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    enrix 02:06 on 2 February 2010 Permalink | Rispondi
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    Ancora una domandina a Marco Travaglio

    massimo_ciancimino_n

    Quest’oggi Marco travaglio nel suo "passaparola" è intervenuto sull’ultima testimonianza di Massimo Ciancimino nel corrente processo a carico del generale Mori.

    Il sottoscritto, sul suo blog voglioscendere a QUESTO INDIRIZZO gli ha posto una nuova, specifica, domandina sull’argomento, che ora vado a ricopiare.

    Ci auguriamo che risponda e chiarisca l’arcano.


    Domandina per Marco Travaglio, che sicuramente è preparato e saprà soddisfare la mia sete di sapere: se è vero ciò che ha affermato lo Junior, e cioè che nel 2002 Provenzano godeva di una sorta di immunità a seguito dell’accordo contratto con il ROS dei carabinieri, COME MAI, sempre nel 2002, stando a quanto si vede nella
    docu-fiction di RAITRE "Doppio gioco", per segnalare le "cimici" infilate PROPRIO DAL ROS, con lo scopo di rintracciare il boss, nell’auto dei mafiosi custodi della latitanza di Provenzano, gli Eucaliptus di Bagheria, COME MAI DICEVO, si doveva disturbare a fare la talpa proprio quel Pippo Ciuro che lei dovrebbe conoscere bene e che lavorava negli uffici della Procura di Ingroia, fatto per cui si è beccato quasi 5 anni di carcere col rito abbreviato?
    In buona sostanza: il ROS doveva garantire l’immunità territoriale al boss, e nello stesso tempo gli dava la caccia infilando cimici nelle auto ai mafiosi del suo clan, che però venivano avvisati dai collaboratori di Ingroia nonchè dagli amici potenti, come Cuffaro (incastrato anche lui dal ROS nella stessa inchiesta), e facevano le bonifiche.
    La domanda che pongo è: come possiamo noi scacciare dalla nostra testa, alla luce di questi fatti, l’esecranda idea che il nostro Junior stia cacciando semplicemente un mucchio di balle?
    E se vogliamo essere fini, altra domanda: come si concilia quanto affermato dal magistrato Sabella, altra persona che lei dovrebbe conoscere bene, e cioè che il ROS non sia affidabile per indagini di mafia in Sicilia, con il fatto che è stato lo stesso ROS ad incastrare Totò Cuffaro? Faceva parte anche questo dell’accordo con Provenzano?

    Grazie se mi vorrà rispondere.

     
    • enrix007 21:59 on 2 February 2010 Permalink | Rispondi

      Non so a quale passggio ti riferisci, probabilmente a quello in cui lo Junior narra che i carabinieri avevano affittato un appartamento al terzo piano di fronte al palazzo dove LUI, lo junior, abitava a Palermo, per controllarlo.

      Beh, mi obblighi ad anticipare una delle chicche dei prossimi articoli.

      L’appartamento di cui Junior parla, il suo, si trova al settimo piano.

      Una persona in contatto con me la scorsa settimana è andata a verificare in loco, per sicurezza, e mi ha già confermato quello che era prevedibile: dal terzo piano, se cerchi di guardare l’appartamento di junior al settimo del palazzo do fronte, non vedi un cazzo.

      Quindi, bugia.

      La casa di Ciancimino a Roma, invece, in Via San sebastianello, si trovava sulla punta di un terrapieno alto circa 15 metri, prospicente sulla strada, situazione molto rara in Roma. Si può vedere in google map, digitando Via san Sebastianello n°9 – Roma. Davanti alla casa,  (una costruzione bassa, terrazzata e verandata), con il pianterreno ad una quota di circa -15 mt rispetto alla casa Ciancimino, c’è una chiesa con annesso palazzotto della curia.
      Ma se anche i carabinieri avessero voluto mischiarsi ai preti o alle suore, di lì avrebbero visto ben poco.
      Quella casa avrebbe potuto essere visitata in incognito, se solo avesse voluto, non solo dall’Ing. Lo Verde, ma anche da Gheddafi in persona.

    • enrix007 22:01 on 2 February 2010 Permalink | Rispondi

      In ogni caso, tutte ipotesi per assurdo.
      Io non credo a tutte queste visite di Provenzano.
      Non è verosimile.

    • Sympatros 22:33 on 2 February 2010 Permalink | Rispondi

      """Una persona in contatto con me la scorsa settimana è andata a verificare in loco, per sicurezza, e mi ha già confermato quello che era prevedibile: dal terzo piano, se cerchi di guardare l’appartamento di junior al settimo del palazzo do fronte, non vedi un cazzo."""

      E metti che a loro interessasse guardare in basso e non in alto…. al portone e non ai balconi?

    • anonimo 23:31 on 2 February 2010 Permalink | Rispondi

      marco travaglio, unitamente ai suoi degni compari, si sta arrampicando sugli specchi per far finta di credere che Ciancimino è "la bocca della verità" mentre un qualsiasi normo-dotato, pure lui, capisce che le cose che Ciancimino sta dicendo non stanno nè in cielo nè in terra, inventate di sana pianta per dare il giusto effimero godimento ai soliti noti
      Maria

    • anonimo 11:45 on 3 February 2010 Permalink | Rispondi

      Sympatros …e metti che berlusconi sia un alieno e ciancimino j. sia il nuovo messia e suo padre ciancimino s. dio,…ci hanno messo alla prova sino ad ora ma nel giorno del giudizio delegheranno di pietro per la scelta di  quali sono i buoni e cattivi…

    • anonimo 20:11 on 3 February 2010 Permalink | Rispondi

      Interessante il fatto che pur di cercare di andare contro Travaglio si usano parole di Ciancimino che Travaglio non ha neanche commentato. E per di più la si confrontano con una docu-fiction. Io direi che sarebbe il caso di verificare prima sui verbali se la docu-fiction racconta il vero o inventa quella parte. Poi si trattarebbe di sapere per conto di chi veniva tenuto sotto controllo Ciancimino e per conto di chi. In quanto detenuto agli arresti domiciliari, difficile che veniva tenuto sotto controllo dalla Procura che gli aveva dato gli arresti domiciliari. Infine si tratterebbe di sapere chi ha dato l’immunità territoriale a Provenzano e in che termini.
      Una volta avuta la risposta a tutti questi interrogativi e ad un altro centinaio di interrogativi che qui è troppo lungo elencare, si può valutare se la tua domanda ha senso o no.
      Allo stato è una domanda che dichiara: "Io odio Marco Travaglio". Fosse rivolta a me, ammesso che qualcuno me la facesse leggere, non risponderei neanche

    • enrix007 23:33 on 3 February 2010 Permalink | Rispondi

      Caro Anonimo, interessante il fatto che pur di evitare gli argomenti posti nella mia domanda, tu divaghi con ben 11 righe di cazzate.

      Travaglio ha esordito nel suo passaparola, così: "dico subito che Massimo Ciancimino sta facendo delle dichiarazioni estremamente importanti a Palermo, al processo per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995: sta descrivendo Provenzano come un intoccabile, come un uomo protetto da una parte deviata dei Carabinieri, con i quali aveva fatto un accordo addirittura prima della strage di Capaci", al che io gli ho posto la domandina: …ma se è vero ciò che dice il cianci, e cioè che il ROS proteggeva Provenzano, allora come mai…ecc..ecc.."
      Trovi che sia una domanda illegittima? Tu trovi che sia "dar contro ad ogni costo a Travaglio"?  Vedi una carenza di logica?
      Secondo te era forse meglio se io, a Marco Travaglio che focalizzava l’attenzione sulle dichiarazioni del Cianci sulle protezioni del ROS a Provenzano, invece che fare una domanda sui dubbi che sollevano queste dichiarazioni, domandavo invece la ricetta del fritto misto alla piemontese, visto che è di Torino?
      Ma prima di rispondere a queste domande, rispondi a questa: tu ritieni che io abbia del tempo da perdere con gli idioti pari tuo?
      Tu pensi veramente che io abbia del tempo per stare a domandarmi in compagnia di un anonimo imbecille per conto di chi sarebbe stata disposta una sorveglianza del Ciancimino, la cui esistenza sarebbe provata solo dalla parola di uno con quella faccia, il quale dice a sua volta di averlo saputo da Provenzano e da un certo sig. Franco cui lui avrebbe telefonato un mucchio di volte avendone i numeri sulla sua SIM, ma che purtroppo oggi non si può rintracciare perchè non c’è più traccia della SIM così come delle telefonate effettuate?
      E ancora: tu pensi veramente che io sia tenuto a non disintegrare con il tasto delete, i commenti di un mentecatto che viene qui a domandarsi chi avrebbe dato l’immunità a Territoriale a Provenzano, proprio esattamente sotto un mio post che descrive fatti che dimostrano che questa immunità non c’era per niente, come se io parlassi solo per i muri che mi circondano?

      No caro, questo non è il mercatino degli idioti, niente merce avariata.

      Tu dici che hai ancora cento domande di quel tenore, cioè cretine come quelle, nel tuo sacco.
      Se ti azzardi a porne anche una solanto che non abbia un briciolo di senso logico, e che puzzi anche solo da lontano di apodittico, ti cancellerò senza pietà. Naturalmente.

    • enrix007 23:49 on 3 February 2010 Permalink | Rispondi

      @ Sympa

      No, SYmpa, non era un discorso "di chi entrava e di chi usciva" dal palazzo.
      Sarebbe stata un’attività di sorveglianza di Ciancimino visiva ("tapparelle"), e acustica (microfoni direzionali).
      Lo spiega lo junior da pagina 31 in poi del verbale 9.11.20.

      Ma dal terzo piano, il settimo di fronte, nè lo vedi, nè lo senti coi microfoni direzionali. Troppo angolato. La persona che ha fatto il giretto, è esperta.

      Notare poi che il cianci dice persino di non sapere da quale appartamento di quale palazzo, sapeva solo del terzo piano. L’informatissimo sig. franco, sapeva e raccontava ogni dettaglio delle sofisticate apparecchiature usate dai carabinieri deviati inq uell’appartamento, e si è raccomandato di tenere chiuse le tapparelle anche se dal terzo piano di fronte non si vedeva un cazzo fossero state anche aperte, ma ha omesso di precisare dietro a quali finestre si nascondessero precisamente i carabinieri spioni.

    • Sympatros 09:55 on 4 February 2010 Permalink | Rispondi

      Enrix, non ho capito perché devi essere sempre ultra decisionista, ti è peculiare escludere in maniera netta e decisa le ipotesi degli altri. L’una cosa non per forza esclude l’altra. La vicinanza ( palazzo di fronte) serviva per l’acustica e le diavolerie elettroniche…. se poi funzionassero o meno bisogna vedere. Il terzo piano serviva per il portone…. una volta che tu sai chi è entrato…. e poi ascolti con i mezzi elettronici, non c’è alcun bisogno di spiare dalle tapparelle. Non costringermi a fare il segugio pure a me. 

      Se dal terzo piano poi non si vedeva nemmeno il portone, vuol dire che i carabinieri l’appartamento l’avevano affittato non per Ciancimino, ma per andare a puttane!

    • Sympatros 10:25 on 4 February 2010 Permalink | Rispondi

      Enrix, visto che ci hai perso o dedicato tanto tempo al rompicapo Ciancimino, dimmi una cosa… che idea ti sei fatto dell’onnipresente Franco o Carlo che sia? Misterioso, personaggio di rispetto, colui che sa e che è necessario e non si può fare a meno di informare di ogni passo della trattativa o altro. Io sono arrivato alla conclusione che non può essere un personaggio di fantasia…. secondo me è dotato dell’attributo dell’esistenza… ma come mai, almeno da quel che ho letto, i magistrati non stringono il testimone di più su questo aspetto per riuscire ad identificare il personaggio, che per molti aspetti è il deus ex machina di tante cose? Che i magistrati sappiano già chi sia? E ci aspetta il botto finale?

      D’altronde, il giovane Ciancimino, nonostante la naturale e caratteriale tendenza alle divagazioni, quando sa di rischiare qualcosa diventa più cauto.. s’interrompe e chiede consiglio ai suoi avvocati, anche se al punto dove è arrivato, c’è poco da rattoppare. Chi è Franco? Questo è il problema.

    • enrix007 11:52 on 4 February 2010 Permalink | Rispondi

      E’ Cianci che dichiara quello, che gli han detto di tener giù le tapparelle, non io.

      Franco?
      Se non fosse già defunto, ipotizzerei trattarsi di Franco Franchi.

    • anonimo 11:05 on 5 February 2010 Permalink | Rispondi

      http://www.davidegiacalone.it/giustizia/pentiti-e-pezze/
      Spatuzza ha già dato bella mostra di sé. Ora è il turno di Massimo Ciancimino che, al di là di ogni altra considerazione, sta cercando di descrivere il padre Vito come un totale demente, che porta nella tomba i segreti, pagando il prezzo del silenzio, ma prima li confida al figlio inaffidabile, in modo che possa raccontarli a tutti. Delle due l’una: o non ci sono più i mafiosi di una volta, o qui c’è una giustizia che si lascia menare per il naso, salvo chiedere prestazioni a gettone ad un figlio di delinquente che è delinquente egli stesso, il quale cerca di salvare l’unica cosa che sa contare, i soldi. In ogni caso, mi sta anche bene, pure uno Spatuzza o un Ciancimino possono essere utili. Però, che diamine, purché ci sia una prova, un riscontro, qualche cosa che non ci costringa tutti a credere sulla parola a dei disonorati.

      bart_simpson

    • anonimo 15:19 on 5 February 2010 Permalink | Rispondi

      Bart sono d’accordo con te. Questo processo ritengo sarà più mediatico che altro. I riscontri non si troveranno e buonanotte ai suonatori, di reale non resterà nulla.

      Ma nella testa degli Italiani cosa resterà? Articoli di giornali, scenari immaginari che  nella ripetitività diventeranno per i più distratti (la maggior parte degli Italiani) fatti reali, e da questa finta verità si costruiranno la loro realtà, che purtroppo non esiste.

      La Commissione Mitrokhin, l’intervista di Borsellino, l’arresto di Riina con Mori ed Ultimo inquisiti e prosciolti,  sono solo tre semplici esempi per dimostrarti cosa succede,  quando passano per verità notizie assolutamente NON VERE.

      Questo caso non mi sembra discostarsi dagli altri, vedremo.

      Gianluca

    • enrix007 19:43 on 5 February 2010 Permalink | Rispondi

      Questa vicenda si differenzia da tutte le altre, spicca, per un particolare: Mori non è un politico come Berlusconi, o un giornalista schierato come Renato Farina. E’ il comandante del ROS che ha catturato Totò Riina.

      La tifoseria pro-Ciancimino, copiosissima e variegatissima, che parte da certi magistrati e dai loro parenti, passa attraverso certi giornalisti dalla parlata rancida, e si dirama fra i cittadini di ogni ceto e razza (sympatros è uno di quelli), se stesse prendendo una cantonata, questa volta non sarebbe legittimata in qualche modo da un gioco delle parti, dalle regole dell’antagonismo politico, dal diritto alle idee.

      No, questa volta la cantonata farebbe il gioco della mafia, in azione contro i servitori dello stato che hanno saputo profondamente danneggiarla.

      Una condanna di Mori fondata su elementi che non siano più che certi e fondati, provocherebbe un danno incalcolabile allo stato, alle sue strutture operative che combattono la mafia.

      I carabinieri sono tutti col loro generale, non dimentichiamolo, sino a prove contrarie certe come macigni.

      Dell’opinione che possono avere di questo personaggio e delle sue esternazioni, non c’è bisogno che dica nulla.

    • anonimo 20:08 on 5 February 2010 Permalink | Rispondi

      @ gianluca e @ enrix

      "La Commissione Mitrokhin, l’intervista di Borsellino, l’arresto di Riina con Mori ed Ultimo inquisiti e prosciolti,  sono solo tre semplici esempi per dimostrarti cosa succede,  quando passano per verità notizie assolutamente NON VERE."

      ci sono aspetti controversi o no su come si arrivò al covo di Riina?
      Vedasi l’articolo della voce delle voci che ho postato in "nel nome dell’antimafia". Nessun commento su quell’articolo? Ultimo ha avuto un lapsus, o si è semplicemente confuso?

      "Una condanna di Mori fondata su elementi che non siano più che certi e fondati, provocherebbe un danno incalcolabile allo stato, alle sue strutture operative che combattono la mafia."

      Non si può dire la stessa cosa di Bruno Contrada? Anche lui aveva l’appoggio dei suoi colleghi tutti, incluso Mario Mori, che testimoniò a favore di Contrada in tribunale e fu minacciato da Ingroia di essere incriminato per falsa testimonianza.

      Moritz

    • anonimo 20:52 on 5 February 2010 Permalink | Rispondi

      Scusa Moritz, questa è la sentenza dove è spiegato per filo e per segno tutto, riguardo come si arrivò a prendere Riina, al suo covo, alla presunta perquisizione ecc. ecc. di controverso noto solo che quello che viene spiegato ai poveri cittadini che non leggono le sentenze è falso, oppure si gioca sul sottile filo di alcune parole E SI FANNO CAPIRE COSE DIVERSE NON VERE.

      http://www.testealfa.altervista.org/sentenza.pdf

      Qualsiasi stranezza lei ravvedesse (e sua piena libertà interpretare dei fatti) ciò non ha portato dei giudici a sostenere che siano state commesse delle illegalità, IN QUANTO IL FATTO NON COSTITUISCE REATO.

      Poi ritengo che qualsiasi persona che si legga la sentenza capirà che è assolutamente palese che Mori ed Ultimo abbiano fatto al meglio il loro lavoro.

      Gianluca

    • anonimo 21:14 on 5 February 2010 Permalink | Rispondi

      Tutta questa faccenda, comunque vada a finire è sconcertante.

      Delle due l’una

      1) O è marcio l’intero gruppo che fù il ROS palermitano( Mori, De Caprio, Di Donno  e, immagino molti sottoposti)

      2) O è marcia mezza  procura di Palermo e se non è marcia è costituita da incompetenti totali.

      A prescindere dalle mie opinioni e simpatie, che sono a favore del ros , in ogni caso sarà un disastro istituzionale.

      Considerato lo "spessore" del Ciancimino e delle sue rivelazioni è molto probabile che Mori ne esca per la seconda volta pulito (a proposito, non era Ingroia che aveva proposto più volte l’archiviazione nella vicenda di Ultimo ?)
      Se così sarà, come ne uscirà il magistrato "punta di diamanate"  Ingroia?
      Che credibiltà potrà avere in futuro? Quale collaborazione potrà avere  dalle forze dell’ordine nelle future indagini?

      Anton Egger

    • anonimo 21:26 on 5 February 2010 Permalink | Rispondi

      C’è ancora una questione che non riesco a togliermi dalla testa.
      Se fosse vero che i ROS avevano stretto un accordo con Provenzano attraverso Vito Ciancimino, per quale motivo Mori avrebbe dovuto favorire una sua audizione  presso la comissione antimafia contattando il presidente Violante?  Mi verrebbe da pensare che se tale trattativa fosse stata in corso, sarebbe stato meglio che nessuno ne venisse a sapere, tanto meno un personaggio come Violante.

      Mahh!!!

    • anonimo 21:27 on 5 February 2010 Permalink | Rispondi

      Dimenticavo di ri-firmarmi

      Anton Egger

    • anonimo 21:37 on 5 February 2010 Permalink | Rispondi

      Mi sembra interessante quello che disse Mori alla commissione antimafia.

      Però, fino a quando la mafia resterà una
      struttura organica, vi è un settore al quale non rinuncerà
      mai, cioè quello degli appalti; essi, infatti, non implicano
      solo un guadagno ma il dominio del territorio, e il mafioso
      non può consentire che nella sua zona operi una ditta senza
      che egli abbia ottenuto in cambio la "mazzetta", perché se
      così fosse si prenderebbe la cosiddetta tagliata di faccia e
      dimostrerebbe di aver perso il controllo del territorio.
      Quindi, la mafia segue gli appalti con continuità. Me ne
      sono interessato quando mi sono trovato a Palermo ed ho
      prodotto un rapporto. Il mio comandante sottolineava
      giustamente che non sempre la verità investigativa corrisponde
      ad una verità giudiziaria, perché molte volte noi, come
      investigatori, non siamo in grado di dimostrare ciò che
      razionalmente abbiamo in mente, certi che sia vero. Un conto è
      la nostra verità, un conto è ciò che riusciamo a dimostrare al
      magistrato.
      Certo, i risultati mi hanno deluso, ma poiché sono
      caparbio continuerò a produrre altri rapporti, sicuro di
      conseguire maggior successo.

      Sicuro di conseguire maggior opposizione.
      bart_simpson

    • Sympatros 22:23 on 5 February 2010 Permalink | Rispondi

      """"……(sympatros è uno di quelli), se stesse prendendo una cantonata, questa volta non sarebbe legittimata in qualche modo da un gioco delle parti, dalle regole dell’antagonismo politico, dal diritto alle idee…..""""

      Enrix la butta sul tragico ….l’ha messa a tinte fosche e drammatiche e spinge fortemente noi poveri tapini verso il complesso di colpa , noi che osiamo non pensarla come lui e abbiamo l’ardire di mettere nel conto che qualcosa di vero ci potrebbe essere nel "raccontantor di balle" Ciancimino. Per Enrix un’infausta sentenza porterebbe ad una sorta di angoscia istituzionale e manderebbe in crisi d’identità la Benemerita Arma dei Carabinieri. Io più prosaicamente penso che, cmq vadano le cose, si potrebbe andare verso il grigio e non per forza verso il fosco. Morto un papa se ne fa un altro. E poi non è la prima volta e non avviene solo nei filmi americani che il poliziotto, o per eccessivo zelo o per altri innominabili motivi, rasenti l’illegalità e qualche volta ci vada proprio a finire dentro. Morto un papa se ne fa un altro.

      E metti che la cantonata la stessi prendendo tu?…..

    • Sympatros 23:04 on 5 February 2010 Permalink | Rispondi

      Io penso che in questa vicenda sia plausibile… dico plausibile e non altro, che di altro non ci sono prove, … sia plausibile  che si siano incontrate delle forze, strutturalmente in contrasto tra loro, che convergevano però, per motivi differenti, su un obiettivo comune. L’obiettivo comune era far finire le stragi e possibilmente togliersi di mezzo lo stragista Riina.

      1 Lo Verde-Provenzano- stratega della mafia non appariscente e riservata, in opposizione alla strategia rozza, eclatante e stragista di Riina ed in competizione per la leadership con lo stesso Riina

      2 Ciancimino, livello politico della mafia, educato al compromesso, al dialogo e agli affari. Epidermicamente ostile a Riina e alle stragi… quando ci sono le bombe non c’è spazio per al politica.. anche se mafiosa. Riina toglieva spazio alla sua vocazione e ai suoi affari.

      3 Le istituzioni e le forze dell’ordine.. pressate dall’opinione pubblica, dovevano trovare un modo per far finire le stragi e… il fine giustifica i mezzi.

      Così penso ed il pensiero è libero!

    • anonimo 13:25 on 6 February 2010 Permalink | Rispondi

      Leggendo la sentenza di assoluzione di Mori e De Caprio nel processo conclusosi nel 2006, vengo a sapere che il "Covo" di Riina in via Bernini 54, fu "bruciato" il giorno dopo l’arresto di Riina, ovvero il 16/01/93, a causa dell’uscita su giornali e televisioni locali della sua ubicazione.
      Riporto qui lo stralcio degli atti in merito.

      Anton Egger

      Dalla sentenza di assoluzione nel processo Mori-Ultimo del 2006,  pagg. 49-50:
      ———–
      Sempre quel 16.1.93 diversi giornalisti tra cui Alessandra Ziniti ed Attilio
      Bolzoni – come da loro deposto in dibattimento all’udienza dell’ 11.7.05 -
      ricevettero da parte dell’allora magg. Roberto Ripollino una telefonata con
      la quale quest’ultimo gli rivelò che il luogo in cui Salvatore Riina aveva
      trascorso la sua latitanza era situato in Via Bernina, senza però specificarne il
      numero civico.
      Si recarono, quindi, immediatamente sui posto, ove furono raggiunti anche
      da altri giornalisti e, troupes televisive, tutti alla ricerca del cd. “covo”.
      Quella sera stessa la Ziniti mandò in onda, sulla televisione locale per la
      quale lavorava, un servizio nel quale mostrava le riprese di via Bernini e tra
      queste anche quella relativa al complesso situato ai nn. 52/54, aggiungendo
      che in base ad “indiscrezioni” che le erano pervenute quella era la zona ove
      il Riina aveva abitato.
      Lo stesso 16.1.93 apparve sulla stampa la notizia che “un siciliano di nome
      Baldassarre" stava collaborando con i carabinieri ed aveva da to da l
      Piemonte, ove si era trasferito, un input fondamentale alla individuazione
      del Riina (cfr. lancio Ansa acquisito all’udienza del 9.1.06).
      Posto dinnanzi a queste risultanze di fatto, il magg. Roberto Ripollino –
      escusso all’udienza del 21 novembre 2005 ha dichiarato che all’epoca dei
      fatti era addetto all’ufficio Operazioni Addestramento informazioni e
      Ordinamento (OAIO) del comando Regione Carabinieri Sicilia, il quale
      aveva competenze meramente gestionali, a livello regionale, in merito ai
      fenomeni criminali ed alle operazioni condotte sul territorio, con compiti
      infornativi all’interno del comando.
      A seguito dell’arresto del Riina, ricevette dal comando l’incarico di gestire i
      rappor t i con i giorna l i s t i acc redi ta t i (diver se dec ine ) che cont a t tò
      telefonicamente in occasione della prima conferenza stampa e dì tutte
      quelle che ne seguirono.
      Interrogato specificatamente in merito alle telefonate effettuate il 16
      gennaio, il teste ha precisato di avere solo un ricordo generale di continui
      contatti con i giornalisti, ma di non ricordare la circostanza contestata ne di
      ave r forni to l ‘ indica z ione su vi a Be rnini come pos s ibi l e s i to di
      localizzazione del "covo" del Riina. e difatti non conosceva tale via, in
      quanto gli era stato detto solo che il Riina era stato catturato in prossimità
      del motel Agip.
      Se pure avesse dato tale indicazione – ha dichiarato in sede di indagini
      preliminari e confermato in dibattimento – non potrebbe che averlo fatto in
      esecuzione di specifiche disposizioni impartitegli dal suo superiore col.
      Domenico Cagnazzo il quale, tuttavia, ha negato, in dibattimento, di avergli
      mai dato ordine in tal senso, aggiungendo che non era certamente
      interesse di nessuno `bruciare" il sito di via Bernini.
      Il gen. Cancellieri ha, sul punto, dichiarato di non essere mai stato a
      conoscenza di tale fuga di notizie, che avrebbe appreso solo nel corso della
      sua deposizione nel presente dibattimento.
      L’imputato De Caprio ha, invece, dichiarato di avere visto in televisione,
      quello stesso 16.1.93, un servizio che mostrava il cancello del complesso di
      via Bernini, apprendendo così che la notizia era in qualche modo filtrata, e di
      avere commentato la cosa con il proprio collaboratore mar.llo Santo
      Caldareri, dicendogli che il sito era stato "bruciato"; circostanza che ha
      trovato conferma nella deposizione resa dallo stesso Caldareri.

      —————————————————————-

    • anonimo 14:01 on 6 February 2010 Permalink | Rispondi

      Ora, essendo accertato che procura, ros e nuclei teritoriali dopo l’arresto avevano concordato, su suggerimento di Ultimo e di Mori, che il "covo" non dovesse essere perquisito immediatamente per non  essere bruciato,  immagino che implicitamente o esplicitamente avessero concordato di mantenere riservata l’ubicazione dello stesso.

      Invece che succede? Il giorno dopo, l’ubicazione viene a conoscenza della stampa che diffonde la notizia, rendendo così del tutto inutile qualsiasi perquisizione successiva.  Certo, la Ziniti e Bolzoni fanno bene il loro mestiere, anche se, facendolo, favoriscono i mafiosi. Tra l’altro, sempre il 16, esce un’ansa che individua in “un siciliano di nome
      Baldassarre", trasferitosi in Piemonte (Di Maggio), l’autore delle rivelazioni che portarono all’arresto del Riina.

      Ma, se i giornalisti fanno il loro mestiere, quei membri delle istituzioni che gli forniscono le informazioni, fanno esattamente l’opposto: tradiscono il loro mestiere.

      Interrogati, Ziniti e Bolzoni riferiscono che fu il magg. dei carabinieri, Roberto Ripollino a comunicargli il 16, l’ubicazione del covo (solo la via, senza il civico, ma via Bernini non è l’Aurelia). Il maggiore, interrogato, risponde che era lui che, assolvendo il suo compito istituzionale, comunicava le notizie ai giornalisti, ma non ricorda con precisione quali notizie fornì e aggiunge  che, comunque, il nome della via non lo conosceva neppure lui all’epoca (N.D.R. e di conseguenza nega di averlo fornito)
      Come al solito delle due l’una, o mentono Bolzoni e Ziniti, o fu proprio Ripollino a fornire loro l’ubicazione.

      Tutto questo mi serve per dire che:
      ci sono  almeno due persone, i giornalisti Bolzoni e Ziniti, che  sanno esattamente di chi fù la colpa (o parte di essa) del fallimento delle operazioni successive all’arresto del Riina.

      Se lo sanno (che sia Ripollino o altri che non hanno voluto comunicare) perchè se la prendono con il Ros o solo con il Ros? In fondo tutti (Magistrati, Nucleo operativo e Ros)  avevano avallato l’idea che fosse utile rimandare la perquisizione, e, se tale perquisizione non ebbe più ragion d’essere, la colpa fu anche loro (di Bolzoni & co), ma soprattutto di chi fece la "soffiata".

      A proposito, qualcuno sà chi fece la soffiata all’ANSA su Di Maggio?

    • anonimo 14:02 on 6 February 2010 Permalink | Rispondi

      Dimenticavo, come al solito, di firmarmi
      Anton Egger

    • enrix007 14:30 on 6 February 2010 Permalink | Rispondi

      Caro Anton, non commento perchè nei prossimi giorni pubblicheremo dei documenti ESCLUSIVI su questi argomenti, FRA CUI UN MEMORIALE DI SERGIO DE CAPRIO,  ed un memoriale di MORI.

      Forse già da domani. Così commenteremo coi documenti in mano.

      Comunque è come hai appema scritto.

      Tra l’altro, chi ha memoria di quei giorni, ricordando i continui servizi televisisvi dalle piazzole adiacenti a Via Bernini, è perfettamente consapevole che tutta questa storia dell’interrotta sorveglianza e della mancata comunicazione ai magistrati, è semplicemente ridicola.

      L’unico e solo responsabile dei danni alle operazioni di sorveglianza, è colui che ha passato l’informazione del sito ai giornalisti.

      Chissà perchè invece di prendersela con lui però, i magistrati, se la son presa con Ultimo e Mori. Già, chissà.

      Forse Sympatros ha una spiegazione logica.

    • enrix007 14:34 on 6 February 2010 Permalink | Rispondi

      Sympatros, tu stai parlando dell’obbiettivo comune del "far finire le stragi" quando Ciancimino adesso parla di inizio della trattativa ancora prima della strage di Capaci (ad ogni interrogatorio la arretra sempre di più nel tempo), quindi prima ancora che le stragi iniziassero.
      Ma anche dopo quella di Capaci e prima di quella di Via D’Amelio, un po’ difficile parlare di "strategia stragista" per il solo attentato a Falcone. Tutti erano unanimi nel definirlo meramente un attentato volto ad eliminare il magistrato. nessuna "strategia stragista".

      Sympatros, ho la nausea.
      Trascini qui una barca che fa acqua da tutte le parti.

    • anonimo 16:45 on 6 February 2010 Permalink | Rispondi

      Se il covo era "bruciato", vuol dire che non era più utile ai fini investigativi.
      Perchè allora non hanno avvertito la procura sùbito per vedere comunque se trovavano qualcosa?
      Tanto era "bruciato".

      Moritz

    • anonimo 17:50 on 6 February 2010 Permalink | Rispondi

      La tua domanda se leggi la sentenza ha una risposta. Per prima cosa Ultimo e Mori avevano compreso di avere piena autonomia ed un minimo d’indipendenza, quindi non ritenevano di dover informare, per seconda cosa ritenevano bruciato il covo nell’immediatezza ma sapendo che i Sansone avevano quel complesso ritengo che volevano cmq avere un piccolissimo vantaggio e la mancata perquisizione poteva anche far pensare che effettivamente la sortita dei media non era avallata da reali indagini su quel complesso.

      Infatti l’ulteriore anomalia è la stronzata della perquisizione i primi di febbraio. Quando la procura dice di aver assolutamente capito, perchè dichiarato da Mori in maniera inequivocabile, che il Covo era senza punti d’osservazione, si decise l’immediata ricerca (perchè ancora non si sapeva quale era la villetta all’interno del complesso) della villetta ed immediata perquisizione. A che serviva? Me lo spiega lei Moritz?

      A cosa serviva perquisire un posto dopo più di due settimane? Ultimo ritengo che era in attesa di far raffreddare la zona per poi riprendere a lavorarci, e certo non era colpa sua o di Mori se qualcuno della territoriale a spifferato ai giornalisti che in quel complesso si trovava il covo, o sbaglio?

      Allora ragioniamo un attimo. Anche se era molto probabile che la zona fosse bruciata del tutto, aspettare e non perquisire nulla un minimo spiraglio ,o lasciava aperto, chissà dopo un paio di mesi poteva essere che si convincevano che realmente NON FOSSE SOTTO CONTROLLO, ed in futuro si sarebbe potuto riutilizzare, il perquisirlo i primi di febbraio invece cosa ha portato?

      Nulla a bruciarsi definitvamente al 100% un posto che poteva forse essere riutilizzato. Comunque la mancata perquisizione e mesi che passavano avrebbero ritenuto credibile che il posto non era osservato e sotto controllo. I mafiosi sono uomini e non super psicologi e l’ottima intuizione di Ultmo a qualcosa (forse) poteva ancora portare.

      Moritz l’anomalia VERA se leggi tutta la sentenza e che vengono accusati di essere in associazione con la Mafia Mori ed Ultimo. Secondo te leggendo tutti i fatti, di tutta questa vicenda è grave il comportamento di Ultimo oppure è grave che qualcuno dia news ai giornalisti senza essere MAI  scoperto, visto che gli unici che potevano darla la news hanno negato? (Ripollino e company)

      Se proprio in questo avvenimento si deve trovare un anomalia che faccia mettere il dubbio che persona delle istituzioni hanno aiutato la Mafia, ergo sono complici, quale avvenimento o fatto secondo te è sospetto?

      I fatti sono molto chiari. Caselli dice una cosa e viene anche smentito, poi fa retromarcia dicendo di essersi confuso, territoriale e autorità giudizizaria fanno indagini senza avvisare i ROS, ma cosa che secondo me E’ LA PIU’ IMPORTANTE, nessuno tra autorità giudiziaria, territoriale, Caselli o altri chiede o si raffronta con il ROS sull’argomento covo. Nessuno fa domanda e come queste arrivano si viene a scoprire la strategia dei ROS che nelle riunioni post arresto Riina sembrava chiara, con Ultimo che si era opposto alla perquisizione imminiente, chiedendo di far raffredare la zona.

      Ma poi possibile che io che sono un cretino qualsiasi senza nessuna esperienza investigativa, riesco a percepire CHE LA PERQUISIZIONE IMMEDIATA non avrebbe dato nessun risultato significativo e le dichiarazioni di Provenzano che la Magistratura vuol portare a prova che erano felici di questi ritardi lasciano il tempo che trovano, anzi alla lunga poteva convincerli che il covo poteva essere ancora utilizzato.

      Se c’era qualsiasi cosa compromettente secondo voi dopo che Riina è stato arrestato, nessuno a sottratto gli ipotetici documenti dalla villetta? Un latitante di quel calibro secondo voi non ha nessuno che lo aiuta nella latitanza anche sul luogo ed immediatamente non avrà bonificato tutto?

      Ma di cosa stiamo a parlà? Sul covo solo fumo, tutte cose insignificanti, l’unica cosa serie CHE NON HA AVUTO NESSUN SEGUITO e che qualcuno ha spifferato alla stampa news che NON DOVEVANO MAI ESSERE SPIFFERATE.

      Questo è l’unico fatto di rilievo di tutta questa storia. Per il resto vedo solo gelosie tra corpi ed apparati diversi, capisco come mai la Mafia vince contro lo stato, visto che ognuno pensa al suo cortiletto,  vedo cose strane come la spifferata ai giornalisti, mi accorgo che chi  ha il merito dell’arresto del LATITANTE PIU’ PERICOLOSO  poi viene addirittura accusato!!!

      Se poi la spifferata e’ causata da gelosie (sarebbe meglio) e non da altre ragioni, IL FATTO doveva essere COME MINIMO l’unica cosa da appurare, E COSI’ NON E’ STATO.

      Questa è l’Italia. Si indaga, si massacrano delle persone, si fa un gran polverone su cose ridicole e l’unica cosa IMPORTANTE viene lasciata cadere e va nel dimenticatoi.

      Gianluca

    • Sympatros 18:36 on 6 February 2010 Permalink | Rispondi

      Trattativa anche prima delle stragi?

      E’ certo, se il Ciancimino senior rappresentava il trait d’union fra mafia e politica, la  sua vita era una perenne trattativa…. d’altronde il misterioso signor Franco, stando a quel che dice il figlio Massimo, era in pianta stabile in casa Ciancimino.

      La convergenza sull’obiettivo comune, in sinergia obbligata, diventa necessaria e stringente di fronte alla strategia militarista e bombarola di Riina.

      Hai la nausea?…. Vedi che non è la mia barca, senz’altro piena di buchi, non sono mica un inquirente io e nemmeno un segugio…. ma la colpa della nausea è da addebitare forse alla tua barca troppo veloce e un po’ fantasiosa e ti fa venire il mal di mare.

      Buona domenica a tutti!

    • anonimo 20:07 on 6 February 2010 Permalink | Rispondi

      Sto ascoltando l’integrale del processo da radioradicale, per ora non mi risulta che Ciancimino abbia parlato di trattative prima della strage di capaci, ha solo detto che conosceva gia’ il De Donno prima di Capaci, ma a livello di scambiare due parole. E’ solo nella settimana successiva alla strage che c’e’ l’incontro casuale (?) sull’aereo, e il De Donno gli parla esplicitamente di “aprire un canale” con i vertici di cosa nostra per fermare le stragi.

      Quanto al fatto che l’attentato a Falcone non sia abbastanza per parlare di attivita’ stragista.. metti in conto che arrivava due mesi dopo l’omicidio Lima che gia’ era stato un discreto shock. Poi andrebbe ricordato a chi non c’era che l’attentato a Falcone ebbe un impatto enorme sull’opinione pubblica, che oggi e’ difficile valutare guardando i documentari. Per le modalita’ eclatanti, era la prima volta che usavano il tritolo, almeno a questo livello, e perche’ aveva dato una sorta di prova di “onnipotenza” di cosa nostra, la sensazione che potessero raggiungere chiunque. Inoltre non va escluso che Mori o qualcuno a lui connesso avesse accesso a ulteriori informazioni sugli attentati che al momento si stavano preparando.

      Ultimo particolare, Ciancimino dice espressamente che alcune delle note da lui prodotte sono di suo pugno, e le distingue da quelle scritte da suo padre, spiegando che all’epoca stava prendendo appunti per scrivere un libro.

    • anonimo 20:27 on 6 February 2010 Permalink | Rispondi

      Ancora una cosa.
      Ma su Ripollino, visto che un "autorevole"  giornalista come Bolzoni dice essere il suo informatore sull’ubicazione del covo, è stata aperta un’inchiesta? E’ stato sospeso dal servizio? Mandato a caccia di Talebani in Afghanistan?

      Anton Egger

    • enrix007 12:52 on 7 February 2010 Permalink | Rispondi

      "Sto ascoltando l’integrale del processo da radioradicale, per ora non mi risulta che Ciancimino abbia parlato di trattative prima della strage di capaci, ha solo detto che conosceva gia’ il De Donno prima di Capaci, ma a livello di scambiare due parole."

      L’ha detto Travaglio, fa parte del gioco: una mezza cosa passa per la bocca di un giornalista-guru, e diventa una cosa creduta, cotta e mangiata.

      "E’ solo nella settimana successiva alla strage che c’e’ l’incontro casuale (?) sull’aereo, e il De Donno gli parla esplicitamente di "aprire un canale" con i vertici di cosa nostra per fermare le stragi."

      Bello quel punto interrogativo. Come dire, che per parlare con Ciancimino Junior De Donno aveva bisogno di far finta di incontrarsi con lui  casualmente, e quale miglior posto di un mezzo di trasporto che per consentirti l’operazione nel frattempo si sposta di 500 km.
      Ce ne fu anche uno, di viaggio in aereo, che casualmente vide fra i passeggeri Violante e Brusca. Ce lo metti anche lì il punto interrogativo?

      Di strage ce n’era soltanto una, ed era finalizzata ad eliminare Falcone, non a fare terrorismo. I carabinieri lo sapevano benissimo, e quindi non aveva alcun senso intavolare trattative di sorta, a meno che si trattasse di abboccamenti con i mafiosi per ottenere spunti per  le proprie indagini, così come avvenne con Vito Ciancimino.

      "Quanto al fatto che l’attentato a Falcone non sia abbastanza per parlare di attivita’ stragista.. metti in conto che arrivava due mesi dopo l’omicidio Lima che gia’ era stato un discreto shock. "

      L’omicidio Lima era una strage?  Aveva le connotazioni di un’iniziativa di tipo terroristico nei confronti dello stato tanto da indurre i carabinieri a trattare? E certo, un uomo di stato probo, onesto e moralmente irreprensibile qual era Lima, saranno stati tutti preoccupati, bisognava trattare.

      "Poi andrebbe ricordato a chi non c’era che l’attentato a Falcone ebbe un impatto enorme sull’opinione pubblica, che oggi e’ difficile valutare guardando i documentari."

      Ah beh, questo è un elemento forte.  Normalmente un attentato contro un giudice (la mafia ne ha ammazzati tanti, e anche col tritolo, caro) non ha mai fatto ne caldo nè freddo. Ma quello a Falcone aveva tripla dose di tritolo, quindi bisognava subito scendere a trattativa, con una mafia con le santabarbare così grasse.
      Comunque io c’ero, caro, e come sempre quando la mafia ammazza un magistrato, mi sono semplicemente domandato su cosa stesse indagando, che è ciò che fa un inquirente sano di mente quando vuole scoprire il movente dell’omicidio di un magistrato. Lo stesso per Borsellino.
      Che si dovesse trattare con la mafia, nel paese civile e nello stato non lo pensava neppure l’ultimo netturbino, figurati i carabinieri di un reparto operativo, il Crimor, gente da trincea.

      "Per le modalita’ eclatanti, era la prima volta che usavano il tritolo,"

      Non è vero, caro. Ti dice niente, ad es., il nome di Chinnici?

      "almeno a questo livello, e perche’ aveva dato una sorta di prova di "onnipotenza" di cosa nostra, la sensazione che potessero raggiungere chiunque."

      Sensazione che cosa nostra ha sempre dato, perchè da sempre uccide gli uomini dello stato che non riesce a piegare in altro modo. Per questo Falcone e Borsellino sono eroi.
      Certo non mette il tritolo sotto le auto di chi archivia le inchieste che per la stessa mafia sono scomode, come Scarpinato e Giammanco. Lì puoi stare tranquillo.

      "Inoltre non va escluso che Mori o qualcuno a lui connesso avesse accesso a ulteriori informazioni sugli attentati che al momento si stavano preparando. "

      Certo, magari sapevano qualcosa anche dell’attentato in preparazione alle Twin Tower. E invece di parlarne coi magistrati e studiare come prevenirli, si sono messi a trattare con Ciancimino per convincere Riina a desistere. Ciò che c’è di bello nelle arrampicate degli anonimi mosconi che girano su questo blog, è la verosimiglianza delle loro ipotesi.

      "Ultimo particolare, Ciancimino dice espressamente che alcune delle note da lui prodotte sono di suo pugno, e le distingue da quelle scritte da suo padre, spiegando che all’epoca stava prendendo appunti per scrivere un libro."

      Non capisco cosa vorrebbe dimostrare questa tua ultima inquietante scoperta.
      Magari spiegati meglio.

       

       
       
       

    • anonimo 13:26 on 7 February 2010 Permalink | Rispondi

      Complimenti Enrix hai evidenziato in modo splendido tutte le contraddizioni di chi si sforza a far passare tesi che non hanno ne capo ne coda.

      Il problema è questo in Italia si va sempre per etichette. Se simili cantonate vengono prese da Magistratura che ha una sua collocazione ben precisa PER FORZA DI COSA QUELLE TEORIE DEVONO ESSERE VERE. A costo di essere illogici, di portare avanti tesi ridicole, ma tant’è questo accade.

      Processi istituiti che per ora hanno dimostrato solo buchi nell’acqua, tutto ricordiamolo sempre con i soldi degli Italiani, altri processi che vanno avanti, opinione pubblica concentrata SULLE STRONZATE E NON SUI FATTI VERI, a chi giova tutto questo?

      Certamente alla mafia.

      Una sola speranza, voglio credere che tutto ciò accada per incompetenza, giochi politici, guerre tra schieramenti, MA SE CONSAPEVOLMENTE AVVENISSE PER FAVORIRE LA MAFIA beh …… non ci sarebbero parole.

      Gianluca

    • enrix007 15:46 on 7 February 2010 Permalink | Rispondi

      Gianluca, questa vicenda è esplosa quando il ROS di de Donno presentò in Tribunale a Palermo il fascicolo d’indagine preliminare "Mafia e appalti".
      Lì si aprirono le fazioni. Da un lato Falcone e Borsellino, coi carabinieri che svolserò le attività d’indagine.
      Dall’altro i magistrati che quell’inchiesta hanno archiviato, la loro fazione, Orlando, ed una folta schiera di rappresentanti della stampa.
      La situazione poi si è incrudita quando alcuni PM di Palermo cercarono di scaricare sui carabinieri, e soprattutto sul defunto maresciallo Lombardo,  la responsabilità di una fuga di informazioni verso la mafia su quel dossier, ed il Capitano de Nonno si precipitò senza esitare al Tribunale di Calanissetta per esporre accuse contro la Procura di Palermo in relazione a quei fatti.
      Pochi sanno che alla fine fu accertato che il punto di partenza di quella fuga di notizie, era stata proprio la procura di palermo, e non le stanze della benemerita.
      Ma da quel giorno le ritorsioni da parte di chi evidentemente non dimentica e non perdona, non si fecero attendere, e partì una lunga serie di iniziative contro i carabinieri (c’è anche Canale, non dimentichiamo) che ancora oggi continua nei modi che tutti vediamo.

      Sic et simpliciter.

    • anonimo 02:25 on 2 February 2010 Permalink | Rispondi

      Non dimentichi Giorgio Riolo?

      Moritz

    • enrix007 02:36 on 2 February 2010 Permalink | Rispondi

      Si. Giorgio Riolo era un carabiniere, ed il fatto che lavorasse in proprio, anzi in coppia con Ciuro, e che sia stato smascherato in diretta, grazie alla sua stessa abituale moneta, le intercettazioni, proprio dai colleghi del ROS, dimostra semplicemente che quelli del ROS nelle indagini non hanno guardato in faccia nessuno.

    • Sympatros 08:49 on 2 February 2010 Permalink | Rispondi

      Se rispondesse al vero che Provenzano-Loverde andava a casa di Ciancimino persino quando questi era agli arresti domiciliari, non penso sia azzardato dedurre che una qualche protezione, totale o parziale che sia, da parte, non per forza di tutti i Ros, ma da qualche settore di essi, ci sia stata. Provenzano girava libero, ma non penso senza cautele… se aveva a che fare con gli ipotetici protettori dei Ros.. andava "tranquillo"…. Mettiamo, sempre per ragionamento ipotetico, che la casa di Ciancimino fosse controllata da persone "amiche", in questo caso andava tranquillo. La casa, pero’, era sotto controllo o erano degli arresti domiciliari all’acque di rose?

      Naturalmente il mio ragionamento si posa sull’iniziale "se" e i "se" sono sempre "se" fino quando non diventano certi e spariscono.

    • enrix007 10:43 on 2 February 2010 Permalink | Rispondi

      Sympatros, piedi per terra.
      Non esiste una custodia domiciliare col piantonamento.
      Se necessitasse, sarebbe convertita nel carcere.
      La custodia domiciliare è sottoposta di norma ad un’ispezione quotidiana, normalmente mattutina, da parte di carabinieri della territoriale competente, un evento che dura 5 minuti, il tempo di verificare la presenza del fermato e poi non si ripete per 24 ore. Qualche volta, in casi straordinari, l’ispezione viene duplicata a sorpresa nel pomeriggio o nelle ore serali, ma solo una volta ogni tanto, e per casi eccezionali.
      Ma niente di più.
      Se vuoi conferire con un fermato nel domicilio, non hai che da attendere di vedere, dall’esterno della casa, i carabinieri andarsene dopo l’ispezione e la via è libera, questo è noto.
      Non c’è bisogno di avere la scorta del ROS  a garantirti l’impunità.

      E comunque leggiti i verbali delle deposizioni precedenti di Ciancimino.

      Ancora una volta, lo junior, ha cambiato versione in corso d’opera.

    • enrix007 10:45 on 2 February 2010 Permalink | Rispondi

      In ogni caso la tua osservazione non ha alcuna pertinenza con la mia domanda, quella che ho posto a Travaglio.

    • Sympatros 15:54 on 2 February 2010 Permalink | Rispondi

      Quindi, in altri periodi, le forze dell’ordine arrivano, sempre a detta di Ciancimino giovane, ad affittare un appartamento di fronte all’abitazione dello stesso palazzo in cui abitavano i Ciancimino, per controllare e vedere anche chi entrava e chi usciva.
      E, invece, nel periodo degli arresti domiciliari, il controllo si esauriva in un burocratica visitina al giorno, che non impensieriva Lo Verde-Provenzano  che andava cmq a trovarlo? Mi sembra strano… ma tutto è possibile a questo mondo.

  • Avatar di enrix

    enrix 11:27 on 18 November 2009 Permalink | Rispondi
    Tags: Alfonso sabella, , , , , , , , , , , , , , ,   

    IL VIZIETTO 

    Il vizietto. 


    Ed ora, tanto per cambiare, parliamo di Marco Travaglio.

    Lo abbiamo già fatto ieri sull’altro blog, quello più ridanciano, ma oggi tocca rivedersela col giornalista torinese, e questa volta in argomento di mafia.

    Nonostante questo sia il tema centrale di questo blog, devo confessare che sono rimasto a lungo nel dubbio se dedicargli uno spazio in questa sede, o ancora una volta nelle cronache del variopinto mondo dell’imbecillario.

    Il fatto è che ormai Travaglio, nel raccontare a modo suo le cose, ha talmente abbandonato ogni ritegno, che letteralmente non sappiamo se, leggendolo quando si applica in argomenti seri come le stragi di mafia, ridere o piangere.

    L’allegria vorrebbe portarci a scrivere dall’altra parte, ma la mestizia alla fine prevale.

    E dunque veniamo al dunque.

    Ieri ho buttato l’occhio su un lungo articolo di qualche giorno fa, dal titolo “Alfonso Sabella, un giudice stritolato dalla Trattativa”, pubblicato sul “Fatto quotidiano”, ed immediatamente ripreso a rimbalzo su tutto il web.

    E dico “buttato l’occhio”, perché più che leggerlo integralmente, l’ho scansionato dall’alto in basso con le pupille, per alcuni secondi, soffermandomi su alcuni passaggi in grassetto. Tre o quattro passaggi, non di più.

    Di più non ce la faccio proprio a sorbirmi certi concentrati. Non ho più l’età.

    Ma comunque,  tanto è bastato per rilevare subito un paio delle solite porcherie.

    Una bella grossa balza subito all’occhio fra le prime righe.

    Travaglio introduce l’argomento dell’articolo, che è un piccolo trattatello celebrativo della figura del magistrato Alfonso Sabella, uno che, tanto per chiarirla subito, “dei ROS non si fida”, e che quindi “li ha tenuti sempre lontani dalle indagini sulla cattura dei latitanti”.

    Dal che, noi che siamo segugi, deduciamo tranquillamente, senza riserva di verifica, che le indagini del 2001-2002 volte a scovare Provenzano sulla base delle indicazioni del pentito Giuffrè, e che hanno invece prodotto, proprio a causa delle loro soffiate, soltanto l’arresto delle “talpe in procura” fra cui l’amico di Travaglio, Pippo Ciuro (braccio destro di Ingroia), il quale teneva informato l’Ing. Aiello (braccio finanziario di Provenzano, arrestato anche lui dai ROS e poi condannato ad un bel po’ di anni di carcere per associazione mafiosa) delle indagini avviate dai ROS e dei dispositivi di controllo telefonico ed ambientale impiegati da questi per sorvegliare Aiello, il boss Guttadauro, e la famiglia mafiosa Eucaliptus, custode a Bagheria del segreto del covo di Provenzano, quelle indagini lì insomma, ai ROS non può avergliele affidate Sabella, perché lui dei ROS non si fidava, mentre  invece magari della DIA di Pippo Ciuro si fidava.

    A dire la verità a dare una mano ad Aiello, insieme a Ciuro, provvedeva anche Totò Cuffaro, che per quella vicenda è stato condannato, sempre su denuncia dei ROS di cui invece Sabella non si fida, perché li ritiene intrallazzati con i politici nel promuovere la famosa “trattativa” fra Stato e mafia. Evidentemente però fra i politici che intrallazzavano con i ROS, Cuffaro non c’era, perché i ROS non  ci hanno pensato due volte a intercettarlo, coglierlo in castagna e denunciarlo.

    Ma torniamo al nostro Marco T. Dunque egli è un grande ammiratore di Alfonso Sabella, magistrato che peraltro, stanti i suoi numerosi successi nella cattura di pericolosi latitanti, non possiamo che stimare pure noi.

    E parlandoci di Sabella, Marco ci spiega subito che “è proprio davanti a lui che Giovanni Brusca mette a verbale le prime dichiarazioni sulla trattativa del Ros con la mafia che, disse l’esecutore materiale della strage di Capaci, produsse quella di via d’Amelio perché “siamo stati pilotati dai Carabinieri

    Allora, vediamo se disse proprio così, Giovanni Brusca.

    Ce lo chiarisce lo stesso Sabella, in un’intervista del 22 luglio scorso:

    “le dichiarazioni di Riina non sono per niente, a mio giudizio, diverse da quelle che fece Giovanni Brusca deponendo al processo per le stragi nel ’93 nell’aula bunker di Firenze quando disse, gli scappò una frase che poi spiegò: "Noi nel commettere le stragi del ’93 siamo stati pilotati dai carabinieri". Brusca non voleva dire che sono stati i carabinieri a far fare le stragi ma è un messaggio assolutamente analogo a quello che Riina manda adesso. Secondo me con la mafia non c’è spazio per andare a nessun tipo di trattative e a nessun tipo di rapporto.”

    E quindi, a parte il fatto già di per sè volpino e grottesco di sostenere che Brusca abbia messo a verbale le sue "prime dichiarazioni sulla trattativa del Ros" "proprio davanti a lui", ed indi citare una di queste dichiarazioni che invece appartiene ad una deposizione di Brusca  resa nell’aula-bunker di Firenze, antecedente al primo incontro fra Brusca e Sabella (rob de mat), bisogna altresì prender atto che lo stesso Sabella nella stessa intervista precisa che anche il solo trattare con alcuni mafiosi, può comportare una responsabilità, pur non penale, perlomeno morale, anche perché in quel modo si darebbe stimolo, anziché il contrario, ai mafiosi di compiere le stragi per esercitare il ricatto.

    In quel senso secondo lui, intendeva parlare Brusca quando ha parlato di “pilotaggio dei carabinieri” Per “pilotati” si intende “condizionati” ad agire in un certo modo dal contesto della trattativa, o magari dal suo esito negativo, senza che si configuri necessariamente una coscienza precisa da parte dei carabinieri della gravità del condizionamento in atto.

    Scritta come l’ha scritta Travaglio, si capisce tutt’altra cosa (pare quasi che la strage di Via D’Amelio sia stato un tour organizzato dall’arma benemerita), ma non è soltanto questo il punto grave.

    Ciò che è invece  grave, gravissimo,  è  il “lavoretto” che fa Travaglio con le parole di Brusca,.

    “Giovanni Brusca mette a verbale le prime dichiarazioni sulla trattativa del Ros con la mafia che, disse l’esecutore materiale della strage di Capaci, produsse quella di via d’Amelio perché “siamo stati pilotati dai Carabinieri

    Eh già, siamo alle solite. Travaglio è già stato condannato una volta, in un tribunale, per aver manomesso una frase di Riccio in maniera da imputare a Previti un reato non commesso.

    E qui è lo stesso.

    La frase intera, “scappata” a Brusca, era: "Noi nel commettere le stragi del ’93 siamo stati pilotati dai carabinieri"

    Vi pare una differenza di poco conto?

    Se Marco l’avesse riportata giusta, anziché con il cammuffo, avrebbe dovuto scrivere che Giovanni Brusca dichiarò a Sabella che “la trattativa tra mafia e stato produsse la strage di Via D’Amelio, perché nel commettere le stragi del ’93 siamo stati pilotati dai carabinieri”,  e ci saremmo fatti tutti una bella risata, perché,   per chi non lo sapesse, la strage di Via D’amelio  è del luglio 92 .

    Giovanni Brusca precisa evidentemente “del 93” per escludere che quelle del 92 siano state effettuate sotto condizionamento della trattativa. Solo quelle del 93.

    Travaglio, con il solito taglietto, e la solita frasetta aggiunta, ci fa credere il contrario, anzi arriva a precisare ipocritamente che Brusca abbia indicato proprio la strage di Via D’Amelio come effettuata sotto il condizionamento dei ROS.

    Una vera e propria mascalzonata.

    Insomma, proprio non se lo toglie, Travaglio, ‘sto vizietto del cammuffo.

    Passiamo oltre.

    Oggi la trattativa Stato-mafia e il “papello” sono sulla bocca di tutti. Ma quando Brusca ne parlò  diffusamente davanti a Sabella, era la prima volta in assoluto. Il boss pentito vi aveva già accennato  il 10 settembre 1996 dinanzi ai pm di Palermo, Caltanissetta e Firenze. Vi aveva fatto di nuovo  cenno il 21 gennaio 1998 davanti alla Corte d’Assise di Firenze che stava processando mandanti  diretti ed esecutori materiali delle stragi del 1993.  Subito dopo fu preso a verbale da Sabella, il 23  febbraio 1998, poi il 22 aprile dello stesso anno e  infine il 19 marzo 1999. Gli parlò diffusamente  del papello consegnato da Riina al Ros fra Capaci  e via d’Amelio.

    Eh…. però, è davvero importante convincerci che il papello e la trattativa, ecc…ecc…tutto avvenne fra Capaci e Via D’Amelio. E già. Così diventa il movente della strage di Via D’Amelio, e le inchieste scottanti su cui aveva ormai le mani Borsellino, passano in cavalleria. Guarda un po’.

    Veramente però, caro Marco,  non  sono stati solo due, i cenni di Brusca alla trattativa, ed invero non erano proprio solo dei cenni.

    Brusca aveva parlato altre volte, e  schiettamente del papello e della trattativa.

    E soprattutto, dotando le sue deposizioni di precise, dettagliate e rilevanti circostanze.

    Lo aveva fatto anche a Caltanissetta, nell’aula bunker, il 28 marzo 97 (di quel cenno lì, te n’eri dimenticato, eh?), dove aveva dichiarato che dopo quelle di Capaci e via D’Amelio, Riina penso’ ad una terza apocalittica strage. "E sarebbe bastata quella per vincere la guerra con lo Stato", Ma un "patto" fermo’ la terza strage. (nota bene: la terza, non la seconda. Via D’Amelio era la seconda – ndr)  Un patto stipulato con "uomini delle istituzioni" tramite "qualcuno". "finalmente qualcuno s’ era fatto vivo" Riina  "Consegno’ a "qualcuno" due fogli con le richieste per abolire il carcere duro ed altro". (corriere della sera – 29 marzo 97)

    Anche nel gennaio 98, al processo per strage al tribunale di Firenze, (uno dei “cenni” citati da Travaglio), Brusca dice la stessa cosa:

    “"Dopo gli attentati a Falcone e Borsellino, Riina mi disse: "Si sono fatti sotto, pensa si sono mossi anche i servizi segreti per arrestarmi. Io gli ho presentato un papello di richieste lungo così e ora sto aspettando". Era l’ estate del ‘ 92 e per questo mettemmo un fermo agli attentati in attesa della risposta dello Stato". (Repubblica — 14 gennaio 1998   pagina 12)

    Dunque qui Brusca non parla di papello consegnato da Riina al Ros fra Capaci  e via d’Amelio” ma di un papello consegnato dopo Via D’amelio da Riina con le sue richieste, e per le quali aspettava una risposta mettendo un fermo agli attentati .

    La cronologia suggerita da Travaglio, soddisfa invece la tesi di oggi dei PM di Palermo, che vorrebbe realizzata la strage di Via D’Amelio  per sollecitare una risposta positiva al papello, accelerare la trattativa, ed eliminare comunque un magistrato che avrebbe potuto contrastarla.

    Peccato però che sin qui Brusca aveva detto tutt’altro, e con dettagli a corredo (lo stop al terzo attentato dopo la presentazione del papello).

    E sin qui siamo a metà gennaio del 98. Ora, io non so esattamente cosa disse Brusca a Sabella il 23  febbraio 1998, poi il 22 aprile dello stesso anno e  infine il 19 marzo 1999. Non dispongo dei verbali, purtroppo. E Travaglio, sempre così documentato e documentante, non ci riferisce neppure una parola di quei verbali.

    So però che se ha veramente parlato di un “papello consegnato da Riina al Ros fra Capaci  e via d’Amelio”, allora vuol dire che, per fare inversione ad “U” nella sua versione dei fatti, ha impiegato circa un mesetto. Chissà che sarà successo a Brusca, in quel mesetto, così da convincerlo a smentire sé stesso così visibilmente.

    Certamente Sabella, così preciso, nei verbali di deposizione si sarà fatto dettagliatamente illustrare, da Giovanni Brusca, le ragioni che lo hanno portato, nel giro di un mesetto ed in due diversi tribunali, a fornire delle versioni non coincidenti fra di loro, ed anzi diametralmente opposte, confessando praticamente di aver detto il falso nelle aule giudiziarie dove si celebravano i processi per le stragi, ancora sino a poche settimane prima.

    Peccato non averli, quei verbali.

    Passiamo oltre.

    C’è un “Atto II”, nell’articolo di Travaglio, dal titolo “ROS CONTRO LO FORTE”.

    Si tratta di un argomento che tratterò in un articolo che ho in preparazione già da alcuni giorni, e pertanto rettificherò Travaglio sulle cose da lui scritte a tal proposito, in quella sede, poiché si tratta di una vicenda complicata, e non certo semplificabile come ha semplificato qui Travaglio, e qui non voglio fare anticipazioni.

    Mi richiamo però, per il momento, alle prime parole di Marco, dove avrei qualcosa da dire subito:

    Le coincidenze non sono finite: sempre nell’ottobre del 1997, mentre sono in corso gli arresti  dei tre pentiti provenzaniani e del loro gruppo di  fuoco, il capitano del Ros Giuseppe De Donno si  reca a Caltanissetta a denunciare il vice di Caselli,  Guido Lo Forte, accusandolo di aver passato nel  1991 il rapporto del Ros su “Mafia e appalti” ad  alcuni politici e mafiosi, fra cui Salvo Lima, e di averlo poi insabbiato. La fonte di De Donno è  Angelo Siino, già ministro dei lavori pubblici di  Riina, a lungo confidente del Ros e poi ufficialmente “pentito” dal 1997. Accuse e veleni da  prendere con le molle, ovviamente. La Procura  di Caltanissetta, diretta da Giovanni Tinebra,  iscrive Lo Forte sul registro degli indagati. Un atto segretissimo, che però una fuga di notizie ben  pilotata divulga al quotidiano La Repubblica proprio il giorno prima della prima udienza del processo Dell’Utri, il 5 novembre 1997. Notizia vera, ma concentrata tutta sul nome di Lo Forte,  mentre insieme con lui sono indagati anche altri  colleghi, dall’ex procuratore Pietro Giammanco  al suo fedelissimo Giuseppe Pignatone. Così  quel mattino, mentre si apre il processo al braccio destro di Berlusconi, tutti parlano dell’inchiesta sul braccio destro di Caselli. I fatti si commentano da sé.”

    E dunque vediamo, controlliamo, che cosa scrisse Repubblica il 5 novembre a seguito delle notizie fuggite in modo così ben pilotato verso la sua redazione:

    Oggi la storia di quei colloqui è agli atti della Procura di Caltanissetta. Con un passaggio destinato a provocare più di una polemica. Racconta pressappoco De Donno: "Siino mi spiegò che nei primi mesi del 1991 entrò in possesso della nostra informativa sugli appalti. Mi disse di averla ricevuta da alcuni magistrati della Procura di Palermo. E mi fece i nomi: l’ allora Procuratore Pietro Giammanco e due sostituti, Guido Lo Forte e Giuseppe Pignatone". (ed ecco lì, come l’articolo di Repubblica è tutto incentrato su Lo Forte anziché anche sui suoi colleghi Giammanco e Pignatone. Ormai si va un tanto al chilo. – ndr) Giammanco, dall’ estate 1992, lavora in Cassazione. Lo Forte, sei anni fa semplice sostituto, oggi è il Procuratore aggiunto di Palermo, il titolare delle inchieste di mafia più delicate, il Pm in aula dei processi Andreotti e Dell’ Utri. Pignatone, invece, ha smesso di fare il pubblico ministero ed è attualmente alla Procura presso la Pretura. Siino confidò al capitano De Donno anche i dettagli di quel passaggio di documenti. De Donno li ha puntualmente riferiti. Fin qui i dettagli sui verbali di Caltanissetta. Ma perché il capitano ha deciso di parlare proprio oggi e in quella città anziché a Palermo? E soprattutto: che cosa ha riferito il pentito Siino sullo stesso episodio? Eccoci al retroscena. Ai Pm del capoluogo siciliano Siino ha raccontato un’ altra verità. Ha ammesso di essere riuscito a mettere le mani sul dossier del Ros. Ma ha fornito una versione diversa rispetto a quanto raccontò a De Donno nel 1993. Siino non ha parlato di fonti della Procura, bensì di "altri referenti" che gli passarono quelle mille pagine. Aggiungendo un dettaglio destinato a rendere ancora più incandescente il rapporto tra Pm e carabinieri. Ha detto Siino: "Anche il maresciallo Antonino Lombardo era disposto a offrirmi il rapporto. Mi fece vedere un malloppo di pagine. Ma io gli risposi che quei documenti già ce li avevo. Gli diedi comunque cinque milioni per il figlio malato".

    Quindi la fuga di notizie ben pilotata che secondo Travaglio ha sollevato uno scandalo “ad orologeria” relativo ad un’iniziativa dei carabinieri volta a colpire Lo Forte, PM del processo Dell’Utri che proprio in quei giorni stava iniziando, Repubblica ce la riporta scrivendo che c’era un pentito che aveva appena riferito ai PM che il dossier “mafia e appalti” non era stato consegnato ai mafiosi da Lo forte, ma da altri referenti, e proposto tra l’altro anche da un maresciallo dei carabinieri.

    Strano modo di colpire Lo Forte “ad orologeria”, hanno questi carabinieri. Anche perché, se a passare a Repubblica lo “scoop” segretissimo fossero stati i carabinieri o informatori ad essi vicini, anziché personale della procura, certamente Repubblica non ce lo avrebbe mai rivelato. E come no.

    Specialmente il dettaglio sulle deposizioni segretissime rilasciate da Siino ai PM, arriva dai carabinieri di sicuro, anziché dalla procura. E ricome no.

    E veniamo al gran finale.

    Travaglio ad un certo punto apre un virgolettato, ed attribuisce a Sabella, a proposito della “dissociazione” da “Cosa nostra” richiesta da alcuni mafiosi nel 2000, queste parole: “.Decidemmo così di opporci alla dissociazione. Fassino sposò la nostra linea e la comunicò a Vigna”. Appena la notizia trapelò sui giornali, la Procura di Palermo entrò in subbuglio: il procuratore Grasso sapeva, ma non aveva detto niente ai suoi sostituti. Così fu costretto a dichiararsi pubblicamente contrario alla dissociazione dei boss.

    Da questo virgolettato, inserito da Travaglio nel suo articolo ed attribuito al suo paladino Sabella, nasce una querelle, che viene riassunta in una lettera-esposto del procuratore Grasso all’ordine dei giornalisti, che qui riportiamo per intero:

     

    Lettera inviata dal procuratore nazionale antimafia all’Ordine nazionale dei giornalisti e le risposte di Marco Travaglio e del direttore del Fatto Quotidiano Antonio Padellaro


    Al presidente dell’Ordine dei giornalisti

    Gentile presidente,

    come forse Lei saprà, non è mia abitudine mantenere un regime di conflittualità coi giornalisti, anche perché sono consapevole delle difficoltà insite nel mestiere di cronista.

    Per questo motivo mi sono sempre astenuto dalle querele o da altre iniziative giudiziarie, nella presunzione che gli errori commessi dai cronisti fossero, come dire “assolvibili” per assenza di malafede.
    Rimango sconcertato, però, nel verificare come talvolta questa “assenza di malafede” possa essere messa in dubbio dallo stesso evolversi dei fatti.

    L’edizione del Fatto Quotidiano di martedì 10 novembre ha pubblicato, a firma di Marco Travaglio, un articolo, dal titolo “Un giudice stritolato dalla trattativa”, che riguardava, fra l’altro, i tentativi di far passare provvedimenti legislativi in favore di una presunta “dissociazione” dalla mafia di alcuni detenuti al 41 bis. La fonte di tale articolo, – una fonte dichiarata –, era l’ex pm Alfonso Sabella. Tra le tante notizie e interpretazioni di fatti accaduti in tempi non recentissimi, l’articolo riportava una frase secondo cui, pur conoscendo tali tentativi, non avrei mai informato né consultato i miei sostituti (allora ero procuratore a Palermo), e avrei – invece – pubblicamente manifestato la mia contrarietà solo perché costretto dai colleghi, che intanto avevano scoperto il tutto ed erano entrati in “subbuglio”. Il tenore della frase lasciava, quindi, chiaramente intendere al lettore che io sarei stato nascostamente favorevole a tale “dissociazione”.

    Della mia pronta reazione, manifestatasi con due note Ansa delle 14:30 e delle 14:33 dello stesso giorno (Grasso, sempre contrario a qualsiasi ipotesi di dissociazione), il giornale, mercoledì 11 novembre, dava contezza ai suoi lettori, attribuendo, però, la responsabilità della frase al magistrato Alfonso Sa-bella (anche se contenuta in parti non in corsivo né virgolettate) e sminuendone il senso e la portata solo al fatto che io, al corrente della trattativa sulla dissociazione, non ne avessi informato i sostituti del mio ufficio.

    Tale ricostruzione veniva smentita, non da me, ma dallo stesso Alfonso Sabella, che aveva invece chiaramente testimoniato la mia avversione alla “dissociazione sin dal primo momento”. Mi sarei aspettato dal Fatto Quotidiano una leale smentita con una evidenza proporzionata alle due pagine del giorno 10. Oggi, invece, leggo la seconda puntata dell’inchiesta senza nessun riferimento alle modifiche – sostanziali – dichiarate dallo stesso Alfonso Sabella. In fondo al giornale, tra le lettere, ho poi scorto una confusa smentita sotto il titolo “I nostri errori” che precisa: “Sono state attribuite al dott. Sabella parole ascrivibili invece all’autore dell’articolo”. Parole ascrivibili? Ma le parole dell’autore non erano forse notizie date per certe? E se è così, qual era stata la fonte dell’autore, visto che non si trattava di Sabella? Le poche righe pubblicate, inoltre, ancora una volta, limitano la smentita all’aspetto che riguarda la presunta mia conoscenza dei fatti e non già la assodata contrarietà alla “dissociazione”.
    Insomma un pasticcio che non rende giustizia alla verità dei fatti.

    Perché sottopongo tutto ciò al presidente dell’Ordine dei giornalisti? Perché non è la prima volta che vengo sottoposto ad attacchi personali – sempre dallo stesso giornalista – senza nessun intervento ragionevole, per esempio dei direttori che hanno pubblicato e pubblicano senza esercitare alcun controllo. Mi rivolgo a Lei che, nell’esercizio delle sue funzioni di garante e tutore della deontologia professionale dei suoi iscritti, certamente saprà trovare il modo di trasferire ai suoi colleghi i motivi del mio disagio.


    La ringrazio per l’attenzione


    Pietro Grasso

     

    Per dirla quindi alla maniera di Travaglio, il fatto si commenta da sé.

    La rettifica di redazione del “fatto quotidiano”, è spettacolare:

    Sono state attribuite al dott. Sabella parole ascrivibili invece all’autore dell’articolo”.

    Traduzione: Non era una palla di Sabella, ma una palla di Travaglio inserita a valle di un virgolettato che starebbe ad indicare un fedele riporto del pensiero e delle parole del Dott. Sabella, e che invece non lo era affatto.

    Pura sfrontatezza?

    Mera mancanza di pudore?

    Piena convinzione di avere per lettori degli imbecilli?

    Mah, mistero. Uno dei tanti misteri d’Italia.

    enrix

     
    • anonimo 12:47 on 4 December 2009 Permalink | Rispondi

      COMUNICATO DI ELIO VELTRI AD ANTONIO PADELLARO

      Roma 01/12/09
      Caro Padellaro,
      apprendo con vivo stupore di essere uno degli autori del pezzo: “Imputato Berlusconi chi le ha dato quei soldi?…” pubblicato in data odierna a pg. 4 del giornale da te diretto: “Il Fatto Quotidiano”.
      Con altrettanto vivo stupore apprendo, sempre dal tuo giornale (pg. 4 ultime cinque righe dell’articolo “Nascita di Fininvest”), che venerdì prossimo, 4 dicembre, nella sala della Stampa Estera, presenterò la nuova edizione de “L’Odore dei soldi” insieme all’altro autore, a Furio Colombo ed a Carlo Freccero.
      Tanto premesso ti comunico:
      1 non sono l’autore delle righe che hai pubblicato;
      2 non ho alcuna notizia di una mia presentazione de “L’Odore dei soldi”;
      3 la nuova edizione de ”L’Odore dei soldi” è avvenuta a mia insaputa con modifiche e capitoli aggiunti non concordati con me.
      In proposito, ho già dato mandato ai miei legali di perseguire nelle opportune sedi giudiziarie questa pubblicazione non autorizzata.
      Ti invito a pubblicare, con ogni urgenza, questa mia precisazione, fatta salva ogni azione di legge.
      Cordialità
      Elio Veltri
      =========

      Moritz

    • ilPensatore 12:18 on 18 November 2009 Permalink | Rispondi

      siamo alla frutta insomma: si virgolettano dichiarazioni liberamente interpretate o addirittura inventate pur di accreditare un proprio convincimento.

      se questo è un giornalista…!?

      comunque, Enrico, ancora una volta complimenti.

      resto in attesa del prossimo pezzo del Segugio…

    • anonimo 16:09 on 18 November 2009 Permalink | Rispondi

       più che alla truffa, siamo alla frutta.
      Travaglio, sei un odioso manipolatore, finiscila!

    • anonimo 16:32 on 18 November 2009 Permalink | Rispondi

      Ho letto con attenzione l’interessante articolo, ma schifavo talmente tanto Travaglio, che è difficile schifarlo di più!!! Grande come sempre Vittorio!

    • anonimo 15:37 on 19 November 2009 Permalink | Rispondi

      Ma il fatto che, secondo Brusca, le stragi del 93 siano state pilotate dai Carabinieri non è meno grave che se fosse vero come scritto da Travaglio… mi pare un semplice refuso che nulla aggiunge e nulla toglie…

    • anonimo 17:13 on 19 November 2009 Permalink | Rispondi

      Ciao Enrix,

      ti segnalo che uscirà tra poco tempo la nuova edizione de "L’odore dei soldi".

      Ti ho lasciato un commento su cronache dall’imbecillario, nell’ultimo tuo articolo sul rinvio a giudizio di Travaglio per la questione della bimba bielorussa.

      ciao
      Moritz

    • enrix007 21:06 on 19 November 2009 Permalink | Rispondi

      Anonimo del "refuso" (minchia, che faccia tosta, ma lo sai cos’è un refuso? Significa battere un tasto al posto di un altro in tipografia, per una svista. Quando si viaggiava col piombo, i refusi li facevano i tipografi, sui testi dei giornalisti. Con l’introduzione dei PC e dgli ipertesti, i refusi sono poi passati tutti alla mano dei giornalisti. Con l’arrivo di Travaglio, i refusi si sono allargati a frasi intere sostituiti da altre frasi che cambiano la realtà dei fatti. Diciamo che è l’entropia, è nella natura) e del "nulla aggiunge e nulla toglie", hai ragione.

      Anche se un giornalista scrivesse che gli americani l’atomica di Hiroshima l’han buttata prima di Pearl Harbor, nulla aggiungerebbe e nulla toglierebbe, non trovi?
      Si tratta comunque della stessa bomba che ha fatto un disastro dell’umanità.  Quindi perchè non scriverlo? Son refusi.

      Eh, si, hai proprio ragione.

      La storia non cambia, anticipando un fatto di un anno.

      A parte il cambiare il volto dei mandanti di una strage e cambiarne il movente.

      Inoltre non hai capito un acca su cosa intendeva dire Brusca con "pilotati".

      Rileggi e studia.

    • anonimo 17:48 on 21 November 2009 Permalink | Rispondi

      Il fatto è che Brusca ha detto che la mafia è stata pilotata dai carabinieri, poi può benissimo esserselo inventato, ma lo ha detto. Che sia stata pilotata nel 92 o nel 93 cambia poco, sempre stragi sono. Potrebbe benissimo essere un errore (se non ti piace refuso) che può commettere chiunque, o potrebbe essere fatto di proposito per dare maggiore risalto alla cosa, sempre un dettaglio rimane, non mi interessa avere un giudizio morale di Travaglio mi interessa capire volta per volta se quello che dice è vero e quasi sempre lo è, a parte i dettagli.

      Luigi Cigarini

    • anonimo 17:53 on 21 November 2009 Permalink | Rispondi

      Per la parola "pilotati", io semplicemente non ci credo che i Carabinieri abbiano pilotato nulla qualunque cosa voglia dire. Io credo che chi "pilotava" o trattava stava più in alto, in politica.

    • enrix007 23:06 on 21 November 2009 Permalink | Rispondi

      Allora guarda Cigarini, se ti interessa davvero capire se ciò che dice Travaglio è vero, sappi che questa volta è tutt’altro che vero.

      Travaglio si è trovato davanti ad una citazione ghiotta, ghiottissima da riportare in un articolo.  Un virgolettato di Brusca, letto da lui come da me alcuni mesi fa nell’intervista a Spatola su Antimafia2000, troppo bello, irresistibile, perchè Brusca da buon semianalfabeta aveva detto "siamo stati pilotati dai carabinieri" non trovando termini più proprii per significare che l’occasione dei colloqui fra Ciancimino e i ROS aveva acceso nella mafia l’idea e la speranza che lo Stato, sottoposto ad attentati, potesse scendere a patti.
      Così interpreta Spatola, e può avere anche ragione.

      Naturalmente per Travaglio l’occasione è ghiotta a condizione di non spiegare questo, lasciando invece quella frase tale quale cosicchè chi legge prendendola alla lettera possa avere quella bella sporca sensazione di pilotaggio, di direzione attiva degli attentati per mano dei carabinieri. Tanto la sua è una classe di lettori che con lui si ferma in superficie e che a porsi qualche dubbio, anche solo per il fatto che pare davvero troppo grossa,  non ci pensa nemmeno per la fava.

      Ma c’è un problema.

      Quella frase, così com’è, mentre nella sua seconda parte lorda per bene la nomea dei ROS e quindi è perfetta per gli scopi, nella sua prima parte è una tragedia. Già, perchè se Brusca ha detto che il condizionamento è avvenuto per "le stragi del 93", dalla logica (conosci?) discende che per quelle del 92 questo condizionamento, secondo Brusca,  non c’è stato.
      E quindi il movente o comunque l’acceleratore della strage di Palermo non è la trattativa, ma è per forza qualcos’altro, visto che nel 92 la trattativa, a detta dei mafiosi pentiti,  non li ha condizionati.

      Ora, caro Cigarini, non è che per caso ti sei reso conto che negli ultimi tre mesi saranno usciti un cinquecento articoli di stampa che poggiando sull’esistenza dei papelli e delle più recenti affermazioni di Ciancimino Jr, nonchè di presunte (presunte perchè ce ne viene riferito, ma in foma testuale io non le ho mai lette) dichiarazioni  di GiovanniBrusca, ci vogliono far credere che la trattativa dei ROS ha determinato la mafia a far fuori Borsellino?

      No, forse non te ne sei reso conto. Invece Travaglio se n’è reso conto, ma per lui non è un problema. E quindi per non scrivere qualcosa che possa sollevare qualche dubbio sulla bufala dell’anno, a lui non costa niente pensare bene di sostituire ex abrupto e senza farsi tanti scrupoli le parole "le stragi del 93" con "la strage di Via D’Amelio", così, grazie al cammuffo di un piccolo baffo d’inchiostro, tutto torna a posto, ed i ROS tornano ad essere il motorino d’avviamento della strage di Via D’Amelio, quando invece secondo Giovanni Brusca, non lo erano.

      Ma lui può farlo, lui è Travaglio, l’unico che quando commette una simile porcheria anzichè offendere e fare dubitare i suoi lettori, se li ritrova tranquillo a difendere la bufala insieme a lui con ancor meno dignità dell’autore malandrino.

      Quindi Cigarini, chiariamo subito una cosa. Siccome tu non sei cretino, ed io lo so benissimo, comunicami magari se hai capito sino a questo punto ciò che ho scritto e confermami i tuoi naturali dubbi conseguenti, perchè qualsiasi persona onesta e in buona fede in un caso come questo se li pone eccome.
      Si tratta di un’oggettiva  manipolazione cosciente, non è dimostrabile in alcuna forma il contrario, e se tu vuoi continuare a sostenere che è un refuso involontario, fammi la cortesia di andarlo a scrivere da un’altra parte perchè qui gli ipocriti non son graditi.

      Ma sono certo che non sarà così

      Ed ora veniamo alla "moralità" del comportamento del ROS, in relazione alle stragi del 93, che è il problema che hai posto tu, anche se non c’entra nulla con le manipolazioni giornalistiche.

      Purtroppo anche qui, scrivere "Che sia stata pilotata nel 92 o nel 93 cambia poco, sempre stragi sono.", significa scrivere comunque una sciocchezza, e ti spiego perchè.

      NE’ IO NE’ TRAVAGLIO STIAMO SCRIVENDO E DISCUTENDO DI GIUDIZI MORALI SU CIO’ CHE E’ PRESUNTO O PUO’ PRESUMERSI DALLE DICHIARAZIONI DI UN PENTITO, IN MERITO ALLE CONSEGUENZE ESECRANDE, PUR INVOLONTARIE, CHE SECONDO BRUSCA HANNO CAUSATO I CONTATTI CON I ROS SULLE STRAGI DEL 93.

      NO CIGARINI. A TRAVAGLIO, COME AL SOTTOSCRITTO, INTERESSANO SOLO LE VICENDE E GLI ATTI GIUDIZIARI, CHE IN QUESTO MOMENTO REGISTRANO UN ALACRE LAVORIO PER DIMOSTRARE CHE I ROS HANNO LA RESPONSABILITA’ MORALE DELLA MORTE DI BORSELLINO E QUELLA PENALE DELLA LATITANZA ASSISITITA DI PROVENZANO, E SON QUELLE LE COSE CHE PER IL MOMENTO INTERESSANO A TRAVAGLIO E AI MAGISTRATI, PER CUI DELLE STRAGI DEL 93 SE NE PARLA ANCORA POCO O NULLA. E LO SAI PERCHE’?
      PERCHE’ UNA MAFIA CON A CAPO UN PROVENZANO DIVENUTO CAPO PER SUDICI SEGRETI ACCORDI CON I ROS SULLA TESTA DI RIINA E QUINDI LIBERO PERCHE’ ASSISTITO NELLA LATITANZA DAGLI STESSI ROS, (CHE E’ IL QUADRO CHE STANNO CERCANDO DI DIMOSTRARE I PM, E QUINDI ANCHE TRAVAGLIO) NON PUO’ ESSERE UNA MAFIA CHE FA ATTENTATI PER CONDIZIONARE ROS E STATO A PATTI, NEL 93, PERCHE’ L’ACCORDO C’E’ GIA’ STATO, SULLA TESTA DI RIINA, E QUESTO ACCORDO PREVEDE UNA LATITANZA ASSISTITA DALLO STATO CHE E’ INCOMPATIBILE CON GLI ATTENTATI MOSSI CONTRO LO STESSO STATO.
      SOSTENERE QUINDI ORA, IN GIUDIZIO, CHE IL CONDIZIONAMENTO E’ AVVENUTO ED E’ AVVENUTO NEL 93, POGGIANDO SULLA FRASE DI BRUSCA, SIGNIFICA AIUTARE MORI ED IL SUO COLLEGA AD ESSERE ASSOLTI NEL PROCESSO CHE OGGI LI VEDE IMPUTATI.
      PERCHE’ SE I CONTATTI AVUTI CON LA MAFIA A NELL’AUTUNNO 92 SONO CONTATTI CHE HANNO CONDIZIONATO LA STESSA A FARE ATTENTATI E STRAGI DA META’ DEL 93 IN POI ALLA RICERCA DI UN ACCORDO SINO A QUEL MOMENTO MANCATO, ALLORA NON POSSONO ESSERE ALLO STESSO TEMPO CONTATTI CHE HANNO PORTATO AD UN ACCORDO CON LA MAFIA, STIPULATO NEL DICEMBRE DEL 92, PER STRAVOLGERNE LA DIRIGENZA FACENDO LARGO A PROVENZANO IN CAMBIO DELLA TESTA DI RIINA. O UNA COSA O L’ALTRA. ED IN QUESTO MOMENTO AI PM INTERESSA LA SECONDA.  
      CONTINUI A SEGUIRE LA LOGICA, CIGARINI? COMINCI A CAPIRE PERCHE’ TRAVAGLIO HA MANIPOLATO?
      PERCHE’ NON SI PUO’ AVERE LA BOTTE PIENA E LA MOGLIE UBRIACA, MA LUI HA VOLUTO PROVARCI LO STESSO PRESENTANDOCI LA SUA SIGNORA UBRIACA, E LA BOTTE IN CANTINA COMUNQUE PIENA.
      IO HO SOLO DIMOSTRATO CHE PERO’ ERA UN TRUCCO, PERCHE’ LUI L’AVEVA RIEMPITA D’ACQUA.

    • anonimo 12:32 on 23 November 2009 Permalink | Rispondi

      Innanzitutto ti ringrazio per la generosità delle tue risposte, e ti voglio dire che considero molto interessante la conversazione con te nonostante, anzi proprio in virtù, della differenza di vedute, che, ti assicuro, non ha nulla a che vedere con l’ipocrisia. Mi limito semplicemente ad esprimere sinceramente la mia opinione senza alcun intento provocatorio.
      La differenza tra noi, a mio avviso, sta nell’impostazione mentale: tendente sempre e comunque al dubbio la mia, più predisposta alla sicurezza la tua. Il ché sicuramente deriva anche dal fatto che tu sei senza ombra di dubbio più informato di me, ma penso non sia soltanto questo.

      Tu mi attribuisci sicurezze che non ho mai avuto e non posso avere: non sono affatto sicuro che T. fosse in buona fede, anzi, quando scrivi:

      "Travaglio si è trovato davanti ad una citazione ghiotta, ghiottissima da riportare in un articolo.  Un virgolettato di Brusca, letto da lui come da me alcuni mesi fa nell’intervista a Spatola su Antimafia2000, troppo bello, irresistibile, perchè Brusca da buon semianalfabeta aveva detto "siamo stati pilotati dai carabinieri" non trovando termini più proprii per significare che l’occasione dei colloqui fra Ciancimino e i ROS aveva acceso nella mafia l’idea e la speranza che lo Stato, sottoposto ad attentati, potesse scendere a patti.
      Così interpreta Spatola, e può avere anche ragione.
      Naturalmente per Travaglio l’occasione è ghiotta a condizione di non spiegare questo, lasciando invece quella frase tale quale cosicchè chi legge prendendola alla lettera possa avere quella bella sporca sensazione di pilotaggio, di direzione attiva degli attentati per mano dei carabinieri."

      sono propenso a darti ragione. T. come quasi tutti i giornalisti (tutti quelli di una certa fama), compie un’opera di selezione delle informazioni da dare, che non risponde soltanto a criteri di massima informatività verso il lettore, ma, nel caso di T., a un artificioso ingigantimento della notizia volto a presentare se stesso come quello-che-dice-cose-che-altri-non-dicono. Ma un’operazione di questo tipo come ti ho detto mi pare la facciano pressoché tutti i giornalisti, da Feltri a D’Avanzo, chi per proteggere il proprio editore, chi per avvalorare le proprie opinioni, chi come T. e Santoro per vendere più libri e fare audience. Il tutto ovviamente non deve superare un certo limite in modo che il lettore avveduto non screditi il giornalista, soprattutto se condivide le sue idee di fondo, politiche o giudiziarie.
      Nonostante questo preferisco giornalisti come T. che seminano dubbi e critiche anche in eccesso, non avendo interesse a proteggere nessuno, a giornalisti che per interesse o propensione personale tendono ad eccedere nel verso opposto. I primi sono utili, i secondi no.
      Come ti ho già detto il fatto che poi qualcuno debba vedere pesare su se stesso sospetti non veritieri lo considero un prezzo alto, ma dovuto alla libertà.

      Sulle parole di Brusca, ti segnalo un virgolettato di Brusca dal Corriere della Sera:

      "Tra le stragi di Capaci, di via D’Amelio e quelle del ’93 c’e’ una strada unica". Ed arriva a questa conclusione affermando che Bellini, a suo avviso ispiratore degli attentati ai monumenti, "era in contatto con un maresciallo; questi era a sua volta in contatto col colonnello Mori. Percio’ dico che siamo stati pilotati dall’Arma".

      http://archiviostorico.corriere.it/1998/gennaio/20/Brusca_carabinieri_hanno_pilotato__co_0_980120163.shtml

      Questo articolo è del ’98 ed è la cronaca, il giorno dopo che le parole sono state pronunciate.
      Da queste parole la mia impressione è che Brusca si riferisse sia al 92 che al 93, che non faccia alcuna distinzione.
      Tu nel tuo articolo dici che la tua fonte per le parole di Brusca è una intervista di Sabella di 10 anni dopo che le riporta così:

      "Noi nel commettere le stragi del ’93 siamo stati pilotati dai carabinieri"

      E’ pensabile che Sabella 10 anni dopo citando a memoria abbia semplificato quello che era il concetto espresso da Brusca, e che invece T. si riferisse alle testuali parole di Brusca, come riportate dal Corriere o da altra fonte, e non alla intervista che hai letto tu? Mi pare probabile.

      E d’altronde lo stesso Sabella faceva la supposizione che B. si riferisse alle stragi di entrambi gli anni senza fare alcuna distinzione. Proprio nella stessa intervista che citavi tu, proprio poche righe sopra (ma io non ti accuso di nulla…):

      "Ma laddove ci sono, come dite voi giornalisti, reati penali cioè fattispecie – i reati sono tutti penali – dove ci sono fattispecie di illecito penale. In questa vicenda è verosimile che ci possano essere responsabilità morali, non penalmente rilevanti nella strage di via D’Amelio, ma non responsabilità penali. Questa è la cosa, almeno credo che sia l’idea di fondo perchè probabilmente è difficile andare a ipotizzare che certe persone, il cui nome è apparso sui giornali in questi giorni, siano stati i mandanti della strage di via D’amelio. Probabilmente con il loro comportamento potrebbero aver determinato la mafia a commettere quella strage. E quindi capirà che la cosa è molto diversa. Sul piano della responsabilità penale significa zero, sul piano della responsabilità morale, politica e amministrativa a seconda dei casi, invece ha dei rilievi enormi e anche sul piano di ristabilire la verità storica. E le ripeto, quello che c’è sui giornali in questi giorni, e le posso dire una cosa, anche le stesse dichiarazioni di Riina non sono assolutamente nuove a quello che, almeno parlo per me, io già sapevo 12 anni fa. Anche le dichiarazioni di Riina, perchè le dichiarazioni di Riina non sono per niente, a mio giudizio, diverse da quelle che fece Giovanni Brusca deponendo al processo per le stragi nel ’93 nell’aula bunker di Firenze quando disse, gli scappò una frase che poi spiegò: "Noi nel commettere le stragi del ’93 siamo stati pilotati dai carabinieri". Brusca non voleva dire che sono stati i carabinieri a far fare le stragi ma è un messaggio assolutamente analogo a quello che Riina manda adesso."

      Mi pare che metta sullo stesso piano le stragi del 92 e quelle del 93, Riina si riferiva alle stragi del 92; Brusca al 93, secondo le sue parole; ma il concetto è lo stesso – dice – per lui non ci sono novità, quindi per lui c’è continuità tra 92 e 93, quindi lui ha interpretato le parole di B. come riferite a entrambi gli anni, quindi è giustificata la sua semplificazione di citare un solo anno nel riportare le parole di B., B. non ha fatto distinzioni, evidentemente, perché dovrebbe farne Sabella? (ammesso non si ricordasse che B. faceva esplicitamente riferimento a entrambi gli anni, stando al Corriere, a meno che non sia indegno di credito anche l’articolo del Corriere)…
      Poi può essere che T. comunque, avesse letto soltanto la parte di intervista che citavi tu e riportasse in malafede, ma non ne posso essere certo. Tu ne sei ancora certo? E poi comunque a questo punto mi sembra veramente un dettaglio infinitesimale…

      Hai scritto:
      "Ed ora veniamo alla "moralità" del comportamento del ROS, in relazione alle stragi del 93, che è il problema che hai posto tu, anche se non c’entra nulla con le manipolazioni giornalistiche."

      Quando parlavo di giudizio morale, non mi riferivo al giudizio morale che T. da dei Ros, mi riferivo ad un mio giudizio morale sull’uomo Travaglio: non ce l’ho e non mi interessa costruirmelo. Valuto volta per volta la veridicità delle sue affermazioni, quando ne ho il tempo e l’interesse, altrimenti lo prendo per buono (forse sbagliando me ne rendo conto, a volte sono sua "vittima", ma non posso approfondire tutto), perché come ti ho già spiegato penso che le sue manipolazioni non vadano oltre un limite e non siano tali da screditarlo e comunque nel panorama dell’informazione penso sia comunque tra i più degni di credito.

      Non ho mai sollevato neppure il problema di un giudizio morale sui Ros, anche nel caso fosse vera la trattativa, considero troppo complessa la questione morale, comprenderei anche moralmente la trattativa, pensa un po’…

      Hai scritto:
      "PER CUI DELLE STRAGI DEL 93 SE NE PARLA ANCORA POCO O NULLA. E LO SAI PERCHE’?
      PERCHE’ UNA MAFIA CON A CAPO UN PROVENZANO DIVENUTO CAPO PER SUDICI SEGRETI ACCORDI CON I ROS SULLA TESTA DI RIINA E QUINDI LIBERO PERCHE’ ASSISTITO NELLA LATITANZA DAGLI STESSI ROS, (CHE E’ IL QUADRO CHE STANNO CERCANDO DI DIMOSTRARE I PM, E QUINDI ANCHE TRAVAGLIO) NON PUO’ ESSERE UNA MAFIA CHE FA ATTENTATI PER CONDIZIONARE ROS E STATO A PATTI, NEL 93, PERCHE’ L’ACCORDO C’E’ GIA’ STATO, SULLA TESTA DI RIINA, E QUESTO ACCORDO PREVEDE UNA LATITANZA ASSISTITA DALLO STATO CHE E’ INCOMPATIBILE CON GLI ATTENTATI MOSSI CONTRO LO STESSO STATO."

      Qui non sono d’accordo. Io la vedo un po’ diversamente: non c’è bisogno che per arrestare Riina ci sia stato un accordo completo. Basta che Provenzano, che voleva liberarsi di Riina, lo tradisca in un qualsiasi modo e faccia sapere dove si nasconde. Per proteggere la latitanza di una persona ricercata, che nel …

    • anonimo 12:40 on 23 November 2009 Permalink | Rispondi

      Mi ha tagliato il commento, continuo qui.
       
      Per proteggere la latitanza di una persona ricercata, che nel contempo deve comandare una organizzazione, serve un lavoro complesso intorno a lui e se qualcuno tradisce salta tutto.
      Insomma, per me abbiamo pochissimi dati quando parliamo di mafia e avere la pretesa di tracciare un quadro preciso dei fatti e ricavare deduzioni con la tua sicurezza è azzardato.

      Anche tenendo conto che a pensarla come me non sono solo io, ma magistrati di tutto rispetto, come tu stesso hai definito Ingroia e Sabella…

      Secondo me, ti ripeto, la trattativa non l’hanno fatta direttamente i Ros, la trattativa è politica, la politica è impregnata di mafia in modo inimmaginabile, i governi sono in simbiosi da sempre con la mafia, ma in quel momento mancava l’equilibrio, si era rotto qualcosa, inoltre la politica si sentiva minacciata (probabilmente nel mirino della mafia c’erano dei ministri) e ha trattato. Come trattava da 50 anni a quella parte…

      Riina voleva trattare in modo diverso da Provenzano, forse voleva imporre condizioni diverse, forse il motivo dei dissapori con Provenzano non c’entrava nulla con la trattativa, come possiamo pretendere di fare ipotesi? Fatto stà che P. tradisce R. e continua la trattativa al posto suo e per accelerarla piazza bombe in giro per l’Italia.
      Al termine della trattativa, forse, incomincia l’esilio protetto che è sotto studio nel processo attuale a Mori. Ma soprattutto terminano gli attentati, e questo è certo.
      Fino a ché qualcuno non tradisce Provenzano, oppure l’esilio protetto non è mai esistito e P. viene catturato senza tradimenti.
      Non lo so, però a me sembra che possa quadrare così.
      Ma io non ho certezze, solo dubbi, questa mi sembra la teoria più plausibile.
      Posso, umilmente, farti alcune domande? Per la curiosità di conoscere la tua opinione, perché veramente non riesco a capire. Le prime che mi vengono in mente:

      L’agenda rossa di Borsellino: perché è sparita e cosa conteneva? Se è sparita o è mai esistita.
      Perché Ingroia, e tante persone competenti, sono così convinti che ci siano dei mandanti occulti per via D’Amelio?
      Perché, secondo te, la mafia, che se ne era sempre stata buona in Sicilia, a un certo punto inizia improvvisamente a fare attentati terroristici in giro per l’Italia, in un momento di ricambio della classe politica, e poi altrettanto improvvisamente smette? Che spiegazione logica ti sei dato?
      Cosa ne pensi di Andreotti? Sicuramente saprai della sentenza che lo vede colpevole di rapporti con la mafia fino al 1980, di Salvo Lima, ucciso poco prima che incominciassero gli attentati (ma guarda caso, cosa vorrà dire?). Sei proprio sicuro che nel Truman Show ci viviamo noi e non tu?

      Luigi Cigarini

    • anonimo 14:46 on 23 November 2009 Permalink | Rispondi

      Caro Luigi Cigarini volevo solo farti notare una cosa FONDAMENTALE CHE LE  E’ SFUGGITA.

      Nell’articolo che ha postato sulle dichiarazioni di Brusca LA COSA RILEVANTE NON E’ IL TITOLO MA LE AFFERMAZIONI DEL SUO AVVOCATO e precisamente:

      Per poi precisare – di fronte alle domande del suo avvocato Luigi Li Gotti – di essere arrivato a questa conclusione sulla base della sua esperienza in Cosa nostra e della lettura dei giornali.

      La traduzione è semplice. Brusca sostiene che la tesi del dialogo con i carabinieri è per lui chiara visto cosa i giornali scrivevano e le sue conoscenze dell’ambiente mafioso.

      A quali news potrà riferirsi secondo lei Brusca? Sicuramente quelle attinenti all’argomento di cui si parla, quindi Brusca LEGGE NEWS FALSE, NEWS CHE CIRCOLANO DA ANNI news che incredibilmente girano ancora ed in questi ultimi mesi ce le stanno propinando quasi settimanalmente, TUTTE NEWS SMENTITE DAI FATTI, SMENTITE DA SENTENZE DEL TRIBUNALE. E su queste si fa un idea. Che idea si può fare colui che legge info errate? Idee errate.

      Riesce a capire? Si sta discutendo del nulla.

      Riguardo Travaglio anche io come lei sono contento delle molte inchieste dello stesso, ma nel tempo ho notato spesso gravi strafalcioni e vorrei solo capire se è in buona fede o in cattiva fede. Compro quotidianamente il FATTO e quando lo leggo per forza di cosa sto sempre con le antenne diritte.

      Ora le chiedo, secondo lei non è pericoloso un giornalista del genere che nell’immaginario collettivo E’ IL BENE CONTRO IL MALE? Nell’immaginario colettivo è il giornalismo senza poteri che lo condizionano? E’ PERICOLOSO caro Cigarini, molto pericoloso ed aiuta sicuramente ad allontanare la gente alla vita politica Italiana.

      Giustamente dico io. Come si potrebbe sentire persona che segue sempre i ragionamenti di Travaglio dando per scontate tutte le sue inchieste FACENDOSI IDEE ED OPINIONI  e poi un giorno improvvisamente si accorgerebbe che le sue idee sono errate? Si accorgerebbe che le inchieste sono piene di crepe?

      Glielo dico io come si sentirebbe, gli cadrebbero le braccia come è successo a me quando mi sono accorto che tutto qeul che mi bevevo spesso era stato manipolato, spero in buona fede o per un ritorno commerciale, SE CI FOSSE ALTRO DIETRO SAREBBE GRAVISSIMO.

      Gianluca

    • anonimo 18:28 on 23 November 2009 Permalink | Rispondi

      Caro Gianluca, non mi è assolutamente sfuggito quello che mi ha fatto notare lei. Non ho postato quel link per avvalorare le parole di Brusca, che per quanto mi riguarda possono essere benissimo destituite di ogni fondamento; lo ho postato semplicemente per citare un virgolettato con le esatte parole (fino a prova contraria) di Brusca. Se rilegge meglio se ne può rendere conto.

      Lei dice che Travaglio è pericoloso, di che pericolo parla? Io penso che i lettori che si fidano ciecamente di Travaglio, che leggono solo lui senza approfondire e ascoltare opinioni contrarie, siano una piccola percentuale, e comunque non pericolosi, pensa che un magistrato si faccia condizionare da Travaglio?
      I giornalisti pericolosi sono altri, sono quelli mossi da interessi personali, quelli che cercano di insabbiare, di proteggere i potenti.

      Che altro ci potrebbe essere dietro Travaglio se non il suo ritorno commerciale?

    • enrix007 23:19 on 23 November 2009 Permalink | Rispondi

      Caro Luigi, ti risponderò più con calma nei prossimi giorni, perchè in questo momento sto lavorando molto sia all’attività che mi da un pezzo di pane sia ai nuovi articoli.

      Approfondirò volentieri gli argomenti con te. Questa sera dirò solo poche semplici cose.

      Sappi in ogni caso che come hai potuto notare, io amo far riferimento ai documenti e non ai riporti.

      Di per sè anche il virgolettato attribuito a Sabella (la frase di Brusca) va preso con le pinze, perchè bisognerebbe avere davanti agli occhi i verbali integrali, cosa che sto ottenendo e quindi nell’arco di poco sapremo.
      Per il momento però, il virgolettato di sabella rappresenta una frase completa riportata da un signor addetto ai lavori, ed è quanto di meglio abbiamo.

      L’articolo del Corriere che hai citato lo conosco (se mi dai un indirizzo email ti mando un file word con un casino di articoli messi insieme, fra cui questo, così è più facile fare ricerche con l’ipertesto), ma purtroppo riporta fra virgolette solo frasi tronche di Brusca, attribuendo i giornalisti un senso alle stesse, così come ha fatto anche Travaglio che ha presentato un virgolettato tronco ed un suo inciso a completarlo (quello su Via D’Amelio) Di fatto nell’articolo del Corriere si configura la stessa cosa (Bonini non è da meno di travaglio, ti assicuro). Io preferisco darmelo da me il senso, e non farmelo dire dai giornalisti. Quindi aspetto di avere i verbali completi.  Ma sono più che certo, per mia esperienza, che Brusca ha detto ciò che ha riportato sabella, e non ciò che ha riportatoi il Corriere, che è roba tronca.

      Quindi, partendo dall’esame dei documenti disponibili, io ho questo: non c’è stata nessuna trattativa così come ce la vogliono dipingere.

      la "trattativa" per il momento è e resta un abboccamento fra i carabinieri e Ciancimino per farlo collaborare come si sono fatti e si fanno collaborare moltissimi mafiosi.

      E, come leggerai nel nuovo articolo che sto pubblicando, Ciancimino su quella trattativa nel 93 ha dichiarato a Caselli una cosa molto semplice, che riassunta è così: i ROS mi hanno incontrato alla fine di agosto 92 (a stragi già eseguite),  volevano latitanti, io ho deciso di collaborare con loro a questo scopo. Ho deciso quindi di fare il doppio gioco a favore dello stato e per fare questo ho espresso ai ROS l’inenzione di avvicinare un certo ambiente "di imprese" che conoscevo, da dove avrei attinto informazioni.

      Per operare in quell’ambiente con libero spazio di manovra, avevo bisogno del passaporto, e pertanto ne ho fatto richiesta dicendo ai ROS di aiutarmi ad avere un celere rilascio dello stesso.

      Per tutta risposta fui arrestato dal magistrati della Corte di Appello  con la motivazione che avevo richiesto il passaporto, e quindi c’era il pericolo di fuga.

      Ciancimino quindi insinua nel suo verbale che il suo arresto sia servito a qualcuno per tarpare la sua collaborazione con i ROS, in quanto è stato arrestato precipitosamente, e senza ragione, proprio quando aveva deciso di collaborare. (se una persona chiede il passaporto pur avendo processi in corso, di solito, se si teme il pericolo di fuga, non si arresta, semplicemente gli si nega il passaporto. Ciancimino ha ragione. Pensa che gli han dato il passaporto lasciandolo liberamente espatriare, con 13 procedimenti in corso per calunnia aggravata, persino a Igor Marini).

      Tutto questo racconto di Ciancimino, trova riscontro negli atti, nei fatti, nelle testimonianze dei pentiti sino a quando Brusca viene interrogato da Sabella. Lì avvengono due cose: Brusca inizia a ritrattare le precedenti dichiarazioni, che erano supportate da riscontri logici e temporali, ed inizia a parlare della trattativa facendo un gran casino, cercando di tirare dentro in qualche modo confuso i carabinieri, di anticipare le date fornite negli anni precedenti, di demolire gli assunti logici precedentemente esposti sostituendoli con frammenti di fatti che correlati da loro risultano del tutto illogici. per finire a quest’autunno dove al processo Mori, alla domanda dell’Avv. Milio "quali sono le sue fonti di informazioni sul papello", Brusca risponde: "l’ho letto su Repubblica." La second acosa che accade, è questa: non appena Brusca inizia a fornire, pur confusamente, quella versione sulla trattativa, subito i magistrati chiedono il programma di protezione, e quindi la sua liberazione. prima lo dicevano infido, e gliela negavano. Il che, nel mondo della logica, ha un significato ben preciso: si chiama compravendita.

      Ma torniamo seri:
      la trattativa così come ci vuole venire dipinta, non è supportata da uno straccio di riscontro testimoniale logico nè da prove documentali nè da papelli. Da nulla.
      I papelli sono falsi. I nastri con le registrazioni di V.C. con i ros in realtà contengono tutt’altro, come mi aspettavo (come vedi prevedo giusto).

      "L’agenda rossa".  Io non so se fosse così importante quest’agenda e che fine abbia fatto, dal momento che pare comunque certo che esistesse.
      Però una cosa la so: e cioè che in uno stato serio a quell’Arcangioli gli avrebbero fatto un culo così. Se le foto e i video non sono falsi, quello se ne scorazzava avanti-indietro con la borsa del magistrato (non poteva essere di nessun altro). Negli USA l’avrebbero arrestato immediatamente foss’anche stata vuota.

      Quindi io contesto la sentenza di Caltanissetta che assolve Arcangioli, per quelli che sono i documenti.

      E penso, mia opinione, che da quella borsa sia stato rimosso qualcosa che si voleva occultare, l’agenda rossa, forse, o altro.
      Documenti, comunque. Perchè non si porta a passeggio materiale così delicato e probabilmente probatorio dopo un attentato. Quindi la logica ci dice che qualcosa di losco c’è di sicuro.

      Ma vedi Luigi, una volta ipotizzato che un uomo corrotto abbia asportato con dolo dei documenti, di lì ad ipotizzare con altrettanta certezza perchè l’abbia fatto, per conto di chi, e soprattutto che cosa si volesse occultare, ce ne corre. Direi che in questo contesto l’ipotesi che si sia trattato di un occultamento di prove relative alla trattativa, è francamente risibile. La trattativa per come poteva esistere nel luglio 92, non poteva rappresentare neppure un reato penale, e comunque in quella borsa non avrebbe potuto esserci nulla di così scottante su quell’argomento, alla sola idea mi vien da ridere. No, in quella borsa c’erano i documenti relativi alle questioni veramente sporche su cui Borsellino aveva puntato il naso, decretando la sua condanna a morte. Reati grossi, importanti, crimini, che coinvolgono persone molto importanti e operazioni finanziarie di elevato interesse. Ecco le cose per cui si uccide con 100 kg di polvere cecoslovacca e per cui si fanno sparire i documenti.
      Non per improbabili trattative. Non siamo ridicoli.

      Un’ultimo post-scriptum sulla logica, un sasso nello stagno (ma sono tutti sassi nello stagno, sarà interessante discuterne con più tempo).

      Tra il castello di Utveggio e via cilea, in linea d’aria, ci son 3 km. Ho verificato su google map e ne farò pure un articolo.
      A 3 km, per riconoscere il volto di una persona, ccome minimo, ci vuole un telescopio da 60-80 infrandimenti.
      Ora, pare che agnese Borsellino abbia recentemente dichiarato che il marito in vita temeva che dall’utveggio gli controllassero la camera da letto.

      Anche qui, francamente, pensare che Borsellino abbia potuto fare una simile affermazione, è dura. Perchè è dura, ma proprio dura, che il magistrato potesse ipotizzare che qualcuno stesse perdendo il suo tempo, dall’utveggio,  a tenere l’occhio incollato all’oculare di un telescopio, per sorvegliare il suo talamo nuziale.

      Ti ho fatto questo esempio, eprchè è uno dei tanti che dimostrano una recrudescenza giudiziaria fondata su tanti piccoli fatti che però se approfonditi si rivelano bufale o quanto meno improbabili.

      No stai tranquillo, non sono io, Mr Truman. Io son quello che esamina i papelli e li svopre apocrifi. Io, non tu.

      Sticazzi, che ci provino.

    • enrix007 23:50 on 23 November 2009 Permalink | Rispondi

      Ancora una cosa, perchè mi pare che tu mi abbia chiesto una mia opinione sul movente delle stragi del 93.

      La mia opinione è tanto logica quanto banale, e parte da alcuni presupposti.

      Secondo me la mafia non è diretta dai Bassotti e da Spennacchiotto, e la sceneggiatura di queste vicende non la scrive Walt Disney. Ergo, c’è una porbabilità su un milione che chi ha ordinato e realizzato quelle stragi, lo abbia fatto nell’ipotesi di piegare lo stato a qualche cosa.  Tu pensi che sia una cosa che sta in piedi, che un mafioso per quanto stupido possa pensare di obbligare uno stato ad elimjnare le tasse dalla benzina con il ricatto degli attentati?

      In breve, io mi son fatto quest’idea, e sono pronto a rimangiarmela al primo documento che la metta in dubbio. Ma per ora ci sono solo dei falsi.
      Io penso che Falcone e Borsellino siano stati uccisi  perchè stavano ficcando il naso in questioni delicatissime, già da due anni prima. Di conseguenza, per questioni delicatissime, si sono mosse "menti raffinatissime", parole di Falcone.

      Queste menti raffinatissime hanno fatto fuori i magistrati con un metodo (già usato per Chinnici, ne riparleremo), che sa più di guerra alle istituzioni che combattono contro la mafia come simbolo, più che di chirurgica eliminazione di due persone scomode a causa del loro futuro carnet di appuntamenti, elaborato sulla base di certe convinzioni che si stavano facendo. Una forma di depistaggio blando, diciamo così. I magistrati andavano ammazzati, per fermare le loro inchieste e la loro curiosità, e quindi per ammazzare, in qualche modo bisogna pur farlo.  Non si è scelta però la pistolettata di un cecchino, che pure era possibile, ma un metodo che potesse fare pensare a qualcosa di diverso. Poi è comiciata, difatti,  la bagarre dei giornali: l’attacco allo stato della mafia, la guerra ai magistrati, e vai col generico. La trattativa stessa come ipotesi di movente entra bene in questo quadro di genericità, che serve ad occultare la specificità, e cioè il culo ed il denaro di persone ben precise.
      Visto che funzionava, si son fatti altri attentati nel 93, per continuare ad infondere quell’idea e a depistare dal vero movente delle stragi precedenti. Così, come è evidente, per marcare quel colore, si è passato guarda caso dai magistrati ai monumenti di stato, e persino a Maurizio Costanzo.
      Mancava solo Raffaella Carrà.

      Pensaci bene, è un depistaggio.

      E’ semplice, banale, e logico.

      Questo è quello che penso io.

    • anonimo 03:22 on 30 November 2009 Permalink | Rispondi

      La mia mail è NOSPAMluigi2509@interfree.it (togli NOSPAM all’inizio), se vuoi mandarmi quel file di cui parlavi ti ringrazio, potrebbe servirmi.

      Dici che Borsellino non poteva sospettare che lo spiassero dall’utveggio, io non ne sono sicuro, sapeva di essere nel mirino della mafia (o di qualcun’altro), perché non poteva sospettare che lo spiassero per conoscere le sue abitudini?

      La teoria del depistaggio per il 93 potrebbe anche essere vera, la mafia ha voluto creare clamore anche per distogliere l’attenzione dalle indagini dei magistrati, allora però chi ci garantisce che dietro non ci fosse qualcun’altro, coinvolto nelle indagini di Falcone e Borsellino, mandanti esterni che dovevano rimanere nell’ombra e allora serviva un depistaggio. C’è comunque qualcosa di poco chiaro.

      Luigi C.

    • enrix007 14:22 on 30 November 2009 Permalink | Rispondi

      Luigi, Borsellino poteva benissimo sospettare di essere sorvegliato e controllato da tutte le parti, soprattutto da chi volesse tenere d’occhio i suoi movimenti e le sue inchieste.

      Ma una persona con un cannochiale piantato sulla finestra della sua camera da letto, a tre km di distanza… a che scopo? Servizi guardoni?

    • anonimo 15:25 on 30 November 2009 Permalink | Rispondi

      Caro Luigi l’oggetto del confronto possiamo dividerlo in due.

      1- LA CATTIVA INFORMAZIONE DEI GIORNALI
      2- I FATTI ACCADUTI

      Sul primo punto Enrix mette in evidenza tutte le innumerevoli incongruenze e tutti i depistagi in atto da quasi 20 anni. Questi sono fatti acclarati. Se un papello è falso e FALSO, stiamo verificando un fatto.

      Il fatto è che il papello è falso e l’informazione sembra non accorgersene, il fatto è che Ultimo e Mori in questa storia (arresto di Riina e mancata osservanza del covo dopo l’arresto) SONO USCITI ILLIBATI, INNOCENTI. Ifatti vengono dimenticati e giornalmente dobbiamo leggere il contario, è normale questo Luigi?

      Passiamo al secondo punto. Tu Luigi (spero non ti offendi se ti do del tu) scrivi che comunque dobbiamo appurare se la trattativa c’è stata ed anche non fosse stata quela di dei ROS capire chi l’ha fatta, e fai delle interpretazioni sul memoriale di Cianciminio.

      Tutto leggittimo ma interpretare con i dati in ns posso è complicatissimo, quindi evitiamo di dare per certe delle cose che sono solo interpretazioni. Sui perchè e sui per come sempre a livello di esclusive interpretazioni le due indagine archiviate su mafia ed appalti e del riciclaggio dei soldi russi sarebbero sicuramente interessanti MA QUESTE NON VANNO DI MODA.

      Penso che  la trattativa ha tutto questo clamore ed interesse  perchè s’intravede la possibilità di un coinvolgimento Berlusconiano ma mi chiedo visto che si parla d’ipotesi COME MAI LE DUE ARCHIVIAZIONI DI PROCESSI SCOTTANTISSIMI SONO CADUTE NEL DIMETICATOIO?

      Pensi davvero che si stiano scoprendo davvero tutte le schifezze della collusione politica mafia scavando su questo tema, cosa che si sta fecendo da 20 anni e LASCIANDO DA APRTE L’ALTRO FILONE?

      Ti dico quel che penso io Luigi. Sono convinto che i depistamenti sono all’ordine del giorno e si ha tutto l’interesse di concentrarci sulla trattativa sperando che semmai la giustizia niente appurerà RIMANGA NELLA MEMORIA TUTTO QUESTO FANGO con la gente sempre più sicura che ingiustizia sia stata fatta.

      Come è accaduto per Ustica, per la Mitrokin e per le tante stragi di stato, depistamenti, depistamenti e depistamenti e le verità ben custodite con noi persone normali assoluytamente lontani dal capire cosa è successo. Un plauso ad Enrix che aiuta le crepe a diventare voraggini.

      Gianluca

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