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  • Avatar di enrix

    enrix 18:47 on 23 April 2011 Permalink | Rispondi
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    (S)POST-IT
     

    Cari segu(a)ci di questo blog, vorrei che concentraste la vostra attenzione su questo documento:

     
    consegnato spontaneamente
    E’ la fotocopia di un manoscritto di don Vito Ciancimino, un olografo autentico.

    Osservando le righe in alto, quelle che ho evidenziato in giallo, si vede Don Vito fare un accenno al suo libro “Le mafie”, registrato alla Siae nell’ottobre del 92”.

    Quindi Ciancimino Senior, scrive, di proprio pugno, di avere “SPONTANEAMENTE consegnato al colonnello dei carabinieri Mario MORI dei ROS” una copia della bozza del suo libro “Le mafie”, e ciò sempre nell’ottobre del 92.

    Ora, come è noto, è agli atti del processo a carico del generale Mori, un post-it, o meglio, un ritaglio di un post it, (chissà perché quando penso a Ciancimino junior, mi salta in mente Edward mani di forbice), dove compaiono praticamente le stesse parole, scritte sempre da don Vito: “consegnato SPONTANEAMENTE al colonnello dei carabinieri Mario MORI dei ROS”.

    SPOST IT
    Come tutti sapranno, un post it è un foglietto che si può appiccicare facilmente ad una superficie, e che con la stessa facilità si può staccare dalla stessa per appiccicarlo ad un’altra superficie.

    Uditi in dibattimento, i periti della Polizia Scientifica hanno indicato il marchio di fabbrica, di questo post it, e ci hanno detto che si tratta di un post it che in quanto tale si può appiccicare, staccare e riappiccicare varie volte senza lasciare traccia da un punto all’altro.

    Ora, nonostante questa intrinseca qualità di questo tipo di foglietti, e vale a dire quella di poter essere trasferiti con facilità per qualsiasi ragione da un foglio all’altro, stando ai postulati dell’accusa, questo post-it in particolare vorrebbe essere considerato esclusivamente come parte integrante di una fotocopia del cd. “papello”, e ciò, soprattutto anche grazie agli apporti di Massimo Ciancimino. (apporti testimoniali, beninteso).

    Ora, io, su questo dettaglio, stavo provando a ragionare.

    Tenere nella propria abitazione una copia del proprio libro, “Le mafie” con un post-it appiccicato, scritto di proprio pugno, post-it che teneva nota del fatto che una copia di quel libro era stata consegnata SPONTANEAMENTE al colonnello Mario mori dei Ros, esattamente come dichiarato nell’appendice di documento che ho qui riportato, poteva essere qualcosa che rientrava perfettamente nel personaggio di don Vito.

    Viceversa, conservare appiccicato ad una fotocopia del papello, per quanto nascosta in mezzo alle enciclopedie, un post-it scritto di proprio pugno recante quella scritta “consegnato SPONTANEAMENTE al colonnello dei carabinieri Mario MORI dei ROS”, era un errore che difficilmente l’ex sindaco di Palermo avrebbe mai commesso.

    E questo ce lo conferma lo stesso Massimo Ciancimino nelle sue testimonianze. 

    Cito un passaggio, dai verbali delle sue deposizioni in procura: “…mio padre aveva paura, visto che poi lo toccava lui, (sta parlando di un documento – ndr) che tutto questo potesse lasciare impronte digitali, infatti voi se avete preso… quando hanno fatto una perquisizione a casa di mio padre, c’era sempre, lui diceva che usava il giornale per leggere… cioè questi guanti in lattice, lui fondamentalmente diceva: fai una copia… voleva che andavo a fare io la copia, con i guanti addirittura eeh, la portavo… e le sue impronte no, perché non dovevano esserci, anche perché era già schedato, mio padre nell’84 era stato arrestato per il periodo di un anno…”

    Allora, qui c’è una stranezza. Massimo ciancimino da un lato afferma, dinnanzi ai Procuratori della Repubblica,  che suo padre  non voleva lasciare tracce che lo collegassero ai documenti, tanto da non volerli neanche toccare e da usare guanti di lattice, e dall’altro, viceversa, afferma che suo padre avrebbe voluto appiccicare un post-it proprio al più scottante di questi documenti, un post-it non solo recante impronte digitali, ma persino manoscritto di proprio pugno, che lo avrebbe collegato direttamente ad un reato, perché quel documento, proprio in quanto avvalorato dal post-it che lo indicherebbe come consegnato al colonnello Mori, diviene la prova di un reato non solo per il colonnello Mori, ma anche per lo stesso don Vito.
    E, per giunta, perpetrato proprio in un periodo in cui il vecchi Ciancimino era terrorizzato dal dover ritornare in carcere.

    Ad ogni buon conto, allo stato attuale, noi dovremmo credere che quel post-it apparteneva al cd. papello, anziché al manoscritto “Le mafie”, dal quale poteva tranquillamente essere spostato (se vi fosse appartenuto), semplicemente sulla parola di una persona che attualmente è in carcere per aver prodotto un documento calunniatorio, il frutto di un tarocco fabbricato col Photoshop.

    Una bella prova di fiducia.

     
    • anonimo 22:04 on 23 April 2011 Permalink | Rispondi

      è impressionante anche i caratteri sembrano uguali!  ingroia che dice al riguardo?

    • anonimo 22:36 on 23 April 2011 Permalink | Rispondi

      Carissimo Erix,
      dopo gli Auguri per una Pasqua serena che Le invio con tutto il cuore, desidero rivolgerLe una sola parola: "Grazie" !!!

      renzo

    • anonimo 02:05 on 24 April 2011 Permalink | Rispondi

      La perizia calligrafica è o non è una scienza esatta? Se è una scienza esatta, una volta fatta seriamente una perizia, non c'è bisogno di una controperizia… o se cmq c'è una controperizia, i risultati saranno gli stessi. Se è una scienza esatta, tutti i documenti riportati da ciancimino sono risultati autentici ad esclusione di uno che è risultato falso. Se la perizia non è una scienza esatta, le possibilità sono tante… è possibile che tutti i documenti siano falsi, che tanti documenti siano falsi, che alcuni documenti siano falsi, che un documento sia falso… e analogamente… tutti i documenti sono veri, tanti documenti sono veri….un solo documento è vero ecc.

    • enrix007 08:53 on 24 April 2011 Permalink | Rispondi

      Sympatros, (autore del messaggio n°3) ciò che dice la perizia è ciò che è scritto sulla perizia, e ciò che è scritto sulla perizia è esattamente ciò che scrive ed afferma il sottoscritto.

      I documenti "autentici" di cui parli tu, sono al 95% documenti portati per il confronto grafico e non adducenti alle tesi dell'accusa (es: documenti dove don vito raconta quant'è bravo il suo medico, com'è bello passeggiare per Roma, ricevute postali, firme su documenti tipo la carta d'identità, ecc…). Sull'altro 5%, cioè quello che conta,  i periti non dicono ciò che conta (es: in questo caso, da dove provenga il post-it), altre volte lo dicono, e confermano che Massimino ha fatto dei collage (vedi mio articolo precedente) ed altre ancora non si pronunciano, perchè alcuni documenti per il momento, non li hanno esaminati nonostate fossero agli atti del processo (es: la lettera di don Vito a Berlusconi).

      Ora, nel caso di Ciancimino, le perizie della Polizia Scientifica sono una formalità giuridica, perchè il suo lavoro è visibile anche ai profani.

      A meno che, i profani in questione  siano fessi come te, cui ho passato una delle consuete porcherie da mestatore solo perchè è Pasqua.

      Ma è l'ultima, stai tranquillo.

    • anonimo 10:29 on 24 April 2011 Permalink | Rispondi

      Renzo ringrazia il segugio, ma il grazie va dato alla polizia scientifica che ha scoperto il falso mica al segugio!

    • anonimo 12:29 on 26 April 2011 Permalink | Rispondi

      Enrico,ma stai ancora a rispondere a un deficiente fannullone come sympatros?Su,su,lascia perdere,hai cose piu' importanti da gare!
      Maury

    • anonimo 18:39 on 26 April 2011 Permalink | Rispondi

      E le segnalo l'interessante commento di AJANNONE del 26 aprile 2011 at 15:47 nell'articolo di Facci sull'argomento:

      http://www.ilpost.it/filippofacci/2011/04/26/chi-si-e-fidato-di-ciancimino/

      Luigi

  • Avatar di enrix

    enrix 15:00 on 23 April 2011 Permalink | Rispondi
    Tags: , frqancesco messineo, , , , ,   

    ECCO I DUE PESI E LE DUE MISURE DELLA PROCURA DI PALERMO 

    UNO PER DE GENNARO, ED UNO PER BERLUSCONI: ECCO I DUE PESI (E LE DUE MISURE) DELLA PROCURA DI PALERMO
     
    cianciallegro

    Mentre scriviamo, Massimo Ciancimino è in galera.
     
    Ce lo hanno mandato i PM di Palermo. 
     
    Per quale ragione?
     
    Piuttosto semplice.
     
    Lo scorso mese di luglio, messo sotto pressione dalla procure per la questione del  fantasma, pardon, del Sig. Franco/Carlo, (Procure scottate dalla vicenda carnascialesca del dirigente della BMW fotografato ai Parioli, che minacciava querele per essere stato indicato come il presunto fantasma) Massimo Ciancimino prese il coraggio a 4 zampe, e consegnò questa cosa ai pubblici ministeri:

    Contemporaneamente, il 18 luglio, l’editore Aliberti annunciava sul suo sito e sul quotidiano “Il Fatto”  la pubblicazione del clamoroso documento sul libro fresco di stampa “I misteri dell’agenda rossa” (di Viviano e Ziniti), con queste parole:
    «In questo manoscritto inedito di Vito Ciancimino viene rivelata per la prima volta l’identità del signor Franco (o ‘Carlo‘, ndr), alias Keller Gross. Il nome di quest’uomo, probabilmente appartenente ai servizi segreti, appare in un lista insieme a personaggi dell’ex Alto Commissariato dell’epoca per la lotta alla mafia».(Il Fatto Quotidiano, 18 luglio 2010).
    Fonte: «I MISTERI DELL’AGENDA ROSSA» (Aliberti editore)
    di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti.
     
    Secondo la testimonianza di Ciancimino junior, quel documento risaliva  ai primi anni ’90:  in esso comparivano 12 nomi di investigatori e politici, come l’ex ministro Franco Restivo, l’ex questore Arnaldo La Barbera, il funzionario del Sisde Bruno Contrada, il generale dell’Arma Delfino e il funzionario dell’Aisi Lorenzo Narracci. Nella lista c’era anche un tale Gross e, accanto, le iniziali “F/C”, che, a dire del figlio dell’ex sindaco, avrebbero indicato i due nomi con cui lo 007 era noto: Franco e Carlo. Una freccia collegava poi Gross a un altro cognome: “De Gennaro”.

    “Quando gli chiesero spiegazioni sul perché, tra i tanti nomi citati in un pizzino del padre, ci fosse anche quello di Gianni De Gennaro, Massimo Ciancimino disse di non averne parlato subito per paura di venire considerato un mitomane. (…)  E’ vero come è vero, però, che ai pubblici ministeri che indagano sulla presunta trattativa fra la Mafia e lo Stato, Ciancimino jr disse di avere visto il padre scrivere di suo pugno quel pizzino. Ed invece la polizia scientifica, a cui si sono rivolti il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e i sostituti Antonino Di Matteo e Paolo Guido, ha accertato che il nome di De Gennaro è stato preso da un altro documento e piazzato, ad arte, sul pizzino. Non uno qualunque, ma scelto da don Vito Ciancimino per denunciare l’esistenza del “Quarto livello”, un’accozzaglia di infedeli servitori dello Stato, così li bollava l’ex sindaco, responsabili di molti dei mali della storia d’Italia.  (da “Livesicilia”

    Ed oggi RIFERISCE  Il Procuratore di Palermo, Francesco  Messineo “La scientifica ha stabilito con certezza assoluta – spiega Messineo – che il nome di De Gennaro é stato estrapolato da un altro documento presentato da Massimo Ciancimino e posto in quel foglio. In questo momento non ci risulta che ci siano altri documenti ‘falsificati’ ma non lo possiamo escludere, visto che la scientifica analizza i fogli che Ciancimino ci ha dato in vari periodi”.
     
    Fra poco lo vedremo, se è vero che non risulta.
     
    Ad ogni modo le descrizioni date dai giornali, per la maggior parte, restano fumose.
     
    Ecco in realtà ciò che è accaduto:

    L’elenco di nomi illustri, lo ha scritto Massimo Ciancimino di suo pugno. Ce lo ha rilevato per primo Marco Travaglio, con nonchalance, in un suo passaparola dello scorso dicembre, di cui io parlai nel mio articolo “la patacca rossa” (vedi QUI ).  Consapevole che uno scritto non riconducibile al padre, sarebbe stato di scarso valore, ha tirato una riga, avrebbe appiccicato col Photoshop una selezione “copia-incolla” del nome “De Gennaro” scritto da suo padre in un altro documento che non c’entrava nulla, avrebbe stampato, e quindi consegnato il tutto ai magistrati.
     
    Il ragionamento che sta alla base di questo falso, è piuttosto ovvio: se don Vito ha tirato una riga di suo pugno ed accostato un nome a quella lista, vuol dire che quella lista quanto meno non era stata scritta al bar durante l’aperitivo, senza che don Vito ne sapesse nulla,  da qualche furbacchione, ma che invece, in qualche modo, era stata “avvallata” dall’ex sindaco di Palermo.
     
    Un deja-vu, nel malloppo di documenti Cianciminiani. E vediamo un po’ perché.
     
    Il “papello”, scritto da mano sconosciuta, non varrebbe nulla, se non ci fosse appiccicato il post-it scritto da don Vito, con la dicitura “consegnato SPONTANEAMENTE al colonnello Mori” (post-it che invece è pesantemente indiziato di appartenere a tutt’altro documento, come vi spiegherò più tardi in un articolo dedicato all’argomento).
     
    La “lettera di don Vito a Berlusconi per chiedere le televisioni”, non potrebbe avere il significato che gli assegna il testimone, se non ci fosse un bigliettino che ne riporta uno stralcio con calligrafia diversa (e con sintassi un po’ più sgrammaticata), casualmente sequestrato dalla procura in uno scatolone depositato nei magazzini di Massimo Ciancimino, e che lo stesso testimone ha avuto buon gioco nel descrivere come lo stralcio di una bozza di lettera scritta “in ambienti vicini a Bernardo Provenzano”, sulla base del quale don Vito avrebbe realizzato la sua “rielaborazione” da spedire al cavaliere.
     
    La fotocopia della lettera dattiloscritta da don Vito e (mai) inviata al governatore della Banca d’Italia Fazio, dove si legge che Paolo Borsellino si sarebbe opposto alla cd. “trattativa”, sarebbe un documento ben povero di importanza se sotto al testo non ci fosse (sempre fotocopiata) la firma autografa di don Vito e la stessa lettera non fosse stata consegnata, anziché da Massimo, questa volta, dalla sig.ra Epifanìa, vedova Ciancimino, che dice di averla trovata in una carpetta.
     
    E il documento “X”, di cui parleremo fra poco, varrebbe ben poco se non spuntasse nello stesso, il nome del Presidente del Consiglio manoscritto da don Vito, sempre grazie al solito metodo.
     
    Insomma, ci siamo capiti. 
     
    Qui, a dare tono al bigliettino, c’era quella scrittina “De Gennaro”, che qualche mese fa Massimo affermava “di avere visto il padre scrivere di suo pugno”, mentre oggi, dalla galera, ci fa sapere attraverso gli stessi PM di non essere a conoscenza di chi sia stata ad appiccicarla sul suo manoscritto, per poi realizzare la fotocopia che lui ha consegnato in procura.
     
    “Ciancimino jr, in lacrime, nega di avere falsificato il documento. La sovrapposizione del nome dell’ex capo della polizia, Gianni De Gennaro, non è opera sua. Si è limitato a consegnare il documento così come lo ha ritrovato fra le tante, troppe carte dello sterminato archivio del padre.”
    (da Livesicilia ) 
     
    Forse sarà opera del sig. Franco, a sua insaputa, mentre lui in cucina gli preparava il caffè.
     
    Ma veniamo al sodo.
     
    Abbiamo visto che il dott. Messineo della procura di Palermo, ha dichiarato: “In questo momento non ci risulta che ci siano altri documenti ‘falsificati’
     
    Ma sarà proprio vero?

    Perchè a me invece risulta che ce ne sia uno agli atti bello grosso, anzi, due. Esattamente identici a quello attualmente contestato.
     
    Soltanto che in quei casi, al posto di “De Gennaro”, c’è “Berlusconi”, e ciò evidentemente causa una certa, pur involontaria, distrazione nei nostri inquirenti.
     
    Per capirlo, bisogna esaminare due documenti.  Lo faremo attraverso le classificazioni date agli stessi dai periti della Polizia Scientifica che li hanno analizzati.
     
    Uno è questo:

    fotomontaggio ciancimino 
    E l’altro è questo:

    DOC 3 compPA
     
    Sono due fotocopie.
     
    La prima, è simile in tutto e per tutto alla fotocopia che è costata la gattabuia al nostro testimone.
     
    C’è un elenchino di scritte inquietanti (persino “Rasini Bank” e “Gladio”) prodotte dalla mano di Massimo Ciancimino, (come l’elenchino di nomi, con tanto di sig. Franco, del documento galeotto) con a fianco alcune altre parole scritte, questa volta, per mano di don Vito, fra cui campeggia in prima fila il nome “Berlusconi” accanto a “Ciancimino”. (come già per il nome “De Gennaro” sul documento galeotto).
     
    Ma, come già per “De Gennaro”,  non sono scritte originali, ma bensì frutto di copia-incolla di sezioni di testo di un altro originale, scritto da Vito Ciancimino, e lì riportate grazie alle forbici o a qualche diavoleria tipo “Photoshop”.
     
    Infatti ci sono persino due di queste frasi scritte, e vale a dire “Berlusconi-Ciancimino”, e “Milano truffa e bancarotta” che compaiono nell’altro collage che ho richiamato, come si vede da questo confronto:
     
    fotomontaggio ciancimino2
    DOCUMENTO “X”

    DOC 3 compPA2
    DOCUMENTO “Y”
     
    Il  documento “Y”, non è un documento qualsiasi. Vediamo come ce lo descrisse, all’epoca, Repubblica, sulla sua PAGINA REGIONALE  del 13 febbraio 2010
     
    Ciancimino, rivelazioni su Moro
    nuovo pizzino con nome Berlusconi
     
    Palermo- Nuove rivelazioni sul rapimento di Aldo Moro e nuovi verbali sugli investimenti mafiosi in Milano 2 con la mediazione eccellente di Roberto Calvi. Il tutto corredato da nuovi verbali di interrogatorio e da due nuovi pizzini in uno dei quali, oltre a quello di Marcello Dell’Utri, compare anche il nome di Berlusconi. "Berlusconi-Ciancimino – Marcello Dell’Utri Milano truffa e bancarotta.  Ciancimino-Alamia – Dell’Utri Alberto".
     Eccolo uno dei nuovi "pizzini" consegnati da Massimo Ciancimino ai pm della Dda di Palermo Antonio Ingroia e Nino Di Matteo e depositati oggi al processo d’appello contro Marcello Dell’Utri…”
     

    Ora, è assolutamente acclarato che in questo inquietante pizzino , il documento “Y”, così come nell’altro altrettanto inquietante, il documento “X”,  il nome “Berlusconi” compare grazie ad un lavoro di collage, di copia-incolla fatto col riporto.
     
    Esattamente come il nome “De Gennaro” che è costato tanto caro alla nostra icòna dell’antimafia.
     
    Invece, come è chiaro, fotomontare il nome “Berlusconi”, non costa nulla, è assolutamente gratis.
     
    Eppure che sia un’estrapolazione in stile Photoshop, non lo dico soltanto io, ma lo hanno detto proprio i periti nella loro relazione, che è a mani dei pubblici ministeri ormai da mesi.
     
    Ecco qua:

    COMPARAZIONE

    E allora: che significa la frase:le coincidenze strutturali/proporzionali dei predetti tracciati grafici, entrambi esaminati in fotocopia, consentono di esprimere un giudizio di riconducibilità degli stessi da un unico originale” ?
     
    Molto semplice. Significa che c’era un originale, dal contesto ovviamente diverso,  e che qualcuno ha trasferito da quello le scritte“Berlusconi-Ciancimino”, e “Milano truffa e bancarotta”, col copia-incolla,  su quei due nuovi documenti ricomposti, fotocopiati, e consegnati da Massimo Ciancimino nei palazzi di Giustizia.
     
    Esattamente come è accaduto con il documento dove era presente la parola “De Gennaro” e con la sua “ricomposizione” considerata una calunnia aggravata.
     
    Invece, evidentemente, il nome “Berlusconi” fa si che non si possa parlare di calunnia, ma solo di lavoretto ben fatto.
     
    E c’è ancora un ultimo fatto,  che rende il quadro ancora più interessante.
     
    Nel documento “x” compare una scritta più completa, diciamo così, meno “ritagliata”, e vale a dire: “Berlusconi-Ciancimino (l’Espresso del 2-1-1989”, rispetto al documento “Y” dove la stessa scritta compare monca della parte (l’Espresso del 2-1-1989”.
     
    Ora, la cosa strana è che la fotocopia meno ritagliata risulta, nella perizia, prodotta con carta recente (2004-2009), mentre quella più ritagliata, è prodotta su carta molto vecchia (1987-1992).
     
    Il che significa che se il documento Y fosse stato realizzato estrapolando il contenuto dal documento X (che sia avvenuto il contrario, è impossibile, in quanto sul documento X il testo, come abbiamo visto,  è più esteso), allora saremmo di nuovo di fronte, come è già accaduto, ad una fotocopia realizzata da non più di 5-6 anni, ma su carta di vent’anni fa.
     
    E tutto questo, mentre al Procuratore di Palermo, non  risultano altri documenti “falsificati”.
     
    enrix

     
    • anonimo 22:47 on 23 April 2011 Permalink | Rispondi

      Se volessero l'avrebbero già smascherato da quel dì, ma il loro teorema rimane quello di "mascariare" Berlusconi e quindi non si fanno perizie sui "pizzini" malamente fotocopiati.
      Ciancimino ha commesso "un terribile errore": talmente si riteneva intoccabile che ha pensato bene di inserire l'amico di Violante e Caselli non ricordando che "chi tocca i fili muore"
      Maria

    • anonimo 12:35 on 15 May 2011 Permalink | Rispondi

      SEMPLICEMENTE   E S E M P L A R E !!

  • Avatar di enrix

    enrix 22:02 on 21 March 2011 Permalink | Rispondi
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    SALVATORE BORSELLINO: QUELLA DELLA “TRATTATIVA” PARE UNA STORIA DEL TUTTO INVENTATA. 

    Salvatore Borsellino: “quella della ‘trattativa’ pare una storia del tutto inventata.”

     “Da qualunque parte si prenda, questa storia sembra il prodotto malato della mente di uno sceneggiatore horror. Una storia così inverosimile che risulterebbe irricevibile per qualunque produttore cinematografico che si rispetti. Una storia all’apparenza del tutto inventata…

    Così esordisce Salvatore Borsellino nel suo articolo di mercoledì scorso 16 marzo “Trattativa e 41-bis, un passato che non vuole passare” (che si trova QUI) , e per la prima volta, finalmente, ci trova completamente d’accordo.  Questa storia della trattativa pare proprio una bella patacca, per mille ragioni. Bravo.

    Se non fosse che poi il fratello di Paolo Borsellino prosegue:

    “… se solo non fosse fondata su fatti e documenti mai smentiti, anzi puntualmente riscontrati ogni volta che sono stati sottoposti a verifica. Allora è doveroso raccontarla, avvertendo i lettori che è una storia che non ha ancora trovato la sua conclusione, se mai la troverà, e che si intreccia con la stagione che cambiò per sempre la nostra vita, il biennio stragista 1992/93. E conviene raccontarla partendo dagli spunti di cronaca.”

    Dunque, come è noto per il sottoscritto quello di replicare non è un lavoro, ma semplicemente un modo di reagire fisiologico e naturale, quando leggo affermazioni, su argomenti gravi, quanto meno apodittiche per non dir di peggio.

    Pertanto non posso replicare ogni volta a chilometri di testo: mi arrendo, ci rinuncio, il tempo e le energie vengono a mancare.  E quell’articolo è una paurosa lenzuolata. Però oggi ho deciso di prendere almeno la prima parte, il primo paragrafo,  della lenzuolata del fratello del magistrato, ed analizzarla passo-passo per dimostrare come questa, anziché avvicinare, allontana le opinioni dei cittadini dalla realtà fattuale.

    So che non serve a nulla, perché lui è un divo mentre le mie note le leggono poche centinaia di persone, ma lo faccio comunque, apponendo in blu le mie considerazioni alle parti di testo dell’Ing. Borsellino, che saranno riportate in grassetto.

    “Da un paio d’anni – più o meno da quando il braccio destro dei fratelli Graviano, Gaspare Spatuzza, ha iniziato a collaborare con la giustizia – le Direzioni distrettuali antimafia di Caltanissetta e Palermo stanno cercando di capire quali apparati dello Stato abbiano condiviso con Cosa Nostra la strategia eversiva a suon di bombe che ha spalancato le porte alla cosiddetta Seconda Repubblica e quali siano stati i tempi e gli strumenti che hanno permesso l’insana interlocuzione, più correttamente chiamata ‘Trattativa’, fra Stato e antiStato.”

    Le porte alla seconda repubblica sono state spalancate dalle inchieste sulle tangenti alla politica e dalla conseguente distruzione dei partiti di governo. Le bombe del 92 e 93, pur facendo parte della storia del nostro paese per la loro gravità,  rispetto alle ragioni di quel “capovolgimento”, rappresentano fatti marginali e non hanno spalancato un bel niente. Così come non ha mai intaccato i centri di potere della prima repubblica (anzi), nessuna altra bomba o strage del nostro passato.

    “Con imperdonabile ritardo, sulla scia delle rivelazioni di Spatuzza e del figlio minore di don Vito Ciancimino, numerosi personaggi istituzionali hanno avuto riverberi di memoria su due snodi decisivi della Trattativa.

    Il primo: lo sciagurato dialogo a partire dal mese di giugno 1992 fra il Ros dei Carabinieri (nelle persone degli ufficiali Mario Mori e Giuseppe De Donno, con la copertura del generale Antonio Subranni) e Vito Ciancimino, che ha visto dall’estate 2009 la resurrezione della memoria di Luciano Violante, Claudio Martelli e Liliana Ferraro.”

    Non c’è stato alcun ritardo, nè imperdonabile ne perdonabile, nel parlare della "Trattativa", in quanto quelle persone non hanno mai parlato in nessuna sede di TRATTATIVA, anzi l’hanno fermamente smentita. Pertanto non può esserci stato ritardo nel dire una cosa che non è mai stata detta. Hanno parlato quando hanno parlato, di quei fatti, perché sollecitati strumentalmente da terzi, soprattutto organi di informazione, che hanno proposto le loro parole travisandole. Ma le cose che hanno detto, riguardano l'ordinaria amministrazione del Ministero, e pertanto non sono rivestite di quella particolare rilevanza che avrebbe reso necessario il renderle note tempestivamente.

    Martelli ha sempre smentito fermamente, soprattutto in udienza dibattimentale, di avere mai sentito parlare o parlato lui stesso di “Trattativa”. Ed a questo proposito, egli è intervenuto anche per il nostro blog, QUI.

    Per quanto riguarda la Dott.ssa Liliana  Ferraro, anch’essa è stata sapientemente strumentalizzata. Si vedano ad esempio le sue parole testuali in Commissione Antimafia:

    Come ho riferito all’Autorità Giudiziaria, il Capitano De Donno non mi parlò affatto di “trattativa”, né io ebbi percezione alcuna che mi stesse riferendo qualcosa di diverso dal comune tentativo di convincere un appartenente all’organizzazione a collaborare, così come previsto dalle norme sui collaboratori di giustizia. D’altra parte, a quanto mi è parso di capire dalle notizie riportate dai giornali, il Colonnello Mori raccontava anche ad altri rappresentanti delle istituzioni i tentativi che avevano avviato per indurre Vito Ciancimino a collaborare.”

    Quindi, quello che per Salvatore Borsellino era “lo sciagurato dialogo”, per la dott.ssa Ferraro, illustre magistrato e stretta collaboratrice di Giovanni Falcone, era soltanto un “comune tentativo di convincere un appartenente all’organizzazione a collaborare, così come previsto dalle norme sui collaboratori di giustizia"

    E sino a prova contraria, quegli incontri avevano quello scopo.
    Tutto il resto, non essendovi riscontri oggettivi, sono soltanto fango e falsità. E la Ferraro non aveva certamente il dovere di riferire a chicchessia, né in anticipo né in ritardo, di un evento che rientrava in un contesto previsto dalle procedure e di natura neppure straordinaria.

    “Il secondo: i provvedimenti di revoca o mancata proroga susseguitisi nel 1993, in favore di uomini di Cosa Nostra, del regime detentivo speciale previsto dall’art 41-bis dell’ordinamento penitenziario, sui quali i ricordi a scoppio ritardato sono stati soprattutto quelli dell’allora ministro di grazia e giustizia Giovanni Conso,  (…)  Nicolò Amato ha rivelato il proprio fermo convincimento che la paternità del mancato rinnovo dei 41-bis del 5 novembre 1993 vada attribuita proprio a Francesco Di Maggio, che era il vero dominus del Dap, alle spalle del ruolo meramente formale assegnato a Capriotti.”

    Tutta questa parte riguarda specificatamente Conso e solo Conso, e  non ha nulla a che vedere con Mori, con i colloqui con Ciancimino o con le stragi di Capaci e Via D’Amelio, che semmai hanno accelerato e prodotto i provvedimenti per il 41bis, e pertanto non possono rientrare nello schema di “trattativa” di cui ci parla Salvatore Borsellino.  Sulle decisioni di Conso si indaghi pure, ma lo si faccia senza pregiudizi e senza cercare l’adesione forzata ad improbabili ed incongrui schemi logici.

    “Amato nulla ha saputo (o voluto o potuto) dire, però, su un documento, da lui redatto nel marzo 1993, nel quale veniva sollecitata la messa in mora della normativa sul carcere duro per i mafiosi.”

    E’ assolutamente falso che Amato non abbia saputo, potuto o voluto dire “nulla” sul documento del marzo 93. Ha detto tutto ed anche di più in Commissione Antimafia. Ha spiegato semplicemente che il suo non era un invito all’abrogazione o (falsità anche peggiore) all’alleggerimento del 41bis, ma semplicemente un invito a convertire in legge definitiva un decreto emergenziale. Ed in quella nota, diceva a chiare lettere che la legge avrebbe dovuto prevedere un regime anche più duro del 4ibis per i mafiosi, laddove il 41bis consentiva ai mafiosi colloqui mensili riservati e a porte chiuse che rendevano di fatto inefficace il provvedimento. Pertanto Amato proponeva di registrare i colloqui mensili (provvedimento adottato solo  di recente sotto l’attuale governo).  Purtroppo le parti importanti di quella nota sono state completamente omesse e quindi non diffuse dagli organi di stampa, e pertanto la posizione vera di Amato sul 41bis ne è uscita, ancora una volta in tutta questa vicenda, manipolata e mistificata.

    Questa è la chiara spiegazione data da Amato.

    “È un fatto che il 15 maggio 1993, il giorno successivo al fallito attentato a Maurizio Costanzo in via Fauro a Roma, il regime carcerario del 41-bis fu revocato per 140 detenuti. Di questi, solo 17 erano divenuti collaboratori di giustizia, e per loro erano stati gli stessi magistrati a sollecitare l'alleggerimento del trattamento in cella. Per tutti gli altri fu una scelta autonoma del governo. I provvedimenti di revoca del 41-bis furono firmati dal vice-direttore del Dap Edoardo Fazioli.”

    Infatti. Nicolò Amato in questa fase non c’entra nulla. Guarda caso era stato sollevato da qualsiasi incarico e messo alla porta dallo Stato.

    “Si diceva di Francesco Di Maggio. Si tratta del personaggio più controverso fra gli attori di quello squilibrato frangente istituzionale, nel quale il capo del governo Ciampi arrivò a temere un colpo di Stato di marca tardo-piduista.[8] Personaggio controverso, Di Maggio, soprattutto per la statura indiscussa di molti suoi estimatori, fra i quali esponenti tra i migliori della storia giudiziaria milanese: da Piercamillo Davigo ad Armando Spataro a Ilda Boccassini. Senza dimenticare un dato di fatto da non trascurare: Francesco Di Maggio era stato uno dei magistrati antimafia più intimi con Giovanni Falcone.”

    Appunto. Ripeto: indagare senza pregiudizi e senza forzature portate avanti in ossequio a teorie prive di riscontri oggettivi. 

    Mi fermo qui, perché la mia voleva essere giustappunto una breve nota, e non un commento enciclopedico.
    Ma se qualcuno intende stuzzicare anche sul resto dell’articolo di Borsellino, non ci sarà problema a discutere anche sul resto, tempo permettendo. Come ad esempio sulla vergognosa e rivoltante insinuazione che il maresciallo Lombardo si sia voluto uccidere a causa di comportamenti e decisioni del suo reparto, il ROS, nei suoi confronti e nei confronti delle inchieste che stava conducendo.
    Questa è una versione tanto ignobile quanto inaccettabile dei fatti. 
    Lombardo fu invece attaccato, tanto per cambiare,  da Leoluca Orlando Cascio, il quale lo accusò, tanto per cambiare, da Santoro in prima serata, sostenendo che fosse, tanto per cambiare, colluso con la mafia, e si uccise per evitare le tonnellate di fango che stavano per piovere su di lui e sulla sua famiglia dai giornali e soprattutto dai palazzi di giustizia, da dove sono effettivamente piovute anche dopo la sua morte (gli fu addebitata l’accusa postuma di avere provocato, per corruzione, una fuga di notizie sul dossier “mafia e appalti”, falsità poi smentita dalle indagini specifiche effettuate a Caltanissetta.), per anni.

    Nel corso di una cena avvenuta a Terrasini dopo la strage di Capaci con il Col. Obinu, il capitano De Donno, ed altri ufficiali del Ros, il giudice Borsellino disse: “Questa è la cena delle persone oneste”.

    Chissà che starà pensando il dott. Paolo Borsellino, se il suo spirito ci può osservare da qualche parte, di ciò che su tali argomenti ha appena scritto il suo consanguineo.

    Consanguineo che dopo aver ipotizzato che quella della "trattativa" sia una storia "tutta inventata", ha cercato di dimostrare il contrario.
    Ma  per quanto ci riguarda, noi crediamo invece di avere avuto l'ennesima conferma al dubbio che si tratti proprio di una specie di sceneggiatura da fllm (di serie "B), cui egli pare voler dare un sostanziale contributo.

    Enrix

     
    • anonimo 14:39 on 24 March 2011 Permalink | Rispondi

      C'è però un fatto non smentibile: Mori a processo afferma che, parlando con vito Ciancimino, disse: "allora, signor Ciancimino, che succede, perchè questo muro contro muro? Non si può parlare con questa gente?" Ciancimino risponde: "io sono in condizione". Sono poche parole, ma, a me pare, molto siginificative. E' possibile che siano state buttate lì senza che ci fosse alcuna vera intenzione di trattativa, ma il punto rilevante consiste nello stabilire come sono state intese dai mafiosi e da Riina in particolare.

    • anonimo 14:54 on 24 March 2011 Permalink | Rispondi

      Ho dimenticato una parte importante della dichiarazione di Mori, il quale dice: "signor Ciancimino, cosa è questa storia, ormai c'è muro contro muro? DA UNA PARTE LO STATO E DALL'ALTRA COSA NOSTRA? Non si può parlare con questa gente?"

    • enrix007 11:09 on 25 March 2011 Permalink | Rispondi

      Ringrazio l'anonimo per la nota. Si, conosco questa circostanza.

      Inoltre ci sono anche le dichiarazioni di Vito Ciancimino (quelle alla cui produzione agli atti del processo attuale, la procura si è opposta) che sostanzialmente coincidono con queste, che appartengono al processo di Firenze.

      Ritornerò sull'argomento più avanti, perchè qui si tratta di cercare di capire, con approccio laico e non giustizialista, che cosa effettivamente sia avvenuto in quei mesi in quelle vicende che hanno coinvolto, come figura centrale, Vito Ciancimino.

      E' un argomento molto complesso, che come ho detto affronteremo senz'altro.

      Se si vuole capire veramente che cosa sia accaduto, e quindi arrivare alla verità, ciò che senz'altro non bisogna fare, in situazioni di tale complessità, è sfalsarne i vari aspetti, ad esempio affermando, così come fanno molti, che "a scoppio ritardato" i funzionari del ministero si siano ricordati della "trattativa", che ne abbiano informato Borsellino e, quel che è peggio, che Borsellino l'abbia recepita come una trattativa fra stato e mafia.

      Questo, non risulta da nessuna parte, e non corrisponde neppure alla logica di quegli eventi, così come giustamente afferma la Ferraro.

      Ma ne riparleremo.

    • anonimo 22:53 on 27 March 2011 Permalink | Rispondi

      Anche il fratello ,come la sorella di Borsellino lavorano per la sinistra.Mi chiedo perche ,che cosa li spinge a rinnegare persino le parole del fratello,abbiamo sentito da lui ,parole di condanna precise,quando fù assasinatoFalcone.Non credo che le mani che uccisero Borsellino siano state diverse,cioè una magistratura deviata collusa con i partiti di sinistra .Questo io compresi dalle sue parole..

    • anonimo 14:09 on 30 March 2011 Permalink | Rispondi

      Credo che abbia ragione l'anonimo dei primi commenti: in effetti che ci sia stata una trattativa sembra assodato dato che lo hanno dichiarato gli stessi protagonisti(come il generale Mori), salvo poi rimangiarselo successivamente.

    • anonimo 16:09 on 6 April 2011 Permalink | Rispondi

    • enrix007 09:38 on 7 April 2011 Permalink | Rispondi

      Grazie Luigi, si lo avevo letto. Bordin, con cui tra l'altro ho talvolta preziosi scambi di opinione personali su FB, scrive cose giustissime, tanto che pensavo di ripostare qui l'articolo. Vedremo magari nel w.e.

      un caro saluto

    • enrix007 09:54 on 7 April 2011 Permalink | Rispondi

      Anonimo n°5.

      No, non è assodato per niente, anzi, al contrario, fra i racconti di Mori  di allora e di oggi (vedi dichiarazioni spontanee al processo in Palermo) non c'è alcuna incongruenza.  Semplicemente Mori e De Donno hanno sempre affermato, e mai negato, che a seguito del loro contatto per portarlo a collaborare Ciancimino gli rivelò di aver assunto l'iniziativa di parlare con "l'altra parte". E ciò, senza alcun mandato specifico ad assumerla, tale iniziativa. Ciò emerge anche a Firenze, dove oltretutto la deposizione andrebbe vista nella sua interezza, e non a stralci.

      Quando Ciancimino riferì di aver parlato con "quelli dell'altra parte" del suo contatto coi carabinieri, Mori fu tranchant e precisò senza ambiguità che ciò che essi volevano era portare in galera i latitanti, al che don Vito interrompe "la trattativa".

      Semplicemente accade che a Firenze i due ufficiali fanno un uso più disinvolto della parola "trattativa", perchè all'epoca questa non era ancora stata strumentalizzata per dargli un significato diverso, e pertanto si poteva usare tranquillamente questa definizione senza neppure immaginare le massiccie manipolazioni che sarebbero state fatte di questo termine negli anni futuri.  Oggi pertanto, si è costretti a puntualizzare che "nessuna trattativa", nel senso forzato che tale evento è venuto ad assumere, è mai avvenuta.

      Come "trattativa" stato-mafia, inoltre, neppure l'accusa pare ancora avere le idee chiare su come questa si sarebbe strutturata.

      La tesi accusatoria processuale di base, vuole che Mori abbia favorito la latitanza di Provenzano sulla base di una trattativa col corleonese che aveva come posta la consegna di Riina da parte del compaesano, che così sarebbe diventato capo della  mafia. Questa tesi si basa sulla testimonianza di Ciancimino jr, e su null'altro. Poi c'è Brusca che dice una cosa completamente diversa: la trattativa l'ha impostata Riina si dal 91 e l'ha proseguita Bagarella (lui, il nuovo capo di Cosa Nostra, non Provenzano) con Dell'Utri e aveva come finalità un accordo a largo raggio con forza Italia (ma allora il papello e il ricatto allo "stato", mi sembra vadano a farsi benedire). Ingroia ora sta cercando di mescolare e far conciliare le due minestre. sarà dunque interessante vedere ora come i "testimoni" sapranno "smussare" le proprie versioni per conciliarsi reciprocamente. Rischia di venir fuori una macedonia.

      In ogni caso, come ho già detto, cercherò di pubblicare un articolo sull'argomento.

    • anonimo 15:27 on 21 April 2011 Permalink | Rispondi

      La bomba e' in arrivo? :D
      http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/04/21/visualizza_new.html_898806602.html
      Grazie Enrico per le tue "anticipazioni" sulle perizie!
      Saranno contenti i merdaioli, no?
      cesare

    • anonimo 16:48 on 21 April 2011 Permalink | Rispondi

      To'. Pare che i giudici credano ancora alle sue tesi, sig. Enrix:

      http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/04/21/news/arrestato_massimo_ciancimino_ha_calunniato_de_gennaro-15209578/

      http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/21/fermato-a-bologna-massimo-ciancimino/106073/

      vuole vedere (lo sapremo se si arrivera' a sentenza) che lei avra' avuto ragione anche su questo?
      Un caro saluto
      Luigi

    • anonimo 18:01 on 21 April 2011 Permalink | Rispondi

      Ti seguo sempre con interesse per l'impegno e la professionalità con cui affronti aggrovigliate materie mafia. La notizia di oggi è il fermo di Ciacimino jr. da parte del suo scopritore e "tutore giudiziario", Ingroia. Il fatto strano è che Caltanissetta indaga su cose assai più importanti che vedono lo stesso soggetto implicato e perciò già ampiamente sputtanato in fatto di credibilità come paladino dell'antomafia (o tempora o mores!).
      La vicenda è da seguire con particolare attenzione, e non c'è dubbio che lo farai con lo stile che ti appartiene.

  • Avatar di enrix

    enrix 21:52 on 26 February 2011 Permalink | Rispondi
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    Ecco la sentenza della condanna in appello di Marco Travaglio 

    Ecco  la sentenza-lumaca della corte d’appello con cui Marco Travaglio e’ stato condannato per diffamazione a mezzo stampa, causa utilizzo del bianchetto

    travaglio ridolini

    I fatti sono noti, ma anche per chi già li conosce, vale la pena farne una sìntesi.

    In un suo articolo dell’ottobre 2002, Marco Travaglio ha estrapolato una frase da un verbale d’interrogatorio del teste colonnello RICCIO, dove si diceva che nello studio dell’Avv.  Taormina, mentre si perpetrava un grave reato – un tentativo di subornazione – era presente anche Cesare Previti;  ha preso le forbicine ed ha tagliato la parte della frase dove il teste precisava che Previti era però presente in altro contesto, e non mentre si perpetrava quel reato, pubblicando invece solo la parte ghiotta.

    Nella testimonianza originale dunque il teste Riccio affermava che nello studio di Taormina si stava commettendo una subornazione per favorire l’on. Dell’Utri, che Previti era presente nello studio, ma non nel momento e nella stanza in cui si perpetrava il reato. Tagliata la parte finale, Travaglio ha riportato soltanto un virgolettato dove si leggeva che Previti era presente nello studio di Taormina “in quell’occasione” .

    Il risultato è stato che per i lettori di Travaglio Previti era lì presente, proprio lì, mentre si tentava di subornare un teste inducendolo a dire il falso. Un grave reato.

    Quindi la diffamazione è solare, il problema era semmai soltanto valutare se Travaglio l’avesse commessa con dolo, cioè se l’avesse fatto a bella posta ed in coscienza, oppure, come lui ha sostenuto, non l’avesse fatto apposta, sforbiciando la frasetta “per evitare ridondanze”,  senza rendersi conto di  quel che stava combinando.

    Dunque Previti propone querela per diffamazione, ma questo complicatissimo fascicolo rigonfio di quelle due paginette, l’articolo di Travaglio ed il verbale di Riccio, viene esaminato a fondo per un bel lustro dalla Procura di Roma prima di essere proposto al dibattimento, dove il giudice berlinese Roberta Di Gioia invece è velocissimo a bacchettare, il 15 ottobre 2008, il callido giornalista con una condanna esemplare: ben otto mesi di reclusione carceraria.

    E nelle sue motivazioni, impartisce una lezione morale a Travaglio ed al suo modo “furbo” di usare il virgolettato, spiegandogli che:

    il diritto di cronaca giornalistica, che rientra tra i diritti pubblici soggettivi inerenti  alla libertà di pensiero e di stampa riconosciuti dall’art. 21 della Costituzione, può essere esercitato anche quando ne derivi una lesione dell’altrui reputazione, a condizione che la notizia pubblicata sia vera, (…) nel caso di specie non risulta rispettato il fondamentale limite della scriminante, vale a dire la veridicità della notizia.  (…) risulta infatti che la notizia, come riportata,  non risponde a verità”.

    E ancora : “e’ evidente  che l’omissione del contenuto integrale della frase di Riccio, riportata solo parzialmente nell’articolo redatto da Travaglio ne ha stravolto il significato.”

    E  pertanto “ Travaglio ha fornito una distorta rappresentazione del fatto riferito dalla fonte le cui dichiarazioni lette integralmente modificano in maniera radicale il tenore della frase che nell’articolo è stata AGGANCIATA AD ARTE IN MANIERA PARZIALE subito dopo la descrizione del nebuloso contesto di intrecci relativi ad affari illegali, al precipuo scopo di insinuare sospetti sull’effettivo ruolo svolto da Previti”.

    E inoltre: “le modalità di confezionamento dell’articolo risultano peraltro singolarmente sintomatiche    della sussistenza in capo all’autore di una precisa consapevolezza dell’attitudine offensiva della condotta e  della sua concreta idoneità lesiva della reputazione di Previti

    Ed infine: “La circostanza relativa alla presenza dell’onorevole Previti in un contesto di affari illeciti e di pressioni indebite è stata inserita nel corpo dell’articolo mediante un accostamento indubbiamente insinuante con l’effetto di gettare una pesante ombra sul ruolo avuto da Previti in quella specifica situazione e con chiara allusione ad un suo coinvolgimento nella vicenda, acquisendo perciò una evidente connotazione diffamatoria”.

    Naturalmente a Travaglio la sentenza non piace, e quindi ricorre in appello, augurandosi “che sei occhi vedano meglio di due”.

    Nel gennaio 2010 giunge la notizia della sentenza della Corte d’Appello proprio nel bel mezzo di una discussione in punta di fioretto fra Travaglio ed il sottoscritto, sul suo blog.

    E così Marco mi scrisse:

    Purtroppo per il mio occhiuto censore, (sta parlando di me – ndr)  …  la sentenza di primo grado della giudice Roberta Di Gioia, quella in cui venivo condannato a 8 mesi di carcere più un paio di multe e ammende per avere nientemeno che diffamato Previti in un articolo del 2001 sull’Espresso, è stata appena DEVASTATA dalla Corte d’appello, che elimina la pena detentiva e lascia una multina di 1000 euro. Ora aspetto la motivazione e mi auguro che venga scritta da un giudice che abbia la più pallida idea di che cos’è un articolo di giornale: penso sia utile parlarne qui, visto che chi mette in dubbio la mia buona fede non ha mai fatto il giornalista in vita sua e non ha la più pallida idea di che cosa significhi fare il giornalista.

    E poiché Travaglio in quella ed in altre sedi andava dunque annunciando gioioso la DEVASTAZIONE o persino l’ANNULLAMENTO della sentenza di condanna di primo grado da parte della Corte d’Appello, il sottoscritto si prese licenza  di fargli notare che nella realtà, a legger bene l’italiano, egli era stato condannato anche in secondo grado.

    Semplicemente gli era stata concessa, per attenuanti generiche, una riduzione della pena da una di quelle Corti D’Appello cui lo stesso Travaglio amava affibbiare, giustappunto, il nomignolo di “scontifìci”.

    La replica di Marco fu immediata: “Quando parlo di Corti d’appello come “scontifici” mi riferisco a quando mantengono inalterato l’impianto accusatorio e limano qualche giorno sui mesi o qualche mese sugli anni inflitti in primo grado. Quando invece STRAVOLGONO le condanne di primo grado, fanno altro: le RIFORMANO, LE RIVEDONO, LE SMENTISCONO. Vedremo se è così anche nel caso mio: ho scritto che, diversamente da qualche trombone che sa tutto in anticipo, aspetto la motivazione.”

    Ed ecco dunque, finalmente,  la motivazione. Non è lunga, anzi, è un paio di paginette, tuttavia il giudice ha impiegato un anno esatto a depositarla (dall’8 gennaio 2010 al 4 gennaio 2011) anziché “giorni 60” come aveva annunciato, così nel frattempo il reato è prescritto e Travaglio avrà buon gioco ad utilizzarla con suo comodo, questa prescrizione, mantenendo così immacolato quel foglietto che ogni tanto ama sventolare davanti alle telecamere, vale a dire il suo Casellario Giudiziale.

    Ma stavamo dunque dicendo: il giudice del ricorso non ha scritto una motivazione molto lunga (anzi, due paginette, una sessantina di righe dattiloscritte), è stato lento come una lumaca (6-7 righe per ogni mese solare), ma non ha annullato, devastato, stravolto, riformato,   smentito, un bel niente, salvo fungere, come volevasi dimostrare, da  scontificio.

     

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Salvo quanto si dirà in ordine alla pena, la sentenza impugnata deve essere confermata nel merito, in quanto ottimamente motivata, con piena aderenza alle risultanze processuali, in punto di fatto accuratamente esposte in narrativa, con giuste e corrette considerazioni in diritto; il tutto da intendersi qui riportato, senza inutili ripetizioni, come parte integrante della presente motivazione, essendo la decisione di merito frutto della sommatoria delle sentenze di primo e secondo grado.

          E’ appena il caso di ribadire la portata diffamatoria nei confronti dell’on. PREVITI del pezzo del giornalista TRAVAGLIO: il darlo “presente” nello studio Taormina nel momento in cui si discuteva di un così grave reato come la subornazione di testimone, ed il darlo presente in modo che facilmente si potesse intendere che egli partecipava al colloquio – questo è indubbiamente il significato immediato ed istintivo che il lettore ne ricava – comporta inevitabilmente quanto meno insinuare che l’on. PREVITI fosse consapevole e colluso con quanto stava accadendo.

          Sarà anche vero che la precisazione “il PREVITI  era però convenuto per altri motivi legati alla comune attività politica con il TAORMINA e non era presente al momento dei discorsi inerenti la posizione giudiziaria del DELL’UTRI” sarebbe stata eccessiva e ridondante nell’economia del pezzo; ma è anche vero che bastava omettere la frase “in quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. TAORMINA era presente anche l’onorevole  PREVITI”,  per evitare qualunque diffamazione, senza togliere alcunché alla notizia che il TRAVAGLIO intendeva dare, ed alla sua gravità.

          E’ infatti da rilevare che l’importanza e la portata dell’articolo di TRAVAGLIO verteva tutta sulle dichiarazioni del colonnello RICCIO, sul patto scellerato tra Cosa Nostra e Forza Italia, e sulla necessità di tenerne fuori l’on. DELL’UTRI, imputato a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa; dunque era importante riferire della subornazione e …(illeggibile)…  della presenza e della condotta dell’on. DELL’UTRI; non c’era invece alcun bisogno di menzionare anche l’on. PREVITI, per poi doverosamente precisare – ove il giornalista avesse agito correttamente – che egli non era presente al colloquio.

          Proprio l’averlo inutilmente nominato, e l’aver totalmente omesso la specifica precisazione circa l’assenza fatta dal teste, è prova del dolo da parte del TRAVAGLIO.

          Va dunque confermata l’affermazione di responsabilità di entrambi gli imputati, risultando evidente l’omesso controllo da parte della HAMAUI, che nella specie era assai facile effettuare; la pena inflitta, tuttavia, appare non solo eccessiva nella misura, ma anche incongrua nella scelta del tipo,  dovendo evidentemente essere riservata l’afflizione carceraria per reati di stampa, pur prevista dalla legge, a casi di estrema gravità e assolutamente eccezionali per modi e contenuto: elementi che non risultano nel caso di specie.
    Segue la dichiarazione di condanna, con riduzione della pena a 1.000 euro di multa “ritenuta la prevalenza delle attenuanti generiche già concesse”.

     

    GUARDA LA SCANSIONE IN PDF  : 5eee23cd4273ddfdeed6dfb88845a1c3

     

    Per entrambi i giudici dunque, Travaglio ha dolosamente agganciato ad arte al suo articolo quella frasetta ritagliata, allo scopo di diffamare Cesare Previti, passando ai suoi lettori,  consapevolmente, un’informazione falsa.

    E proprio per questo, se ci è permesso passare al campo delle opinioni, noi stentiamo a comprendere le ragioni del giudice del ricorso, quando concede le attenuanti e la riduzione della pena non riscontrando i necessari “elementi di gravità” nel “caso di specie”.

    La diffamazione, in diritto penale italiano, è il delitto previsto dall’art. 595 del Codice Penale secondo cui:

    Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1032.

    Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2065.

    Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516.

    Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.

    Ora, come si può ben leggere, qui le aggravanti previste dalla legge per una pena maggiore rispetto ad una ridotta sanzione pecuniaria, c’erano tutte, nessuna esclusa: veniva attribuito falsamente e con l’artificio un fatto determinato, e cioè la coesione ad un reato, in capo ad un deputato del parlamento, col mezzo della stampa.

    Per pura curiosità intellettuale, vorremmo che qualcuno ci spiegasse quali altri “elementi di gravità” dovrebbero risultare indispensabili per sostenere che un giornalista si è comportato peggio nel suo modo di fare informazione.

    Inoltre non si può non rilevare che per scrivere e depositare due concetti piuttosto semplici (vale a dire la sottoscrizione integrale delle motivazioni di primo grado ed una riduzione della pena) in due brevi paginette, si è impiegato più di un anno, cosicchè, volenti o meno, si è giunti dopo quasi 9 anni dalla data del reato alla prescrizione che impedirà alla condanna di divenire definitiva.

    Tanta indulgenza lascia perplessi, anche perché è proprio sulla percezione dell’impunità acquisita che nasce e prospera la mala pianta del giornalismo bugiardo e cialtrone.

    Non per niente abbiamo visto proprio di recente  Travaglio alzare ancora il tiro e permettersi di affermare tranquillamente, anche in TV in prima serata, cose così gravi quanto  assolutamente false, come, tanto per fare un esempio, quando il 25 novembre scorso ad Annozero ha affermato:“E sarà un caso, ma c’è un pizzino attribuito a Provenzano e rielaborato da Vito ciancimino, in cui si promette APPOGGIO ELETTORALE a Berlusconi, se mette a disposizione una delle sue televisioni,se no Provenzano MINACCIA DI COLPIRE PIERSILVIO, e Vito Ciancimino minaccia di parlare. Dice: uscirei dal mio riserbo.”.

    Naturalmente, il pizzino di cui  Sotuttoio Travaglio ha parlato a qualche milione di telespettatori, in realtà non esiste.

    Forse esiste qualcosa di simile nei cineracconti che Ciancimino jr. ci ha elargito a corredo di un altro bigliettino che effettivamente esiste, ma dove, ahimè,  non c’è scritto per niente ciò che ha detto Marco Travaglio.

    Enrix

     
    • anonimo 16:00 on 7 March 2011 Permalink | Rispondi

      Volevo segnalare che relativamente al falso in bilancio se ne è parlato recentemente anche su nfa:

      http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Il_male_del_Nord

      Leggendo tra i commenti, dopo una iniziale difesa del provvedimento da parte di un lettore, si giunge poi a una sostanziale bocciatura della norma italiana.

      bart_simpson

    • anonimo 17:30 on 7 March 2011 Permalink | Rispondi

      Ciao Enrico,
      Ti leggo sempre più cazzuto e …..
      Vedo che ancora non hai analizzato quanto stia venendo fuori al processo Mori, su quale era la vera parte politica, che presumibilmente abbia trattato con la mafia nel '93.
      Che finalmente viene fuori che tra il '92 ed il '93, siano stati gli anni orribilis della prima republica, prodomici all'avvento della seconda, ma che qualcuno, un pirla milanese con la mania della tv, gli abbia rotto le uova nel paniere?
      Dell'amico comune Paolo, hai visto la strada intrapresa? No comment.
      Ciao a presto.
      Giuseppe Stella

    • enrix007 20:11 on 7 March 2011 Permalink | Rispondi

      Allora, sul falso in bilancio, ringrazio per tutti gli apporti.

      In ogni caso ci tengo a precisare che la materia finanziaria non è la mia passione.

      Sono d'accordo comunque con l'anonimo (solo una preghiera che ripeto sempre: identificatevi per lo meno con un nick, altrimenti non si riconoscono neppure i soggetti della discussione): la prescrizione in questi termini, è troppo breve per un reato così grave.
      Ed è probabile che su quest'inidonea brevità, abbiano concorso gli interessi personali del legislatore (Berlusconi, probabilmente, ma forse anche altri).

      La lunga discussione segnalata gentilmente da Bart, la leggerò quando avrò un po' di tempo.
      In ogni caso io ci tenevo solo a precisare che alcune correzioni sui contenuti di sostanza della vecchia legge, in merito alle sovrapposizioni fra reati in realtà coincidenti, sono a mio giudizio giuste e sacrosante.

      Ma aggiungerei anche che il reato così come si configura oggi, è comunque grave,   troppo grave per tempi di prescrizione così brevi, così come per il massimo fissato per la pena (6 anni di reclusione con tutte le aggravanti, anche a mio giudizio, dovrebbe essere maggiore).

    • enrix007 20:38 on 7 March 2011 Permalink | Rispondi

      Ancora una nota per l'anonimo con cui ho discusso sulla perquisizione al covo di Riina.

      Ieri ho scritto frettolosamente il mio messaggio di risposta, senza avere il tempo di rendermi conto che lei con la parola "cervellino" si riferiva a quanto avevo scritto nel messaggio n°26.

      Conduco una vita particolarmente gravosa in questo periodo, soprattutto a causa di un dramma familiare, per cui leggo e scrivo di fretta, e non rammento tutto ciò che dico e faccio, anche il giorno prima, con la dovuta lucidità.

      Dunque io avevo scritto:

      "In un'altra discussione (sempre su Livesicilia), con un altro cervellino condizionato dai falsi mediatici (questo si chiama Davide, ma come lui, Piazzini, sono migliaia, certo giornalismo criminale ha prodotto effetti devastanti),  credo di aver prodotto altri passaggi chiarificatori."

      Ebbene, sia chiaro che con "un altro cervellino" non intendevo assolutamente sottindere "come il suo", cioè non mi riferivo a lei, che si era limitato a pormi quella domanda, per quanto io potessi ritenerla un po' stucchevole (su questa posizione, continuo ad essere fermo).

      Io intendevo "un altro cervellino" nel senso: "come quello di quel Piazzini".

      E non ho usato questo termine un po' insultante per disprezzo o per mere ragioni di antagonismo, ma bensì perchè, com'è evidente nel leggere quelle discussioni, si tratta di personaggi capaci di replicare per giorni, in un dibattito, cambiando continuamente tema ogni volta che nel tema precedente si profila una smentita opposta dai miei documenti e dai miei argomenti.
      Sono per l'appunto cervellini, incapaci di qualsiasi barlume di onestà, qualcosa che li sostenga per lo meno nell'ammettere "beh, questa io effettivamente non la sapevo".

      che vuole che le dica, anonimo?

      Quando una persona ti scrive che i mafiosi si son portati via tutto il mobilio, tu gli mostri la foto della casa perfettamente ammobiliata dei verbali di perquisizione, e quelli non battono ciglio come niente fosse, (invece di dire: cazzo, ma allora qui c'è uno stuolo di pentiti, un magistrato ed un ufficiale dei carabinieri che in udienza, sotto giuramento, han detto bugìe! Per quale ragione?) che si discute ancora a fare?
      Sono dei poveracci.

      Per questo io mi sento autorizzato ad utilizzare quel termine: "cervellini".

      Non l'ho scritto per lei, nè pensando a lei.

      Quindi credo ci sia stato un equivoco, spero che sia chiaro.

      Ciò non toglie, che io per rispondere alla sua domanda ho prodotto molti degli argomenti che risultano agli atti, e che sono stati alla base dell'assoluzione di Ultimo (i fondamentali, ma ce ne sono anche altri), tutti argomenti fattuali e fondati, che lei ha liquidato invece come "deliri".

      Io li ho forniti in buona fede pensando che la sua fosse curiosità intellettuale genuina, invece ho visto che in realtà non era così.

      Quindi l'equivoco è almeno servito a chiarire subito qualcosa che magari avrei tardato a capire: che in realtà lei, di conoscere le ragioni per cui si è sospesa la sorveglianza e per cui non era rilevante fare comunicazione di tale decisione, se ne fotte.

      Le chiedo dunque di evitare in futuro di pormi domande a ufo, così da non fare perdere tempo a entrambi.

      Rinnovo i saluti.

    • enrix007 21:22 on 7 March 2011 Permalink | Rispondi

      Dunque, come molte altre volte, qui è capitato un imbecille: si tratta di un anonimo, autore del messaggio n°27.

      Il messaggio è ricco di spunti interessanti per un polemista quale il sottoscritto, ed il prurito di farlo passare, per animare la discussione,  è forte.

      Ma alla fine, credo che rispetterò una delle mie regole più ferree: estirpare sul nascere qualsiasi speranza di pubblicazione, su questo spazio, delle porcherìe di un merdaiolo.

      Il merdaiolo in questione è il solito poveraccio che  si dice convinto di vedere,  nelle virgolette buttate lì da chi scrive a braccio, una sordida volontà di attribuire con malizia parole a chi invece non le avrebbe dette.
      E figurati se qui non compariva.

      Quindi, per intanto, ripeto per l'ultima volta: nel messaggio n°11 ho elencato una serie di vicende, così come sono state descritte da Marco Travaglio, in forma narrativa.  Quella forma narrativa, pur riassumendo la sostanza degli assunti del giornalista, scaturisce dalla mia memoria e rappresenta quindi una sintesi di cui mi assumo la responsabilità: ma nessuno di quei passaggi è da considerarsi come testo letterale degli scritti di Travaglio.

      Però ne espone la sostanza, ogni volta, vale a dire ciò che di pregnante è stato esposto da Marco Travaglio su quei fatti, non corrispondendo purtroppo a verità.

      Sollecitato da qualcuno sul tema dell'orfana minorenne, con la premessa,  "Lei dice che la storia della villa di arcore è falsa", io ho ripreso il MIO narrato dentro le virgolette al fine di replicare ciò che IO (non Travaglio) avevo realmente detto di quella storia, con riferimento all'informazione proveniente da Travaglio , in luogo di quella premessa quanto meno imprecisa.

      Ora qui c'è un idiota, anzi, un perfetto idiota, che gongoleggia dicendo che secondo lui invece io citavo Travaglio, (così, tanto per il gusto raffinatissimo ed esclusivo, possiamo chiamarlo "quel sottile brivido della bravata", di attribuire allo stesso Travaglio un testo che lui non ha mai scritto), e non me stesso.

      E allora mi scuso tanto con la democrazia e la libertà d'espressione, ma qui tutti sanno benissimo che io ai coglioni pongo un limite.

      Questo spazio, questo commentario, per il momento continua ad essere difeso da un recinto che ai coglioni non è concesso scavalcare. Augh.

      Così non passa neppure il resto, pur interessante, del commento, dove il coglione aveva ricopiato un'articoletto sulla vicenda dell'orfanella, che al di là del confermare il fatto che la pulzella incaricò Previti di assisterla nella vendita della villa COME AVVOCATO, e non come tutore o pro-tutore, nell'autunno del 73 (22 anni di età) più una serie di altri fatti irrilevanti alcuni confermati alcuni smentiti nel processo per diffamazione fra Previti e gli autori del libro su questa vicenda, conteneva altri elementi comuqnue contestabili, come ad esempio l'assunto che all'epoca 500 milioni di lire avrebbero rappresentato "Il valore di un comune appartamento nel centro di Milano.".

      Provatevi ad andare a controllare, sugli annunci immobiliari dell'epoca, i prezzi degli appartamenti nel centro di Milano.

      Con 500 milioni in contanti, riuscivi a comprarne forse anche una decina.

      Fermo il fatto che a 22 anni ognuno fa quel cazzo che gli pare e se vende una villa, anche se si fa fregare, è un ventidueenne che si fa fregare nel vendere una villa, non una minorenne turlupinata dal pro-tutore che gli fa vendere la villa.

    • anonimo 22:15 on 7 March 2011 Permalink | Rispondi

      Sono l'anonimo del commento sul covo di Riina. L'equivoco è chiarito e chiudiamola qui. Voglio precisare che la mia e' assolutamente sincera curiosità intellettuale e la domanda che le avevo posto è, a mio avviso, del tutto legittima e non peregrina(perchè sbaraccare tutto e, nemmeno in quel momento, perquisire il covo? Forse non si sarebbe trovato nulla i giorni successivi ma alle 16 di quel pomeriggio forse si sarbbe trovato qualcosa) e aggiungo che ho anche letto le sue risposte nei commenti che mi ha indicato ma c'è ancora qualcosa che non mi convince: se ho ben capito lei sostiene che la decisione di smontare e non perquisire era dovuta all'obiettivo di non bruciare il covo e seguire i Sansone per fare il colpo grosso, e allora mi chiedo come fosse possibile seguirli se le telecamere vengono spente. Preciso che lei è certamente mille volte più informato di me in materia ma questo non significa che le domande che pongo siano prive di valore (casomai vuol dire solo che non sono in grado di dare risposte che solo chi conosce approfonditamente i fatti può dare). Spero che superati i precedenti equivoci i toni siano civili e corretti come nel suo ultimo commento. Saluti

    • anonimo 22:31 on 7 March 2011 Permalink | Rispondi

      Caro Enrico,
      ogni volta che tu, Guzzanti o Paradisi censurate quel Sympatico coglione, quasi paradossalmente, rendete un servizio alla liberta' di espressione. Lasciar passare menzogne continue sostenute ad libitum e contro ogni evidenza logica ed empirica e' una forma di negazione della liberta'.
      Ti faccio i miei complimenti ed un sincero augurio che le cose per te migliorino. Un caro saluto!
      cesare

    • enrix007 00:53 on 8 March 2011 Permalink | Rispondi

      Bene anonimo, la considero una pace fatta.

      Quando io sostengo che come domanda sia peregrina, lo sostengo non sulla base del fatto che lo sia in senso assoluto, ma che lo sia in quanto in odore di petitio principii, vale a dire una questione che potrebbe anche essere azzeccata, ove però non fosse sorta dalle polveri della mistificazione. Mistificazione di cui lei non può nulla, ma che però esiste.

      Il punto è proprio quello che lei ha appena centrato.

      Ciò che si sarebbe potuto fare, si poteva fare sicuramente entro una certa ora di quel bel giorno, ora oltre la quale però era sicuramente meglio non fare più nulla, per quanto concerne quel covo.

      C'era come una linea di demarcazione.
      Quando si riunirono quelli del ROS e Caselli, questa linea di demarcazione fu percepita chiaramente, da tutti i presenti.

      Si trattava di lanciare una perquisizione, oppure di rinunciare per dare corso ad un controllo A LARGO RAGGIO sui Sansone, mediante interecettazioni telefoniche, ambientali e pedinamenti, per fare un colpo più grosso. Ultimo aveva programmato un lavoro di mesi e mesi.
      Si figuri che cosa contavano per lui quei pochi giorni di allentamento, per lasciare completamente convinti i Sansone di averla fatta franca, e lasciare dileguare i giornalisti dall'area, su di un programma di quel respiro.

      Ma riguardo alla perquisizione immediatamente dopo l'arresto, Ultimo partiva da due fondamentali presupposti, che per lui erano chiari come l'acqua di fonte, e che estrinsecò a Caselli:
      1) L'intervallo che sarebbe decorso da quel momento in cui la notizia dell'arresto di Riina stava già dilagando in Palermo, e cioè in una città dove anche i muri sono le orecchie della mafia, ed il momento in cui l'appartamento di Riina sarebbe stato effettivamente individuato per potere essere perquisito, sarebbe stato come minimo di 1 ora e mezza, ad essere bravissimi. Riina non era stato catturato, come tanti latitanti, mediante un'irruzione nel suo covo (perchè allora non ci sarebbe stato problema a perquisire), ma per strada, perchè si era visto uscire dal cancello del residence, che era un residence pieno di appartamenti abitati. Quale fosse quello di Riina, non era dato sapere. Bisognava darne atto. In quell'ora e mezza, se c'era qualcosa, questo qualcosa sarebbe scomparso come neve al sole. Come un treno di ruote di un autoarticolato rubate in 5 minuti nel parcheggio di un ristorante, tanto per dare un'idea.
      2) Gli inquirenti sapevano che quello era l'appartamento in Palermo della famiglia, della moglie e dei figli, Non il vero e proprio covo.
      Sapevano dunque anche, come diceva l'esperienza, che in quel genere di appartamenti, i boss non erano abituati a tenere certo il loro archivio principale, perchè troppi esposti. E probabilmente anche in quel caso avevano ragione: infatti Brusca testimoniò successivamente che Riina i documenti importanti non si fidava a tenerli neppure nel covo vero e proprio, perso nelle campagne, ma li seppelliva in una botte ad una certa distanza, nella nuda terra.

      Queste sono le considerazioni sulla quale si fondò la decisione di preferire un'indagine molto importante, piuttosto che una perquisizione dall'esito con tutta probabilità molto esile, per non dire del tutto negativo.

      Quindi Caselli, uditi tutti questi aspetti, decise di non perquisire, e dispose di comunicare in conferenza stampa che l'arresto era avvenuto ad un posto di blocco, e che l'indirizzo del covo era ignoto.
      I Sansone la bevvero, e presero tranquillamente a dare la tinta ai muri dell'appartamento per rilocarlo, lasciando persino al suo posto tutta la cancelleria, disegni dei bambini, bigodini, un bel mucchio davvero di roba, compresa soprattutto una ricevuta recante il nome ed il cognome (falsi, naturalmente, ma identificabili perchè coincidenti con i dati assunti dal Riina sui documenti di identificazione) della moglie di Riina.
      Quindi il piano funzionava.

      Ma comunque sia, ritornando un passo indietro, giuste o sbagliate che fossero le considerazioni fatte tra il ROS e Caselli e che convinsero di non perquisire, quelle erano e su quelle si può discutere anche per molti anni.
      Ma su ciò che successe dopo, il giorno dopo, quando Ultimo vide i giornalisti e decise di stare in campana per qualche giorno, non c'è nulla da discutere e non c'è alcuna attinenza, nessun legame, con la decisione di non perquisire il giorno precedente.
      Si era partiti con un nuovo piano, e la perquisizione era un qualcosa oramai di abbandonato, obsoleto e privo di significato.

      Alla luce di questi fatti, se ci si fosse, in questa vita,  davvero soltanto fermati ad essi, lei non mi avrebbe mai posto la domanda che mi ha posto, Per questo essa è "peregrina".
      Ci è voluta una campagna di mistificazione fondata principalmente su false testimonianze e false leggende, che come tutte le macchine del fango alla fine riescono ad obnubilare le menti e convincere che il bianco sia in qualche modo nero.
      Casseforti asportate, furgoni che andavano e venivano (falso), telecamere puntate sul covo sradicate, mobili traslocati o bruciati, sanitari ammassati nel giardino, stanze spoglie e svuotate di ogni cosa, carabinieri affranti e sconfortati di fronte a tanto scempio e tanta asportazione, pareti tinteggiate per coprire le tracce di DNA degli occupanti, e tutti gli oggetti personali rimossi per la stessa ragione.

      Tutto falso. Tutto quanto falsissimo e quindi frutto di una serie spaventosa di false testimonianze e false rendicontazioni giornalsitiche.

      E allora caro anonimo, se lei è sinceramente interessato a capire, metta su un piatto della bilancia la sua domanda e sull'altro quest'altra domanda: perchè tutta questa sceneggiata, QUESTI FALASI e questo SPERGIURO, allo scopo di rovinare la reputazione e la vita dell'uomo che catturò Totò Riina?

      Mi faccia sapere quale delle due le risulta più pesante ed inquietante.

    • anonimo 11:34 on 8 March 2011 Permalink | Rispondi

      Come si spiega, allora, che dopo 15 giorni di sospensione della sorveglianza del covo, i magistrati cascano dalle nuvole e decidono l'immediata perquisizione?

      Moritz

    • enrix007 23:49 on 8 March 2011 Permalink | Rispondi

      Moritz, c'è una successione di eventi che pare proprio lo scherzo di uno spiritello cattivo, per far saltare la caccia alla cosca.

      Dal 26 gennaio, in Procura c'è nervosismo. Secondo le testimonianze di Aliquò, pare che qualcuno avesse cominciato a bisbigliare sottovoce, (Aliquò dice l'ufficiale dei carabinieri Cagnazzo, ma quello negli interrogatori negherà fermamente) come se fosse qualcosa di strano ed inquietante, che il ROS avesse interrotto la sorveglianza del covo senza dir niente a nessuno.

      Il 30 gennaio finalmente viene convocata una riunione in Procura, presente Ultimo con i procuratori ed altri carabinieri, e gli viene chiesto se era vero che avesse interrotto la sorveglianza ("ciò che, in verità, era ormai noto", dice la sentenza).

      Ultimo conferma ed ovviamente illustra le sue ragioni.
      Per Ultimo era un cosa normale, e non capiva minimamente il perchè di tanta inquietudine.
      A quanto pare non fu comunque in quella riunione che si decise di perquisire il 2 febbraio. Quindi Ultimo era probabilmente riuscito a convincere di soprassedere ulteriormente, assicurando che la strategia non era inficiata minimamente, anzi.

      Si decise invece dopo due giorni, il 1° febbraio, perchè lo spiritello aveva fatto una soffiata all'ANSA di Palermo, che uscì l'1 febbraio con "un lancio di agenzia secondo il quale le forze dell’ordine avevano finalmente individuato il covo del Riina nel complesso di via Bernini."

      L'informazione della conoscenza del covo, era dunque bruciata.

      "La Procura della Repubblica decise, allora, d'accordo con la territoriale, di disporre le perquisizioni domiciliari in tutte le ville di via Bernini, che
      vennero eseguite il giorno 2.2.93"

      Questi i fatti come risultano dalla sentenza.

      Pensavo comunque che un documento interessante, in ogni caso, da leggere con attenzione, è la memoria prodotta da Ultimo nell'udienza preliminare del 3 febbraio 2005.

      Io molte notizie sui fatti da lui narrati e sulle sue ragioni, le traggo di lì.

      Se qualcuno fosse interessato, può segnalarmelo, e potrei pubblicarla come un articolo.

    • anonimo 09:37 on 9 March 2011 Permalink | Rispondi

      Molto interessato alla memoria prodotta da Ultimo nell'udienza preliminare.  Grazie.

      Paolo.

    • anonimo 16:17 on 9 March 2011 Permalink | Rispondi

      Giornalisti infallibili e che non raccontino balle li devono ancora inventare e Travaglio non fa eccezione, però, a mio avviso, è superiore alla media in circolazione(soprattutto in italia) e mi riferisco in particolare alla sua costante volontà di raccontare le cose che altri non raccontano; io, ad esempio, sarò sempre grato a Travaglio per essere stato uno dei pochissimi giornalisti(gli altri sono Vulpio e Massari) ad aver raccontato davvero, nella sua allucinante realtà, il caso del cosiddetto scontro tra procure (salerno-Catanzaro) che scontro non era affatto, e la vicenda di Clementina Forleo.

    • anonimo 00:10 on 12 March 2011 Permalink | Rispondi

      e illeggibile….ma se è scritta a macchina ( pc)….
      ma non è che è stato usato un pò lo stesso metodo di travaglio che criticate
      e poi vi sembra una notizia questa…
      il silenzio è d'oro

    • anonimo 00:24 on 12 March 2011 Permalink | Rispondi

      Certo che paragonare le malefatte di Travaglio e Berlusconi è da buontemponi!!! Paragonarne le prescrizioni poi… uno ne beneficia per evidente dolo del giudice, l'altro se le accorcia con apposite leggi in parlamento… Se volete dimostrare che Travaglio è un manipolatore e avete solo questo materiale per le mani… buona fortuna, ma questo non vuol dire che tutto quello che dice sia manipolato, bisogna aprire gli occhi e le orecchie, pensare con la propria testa, senza seguire i Berlusconi, i Travaglio, i Cicchitto i Santoro e via dicendo. Bisogna ascoltare  tutti e verificare. Alla luce dei fatti Berlusconi è palesemente stato disonesto con gli elettori, mentre si è sistemato ben più di un problemino per le sue aziende. Di Travaglio non me ne frega perchè non guadagna nemmeno un soldo delle tasse che pago.

    • enrix007 08:42 on 15 March 2011 Permalink | Rispondi

      @ANONIMO 43

      Certo, il silenzio è d'oro, specie quando nelle vene ti scorre veleno ed il tuo cervello è poltiglia manipolata.  Altrimenti si è soltanto capaci di insinuare porcherìe, come quella che hai insinuato tu, che sei un chiaro esempio di scolaretto modello di quella scuola dove il tuo maestrino impartisce da anni lezioni di odio e surrealismo.

      Comunque pur allenandoti coi libri di Travaglio anzichè con benedetto Croce, quanto meno avrai imparato a leggere, così se vorrai provare a cimentarti nell'individuare CON CERTEZZA quella parolina illeggibile, ora potrai farlo, dal momento che grazie allo stimolo della tua diffidenza contadina, caro san Tommaso, ho deciso di rendere scaricabile la copia del dispositivo. così come io l'ho acquisita. (vedi nell'articolo).

    • enrix007 14:14 on 15 March 2011 Permalink | Rispondi

      ANONIMO 42

      "…mi riferisco in particolare alla sua costante volontà di raccontare le cose che altri non raccontano; io, ad esempio, sarò sempre grato a Travaglio per essere stato uno dei pochissimi giornalisti(gli altri sono Vulpio e Massari) ad aver raccontato davvero, nella sua allucinante realtà, il caso del cosiddetto scontro tra procure (salerno-Catanzaro) che scontro non era affatto, …."

      Anonimo, mi riferisca se per caso le risulta che Travaglio nella foga di raccontare lui e solo lui, nella sua allucinante realtà, quello scontro fra Procure, le  abbia per caso anche raccontato di questa dichiarazione di De Magistris dinnanzi ai magistrati di Salerno:

      "...loro dovevano fermare l'inchiesta e l'inchiesta "Why Not" e si comprende perché. Perché coinvolge in modo serio Romano Prodi con ipotesi di reato serie e sicuramente già accertate nei confronti di suoi strettissimi collaboratori, in particolare Piero Scarpellini, Sandro Gozi e che soprattutto lasciava intravedere un discorso molto interessante di riciclaggio di denaro dalla Calabria a San Marino, e i risultati che stavamo raggiungendo erano straordinari… "
      (Luigi De Magistris – interrogatorio dinnanzi al PM di Salerno il 12 novembre 2007)

      "… e la vicenda di Clementina Forleo."

      Anonimo, lei per caso è a conoscenza di ciò che pensa e scrive di Travaglio la Clementina Forleo?

    • anonimo 15:28 on 15 March 2011 Permalink | Rispondi

      Sono perfettamente d'accordo con la sua osservazione: Travaglio ha degli intoccabili (come Romano Prodi) di cui non svelerebbe gli altarini  nemmeno sotto tortura e questo è sicuramente un grave limite del suo giornalismo. Sono anche consapevole delle critiche(spesso giuste) mosse ad esempio da Vulpio e dalla Forleo a Travaglio.

    • anonimo 16:12 on 15 March 2011 Permalink | Rispondi

      la Sinistra da anni ci propone un certo tipo di modello. Quello secondo il quale, in Italia, esisterebbe una scissione ben definita tra Bene e Male. Loro, ovviamente, rappresenterebbero la prima opzione, “tutta da una parte”. Il resto sarebbe solo Male.
      Il problema non è solo stabilire chi sia Berlusconi, che cosa faccia, o che cosa facciano i suoi collaboratori per lui, ma è capire se i suoi grandi nemici, i suoi grandi accusatori, gli autoproclamatisi paladini del Bene, abbiano i numeri per giudicarlo.
      Può, una persona che gode dell’immunità, rinfacciare a Berlusconi il suo desiderio di averne una?
      Può, una persona che non si presenta ad un processo, pretendere che Berlusconi, invece, lo faccia nei suoi?
      E tralascio tutta una serie di evidenti macchinazioni che hanno avuto il solo scopo di creare un danno alle sue aziende, da Calciopoli alla legge che tentava di scippargli Rete 4.
       
      asv 
       

    • enrix007 18:21 on 15 March 2011 Permalink | Rispondi

      ANONIMO 47

      Una spiegazione possibile di tale atteggiamento, è quella ipotizzata dal docente universitario esperto di massoneria, prof. Franceschetti.

      Io non affermo di condividere tali ipotesi, però le segnalo:

      http://www.lavocedirobinhood.it/Articolo.asp?id=152

    • anonimo 02:05 on 27 February 2011 Permalink | Rispondi

      Dici bene: Travaglio e compagni di merende alzano il tiro sempre di più perchè sanno di avere dalla loro parte la Magistratura, la quale lo fa senza un minimo di riserbo.
      Una magistratura che interviene su tutto Potere esecutivo e potere legislativo tanto da poter dire che siamo in un sistema dittatoriale retto dalla magistratura
      Si danno una mano gli uni con gli altri in questa lotta senza quartiere iniziata nel 1994 e con termine finale : MAI
      Maria

    • anonimo 12:36 on 27 February 2011 Permalink | Rispondi

      Cara Maria,
      analisi lucida ed ineccepibile!
      Enrico, come mai secondo te per il taglia e cuci dell'intervista a Borsellino che tu hai dimostrato e che lui ha pubblicato senza controllo della veridicita' delle fonti non aprono nessuna inchiesta?
      cesare

    • anonimo 22:16 on 27 February 2011 Permalink | Rispondi

      La prescrizione è sacrosanta e legittima, insomma, non inficia minimamente  la fedina penale del sig. Travaglio…quindi è benemerita!! Se invece la prescrizione si riferisce ad un processo di Berlusconi, la stessa è indegna, lo rende egualmente colpevole ed è stata ottenuta grazie alla complicità di avvocati strapagati (da Berlusconi, ovviamente!!!) e non può cmq assolverlo, agli occhi di Travaglio e dei suoi estimatori, dalle accuse che lo hannon accompagnato per tutto l'iter processuale!!! Per Travaglio  ci sono prescrizioni…e prescrizioni!!! Le sue sono sante ed ortodosse!!!

    • anonimo 22:46 on 27 February 2011 Permalink | Rispondi

      Non aprono inchieste su cose scomode per le loro tesi: a loro fanno comodo i Travaglio, i Santoro e tutta la pletora sinistra che li aiutano in quest'opera di demolizione del nemico, quel nemico che da 17 anni non riescono ad abbattere
      Maria

    • anonimo 11:23 on 28 February 2011 Permalink | Rispondi

      Come ho accennatio,personaggi come Travaglio,campano con i processi per diffamazione.Tratto il bilancio, tra quanto pagano e quanto ricevono, anche in termini di notorietà,indossati gli abiti della vittima,sguazzano nella carte bollate.Su digitate il mio nome e cognome, Giuseppe Donia,Fabio Repici,Nicola Vendola,su Google,noterete la inutilità di avere speso per me,12 mila € , al fine di presentare 22 querele per diffamazione.Richiesta di archiviazione da parte dei PM ( senza compiere atti d'indagine , per come risultava dall'assassenza nei fascicoli .Il consunti vo è il seguente : 22 richieste di archiviazione richieste al GIO, 22 opposizioni,ventidue senrente di archiviazione. Richieste e sentenze, sono espresse con 44 pareri e motivazioni diverse.
      Grazie a quello che leggerete su Google,mi ebbi un avviso di garanzia nel 2000,dopo pochi mesi, dal PM della DDA venne richiesta l'rchiviazione,sentenzoata, sia pure con qualche spennellata di " dubbia moralità".Due conclusioni indagini, di uno per omonimia indotta, e laltra per un reato in cui mancava il luogo, il movente l'oggetto ceduto ad un serial killer,già in precedente espulso da programma di protezione.Tirato fuori dal carcere di Pagliarelli, con ampio risalto pubblicitario da parte del Rag.Avv.Fabio Repici, canto la romanza con accompagnamento già scritto.Assolto in ambedue i casi,con richiesta del PM, " perchè il fatto non sussiste".La rilevanza mediatica di Lucarelli,Chi l'ha visto,oltre ai siti antimafia,di cui trovere traccia su Google,proseguono ancora.Grazie.Giuseppe Donia.

    • anonimo 11:26 on 28 February 2011 Permalink | Rispondi

      Non ho un blog, quandi credo che non potrete pubblicare nulla.Poi quella linea trasversale sui vs codici, è irriprudicile, per me.Grazie lo stesso.
      Beppe Donia.

    • anonimo 23:45 on 28 February 2011 Permalink | Rispondi

      Travaglio e' stato condannato per diffamazione. E' un giornalista che ha scritto innumerevoli articoli, libri e saggi… una volta gli e' capitato si sbagliare, ed e' stato condannato. Non mi sembra che Marco abbia mai gridato al "complotto delle Toghe Azzurre": ha semplicemente accettato la sentenza. Nemmeno si e'  messo a brigare nel Parlamento per cercare di cambiare la legge sulla diffamazione (che invece avrebbe bisogno di essere cambiata perche' adesso com'e concepita e' un ostacolo alla liberta' d'espressione e d'informazione come altrove gia' argomentato). Adeso la legge sulla diffamazione e' quella che e' e, come tale, va rispettata. Tutto sommato, in una pese come l'Italia, per un giornalistra cadere nelle maglie della diffamazione e' abbastanza naturale. Per non diffamare, occorre che un giornalista non scriva mai dei politici. Travaglio ha scritto tanti libri ed articoli su Previti ma molto su Previti lo hanno scritto i magistrati nelle loro sentenze di condanna. E Previti non e' stato condannato per diffamazione ma per corruzione ed altri reati molto gravi. Reati che prevedono anni di galera…. Quella condanna per diffamazione dimostra che Travaglio su un milione di cose che ha scritto di Previti, 1 era sbagliata; le altre 999999 erano giuste. Voi siete contenti della condanna per 1 cosa storta? Io pure sono contento: per la stragrande maggioranza di verita' che Marco ci ha raccontato! E che e' stata poi confermata dalle sentenze di condanna su Previti!

    • anonimo 13:50 on 1 March 2011 Permalink | Rispondi

    • anonimo 13:15 on 2 March 2011 Permalink | Rispondi

      Caro Enrix
      il buon Facci le ha fatto uno spottone nel suo articolo di ieri.
      Sinceri (lei lo sa che sono sincero) complimenti.
      Luigi

    • anonimo 15:00 on 2 March 2011 Permalink | Rispondi

    • enrix007 13:49 on 3 March 2011 Permalink | Rispondi

      RISPONDO ALL'ANONIMO DELLE 23:45 DEL 28 FEBBRAIO

      “Travaglio e' stato condannato per diffamazione. E' un giornalista che ha scritto innumerevoli articoli, libri e saggi… una volta gli e' capitato si sbagliare, ed e' stato condannato.”
       
      Non si tratta di uno “sbaglio”. Si tratta di un reato doloso.
       
      “ Non mi sembra che Marco abbia mai gridato al "complotto delle Toghe Azzurre": ha semplicemente accettato la sentenza.”
       
      No, le sembra sbagliato, Non ha per nulla accettato la sentenza. Le sentenze di condanna si accettano espiando la pena e tacendo. Travaglio si è appellato contro la prima, augurandosi che “6 occhi vedano meglio di 2” (il che significa non accettare la sentenza polemizzando col giudice), ed ora che anche altri 6 occhi hanno visto esattamente come i primi 2, ha già annunciato di volersi aggrappare alla prescrizione (alla quale invece, se vuole, può rinunciare). Quindi non accetta neppure la seconda sentenza, pur essendo prevista solo una pena pecuniaria.
      Anonimo, prima di fare di ‘sti ragionamenti, provi a guardarsi allo specchio se per caso non si vedono i taglietti della lobotomia, sotto alla cute.
       
       “Nemmeno si e'  messo a brigare nel Parlamento per cercare di cambiare la legge sulla diffamazione”
       
      Non può farlo, è un giornalista. Però può fare di peggio, in quanto tale: può convincere gente come lei che, ad esempio, le modifiche del codice penale in merito al falso bilancio, anziché giuste, eque e sacrosante, siano deleterie per il sistema ed utili solo al premier.
       
      “ (che invece avrebbe bisogno di essere cambiata perche' adesso com'e concepita e' un ostacolo alla liberta' d'espressione e d'informazione come altrove gia' argomentato). “
       
      Ecco, come volevasi dimostrare, lei ha bisogno di cure. Abbiamo già una legge sulla diffamazione fra le più striminzite al mondo, ci manca ancora che venga cambiata in modo che gente come Travaglio possa accusare a ufo di irretimento di minori chicchessia, senza più risponderne neppure quando sia provato che il minore era in realtà maggiorenne. Lei confonde la libertà d’espressione con la libertà d’aggressione e sputtanamento per mezzo delle più bieche ed dimostrate falsità, e per arrivare a fare confusione in questo modo su concetti così elementari quanto fondamentali, bisogna giustappunto avere fatto indigestione di Travaglio, con guasti al cervello ormai irreparabili, ahimè.
       
      “Adesso la legge sulla diffamazione e' quella che e' e, come tale, va rispettata.”
       
      Ci mancherebbe altro.
       
      “ Tutto sommato, in una paese come l'Italia, per un giornalistra cadere nelle maglie della diffamazione e' abbastanza naturale.”
       
      Assolutamente no, può essere naturale ma può anche non esserlo: ciò dipende dal fatto che nel nostro codice penale, nel reato di diffamazione, non viene preso in considerazione l’elemento psicologico, vale a dire la coscientia criminis.   E’ naturale diffamare, quando ti sfugge una notizia non veritiera per errore o per omesso controllo, cosa che capita ad esempio quando si scrive in fretta o si pubblica un’intervista senza vagliare le affermazioni dell’intervistato.
      Ma manipolare scientificamente una notizia, come secondo me e secondo i giudici avrebbe fatto Travaglio, studiando a tavolino l’inserimento di un testo manipolato all’interno di un articolo con lo scopo preciso di diffamare un terzo, quello no, non è per niente naturale: è criminale.
       
      “Per non diffamare, occorre che un giornalista non scriva mai dei politici. “
       
      Non c’entra nulla.  Evitare di cadere nella diffamazione in cui è caduto Travaglio, è semplicissimo: basta essere onesti.
       
      “Travaglio ha scritto tanti libri ed articoli su Previti ma molto su Previti lo hanno scritto i magistrati nelle loro sentenze di condanna. E Previti non e' stato condannato per diffamazione ma per corruzione ed altri reati molto gravi. Reati che prevedono anni di galera…. Quella condanna per diffamazione dimostra che Travaglio su un milione di cose che ha scritto di Previti, 1 era sbagliata; le altre 999999 erano giuste. “
       
      Perfetto: e allora mi risponda: a che scopo far passare una patacca per sputtanare ulteriormente un tale criminale? Io ci vedo semmai un’aggravante, un segno chiaro di una patologia ben precisa, che si chiama disonestà cronica.
       
      “Voi siete contenti della condanna per 1 cosa storta?”
       
      Io sono estremamente soddisfatto, e se me lo domanda, le spiegherò anche le ragioni.
       
      “ Io pure sono contento: per la stragrande maggioranza di verita' che Marco ci ha raccontato! E che e' stata poi confermata dalle sentenze di condanna su Previti!”
       
      Le verità che racconta Travaglio, le raccontano anche tutti gli altri. E’ quando ci dice cose speciali, quelle che non dicono gli altri, come ad esempio che Berlusconi ha comprato la villa di Arcore da un’orfanella minorenne che aveva Previti come tutore, o che il capitano Ultimo ha rimosso da un lampione una telecamera piazzata per sorvegliare il covo di Riina, o che l’intervista a Paolo Borsellino non è stata scientificamente manipolata, o che c’è un pizzino dove Provenzano promette appoggio elettorale a Berlusconi in cambio dell’uso di una televisione, o che dal covo di Riina i mafiosi si son portati via o bruciati tutti i mobili, ecc..ecc… in tutti questi casi, purtroppo si tratta di balle sesquipedali.

    • anonimo 20:40 on 3 March 2011 Permalink | Rispondi

      La legge sul Falso in bilancio è talmente positiva che da quando è in vigore non si riesce più a condannare nessuno per un reato che per l'economia di una nazione è semplicemente devastante. Lei dice che la storia della villa di arcore è falsa, ci spieghi allora come sono andate le cose e ci dia possibilmente delle fonti affidabili a cui attingere.

    • anonimo 20:44 on 3 March 2011 Permalink | Rispondi

      Correggo parzialmente quanto sopra scritto: con la nuova legge sul falso in bilancio non si riesce più a mandare in galera nessuno.

    • enrix007 11:08 on 4 March 2011 Permalink | Rispondi

      FALSO IN BILANCIO

      Allora, caro anonimo, sul falso in bilancio è evidente che lei non è molto preparato, forse perchè ha studiato solo sui bignamini del suo guru.

      Il reato di "falso in bilancio", nell'universo mondo e cioè dalla Francia (e oggi anche dall'Italia) a Taiwan, è la falsificazione del bilancio consuntivo, cioè della stesura finale dell'anno di esercizio dei conti dell'azienda e la fissazione dello status patrimoniale, prodotta per danneggiare, cioè per fregare, i soci comproprietari di una società.

      Lei ha capito che significa?

      Significa: io, che amministro un'azienda o che comunque ho le deleghe ed i poteri per redigere e presentare il bilancio, falsifico i conti oppure i sottoconti per sottrarre dividendo e profitti ai soci o comunque a terzi che ne hanno diritto.
      Ebbene, caro anonimo, quello è il falso in bilancio punito in ogni parte del mondo e, oggi, così come prima, anche in Italia.
      Non è cambiato assolutamente nulla con Berlusconi, e se si commette oggi falso in bilancio, mi spiace per lei e per i libriccini dove ha studiato, in galera si finisce eccome.
      Ed infatti è, ad esempio, uno dei capi d'imputazione del condannato Tanzi per Parmalat, (che come ha visto si è beccato un bel po' di annetti), forse avrà letto qualcosa sui giornali.
      Quindi quando lei dice che in galera per falso in bilancio non ci va più nessuno, dice, naturalmente, un'enorme cazzata.
      Ma proseguiamo.

      A causa di un vulnus della legge, prima delle modifiche da lei contestate, succedeva una cosa singolare, che cercherò di spiegarle con parole più semplici che posso.

      Se l'amministratore o comunque il proprietario e dirigente di un'azienda, commetteva dei falsi nei documenti contabili, questi venivano interpretati, sempre ed in qualsiasi condizione, dai nostri magistrati, come dei falsi in bilancio per estensione. Senza alcuna distinzione.

      Ciò è assurdo, e le spiego perchè.

      Falsificando le scritture contabili (esempio: emettendo fatture false, o vendendo "senza fattura" materiali che pertanto debbono essere fatti scomparire in qualche modo, col bianchetto, dai registri di carico, o gonfiando i costi propri registrando nell'azienda spese improprie), io commetto un reato. In certi casi le sanzioni sono molto pesanti, ad esempio per la falsa fatturazione, ci sono sino a 6 anni di galera.
      Dell'Utri, ad esempio, ha già subito una condanna proprio per false fatturazioni.

      Ora, va da sè che se io inserisco in un bilancio un passivo condizionato da fatture false, ne risulta sfalsato anche il bilancio. ma in molti  casi ciò non causerebbe danni nè diretti nè indiretti, ad alcun socio o ad alcun terzo. Ebbene, in questo caso, prima delle opportune modifiche, i giudici contestavano egualmente il "falso in bilancio" sostenendo per l'appunto che il bilancio era comunque falso.
      In realtà il bilancio non era falso, ma vero, perchè riportava esattamente le scritture contabili, dove però erano registrati documenti falsi.

      Ma l'imputato, caro anonimo, senza tale contestazione, avrebbe pagato lo stesso e comunque, perchè per quei falsi veniva comunque processato rischiando sino a 6 anni di carcere.

      In pratica è un po' come se ad un ladro sorpreso a rubare, fosse stato contestato, oltre che il reato di furto, anche quello di appropriazione indebita, perchè effettivamente anche il furto è un'appropriazione indebita, e quindi lo stesso ladro venisse condannato per due diversi reati sovrapponibili.
      E ciò, è semplicemente assurdo.

      Quindi, per riassumere, oggi dopo le SACROSANTE CORREZIONI, la situazione è questa:
      - se la falsificazione delle scritture contabili è stata fatta in danno  ai soci o a naturali beneficiari di usufrutto, il falso in bilancio continua ad esistere esattamente come prima, con gli stessi anni di galera previsti, così come avviene in tutti i paesi del mondo.
      - se la falsificazione delle scritture contabili non danneggia i soci, il falsificatore viene comunque perseguito dalla legge per quel reato di falsificazione strettamente circoscritto, come è giusto che sia, senza che possa venirgli contestato anche l'automatico sfalsamento del bilancio, il che rappresenterebbe invece, sic et simpliciter, una duplicazione dei capi d'imputazione per quello che invece è un unico reato, per il quale sono già previste di per sè pene molto salate.
      - se i soci contestano in ogni caso la falsificazione del bilancio, il reato continua ad essere comunque perseguito, esattamente come prima.

      Così le cose,  vanno benissimo.

      Come invece funzionavano le cose prima, se in una società di padre e figlio i due registravano fatture false, oltre che un processo per quella ragione POTEVANO (nota bene: non era automatico, ma facoltà degli inquirenti) vedersi contestato anche il reato di FALSO IN BILANCIO, quando invece in quel caso la sfalsatura del bilancio non era che un'appendice, una ovvia conseguenza, della falsa scrittura contabile che stava a monte, che è invece il vero reato che va perseguito.

      Spero che questa mia spiegazione sia stata chiara, e le abbia fatto comprendere che non bisogna mai prendere come buoni per partito preso gli slogan o le filastrocche dei politici o dei giornalisti che fanno politica. Gli argomenti vanno sempre studiati ed approfonditi, prima di emettere giudizi.

      Questo è il classico caso dove per odio di Berlusconi e delle sue convenienze, si critica invece una modifica alla vecchia legge che è giustissima e sacrosanta. Prima, c'era una falla.

    • enrix007 12:10 on 4 March 2011 Permalink | Rispondi

      ORFANELLA MINORENNE

      Io ho detto che Travaglio ha scritto che "Berlusconi ha comprato la villa di Arcore da un’orfanella minorenne che aveva Previti come tutore", e che ciò è falso.

      Ed è falso perchè la villa è stata acquistata nel 73, l'orfanella era del 51, nel 73 aveva 22 anni, ed era quindi MAGGIORENNE.

      In quanto maggiorenne, non doveva e non poteva avere alcun tutore.

      Infatti non aveva tutore Previti, ma aveva invece un marito, brasiliano, viveva in Brasile tranquilla, ed ha agito in piena consapevolezza e secondo le proprie convenienze, al di là del fatto di essere orfanella, condizione che l'accomuna semplicemente a tutti gli esseri viventi che non hanno più i genitori, ma che in età adulta comprano e vendono quello che gli pare nei modi che gli pare.

      Che fosse del 51 e avesse trattato la vendita nel 73, lo trovi scritto dappertutto, anche su wikipedia. (cerca con Casati Stampa, trovi i dati anagrafici).

      Poi ci sono moltissimi altri dettagli molto gustosi, e se approfondiamo vedrai che alla fine tutta questa storia della villa di Arcore risulta effettivamente una bufala particolarmente perfida, ma per ora mi fermo qui, perchè io non sono il biografo di Berlusconi, nè mi interessa esserlo.

      Sta di fatto che se uno aprofitta di un minore per mezzo di un tutore addomesticato, è un lestofante.

      Se uno compra da un maggiorenne in piena facoltà di decidere, ma qualcuno scrive che il venditore era minorenne irretito da un tutore addomesticato, il lestofante è chi ha scritto il falso.

      Stammi bene.

    • anonimo 15:45 on 4 March 2011 Permalink | Rispondi

      Voglio precisare che non mi anima alcuno spirito di faziosità e che non sono uno che si fa abbindolare da giornalisti che fanno politica(meno che meno da Travaglio). Ammetto inoltre di non essere un esperto e che sia vero ciò che lei scrive sul falso in bilancio(penso di avere una mente aperta e sono disposto a modificare le opinioni). Devo però dire che non ho letto libriccini ma semplicemente tendo a fidarmi delle parole e degli scritti di un ex pubblico ministero come Bruno Tinti (del quale ho letto il bel libro "toghe rotte") il quale cerca di mostrare come la nuova normativa sia semplicemente devastante. Può darsi che Tinti abbia torto e lei ragione(non essendo un esperto non mi esprimo) ma dovrei approfondire l'argomento per stabilire chi la racconta giusta.

    • anonimo 19:44 on 4 March 2011 Permalink | Rispondi

      Lei afferma che Travaglio ha scritto "Berlusconi ha comprato la villa di Arcore da un'orfanella minorenne che aveva Previti come tutore".
      Cortesemente potrebbe specificare dove e quando Travaglio ha scritto ciò che Lei riporta virgolettato?
      Grazie.

    • anonimo 20:22 on 4 March 2011 Permalink | Rispondi

      Allanzatu da Chianti
      Travaglio e tanti altri un giorno, forse, si vergogneranno di ciò che scrivono e hanno scritto. Soprattutto sulla mafia e la storia della stragi.

    • anonimo 20:47 on 4 March 2011 Permalink | Rispondi

      Il commento 16 contiene un errore di scrittura, riscrivo correttamente: "ammetto di non essere un esperto e di non sapere se ciò che lei sostiene sul falso in bilancio sia vero o no".

    • anonimo 21:47 on 4 March 2011 Permalink | Rispondi

      Genio,
      guarda che quando vennero uccisi i genitori la contessina era minorenne. Hai 48 anni, non dirmi che non sai che prima la maggiore età era a 21… E' importante specificarlo (non mi rispondere che tu intendevi "maggiorenne durante la vendita", ti prego!). Poi scelse Previti come pro-tutore, non sapendo che era già in affari con il Cavaliere. Poi la villa venne venduta nel '73 o '74 (non ricordo), ad un prezzo infinitamente più basso del suo valore. Ah, se non sprecassi la tua puntigliosità e il tuo tempo… comunque bravo, al netto di questi errori (voluti? spero di no), sei davvero un bel rompiballe (è un complimento, credimi). Sei tenace e usi la logica, ma non sempre ci azzecchi. Comunque complimenti di nuovo, non ci sono tanti blogger così puntigliosi!

    • anonimo 11:20 on 5 March 2011 Permalink | Rispondi

      Travaglio sbaglierà sulla questione del lampione, ma sulla mancata perquisizione del covo di Riina resta una domanda alla quale personalmente non so rispondere: è ragionevole il comportamento di De Caprio il quale dopo avere proposto ai magistrati di non perquisire il covo alle ore 16 smobilita e stacca tutto senza avvertire i magistrati e senza più perquisire il covo di Riina, lasciandolo quindi incustodito per quindici giorni? In genere si risponde dicendo che fosse inutile e controproducente sostare davanti al complesso residenzialee allora mi chiedo perchè, rendendosi conto di ciò, non si è informato i magistrati e non si è proceduto alla perquisizione. Si badi, io non sostengo che non esistano risposte a questa domanda che salvino la razionalità di un comportamento del genere, ma al momento non ne conosco e mi piacerebbe conoscerle.

    • anonimo 12:01 on 5 March 2011 Permalink | Rispondi

      Ecco bravo anonimo,approfondisci l'argomento e poi torna a discutere!
      Qui hai trovato pane per i tuoi denti(cariati)….
      Ciao Enrico,sempre in forma eh?
      Maury

    • enrix007 09:56 on 6 March 2011 Permalink | Rispondi

      RISPONDO AD UN MESSAGGIO PER VOLTA

      ANONIMO 19:44, 04 marzo, 2011

      "Lei afferma che Travaglio ha scritto "Berlusconi ha comprato la villa di Arcore da un'orfanella minorenne che aveva Previti come tutore".
      Cortesemente potrebbe specificare dove e quando Travaglio ha scritto ciò che Lei riporta virgolettato
      ?"

      Intanto una premessa per fugare un equivoco: io ho utilizzato il virgolettato, nel mio messaggio n°15, per riprendere una mia citazione testuale, del messaggio n° 11 alla quale mi erano state chieste spiegazioni, Quindi il virgolettato è stato utilizzato per delimitare cìò che io ho detto che Travaglio avrebbe scritto e non ciò che Travaglio avrebbe scritto in senso stretto e letterale.

      Chiarito quindi che si tratta di un richiamo di ciò che ho scritto nel messaggio n°11, io in quel messaggio avevo illustrato, in forma narrativa e sintetica, ciò che Travaglio aveva scritto di questa vicenda.
      In realtà  Travaglio scrive si esattamente questo, ma in un contesto maggiormente dettagliato di nomi, date e circostanze.

      Ciò che Travaglio letteralmente ha scritto è: "nel 1973 Berlusconi acquista da Annamaria Casati Stampa di Soncino ereditiera minorenne della nota famiglia nobiliare lombarda rimasta orfana nel 1970, la settecentesca Villa San Martino ad Arcore, con quadri d’autore, parco di un milione di metri quadrati, campi da tennis, maneggio, scuderie, due piscine, centinaia di ettari di terreni. La Casati è assistita da un pro-tutore, l’avvocato Cesare Previti".

      La fonte è il libretto intitolato semplicemente «Berlusconi», tradotto in quattro lingue e distribuito dal deputato europeo diessino Vattimo a tutti i parlamentari di Strasburgo il pomeriggio del 2 luglio 2003, mentre il Cavaliere tiene il suo discorso programmatico per l'avvio della presidenza di turno italiana dell'Unione.

      Così il parlamento europeo è stato compiutamente edotto del fatto che Berlusconi avrebbe comprato la sua casa da una minorenne pro-tutelata da Previti (che invece era maggiorenne ed in quanto tale priva di qualsiasi tutore o pro-tutore) e del fatto che «Gemäss dem Direktor der Banca d'Italia Francesco Giuffrida», «según el dirigente del Banco de Italia Francesco Giuffrida» e via traducendo, i capitali iniziali del biscione erano di provenienza non tracciabile e che quindi «La Procura di Palermo sostiene che sono i capitali mafiosi "investiti" nel Biscione dalle cosche legate al boss Stefano Bontate», sempre così come rivelò, in quattro lingue, Vattimo ai colleghi per mezzo del libriccino di Travaglio. (il quale Giuffrida invece, successivamente, querelato da Fininvest, ammise e riconobbe in una dichiarazione resa per iscritto «i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento ed inoltre che le predette operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali da escludere l'apporto di capitali di provenienza esterna al gruppo Fininvest».)

    • enrix007 10:33 on 6 March 2011 Permalink | Rispondi

      MESSAGGIO N° 20

      "Genio,
      guarda che quando vennero uccisi i genitori la contessina era minorenne.

      Tutti lo siamo stati, minorenni, in un certo momento della nostra vita, non solo la contessina. Non serve un genio, per capirlo.

      "Hai 48 anni, non dirmi che non sai che prima la maggiore età era a 21…"

      Secondo te, per quale ragione io avrei scritto che Berlusconi comprò la villa da una maggiorenne,precisando le date di nascita della fanciulla e quella di vendita della casa? Hai fatto il calcolino con la sottrazione?

      E' importante specificarlo 

      Certo, è buona cosa specificare che la ragazzina ha venduto la casa nella maggiore età e con poteri propri di firma, pur avendo avviato (forse) le trattative quand'era minore. Così uno si fa un'idea precisa.
      Ma purtroppo Travaglio non l'ha fatto. Travaglio ha scritto che Berlusconi ha comprato la villa da un'orfana minorenne assistita dal pro-tutore Previti. Forse tu non ti rendi conto della piccola differenza fra questo resoconto e la realtà, ma te la spiego bene io fra un attimo.

      (non mi rispondere che tu intendevi "maggiorenne durante la vendita", ti prego!).

      Ma no, ma no, piccino, non ti rispondo così: siccome Travaglio ha scritto che Berlusconi ha acquistato la villa da una minorenne sotto tutela, io ho voluto precisare che questa era maggiorenne quando ha perduto i genitori, e non quando Berlusconi ha acquistato la villa.
      Risposta confacente? Ti senti bene? Pastiglietta?

      Poi scelse Previti come pro-tutore, non sapendo che era già in affari con il Cavaliere.

      E come no, certo avesse saputo che questo aveva rapporti d'affari o professionali con un certo Silvio Berlusconi, all'inizio degli anni 70, non  l'avrebbe mai scelto, come pro-tutore: chissà che gli avrà detto Previti quando le parlò di Berlusconi come potenziale acquirente: mica che lo conosceva per ragioni professionali, forse gli avrà detto che aveva letto un annuncio su un giornale, di un milanese che cercava case da acquistare.
      Ma non siamo ridicoli, per cortesìa.

      Poi la villa venne venduta nel '73 o '74 (non ricordo),

      Nel 73, quando la fanciulla compiva 22 anni di età, era sposata, viveva in Brasile, nessuno la irretiva e faceva quel cazzo che voleva.

      "ad un prezzo infinitamente più basso del suo valore. "

      Questa è la vulgata. Ma anche qui pare che qualcosa scricchiola.
      Pare che ci fossero delle perizie non Previtiane o Berlusconiane, ma del Tribunale, che fissavano il valore dell'immobile in tre miliardi di lire.

      Pare che ci fosse sulla casa un'ipoteca iscritta dall'erario, che voleva rate per tasse impagate dall'orfanella di 400 milioni di lire al semestre.

      Pare che i 500 milioni l'orfanella li abbia presi netti e puliti, con la villa venduta libera da ipoteche.

      D'altro canto, se chi ha scritto un libro su questa vicenda sostenendo che il prezzo era inongruo e frutto di un irretimento, è stato querelato da Previti, ed è stato assolto non per aver scritto la verità effettiva, ma per aver scritto, secondo il giudice,  la "verità putativa", una ragione ci sarà.
      Tu sai che cos'è una "verità putativa"?

      Ah, se non sprecassi la tua puntigliosità e il tuo tempo… comunque bravo, al netto di questi errori (voluti? spero di no),

      Voluti tua nonna. Vai a cercare sul dizionario il significato della parola "errore", please.

      sei davvero un bel rompiballe ecc…eccc…

      Grazie.

    • enrix007 17:23 on 6 March 2011 Permalink | Rispondi

      RIPSONDO A COMMENTO N°21

      "Travaglio sbaglierà sulla questione del lampione, ma sulla mancata perquisizione del covo di Riina resta una domanda alla quale personalmente non so rispondere: è ragionevole il comportamento di De Caprio il quale dopo avere proposto ai magistrati di non perquisire il covo alle ore 16 smobilita e stacca tutto senza avvertire i magistrati e senza più perquisire il covo di Riina, lasciandolo quindi incustodito per quindici giorni? In genere si risponde dicendo che fosse inutile e controproducente sostare davanti al complesso residenzialee allora mi chiedo perchè, rendendosi conto di ciò, non si è informato i magistrati e non si è proceduto alla perquisizione. Si badi, io non sostengo che non esistano risposte a questa domanda che salvino la razionalità di un comportamento del genere, ma al momento non ne conosco e mi piacerebbe conoscerle"

      Caro anonimo, prima di domandarsi quanto si è chiesto nella parte in grassetto, si chieda invece che cosa pensa si sarebbe potuto trovare di interessante in quel covo se fosse stato perquisito il 2° giorno dopo l'arresto, oppure il quinto, o il nono, anzichè il quidicesimo.

      Se lo domandi tranquillamente, perchè spremendo le meningi vedrà che arriverà ad una facile ed ovvia risposta, che è la seguente: perquisendo il 2° giorno dopo l'arresto, oppure il quinto, o il nono, si sarebbe trovato, di interessante, esattamente ciò che si trovato il quindicesimo: nulla di nulla. Solo un appartamento ammobiliato con qualche effetto personale dei precedenti occupanti privo di valore investigativo. Se c'era qualche documento scottante, ad esempio in cassaforte, questo fu fatto sparire ovviamente dalla moglie e dai gregari vicini di casa appena avuta la notizia dell'arresto, e cioè subito, la mattina stessa di quel giorno di gennaio. E' solo e soltanto per questa ragione che Caselli ha deciso di non perquisire, quella mattina, lasciandosi consigliare dal ROS: rinunciare alla perquisizione per pedinare gli uomini di Riina onde arrivare aduna ghiotta retata, era una scelta non compatibile con la caccia ai documenti, quand'anche questi fossero esistiti: vale a dire, significava rinunciarvi, indipendentemente da quanto fosse accaduto nei giorni successivi, sorveglianza o meno.
      Caselli ne era consapevole. E' scritto in sentenza.
      La mancata comunicazione di quanto avveniva nei giorni successivi, è un fatto privo di qualsiasi rilevanza effettiva, pratica ed investigativa, e non è imputabile solo ad Ultimo. In sentenza il giudice rileva che essa è dipesa sia dal ROS, sia dalla procura, che non si è preoccupata minimamente di farsi aggiornare, e che pertanto sarebbe anch'essa criticabile per tale mancanza di comunicazione.
      Ma ciò che conta è che, comunicazione o non comunicazione, i fatti non sarebbero comunque cambati e le indagini non avrebbero ricevuto alcun apporto positivo particolare.

      Ecco perchè Ultimo continuò a fare il suo lavoro non preoccupandosi minimamente di queste stronzate.
      Perchè ovviamente questa era per lui un'ovvietà.

      E' stata una campagna mistificatrice avvenuta negli anni successivi, fondata anche su false testimonianze di pentiti (ma non solo, anche di pubblichè autorità. ahimè) ad inculcare un'impressione sfalsata degli avvenimenti di quei giorni, come se a causa di quella mancata sorveglianza fosse avvenuta chissà quale devastazione: casseforti e telecamere asportate, mobili asportati e bruciati in un rogo, ogni documento cartaceo fatto scomparire, muri ritinti per fare sparire le tracce di DNA.
      Tutto FALSO. Tutte bugìe, schifose bugìe.

      Nei giorni successivi l'arresto, in quella casa non poteva succedere più nulla di interessante, e nulla è successo.

      La vera grave, gravissima iniziativa, e che sarebbe stata meritoria di indagini o quanto meno di attenzioni, fu la perquisizione del 15° giorno con l'arresto dei Sansone, fatto che tombò per sempre le indagini di Ultimo mettendo in salvo chissà quanti amici ed affiliati della cosca cui erano collegati i Sansone e chissà quanti nuovi interessanti filoni d'indagine. Una perquisizione completamente inutile, decisa su presupposti privi di qualsiasi logica: e che difatti, come volevasi dimostrare, non ha prodotto nulla.

      La verità spesso è rovescia, caro anonimo.

      Comunque molte prove di quanto le sto dicendo (le do i link perchè sono cose lunghe e non mi pare il caso di ricopiarle e ripeterle perchè lo faccio di continuo), le trova da me elencate in questa discussione con uno dei tanti funamboli con cui mi scontro nel web, tal Piazzini:

      http://www.livesicilia.it/2010/10/29/tutti-i-dubbi-su-massimo/

      con particolare riferimento a questi miei commenti:

      31 ott 2010 09:32 am

      1 nov 2010 22:45 pm

      E SPECIALMENTE:

      2 nov 2010 12:17 pm     (dove c'è anche un link alla mia ricostruzione fotografica dell'appartamento il giorno della perquisizione)

      ed importantissimi:

      6 nov 2010 09:33 am

      6 nov 2010 09:37 am

      Se ha la pazienza di leggerli per intero, troverà forse delle risposte ai suoi dubbi, contenute anche negli stralci di sentenza che ho citato.

      Se ha ancora dubbi, mi faccia sapere.

    • enrix007 17:42 on 6 March 2011 Permalink | Rispondi

      SEMPRE PER L'ANONIMO N°21

      In un'altra discussione (sempre su Livesicilia), con un'altro cervellino condizionato dai falsi mediatici (questo si chiama Davide, ma come lui, Piazzini, sono migliaia, certo giornalismo criminale ha prodotto effetti devastanti),  credo di aver prodotto altri passaggi chiarificatori.

      Ecco i link

      scritto da davide

      19 dic 2010 16:01 pm

      scritto da enrix

      19 dic 2010 18:06 pm

      scritto da davide

      19 dic 2010 20:05 pm

      scritto da enrix

      20 dic 2010 00:16 am

      e successivi.

    • anonimo 19:51 on 6 March 2011 Permalink | Rispondi

      Segugio sei comico …… guarda che rischi di accusare te stesso di falso….. nel post 11, in una frase, dici che Travaglio  DICE, senza metterla tra virgolette, giustamente, perché è riportata in discorso indiretto ed esprime il pensiero del segugio, Travaglio avrebbe detto che che Berlusconi ha comprato la villa di Arcore da un’orfanella minorenne che aveva Previti come tutore

      Poi in un altro post sempre il comico segugio dice che Travaglio HA SCRITTO  e qui ci vogliono le virgolette, perché sta riportando ciò che HA SCRITTO Travaglio e difatti il segugio le mette "Berlusconi ha comprato la villa di Arcore da un’orfanella minorenne che aveva Previti come tutore"

      Preso in castagna da un blogger che gli chiede dove Travaglio abbia scritto quella frase tra virgolette…. l'acuto segugio si supera in comicità e dice che non stava citando Travaglio, stava citando se stesso.. La cosa è divertente!
      Arrampicata sugli specchi!

      Per quanto riguarda l'ereditiera minorenne, il segugio, ottenebrato dall'invidia nei confronti di Travaglio, opta subito e con qualche ragione che l'ereditiera minorenne è riferita alla data 1973… e nel 73 per poco ma non era minorenne. Nella frase c'era pure un'altra data però un po' più lontana il 1970.. ma non è giusto riferirla ad essa… se no si è troppo buoni con Travaglio. Invece di andare a masturbarti con problemi di lana caprina non potevi dare uno sguardo ai media, alla carta stampata dell'epoca, i quali quando nominano la marchesina, subito quasi come connotato d'identità, per facilitarne e colorirne l'identità, aggiungono in maniera appositiva ereditiera minorenne! Se fossimo buoni potremmo spiegare l'errore di Travaglio in questo modo…. ma è meglio non essere buoni specialmente con Travaglio!

      ——————————————————————————————-
      Segugio chi sa quanti errori fiuterai in questo riassunto preso da internet

      "Benché disponga del mandato per la tutela dei Fallarino", si propone alla marchesina Annamaria, che ne accetta l'assistenza legale. Vi è un problema però: Annamaria ha diciannove anni( per la legge dell'epoca è minorenne), il Tribunale minorile l'affida, lei consenziente, a un vecchio amico dei Casati, l'avvocato Giorgio Bergamasco, senatore liberale. Bergamasco tutore, Previti pro-tutore. Sarà la sua rovina. Sconvolta dalla tragedia, braccata dal giornalismo, Annamaria lascia l'Italia (vivrà stabilmente a Brasilia dopo aver sposato Pier Donà Dalle Rose). Il 26 giugno 1971 il tutore Bergamasco, buon tributarista, presenta all'Ufficio delle imposte la denuncia di successione, inventario analitico dei beni ereditati dalla marchesina minorenne: valore dichiarato, compresi liquidi, titoli azionari, mobili e gioielli, 2 miliardi 403 milioni; che si riducono a un miliardo 965 milioni tolti i debiti e le tasse e imposte da pagare. Compiuti i ventun anni il 22 maggio 1972, l'ereditiera è libera ormai di occuparsi delle proprie cosa da sé; ma per la difficoltà obiettiva di amministrare il patrimonio in Italia da Brasilia, crede di trovare una soluzione nominando il 27 settembre 1972 procuratore generale, "rimossa ogni limitazione di mandato", l'ex-tutore Bergamasco. L'ex-pro tutore Previti resta suo avvocato. Gli si rivolge nell'autunno del 1973 incaricandolo di vendere la villa di Arcore, "con espressa esclusione degli arredi, della pinacoteca, della biblioteca e delle circostanti proprietà terriere". Il compratore è presto trovato. In una telefonata a Brasilia, Previti annunzia tripudante, e confidando nell'esultanza della marchesina, il nome dell'acquirente, il magnate Silvio Berlusconi, largo il prezzo, 500 milioni (largo? per una villa settecentesca di 3 mila 500 metri quadri, completa, in difformità dall'incarico, di pinacoteca con tele del Quattrocento e del Cinquecento, di biblioteca con diecimila volumi antichi e d'un parco immenso?). Il valore di un comune appartamento nel centro di Milano. Un raggiro; tanto più che Berlusconi dilazionerà il pagamento negli anni, e le tasse continua a pagarle la marchesina. Tra lei e Previti i primi dissapori. Il 4 maggio 1977 è costituita a Roma l'Immobiliare Idra, della galassia berlusconiana. Entrano nel collegio sindacale Umberto Previti e, sino al 28 giugno 1979, il figlio Cesare. Alla Immobiliare Idra sarà intestata la villa di Arcore. "Previti è sì l'avvocato di fiducia della venditrice marchesina Casati Stampa, ma, al tempo stesso, e all'insaputa della sua assistita, ha diretti interessi nel gruppo berlusconiano".  L'atto pubblico di vendita innanzi a notaio è sottoscritto sei anni dopo la cessione, il 2 ottobre 1980. Rappresenta Annamaria, parte venditrice, il procuratore generale Bergamasco; rappresenta l'Immobiliare Idra, parte acquirente, il suo amministratore unico, Giovanni Del Santo, commercialista prestanome. La villa settecentesca già residenza dei conti Giulini e dei marchesi Casati Stampa è così indicata nel rogito: "Casa d'abitazione con circostanti fabbriche rurali e terreni a varia destinazione". Subito dopo la "casa di abitazione" pagata mezzo miliardo a rate sarà ritenuta dalla Cariplo garanzia congrua per un finanziamento di 7 miliardi 300 milioni (fidejussione dell'Immobiliare Idra in favore della Cantieri Riuniti Milanesi: da Berlusconi a Berlusconi) e dal Monte dei Paschi di Siena per un ulteriore finanziamento di 680 milioni all'Immobiliare Idra.

      http://www.pummarulella.org/villa_casati_stampa.htm

    • anonimo 20:35 on 6 March 2011 Permalink | Rispondi

      Io avevo mantenuto un tono assolutamente corretto ed è spiacevole che si debba passare a toni offensivi e, a proposito, le rispondo che il vero "cervellino" qui è lei dato che non sa distinguere una domanda da una tesi precostituita: io, a differenza sua, non ho dei dogmi da sostenere ad ogni costo e infatti avevo solo posto una domanda non escludendo la ragionevolezza del comportamento di Ultimo. Venendo al merito della sua risposta, la trovo talmente ridicola e stupida che si commenta da sola("se c'era qualche documento fu fatto sparire la mattina stessa…" e via delirando…).

    • enrix007 23:25 on 6 March 2011 Permalink | Rispondi

      RISPONDO AL MESSAGGIO N°28.

      Guardi che lei ha preso un granchio. Io ho preso perfettamente atto che il suo tono era corretto. E non ritengo di aver usato nella risposta, di rimando, qualcosa di scorretto.
      Io l'ho invitata a spremere le meningi (penso che lei si riferisca a questo quando parla di cervellino) nè per dileggio, nè per disprezzo, ma come sincero invito, che darei a qualsiasi mio amico anche in grande confidenza, a fare qualcosa che paradossalmente, a furia di sentirsi raccontare sciocchezze su questa vicenda, può parere incredibile ed impossibile ed invece rappresenta la più semplice delle logiche.

      E la prova che io non ho ragione, ma ragionissima, si individua precisamente quando lei dice che la mia risposta sarebbe "talmente ridicola e stupida che si commenta da sola("se c'era qualche documento fu fatto sparire la mattina stessa…" e via delirando…)."

      Come vede chi offende è solo lei, e non offende soltanto me, ma anche il giudice che ha scritto la sentenza, perchè quel "delirio" (che in realtà è un ragionamento pacifico, basta spremere un poco le meningi), guarda caso è il delirio del giudice:

      "Nella decisione di rinviarla appare, difatti, logicamente, insita l’accettazione del pericolo della dispersione di materiale investigativo eventualmente presente nell’abitazione, CHE NON ERA STATA ANCORA INDIVIDUATA DALLE FORZE DELL’ORDINE, dal momento che nulla avrebbe potuto impedire a “‘Ninetta” Bagarella, che vi dimorava, o ai Sansone, che dimoravano in altre ville ma nello stesso comprensorio, di distruggere od occultare la documentazione eventualmente conservata dal Riina – COSA CHE IN IPOTESI AVREBBERO POTUTO FARE ANCHE NELLO STESSO POMERIGGIO DEL 15 GENNAIO, DOPO LA DIFFUSIONE DELLA NOTIZIA DELL’ARRESTO IN CONFERENZA STAMPA, QUANDO CIOÈ IL SERVIZIO DI OSSERVAZIONE ERA ANCORA ATTIVO – od anche a terzi che, se sconosciuti alle forze dell’ordine, avrebbero potuto recarsi al complesso ed asportarla senza destare sospetti. L’OSSERVAZIONE VISIVA DEL COMPLESSO, in quanto inerente al solo cancello di ingresso dell’intero comprensorio, CERTAMENTE NON POTEVA ESSERE DIRETTA AD IMPEDIRE TALI ESITI, prestandosi solo ad individuare eventuali latitanti che vi avessero fatto accesso ed a filmare l’allontanamento della Bagarella, che non era comunque indagata, e le frequentazioni del sito.
      Questa accettazione del rischio fu condivisa da tutti coloro che presero parte ai colloqui del 15.1.93, Autorità Giudiziaria e reparti territoriali, dal momento che era più che probabile che il Riina, trovato con indosso i cd. “pizzini”, detenesse nell’abitazione appunti, corrispondenza, riepiloghi informativi, conteggi, comunque rilevanti per l’associazione mafiosa, e NON POTENDO TUTTI COLORO CHE LA CONDIVISERO NON ESSERSI RAPPRESENTATI CHE CON IL RINVIO DELLA PERQUISIZIONE NON SI SAREBBE POTUTO IMPEDIRNE LA DISTRUZIONE O COMUNQUE LA DISPERSIONE AD OPERA DI TERZI.

      Se lei invece di tirare fuori tutta questa spocchia avesse letto i link che le ho fornito, vi avrebbe trovato questa parte della sentenza e avrebbe potuto iniziare ad argomentare con me, come dice lei, "correttamente", ma evidentemente fa più comodo accusare gli altri di delirio anzichè azionare le meningi e riflettere sulle cose.

      Io non ho alcuna tesi precostituita.

      Io legg la sentenza, studio i fatti, analizzo i verrbali e le fotografie d'archivio.

      Lei invece mi ha posto una domanda idiota, perchè è il frutto di una mistificazione tesa ad inculcare, epr l'appunto, una tesi precostituita.

      Mi stia bene.

    • anonimo 13:57 on 7 March 2011 Permalink | Rispondi

      Dimentica un piccolo particolare: i reati finanziari come il falso in bilancio si prescrivono dopo le modifiche apportate dal centrodestra dopo quattro anni o sei anni e che, per questa ragione, quasi mai si arriva a una sentenza di condanna. Il falso in bilancio di Tanzi è già prescritto e tanzi infatti è stato condannato per aggiotaggio e poi per bancarotta fraudolenta.

  • Avatar di enrix

    enrix 15:32 on 22 February 2011 Permalink | Rispondi
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    Presentazione del Libro "INTELLIGENCE" a Milano, 4 marzo 2011 

    Presentazione del Libro "INTELLIGENCE", un metodo per la ricerca della verita', di Angelo Jannone a Milano, 4 marzo 2011

    libro jannone

    L’opera di Angelo Jannone, “INTELLIGENCE”, con la presentazione del Prof. Vincenzo Mastronardi, criminologo ed ordinario della cattedra di Psichiatria dell’Università di Roma “La Sapienza, e la prefazione del dott. Roberto Pennisi, sostituto Procuratore Nazionale Antimafia, è in parte un manuale dell’investigazione pubblica e privata, ed in parte un saggio completo sulla Giustizia Penale; stimolerà alla lettura – è vero – ma anche alla comprensione di fatti e misfatti nazionali un elevato numero di giovani che all’epoca dei casi sapientemente trattati e che hanno fatto la “storia” di questo Paese erano infanti o non erano ancora nati e che, oggi, non riescono a raccapezzarsi ordinariamente su vicende nazionali che hanno dato la stura alle discutibili attività investigative collegate alla metodica processuale ( collaboratori di Giustizia, “pentiti”, processi mediatici, pratica della calunnia, giornali assurti a tribunali, addirittura uno star-system criminale… eccetera). Il libro comprende quattro sezioni; la PRIMA PARTE ripercorre in maniera completa ed esauriente l’evoluzione della cultura investigativa in Italia, con riferimenti alla giurisprudenza ed alle norme. Dall’epoca in cui regnava la figura sovraesposta dell’investigatore solitario all’insorgere dei collaboratori di giustizia, con la successiva patologia del sistema, al contrastato metodo del ROS che paga oggi il tentativo di aver tentato di costruire un metodo ed una cultura investigativa moderna. La SECONDA PARTE tratta in modo analitico l’investigazione nel settore pubblico, sia da punto di vista del metodo sia dal punto di vista delle tecniche di indagine. La TERZA PARTE tratta delle indagini difensive penali, una riforma ed una parità tra ACCUSA e DIFESA incompiuta. La QUARTA PARTE tratta dell’investigazione nel settore privato e dell’analisi delle informazioni. E’ forse la parte più qualificante del libro, perché anche attraverso un richiamo a diversi filosofi greci, evidenzia gli errori nei percorsi logici di valutazione delle fonti di prova alla base di tanti errori giudiziari. Vi aspettiamo quindi alla presentazione del Libro"INTELLIGENCE"  un metodo per la ricerca della verita' di Angelo Jannone a Milano, 4 marzo 2011

    Ora: venerdì 4 marzo · 18.00 – 21.00

    Luogo: Milano, Società Umanitaria, via Daverio, 11.

     Maggiori informazioni Intervengono: Giancluca Nicoletti, giornalista, conduttore di Melog2.0 (Radio24), Roberto Pennisi, autore della prefazione e magistrato (Procura Nazionale Antimafia Roma), Giammaria Fara, sociologo, presidente di Eurispes e Davide Fonte, voce ufficiale di Sky Italia.

     link dell'evento: http://www.facebook.com/event.php?eid=144777652248799

     

    scheda di Angelo Jannone:

    Il dott. Angelo Jannone, è un Colonnello in congedo dei carabinieri

     

    Il dott. Angelo Jannone, è un Colonnello in congedo dei carabinieri, con trascorsi intensi e diversi incarichi nel ROS.
    Dopo aver frequentato il collegio Militare Nunziatella di Napoli e l’Accademia Militare di Modena, ha ricoperto diversi comandi.
    A Roma Eur, a Corleone quale comandante di compagnia, (1989-1991)ove a stretto contatto con Giovanni Falcone, ha svolto indagini sul circuito massonico di Totò Riina, avviando le indagini per la sua cattura poi continuate e completate da Sergio de Caprio (Ultimo)
    A Catania, (1991-1992)ove è stato artefice di numerose indagini con l’arresto di oltre 120 esponenti dei clan mafiosi, tra cui lo storico blitz di San Cristoforo.
    A Roccella Jonica (1992-1994) nella locride, dove ha arrestato con le sue indagini oltre 150 esponenti dell’Ndrangheta, compresi esponenti del clan Piromalli nella Locride e pericolosi trafficanti di Armi e droga.
    Al ROS di Catanzaro, ove è stato artefice dell’indagine Galassia, un imponente operazione internazionale sui rapporti tra Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra.
    Al Reparto Operativo di Venezia, in Mestre, ove si è occupato di smantellare il gruppo indipendentista dei Serenissimi, che assaltò nel 1997 Piazza San Marco.
    Sempre a Mestre si occupò di indagini per Usura e corruzione, con l’arresto anche di diversi ufficiali della Guardia di Finanza.
    Quindi nuovamente al ROS centrale, ove ha coordinato e diretto numerose indagini internazionali, in materia di narcotraffico, traffico dei migranti e riciclaggio, sino ad infiltrarsi personalmente in un gruppo di narcotrafficanti colombiani appoggiati dalla camorra, e sequestrare 280 kg di cocaina.

    Oggi, docente in materia di criminologia presso La Sapienza di Roma.

     ALTRE INFO: http://www.angelojannone.com/

    http://ilblogdiangelojannone.blogspot.com/

    http://www.facebook.com/pages/Angelo-Jannone/228461479037

    http://www.facebook.com/pages/Intelligence-un-metodo-per-la-verita-Ed-Eurilink/123001484419021

     
  • Avatar di enrix

    enrix 19:08 on 3 February 2011 Permalink | Rispondi
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    Cianciminate

    ciancimino E2

    Dice oggi l’ANSA: “Il teste della trattativa (Ciancimino Jr – ndr) , di cui il pm (Di Matteo –ndr) ha ribadito l'attendibilità, ha dato ai magistrati un pizzino dattiloscritto del 2001 del padrino di Corleone (Provenzano – ndr), indirizzato a don Vito, in cui si faceva riferimento a un presunto interessamento del «nuovo pres. e del sen.»

    Chi sarà mai stato questo “nuovo pres.”?

    «È il presidente Cuffaro, – riferisce l’attendibile Ciancimino – perchè mio padre diceva che nell'Udc poteva, era sicuramente un bell'ago della bilancia».

    Perfetto. Quindi il padre, prima di morire il 19 novembre 2002, disse al figlio che il “pres.”  di cui si parla in un pizzino di Provenzano nel 2001, era Cuffaro, in quanto era sicuramente un bell’ago della bilancia in un partito (l'UDC) fondato il 6 dicembre 2002.

     
    • anonimo 13:34 on 4 February 2011 Permalink | Rispondi

      forse si riferiva al CDU che è confluito nell'UDC.
      comunque sia, non credo che si possa giudicare l'attendibilità di un teste da questi errori, che sono possibilissimi (anche in buona fede) soprattutto quando si commentano eventi di molti anni fa.
      Bisogna cercare riscontri, e anche se non si trovano non è detto che sia una bugia in malafede.
      ci sono vari esperimenti che dimostrano come è facile ricordarsi un evento in maniera completamente diversa da come è veramente accaduto, col passare degli anni.
      un interessante articolo è qui:
      http://hplusmagazine.com/2011/01/16/science-proves-youre-stupid/

      poi se aggiungi i commenti del padre, le sue personali valutazioni, le deduzioni mischiate ai fatti che ha saputo, con il passare degli anni è facile fare questi errori (per tutti!).
      in definitiva servono riscontri anche se fosse sicura la sua buona fede e la voglia di dire la verità.
      Ma caderemmo tutti in tali errori e incongruenze se ci trovassimo in una situazione simile. la memoria umana non è un hard disk!

    • enrix007 14:59 on 4 February 2011 Permalink | Rispondi

      No, la memoria umana non è un Hard disk.

      Infatti occorre cercare di discernere tra l'errore, il lapsus, e quella che può essere una palla inventata di sana pianta.

      Lei caro anonimo, ha fatto 30 ed ora magari faccia 31, e provi a spiegarci nel CDU di buttiglione quali tensioni correntizie sussistevano, tra  tra l'anno della sua fondazione, cioè il 95, e l'anno della sua chiusura, e cioè il 2002, tali da giustificare la definizione di "ago della bilancia" data da Ciancimino jr a proposito di Cuffaro.

    • anonimo 18:27 on 21 February 2011 Permalink | Rispondi

      OT Castello Utveggio

      Lentamente alcuni luoghi comuni stanno cadendo:

      http://www.cadoinpiedi.it/2011/02/21/via_damelio_il_castello_non_fu_base_strage.html

      Gianluca

    • enrix007 15:20 on 22 February 2011 Permalink | Rispondi

      Si Gianluca, ma per fare spazio ad altri altrettanto fantasiosi, ma più appetitosi.

    • anonimo 14:05 on 23 February 2011 Permalink | Rispondi

      Segugio, dato che tu hai fiuto, mi sai dare una spiegazione, certo tu avrai altre notizie.. insomma Guzzanti sul suo blog pressato dalle domande di un blogger ha dovuto svelare che le cause con Bonini e Travaglio le ha perdute, insomma ci ha beccato… però non vuol dare nessun particolare… non si sa se si è appellato… insomma dopo tutto il can can che ha fatto negli anni scorsi adesso non vuole che se ne parli nel suo blog. Ti pare giusto?

  • Avatar di enrix

    enrix 20:04 on 30 January 2011 Permalink | Rispondi  

    Quando gli antimafiosi ti fanno il giochino delle tre tazzine

    giorgio

     

    Antimafia  Duemila” è una nota testata di “Informazioni su Cosa Nostra ed organizzazioni criminali connesse”, fondata da Giorgio Bongiovanni.

    Chi è Giorgio Bongiovanni?

    Lo si può leggere nel suo “official site”:

    Stigmatizzato, veggente gratificato dall’incontro con la Madre di Dio e con Gesù, in contatto anche con Esseri di altri mondi, coinvolto nel tanto discusso problema del terzo segreto di Fatima, impegnato in prima persona in opere sociali e nella lotta alla mafia: tutto questo, e altro ancora, è Giorgio Bongiovanni.”

    A proposito degli “esseri di altri mondi”, ci vengono forniti anche maggiori dettagli:
    Giorgio … man mano che passano gli anni prende sempre più consapevolezza di essere guidato da un Essere di Luce che chiama Nibiru-Arat-Ra. La simbiosi con questo Fratello superiore è tale che spesso sente di non poter scindere la sua stessa personalità da quella che lo compenetra. Per questo molti messaggi, anche se scritti in prima persona, porteranno la firma di Nibiru.”
    Alcuni di questi esseri, “come Nibiru Arat Ra, provengono dalle Pleiadi e sono alti ma con caratteristiche diverse, hanno capelli bianchi, ma si tratta di un bianco luminoso, hanno pelle olivastra e occhi a mandorla, come i giapponesi, e lo sguardo severo, ma sono molto teneri. Appartengono alla stessa dimensione sia quelli dell’Alpha Centauri che quelli delle Pleiadi. Non vivono in pianeti, ma vivono negli astri, cioè nei Soli. Ci sono però anche extraterrestri che vivono nei pianeti.
    Ora, dal momento che io vi dico
    – ci spiega Bongiovanni – che questi extraterrestri provengono dagli astri, mi prenderete per pazzo perché secondo la scienza è impossibile vivere nei Soli col calore che c’è. Invece vi assicuro che si può vivere nel Sole con un corpo eterico astrale.”

    Ma noi gli crediamo, e che diamine. Perché non dovremmo.

    Non gli crediamo invece quando, ad esempio ieri sera 29 gennaio, alla presentazione del suo ultimo libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino” (Aliberti Editore – coautore: Lorenzo Baldo) , ha concluso con certe affermazioni la conferenza di presentazione che si è tenuta presso l'Aula Magna della Falcoltà di Giurisprudenza di Palermo. Una manifestazione definita nella rivista degli autori “intensa ed emozionante a cui hanno partecipato come relatori, oltre agli autori (e quindi oltre ai corpi astrali dei loro consiglieri alieni invisibili – ndr), i fratelli del giudice Salvatore e Rita Borsellino, i giudici Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo

    Comunque, come dicevamo, pare che Bongiovanni abbia concluso questa conferenza con questa affermazione:
    Stiamo ancora cercando riscontri ma secondo noi Paolo Borsellino stava indagando su Marcello Dell'Utri. Anche per questo motivo c'è stata quell'accelerazione sulla sua morte. Ma di questo parleremo nel prossimo libro che stiamo già scrivendo”.

    Ebbene, noi su questa affermazione del veggente, siamo molto più scettici che non sulle sue rivelazioni  sui residenti delle Pleiadi.
    Lo siamo, perché abbiamo visionato e studiato con estrema attenzione la famosa intervista a Paolo Borsellino realizzata, due mesi prima della morte del magistrato, dalla buonanima di J.P.Moscardo con l’aiuto di un collega.

    Da quell’intervista, nonostante gli estenuanti tentativi di scucire dalla bocca del magistrato qualcosa di compromettente per il cavaliere ed il suo Amministratore Delegato, (tentativi che comunque in qualche modo sono poi serviti allo scopo, grazie ad un sapiente e malandrino lavoro di montaggio e manipolazione ad opera di ignoti, trasmesso in Italia dalla RAI), emerge senza possibilità di equivoco che il povero Paolo Borsellino:

    -       non sapeva nulla di dell'Utri
    -       non si occupava di Dell'Utri
    -       non gliene fregava nulla di dell'Utri
    -       per sapere se c'erano indagini da parte di colleghi su Dell'utri e sopratutto su quale Dell'Utri (se Marcello oppure il fratello, poichè non sapeva neppure distinguere tra i due) doveva andarsi a vedere degli appunti presi al ruolo della procura nei giorni precedenti su espressa commissione degli intervistatori.

    Ora, supponiamo che a qualcuno venga l’idea di andare a spiegare questi pochi e chiari concetti al nostro ufologo-mafiologo sul suo sito, quello di Antimafia Duemila, presente nelle pagine di “Face book.”

    Lo può fare tranquillamente, ed infatti qualcuno lo ha fatto.

    La redazione legge, eccome se legge.

    Purtroppo però, nessun altro, al di là del suo autore  e della redazione, potrà mai leggere quel messaggio.

    Infatti sul sito del nostro veggente stigmatizzato, onesto antimafioso, viene applicato un filtro particolare, che non credo sia stato inventato sulle Pleiadi dagli esseri di luce, ma che ricorda piuttosto il gioco dei tre bicchierini, quello in cui sono maestri in certe vie di Napoli.
    Insomma, i messaggi che esprimono verità scomode, non vengono cancellati, ma semplicemente filtrati in maniera che nessun altro possa leggerli, se non l’autore stesso, che in tal modo resta ignaro della censura.

    Una vera furbata, non è vero?

    Ecco qui la prova:
    il messaggio, postato dal mio amico Giobatta  Piedefermo (), così come viene visto dall’autore che lo ha postato:
     
    antimafia00
    ed ecco come vedono quella pagina tutti gli altri utenti di Face book:

    antimafia d
     
    soltanto tre messaggi.
     
    Altri esempi:

    antimafia03

     

    antimafia07
    I messaggi del mio amico Fafi Furnio , sono sempre lì, ma li vede solo il povero Fafi , e nessun altro.

    Noi francamente siamo sbigottiti di tanta scaltrezza e finezza, di questo prodigioso modo di censurare senza darne l’impressione.

    E capiamo anche le ragioni per cui, come ci spiega sul suo sito il Bongiovanni parlando di se stesso, certi Magistrati e giornalisti sono interessati alla professionalità con cui vengono pubblicate le notizie e gli approfondimenti a prescindere dalla sua esperienza mistica personale.”

    Quest’uomo ha molto da insegnarci.

    Enrix

     
    • anonimo 22:32 on 30 January 2011 Permalink | Rispondi

      Non credo ai miei occhi
      Sulle prime mi chiedevo perchè Enrico mi avesse mandato questa sciocchezza, poi man mano ho capito.
      Questi sono i guru a cui si affidano queste teste d'uovo per esprimere il concetto della mafiosità di Dell'Utri e, ovviamente, Berlusconi
      Ma loro, i magistrati, sanno benissimo che sono sciocchezze, vogliono solo la scusa per togliere di mezzo il nemico.
      Come dice la Bindi: Berlusconi se ne vada e fra 15 anni gli chiederemo scusa
      Ma vadano, come dice quel sant'oro capo popolo, a fan…bicchiere

    • anonimo 22:37 on 30 January 2011 Permalink | Rispondi

      Sono solo indignato……… Gli voglio dare un calcio in culo a Bongiovanni,simili affermazioni deve avere prove certe,non affermare il falso,altr che tre carte, si gioca a pallavolo ,,,,, Sti cazzi , un ringraziamento va a te Segugio…..  Ciao !

      Falko !

    • anonimo 13:22 on 31 January 2011 Permalink | Rispondi

      Caro Giobatta ,
      e' un'impostazione di FB..a dire il vero puo' esser involontaria (non che ci creda, beninteso), ma molti hanno di default l'impostazione che solo "amici di amici" possano vedere i commenti degli "amici".
      Qui sei stato MITICO:
      "Ma noi gli crediamo, e che diamine. Perché non dovremmo.

      Non gli crediamo invece quando…"
      Atteggiamento scientificamente corretto (anche se molti scienziati non ci arrivano, grazie ai danni fatti dal positivismo)!
      Se una cosa non puo' esser dimostrata falsa perche' mai non crederci…ma se una cosa e' dimostrata falsa bisogna proprio esser stronzi per dargli credito!
      cesare

    • anonimo 19:24 on 31 January 2011 Permalink | Rispondi

      Ogni giorno ne esce uno!
      Una manica di schizofrenici caro Enrico!
      Al prossimo malato mentale….
      Maury

    • Renzo_C 22:10 on 31 January 2011 Permalink | Rispondi

      Recupero questa segnalazione dal blog di Paolo Attivissimo http://attivissimo.blogspot.com/2011/01/119-intervista-un-esperto-italiano-di.html
      Giulietto Chiesa, altro cospirazionista cosmico, o comico, ha scritto un articolo bufala sulle banconote da 50 euro con la Y: un oscuro caso internazionale, complotti, mafie bancarie…. e tutto il resto di illazioni senza senso e senza alcuna prova.
      Accortosi della cavolata scritta, e SOLO in seguito all' ottimo lavoro di debunking da parte di Perle Complottiste http://complottismo.blogspot.com/ , ha pensato bene di vaporizzarlo e addurre patetiche scuse: "Errori non difendibili e non emendabili."
      Poichè il lavoro di un giornalista dovrebbe essere controllare le fonti, il Giulietto rimedia altra figuraccia.
      Purtroppo però Antimafia Duemila  http://www.antimafiaduemila.com/content/view/32325/134/ ripubblica pari pari l'articolo privo di ogni fondamento, in ciò assieme ad altre prestigiose testate online:  Arianna Editrice http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=36651 , Informare per Resistere http://informarexresistere.fr/europa-succursale-di-wall-street-perche-spariscono-le-%E2%80%9Cy%E2%80%9D-una-storia-che-nessuno-racconta.html , Stampa Libera  http://www.stampalibera.com/?p=20535 ,  La Voce delle Voci http://www.lavocedellevoci.it/grandifirme1.php?id=175 , Altra Informazione http://www.altrainformazione.it/wp/2011/01/07/perche-spariscono-le-y-una-storia-che-nessuno-racconta/

      Tutti, ovviamente, senza sapere che è una BUFALA!

      Saluti

      Renzo C

    • anonimo 23:56 on 31 January 2011 Permalink | Rispondi

      "professionalità" = omertà

    • anonimo 11:51 on 1 February 2011 Permalink | Rispondi

      Avevo i dubbi, ma #2 , che si sente indegnato,  mi ha fatto capire che dare " i calci" è il modo combattere la mafia.

    • anonimo 19:54 on 1 February 2011 Permalink | Rispondi

      Ti sono grato per questo post perchè aggiunge elementi di dubbio ad una questione quanto mai confusa nel confusissimo panorama nazionale. Solo una domanda: ti risulta che Dell'Utri sia stato condannato per le affermazioni di questo signore sedicente veggente o per altre ragioni? le affermazioni di questo signore o le manipolazioni delle interviste di Borsellino sono mai diventate oggetto di prova in tribunale?
      Perchè se no, fermo restando la colpevole e perseguibile manipolazione di ignoti, il nostro senatore Dell'Utri dovrebbe comunque starsene lontano dalla vita pubblica. Sebbene, come la Verità e la Giustizia, anche l'Etica e la Correttezza sono espatriate in qualche pianeta lontano.
      a.pizzola

    • enrix007 18:41 on 2 February 2011 Permalink | Rispondi

      Guarda, caro Pizzola, ora ti dimostrerò quanto il sottoscritto sa essere amorale, non etico, anzi immorale e scorretto, sotto il profilo del tuo punto di vista: a me della condanna di Dell’Utri e del suo rapporto con la vita pubblica in funzione di quella condanna, frega pochissimo. Quasi nulla.
      Mi preoccupo invece, e moltissimo, quando ad esempio viene incaricato in Parlamento di redigere dei documenti  importanti e che hanno poi ricadute sulla vita di noi cittadini, come la relazione di accompagnamento ai decreti governativi in materia di utilizzo dell’energia solare termodinamica, documento sottoscritto per l’appunto da Dell’Utri senza che egli abbia competenze specifiche in tale materia.
      Ma per quanto riguarda la sua condanna, tu sei forse a conoscenza, Pizzola, delle ragioni concrete per cui è stato condannato Dell’Utri?
      Tanto per dirtene una, sappi che la ragione principale per cui egli non potrà mai essere assolto, a quanto mi risulta (ma qualcuno mi corregga se sbaglio), sta nel fatto che l’imputato ha preso contatti con testimoni del suo processo, in periodo dibattimentale, per pregarli di non inguaiarlo.
      Magari su sciocchezze, ma comunque resta il fatto che ha cercato di subornare testi, mentre nell’ambiente c’erano cimici che lo intercettavano, e questo è diventato il fatto che ha tagliato la testa al toro.
      Nessuno lo assolverà mai, e credo che neppure la Cassazione modificherà di molto le cose, perché questo tipo di episodio di solito non viene perdonato.
      Ma io, come individuo dotato di logica, mi domando: che livello di mafiosità, di importanza nel mondo della mafia, di diabolica astuzia criminale, di pericolosità sociale, può essere presente in una persona che cerca il contatto PERSONALE, e si fa stupidamente intercettare  mentre si piscia sotto di fronte a qualche mafiosetto di quinta categoria chiamato a testimoniare, per la paura che questo dica una parola di troppo?
      In buona sostanza, Pizzola, la condanna di dell’Utri ha si come oggetto un reato che riempie la bocca, vale a dire “concorso in associazione mafiosa”, ma nella sostanza  si tratta di  fatti di una tale consistenza, che nessuno, neppure Travaglio,  si è mai neppure preso la pena di raccontarceli nel dettaglio, salvo spiegarci che comunque sono bastevoli per un’imputazione di quel reato.
      Tu sai che ha fatto dell’Utri, Pizzola, sinceramente, se te lo domando a freddo?
      Ha ucciso? Ha coperto degli assassini grazie alle sue funzioni istituzionali? Ha falsificato delle carte?  Ha fatto proposte di legge in aiuto dei mafiosi? Ha procurato appalti ai mafiosi?
      Fammi sapere.
      No, Dell’Utri non è famoso per quello che ha fatto, ma però è famosissimo per quello che si cerca di provare che avrebbe fatto:  l’artefice della trattativa, il mandante o comunque il movente delle stragi, l’ideatore di un partito asservito alla mafia, il trait d’union fra la mafia e il governo, e molte altre cose, tutte che più nefande non si possono immaginare. E tutte cose che non fanno minimamente parte della sua condanna.
      Certo che l’intervista a Borsellino è stata prodotta come prova dai PM. Nel processo Dell'Utri, nella versione manipolata. Senonchè la corte l’ha fatta peritare, ed a pag. 431 della sentenza ha scritto a chiare lettere di avere definito, con le perizie, che quell’intervista era il frutto di “evidenti manipolazioni”, e riporta i passaggi dell’intervista che dimostrano che Borsellino non aveva nulla di nulla contro Dell’Utri, e la cosa muore lì.
      Ora, caro Pizzolla, il punto è questo:  sino a che si tratta di convincere Berlusconi a pagare il pizzo per non farsi sabotare le antenne dalla mafia, cioè sin che si rimane nell’ambito di reati da rubagalline o comunque di basso livello, io posso anche accontentarmi degli elementi  che ci vengono forniti quali prove: le testimonianze di qualche pentito.
      Ma questo non può bastare a fare si, quando un imbecille mi racconta che lo stesso individuo processato per aver favorito un pizzo, rappresenta niente niente persino il movente di Via D’Amelio,  che io prenda per buona la cosa senza colpo ferire, e che mi accontenti di qualche riportino de relato di qualche pentito privo di riscontri.
      E tu lo sai PERCHE’ non mi accontento?
      PERCHE’ SI STA PARLANDO DELL’OMICIDIO DI BORSELLINO, e non del pizzo di Berlusconi, e allora su quell’argomento lì, quando mi propinano delle patacche IO MI INCAZZO, anche se la vittima delle patacche è Dell’Utri, e lo farei anche se fosse Pietro Gambadilegno.
      TI E’ CHIARO IL CONCETTO?
      Quando si depista sull’omicidio di Borsellino, ed io scopro il depistaggio, non si può venire su questa bacheca a sostenere tranquillamente che però su però giù Dell’Utri comunque qui comunque là.
      Non si può, perché anche se tu mi facessi questo stesso ragionamento, anziché su Dell’Utri, su Satana in persona, io ti replicherei che tu stai comunque cercando in qualche modo di distogliere l’attenzione da un caso di depistaggio o comunque da un tentativo di depistaggio, in relazione al movente dell’omicidio di Paolo Borsellino, e dunque io mi manifesterei e mi rimanifesterei  per ribadirti che io questo non lo accetto e che della condanna di Dell’Utri  me ne strafotto, ecc..ecc…  Sin qui sono stato chiaro? Spero di si.
      Spero che questa discussione fra di noi possa ancora invece, amabilmente, proseguire.
      A tale scopo, una domanda te la pongo io, e cioè questa:

      stante che esistono numerosissime persone, mafiosi, politici e imprenditori su cui stava indagando Borsellino alla luce del sole, e senza dimostrare di volersi piegare alle richieste di “cautela” provenienti dai suoi colleghi della procura di Palermo

      stante che fra questi indagati ce n’erano moltissimi che avevano il culo che bruciava e che hanno, quanto meno, tirato un grosso sospiro di sollievo alla morte del magistrato (basta pensare alle persone di cui ha parlato, ad esempio, Leonardo Messina, interrogato da Borsellino i primi di luglio, pochi giorni prima di morire.

      stante che parecchi di questi indagati dopo la morte di Borsellino sono stai “graziati”, da altri magistrati, con delle simpatiche archiviazioni

      la domanda che io pongo a te, e che spero che legga anche il mistico Bongiovanni, è questa:
      QUALE SAREBBE LA LOGICA NELL’ANDARE A CERCARE DI DIMOSTRARE CHE BORSELLINO STAVA INDAGANDO SU QUALCUNO SU CUI E’ PURE DIMOSTRATO CHE NON STAVA PER NIENTE INDAGANDO, CON L’IDEA CHE QUELLO POTREBBE ESSERE UNO DEI MOVENTI, QUANDO ESISTONO INDAGATI CERTI DA PARTE DEL MAGISTRATO, E TUTTI IN QUALCHE MODO INTERESSATI NEL VOLERE LA SUA MORTE, E CHE DOPO LA SUA MORTE HANNO TROVATO IMPREVEDIBILI SOLLIEVI, MA SUI QUALI NESSUNO SI SOGNA DI INDAGARE?

    • anonimo 13:39 on 3 February 2011 Permalink | Rispondi

      "Certo che l’intervista a Borsellino è stata prodotta come prova dai PM. Nel processo Dell'Utri, nella versione manipolata. Senonchè la corte l’ha fatta peritare, ed a pag. 431 della sentenza ha scritto a chiare lettere di avere definito, con le perizie, che quell’intervista era il frutto di “evidenti manipolazioni”, e riporta i passaggi dell’intervista che dimostrano che Borsellino non aveva nulla di nulla contro Dell’Utri, e la cosa muore lì."

      Sei sempre il solito, non c'è che dire. Lascio perdere il resto della tua risposta a Pizzola, che fa abbastanza ridere, e rilevo la solita menzogna che cerchi di propinare a chiunque a proposito dell'intervista a Borsellino prodotta nel processo a Dell'Utri: è falso che fosse la "versione manipolata", come scrivi tu.
      Questo il brano riportato a pag. 431:
      "In dibattimento il Pubblico Ministero ha prodotto la cassetta

      contenente la registrazione originale di quella intervista che, nelle

      precedenti versioni, aveva subito, invece, evidenti manipolazioni ed era

      stata trasmessa a diversi anni di distanza dal momento in cui era stata resa, malgrado l’indubbio rilievo di un simile documento."

      E qui il link dove ognuno può scaricare la sentenza e andarsela a leggere, senza farsela raccontare da te.

      Giuseppe Paladina

    • anonimo 18:44 on 3 February 2011 Permalink | Rispondi

      non mi risulta che sia possibile censurare su FB i commenti in quella maniera! o cancelli completamente il commento oppure no!
      probabilmente quel comportamento strano è dovuto alle impostazioni di privacy di chi posta il commento.
      Ho pure provato e non mi sembra sia consentito da FB, mi sbaglio?

    • enrix007 20:32 on 3 February 2011 Permalink | Rispondi

      Giuseppe, hai ragione tu, potrei avere anche ricordato male.

      In realtà io non ho detto "falsità" come tu mi dici in privato.

      I passaggi sono stati questi: a marzo del 2001, i PM hanno posto agli atti del procedimento, come indizi a carico, la versione RAI e la versione Espresso.
      Successivamente e DOPO le  polemiche sulle manipolazioni, acquisirono il nastro originale (che sarebbe MOLTO interessante poter vedere), e quindi produssero anche quello in dibattimento (poichè competeva a loro, Dell'Utri non aveva certo i poteri per rintracciarlo ed acqusirlo)  in allegato alle perizie.

      Questo iter "raffina" la spiegazione data alla successione dei fatti in sentenza, che salta il passaggio della produzione dell'intervista nelle "precedenti versioni", e dice soltanto che la versione originale prodotta in dibattimento "aveva subito, invece, evidenti manipolazioni" nelle precedenti versioni.

      Ma è evidente che "sic et simpliciter" il giudice non potrebbe dirlo.

      Ciò che afferma è il frutto di perizie di confronto fra le versioni acquisite, perizie disposte su richiesta di qualcuno.

      E' ovvio che la sollecitazione alla ricerca dell'originale e quindi al confronto con le versioni poste agli atti dalla procura, in dibattimento, non può che essere avvenuta su sollecitazione dell'imputato e delle altre parti interessate in quanto lese.

      In ogni caso mi pare che questa che ti scalda tanto, sia un po' una discussione sul sesso degli angeli.

      Il succo è al processo di Dell'Utri si è dibattuto su quell'intervista, ma si è ritenuto, esaminato l'originale, che non contenesse nulla di compromettente o comunque di influente.

    • enrix007 20:37 on 3 February 2011 Permalink | Rispondi

      Anonimo, a te e a me non è consentito, ma a quell'utente invece, evidentemente, sì.
      Ho effettuato numerose scansioni fotografiche, per 15 gg consecutivi, che lo dimostrano senza ombra di dubbio.
       
      Proprio per questa ragione, è una notiziola piuttosto interessante.

    • anonimo 10:33 on 4 February 2011 Permalink | Rispondi

      Enrico, io non so dove tu abbia preso le informazioni che riporti circa l'iter che avrebbe costretto il pm a produrre infine la registrazione originale dopo averci provato con quelle taroccate, perché nella sentenza non ve n'è traccia.
      Documenda, come dicono gli appuntati immagino anche dalle tue parti.

      Quanto al giudizio sull'intervista, io non lo so quanto essa sia stata influente ai fini della sentenza in oggetto – leggo però, a pag. 1761, che gli elementi probatori prodotti in dibattimento hanno mostrato una "attività di costante mediazione, [di Dell'Utri, tra l'organizzazione mafiosa, ndr] e gli ambienti

      imprenditoriali e finanziari milanesi con particolare riguardo al gruppo
      FININVEST" -, mi limito semplicemente a rilevare che essa è stata valutata come un documento di "indubbio rilievo".

      Giuseppe Paladina

    • anonimo 17:07 on 23 March 2011 Permalink | Rispondi

      Premetto che non conosco il signore in questione…ma sicuramente visto le atrocità da te scritte, lo contatterò personalmente per conoscerlo.

      Prima roba.
      Su facebook sia nelle pagine personali che nelle pagine pubbliche riguardanti enti  o associazioni (e quant'altro) non si possono censurare in quel modo parti del testo di commenti…si può solo cancellare il commento. E basta.
      Fesso chi ti crede, ci vuole un pò d'intelligenza e rigor di logica per comprendere le tue fesserie…e conoscere un pò Facebook (i più smanettoni mi daranno ragione), mi pare di aver letto un commento piuttosto intelligente a riguardo.

      Altra cosa…da esperto Web e Grafico posso dirti, oltre che "se proprio vuoi parlare di mafia almeno documentati un pò di più che fai na figura migliore e anche un pò più dignitosa", che la tua opera di photoshoppaggio era pessima…
      Se vuoi ti passo un pò di lezioni on-line…

      Eddai ti potevi impegnare un pò di più!
      In photoshop sai esistono i "livelli", anzichè cancellare completamente l'area di editaggio dei commenti (vd. la tua seconda immagine) potevi selezionare quella parte e "tagliarla in un secondo livello"…
      Così si capisce di netto che l'hai manipolata! Ahi ahi ahi…che paccato!

      E pensare che tu fossi una persona seria!
      Ed invece no trovo ancora un altro blog malato di protagonismo…vergognati e scrivi articoli un pò più seri e documentabili la prossima volta invece che sparare illazioni a destra e a manca!

      Ah…ma forse hai usato Paint??? -.-'

      Cià genio del male…

    • enrix007 09:28 on 24 March 2011 Permalink | Rispondi

      Allora, qui abbiamo un “esperto di web” (e “grafico”, minchia!), uno dei tanti imbecilli che, pur avendo una noce al posto del cervello,  per il solo fatto di star seduti davanti ad una tastiera si sentono padroni del mondo.
      Non mi serve.  
      E’ l’ennesimo coglione che ora metterò alla porta.

      Questo “esperto” micidiale, è tanto “esperto di web” e di facebook da pensare che il sottoscritto abbia bisogno di ricorrere al Photoshop per cancellare un’area di editaggio dei commenti che nelle pagine di un utente filtrato (ed il sottoscritto, Enrico Tagliaferro, in Antimafia Duemila E’ FILTRATO) non compare già di suo, così come madre natura vuole.

      Quindi: quando il sottoscritto accede alla pagina di Antimafia Duemila,
      non ha bisogno di “cancellare completamente l'area di editaggio dei commenti (vd. la mia seconda immagine)” perché non c’è nessuna area di editaggio dei commenti da cancellare, e tanto meno  ha bisogno di  “selezionare quella parte e "tagliarla in un secondo livello"…” col Photoshop, perché non c’è proprio nulla da selezionare e da tagliare: quella è l’immagine così come compariva ad enrico tagliaferro (cioè a me) quando l’ha fotografata con lo “stamp”, e così come compare ancora oggi (pagine di Facebook di Antimafia Duemila del 30 gennaio, controlla pure, imbecille) agli utenti filtrati (cioè inibiti dai commenti) o anche solo agli utenti che non hanno aderito al gruppo schiacciando il pulsante “mi piace”.
      Capito, quanto sei coglione,  caro “esperto” di sta fava?

      Invece, nello stesso preciso istante, sempre il sottoscritto, ma con un altro account, vale a dire “Giobatta Piedefermo”, vedeva perfettamente il commento, e quindi lo immortalava con lo “stamp”.

      Ora tu, piccolo coglione analfabeta, pensi veramente che io abbia lanciato un’accusa di censura così grave a quel sito, senza prima cautelarmi mettendo nel cassetto prove e testimonianze?

      E tu, minuscolo ignorante presuntuoso, pensi forse che io sia stato così fesso da ritoccare col Photoshop delle immagini che, ove fossi stato accusato di aver affermato il falso in sedi ufficiali, avrebbero potuto essere oggetto di perizia?

      Pensi forse che il sottoscritto, prima di pubblicare in questo articolo le scansioni dei commenti di Fafi Furnio (altro mio account) e di Giobatta Piedefermo, non si sia assicurato la disponibilità di almeno 10 testimoni oculari capaci di confermare in qualsiasi sede che in quello stesso momento con i loro account, quegli stessi commenti non potevano vederli?

      E guarda bene, mio fetido e strisciante cibo per galline, le date dei commenti di Fafi Furnio: sono di metà dicembre.  Lo sai che significa? Che da metà dicembre e sino al giorno della scansione con lo “stamp”, vale a dire il 30 gennaio, quei commenti il Fafi Furnio li vedeva perfettamente, mentre i testimoni cui ho chiesto di verificare, di cui ho tutte le mail di riscontro, non vedevano un bel niente. 
      E se tu accedi a quegli articoli, mio povero rifiuto umano, non vedrai un bel niente neppure tu.  

      I commenti di Fafi Furnio di metà dicembre, scansionati da me il 30 gennaio, (cioè dopo 45 giorni) oggi invece nessuno li può vedere.
      E secondo te i nostri amici di Antimafia Duemila hanno lasciato quei commenti, quelli di Fafi Furnio, per almeno 45 giorni in bacheca, sino al giorno in cui io ho deciso di immortalarli, per poi farli sparire oggi solo per compiacere magari ad un imbecille come te, perché tu possa venire qui a scrivere queste fesserie?

      Io il Photoshop ce l’avevo installato sul mio mac quando tua madre ancora ti teneva con le capre a succhiare il latte, e lo uso perfettamente con ogni sua funzione, (o non crederai mica che il Ridolini con la faccia di Travaglio lo abbia fatto con le forbici e il vinavil?) quando serve per fare qualcosa di onesto,  utile o divertente, non certo per fare manipolazioni del cazzo allo scopo di alimentare le fantasie dei cervellini deviati come il tuo.

      Una volta l’Italia era un paese di santi, poeti e navigatori. 

      Oggi, dopo 15 anni di bananas, passaparole, ed altre latrine, è diventato un paese di cerebrolesi capaci persino di immaginare che un uomo di 50 anni e con 3 figli da mantenere possa perdere il suo prezioso tempo a  manipolare immagini di facebook  col Photoshop, al solo fine di inventarsi accuse farlocche, tanto per diffamare gli ufologi visionari (come se ce ne fosse bisogno).

      Un danno, ahimè, irreversibile.

      Per quanto riguarda il nostro bellimbusto esperto di web, di face book e di Photoshop, tu sei fuori da questo commentario.

      Niente  trucchi o manipolazioni, ma vere e sincere pedate nel culo per farti stare alla porta.

      Prima “roba”.

      Seconda “roba”: vedi di non farti beccare a scrivere in qualsiasi sede le porcherìe che hai scritto qui sopra, perché giuro che sarai trascinato in una frazione di secondo a provare le tue minchiate nell’aula di un tribunale, anche solo per prendermi la soddisfazione di vedere che faccia può avere un simile cretino.

      Fine della trasmissione.

    • anonimo 11:56 on 24 March 2011 Permalink | Rispondi

      MITICO SEGUGIO!
      ho riso fino a slogarmi la mascella :)

    • anonimo 12:21 on 24 March 2011 Permalink | Rispondi

      l'anonimo che ha provocato l'ilarità (mista a indignazione, suppongo) del segugio è l'esempio di come possa una persona rifiutarsi di ragionare e usare la logica, perchè ha sposato la FEDE dell'ufologo. Vedo che Nibiru è molto più potente di quanto pensassi :)

      come distruggere le facoltà intellettive/cognitive? chiedi a bongio

  • Avatar di enrix

    enrix 07:19 on 21 January 2011 Permalink | Rispondi
    Tags: karima, mossad, ruby   

    Scherzetti di madre natura

    A volte madre natura, è proprio il caso di dirlo, tira  certi scherzi da prete…

    Qui ad esempio c’è una ragazza che dovrebbe rispondere al nome di Karima, e che secondo quanto riportato sul blog Aurora   sarebbe un presunto agente del Mossad, la quale pare proprio la sorella gemella, come fossero due gocce d’acqua, della nostra eroina del momento, la misteriosa Ruby Rubacuori.

    E pure Ruby, tra l’altro, all’anagrafe risulta chiamarsi proprio Karima, come l’altra.

    Noi non siamo dietrologi, chi ci conosce lo sa bene.
    Ma ci piace giocare con il Photoshop.

    E allora è venuto fuori quello che vedete (clicca sulla foto per ingrandirla)

    ruby rubacuori del mossad

    Nella foto A, la "Karima del Mossad", al naturale.

    Nelle foto B e C, la Ruby, al naturale anche lei, per lo meno sotto il profilo del fotoritocco (si, perché di belletti ne ha un bel po’).

    Nella foto D ho preso l’agente Karima e le ho applicato la bocca di Ruby della foto C, aggiungendo solo un po' di rossetto.

    Tale operazione di fotoritocco, ha un senso. Infatti anche le vere labbra possono essere state facilmente ritoccate con un po’ di silicone, e la dentatura, come si vede nei due dettagli ingranditi e contrastati, pare proprio compatibile con quella della Karima originale, nella foto ripresa in fondo a sinistra.
    I dettagli dei denti visibili, risultano sovrapponibili.

    Quindi ho dato luce e contrasto alla stessa foto D, così da portarla ai livelli di luce e contrasto della foto E.

    Poi ho preso i capelli dell’agente Karima, e li ho applicati al viso naturale di Ruby, nella foto E.

    Sotto il profilo dimensionale (dimensione e posizione degli occhi, del naso, della bocca, distanze fra i vari punti ed altezza della fronte e del mento), le coincidenze sono impressionanti.

    Ma i commenti li lascio a voi; per me è stato solo un esperimento divertente.

    Ah, dimenticavo: pare che l’agente Karima, abbia 24 anni, o giù di lì.

    Secondo Nabila F. (citata come “l'ex agente reclutatrice marocchina del Mossad Nabila Flika”), come riporta il sito Aurora,  “Karima è ebrea ma si spaccia per araba. Provenendo dal Marocco non ha difficoltà di comunicazione. È stata assegnata recentemente a un cittadino americano-arabo interno a un'istituzione di Washington. Presentando molte contraddizioni nella sua storia, è stata scoperta e ha dovuto abbandonare la sua missione.”

     
    • enrix007 21:18 on 26 January 2011 Permalink | Rispondi

      Non è una mia insinuazione, caro Renzo.
      Forse sarà anche un'insinuazione, ma non mia.

      Le cose stanno così: questa cosa passa da qualcuno come informazione, a monte delle mie fotografie. E non sto parlando solo del sito Aurora.
      Dico "a monte" del mio ritocco fotografico, perchè ci tengo a ribadire che solo a seguito di alcune informazioni ricevute, da me in parte riscontrate, ho proceduto al confronto fra le varie fotografie, delle quali alcune mostrano tra l'altro che la Ruby si sarebbe sottoposta nei mesi precedenti ad alcuni "ritocchi" estetici (al naso, ad esempio) nonostante la sua giovane età e nonostante i lineamenti originali non dimostrassero, sotto il profilo estetico, tutta questa urgenza di essere ritoccati,.

      In ogni caso il senso di quest'operazione è scritto nell'articolo: ho trovato, come dici tu, alcune corrispondenze, e le ho sottoposte al giudizio pubblico. L'alternativa era non farlo. Ma non ne vedo la ragione.
      Io personalmente, rientro tra gli scettici, cioè fra coloro che non ritengono che sia la stessa persona. Tuttavia ho pubblicato lo stesso il confronto.
      Ho fatto male? Passo per un cazzaro? Lo sai che me ne fotto.

      "Ok, ammettiamolo pure.
      Adesso però caro Enrico, bisognerebbe facessi lo stesso anche per le restanti 40/50 zoccole che andavano ai festini di Arcore.
      Erano tutte del KGB? o CIA?
      Ohhmammamia! I servizi segreti bulgariiiiiiiiiiii :D "

      Più che altro nessuna di quelle 50 ha mai cercato la presidenza del consiglio dalla questura per farsi togliere dai guai, creandone così di enormi, sotto il profilo politico, al suo papà gambalunga.
      Questo rende diversa Ruby dalle altre.

      Comunque se tu pensi che questo mio articoletto sia un modo di migliorare l'immagine di un premier che passa in certi modi le sue serate, vuol dire che non mi conosci, e che il cazzaro sei tu.

      La mail personale l'ho vista, ma non ti ho ancora scritto, come vedi.
      Una ragione ci sarà, nulla avviene a caso. Ma comunque abbi fede, a breve ti scriverò.

      BY BY

    • enrix007 00:15 on 27 January 2011 Permalink | Rispondi

      C'è una novità, caro Renzo, sul Corsera di poco fa:

      "In particolare in un appunto la giovane marocchina scrive di dover ricevere «4 milioni e mezzo da B. entro due mesi»"

      Qui siamo ai pizzini antipremier, come quelli di don Vito. Quindi è evidente che le alternative si restringono: o è una pazza, o una lucida che vuole infognare il premier. Altre categorie di "diciottenni" che lasciano a disposizione della polizia giudiziaria bigliettini di questo tipo, io non ne conosco.

    • Renzo_C 00:29 on 27 January 2011 Permalink | Rispondi

      "Tuttavia ho pubblicato lo stesso il confronto.
      Ho fatto male? Passo per un cazzaro? Lo sai che me ne fotto."

      Puoi fottertene tranquillamente, però perdi "punti credibilità" e questo non credo possa farti piacere.
      Se ne facevi a meno IMHO era meglio, ma ribadisco IMHO.

      Non è che l'articoletto migliora niente del Puffone, semmai insinua un dubbio che secondo me è stratirato per i capelli.
      La posizione Ruby è strumentale, mi stupisco che tu non lo colga, serve solo ad aprire l'indagine e pure l'invio delle carte a Roma è strumentale: l'importante è far venir fuori il lato puttaniere del Puffone e metterlo alla gogna.
      Infatti il telefono del Puffone lo avevano in parecchie, ed è quello che conta mediaticamente.
      La concussione non sarà facile da provare, perchè servirebbe un concusso disposto a dire che si è sentito minacciato ed ha agito di conseguenza, così come pure la prostituzione minorile.
      E' una classica manovra pre-elettorale
      Ruby quindi ha un ruolo non molto diverso dalle altre, perchè l'attendibilità di tutte è pari a zero: rischiano solo la falsa testimonianza, ma possono sempre dire che non ricordano bene date e fatti.

      "vuol dire che non mi conosci, e che il cazzaro sei tu"
      Infatti non ti conosco, ma non ho scritto che sei un cazzaro, rileggi meglio.
      Quindi il resto potevi risparmiartelo, ma non mi stupisco più di tanto.

      La ragione per la quale prima mi chiedi la mailbox e poi non mi scrivi la posso intuire, anche se in effetti non credo possa piacerti, perchè nulla avviene a caso.
      Ma ho fede e anche capezzone :D

      Cordialità

      Renzo C

    • Renzo_C 00:35 on 27 January 2011 Permalink | Rispondi

      Enrico, questa disse in una delle prime interviste che stava scrivendo un libro con un giornalista di Panorama (non me lo ricordo, e lui smentì), ma la PERLA che disse fu che usciva per Chiarelettere :D LOL
      Ora, vuoi mai pensare che Ruby sappia chi cacchio è Chiarelettere?
      O forse c'è una regia che suggerisce?

      Stavamo scrivendo nello stesso momento.

      Saluti

      Renzo C

    • anonimo 19:41 on 28 January 2011 Permalink | Rispondi

      Non che il quadro generale dei festini cambi, però anche a me l’appunto di Ruby sull’agenda lascia perplessa.

      http://www.dagospia.com/img/patch/01-2011/86189.jpg

      Non capisco che senso abbia annotare "4 milioni che ricevo tra due mesi da Silvio Berlusconi".
      E’ illogico perché il valore non è comparabile con le altre cifre in elenco, che potevano aver ragione di essere annotate, anche solo per tiare una somma; è insensata perché del generoso donatore, almeno a Ruby, non poteva sfuggire certo il nome, figuriamoci il cognome.

      Simona

    • anonimo 12:52 on 29 January 2011 Permalink | Rispondi

      Simona,
      secondo me non e' assurdo che una ragazzina possa scrivere quella cifra, anche se l'ordine di grandezza non e' comparabile con le altre. Io penso che lei si sia resa conto di "esser seduta" :) sopra una potenziale miniera d'oro e che si sia messa a fantasticare, buttando giu' cifre.
      Il punto e' che, secondo me, SB non l'avrebbe mai fatta entrare alle feste se avesse saputo che era minorenne, DOPO il casino Noemi. Invece e' provato che lei c'era ANCHE DOPO che il fatto Noemi era accaduto e pur essendo minorenne.
      Dopo i fatti della questura invece non ha piu' messo piede la'.
      Questo se non e' falsa la sua eta' (come credo, perche' non mi convince, come non convince Enrico questa storia dell'agente, ma non si deve mai escludere nulla al 100% e ha fatto bene a riportarla).
      Quando lei si e' resa conto delle potenzialita' di questo fatto (anche solo la sua presenza come minorenne le da' un potere contrattuale enorme) ha cercato di giocarsi al meglio le sue carte.
      Comunque non escludo nemmeno io la possibilita' che quel "pizzino" sia una cianciminata :)
      cesare

    • Renzo_C 13:55 on 30 January 2011 Permalink | Rispondi

      OT

      Forse mi sbaglierò, ma credo ti interessi sapere che il blog del cianciarone è stato testè piallato dal sito del FQ.
      Che ciò significhi qualcosa?
      Si apprezzano comunque le modalità della cosa: alla "chetichella" e senza dire niente a nessuno.
      Penso ci sarà qualcuno che esporrà Marcolino ciuffettino "a figure che farebbero vergognare una scimmia col sedere pelato", dopo che col cianciarone ci ha fatto un gruzzoletto, oltre a serate on the beach (a pagamento, naturalmente).

      Saluti

      Renzo C

    • anonimo 23:00 on 31 January 2011 Permalink | Rispondi

      Potete aiutarmi a capire una cosa?

      Se non ricordo male Ruby viene arrestata dopo essere stata denunciata da una sua "amica" con cui conviveva, per il furto di 3000 euro.

      Che bisogno aveva di rubare 3000 euro con tutto quello che gli veniva "gentilmente concesso"???

      Grazie

      Paolo

    • anonimo 11:00 on 1 February 2011 Permalink | Rispondi

      Cesare,
      è possibile certamente che l’appunto sia stato scritto in buona fede in tempi non sospetti e senza immaginare che sarebbe stato intercettato dagli inquirenti, come no.
      Però insisto nel dire che “suona falso” e lo dico anche perchè non coincide con la personalità della Ruby dell’intervista a Signorini: Ruby non è una cretina. Ruby da Signorini recitava evidentemente un copione, un copione che non aveva scritto lei (perché era studiata anche la gestualità, studiata da professionisti della comunicazone) e lo intepretava molto bene, anche se un paio di volte si è tradita: Ruby era stata preparata a presentare in anteprima televisiva la linea di difesa che ritroveremo anche in tribunale.
      Perché quindi dovremmo sospettare che il suo obiettivo principale non sia quello di difendere Berlusconi e quindi anche sé stessa e il malloppo promesso? Non ci sarebbe motivo logico apparente.
      Tuttavia io sospetto, pur non potendo dimostrare di aver ragione; sospetto perché una ragazza intelligente quale si è dimostrata Ruby in TV non scrive un appunto di quel genere. Non scrive “Silvio Belusconi” per esteso, perchè l’appunto serve a lei e non è scritto per essere letto da altri, e non scrive per sua personale memoria un cifra che non dimenticherebbe memmeno un malato di Alzheimer.

    • anonimo 16:12 on 16 March 2011 Permalink | Rispondi

      se io avessi una certa intimità fisica con una persona, non scriverei mai, sulla mia agendina, 4 DENARI ricevuti da NOME e COGNOME. Sarei molto più sintetico, soprattutto se avessi il vezzo di apostrofarla con nomignoli di vario genere.
      Devo però supporre che la Ruby sia molto più puntigliosa di me. Ma da chi avrà imparato tutto questo rigore amministrativo?
      E badate bene che, per quanto mi riguarda (visto che ho fatto l'esempio "su di me"), varrebbe anche il contrario. Se trovassi l'agendina della mia dolce metà, con su scritto il mio nome per intero seguito da una sola, "enorme" cifra, mi verrebbe da fargli almeno un appunto! (Come se le altre cifre dell'elenco non fossero un mio omaggio, gli direi testualmente, come se sotto le coperte di casa ci chiamassimo per nome e cognome!).
      In generare, quando una persona compila un archivio per motivi di lavoro, alla base di un certo rigore c'è il tentativo di creare un efficiente promemoria che sia utile non solo a sé, ma anche agli altri.

    • anonimo 17:36 on 13 October 2011 Permalink | Rispondi

      Questa mi mancava!

      Littorio Mangano

    • Renzo_C 19:13 on 26 January 2011 Permalink | Rispondi

      Quindi?
      Hai trovato due ragazze che si assomigliano, complimenti.
      Ma ciò cosa dimostra?
      Niente.
      Potrebbe essere la stessa persona? E' questa l'insinuazione?
      Ok, ammettiamolo pure.
      Adesso però caro Enrico, bisognerebbe facessi lo stesso anche per le restanti 40/50 zoccole che andavano ai festini di Arcore.
      Erano tutte del KGB? o CIA?
      Ohhmammamia! I servizi segreti bulgariiiiiiiiiiii :D

      Ma questo non doveva essere il blog per "le cose serie"?
      Guarda che scivolare nel girone dei cazzari è un attimo.

      A proposito, vuoi un' altra mia mailbox, così puoi ampliare la collezione di indirizzi, visto che mi hai chiesto tu un recapito, però non ho ricevuto niente.
      Ma sarà colpa dei server smtp, si incasinano sempre ;)

      Stia bene

      Renzo C

  • Avatar di enrix

    enrix 18:56 on 17 January 2011 Permalink | Rispondi  

    Spataro smentisce Sabella e "Il Fatto Q.".

    spataro

    No Comment.

    Enrix

    Al presidente del Tribunale
    IV Sezione Penale di Palermo
     

    Sig. Presidente, mi permetto di scrivere a codesto Tribunale a seguito della pubblicazione sul giornale “il Fatto Quotidiano”, in data 12 gennaio 2011, dell’articolo che allego in copia, a firma di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, dal titolo Stragi del ’93: Chelazzi voleva indagare Mori”. L’articolo si riferisce alle dichiarazioni che sarebbero state rilasciate innanzi a codesto Tribunale, l’11 gennaio 2011, dal Dr. Alfonso Sabella esaminato come testimone. Non sono in grado di valutare la effettiva corrispondenza del contenuto dell’articolo a quello della deposizione del collega Sabella. Ma, conoscendo la serietà dei giornalisti autori dell’articolo, non ho neppure ragione di dubitarne, visto tra l’altro che alcuni passaggi delle dichiarazioni rese dal magistrato vi figurano virgolettate. Orbene, nell’articolo si legge, tra l’altro, quanto segue: Sabella ha elencato gli episodi e gli elementi che lo indussero a dubitare del ROS e a chiedere al procuratore Gian Carlo Caselli di revocare la delega esclusiva alle ricerche del boss corleoneseomissis Caselli prese tempo, ‘ma proprio in quel periodo’ – ha proseguito il teste – ‘arrivarono in procura telefonate da parte di colleghi di altre Procure che avevano saputo da ufficiali del Ros dell’imminente cattura di Provenzano’. E Sabella ha aggiunto: ‘Ricordo che le chiamate arrivarono dallo stesso Chelazzi, da Saviotti e Piro della Procura di Roma, da Armando Spataro della Procura di Milano. A Palermo interpretammo quelle telefonate come il risultato di una mossa tattica del Ros che voleva così evitare di perdere l’esclusiva sulle indagini “.
    Tanto premesso, anche a prescindere da ogni pur possibile commento sulle “interpretazioni” che di quelle ipotetiche telefonate sarebbero state date “a Palermo”, sento il dovere di fare sapere al Tribunale ed alle parti (cui rispettosamente chiedo che la presente sia resa nota), che non ho mai telefonato al Dr. Sabella o ad altri colleghi, di Palermo o di qualsiasi altra sede giudiziaria, per le ragioni dal collega indicate, ho mai avuto colloqui con alcuno a proposito della “imminente cattura di Provenzano”. Non ho neppure mai saputo da alcuno (in particolare da personale del Ros dei Carabinieri) di tale imminente cattura, con riferimento sia all’epoca in cui il Dr. Sabella era in servizio presso la Procura della Repubblica di Palermo, sia all’epoca precedente l’effettivo arresto di Provenzano. Tanto affermo con assoluta certezza e con esclusione di qualsiasi ipotesi di un mio errore o vuoto di memoria. Tale affermazione, se ritenuta utile, sono ovviamente pronto a confermare in sede di esame o confronto dibattimentale, così come – ne sono certo – potrebbe essere confermata dall’allora procuratore della Repubblica di Palermo, Dr. Gian Carlo Caselli, pure menzionato nell’articolo.
    In considerazione della pubblicità dibattimentale delle dichiarazioni del Dr. Sabella e dell’avvenuta citazione delle stesse nell’articolo indicato in premessa, le comunico anche che provvederò ad inviare la presente lettera a “Il fatto Quotidiano”, chiedendone la pubblicazione.

    Armando Spataro
    Procuratore della Repubblica aggiunto
    Tribunale di Milano

    (Pubblicata su “Il Fatto Quotidiano”, a pag. 15, il 16/01/2011)

     

     
    • anonimo 14:19 on 18 January 2011 Permalink | Rispondi

      ottima segnalazione Enrico…il procuratore non poteva essere più chiaro e trasparente…offrendo poi la sua disponibilità a ulteriori precisazionii…un contributo importante che aiuta a dissipare i dubbi che gravitano attorno all'operato dei ROS e ristabilire la verità…senza costruire falsi teoremi volti a dimostrare l'esistenza di una "trattativa" in corso tra i carabinieri e i boss!
      Per fortuna c'è chi (come Spataro) non si presta a certi giochetti!
      un saluto
      Daniele Lentini

    • anonimo 22:35 on 18 January 2011 Permalink | Rispondi

      Come facevo notare anche altrove, pare che in questo processo si cerchi spesso di "far parlare" i morti…infatti se si attribuiscono cose false ai vivi questi possono fare come Spataro..
      cesare

  • Avatar di enrix

    enrix 09:41 on 10 January 2011 Permalink | Rispondi
    Tags: antonio esposito, arnaldo la barbera, francesco tumino, , , , , , , ,   

    Artificieri ed artifici

    cassazione
     

    Nei giorni scorsi hanno avuto una certa risonanza  alcune presunte (e dico presunte perché pare che, ad esempio, il PM Tescaroli abbia espresso alcune perplessità sulla fedeltà dei rendiconti giornalistici) dichiarazioni del procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, il quale, secondo gli organi di stampa, di fronte alla lapide di Piersanti Mattarella, avrebbe dichiarato che sul fallito attentato dell’Addaura nei confronti di Giovanni Falcone, “uomini dello Stato  frenarono la verità”.
     

    Continua poi il capo della Dna: “ci sono stati processi nei confronti di artificieri ed altre persone che certamente non hanno contribuito all’accertamento della verità”.

    E qui, cominciano le perplessità.

    Quale sarà il soggetto di questa frase sibillina?
    Chi non avrebbe contribuito all’accertamento della verità?  
    Gli artificieri e le altre persone processate, o i processi a loro carico?

    Alcune testate giornalistiche, paiono non avere dubbi: i soggetti sono l’artificiere e le altre persone.
    Altre invece, sono certe del contrario: Grasso si riferisce ai processi (e quindi, agli organi giudiziari inquirenti).

    Ma.

    Ciò che pare senz'altro evidente, è il riferimento di Grasso al processo di cui è stato protagonista Francesco Tumino, l’artificiere che ha fatto brillare l’ordigno nella villa a mare del giudice Falcone.

    Ma a seguito delle dichiarazioni di Grasso,  proprio sul maresciallo Tumino, che poi verrà utilizzato come "uncino" per tirare in ballo un altro ufficiale dei carabinieri, e cioè il Gen. Mario Mori, interviene su “Il Mattino” Antonio Esposito, giudice della Corte di Cassazione che nel 2004 ha rinviato alla corte d’assise d’appello di Catania la sentenza che assolveva Nino Madonia, Enzo e Angelo Galatolo per il fallito attentato all’Addaura.

    In un’intervista dal titolo Il Giudice: “Due i misteri insoluti sul ruolo degli uomini dello Stato, pubblicata sul quotidiano a pag. 11 il 7 gennaio, il Dott. Esposito ci espone, per l’appunto, quelli che secondo lui sono due misteri.

    Mistero n°1:L’artificiere Tumino – racconta il giudice Esposito a ‘Il Mattino’ – che avrebbe dovuto disinnescare la bomba all’Addaura giunse con quasi quattro ore dalla richiesta di intervento. Operò sul posto – continua Esposito – e danneggiò fortemente il comando di attivazione della carica esplosiva. Fu sottoposto a procedimento penale per falso ideologico e false dichiarazioni al pm, patteggiò la pena e rimase in servizio nei carabinieri per ricomparire in via D’Amelio dopo l’attentato a Borsellino”.

    Mistero n°2:E’ rimasto incomprensibile il motivo per cui il colonnello Mori dichiarò all’autorità giudiziaria: ‘…un consistente numero di chili di esplosivo messo lì senza alcuna possibilità di deflagrare era una minaccia molto relativa… io ho pensato a un tentativo intimidatorio più che ad un attentato mirato ad annientare Giovanni Falcone”. Viceversa le perizie diedero la certezza – conclude Esposito – che il congegno era pronto ad esplodere non appena avesse ricevuto l’impulso e che l’esplosione avrebbe avuto un esito mortale nel raggio di 60 metri”.
     
    Ed ecco qui il Segugio pronto a risolvere i due misteri al nostro Giudice.

    Il primo non è un mistero: purtroppo è invece, uno strafalcione.

    Intanto l’artificiere Tumino (il quale, tra l’altro, è deceduto nel 2006 ed è quindi impossibilitato a difendersi da eventuali falsità dette sul suo conto) arrivò in ritardo perché non era il ROS dei carabinieri preposto alle indagini, ma la Polizia Di Stato. 
    Tumino fu chiesto “in prestito” al ROS come ultimo ripiego, dopo una frenetica ricerca degli altri artificieri di turno (quindi preposti) che per varie ragioni, quella mattina, dette esito negativo.

    Sull’aspetto tecnico poi riguardante l’attività di Tumino, sarebbe molto interessante approfondire, ma lo faremo magari in seguito, perché si tratta di considerazioni molto lunghe e che meritano un capitolo dedicato.

    E veniamo ora allo strafalcione.

    Dunque Esposito si domanda come mai Tumino “Fu sottoposto a procedimento penale per falso ideologico e false dichiarazioni al pm, patteggiò la pena e rimase in servizio nei carabinieri per ricomparire in via D’Amelio dopo l’attentato a Borsellino

    E’ oltremodo strano, che Esposito non sappia che invece i fatti non stanno assolutamente come dice lui.

    Invece stanno così:
    Il processo a Tumino per falso ideologico e false dichiarazioni al pm vide la sua prima udienza il 19 settembre 1993.
    L’attentato di Via D’Amelio fu esattamente 1 anno e 2 mesi prima.
    La presenza di Tumino in Via D’Amelio, era rituale e doverosa, poichè era l’esperto di esplosivi in quota al ROS a Palermo.
    Subito dopo il patteggiamento, fu sospeso dall’arma dei carabinieri.

    Questi dati sono confermati anche dall’ottimo Salvatore Parlagreco, uno dei rarissimi giornalisti che prima di scrivere si documenta e non ha per nulla l’abitudine di “passare parole” scientemente infarcite di invenzioni e di omissioni.

    Fra l’altro, proprio leggendo Parlagreco, si scopre una cosa molto interessante: a comunicare per iscritto all’autorità giudiziaria che la versione dei fatti fornita da Tumino sarebbe stata non veritiera (ragione per cui oggi si insinua che l’artificiere avrebbe operato per la parte oscura di quello che Travaglio ed altri chiamano “il doppio Stato”),  sarebbe stato proprio quell’Arnaldo La Barbera che oggi, anche a seguito delle dichiarazioni del più televisivo fra tutti i supertestimoni (indovinate chi), si insinua essere stato uno dei rappresentanti di punta, in Palermo, di quella  parte oscura di quello che Travaglio ed altri chiamano “il doppio Stato”.

    Si tratta quindi di uno di quei tipici cortocircuiti che avvengono nel paese dove il passatempo preferito pare essere quello di fare insinuazioni alla cazzo.

    Ma torniamo al nostro mistero:  stavamo parlando di Antonio Esposito, Il quale ha dichiarato  a “Il mattino” che Tumino “patteggiò la pena e rimase in servizio nei carabinieri per ricomparire in via D’Amelio dopo l’attentato a Borsellino”, quando inveceTumino nel 92 fece il suo dovere in Via D’Amelio, nel 93 fu indagato, incriminato e patteggiò la pena, e quindi fu subito sospeso dall’Arma.

    E questo è uno dei magistrati che si occuparono degli attentati ai nostri eroi di Stato.  In cassazione.
    Ed anche in relazione ai comportamenti di Tumino, quest’uomo, con queste idee chiarissime, giudicò.

    Siccome  accertare la verità sulle stragi spetta ai magistrati, a volte abbiamo, chissà perché, come la sensazione di intuire perchè campa cavallo che l’erba cresce.

    Ma veniamo al mistero n°2.
    Dice Esposito: “E’ rimasto incomprensibile il motivo per cui il colonnello Mori dichiarò all’autorità giudiziaria: ‘…un consistente numero di chili di esplosivo messo lì senza alcuna possibilità di deflagrare era una minaccia molto relativa… io ho pensato a un tentativo intimidatorio più che ad un attentato mirato ad annientare Giovanni Falcone”. Viceversa le perizie diedero la   che il congegno era pronto ad esplodere non appena avesse ricevuto l’impulso e che l’esplosione avrebbe avuto un esito mortale nel raggio di 60 metri

    La spiegazione a questo mistero è estremamente semplice:  le perizie sono state approntate e pubblicate in data successiva a quella in cui Mori (che tra l’altro, come ho già detto, non era preposto all’inchiesta perché questa era di competenza della Polizia di Stato, quindi ciò che pensava lo pensava a titolo personale, e non come investigatore incaricato)  aveva “pensato a un tentativo intimidatorio”.

    Elementare, Watson.

    Come si può ben vedere, i due misteri di Esposito erano di facile risoluzione.

    Ma ce ne sarebbe un terzo, di mistero, forse un po’ più complesso, che mi permetto di postulare io.

    Per calarci in questo mistero, occorre andare proprio alla sentenza della Cassazione n. 40799 del 19 ottobre 2004, quella di Esposito.

    La Cassazione cita tre testimonianze DIBATTIMENTALI, di Sica, Mori e Misiani.

    Ecco, in ordine, cosa riferisce la sentenza:

    Il TESTE Sica Domenico, (Alto Commissario Antimafia), aveva dichiarato IN DIBATTIMENTO: “le pile,utilizzate per confezionare l’ordigno, erano scariche” e “mancava un oggettino per produrre l’esplosione”;
    Il TESTE Misiani Francesco, (magistrato addetto all’Ufficio dell’”Alto Commissario”), aveva osservato: “il dubbio era che il meccanismo per farla esplodere quella sera non ci fosse o che era fatto in modo tale di non farlo innescare”…. “Le modalità erano tali come se si volesse far scoprire preventivamente il fatto, della borsa posta lì, di fronte o verso la casa dell’abitazione di Falcone”;
    Il TESTE Mori Mario, (Comandante il Raggrupp. operativo speciale: Ros), aveva espresso perplessità in ordine alla effettiva funzionalità del telecomando affermando “un consistente numero di Kg. di esplosivo messi lì senza alcuna possibilità di deflagrare era una minaccia molto relativa “….. “io ho pensato ad un tentativo intimidatorio più che ad un tentativo assolutamente mirato ad annientare Giovanni Falcone”.

    E quindi conclude la sentenza:

    “Resta il dato sconcertante costituito dalla circostanza che autorevoli personaggi pubblici investiti di alte cariche e di elevate responsabilità,si siano lasciati andare a così imprudenti dichiarazioni le quali hanno finito per contribuire a fornire lo spunto ai molteplici nemici e detrattori del giudice di inventare la tesi delegittimante del falso o simulato attentato, avendo i vertici di Cosa nostra addirittura impartito l’ordine agli uomini dell’organizzazione di divulgare la falsa e calunniosa notizia che l’attentato «se l’era fatto da solo”.

    Allora, cerchiamo di capire bene.

    Il processo in Corte d’Assise, è stato celebrato alla fine degli anni 90. Tra il dicembre del 98 ed il 2000.
    La sentenza è del 2000.
    Quindi, quelle testimonianze risalgono a quell’epoca.
    Sica e Misiani, deposero il 25 ottobre 1999.  Mori il 7 febbraio 2000.

    Che significa ciò?

    Significa che Sica, Misiani e Mori, oltre 10 anni dopo l’attentato, in Tribunale, possono avere espresso opinioni, pur errate, che si erano formate sull’accaduto, alcune delle quali di natura strettamente personale. O possono avere riferito informazioni tecniche errate che avevano assunto all’epoca. In dibattimento.
     
    Nello specifico proprio Mori dice che aveva “pensato” ad un tentativo ecc…ecc…

    Giuseppe D’Avanzo, su Repubblica, il 24 maggio 1992,   riassumeva  i fatti dei mesi precedenti riguardanti la vita di Giovanni Falcone, scrivendo, fra l’altro: “La mafia sistema 50 chili di tritolo sotto la sua casa all’ Addaura e nessuno crede all’ attentato. C’ è chi dice (a Palermo, a Roma): se l’ è preparato da solo.

    In buona sostanza, quando la Cassazione parla della “tesi delegittimante del falso o simulato attentato, avendo i vertici di Cosa nostra addirittura impartito l’ordine agli uomini dell’organizzazione di divulgare la falsa e calunniosa notizia che l’attentato «se l’era fatto da solo “, parla di una cosa del 90-91.

    Come possono quelle tre testimonianze avvenute 10 ANNI dopo, avere “finito per contribuire a fornire lo spunto ai molteplici nemici e detrattori del giudice di inventare quella tesi” DIFFUSA 10 ANNI PRIMA?

    Ecco un vero mistero che il Giudice della Cassazione dovrebbe aiutarci a chiarire.

    Anche perchè, se vogliamo fare proprio i nomi ed i cognomi di coloro che insinuavano di un falso attentato o di un auto-attentato, non spunta certo fuori Mori, ma semmai spuntano fuori, guarda caso, alcuni suoi tipici detrattori.

    Per quanto riguarda poi la testimonianza di Mori nello specifico, nella stessa si legge di una “perplessità in ordine alla effettiva funzionalità del telecomando”.
    Io non sono per il momento riuscito a risalire a come e quando Mori parlasse di perplessità sul funzionamento del telecomando, ed in quale contesto egli abbia detto questa cosa.

    So però che Mori in udienza, il 7 febbraio 2000, affermò, a proposito del primo vertice delle Autorità dell’Antimafia, tenuto la notte stessa del fallito attentato: “In quella sede non fu messa in dubbio la funzionalità del sistema.” (Presente anche e soprattutto l’artificiere Tumino, a relazionare).

    Inoltre so che cosa ha detto il pentito Fontana: “Nino Madonia fece segnale a tutti di rientrare perché, come apprendemmo poi, era stata notata la presenza della polizia proprio sugli scogli, nei pressi del borsone. Alla vista degli agenti Angelo Galatolo si sarebbe tuffato in mare con il telecomando che fu quindi INUTILIZZABILE per l’innesco dell’esplosivo.

    Direi di andarci piano quindi, prima di dire che Mori abbia detto in qualche sede anche solo delle sciocchezze, sull’attentato dell’Addaura, e che invece è il giudizio dato su di lui dalla Cassazione, che, come ho detto, sarebbe interessante chiarire.

    Enrix

     
    • anonimo 20:11 on 10 January 2011 Permalink | Rispondi

      Ma ho detto qualcosa di sbagliato nel mio commento al post precedente? :(

    • anonimo 22:31 on 10 January 2011 Permalink | Rispondi

      "Come possono quelle tre testimonianze avvenute 10 ANNI dopo, avere “finito per contribuire a fornire lo spunto ai molteplici nemici e detrattori del giudice di inventare quella tesi” DIFFUSA 10 ANNI PRIMA?"
      E' sempre la stessa storia, caro Enrix, questi "signori" sono convinti di poter violare il principio di causalita'…se vieni sul blog del pensatore c'e' il nostro amico Nick che adesso sostiene che l'informazione puo' superare la velocita' della luce nel vuoto: probabilmente le parole di Mori sono tornate indietro nel tempo a "fornire lo spunto". (Tutto e' possibile, ma la vedo alquanto improbabile!) :D

    • enrix007 23:37 on 10 January 2011 Permalink | Rispondi

      Anonimo, io non so che cosa hai detto prima, perchè sei anonimo.

      Di sbagliato non avrai detto nulla, perchè qui è tutto a posto.

      Se sei l'anonimo che mi ha posto la domanda su micromega, ti chiedo scusa ma ho visto solo oggi il commento perchè sono stato via dal blog, comunque non ho seguito quella vicenda e non leggo micromega abitualmente.

      Se vuoi posso dare un'occhiata, però.

    • enrix007 23:51 on 10 January 2011 Permalink | Rispondi

      Non riesco ad entrare nel blog di Caruso, perchè è troppo grossa la pagina e mi blocca tutto.

      Ma posso immaginare cosa farnetica l'imbecille.

      Comunque c'è ben poco  da farneticare.

      La sentenza prende spunto da dichiarazioni recenti per sostenere che possono avere influenzato un pettegolezzo di 10-11 anni più vecchio.

      Se queste affermazioni, oltre che "in dibattimento", e cioè durante il processo (e che sono dibattimentali lo dice chiaramente la sentenza) avessero potuto per avventura essere state enunciate da qualcuno dei tre testi anche all'epoca, così da fare da innesco, il giudice dovrebbe chiarire e fondare il suo parere su prove acquisite che le cose stanno così, perchè un giudice non può trarre conclusioni sulla base di ipotesi fantasiose o di illazioni, tipo quelle di  Nick.
      Questo lo può fare giustappunto solo un medaiolo professionista.

      Il quale se volesse, per l'ennesima volta, dimostrare di non essere un merdaiolo, dovrebbe tirare fuori un documento, anche uno soltanto, che provi che almeno uno di quei tre avesse affermato qualcosa di depistantte PRIMA che il depistaggio divenisse, nel 90, pettegolezzo mafioso, politico e giornalistico, cotto e mangiato.

      Ma quel documento non esiste, perchè se esisteva qualcuno di riservato e che non parlava assolutamente a vanvera e fuori luogo di quei fatti, senza prima avere delle certezze, erano proprio quei tre signori lì.

      Per questo ciò che è scritto in sentenza non può essere oggettivamente condivisibile, perchè cronologicamente incongruente.

    • enrix007 00:02 on 11 January 2011 Permalink | Rispondi

      Cioè, le chiacchiere stanno a zero.

      La corte parla di "imprudenti dichiarazioni" con riferimento alle sue citazioni, quelle che ho trascritto, che sono citazioni di "TESTI" rese nel "dibattimento", e cioè dal 98 in poi.

      Che vengano fuori dunque, se esistono, le anticipazioni di queste "imprudenti dichiarazioni" di Mori, Sica e Misiani, fatte dagli stessi tre testi nell'89-90-91.

      Allora ne riparliamo.

    • anonimo 09:54 on 11 January 2011 Permalink | Rispondi

      Visita mattutina al Segugio e la penna si mette a scrivere da sola!!!

      C'era una volta un blogger di nome Cesare e un suo amico di nome Nick. Cesare aveva una malattia, non poteva sentire mentovare il nome Fisica. Questa parola aveva su di lui lo stesso effetto che ha sul toro il drappo rosso. Per anni ruppero le palle a tutti parlando di relatività e del sacro principio che niente  supera c. Poi Cesare sembrò guarire, andò in parabola calante, come nelle psicosi maniaco-depressive. Ma, improvvisamente e inaspettatamente per Cesare, quell'angioletto di Nick si trasforma in burlone e gli tira un tiro mancino. Nomina la parola proibita e Cesaruccio ci casca con tutte e quattro le zampe, nonostante che Sympatros, uomo buono e benefico, l'abbia messo in guardia. Ha visto il drappo rosso, non c'è niente da fare! La burla riesce in pieno e i suoi effetti rimarranno per sempre nella memoria di massa del povero cesaruccio, il quale è così ingenuo che invita al banchetto quel luminare risolutore di misteri, il famoso Segugio.

      …………………………………………………………………………………………..
      "Come possono quelle tre testimonianze avvenute 10 ANNI dopo, avere “finito per contribuire a fornire lo spunto ai molteplici nemici e detrattori del giudice di inventare quella tesi” DIFFUSA 10 ANNI PRIMA?"
      E' sempre la stessa storia, caro Enrix, questi "signori" sono convinti di poter violare il principio di causalita'…se vieni sul blog del pensatore c'e' il nostro amico Nick che adesso sostiene che l'informazione puo' superare la velocita' della luce nel vuoto: probabilmente le parole di Mori sono tornate indietro nel tempo a "fornire lo spunto". (Tutto e' possibile, ma la vedo alquanto improbabile!) :D

      E meno male che poi dirà che aveva capito lo scherzo!!!

      PER IL SEGUGIO————-

      1 Mori non l'ha detto mai prima…. l'ha detto solo nel processo
      2 Mori l'ha detto pure prima, ma non si trova scritto da nessuna parte
      3 Mori l'ha detto pure prima e si trova da qualche parte che il Segugio non sa

      Siccome le ipotesi in campo sono almeno tre, il Segugio dovrebbe deporre la sicumera di risolutore di misteri e più umilmente dovrebbe parlare di una possibile ipotesi…. ma allora non sarebbe più il Segugio

    • anonimo 10:02 on 11 January 2011 Permalink | Rispondi

      Segugio, siccome tu e quell'altro avete allegramente ironizzato su Nick, poverino in sua assenza, penso che il mio post qui sopra dovresti proprio pubblicarlo!!

    • anonimo 22:37 on 11 January 2011 Permalink | Rispondi

      Sì sono l'anonimo di Micromega, anche se io la vicenda l'ho seguita sul blog di Di Pietro e quello del Fatto Quotidiano. Beh la mia era solo una curiosità, se non hai seguito non è importante. :)

      Ciao e grazie per quello che fai.

      Anonimo #1

      PS: già Luttazzi a suo tempo aveva sfidato le leggi della causalità… retrodatando le date di pubblicazione dei post sul suo blog! :D

    • enrix007 15:47 on 18 January 2011 Permalink | Rispondi

      Anonimo 7, cioè Sympatros.

      Io invece penso di no. E qui comando io.

    • anonimo 13:30 on 28 March 2011 Permalink | Rispondi

      Enrico, se leggi "Per fatti di mafia" di Misiani, libro scritto nel 1991 (purtroppo non ce l'ho sottomano, ma conto di ritrovarlo) vedrai che c'è una suggestiva ricostruzione dell'Addaura che lascia intendere che Falcone l'attentato potrebbe esserselo fatto da solo.
      Detto questo, vorrei farti riflettere sul fatto che, per i ruoli che ricoprivano, Sica, Misiani e Mori erano certamente fra le fonti di diversi (importanti) giornalisti di giudiziaria e che potevano tranquillamente diffondere notizie erronee (non false, sebbene il confine sia labile, ma erronee).
      Come sai, non sono completamente sprovveduto, ma per anni, leggendo i giornali, sono rimasto convinto che quei candelotti non potessero esplodere e che si fosse trattato solo di un "avvertimento".
      Sebastiano Gulisano

    • enrix007 02:06 on 29 March 2011 Permalink | Rispondi

      Caro Sebastiano, condivido certamente in toto, e anch'io ho avuto per anni lo stesso pensiero.
      Tuttavia:
      1) Non sono queste le considerazioni del nostro magistrato. Le considerazioni del magistrato si basano su fatti cronologiamente incongruenti.
      2) Il giudice in ogni caso non poteva e non può fondare il proprio giudizio su supposizioni di ciò che può essere avvenuto, ma solo su fatti.
      E fatti veri e verosimili, non cronologicamente incongruenti.

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