il 12 dicembre 2008: «Ma allora, se c’era bisogno delle garanzie del signor Franco, che bisogno c’era di fare la trattativa tramite Mori e De Donno, perché suo padre non la faceva direttamente col signor Franco?». Junior ci pensa su: «Perché il signor Franco non l’aveva mai proposto a mio padre… non si è mai fatto portatore dell’arresto di Provenzano e Riina… Lui per mio padre era un trait d’union…». Ma con chi e perché ancora non si è capito. Arrivederci alla prossima puntata di questa tragicommedia.

    Estratto dalla rivista "Tempi"  -  LINK

     
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    enrix 12:54 on 1 March 2010 Permalink | Rispondi
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    Ecco perchè Travaglio fa quello che si incazza 

    Ecco perchè Travaglio fa quello che si incazza e se ne va, quando in diretta TV gli si tira in ballo Ciuro.


    travaglio incazzato

    Dopo la rissa avvenuta due settimane fa nello studio di Annozero con i giornalisti Porro e Belpietro, Marco Travaglio è agitatissimo, e sta riversando fiumi d’inchiostro in merito alle sue frequentazioni sicule del 2002-2003. E questo inchiostro lo sta impiegando soprattutto per richiamare l’attenzione sulle sue spese di soggiorno nell’hotel e nel residence consigliatigli dal suo amico Pippo Ciuro, nonostante nessuno, né Giuseppe D’Avanzo né altri, abbia mai scritto di credere che Travaglio si sia fatto pagare la vacanza dal mafioso Michele Aiello, e tanto meno che possa averlo fatto cosciente dei veri ruoli del boss della sanità sicula e del suo informatore Pippo Ciuro. Lo stesso Filippo Facci, acerrimo antagonista di Travaglio, ebbe a scrivere: “Io sinceramente penso che D’Avanzo abbia rilanciato un’immensa cazzata: Travaglio secondo me non sospettava minimamente che Pippo Ciuro fosse una talpa, se non una talpa a disposizione di giornalisti tipo lui. Ho conosciuto Travaglio quanto basta per escludere ogni ambiguità a riguardo.”

    Quindi, ad affermare che Aiello ha pagato la vacanza a Travaglio, è stato solo e soltanto Aiello stesso, un uomo condannato per mafia senza tanti sconti.
    Un abituale delinquente dal colletto bianco.

    Perciò  noi, in mancanza di altri riscontri, non gli crediamo e non gli abbiamo mai creduto.

    Mica noi siamo come Travaglio, che prende come oro colato, riportandola, come fosse il verbo, nei suoi articoli, la parola del portapizzini (per sua stessa ammissione) di Provenzano, Massimo Ciancimino, quando ad es. racconta ai PM di Palermo di avere reso disponibili, durante una perquisizione del febbraio 2005, le chiavi della sua cassaforte  e che i carabinieri non le avrebbero utilizzate.

    Ciancimino Junior  infatti (si veda anche il nostro precedente articolo “Quando Fracchia cita Fantozzi”), nel corso di un interrogatorio dinnanzi ai PM Ingroia, Di Matteo e Scarpinato,  ha raccontato che, in merito ad una perquisizione effettuata dai carabinieri nel febbraio 2005 nel suo appartamento di Palermo, ove sarebbe stata presente una cassaforte a muro, (perquisizione avvenuta mentre egli si trovava a Parigi), gli era stato detto che la cassaforte, i carabinieri, “non l’avevano vista”.

    Poi ha rettificato: il suo impiegato Vittorio, presente alla perquisizione, ha detto che la cassaforte “ l’hanno vista” e che lui gli ha pure detto dov’erano le chiavi, perché Ciancimino al telefono gli aveva detto di dargliele, se le volevano, ma la cassaforte non è stata aperta lo stesso.

    Poi ha rettificato: al telefono non era con Vittorio, ma con suo fratello. Ed era stato suo fratello a chiamarlo per avvisarlo della perquisizione (e vedremo poi se Travaglio riporterà la stessa cosa).

    Poi ha rettificato: della cassaforte non ha parlato con suo fratello, ma con il maresciallo dei carabinieri che conduceva la perquisizione, a cui ha chiesto “se hanno bisogno di chiavi di cassaforte e robe varie”.

    Poi ha rettificato: non è sicuro di averne parlato  col maresciallo, della cassaforte, (col maresciallo aveva invece parlato delle chiavi dell’appartamento di Roma), ma è sicuro di averne parlato con Vittorio, il suo impiegato, e di avergli detto che se i carabinieri volevano le chiavi, queste stavano sotto una camicia.

    Poi, ai PM che gli chiedevano di confermare, viste le varie versioni scaturite nel corso della deposizione, se della cassaforte con Vittorio avesse parlato o meno, col suo telefonino da Parigi, mentre la perquisizione era in corso, Ciancimino ha risposto che Vittorio attualmente lavora a Capri su una barca. (e chissenefrega).

    Poi, incalzato, chiarisce: dice che la perquisizione è stata gestita da suo fratello, che era presente. Il quale afferma che i carabinieri “non gli hanno chiesto di casseforti, niente”. Né è sicuro che suo fratello gli abbia detto che i carabinieri avessero visto una cassaforte.

    Poi, essendo comprensibile, per un magistrato, perdere ad un certo punto la pazienza, dopo un eloquente “omissis”, Ciancimino Junior  ha rettificato nuovamente:  della cassaforte ne ha parlato con Vittorio al telefonino, ma soltanto “all’esito della perquisizione”, cioè quando i carabinieri se n’erano già andati, e col suo impiegato ha rilevato soltanto che i carabinieri erano stati “gentili” e “signorili” a non occuparsi della cassaforte. Ma niente offerta di chiavi custodite sotto una camicia, dunque.

    Da questo minuetto di versioni a catena, l’una in contrasto  con l’altra, l’enigmista Marcus Rebus Travaglius, riesce a distillare una versione concentrata, da vendere, naturalmente come verità acclarata, ai suoi fedeli lettori:  un collaboratore di Ciancimino che assiste alla perquisizione, chiama Massimo Ciancimino che in quel momento  era all’estero “ci sono i Carabinieri che perquisiscono” Ciancimino gli dice: se vogliono accedere alla cassaforte gli diamo le istruzioni necessarie per aprirla, neanche a dirglielo questi reagiscono, “non aprite quella cassaforte”, questo è il titolo del film.”

    E nota bene che Travaglio, dalle variopinte dichiarazioni di Ciancimino, riesce a desumere questa certezza,  nonostante non vi siano agli atti riscontri oggettivi, a conferma delle parole di Ciancimino, neppure a riprova del fatto che una cassaforte fosse effettivamente presente, nei muri di quell’appartamento, nel febbraio 2005.

    Ma noi non siamo come lui, noi no. A noi non basta la parola di gente come Aiello o Ciancimino per credere e riportare fatti quanto meno improbabili, senza, perlomeno, invocare il beneficio d’inventario.

    E pertanto abbiamo sempre scritto, così come tutti coloro che hanno commentato quei fatti, Giuseppe D’Avanzo e Filippo Facci compresi, che era del tutto improbabile che Aiello avesse davvero pagato la vacanza a Travaglio, così come riteniamo ancora più improbabile che i carabinieri durante una perquisizione abbiano potuto rigettare la proposta di controllare l’interno di una cassaforte.

    Ciònonostante, Travaglio  ha sempre affermato il contrario, sostenendo che esistono fior di detrattori convinti della sua malafede: “diversi topi di fogna berlusconiani, su giornali, siti internet, blog e in dichiarazioni pubbliche alle agenzie di stampa, hanno continuato per un anno a insinuare o ad affermare che io mi sia fatto pagare le ferie da altri, addirittura da “mafiosi” e che, dunque, io non possa avere le prove di aver pagato.

    Dopodichè, seguono fotocopie di assegni, estratti conto, ecc…ecc…

    Seguono e riseguono, perché il 22 febbraio scorso Travaglio ha ripubblicato sul suo blog tutta la collezione.

    Ma si tratta di una gigantesca “excusatio non petita”, come già ebbe a scrivere Filippo Facci in un suo articolo di qualche mese fa: “Il punto è che Travaglio ha fatto di tutto, di lì in poi, per veicolare la discussione su questa faccenda del pagamento della vacanza – industriandosi su assegni e matrici e cazzate da magistrato che non è, e vorrebbe essere – anziché concentrarsi sul dato pacifico che riguarda le frequentazioni sue e di Ingroia.

    E, come si vede bene, continua a fare di tutto ancora oggi.

    Ma la verità, la vera ragione per cui non si può discutere di Pippo Ciuro con Travaglio, né in televisione, né da alcuna altra parte, senza provocare la censura isterica del giornalista torinese, e quindi i suoi svicolamenti sulla storia del pagamento delle vacanze, è ben altra.

    Marco Travaglio infatti, è oggi uno dei tanti narratori della Ciancimiade, anzi , fra tutti quanti si trova proprio in prima linea, essendo, come è noto, una specie di portavoce del procuratore Ingroia.

    E fra i versetti travaglieschi della Ciancimiade, ci sono ad esempio questi:

    ““…la trattativa che i Carabinieri cominciano nel 1992, dopo la strage di Capaci, secondo Ciancimino è poi proseguita con l’arresto di suo padre e poi con l’arresto di Riina, Provenzano ha continuato a trattare con altri soggetti che non erano più soltanto i Carabinieri. Carabinieri che peraltro secondo l’accusa, quelli del Ros, quelli di cui stiamo parlando, CONTINUARONO A GARANTIRGLI MASSIMA LIBERTÀ DI MOVIMENTO: Provenzano andava, veniva, si spostava, andava a Palermo, a Roma e la certezza che nessuno l’avrebbe mai acchiappato,…

    Ed ecco dove sta la rogna. La rogna sta nel fatto che proprio la vicenda di Pippo Ciuro e delle talpe in procura,  smentisce  tale tesi di Ciancimino e Travaglio, e lo fa svergognando lo stesso Travaglio.

    Già, perché Ciuro, Riolo e Cuffaro, sono stati arrestati e condannati  per avere informato il prestanome di Provenzano Ing. Aiello, e quindi per interposta persona lo stesso Provenzano, proprio delle attività d’indagine che il ROS stava portando avanti per arrivare ad acciuffare il boss latitante. E ad incastrarli con le intercettazioni, è stato proprio il ROS.

    Per la verità c’era sì un uomo del ROS che aiutava, complice di Ciuro,  il clan di Provenzano con le sue soffiate, il maresciallo Riolo. Ma il suo agire non ha nulla a che fare con alcuna trattativa fra stato e mafia: era semplicemente un traditore prezzolato, ed è stato smascherato e consegnato alla giustizia, insieme a Ciuro e a Cuffaro,  dagli uomini del suo stesso reparto: il ROS.

    I dettagli sono noti (ma non certamente grazie a Travaglio, ma bensì grazie al Documentario “Doppio Gioco” trasmesso da RAITRE e di cui QUI ho realizzato la trascrizione integrale); vediamoli brevemente.

    Nella primavera del 2001 gli uomini del ROS piazzano microspie e telecamere nella casa del Dott. Guttadauro, aiuto-primario all’ospedale civico, nonché reggente della famiglia mafiosa di Brancaccio.

    Guttadauro è il cognato di Matteo Messina Denaro (attuale n°1 di Cosa Nostra, latitante), nonché l’intermediario che si occupa, per conto di Bernardo Provenzano, delle vendite di immobili di famiglia: ”Mi fanno sapere – scrisse Guttadauro a Provenzano in un pizzino rinvenuto nel covo del padrino l’11 aprile del 2006 – che servono le chiavi per potere far sì che un probabile acquirente possa visitarla…”.

    Sorvegliare Guttadauro con le cimici, può dunque essere una mossa importante per arrivare sia a Denaro che a Provenzano.

    Ma, alla fine del mese di giugno, il boss Guttadauro bonifica l’appartamento, e scopre la microspia dei ROS.

    Fra coloro che hanno messo in allarme il mafioso, ci sono senz’altro Mimmo Miceli, pupillo dell’Udc del leader indiscusso Totò Cuffaro, destinato a diventare assessore alla Sanità della giunta comunale di Diego Cammarata, e Salvatore Aragona, alle spalle una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, un presente da imprenditore con la passione della politica, intercettato dalle cimici nell’appartamento di Guttadauro: “«La Procura sta intercettando, la Procura sta indagando». E cita  la sua fonte: «Totò».

    Per tali atti di favoreggiamento, scatteranno le manette, e Aragona inizierà a collaborare, coinvolgendo Cuffaro.

    All’inizio del 2003, il ROS segue un’altra pista, riuscendo ad inserire le cimici sulle automobili del mafioso Nicolò Eucaliptus e dei suoi famigliari. Per gli ufficiali del ROS “Nicolò Eucaliptus è uno degli uomini che hanno fatto la storia di Cosa Nostra”, ed è un indagato importante perché è di Bagheria, territorio di Provenzano: “Stiamo lavorando a Bagheria perché siamo convinti di trovare non solo uno degli astratti contesti di alleanza di cui gode Bernardo Provenzano, ma riteniamo probabile di poterci  fisicamente imbattere  in lui, nascosto qui, protetto dalla forza mafiosa che la famiglia mafiosa di Bagheria esercita sul proprio territorio naturale.” (Capitano G. Sozzo).

    Ed infatti il 20 gennaio 2003, i ROS captano Nicolò Eucaliptus mentre racconta dei precedenti soggiorni dello “zio” a Bagheria, ma soprattutto preannuncia al figlio importanti novità.

    Nella conversazione intercettata si sente l’Eucaliptus che comunica al figlio Salvatore che gli era stato chiesto di “tenere”, quindi di curare la latitanza di Bernardo Provenzano.

    Nicolò Eucaliptus: …mi domandava se c’è un appartamento libero.

    Il boss dunque si stava avvicinando a Bagheria. Siamo alle soglie del 2003. A quelli del ROS quindi non restava che aspettarlo.

    Il  31 gennaio 2003, però, succede qualcosa di inaspettato.

    Il boss di Bagheria si reca in visita presso gli uffici dell’ ingegnere Michele Aiello, magnate della sanità privata siciliana, e ripete le visite molte volte nei giorni successivi, sino all’11 febbraio. Da quella ultima visita, gli Eucaliptus, padre e figlio, cessano di parlare dentro la Opel  intercettata.

    Qualche tempo dopo, la Opel viene addirittura bonificata, e la microspia, rimossa.

    Dei contatti fra gli Eucaliptus e Michele Aiello i carabinieri si resero conto in quanto essi stavano già sorvegliando da qualche tempo anche l’ingegnere.  Infatti, in quei mesi, i carabinieri del Nucleo Operativo di Palermo indagavano sulle informazioni fornite dal pentito di mafia Nino Giuffrè, il quale aveva rivelato ai magistrati della Procura che  Michele Aiello, era un prestanome del capo di Cosa nostra Bernardo Provenzano, la primula rossa ricercata dal 1963.

    Ma Aiello è protetto da un gruppo di traditori dello stato, che lo tengono informato di tutto quanto si muove, in procura, nella sua direzione.

    Infatti è l’11 di giugno del 2003, quando il ROS intercetta una telefonata rivelatrice fra l’Ing. Aiello e Pippo Ciuro, un Maresciallo della Finanza in servizio, in quel periodo, alla DIA di Palermo, uomo in cui la magistratura, ed Ingroia in particolare, aveva sempre riposto la massima fiducia.

    MICHELE AIELLO: Pronto?

    PIPPO CIURO:  Sono a Roma…30 secondi…l’hai ricevuto il fax ieri?

    MICHELE AIELLO: Si l’ho ricevuto, e domani mattina aspetto conferma se c’è.

    PIPPO CIURO:  eh…

    MICHELE AIELLO: Poi domani o dopodomani ci vado

    PIPPO CIURO:  Vabbè? Tutto a posto?

    MICHELE AIELLO: Tutto benissimo.

    PIPPO CIURO:  dicevo…sono a Roma. C’è uno che parla male di te. Quindi ora…

    MICHELE AIELLO: Ho capito.

    PIPPO CIURO:  eh…ora gliele do sul muso..eh eh…

    MICHELE AIELLO: Ho capito.

    PIPPO CIURO:  ma dico…con tanto da fare che avete a Bagheria… ma poi…solo Bagheria qui conoscono, in tutta la Sicilia? ..Senti. Ti dice niente, tale “Picciotto”?

    Picciotto, guarda caso, è il nome di un testimone che ha preannunciato importanti rivelazioni sui soldi della mafia di Bagheria.

    PIPPO CIURO:  …..no…che dice che questo sa alcune cose di lì.

    MICHELE AIELLO: Mi fa piacere.

    PIPPO CIURO:  …cose…no, no…scherzavo con te…no, non era per te.

    MICHELE AIELLO: Addirittura. Ho capito…

    PIPPO CIURO:  Vabbè…poi  ti  faccio sapere. Ciao, grazie…

    MICHELE AIELLO: Ciao.


    E’ un fatto di straordinaria gravità. A tale proposito, il Col. Sottili del ROS avrà a dichiarare:
    Se c’è una fuga di notizie da parte degli organi investigativi, è chiaro che è inutile che noi continuiamo a lavorare, alla ricerca di Provenzano, alla ricerca di pericolosi latitanti, perché non arriveremo mai a nulla.”

    Di lì in poi il ROS svolgerà una raffinata attività investigativa, che porterà ad individuare una rete telefonica segreta utilizzata dai mafiosi, e che si concluderà con l’arresto di Aiello e delle sue talpe nell’ottobre del 2003, e con le loro successive condanne, insieme con quella del politico Totò Cuffaro, anch’egli incastrato dalle stesse indagini.

    Ordunque, chi conosce questi fatti e ne prende atto, non può che rimanere perplesso, molto perplesso, quando oggi legge un giornalista mentre sottoscrive le dichiarazioni di Ciancimino, quando questi afferma che i Carabinieri del ROS in quel periodo erano impegnati a garantire la massima libertà di movimento a Provenzano. E le perplessità si incrudiscono se si pensa che lo stesso giornalista in quello stesso periodo trascorreva giorni felici, in costume da bagno, con una  talpa vera, e non inventata, del clan provenzaniano.

    E certo il quadro non migliora, se si pensa che Travaglio nei suoi libri e nei suoi articoli, laddove è durissimo nei confronti dei carabinieri del ROS, è stato invece piuttosto tenero con il Sig. Ciuro:

    «I due marescialli (Ciuro e Riolo, ndr) sono talpine. Manca la talpona»

    «Ciuro si limitò a qualche intrusione nel computer della Procura e a qualche millanteria per farsi bello con il ricco imprenditore. Il grosso lo fece Totò»

    «…LE ACCUSE NON STANNO IN PIEDI. Infatti il maresciallo Giuseppe Ciuro, arrestato nel 2003 per concorso esterno e tenuto in galera per due anni, è stato poi assolto da quell’accusa e condannato per favoreggiamento (REATO CHE NON GIUSTIFICA QUELLA LUNGA DETENZIONE). »

    Ma non solo.

    Le responsabilità di Ciuro, a Travaglio, servirono persino, tanto per cambiare, per prendersela con il procuratore generale Grasso:   «Assodato il ruolo di talpe di Ciuro e Riolo, perché gli inquirenti li hanno lasciati circolare indisturbati per mesi negli uffici della Procura?». E poi: «Perché non si sono informati subito i pm più vicini a Ciuro per limitare i danni che le sue soffiate potevano arrecare alle loro indagini?».

    Al che, il procuratore Pietro Grasso scriverà al Corriere della Sera accusando Travaglio e Lodato (coautore del libro “Gli intoccabili”) di fare «disinformazione scientificamente organizzata».  E la replica di Travaglio sarà naturalmente, molto dura: “Se il dottor Grasso ha qualcosa da smentire, lo faccia. Se si ritiene diffamato, ci quereli, così avremo la possibilità di difenderci dalle sue generiche quanto oltraggiose affermazioni. Come lui ben sa, non ci mancano i testimoni pronti a confermare quanto abbiamo scritto  … Testimoni che potrebbero pure raccontare la curiosa gestione del caso Cuffaro, «salvato» (contro il parere di quasi tutta la Dda) dall’ accusa più grave di concorso esterno, accusa per la quale suoi presunti complici sospettati di comportamenti infinitamente più lievi sono stati arrestati, tenuti in galera per un anno e mezzo e alla fine (già in un caso) assolti. Testimoni che potrebbero raccontare che fine abbia fatto il «metro Falcone», tutto basato sullo scambio costante delle informazioni fra i membri del pool antimafia, nei sei anni del procuratore Grasso, continuamente contestato da numerosi pm della Dda tagliati fuori da qualunque notizia sulle indagini di mafia-politica e costretti ad apprenderle dai giornali o dai libri

    Peccato che oggi quel Travaglio, la cui barca oramai fa acqua da tutte le parti,  sia stato smentito in pieno da un importante giornalista, che si chiama Marco Travaglio: “Seppi poi da Ingroia che lui era al corrente delle indagini su Ciuro fin da prima dell’estate, (e vale a dire immediatamente, perché Ciuro fu scoperto l’11 giugno 2003 – ndr)  ma che – d’intesa con il procuratore capo, Piero Grasso – aveva dovuto continuare a comportarsi con lui come se nulla fosse, per non destare sospetti.” (da: “L’armadio degli scheletri” di Marco Travaglio – 22/02/2010).

    Quindi Grasso aveva tutte le ragioni, quando parlava di disinformazione di Travaglio, mentre il Travaglio, quando tuonava contro la carenza d’informativa usata con Ingroia, scriveva cazzate.

    Ed è Travaglio stesso a darcene conferma con una rivelazione che egli oggi prova ad utilizzare quale dimostrazione della sua buona fede nei rapporti vacanzieri del ferragosto trascorso con Ciuro ed Ingroia, sicuro che il suo pubblico disattento non si accorgerà che proprio tale rivelazione è allo stesso tempo la prova di una sua storica cappella.

    Ma la circostanza, se può sfuggire ai suoi ciechi ammiratori, non sfugge certo al Segugio.

    Ecco quindi, in conclusione, perché Travaglio, quando si prova a farlo parlare di Pippo Ciuro, vera talpa in procura sempre pronta ad informare gli uomini di Provenzano delle attività condotte dai “cugini di campagna” (gergo usato da Ciuro con Aiello per indicare i carabinieri) a loro danno, si inalbera, diventa isterico, e rifiuta, comprensibilmente timoroso del polverone che tale argomento può sollevare sulle “rivelazioni” di Massimo Ciancimino se rapportate con le effettive attività del ROS, (in realtà tutt’altro che compiacenti verso Provenzano ed il suo clan),  il contradditorio in pubblico, salvo poi, nella tranquillità dei suoi articoli e delle sue lettere aperte, svicolare dal tema principale a quello delle contabili bancarie relative ai suoi soggiorni siculi nonché, soprattutto,  a quello delle sue “non-condanne” per diffamazione.

    Su quest’ultimo tema, poi, Travaglio le spara grosse:

    Al momento sono spiacente di deludere i miei detrattori, ma in 25 anni di carriera giornalistica, durante i quali ho scritto una trentina di libri e dai 15 ai 20 mila articoli, tenendo dalle 1500 alle 2000 conferenze e incontri di vario genere in giro per l’Italia, partecipando a circa 150 trasmissioni televisive (soprattutto in quella TV di Stato dove, a dir suo, “non entri se non hai il guinzaglio” – ndr)  e radiofoniche, diffondendo decine di filmati via internet, non ho mai subìto alcuna condanna (per diffamazione – ndr) definitiva.

    Questa cosa non corrisponderebbe al vero, perché in una causa civile Travaglio è già stato considerato diffamatore e condannato in giudizio di terzo grado, quindi definitivo, a risarcire il danno al diffamato.

    Ma Travaglio, relativamente a questo fatto, si improvvisa contorsionista: “Tutt’altro discorso meritano le cause civili per risarcimento dei danni, che portano a un processo del tutto diverso da quello penale: nessuna indagine per accertare i fatti, solo la fredda quantificazione del danno, morale e/o patrimoniale e/o biologico. Paradossalmente, si può danneggiare qualcuno ed essere condannati a risarcirlo anche se si è scritta la verità sul suo conto, ma non lo si è fatto con la necessaria “continenza” espressiva. “

    Naturalmente si tratta di una stratosferica sciocchezza. Ove non fosse dapprima acclarato in modo incontrovertibile che è stato scritto il falso diffamando qualcuno, il procedimento civile per diffamazione non avrebbe neppure storia, e non si arriverebbe a quantificare nessun danno.

    Le sentenze di  “soccombenza” (tanto per usare un termine che Travaglio gradisce più di “condanna”) di Marco Travaglio in vari gradi di giudizio in cui si è trovato impegolato il giornalista torinese, chiariscono in modo cristallino, nei testi delle sentenze, come dove quando e perché Travaglio avrebbe scritto cose false.

    Così, ad esempio, nella causa civile che lo ha visto contrapposto a Mediaset e a Confalonieri, il Giudice rileva quanto segue: “deve osservarsi che le condotte (illecite) attribuite dal Travaglio a Mediaset sono specifiche e ben individuate, sicchè il riferimento a tali eventi potrebbe ritenersi lecito soltanto se rispondente al requisito della “VERITA”’, (giacchè per questa parte di articolo deve ritenersi che si faccia “cronaca” e non “critica”, essendosi limitato il giornalista ad elencare una serie di reati e/o di condotte illecite). (…) Poiché il giornalista ha elencato le “nefandezze” di MEDIASET in termini di “certezza”, – senza cioè specificare che si trattava di ipotesi di accusa non (ancora) accertate, – ovvero che erano riferite a terze persone-, tali notizie devono ritenersi non conformi al principio della “verità”, e pertanto devono ritenersi sussistenti gli estremi del reato di diffamazione.”

    Questo dice il Giudice nella causa civile.

    Come ho detto, ormai la barca di Travaglio fa acqua da tutte le parti.

     
    • anonimo 14:12 on 1 March 2010 Permalink | Rispondi

      Grande!
      Erano giorni che l’aspettavo.
      Ora me lo leggo tutto.
      Le faccio dei complimenti preventivi (o susseguenti).

      Luigi

    • anonimo 18:40 on 1 March 2010 Permalink | Rispondi

      Io, facendo eco a Luigi, ti faccio i "complimenti susseguenti" (da quando si incominciano a contare i giorni per la prescrizione del "reato di complimento", da adesso o da quando ho iniziato a leggere questo tuo articolo o da quando ho saputo dell’esistenza del medesimo?)
      Scherzi a parte, magnifica anche questa contraddizione rilevata! Se continua a far acqua cosi’, mi sa che la barca Travaglio affondera’ tra poco, la cosa tragicomica e’ che la falla l’ha fatta con le sue stesse mani!
      cesare

    • anonimo 00:26 on 2 March 2010 Permalink | Rispondi

       Questa è letteratura, ma anche Sciascia faceva lo stesso mentre di occupava di politica.
      Ho comprato in questi giorni un volumetto: "Un Onorevole Siciliano". Si tratta della trascrizione delle interpellanze parlamentari di Sciascia.
      Non divento una Enrixina per principio, perché ci sono i Travaglini. 
      Simona

    • anonimo 03:06 on 2 March 2010 Permalink | Rispondi

      Grande Enrix tutto molto interessante, lavoro ben fatto e pieno di fatti INCONTROVERTIBILI E CHIARI. Volevo dare un personale contributo spiegando altro fatto che secondo me inalbera Travaglio quando sente nominare Ciuro.

      Vorrei far notare altro principio che Travaglio tiene sempre con tutte le sue vittime, accusate di immoralità ma che incredibilmente dimentica INCOERENTEMENTE di avere per se stesso.

      Sono numerosi i casi in cui Travaglio, se non sbaglio, cita politci siciliani accusandoli di frequentazioni mafiose, accuse che rivolge anche quando è chiaro che al momento delle frequentazioni non si era a conoscenza della rilevanza mafiosa dei soggetti frequentati.

      Stessa identica cosa che è capitata a lui con Ciuro, era assolutamente chiaro che nessuno poteva accusare Travaglio per frequentazioni di persona che mai si sarebbe immaginato essere collusa con la mafia, ma lo stesso si è divertito spesso a fare questo giochino con altri che tenevano gli stessi suoi comportamenti, FREQUENTANDO GENTE COLLUSA CON LA MAFIA SENZA SAPERLO.

      Gianluca

    • anonimo 17:18 on 2 March 2010 Permalink | Rispondi

      Gentile Enrix
      la ringrazio per aver riassunto l’intricata girandola di versioni di Ciancimino.
      Mi ero perso la prima volta.
      Interessante il suo racconto sul motivo del perche’ Travaglio si incazza a parlare di Ciuro.
      Lei pensa pero’ che non c’entri niente il fatto che l’Odore dei soldi, recentemente ristampato perche’ a Travaglio l’editori riuniti non aveva dato un soldo (v. intervista a Sabelli Fioretti) e’ per meta’ fatto con le inchieste di Ciuro?
      Ho notato che nello stralcio della nuova introduzione riportato su voglioscendere non lo si nomina mai….
      Forse il suo interesse e’ piu’ di portafoglio che di onorabilita’.
      Pare anche che il Fatto Quotidiano non navighi in buone acque finanziariamente….

      Luigi

    • enrix007 20:23 on 2 March 2010 Permalink | Rispondi

      Caro Luigi e cari tutti.
      Quel Raggruppamento Operativo Speciale dei carabinieri che in un certo periodo secondo Cianci junior, e quindi anche secondo Travaglio, avrebbe dovuto “GARANTIRE LA MASSIMA LIBERTA’ DI MOVIMENTO” a Provenzano in base alla fandonia di un patto stato-mafia inventato per i babbei, in realtà, in quello stesso periodo e coordinato da alcuni procuratori onesti, braccava Provenzano piazzando le cimici sulle auto e negli appartamenti dei suoi angeli custodi, intercettando, e consegnando ai magistrati le intercettazioni senza filtri, indi smascherava la rete di protezioni del clan in procura e nel palazzo della regione (quella vera, non quella inventata da Ciancimino) e portava in galera un prestanome di Provenzano che assicurava alle casse del padrino milioni di euro di profitti a danno dei cittadini, tanto per garantirei meglio al boss la libertà di movimento. Poi nella rete mafiosa c’era una mela marcia del loro raggruppamento: beccato ed arrestato. Poi c’era un politico, un pezzo da 90. Beccato e condannato anche lui. Poi c’era un amico di Travaglio, che con lui condivideva barbecues e tuffi in piscina: beccato ed arrestato anche lui. Detto ciò, io ritengo che tutto questo sia la ragione precipua per cui Travaglio non vuole parlare di quelle vicende.
      E’ un’opinione mia, ma che poggia su una logica molto solida.

      Poi c’è ovviamente il concorso di altre ragioni. Si, ce ne sono anche altre.

    • Sympatros 14:16 on 4 March 2010 Permalink | Rispondi

      Però questo non lo potete proprio dire…   cosa? Non potrete mai dire che Travaglio ha fatto l'autista a Ciuro…. portandolo ai vari incontri o summit….. attendendolo poi al bar insieme al giovane Ciancimino ed ad altri autisti di cui non ricordo il nome!

    • enrix007 14:55 on 4 March 2010 Permalink | Rispondi

      Perchè non posso dirlo, Sympatros? Se ho un inportante PM che mi mette sotto la sua protezione, e nessuno che mi smentisca, posso dirlo benissimo.

    • Sympatros 15:09 on 4 March 2010 Permalink | Rispondi

      Auaaaauah…… che ridere!!

    • Sympatros 15:10 on 4 March 2010 Permalink | Rispondi

      Ma gli altri autisti quali erano? Non mi ricordo il nome!!

    • Sympatros 15:29 on 4 March 2010 Permalink | Rispondi

      Naturalmente non sto ridendo per te, Enrix, ma per la battuta di Ciancimino junior…. non tutti gli autisti diventano persone importanti!

      Ti saluto e tolgo il disturbo…. qua siete persone serie!!

    • anonimo 03:49 on 6 March 2010 Permalink | Rispondi

      “Tale espressione, infatti, è specificamente riferita all’oggetto (di pubblico interesse)
      dell’articolo, non è “gratuita” bensi necessaria per rappresentare l’opinione critica del
      giomalista e non sconfina nella contumelia essendo contenuta nei limiti della accesa
      dialettica propria dell’argomento trattato.”(sent.,10)

      a dirla tutta

    • enrix007 10:15 on 6 March 2010 Permalink | Rispondi

      "A dirla tutta", una cosa che non c'entra un cazzo.

      Fra i vari periodi dell'articolo contestati da Confalonieri, alcuni sono stati ritenuti diffamatori (perchè secondo il magistrato Travaglio ha scritto falsità su di lui), alcuni ingiuriosi (la parte di Confalonieri che si guarda allo specchio), altri (e nella fattispecie il terzo periodo) nè l'uno nè l'altro, ma contenuti nei limiti dell'accesa dialettica.

      Ovviamente qui stiamo parlando dei periodi e delle motivazioni per cui è stato condannato, non di ciò per cui non lo è stato.

      Il tuo commento è invece riferito a ciò per cui non lo è stato, ma la prossima volta magari corredalo anche dei risultati del superenalotto, tanto per soddisfare meglio le tue pulsioni a scrivere cose inutili, se queste ti provocano l'insonnia.

    • anonimo 20:48 on 7 March 2010 Permalink | Rispondi

      Ma com'e' che il povero Sympatont capisce tutto al contrario? Ci vuole ben tanta pazienza, caro Enrix….

    • anonimo 15:00 on 27 March 2010 Permalink | Rispondi

      >>>Ovviamente qui stiamo parlando dei periodi e delle motivazioni per cui è stato condannato, non di ciò per cui non lo è stato.Appunto.Scusa quanto era la richiesta iniziale? Quanto ha dovuto sborsare?Poveracci

    • anonimo 15:02 on 27 March 2010 Permalink | Rispondi

      >>Ovviamente qui stiamo parlando dei periodi e delle motivazioni per cui è stato condannato, non di ciò per cui non lo è stato.Appunto.Scusa quanto era la richiesta iniziale? Quanto ha dovuto sborsare?Poveracci.

    • enrix007 19:31 on 27 March 2010 Permalink | Rispondi

      "Appunto."Appunto, tu non hai capito un cazzo."Quanto ha dovuto sborsare?"Chi? L'ultimo cliente di tua sorella?"Poveracci."Esatto, come quelli che ridono dello scemo del villaggio (e quello sei tu).

    • almostblue58 14:15 on 28 March 2010 Permalink | Rispondi

      Mi si permetta di spezzare una lancia a favore di Travaglio, realivamente a ciò che scrive Gianluca:"Sono numerosi i casi in cui Travaglio, se non sbaglio, cita politci siciliani accusandoli di frequentazioni mafiose, accuse che rivolge anche quando è chiaro che al momento delle frequentazioni non si era a conoscenza della rilevanza mafiosa dei soggetti frequentati. Stessa identica cosa che è capitata a lui con Ciuro".A differenza di Ciuro, cioè di un investigatore in servizio presso la procura di Palermo, e, dunque, insospettabile, un capomafia o un qualsivoglia mafioso traggono il proprio prestigio dal fatto che, sul territorio, tutti sanno chi siano. Altrimenti non potrebbero esercitare il proprio potere su persone che tale potere non gli riconoscerebbero. Un capomafia non diventa tale quando lo acchiappano, anzi: quando lo acchiappano forse smette di esserlo.Queste cose le ho gia scritte quasi tre anni fa, dopo le polemiche sulle accuse di Travaglio a Schifani (http://almost58.splinder.com/post/17104522/C%27%C3%A8+chi+preferisce+Marco+Bava) e mi ero sentito in dovere di scriverle poiché qualche giorno prima scrivevo che mi ero rotto le palle del trio Grillo-Travaglio-Di Pietro, ché avevano trasformato la questione morale in questione giudiziaria (http://almost58.splinder.com/post/17080389/Sinistra+mia%2C+non+ti+conosco.+).Però un conto è non poterne più di certi metodi, altro è tacere di fronte a simili grossolane fesserie, ché non sono meno gravi del suddetto metodo, specie se propalate in malafede come nel caso che mi spinse a scriverne quasi tre anni fa.Quanto alla differenza fra penale e civile nei casi di diffamazione (a prescindere dal caso specifico), Travaglio non ha del tutto torto: il metro di valutazione è diverso e qualsiasi giurista anche non particolarmente brillante potrebbe confermarlo. E non è un caso se negli ultimi venti anni i potenti, che prima ricorrevano al penale (eccetto Andreotti, che si lasciava scivolare tutto addosso), sono poi passati al civile: prima c'era il senso e il rispetto dei ruoli, in questo Paese, a un certo punto è saltato e i potenti hanno scelto deliberatamente il civile per intimidire e tentare di imbavagliare i giornalisti (categoria di cui faccio parte).

    • anonimo 16:13 on 30 March 2010 Permalink | Rispondi

      Gentile sig. Enrixnel blog di Caruso (ormai defunto, temo) stiamo invocando a gran voce il suo nome.Se vuole fare un sorriso si legga i commenti piu' recenti.Luigi

    • anonimo 18:10 on 30 March 2010 Permalink | Rispondi

      non e' defunto, Luigi…

    • anonimo 12:17 on 11 April 2010 Permalink | Rispondi

      Per almostIn linea di massima hai detto una cosa correttissima. E' naturale che per le ragioni da te specificate è più probabile che una frequentazione sul loco di mafioso mai inquisito sia possibile saperlo rispetto ad un servitore dello stato.Anche se ….. anche se ritengo che tutti sanno che in in sicilia queste istituzione così integerrime non esistono, spifferi, spifferini, gente al soldo della mafia nonche servitrice dello stato, ci sono state e ci saranno sempre.Quindi sono assolutamente d'accordo con te Almostblue era più facile che Schifani sapesse di Travaglio (anzi diciamolo per certo che Schifani sapeva), lo stesso però non ha nessun diritto di infangare un cittadino Italiano (anche avesse ragione) facendo quel che ha fatto, si dice che se si sputa spesso a volte torna indietro. Personalmente volevo concentrare l'attenzione non sul singolo fatto, ma sui metodi di  Travaglio ed in questo caso, Ciuro, è successo il patatrac, facendo capire a T. che bisogna fare attenzione ad esagerare a dare patenti di mafiosi ai frequentatori degli stessi.Travaglio è un personaggio che ancora devo inquadrare e la cosa che mi fa più rabbia e che secondo il mio modestissimo parere prendere cantonate o non essere precisi come purtroppo capita a lui, porta solo assist ai geni del male.Per attaccare lo schifo serve un informazione perfetta, corretta,  e come costruire un castello, già saranno in pochi a volerlo fare perchè il potere politico ed economico disincentiva la costruzione,  chi decide di farlo deve fare un lavoro perfetto sapendo dei numerosi attacchi che subirà,Travaglio sembra essere un volenteroso costruttore ma poi lavora facendo mura fatiscenti e che possono crollare al primo attacco. In poche parole sembra essere utile all'inizio però poi il suo lavoro negli addetti ai lavori ha falle in tutte le parti.E la cosa mi fa incazzare non poco.Gianluca

    • almostblue58 16:27 on 12 April 2010 Permalink | Rispondi

      x Gianlucapenso che il limite di chi fa informazione quotidiana stia proprio nella quotidianità stessa e nella fretta che la quotidianità richiede.altro discorso sono i libri: documenti e memoria; la memoria a volte gioca brutti scherzi e ti ritrovi a scrivere inesattezze, ne bastano un paio e se quacuno si mette a battere sui quei tasti il resto del lavoro, inappuntabile, diventa secondario.negli anni, ho trovato errori grossolani in tanti libri, ma non tutti gli autori sono sovraesposti come Travaglio e, dunque, certe grossolanerie passano inosservate. qualche mese fa ne ho trovato uno, a rischio di un paio di querele, nell'ultimo libro di un amico abbastanza noto. Nessuno ne ha scritto e il libro ha ricevuto recensioni lusinghiere. Non so se l'abbiano letto le persone tirate in ballo a casaccio, ché in quel caso gli incassi non gli basterebbero a pagare i danni.secondo me Travaglio è un buon giornalista, l'opinionista mi piace meno, il guru ancora meno (e i travaglini mi inquietano); se non fosse esistito l'avrebbero inventato. e forse l'hanno inventato davvero, ché se non gli avessero dato addosso come hanno fatto per "L'odore dei soldi", sarebbe uno dei tanti buoni giornalisti italiani che ogni tanto scrivono un libro utile. Invece è diventato parafulmini e macchina sfornalibri in quantità industriale (con le inevitabili inesattezze). è entrato un po' troppo nella parte, secondo me. ma non è facile fare un passo indietro, in certe situazioni, specie quando queste situazioni ti fanno essere popolare e ti fanno guadagnare un pacco di soldi.ciao,Sebastiano

  • Avatar di enrix

    enrix 09:47 on 15 February 2010 Permalink | Rispondi
    Tags: , , , , , , , , massimo ciancimino   

    La trattativa Stato-mafia ha le gambe corte

    Ecco tutte le contraddizioni di Ciancimino jr, il teste superstar che ha dato lustro al processo di Palermo. E i motivi del rancore che spinge i pm antimafia a inseguire un teorema «indimostrabile» pur di «incastrare i carabinieri». Parlano Jannuzzi e Macaluso

    di Chiara Rizzo

    È durato tre giorni lo show di Massimo Ciancimino dall’aula bunker dell’Ucciardone l’1, il 2 e l’8 febbraio. Junior (come ormai lo chiamano) ha parlato al processo contro il generale Mario Mori, accusato di aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano. Il cuore della deposizione sta nella presunta trattativa che i carabinieri (Mori e l’allora capitano Giuseppe De Donno) avrebbero intavolato con lo stesso Provenzano e Vito Ciancimino, il sindaco di Palermo condannato per mafia, per la cattura di superlatitanti (in cambio dell’impunità per il boss Binnu ’u Tratturi). La deposizione fiume di Junior, però, è andata oltre: inforcati gli occhiali nuovi modello Grillini, Ciancimino ha parlato di servizi deviati e grandi architetti, del sequestro Moro, di Ustica. E soprattutto ha descritto Marcello Dell’Utri come referente politico della mafia. Risultato? Telecamere, flash, perfino un libro.
    E fin qui, il circo mediatico. Ma i fatti? Massimo Ciancimino ha raccontato che il padre chiese ai carabinieri le mappe catastali di Palermo e le utenze di luce, acqua e gas. Poi le consegnò a Provenzano, il quale gliele restituì dopo aver cerchiato con un pennarello la zona di Palermo dove si trovava la casa di Riina e annotando alcune utenze. Peccato che nel 1993, davanti a Ingroia e Caselli, papà Ciancimino spiegava di aver chiesto le mappe «perché esaminando questi documenti e facendo riferimento a due lavori sospetti, in quanto suggeritimi a suo tempo da persona vicina ad un boss, fornissi elementi utili per l’individuazione di detto boss».
    Al processo Mori, Junior ha giurato di aver visto coi suoi occhi il padre incontrare Bernardo Provenzano, e che quella del ’93 era una versione di comodo. Eppure lo stesso Junior il 7 aprile 2008 aveva detto ai pm Ingroia e Nino Di Matteo: «Io dentro di me penso che (la trattativa) sia stata fatta col Provenzano», ma «queste sono deduzioni mie». Quanto alle mappe di Palermo consegnate a Provenzano affinché questi indicasse l’abitazione di Riina, Ciancimino oggi dice di essere stato egli stesso il “postino”. Ma nel 2008 raccontava a Ingroia e Di Matteo: «Le mappe (a Palermo) non sono scese sicuro, glielo assicuro, perché mio padre, quando De Donno mi consegnò le mappe, mi disse di nasconderle… Credo che ci fu un incontro dove mio padre nelle mappe indicò al capitano De Donno una zona». E solo dopo le domande dei pm quel 7 aprile Ciancimino spiegava che il padre aveva indicato la zona sulla base di informazioni acquisite da Provenzano: «Mi sembra che lo ha incontrato».
    Cosa è accaduto tra il 2008 e il 2010? C’entra qualcosa il fatto che Massimo, condannato nel marzo 2007 per riciclaggio e tentata estorsione, il 30 dicembre 2009 si sia guadagnato una riduzione della pena in appello (due anni e quattro mesi di reclusione in meno)? E il fatto che da quando ha iniziato a parlare Junior abbia guadagnato una certa visibilità mediatica (oltre che la scorta)?
    Quello delle mappe è un punto debole della deposizione di Junior anche per Lino Jannuzzi, giornalista ed ex senatore di Forza Italia. Jannuzzi ebbe cinque incontri con Vito Ciancimino. E a Tempi assicura: «A me raccontò i fatti per come li sostiene da sempre il generale Mori». E la teoria della trattativa? «Solo fango che non si può provare. Che bisogno c’era di mappe catastali e delle utenze di luce e gas se i carabinieri potevano chiedere direttamente al “collaborante occulto” Provenzano dove si trovava Riina? La verità è che Ciancimino conosceva i proprietari della casa di Riina, ecco perché trafficava con le mappe, cercando di localizzare la zona attraverso le intestazioni di luce e acqua».
    Jannuzzi scava nella memoria: «Nella sua casa romana di via San Sebastianello, Vito Ciancimino mi raccontò che aveva tentato di aiutare i carabinieri ad arrestare Riina, ma non ci riuscì, perché lui stesso fu arrestato. Alluse anche a Luciano Violante, all’epoca presidente della commissione antimafia, a cui chiese più volte un incontro. Secondo lui Violante voleva impedire che Andreotti diventasse presidente della Repubblica, e voleva processarlo. Ecco perché, sempre a suo dire, Violante non lo aveva incontrato». Di queste cose, ribadisce Jannuzzi, «la procura di Palermo è a conoscenza da anni. Ma da anni cerca disperatamente di andare contro i carabinieri. Il motivo di questo rancore? I teoremi della procura. Il generale Mori ha difeso Bruno Contrada dicendo chiaramente che era impossibile fosse colluso con la mafia. E furono i carabinieri a tentare di riportare in Italia dagli Usa Tano Badalamenti, che poteva sbugiardare Tommaso Buscetta al processo Andreotti». E poi fu il capitano dei carabinieri De Donno ad accusare la procura palermitana di aver insabbiato, dopo gli omicidi di Falcone e Borsellino, l’inchiesta “Mafia e appalti”, ritenuta decisiva dai due giudici.

    Il capro espiatorio
    «Non si può processare Mori per le lunghe latitanze dei boss: come Provenzano, anche Riina è stato latitante a lungo, e questo perché c’era un sistema politico. Mori è un capro espiatorio per processare un sistema», argomenta Emanuele Macaluso, ex senatore Pds e direttore di Le ragioni del socialismo. Per Macaluso bisogna distinguere: «Sulla questione della trattativa, ritengo ci sia stata una fase del contrasto alla mafia in cui si usavano le fonti per arrivare agli arresti. Erano i metodi usati da carabinieri e polizia per colpire la mafia. Secondo me fu un errore. Ma detto ciò, io non vedo collusione, e neanche trattative. Che razza di trattativa ci poteva essere se poi si è arrivati all’arresto di Riina e dello stesso Ciancimino?». Macaluso chiarisce: «Se parliamo della lunga latitanza di Provenzano dobbiamo pensare anche a cos’era la Sicilia della Prima Repubblica. Giuseppe Alessi, in un’intervista sul Corriere della Sera, prima della morte ha ammesso: dovevamo scegliere se tollerare la mafia o rassegnarci al comunismo. E lo stesso Andreotti ha parlato più volte di “convivenza” fino a quando la mafia non ha attaccato lo Stato, alla fine degli anni Settanta. Penso sia stata una precisa scelta politica».
    E sulle accuse di Junior «occorre che i giudici valutino a mente fredda. Sui morti si può dire di tutto, ma fa fede ciò che Vito Ciancimino disse in vita. Purtroppo i magistrati ritengono di non poter sbagliare, perciò si accaniscono contro Mori, già assolto per la mancata perquisizione del covo di Riina». Ma il teorema della trattativa continua.

    Estratto dalla rivista "Tempi"  -  LINK

     
    • anonimo 10:34 on 15 February 2010 Permalink | Rispondi

      A proposito della volontà dei carabinieri di far deporre Badalamenti, ho sentito Jannuzzi ad un convegno dire che tra quei carabinieri c’era anche Mauro Obinu, il quale, mi pare, avrebbe addirittura redatto un verbale o comunque un documento nel quale menzionava la risposta datagli da un magistrato, che gli avrebbe detto di lasciar stare Badalamenti perchè se no rovinava il processo ad Andreotti. Il nome del magistrato dovrebbe essere fatto nel libro "Lo sbirro e lo stato". Però, non so fino a che punto è credibile che un magistrato confessi così apertamente ed in via confidenziale ad un carabiniere il suo terrore che Badalamenti smentisca Buscetta.

      Moritz

    • anonimo 10:45 on 15 February 2010 Permalink | Rispondi

      Comunque, sarebbe interessante sapere quali furono le esatte indicazioni che Vito Ciancimino diede ai carabinieri. Ricordo infatti che fino a pochi giorni prima della cattura di Riina, essi non sapevano nemmeno chi erano i Sansone, individuati poi con l’aiuto di Balduccio di Maggio. Quindi, quali proprietari di casa conosceva Ciancimino?

      Moritz

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