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    enrix 17:22 on 12 February 2012 Permalink | Rispondi  

    Il travaglino buffo 

     

    C’è un video di Travaglio, in Youtube, che è un capolavoro, eppure sino ad ora mi era sfuggito.

    Si tratta della ripresa di un suo intervento “live”, a Roma il 19 luglio 2009, in occasione del 17° anniversario della strage di Via D’Amelio.

    Il video, a parte le bufale, è tecnicamente fatto piuttosto bene; è persino corredato di sottotitoli in lingua inglese e di fumettini didattico-illustrativi, anche questi in lingua inglese, cosicché anche all’estero ci si possa chiarire le idee su come funzionano le cose qui in Italia.

    Uno di questi fumettini, fa le presentazioni: “Marco Travaglio, famous italian Journalist, and one of Berlusconi’s worst nightmare!” (trad.: Marco travaglio, famoso Giornalista  (sic, con la G maiuscola) italiano ed uno dei peggiori incubi di Berlusconi!) .

    Bene,  il famoso Giornalista in questo video è in piena forma: ci illustra alacremente (e strappando pure più di un applauso di approvazione, anzi, commozione, a scena aperta), dell’esistenza di ben tre lettere di Binnu Provenzano a Silvio Berlusconi, quando invece nel mondo reale, pensate un po’, queste tre lettere non esistono proprio.

    E quando dico che “non esistono” intendo dire innanzitutto che Travaglio non sarà mai in grado di mostrarvi alcuna “lettera di Provenzano a Berlusconi” che abbia le caratteristiche di quella da lui descritta, ma anche e soprattutto, che una tale “lettera” non è neppure mai esistita, cosa dimostrabile per via logica e documentale.

    Qualcuno si domanderà come ciò sia possibile, e cercherà di capire, dalle parole di Travaglio, quale spiegazione abbia dato mai il Giornalista all’origine ed all’esistenza di queste tre lettere.

    Ve lo anticipo io: Travaglio dicein questi giorni È VENUTO FUORI  che il capo della mafia, cioè  Bernardo Provenzano, ha scritto 3 lettere a Silvio Berlusconi”.

    Eccola dunque, l’acclarata e verificata  fonte del nostro Giornalista: il famoso cappello a cilindro; quello cioè dal quale, ritualmente, vengono fuori, cioè scaturiscono conigli, colombe, coriandoli e lettere di Provenzano a Berlusconi come se piovesse.

    Ci fornisce anche alcuni dettagli di come queste lettere (lettere che – rassicurate pure il vostro raziocinio –  come ho detto, nessuno sarà mai in grado di mostrarvi, perché o non esistono o sono tutt’altra minestra)  venissero trasmesse ad Arcore.

    Voi pensate che il mittente le inviasse banalmente al destinatario, il cui indirizzo stava scritto nero su bianco?

    No, troppo semplice: Provenzano, spiega Travaglio, “recapitava a Ciancimino che stava in galera, Ciancimino girava a Dell’Utri e Dell’Utri portava a Berlusconi.

    E’ incredibile come certe sciocchezze, se raccontate da un guru ad un pubblico fidelizzato, non riescano a suscitare alcuna reazione o alcuno stupore. Rileggiamola bene: Il LATITANTE Provenzano recapitava una lettera indirizzata a Berlusconi, anziché al destinatario, al collega mafioso, detenuto in isolamento carcerario, Vito Ciancimino, il quale, dalla cella, la “girava” a Dell’Utri, che a sua volta la portava a Berlusconi.

    Piuttosto tortuoso ed improbabile, come metodo di spedizione, non trovate? Io si, io trovo. Eppure Marco lo chiama simpaticamente: “posta celere”.

    Ma il bello è che Travaglio, queste modalità di spedizione in “posta celere”, volontariamente o meno, le ha persino inzuccherate.

    Ovviamente non se l’è inventate, ma ha soltanto riferito quanto raccontato da un noto “supertestimone” [1] (chissà se qualcuno indovina di chi si tratta).  Però gli è mancato forse il coraggio di dirla tutta, oppure aveva una conoscenza un po’ approssimativa dei verbali d’interrogatorio (anche se, in altri frangenti, ha dimostrato di conoscerli bene).

    Nella versione originale di quei verbali, infatti, Provenzano, usando Massimo Ciancimino come portalettere,  faceva pervenire in cella a don Vito la missiva perché correggesse il compitino, indi il compitino corretto, dal carcere,  veniva ritornato dalla signora maestra (don Vito) al figlio portalettere, il quale lo ritornava a  Provenzano, che a quel punto la passava a Dell’Utri, che a sua volta la sporgeva a Berlusconi.

    Marco Travaglio ha tagliato nel suo racconto alcuni significativi passaggi di testimone, così il tutto, da delirio composto, si è ridotto a delirio semplice.  Chissà: forse, l’avesse raccontata giusta,  c’era ancora speranza che in qualche cervellino in platea si potesse accendere la lampadina della perplessità o, ancora meglio, del senso del ridicolo.

    E dire che in quei primi giorni di luglio del 2009 ci fu anche chi allungò ancor di più la catena.

    Su Micromega e su “l’Antefatto”, ad esempio, qualcuno scrisse di “un foglio manoscritto, forse da Riina in persona, che l’aveva girato a Provenzano perché lo facesse pervenire al Cavaliere o a Dell’Utri tramite Vito Ciancimino.”

    Si tratta dello stesso giornalista che il 6 luglio 2009, in una nota rubrica online dal titolo “Passaparola, la raccontava così: “… il documento viene scritto da Riina o da qualcuno dei suoi uomini, viene passato a Provenzano che le cede a Ciancimino e Ciancimino cosa deve fare? Deve comunicarlo a un referente perché lo dia a Berlusconi e chi è questo referente? Dicono gli inquirenti che potrebbe essere Marcello Dell’Utri

    Quest’ipotesi di Riina come scrivano primario del pizzino di Sant’Antonio, è naturalmente una corbelleria, perché su quel bigliettino c’è scritto “on. Berlusconi”, ed il cavaliere divenne onorevole soltanto nel 94, e quindi Riina, in isolamento carcerario blindato dal gennaio 93, difficilmente poteva darsi la pena, dal suo 41bis, di rischiare la scrittura di un’estorsione indirizzata a Silvio Berlusconi e quindi cercare di farla pervenire in qualche modo a Bernardo Provenzano col solo improbabile scopo di farsi mettere a disposizione un canale televisivo dal cavaliere.  Ad un ragionamento analogo, ci arriva pure Travaglio, che dal palco si mette a fare le pernacchie ai colleghi caduti nel trabocchetto di una di quelle assurdità fuoriuscite dal Palazzo di Giustizia: “i giornali di quella lettera hanno scritto che è una lettera di fine anni 80 inizio anni 90! Come poteva venire in mente a un capomafia di chiamare Berlusconi “Onorevole”, quando era ancora un editore televisivo e un palazzinaro quattro anni prima che diventasse politico?”

    Questa volta Marco ha pienamente ragione: certi giornalisti talvolta sono così cialtroni da girare ai lettori qualsiasi bufala gli venga raccontata senza neppure fare un breve controllino sulle date,   sulla loro congruità, e sull’effettiva consistenza dei documenti.  E così, continuando a leggere quell’articolo di Micromega, ecco che troviamo l’autore proseguire con una domanda piuttosto pungente: “Come poteva Riina pensare che Provenzano e Vito Ciancimino (i suddetti sono tre boss mafiosi) fossero in grado di raggiungere Silvio Berlusconi?

    E una questione analoga, viene posta nel “Passaparola”: “Quando uno vede queste parole tutte insieme e vede soprattutto il destinatario, Silvio Berlusconi nostro Presidente del Consiglio, inevitabilmente si domanda:  ma Riina e i corleonesi erano impazziti? Pensavano di poter trasmettere una lettera a Berlusconi se non lo conoscevano? Come potevano pensare che, dando la lettera a Ciancimino affinché la desse a Dell’Utri, perché la desse a Berlusconi la lettera sarebbe arrivata a destinazione?

    Proprio un interrogativo ficcante, davvero. In effetti è proprio ciò che si dovrebbe domandare  uno che vede queste parole tutte insieme e vede soprattutto il destinatario, Silvio Berlusconi nostro Presidente del Consiglio.   

    Se invece uno questa domanda se la pone anche quando, guardando quel bigliettino, quelle parole non le vede, e soprattutto non vede alcun indirizzo di alcun destinatario, allora vuol dire che le sue cellule grigie oppure la sua coscienza o la sua onestà hanno qualche problemino.

    Ma comunque furono sufficienti un paio di settimane, perché il Marco Travaglio del 19 luglio romano, correggesse la sciocchezza pronunciata dal Marco Travaglio del Passaparola e di Micromega, sopprimendo del tutto la figura di Riina (tanto comunque, l’aver scritto ed affermato che Salvatore Riina teneva corrispondenza con Berlusconi, pur senza avere uno straccio di documento nelle mani, è sempre gratis. Lui non si chiama Feltri o Belpietro, ed all’Ordine dei giornalisti  il software per le eventuali sanzioni verso chi ha un cognome con iniziali che superano la lettera “F”, forse è ancora in fase di programmazione) dalla testa della catena di Sant’Antonio ed inserendo quindi come capofila direttamente Bernardo Provenzano.

    Ma torniamo alla nostra “lettera”.

    Perché dunque, secondo Travaglio, Provenzano avrebbe dovuto scrivere a Berlusconi?

    Semplice:  per avere a disposizione una televisione.

    E per farci cosa, una televisione?

    Ma per attaccare Caselli ed i magistrati dell’antimafia, obviously, ci spiega Travaglio.

    Cioè, lui la spiega così: “gli promettono un appoggio elettorale a Forza Italia nel caso in cui Berlusconi mettesse a disposizione una delle sue televisioni a Cosa Nostra …  Dopodiché, troppa grazia Sant’Antonio,  guarda caso  è cominciato un bombardamento delle televisioni di Berlusconi contro Giancarlo Caselli, contro tutti i  magistrati antimafia e in difesa di tutti gli imputati dei processi di mafia e politica.”

    Nel passaparola, l’insinuazione è anche più circostanziata: “poi il fatto che lui [Berlusconi] abbia risposto oppure no anche questa è una bella domanda: “ signor Ciancimino junior, lei ha mica saputo da suo padre se poi quella lettera ebbe un seguito, se qualcuno rispose a quella lettera? Se quando avete detto “ ti facciamo del male se non ci dai una televisione” quello ha fatto sapere – che ne so io? – “ stiamo valutando la vostra richiesta”, sa quelle formulette che si usano negli uffici, “ le faremo sapere”? No, perché dal 94 ricordo alcune trasmissioni televisive nelle quali le reti Fininvest, invece di prendersela con la mafia, se la prendevano con l’antimafia, attaccando violentemente e insultando, diffamando, calunniando la Procura di Palermo guidata da Caselli e poi smisero all’improvviso, quando la Procura di Palermo, dal 99 in avanti, dal 2000 fu guidata da Grasso e, sotto la gestione di Grasso e Pignatone, fu trovata questa lettera che scomparve, che non fu depositata agli atti dei processi, che solo adesso, in fase finale del processo d’appello a Dell’Utri, si può finalmente portare come prova davanti ai giudici!

    Molti dei miei lettori, conoscono già la soluzione dell’arcano di questa bufala (ma chi volesse approfondire, può farlo ad esempio leggendo il cap. 7,  a pag. 15, del mio libretto “Trava’, ‘a bucia esce ‘ncoppo o naso”, scaricabile  QUI).

    La “lettera”, così come ne parla Travaglio, che a dir suo sarebbe partita da Provenzano nel 1994 per arrivare a Berlusconi, non è mai esistita. Si tratta invece di una forzosa, fasulla e manipolatoria descrizione della raffazzonata copia, manoscritta da penna anonima,  di un altro foglietto, il quale a sua volta e nella realtà altro non è che il ritaglio tronco e monco di una nota, autografa, di don Vito Ciancimino scritta tra il 1996 ed il 2002, come dimostrato dalle datazioni peritali della Polizia scientifica (ma più probabilmente tra il 1999 ed il 2002, quand’era fuori dal carcere, come si evince dal testo), dove don Vito dichiara di voler esporre, in TV o in conferenza stampa,  alcuni fatti relativi al suo fallito “status” di collaboratore di giustizia.

    E pensate un po’:  prima che il camaleontico mr. Zelig, per assecondare le aspettative di chi lo stava interrogando tirando sempre più sul timone perché drizzasse la barra a dritta verso Berlusconiland,  iniziasse ad arrampicarsi per mettere insieme quel narrato mitopoietico di volta in volta sempre più fantascientifico e contradditorio (vedi QUI)  che oggi ha finito per travolgerlo, quando questo bigliettino, nel corso degli interrogatori a Palermo il 30 giugno 2009, venne mostrato a Massimo Ciancimino per la prima volta, questi, incredibilmente, disse più o meno la verità, e senza esitazioni lo spiegò proprio per quello che era, con queste esatte parole: “Praticamente era la volontà espressa di mio padre di avere una diretta televisiva, tra l’altro, a proposito, domani [passeranno invece 7 mesi – ndr] vi produco altri documenti che possono anche collegarsi a questo, dove mio padre più volte chiedeva una diretta per dire la sua verità e per dire la sua versione di tante situazioni facente capo soprattutto a quello che era l’origine delle stragi e l’origine di altre situazioni; aveva espresso la volontà di poter avere una diretta, insomma un’attenzione televisiva tale da poter dire tranquillamente come stavano certe cose, perché mio padre su varie, anche in varie missive che posso anche darvi copia, non so se le ho qua, aveva sempre lamentato questo, di non essere stato mai ascoltato in Commissione Antimafia e tutte le volte che voleva essere ascoltato, mio padre, anche per qualsiasi cosa aveva chiesto sempre la diretta con la Sala Stampa e questa non gli era stata mai concessa. Difatti trovava sempre strano ed anomalo il fatto che un soggetto come lui non è stato mai ascoltato da nessuna commissione parlamentare sul fenomeno della mafia, essendo stato l’unico politico di fatto condannato per mafia, riconosciuto, non è stato mai ascoltato, si lamentava, diceva sempre che non capiva perché non lo volevano fare parlare. Questo mio padre doveva consegnarlo ad un tramite che doveva farlo avere a BERLUSCONI per potere avere questa attenzione mediatica. Sapevo dell’esistenza di questo documento.

    Proprio così. Forse Travaglio non l’ha fatto, eppure bastava leggerlo: in quel testo Provenzano non c’entra nulla di nulla e le TV di Berlusconi vengono citate da don Vito soltanto come un mezzo potenziale ed occasionale  ove egli auspicava di poter esternare cose di cui era a conoscenza, e che non gli era stato consentito di esternare in commissione antimafia od in altre sedi idonee.  E quindi, il presunto “bombardamento” contro Caselli & C.  che secondo Travaglio, “guarda caso, troppa grazia Sant’Antonio” avvenne a seguito di quella “lettera” e della concessione in uso di un canale TV cui in essa si fa cenno, in realtà con quello scritto non può entrarci assolutamente nulla, anche perché tale “bombardamento” iniziò ben PRIMA che quel bigliettino fosse redatto.  Noi lo dicevamo già con certezza due anni fa, ma oggi lo possiamo tranquillamente affermare e sottoscrivere, perché secondo le perizie sia la carta della nota di don Vito, sia quella della sua copia anonima, sono state prodotte quando il citato e presunto “bombardamento” televisivo del 94, (ma anche quello del 95, e 96), di fatto era già cotto e mangiato. Inoltre altre perizie depositate al processo Mori, hanno dimostrato che l’indicazione di Berlusconi quale destinatario, in testa alla fotocopia del ritaglio originale depositata agli atti da Ciancimino Junior nel febbraio 2010, è posticcia, ESSENDO IL FRUTTO DI UN FOTOMONTAGGIO.

    C’è poi la parte iniziale di quel ritaglio, che recita: “anni di carcere per questa mia posizione politica”.

    Secondo una delle spiegazioni date da Ciancimino junior a queste parole – purtroppo sforbiciate in testa (chissà da chi), di suo padre – in quel “posizione politica” ci starebbe una specie di “messaggio cifrato”, che occulterebbe, cifrata, un’offerta di appoggio elettorale avanzata da Provenzano a favore di Berlusconi. Questa rivelazione, naturalmente, il Ciancimino la fece PRIMA della pubblicazione delle perizie merceologiche della Polizia Scientifica, per cui Travaglio, il Giornalista più furbo sempre pronto a deridere i colleghi quando  questi cadono nei trabocchetti di qualche bufalaro tipo Igor Marini,  nel 2009 si sente perfettamente legittimato nel prendere questa patacca come oro colato e girarla, come fosse un fatto ormai provato,  acclarato e quindi narrabile con tanto di soggetto, predicato e complemento oggetto, (altro che “messaggio cifrato”), ai suoi affezionati creduloni:  “è evidente che quella è una lettera  del 94, o durante, o dopo la campagna elettorale. E lì gli promettono un appoggio elettorale a Forza Italia nel caso in cui Berlusconi mettesse a disposizione una delle sue televisioni a Cosa Nostra”.  Nel “Passaparola” poi, fa anche di peggio: si inventa di sana pianta dei “virgolettati” di testo, che in realtà non esistono né su quel foglietto, né da nessun’altra parte:

    -          … bastava raccontare le cose come stavano (questa poi, detta da lui, è una vera perla – ndr), andarsi a prendere questo bel papellino, vedere, “caro Onorevole Berlusconi, noi le daremo un appoggio non di poco se lei ci metterà a disposizione una delle sue televisioni. Se non lo dovesse fare, ci saranno delle spiacevoli conseguenze negative, un luttuoso evento” e quindi forse non solo un rapimento, ma anche un omicidio luttuoso…

    -          Quando è che Berlusconi diventa Onorevole? Il 27 marzo del 1994, elezioni politiche, prime elezioni politiche in cui Berlusconi si presenta, vince le elezioni e diventa Presidente del Consiglio con Forza Italia, conseguentemente la lettera all’Onorevole Berlusconi è successiva al 27 marzo del 1994, oppure magari – che ne so? – in campagna elettorale qualcuno lo chiama già Onorevole, perché tanto si sa che verrà eletto? Quindi diciamo o subito prima o subito dopo la prima elezione di Berlusconi a Deputato, 94. E sempre in questa lettera il mafioso che scrive – o è Riina o è qualcuno dei suoi – dice a Berlusconi che “ la mafia gli darà un appoggio che non sarà di poco alla sua posizione politica.

    In realtà nel 94 la carta di quel foglietto non era ancora stata neppure fabbricata, e neppure nel 95, ed abbiamo quindi detto tutto.

    Inoltre, quegli scritti non parlano in alcun modo, neppure anagrammando o usandoli come rebus, di appoggi elettorali di chicchessia a chicchessia, né di “luttuosi eventi”.

    Si tratta chiaramente di invenzioni o comunque di parole che su quelle carte non sono mai esistite.

    Se stessimo parlando di un giornalista qualsiasi, tutto ciò sarebbe molto umiliante, ma nel caso di Travaglio è diverso perché dal morbo delle sue sparate siamo già da tempo vaccinati, e ci abbiamo fatto il callo, e probabilmente se lo è fatto pure lui.

    Ed ora che sappiamo come stanno realmente le cose, prima di proseguire, facciamo una pausa, apriamo un siparietto, e leggiamo integralmente l’intervento di Marco Travaglio:

    “…e  in questi giorni è venuto fuori  che il capo della mafia, cioè  Bernardo Provenzano, ha scritto 3 lettere a Silvio Berlusconi:  la prima all’inizio del 92, prima delle stragi,  la seconda nel dicembre del 92, dopo che avevano fatto secchi  Falcone e Borsellino e gli uomini della scorta,  e la terza all’inizio del 94, cioè all’inizio dell’avventura politica di Berlusconi  …Borselli…  eehhh… Provenzano chiama Berlusconi “onorevole Berlusconi” … i giornali di quella lettera hanno scritto che è una lettera di fine anni 80 inizio anni 90! Come poteva venire in mente a un capomafia di chiamare Berlusconi “Onorevole”, quando era ancora un editore televisivo e un palazzinaro quattro anni prima che diventasse politico?
    È evidente che quella è una lettera  del 94, o durante, o dopo la campagna elettorale.
    E lì gli promettono un appoggio elettorale a Forza Italia nel caso in cui Berlusconi mettesse a disposizione una delle sue televisioni a Cosa Nostra …  Dopodiché, troppa grazia Sant’Antonio,  guarda caso  è cominciato un bombardamento delle televisioni di Berlusconi contro Giancarlo Caselli, contro tutti i  magistrati antimafia e in difesa di tutti gli imputati dei processi di mafia e politica.
    (Applauso).
    Allora, è evidente che nel paese dove non si fanno le domande, o dove si fanno solo certi tipi di domande compiacenti, sarebbe interessante se qualcuno dicesse a Berlusconi:  “scusi ma, lei le ha ricevute quelle tre lettere?” Perché sono tre lettere che Provenzano non ha mandato per posta…  chiunque di noi volesse mandare una lettera a Berlusconi, scrive quello che vuole, imbusta, scrive l’indirizzo: Palazzo Grazioli., Palazzo Chigi, Arcore, Villa Certosa , quello che è, ne ha tante  … no? – sappiamo anche più o meno dove -, e spedisce.
    Provenzano aveva la posta celere. Provenzano recapitava a Ciancimino che stava in galera, Ciancimino girava a Dell’Utri e Dell’Utri portava a Berlusconi.  E’ possibile che non ci sia uno che fa un editoriale in prima pagina su un cavolo di giornale italiano e d… “Scusi presidente ma…., lei riceveva delle lettere, brevi manu, firmate da Bernardo Provenzano? Gli ha risposto? Perché non sta mica bene non rispondere alle lettere del capo della mafia. Quelli s’incazzano. E’ un caso se poi subito dopo le sue televisioni hanno cominciato a massacrare i magistrati antimafia, invece di massacrare i mafiosi? Ha più ricevuto niente, da quelle parti?”  Domande così.  E magari qualcuno potrebbe anche chiedere all’attuale Procuratore Nazionale Antimafia, che all’epoca, quando è stata trovata la lettera, l’ultima, “On. Berlusconi” … era il 2005, febbraio 2005 perquisizione a casa di Massimo Ciancimino…  Possibile che il Procuratore Grasso e il suo procuratore aggiunto Pignatone, quando i carabinieri gli segnalano nel verbale di perquisizione: “Lettera indirizzata all’onorevole Berlusconi” scritto in Grassetto maiuscolo perché ci vedessero anche gli orbi, non ne abbiano fatto niente e l’abbiano lasciata in un cassetto?  E quando hanno interrogato Ciancimino per 150 ore non gli abbiano fatto una sola domanda sul fatto che a casa sua c’era una lettera dei capi della mafia a Silvio Berlusconi?  E che si siano dimenticati di depositarla, negli atti del processo Dell’Utri che è attualmente in appello e stava finendo …  il 10 luglio chiudevano l’istruttoria dibattimentale ed  i procuratori attuali di Palermo l’hanno scoperta un mese prima, sono riusciti a trasmetterla in estremis , altrimenti i giudici che devono giudicare Dell’Utri per mafia [applausino a scena aperta, le parole “Dell’utri” e “mafia”, congiunte,  per il pubblico di Travaglio sono come il confetto Falqui. Basta la parola. – ndr] , cioè confermare o bocciare la condanna a 9 anni in primo grado, avrebbero dovuto deliberare privi  di una prova DECISIVA  [sic – ndr] per dimostrare il ruolo di trait-d’union tra dell’Utri e…  gli faceva da postino.  [Naturalmente, quella “prova decisiva”, i giudici dell’appello Dell’Utri poi non se la filarono neppure di striscio - e ci mancherebbe altro -, essendo semplicemente uno straccetto sgrammaticato e privo di senso, una frase tronca senza né capo né coda, così come rigettarono secche  le “testimonianze” di Ciancimino junior – ndr].  Possibile che questo faccia il procuratore nazionale antimafia e quell’altro è diventato procuratore capo di Reggio Calabria, e nessuno gli chieda: scusate, ma siete orbi, o ve li hanno chiusi, gli occhi, che per 4 anni non vi siete accorti di avere nei cassetti una lettera dei capi della mafia a Berlusconi?  Lo dicevo soltanto perché non sembrasse che non ci siamo accorti che è successo qualcosa 17 anni fa e che stanno facendo le solite celebrazioni rituali dove gente che dovrebbe tacere per sempre va lì a fare il martire dell’antimafia. I martiri dell’antimafia sono stati uccisi 17 anni fa.

    Nelle note interne al testo, abbiamo già puntualizzato che i giudici dell’appello quel bigliettino, quella prova decisiva  trasmessa “in estremis” dai solerti procuratori di Palermo,  non se lo sono cacata proprio, com’era naturale, data la sua reale natura.  Faccio notare poi che Travaglio si domanda come sia possibile che Grasso e Pignatone “non abbiano fatto niente”, con quel bigliettino, “nonostante i carabinieri gli segnalano nel verbale di perquisizione: “Lettera indirizzata all’onorevole Berlusconi” scritto in grassetto maiuscolo perché ci vedessero anche gli orbi”.

    La spiegazione della presunta “inerzia” di Grasso e Pignatone, inerzia condivisa in pieno poi dai giudici dell’appello Dell’Utri checché ne dica il nostro travaglino buffo,  forse sta nel fatto che quella non era una lettera indirizzata all’onorevole Berlusconi, ma bensì uno straccetto di 3-4 righe ritagliate senza né capo né coda, e soprattutto SENZA ALCUN INDIRIZZO, e quindi tanto meno con l’indirizzo di Berlusconi, tant’è vero che nella sua classificazione sul verbale di perquisizione dei carabinieri citato dal Travaglio, non c’è scritto assolutamente “Lettera indirizzata all’onorevole Berlusconi” in grassetto maiuscolo perché ci vedessero anche gli orbi, e neppure in grassetto minuscolo o in corsivo minuscolo, in stenografia, o in sistema braille per non vedenti, o in altro tipo di scrittura: non c’è proprio scritto per niente ciò che dice Travaglio, si tratta di una sua personalissima bufala inventata di sana pianta.

    Ecco dunque spiegato l’arcano che stuzzica tanto Travaglio, vale a dire per quale ragione Grasso e Pignatone, “non hanno fatto niente” con quel bigliettino che gli era passato sotto gli occhi: probabilmente perché sono magistrati che sanno fare il loro mestiere, e soprattutto sanno leggere, e quindi, a differenza di certi giornalisti ed altri, sanno riconoscere una patacca o uno straccetto di dubbia autenticità, e sono consapevoli di quanto sia giusto che un magistrato sperperi il tempo che gli viene retribuito per cercare di cavare qualcosa da uno strappetto di carta privo di qualsiasi significato intelleggibile o comunque incapace dimostrare qualcosa di senso compiuto  (per inciso, il Pignatone di cui parla Travaglio,  è quello stesso Pignatone che preoccupava tanto la  “talpina” in procura Pippo Ciuro – e con ragione, visto che poi lo fece arrestare per le sue soffiate nell’ambito delle indagini in corso per catturare Provenzano ed incastrare i suoi complici – , quando ancora lavorava al fianco di Ingroia e trascorreva le vacanze al mare con Travaglio, e, intercettato, al telefono con la segretaria del PM Lo Forte, Margherita Pellerano,  annotava sprezzante: “Pare che farà il coordinatore di tutta Palermo”).

    E finisce così, miseramente, l’avvincente storia delle 3 lettere di Provenzano a Silvio Berlusconi. Ma qualche lettore più attento, si domanderà ancora: ma non erano 3 le lettere? In questo articolo si parla soltanto di una. Vero, erano 3, ma soltanto in una delle molte versioni di mr. Zelig.  Accadde infatti che Zelig, dopo aver sostenuto per un po’ di tempo, nei suoi interrogatori, che la “lettera” che gli veniva mostrata era antecedente al 92 (e per forza: alla fine del 92 suo padre fu arrestato, sarebbe stato difficile coinvolgerlo dopo, in quella missiva, ed infatti successivamente, quando l’obbligarono a farlo, se ne inventò più che Bertoldo), quando Ingroia gli fece notare che su di essa stava scritto “On. Berlusconi”, e che quindi non poteva essere antecedente al 94,  non trovò di meglio, per motivare  la bugia precedente, che raccontare che le lettere erano 3,  due del 92 ed una del 94, e  che siccome erano simili fra di loro, aveva confuso l’una per l’altra.

    Quindi raccontò che la prima di queste missive gli era stata consegnata a San Vito lo Capo dal luogotenente provenzaniano Lipari, la seconda da un non ben definito autista di Provenzano, mentre invece la terza missiva, quella del 94, direttamente da Provenzano “in persona”.  Invece sul libro “don Vito” la lettera consegnata da Lipari a San Vito lo Capo diventa la terza, proprio quella portata in carcere nel 94. Quando si dice la cura per il dettaglio.

    Ad ogni modo ed invece, in base alla logica, se un teste afferma di aver confuso un oggetto A con un ipotetico oggetto B (che però non è in grado di mostrare), e di essersi confuso scambiandoli fra di loro perchè a dir suo dovevano essere più o meno identici, quando si scopre che l’oggetto A in realtà non esiste o è tutt’altra cosa rispetto a ciò che doveva essere secondo il testimone, lo stesso si può e si deve dire dell’oggetto B.

    Un tempo c’erano giudici  che in presenza di incongruenze testimoniali, ti formulavano seduta stante un’incriminazione per calunnia, come fece ad esempio Giovanni Falcone con Pellegriti.

    Quei giudici purtroppo, li hanno uccisi, ed oggi paradossalmente accade che, con la sagra delle sciocchezze, si viene a far teatro proprio alle manifestazioni organizzate in loro memoria.  Che strazio, che pena…   Ma come ha giustamente scritto un commentatore del video su youtube con cui oggi ci siamo intrattenuti:basterebbero 10 minuti al giorno di MARCO : perchè chi viene bene informato e + difficile essere presi per il culo.”

     

    The Segugio, rather unknown, and nevertheless one of Travaglio’s worst nightmare!

     

    NOTE:
    [1]      per la verità, il “supertestimone” in questione, come da copione, di versioni dei fatti su quella circostanza ne ha fornite ben due, una completamente diversa dall’altra, ma per un giornalista “d’inchiesta” moderno, non c’è niente di meglio che poter scegliere fra più versioni, quella che preferisce. Possiamo definirla “fonte con più optional”, quindi una fonte di lusso. Così è avvenuto che secondo la versione “A” di Ciancimino junior (quella delle deposizioni giudiziarie) lui, nel 1994, avrebbe portato con sé, a Rebibbia, la lettera di Provenzano indirizzata a Dell’Utri e Berlusconi, l’avrebbe dettata a suo padre in carcere, per avere indietro dallo stesso dopo un po’ di tempo, mediante un passaggio di carte avvenuto non si sa bene come, una versione rielaborata dallo stesso scritta di suo proprio pugno (“…questa rielaborazione, [mio padre] me la fece avere a me, per consegnarla di nuovo al Lo Verde…”).  Invece, secondo la versione “B” dello stesso Ciancimino junior (quella pubblicata sul libro “don Vito”) sempre lui,  avrebbe letto in carcere la lettera a suo padre, il quale gli dettava, non potendo passare carte, le correzioni da apporre in tempo reale («… non è consentito passare carte ai detenuti. E allora ho dovuto leggergliela mentre lui prendeva appunti e, con lo stesso sistema, mi trasmetteva le sue considerazioni.»). Scegliete voi quella che preferite, tanto, son fasulle entrambe, poiché nel 94 la carta di quei documenti, anche volendoli immaginare come lettere di Provenzano anziché ciò che realmente sono, non era stata neppure ancora fabbricata.
     
    • Luigi 12:21 on 14 February 2012 Permalink | Rispondi

      Bentornato!

      • Rob 20:04 on 17 June 2012 Permalink | Rispondi

        Ciao Enrix,
        Volevo chiederti una cosa , ma non si può denunciare questo diffamatore prescritto per tutte le cavolate gravi che ha detto e soprattutto in una manifestazione delle Stragi di Via d’Amelio? Perché la maggioranza delle persone crede a ste buffonate ed ha etichettato “mafiosi” persone al di fuori del contesto e continuano a dire cavolate sulla Trattativa.
        Grazie
        Rob

    • CAPEPPE 02:13 on 18 February 2012 Permalink | Rispondi

      dopo tutte queste disquisizioni vuoi dire che la mafia non esiste ,che berlusconi e’ un santo enon un mafioso e corruttore, allora vuol dire che vivi sulla luna.!

      • Avatar di enrix

        enrix 08:10 on 18 February 2012 Permalink | Rispondi

        E pensare che io credevo che sulla luna ci vivessero quelli come te, che ritengono che il fatto che esista la mafia o che Berlusconi abbia fatto qualsiasi cosa, siano argomenti bastevoli per autorizzare Travaglio a propinarvi qualsiasi sciocchezza od invenzione, o manipolazione, e di farlo magari alla commemorazione di chi è morto per aver sempre e solo cercato la verità. A tuo giudizio, una serie di informazioni dozzinalmente false a prescindere, fatte filtrare con l’inganno e la manipolazione in una manifestazione contro la mafia, possono essere comunque utili per combattere la mafia? E’ questo che intendi dire? Non credo proprio che Paolo Borsellino ti avrebbe dato ragione.

    • Renzo C 19:00 on 19 February 2012 Permalink | Rispondi

      Se non era per cesare 1 2 3 o sarca$$o che numero usa, ti avevo dato per disperso.
      Hai salvato anche cronache… o solo segugio?
      Questo dura almeno 6 mesi o chiudono baracca pure qui?
      Grazie per la sollecita risposta quando han chiuso splinder, m’è toccato grabbare il sito e l’ avevi già fatto tu.

      Ciao

      p.s. ho aperto un blog pure io ma non ti do l’ URL, tanto non ti interessa :p

      • Avatar di enrix

        enrix 23:29 on 19 February 2012 Permalink | Rispondi

        Ahahah, se non lo trovo da solo, che segugio sono?

      • Avatar di enrix

        enrix 23:30 on 19 February 2012 Permalink | Rispondi

        L’imbecillario è salvo, comunque.

        • Renzo C 00:41 on 20 February 2012 Permalink | Rispondi

          Anche tu a info mica sprecarti!
          E’ salvo e basta o è pure online?
          Se sì, potresti piagarti le dita scrivendo anche l’ URL?
          Oh, ti mando un tubetto di crema se le lesioni sono gravissssssime :D

          • Avatar di enrix

            enrix 06:16 on 20 February 2012 Permalink | Rispondi

            E’ salvo persino in due formati, ma non so perchè Daonews non riesce a caricarlo, a differenza del segugio. Mi tocca mettere tutto a mano pezzo per pezzo, prima o poi lo farò. :-*

    • robgore 22:21 on 19 February 2012 Permalink | Rispondi

      Ottimo articolo grazie :D W la verità.

    • Riccardo Giuliani 00:04 on 23 May 2012 Permalink | Rispondi

      Applausi scroscianti!
      Postare simili argomentazioni mantenendo un filo logico che possa dare un po’ di luce anche a chi poco ne mastica è un’opera faticosa; andrebbe apprezzata e rispettata, anche criticando aspramente, ma sempre adottando argomentazioni.
      Invece il commento di CAPEPPE mostra una puerilità senza paragoni: il principio del “tertium non datur” viene svilito dall’incapacità innata in certe persone di allargare l’insieme delle possibilità che la realtà inevitabilmente offre, perché arrivino almeno a 3 – non dico tanto.
      Bel lavoro!

  • Avatar di enrix

    enrix 21:07 on 14 January 2012 Permalink | Rispondi
    Tags: , ilda boccassini   

    Differenti versioni


     

     

     

     

     

     

     

    Estratto dalla presentazione di copertina di:  “ll Caso Genchi – Storia Di Un Uomo in Balia Dello Stato” – di Edoardo Montolli

    Luglio 1992, la Sicilia è dilaniata dalle stragi. In città c’è un poliziotto maledettamente bravo con le tecnologie. Ha lavorato con Falcone e sono tre anni che si occupa dei misteri di Palermo. Si chiama Gioacchino Genchi. è a lui che chiedono discoprire qualcosa sulle agende elettroniche del giudice. E di capire dai telefoni se qualcuno spiasse Paolo Borsellino. E lui qualcosa scopre. Scova file cancellati e li ritrova. Poi ipotizza una pista per via D’Amelio: date, nomi, luoghi. Diventa vice del gruppo Falcone-Borsellino. Ma quell’indagine non la finirà mai. Una mattina, mentre l’Italia esulta per l’arresto dei killer, all’improvviso sbatte la porta. E se ne va. Da allora non ne ha mai parlato.

    Estratto dall’articolo L’Agenda Nera di Rizza e Lo Bianco” DI Benny Calasanzio (dal blog omonimo – 16/6/2010)

    … Ma chi c’è dietro il più grande depistaggio della storia italiana che ora, venuto alla luce, sta gettando nel panico politici, magistrati ed investigatori? C’era, secondo i magistrati, innanzi tutto il gruppo investigativo Falcone Borsellino, guidato da Arnaldo La Barbera, che prima era stato estromesso dalle indagini e poi richiamato assieme al suo gruppo dopo le pressioni dei magistrati. Un gruppo in cui c’era anche Gioacchino Genchi, oggi consulente dell’autorità giudiziaria, che quando intuisce che a gestire le indagini non è più La Barbera, ma c’è qualcuno che lo sta manovrando e sta deviando le investigazioni lontano dalla più ovvia logica, dopo una sfuriata lunga una notte sbatte la porta e se ne va, mentre La Barbera gli confida in lacrime che chiudendo in fretta quell’indagine lo avrebbero promosso.

    Estratto dal “Verbale di assunzione informazioni” n° 1595/08 R.G.N.R. del 9/6/2009 della Procura della Repubblica presso il tribunale di Caltanissetta (D.D.A.)

    Dott.ssa ILDA BOCCASSINI:  Credo che al mio arrivo [a Caltanissetta – ndr] già erano stati sviluppati i tabulati dei telefonini di Falcone, nel senso che GENCHI non era l’unico esperto in materia. (…) All’inizio io non conoscevo GENCHI. Quando lo conobbi meglio, iniziai a nutrire perplessità che rappresentai a TINEBRA; GENCHI mi appariva come un soggetto che proponeva investigazioni particolarmente invasive senza ragioni che le giustificassero: mi riferisco di più a CAPACI;  quando GENCHI propose di compiere verifiche sulle carte di credito di Falcone, mi dissociai e lo dissi a TINEBRA. GENCHI appariva di una curiosità investigativa morbosa.  Fui io a rappresentare a TINEBRA che GENCHI non era certo insostituibile anche perché le altre forze di polizia, D.I.A., S.C.O. e R.O.S. disponevano di personale attrezzato per le indagini tecniche di cui si occupava GENCHI.

    Non mi fu mai riferito da ARNALDO LA BARBERA che egli avesse avuto uno scontro con GENCHI per una diversità di opinioni in ordine alla opportunità, sostenuta da GENCHI, di ritardare l’arresto di Pietro SCOTTO. Prendo atto di quanto affermato da GENCHI e cioè che egli ha dichiarato di avere avuto un forte diverbio con il dott. LA BARBERA in quanto riteneva che dovesse essere svolta attività investigativa nei confronti dello SCOTTO, che avrebbe potuto consentire l’acquisizione di elementi comprovanti collusioni fra Cosa Nostra e servizi deviati. A tal proposito ribadisco che nulla mi disse di ciò il Dott. LA BARBERA e che, semmai, a me risulta esattamente il contrario e cioè che furono proprio anche le indagini condotte dal dott. GENCHI  a consentire l’arresto dello SCOTTO.  (Dott.ssa ILDA BOCCASSINI – 9 giugno 2009)

    Estratto dalla nota del 25/5/1993 della Dr.ssa Ilda Boccassini e del Dott. Fausto Cardella al Procuratore della Repubblica di Caltanissetta Dr. G. Tinebra.

    (…) Il Dr. Genchi … nell’accettare di svolgere dette indagini, per le quali si era spontaneamente offerto, aveva mostrato di essere ben consapevole dell’onere, ed anche dei rischi, che esse comportavano.

    Ha sorpreso, quindi, molto sorpreso il fatto che, pochi giorni orsono, il dott, Genchi abbia improvvisamente deciso di non collaborare più alle indagini, secondo quanto riferisce il dott. A. La Barbera, adducendo giustificazioni generiche e non del tutto convincenti.
    ALLEGATI:

     
    • anonimo 18:28 on 15 January 2012 Permalink | Rispondi

      E quindi?

      Seguendo l'evolversi della situazione politica e giudiziaria degli ultimi 20 anni ho maturato una malsana convinzione:Se Borsellino fosse morto di vecchiaia ci saremmo risparmiati tutto il marcio prodotto dalla cosiddetta seconda Repubblica.

      Cilindro vive!

  • Avatar di enrix

    enrix 17:51 on 23 October 2011 Permalink | Rispondi
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    Don Vito e il giallo [risolto] della lettera a Fazio

    da rifare rosalba

    "Don Vito e il giallo della lettera a Fazio": così titolava  Felice Cavallaro un suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 12 agosto 2010.

    Oggi, a distanza di poco più di un anno, noi riteniamo che il giallo sia stato risolto, e la circostanza sarebbe anche emersa in tribunale, al processo “Mori-Obinu”, ma Cavallaro ed il suo giornale, non paiono essere molto interessati a tale esito. Per la verità è molto difficile trovare qualche organo di stampa che abbia dedicato la dovuta attenzione a questa notizia. I media che si occupano di mafia e, nello specifico, del processo a carico del Gen. Mori e del Col. Obinu, sono sempre estremamente solleciti nel dare grande risalto ad ogni novità, anche la più dubbia, che possa sortire a sfavore degli imputati, mentre hanno sempre cose più importanti a cui dedicarsi quando emergono delle evidenze che potrebbero far riflettere i cittadini sul grave fatto che nel giudizio cui è attualmente sottoposto il generale dei carabinieri che condusse l’operazione che portò all’arresto di Totò Riina, potrebbero essere state prodotte, come documenti a conforto delle tesi dell’accusa, delle sonore patacche.

    Vediamo dunque cosa diceva Cavallaro, fra le altre cose, in quell’articolo:

    PALERMO- Nel pentolone bollente dei magistrati che indagano sulle carte di «don» Vito Ciancimino salta fuori pure una lettera scritta dall'ex sindaco di Palermo, presumibilmente alla fine del '93, a Antonio Fazio, allora neo governatore della Banca d'Italia. Nel Paese devastato dalle bombe di Palermo, Roma, Firenze e Milano l'obliquo amico dei Corleonesi, indicato come perno della «trattativa» per cui il generale Mario Mori è oggi sotto processo, avrebbe inviato al potente banchiere una sorta di promemoria «da ben conservare se realmente Lei deciderà di scendere in politica come da Amici di regime mi è stato sussurrato…».
    Un «promemoria» di 43 righe battute al computer, sottoscritte da Ciancimino con firma già accertata dalla polizia scientifica e una nota a margine per la segretaria del suo legale, l'avvocato Ghiron: «Da rifare Rosalba». Si tratta quindi di una bozza e non è certo che Fazio l'abbia ricevuta anche se questa sarà la domanda che in Procura a Palermo si preparano a fargli per un interrogatorio imminente, forse dopo Ferragosto, quando la lettera sarà trasmessa al tribunale che processa Mori.
    Esplicito il riferimento all'ex colonnello dei Ros nel testo trovato all'interno di una carpettadi Vito Ciancimino, oggetto delle deposizioni verbalizzate nei giorni scorsi dal figlio Massimo e dalla moglie dell'ex sindaco, Epifania Scardino: «Dopo un primo scellerato tentativo di soluzione avanzato dal Colonnello Mori per bloccare questo attacco terroristico ad opera della mafia, ennesimo strumento nelle mani del regime, e di fatto interrotto con l'omicidio del giudice Borsellino sicuramente oppositore fermo di questo accordo, si è decisi finalmente, costretti dai fatti, di accettare l'unica soluzione possibile per poter cercare di rallentare questa ondata di sangue che al momento rappresenta solo una parte di questo piano eversivo…».
    Alla materia sono molto interessati i magistrati di Caltanissetta che con il procuratoreSergio Lari indagano proprio sul nuovo filone legato alle stragi siciliane. Si tratterebbe infatti di un'agghiacciante conferma alla tesi che lega il massacro di via D'Amelio alla possibile opposizione di Borsellino contro la stessa trattativa. Come denuncia da tempo il fratello del giudice, Salvatore, anche dopo le ricostruzioni fatte da Massimo Ciancimino, protagonista diretto di quella stagione, seppure a tratti considerato contraddittorio da alcuni magistrati. …

    Già, si tratterebbe proprio di un’agghiacciante conferma, se fosse un documento autentico.
    Ma guarda caso, non lo è.

    Noi lo stiamo scrivendo  da più di un anno, su questo blog ed in vari altri siti, che una fotocopia di una videoscrittura con una firma in calce, potrebbe essere il frutto di un collage fra la digitazione di un testo fabbricato ad hoc ed una firma sottratta, col Photoshop, ad un documento terzo, non inerente, e quindi non può essere considerata autentica in alcun modo.
     

    Inoltre ci è sempre parso evidente che, in questa “lettera”, la terminologia impiegata non poteva appartenere al vocabolario di Don Vito, specie con un interlocutore di quel rango. Il sindaco mafioso di Palermo, di vecchia scuola democristiana, che scriveva al Governatore della Banca d’Italia chiamandolo, erroneamente, “presidente” ed indicando le proprie amicizie politiche come “Amici di regime”, non ce lo vedevamo proprio.

    Ma soprattutto da quella frase centrale, da quel riferimento netto ad un “accordo” del quale il giudice Borsellino sarebbe stato “sicuramente oppositore”,  (circostanza che a quanto ci risulta e sulla base degli attuali riscontri, per il momento, esiste solo e soltanto nelle mirabolanti teorie di alcuni magistrati supportate testimonialmente dai soliti pendagli da forca, infanticidi e pataccari, teorie alle quali, e si vede sin troppo bene, Massimo Ciancimino in un particolare momento di “messa alle strette” per la favola del Sig,. Franco ed altre, veniva a supporto ed in soccorso, consegnando questa "lettera", con stupefacente tempestività), si sollevava, come direbbe Tex Willer, un maledetto puzzo di bruciato.

    Che ci stavano a fare quei precisi riferimenti, così calzanti con le più moderne teorie delle procure sui rapporti fra Paolo Borsellino, Mario Mori e Vito Ciancimino, in una lettera del 93 al Governatore della Banca d’Italia? Insomma, non ci pareva fosse necessario avere un particolare fiuto di segugio per capire che si poteva trattare di una patacca, strumentale e preconfezionata, atta a foraggiare ed ammansire le A.G. che in quel momento iniziavano a mostrare segnali di impazienza verso il nostro “testimone”.

    Di questo, abbiamo scritto più volte.
    Ci abbiamo provato, ad esempio, il 15 settembre 2010, quando Umberto Lucentini su Repubblica annunciava gaudente: “Ciancimino, la perizia conferma“, e quindi spiegava:

    La perizia della polizia scientifica ha stabilito che sono stati firmati proprio da Vito Ciancimino alcuni dei documenti sui rapporti tra mafia e Stato e su un investimento di Cosa Nostra in un’azienda di Berlusconi che il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo ha consegnato alla procura. (…)  Si tratta in tutto di tre testi: (…) Il terzo è una lettera che ha come destinatario l’ex governatore di BankItalia, Antonio Fazio, in cui si parla della trattativa tra pezzi dello Stato e boss e dell’attentato al giudice Paolo Borsellino. Al termine delle perizie, gli esperti del servizio di Polizia scientifica della Direzione centrale anticrimine hanno una certezza: questi tre testi sono stati di sicuro firmati da Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo condannato per mafia e morto il 19 novembre 2002. E sono stati scritti proprio nei periodi indicati dal figlio Massimo. Una conferma importante per due delicate inchieste della procura di Palermo condotte anche grazie alle dichiarazioni di Ciancimino junior, che del padre ha custodito documenti e segreti ora messi a disposizione del pool dell’aggiunto Antonio Ingroia e dei sostituti Nino Di Matteo e Paolo Guido. …"

    Noi  a quel punto ci domandavamo come si poteva essere così certi di quell’autenticità, dal momento che emergeva da una procedura peritale disposta internamente alla Procura, priva della necessaria forma che si dovrebbe usare con i documenti prodotti in giudizio, la quale dovrebbe prevedere un’analisi effettuata sulla base di quesiti proposti dalla Corte  e, soprattutto, l’espletamento di accertamenti in contradditorio.
    Inoltre, veniva annunciata al mondo l’autenticità di un documento che provava l’esistenza di una “trattativa stato-mafia” condotta nei modi più corrispondenti alle ipotesi della pubblica accusa, senza che allo stesso mondo fosse spiegato come poteva essere considerata roba buona una fotocopia rappresentante un testo di videoscrittura ed una firma, pur originariamente vergata da don Vito, fotocopiata anch’essa.
    Sui vari forum e blog che si occupavano dell’argomento, i tifosi della Procura di Palermo esprimevano tutta la loro soddisfazione. Ecco ad esempio un paio di commenti piuttosto rappresentativi (dal blog Livesicilia)
    :

    scritto da esagono- 15 set 2010 14:05 pm
    Qualcuno aveva forse qualche dubbio che nel 2010 ci sono tutti gli strumenti che servono per stabilire se un foglio è stato scritto oggi o dieci anni fa e per stabilire anche chi l’ha scritto? Se qualcuno, illudendosi del contrario, provasse a prendere in giro la magistratura andrebbe messo sotto cura e non in carcere, con il piccolo particolare che Ciancimino jr non mi sembra nè malato nè matto.

    scritto da davide- 15 set 2010 14:20 pm
    siamo in attesa che lo staff di finissimi giuristi che popolano questo blog smontino queste perizie….

    E quindi dopo alcuni tentativi da parte di commentatori più scrupolosi, non dico di smontare, ma di dubitare di quei documenti, ecco i piccoli balilla dell’antimafia coltivata biologicamente non fare economia di argomenti inoppugnabili, specie con il sottoscritto:

    scritto dadavide  – 15 set 2010 21:53 pm
    veramente ammirevole il tentativo dei soliti noti di coprire il sole con un dito.

    scritto da enrix- 16 set 2010 00:42 am
    … Qui non si tratta di nascondere il sole con un dito, ma di normale dibattito e di ovvie considerazioni sul fatto se alcuni elementi raccolti dalla pubblica accusa, possano considerarsi effettivamente probatori.
    Più che “ammirevole il tentativo dei soliti noti di coprire il sole con un dito”, direi che è spregevole il fatto che, soprattutto alcune primarie testate giornalistiche, si cerchi di arrivare con questi dati a conclusioni definitive ed affrettate.

    scritto da davide- 16 set 2010 08:23 am
    siamo al delirio… ovvero secondo i soliti noti le uniche verita asolute sono le loro, mentre le altre vanno quasi sempre interpretate e chi le puo interpretare? sempre solo loro! ma vi rendete conto che questa specie di tribunaletto che avete imbastito in questo blog è semplicemente ridicolo.

    scritto da potrei essere chiunque- 16 set 2010 14:53 pm
    Normale amministrazione che spuntano sempre i soliti nick ingaggiati a dire, ridire, ciarlare. Io personalmente ho constatato che anche se litighi con un semplice agente di qualche cosa o anche con un appuntato dei carabinieri si hanno degli svantaggi. Iterando e invertendo il ragionamento, entrare nelle grazie di generali e colonnelli porta grandi vantaggi. In perfetto stile italiano.

    E' questo dunque il modo in cui gli scolaretti della banda Disney, che in questo paese sono tanti tanti (e potrebbero essere chiunque, sono loro a dirlo), sanno dibattere con chi non si dimostra pronto a prendere per oro colato certi fatti quotidiani nei modi in cui gli vengono raccontati, che sono poi i loro modi preferiti: coloro che, come me, osano spulciare nelle ovvie contraddizioni e nelle logiche fonti di dubbio, andrebbero messi sotto cura; sono soltanto i “soliti noti” che tentano di coprire il sole con un dito, che delirano o che, infami, lavorano per ingaggio o per entrare nelle grazie dei generali e dei colonnelli.

    Ed ora vediamo, se quello che delirava ero davvero io.

    Trascorrono circa otto mesi dalla presentazione mediatica di quell’ “agghiacciante conferma alla tesi dell’accusa”, Massimo Ciancimino viene arrestato a causa di un collage analogo, un’altra patacca dove veniva tirato in ballo l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro mescolandolo in qualche modo con il fantasma dei servizi segreti, il sig. Franco/Carlo, e quando, alcuni giorni dopo il suo arresto, il 10 maggio scorso, si presenta in Tribunale nuovamente chiamato a testimoniare, ad un certo punto fa un paio di affermazioni sulle quali noi concentriamo subito l’attenzione:

    11.09Il pm mostra una lettera al presidente della Banca d’Italia, Antonio Fazio. E’ stata scritta da don Vito. Ciancimino dice di averla ricevuta dal misterioso suggeritore (il famoso puparo), ma non fa il nome, lo chiama “mister X”.
    11.22“Mi disse che mio padre era stato vittima della trattativa portata avanti da Mancino, Amato, De Gennaro. I documenti che ho consegnato provengono tutti dall’archivio di mio padre. Dopo il 7 aprile 2010 sono stato avvicinato da questo mister X. Mi ha citato alcuni personaggi a me cari. Sosteneva di essere stato perseguitato da De Gennaro e Falcone. Mister X era un carabiniere, autista del generale Paolantoni. L’ho incontrato a Palermo e Bologna. Mi ha dato una serie di documenti. Voleva che li consegnassi io ai pm. Lui non voleva apparire”.
    (…)
    12.20“Io ho trovato la lettera a Fazio nella mia cantina di Bologna. Poi mister X me ne ha mandato una copia senza la firma di mio padre. Non so se la lettera sia stata recapitata. Mio padre mi confidò che era opportuno scrivergli perché era possibile un suo ingresso in campo. Poteva prendere in mano l’elettorato della Democrazia Cristiana che nell’aprile del 1992 si stava sfaldando”.

    Ascoltando quella testimonianza, rilevammo due fatti importanti: innanzitutto, era evidente che Ciancimino, infilando la famosa lettera a Fazio fra i documenti avuti in copia da un venditore di polpette avvelenate che lui, cercando di giustificare la presenza di patacche fra i suoi preziosi documenti, aveva chiamato “Mister X” per l’occasione, ma che a suo dire sarebbe stato uno degli autisti del generale dei carabinieri Paolantoni (peraltro già deceduto, così come tutti i suoi autisti, stando alle successive dichiarazioni dei famigliari)  stava mettendo, come si suol dire,  le mani avanti. 
    Il fatto che Massimo Ciancimino nel testimoniare avesse inserito di sua iniziativa quel documento fra quelli avuti in copia da Mister X, era per noi il segnale che la conferma di una nuova patacca si stava profilando all’orizzonte.  Ormai la conosciamo bene, la nostra mascherina.

    Inoltre, non potevamo non rilevare che il testimone avrebbe dichiarato, in quell’udienza, di aver trovato la lettera a Fazio nella sua cantina di Bologna.

    Ma come? Non l’aveva ritrovata per caso sua madre, Epifania Scardino, in casa sua in una carpetta? Questo almeno è quanto avevamo appreso dai giornali 8 mesi prima, i quali ci avevano persino raccontato che la vedova dell’ex sindaco di Palermo aveva accompagnato il figlio in Procura per dare conferma alla sua versione dei fatti.  (vedi ad es. anche l’articolo di Cavallaro sul Corsera, citato qui sopra).

    Come si vede bene, quando certi castelli di tarocchi iniziano a dare segni di cedimento, il passaggio al crollo definitivo rischia di divenire breve.

    Nel caso della lettera a Fazio, dopo poco più di un mese solamente, arriva il primo crollo, ed arriva proprio da un supplemento di perizia della Polizia Scientifica, di cui dettero notizia, insieme a pochi altri, Il Giornale di Sicilia e Gianluca Ferrari su Livesicilia:

    PALERMO. Spuntano nuove anomalie nei documenti portati da Massimo Ciancimino ai pm di Palermo. L'ennesima sorpresa riservata dall'enorme mole di carte consegnate dal figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, è venuta fuori al processo al generale dei carabinieri Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, imputati di favoreggiamento aggravato alla mafia.
    A indicare le stranezze in quattro documenti sono stati gli stessi consulenti della Procura, esperti della Scientifica che non hanno escluso che le anomalie dipendano da "manipolazioni o trasposizioni". Ciancimino non è nuovo a simili accuse: ad aprile è finito in carcere proprio per avere manipolato un documento inserendo tra i personaggi delle istituzioni legati alla trattativa tra Stato e mafia il nome del l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro.  Un copia e incolla che gli è costato l'accusa di calunnia.
    I documenti sospetti sono: una lettera dattiloscritta indirizzata all'ex governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio in cui la firma manoscritta "Vito Ciancimino" non sarebbe contestuale al testo
    Stessa anomalia in un'altra lettera sempre indirizzata a Fazio in cui l'interpolazione è proprio l'intestazione "illustrissimo Fazio". Sotto accusa, poi, anche altri due documenti: un pizzino che Vito Ciancimino avrebbe scritto a macchina al boss Provenzano che presenta un tratto aggiunto estraneo al resto del testo e la dicitura a mano "Zanghì" e, infine, un'altra lettera in cui al testo dattiloscritto segue un'annotazione a mano di don Vito.

    Il sospetto adombrato dalle difese è che in carte scritte dall'ex sindaco il figlio abbia aggiunto, successivamente, brani manoscritti del padre.(Nuove anomalie nelle carte di Ciancimino – Giornale di Sicilia – 21/06/2011)

    PALERMO.  Sul carteggio consegnato in Procura da Massimo Cianciminosi fa ancora più fitto il velo di perplessità. L’impressione che emerge dall’esame dei quattro consulenti della Polizia Scientifica di Roma, sentiti contestualmente per fornire dichiarazioni immediate all’udienza di questa mattina del processo al generale del ROS Mario Mori, è che in tutti i documenti presentati da Ciancimino Junior, ricevuti dal presunto “puparo”,  vi sia una ricorrente anomalia riguardante soprattutto le parti manoscritte. (…) (Ciancimino, nuovo rebus: Anomalie nei documenti – di Gianluca Ferrari – Livesicilia – 21/06/2011)  

    Quindi, abbiamo capito bene quanto è accaduto. A settembre del 2010, Repubblica ed altri annunciano trionfanti che “gli esperti del servizio di Polizia scientifica della Direzione centrale anticrimine hanno una certezza: questi tre testi [fra i quali la lettera a Fazio – ndr] sono stati di sicuro firmati da Vito Ciancimino

    Nel giugno 2011, le news lasciano basiti: il testo che nove mesi prima ai periti della Polizia Scientifica risultava essere stato di sicuro firmato da Vito Ciancimino, ora agli stessi periti risultava recante una firma di Vito Ciancimino non contestuale al testo. Questo però, soltanto dopo che il portatore di documenti si è messo al riparo da nuove accuse di falso, beninteso, avendo fornito un elenchino di questo ed altri collage, da addebitare in toto a tal Mister X, che li avrebbe consegnati al povero Massimo, ignara e miserevole vittima di quel puparo. Non per niente, su Livesicilia, Ferrari ci ha tenuto a precisare che si tratta dei documenti “ricevuti dal presunto “puparo, e soltanto di quelli.

    Chissà se sarà stato sempre questo puparo, a suggerire al testimone di portarsi in procura la madre perché raccontasse che aveva trovato i documenti in una carpetta.

    Nel frattempo però, ancor prima che saltasse fuori questa bella sola del puparo, noi eravamo stati accusati, grazie a questi bei modi di fare informazione e di verificare le carte, di delirio e persino mercimonio per aver manifestato alcuni dubbi sull’autenticità di un documento, che oggi si sta effettivamente rivelando un falso.

    E nuovi pesanti indizi che si tratti di un falso, provengono dalle risultanze peritali della Consulenza tecnica di parte espletata, su incarico del Gen. Mori e del Col. Obinu,  dal M.llo Antonio Marras, già addetto al “Laboratorio di Indagini Grafiche” del “REPARTO INVESTIGAZIONI SCIENTIFICHE” dei Carabinieri di Roma ed attualmente collaboratore esterno dello stesso R.I.S. e titolare di uno studio professionale specializzato in indagini grafiche.

    Nella sua consulenza, il peritoriesce a dimostrare, in sintesi, che la firma presente in calce alla lettera è stata si manoscritta da Vito Ciancimino, ma su qualche altro documento, ed in epoca antecedente ai fatti commentati nella lettera, e che pertanto è stata trasposta artificiosamente, con mezzi elettronici o meccanici, sotto al testo allo scopo di conferire allo stesso, falsamente, autenticità.

    Esattamente come noi abbiamo sempre ipotizzato.

    Ma non è questa l’unica conclusione a cui giunge il perito.  Ecco, di seguito, tutto l’enunciato conclusivo:


    CON RIFERIMENTO SPECIFICO AL DOC. “4-PA”, NOTO COME LA COSIDDETTA LETTERA AL “PRESIDENTE DOTT. FAZIO”, SI PRECISA CHE LA FIRMA IN CALCE ALLA MISSIVA È AUTOGRAFA DI CIANCIMINO VITO CALOGERO MA NON AUTENTICA POICHE’ ANCH’ESSA TRASPOSTA.

    PER CIÒ CHE CONCERNE, INVECE, LA MANOSCRITTURA “DA RIFARE ROSALBA” FIGURANTE A TERGO SUL PREDETTO DOCUMENTO, SI TRATTA DI UN’ANNOTAZIONE VERGATA, CON ALTA PROBABILITÀ, DA MASSIMO CIANCIMINO.

    Quindi “DA RIFARE ROSALBA”, sarebbe stato scritto da Ciancimino jr.

    Secondo invece il personale della Polizia Scientifica nella “RELAZIONE TECNICA DI ACCERTAMENTI GRAFICI” – Relazione preliminare datata 09.08.2010 (pag. 03) –  “Le manoscritture in stampatello apposte sui reperti non hanno evidenziato elementi grafici sufficienti ed idonei per esprimere concreti giudizi di riconducibilità: -manoscrittura presente nella sezione laterale sinistra sul reperto nr. 4 PA – relativamente alla frase “DA RIFARE ROSALBA.”

    In poche parole, per i periti incaricati dalla procura, “da rifare rosalba” sarebbe stato scritto da ignoti.
    Secondo il perito incaricato dalla difesa di Mori, sarebbe invece stato scritto, con alta probabilità, da Massimo Ciancimino.

    Noi, dopo aver letto la sua relazione da pag. 249 a pag 271, la pensiamo allo stesso modo.

    Infine, per concludere, segnaliamo altri capitoli salienti della stessa relazione: quello relativo alla perplimente conduzione delle operazioni peritali da parte della procura (da pag. 309 a seguire), quelli (da pag. 273 a pag. 284) relativi ad altri documenti falsificati o manipolati (gli stessi, per intenderci, definiti “tutti autentici” da Marco Travaglio), e soprattutto quello, a pag. 177, dimostrante la falsità della famosa “missiva di Vito ciancimino  indirizzata per conoscenza all’On. Silvio BERLUSCONI”, dove il perito giunge alle stesse conclusioni cui noi eravamo giunti, con ben altra disponibilità di mezzi e di esperienza, nel nostro articolo “bricolage” e sul libro “Prego, dottore!”, ormai esaurito.

    A risentirci presto.

    Enrix

     

     

     
    • anonimo 20:54 on 23 October 2011 Permalink | Rispondi

      Come sempre la capcità d'analisi e l'intelligenza porta a risultati come questi.

      Ciao Enrico, continua così.

      Luciano.

    • anonimo 19:38 on 25 October 2011 Permalink | Rispondi

      Ho la sciato un commento sul post in cui smm ipotizza che Ruby sia in realta'un'agente del Mossad,ma vedo che e'ancora in moderazione…….
      Lei che si definisce un "segugio" potrebbe occuparsi del perche da piu di 3 mesi risulta impossibile registrarsi a Splinder?Per caso ne conosce i motivi?Molti dicono che questa piattaforma sia arrivata al capolinea.
      Cordiali saluti.

    • enrix007 15:45 on 27 October 2011 Permalink | Rispondi

      Il  "commento" che lei lamenta, giustamente, essere in moderazione, poteva passare tranquillamente, poichè diceva soltanto "questa mi mancava".  Ciò che invece provoca contrarietà alla mia rinomata furia censoria, è la firma in calce: "Littorio Mangano".

      Immagino non si tratti del suo vero nome, caro anonimo, essendo quello un classico jeu de mots  già piuttosto visto e sfruttato nei blog e nei forum per adolescenti che faticano a raggiungere la maturità, e che tra uno zucchero filato ed una convocazione per la puntata serale di Annozero, s'inventano nomignoli.

      E questo, non è uno di quei blog.

      Per quanto concerne poi la sua domanda, non so nulla. Splinder ha sempre funzionato con alti e bassi, e per saperne di più il sottoscritto dispone degli stessi mezzi suoi, nonostante la definizione di "segugio".

    • anonimo 16:43 on 27 October 2011 Permalink | Rispondi

      Detesto lo zucchero filato!Quanto a Santoro,non mi dispiace,ma non ho il paraocchi e non sempre apprezzo il suo modo di fare tv.Per questi motivi cerco di informarmi ,documentarmi e conoscere tutte le opinioni,anche le sue caro Enrix.
      Cordiali saluti.

    • anonimo 10:57 on 3 November 2011 Permalink | Rispondi

      Appena uscito fresco fresco:

      http://www.ilgiornale.it/interni/ecco_tutte_patacche_ciancimino_junior/03-11-2011/articolo-id=554940-page=0-comments=1

      Lo aveva intuito per primo il blogger Enrico Tagliaferro, detto «Enrix», che nel suo sito fa le pulci a Massimo. Certifica oggi il perito della difesa (i pm non lo hanno fatto controllare dai propri consulenti):

      Un caro saluto
      Luigi

    • anonimo 11:28 on 3 November 2011 Permalink | Rispondi

      Enrico, appena letto Chiocci e Conti sul Giornale di oggi.

      Avanti così, ciao e buon lavoro.

    • anonimo 09:59 on 18 November 2011 Permalink | Rispondi

      Allora : Scalfaro e Ciampi sapevano, lettera di parenti di molti al 41Bis che chiedevano di annullarlo, cosa che per circa 500 degli oltre 1000 soggetti al 41Bis Conso tolse e/o sospese, dando così modo a molti di uscire dal carcere.

      La lettera è stata consegnata alla "magistratura" da un Dirigente del Servizio Carcerario.

      Domanda : ma quando vige l'obbligatorietà di procedimento penale se si viene a conoscenza che chi è stato sentito da magistrati e da Commissione parlamentare, racconta balle ?

      Ciampi e Scalfaro hanno pure dichiarato, tra i tanti "non ricordo" che NON sapevano niente di cosa stava facendo Conso ?
      E nemmeno che avevano ricevuto quella lettera mandata anche a Costanzo ( al quale fecero poi un attentato nello stesso periodo dei Gergofili di Firenze )  e al responsabile delle Carceri ?

      Ciao, Luciano.

    • anonimo 15:01 on 27 November 2011 Permalink | Rispondi

      Enrix, ci dica presto dove si trasferirà dopo la chiusura di splinder.
      (Spero che le difficoltà a raggiungere il sito in questi ultimi giorni siano dovute alla migrazione).
      A presto.
      Luigi

    • anonimo 21:53 on 15 December 2011 Permalink | Rispondi

      Carissimo Enrix,
      è troppo tempo che non leggiamo le sue splendide "inchieste" comunque tanti Auguri a Lei e a tutti i suoi cari perchè il Natale sia quello giusto e Santo.

      Suo ammiratore di sempre.

      Renzo

    • enrix007 10:46 on 25 December 2011 Permalink | Rispondi

      Cari amici tutti,
      vi ringrazio per il sostegno continuo, e vi abbraccio tutti.

      Negli ultimi mesi, purtroppo,  mi sono dedicato allo studio approfondito di un enigma che ho scoperto essere al di sopra della mia portata. L'ho risolto, l'enigma, ma i risultati, assolutamente inaspettati,  sulla mia persona sono stati devastanti.

      Il risultato del mio lavoro, rimarrà chiuso nei miei cassetti ed anzi  presto distruggerò tutto quanto.

      Domando scusa a tutti per la mia latitanza e per il tempo che ho perso, anche se la lezione che ne ho tratta è cardinale, e mi ha indicato l'unico e solo percorso: vivere in Gesù Cristo e secondo il suo insegnamento.

      Buon natale a tutti, pace e prosperità.

      Enrico.

    • anonimo 13:35 on 29 December 2011 Permalink | Rispondi

      Mi dispiace moltissimo.
      Ho passato la mattina a salvare come posso il blog.
      Spero di risentirla.
      In bocca al lupo
      Luigi

    • enrix007 14:05 on 1 January 2012 Permalink | Rispondi

      Tranquillo Luigi, io l'ho già salvato tutto, e cercherò di trasferirilo entro il 31 gen.

      Augurissimi!

    • enrix007 14:06 on 1 January 2012 Permalink | Rispondi

      E comunque c'è un programma gratuito che scarica in automatico tutti i siti.  Si chiama HTTrack Website Copier.  Si trova facilmente con google. In un'oretta scarica tutto il blog.

    • anonimo 17:37 on 3 January 2012 Permalink | Rispondi

      Sono confortato nel sentirla sempre operativo!
      HTTrack l'avao usato per scaricarmi l'imbecillario quando l'ho scoperto ma è un po' macchinoso consultare il sito cosi' salvato.
      Ho optato per una lunga ricopiatura e/o conversione in pdf.
      Per carità migri su una piattaforma più facilmente consultabile di quella di cielilimpidi!
      Ad maiora e i miei migliori auguri di buon anno!
      Luigi

  • Avatar di enrix

    enrix 13:05 on 19 July 2011 Permalink | Rispondi  

    Via d'Amelio. Depistaggio? No, faccia tosta.

    di Claudio Territo

     

     

    Queste cose io le dico da parecchio tempo ma con la ricorrenza del 19 luglio 92 vengono fuori le notizie relative ai processi per Via d'Amelio e si fa un gran parlare di depistaggi.

    Colgo l’occasione per rinfrescare la memoria a quanti queste cose eventualmente non le sapessero.

    Purtroppo il nostro paese, nel corso della sua storia recente si è veramente distinto per molte di queste pratiche vergognose e se ne potrebbero citare tante. Però siccome, un pò di depistaggi me ne intendo, non sono mai portato a fare di tutta l’erba un fascio e cerco sempre di separare il grano dal loglio.

    In questo caso le cose a mio avviso sono notevolmente diverse. E vi spiego perché.

     Nella strage di via D’Amelio, furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Si sono fatti lunghissimi processi, il Borsellino primo, il Borsellino bis e il Borsellino ter, in appello e in Cassazione, mi pare, per un totale, se non vado errato, di 11 processi, che si sono conclusi con la condanna all’ergastolo di tre persone (tra l’altro ancora in carcere ingiustamente, almeno per questo reato).

    Tutti questi processi hanno avuto come perno il reo confesso un certo Vincenzo Scarantino che avrebbe rubato la Fiat 126 carica di esplosivo e portata in via D’Amelio il 19 luglio 92.

     Ma qual’è il curriculum di Scarantino? Un boss? Un killer? No. Era molto più modestamente un meccanico semianalfabeta del rione Guadagna, drogato, riformato al servizio militare per schizofrenia, tossicodipendente, sposato e al tempo stesso fidanzato con i seguenti transessuali: Fiammetta, Giusi la sdillabrata e Margot.

    Mi pare che i costumi di questo tale non fossero proprio confacenti con quelli degli uomini d’onore!

    Però questo a pm e ai giudici non ciò non è basto: Scarantino è credibile.

     Tra l’altro, boss di primo piano come Salvatore Cancemi e Mario Santo Di Matteo e Gioacchino La Barbera, alla voce “Scarantino” hanno risposto: Scarantino? E chi è Scarantino?

    In uno storico confronto in aula, Brusca sbugiardò palesemente Scarantino, dimostrando che con la mafia non aveva nulla a che fare e che diceva delle balle enormi.

    Però nessuno delle eminenti toghe volle crederci: Scarantino è credibile.

     Costui, a parere dei sagaci giudici di Caltanissetta, sarebbe andato ad una riunione della Cupola di cosa nostra dove avrebbe ricevuto l’investitura da parte del capo. Entrando Totò Riina avrebbe detto “A stu curnuto s’ha ‘a fare saltare ‘nda l’aria (riferendosi a Borsellino) come du’ crastu che ci stava ristannu vivu, picchè chistu Borsellino fa chiu’ danni che Falcone”?

     Quindi ripeto: Totò Riina allora avrebbe appaltato a lui (e non a uno del calibro di Brusca, ma proprio a lui) uno dei più importanti delitti di strage che si siano compiuti in Italia.

    Perché se vi fosse mai capitato di ascoltare le udienze del processo Borsellino si Radioradicale rimarreste esterrefatti. E questi sarebbero i mafiosi? Totò Riina doveva essere proprio uno sprovveduto!

     Tra l’altro Brusca, e ciò è pure riportato nelle sentenze (es Addaura), riferisce:

    quando abbiamo commesso la strage di Capaci, a strage fatta, quando siamo tornati, cioè tornati… quando ci siamo riuniti che dovevamo fare il brindisi, in quella circostanza, mentre che stavamo salendo, il BIONDINO esternava… cioè, esternava contro Antonino MADONIA per dire: “Se allora avrebbe chiesto aiuto, avrebbe chiesto collaborazione, cioè non c’era bisogno di arrivarci ora e no che si é affidato a ‘na pocu di picciutteddi”. E questo é successo mentre che noi stavamo salendo la scala. Poi, nel frattempo, lui continuava a polemizzare sul punto e poi é intervenuto Salvatore RIINA dicendo: “Totu', nun ni parliamo più, é successo, lo abbiamo fatto, non ne parliamo più”.

     Traduzione: Biondino rimprovera Madonia dicendogli: se quella volta all'Addaura non si fosse fatto fare il lavoro a “na pocu di picciutteddi” (ovvero ragazzi privi della dovuta esperienza) a quest'ora non avremmo dovuto organizzare Capaci. Riina li calma dicendo: per questa volta è finita cosi pazienza!

     Invece secondo i brillanti magistrati di Via D'amelio, a leggere le Sentenze, pare che Totò Riina, piuttosto che fare ammenda della (per fortuna) fallimentare esperienza dell’Addaura non si affida più a “na pocu di picciutteddi” ma sta volta si rivolge ad un vero e proprio mentecatto.

    Però per i giudici e per i pm nisseni questo non basto: Scarantino è credibile.

     La moglie di Scarantino, tra l’altro, chiamata a testimoniare dice: il giorno della strage, “mio marito non si è alzato alle 7 e 30 per andare a lasciare la 126 per il semplice motivo che mio marito non si è mai alzato prima delle 11 e 30”. Poi afferma che, veniva gente a casa il giorno prima dell’udienza a casa sua a fargli ripetere le cose per l’indomani.

     Lui stesso un mese dopo il primo verbale, ha ritrattato e ha dichiarato a verbale esattamente: “Vistiri ‘u pupu… Mi ficiru inventare tutti ‘i cosi…’u verbale lu fici iddu poi mi fici firmare…”

     Traduzione per i bergamaschi: hanno fatto vestire il pupo mi hanno fatto inventare tutto… il verbale lo hanno fatto e poi me lo hanno fatto firmare.

    Ma questo evidentemente non ha dissuaso i giudici che evidentemente pensavano più alla carriera che ha ricostruire i fatti: Scarantino è credibile.

     Nel settembre 98 Scarantino ritratta per l’ennesima volta, accusa i PM di averlo costretto a dire quelle cose. “Allora c’era la dottoressa Palma che mi diceva le domande, tutte le domande che mi doveva fare l’avvocato … E facevamo questo discorso con la dottoressa Palma … Mi preparava delle cose che io dovevo rispondere l’avvocato, e già io avevo la cosa come rispondere”.

     Ma allora se qualcuno osava muovere delle critiche a quei PM (Palma e Di Matteo), veniva tacciato di eresia e di fare il gioco della mafia. Mafia che avrebbe pagato Scarantino per comprare il suo silenzio! Di delegittimare la magistratura e robe del genere. Uno dei due PM, Annamaria Palma (Corriere della Sera 16/9/98) “dietro questa ritrattazione c’è la mafia” e poi “cosa nostra ha trovato un’altra strada, dimostrando di sapersi adeguare ai cambiamenti

     E cosi si esprimeva nella sua requisitoria il PM Di Matteo del dicembre 2008: “l’attività processuale scaturita è originata dalla ritrattazione dello Scarantino abbia finito per avvalorare ancor di più le sue precedenti dichiarazioni, o meglio, gran parte delle sue precedenti dichiarazioni nei confronti di molti degli odierni imputati.

    Vi dimostreremo come questa conclusione che vi ho già prospettato non è frutto di un paradosso, non è il risultato di un atteggiamento di pregiudiziale ed acritico sostegno alle tesi compendiate nei capi di imputazione. Non è, signori della corte, un volere difendere a tutt i costi una impostazione accusatoria che si fonda anche, e vi sottolineo ancora una volta anche, sulle propalazioni di Vincenzo Scarantino.

    Vi dimostreremo che il nostro convincimento circa la valenza dimostrativa che la ritrattazione ha finito con l'assumere del compendio delle dichiarazioni iniziali di Scarantino è fondata ed è definibile da una analitica e razionale disamina delle dichiarazioni rese dall'ormai ex collaboratore dal 15 settembre in poi.

    E ancora:

    La ritrattazione di Scarantino che poi spiegheremo perché deve considerarsi falsa è innanzitutto una ritrattazione indotta. Non siamo in presenza di un atteggiamento processuale scaturito dalla volontà del protagonista della scena dibattimentale. Siamo in presenza di un risultato di una complessa attività posta in essere per costringere il pentito a cambiare versione. D'altra parte, lo accennavamo nella scorse udienze, l'avvicinamento dei collaboratori per indurli e costringerli a fare marcia indietro è diventata una costante nel comportamento e nella strategia che cosa nostra da qualche tempo a questa parte pone in essere per ottenere gli sperati esiti processuali

    E poi ancora:

    La rabbia, l'amarezza e la costernazione, la delusione, che i miei colleghi ed io abbiamo provato nel sentirci accusare di questi gravi reati che non abbiamo mai neppure lontanamente pensato di potere compiere, sono sentimenti mitigati però, da una consapevolezza chiara e cioè dalla consapevolezza che specialmente in questo particolare periodo che l'Italia sta vivendo, lo sparare a zero sui pubblici ministeri, l'accusarsi di precostituirsi arbitrariamente le prove a carico dei loro indagati o imputati è diventato una sorta di sport nazionale praticato non solo e non tanto dai pentiti, come nel caso di specie, ma da tutti coloro che, anzi da molti di coloro che a vario titolo e a vario livello hanno soltanto lo scopo di fare esplodere il sistema giudiziario, di minare nella maniera più subdola con ripetute continui, strumentali attacchi la credibilità di quelgi organi che lo stato rappresentano agli occhi dei cittadini.”

     Si arriva al febbraio del 1999. Il senatore Pietro Milio della lista Pannella, presentò un'interrogazione ai ministri della Giustizia e dell'Interno su un verbale d'interrogatorio del 1994, reso da Scarantino, pieno di annotazioni a margine che sarebbero state fatte da un poliziotto. I magistrati interrogano l'agente, ipotizzando un tentativo di depistaggio nell'inchiesta, ma poi vedi caso tutto viene archiviato.

     Il senatore Milio, denuncia al Senato "che nel corso dei processi per la strage di via D'Amelio la difesa del pentito Vincenzo Scarantino, sulle cui dichiarazioni si basa il processo, ha prodotto verbali di interrogatorio resi alla procura di Caltanissetta dallo stesso Scarantino, che risultano infarciti di 'segnalibri' ed annotazioni, con indicate circostanze, nomi e fatti diversi da quelli già narrati e poi, nei successivi suoi interrogatori, 'adeguati' opportunamente". "Scarantino – dichiarò in quell'occasione Milio – ha addirittura prodotto atti e documenti non firmati e da lui acquisiti durante il periodo in cui è stato sottoposto a regime di rigorosa protezione. Per questo ho chiesto ai ministri se non ritengano di dover disporre una seria indagine ispettiva anche al fine di accertare come lo Scarantino abbia potuto disporre – e chi gliela abbia data – della copia degli interrogatori, quasi tutti annotati, mentre la difesa degli imputati ha avuto, a suo tempo, rilasciate soltanto copie parziali e quali provvedimenti intende adottare ove venissero rilevate condotte illecite".

    È inutile dire che quell'interrogazione, presentata ai ministri del governo di centrosinistra presieduto da Massimo D'Alema non ebbe mai alcuna risposta!

    Come disse allora Milio “ebbi modo di vedere attraverso uno dei difensori degli imputati quel verbale Ricordo che rimasi sconcertato di fronte a quegli appunti e a quelle annotazioni scritte a matita. Sono contento che oggi, sia pure a distanza di 10 anni, qualcuno abbia le mie stesse perplessità di allora”.

     Molti allora fecero notare che le cose non potevano andare in quel modo. Milio stesso disse giustamente “Più che i suggeritori occulti – basterebbe individuare quelli palesi”.

    Però per i giudici nisseni: Scarantino è credibile.

     Altri per esempio, il giudice Alfonso Sabella, Gioacchino Genchi, che ebbe uno scontro con il suo capo Arnaldo La Barbera, il tenente Canale (che per questo, vedi caso, passò un sacco di guai giudiziari!!!) e anche Ilda Boccassini che nel 94 era a Caltanissetta e lasciò una relazione in cui si affermava chiaramente che il pentito Scarantino era completamente inattendibile.

    Ma niente: Scarantino è credibile.

     Dopo diciassette anni, succede che si presenti dai magistrati un certo Gaspare Spatuzza che invece il curriculm mafioso ce l’ha e come, e dice: cari i miei magistrati vedete che nel 92 sono stato io e non Scarantino a portare la famosa 126 in via d’Amelio e glielo dimostra in maniera inoppugnabile.

     Da quel momento si apre il valzer delle cazzate: di cosa si parla? del papello, dell’Agenda rossa, del figlio di Ciancimino, del patto stato–mafia, e ora dei mandanti occulti, fino ad arrivare al Castello Utvegio, di signor Franco/Carlo di servizi segreti che non mancano mai per condire le storie misteriose italiane.

     Ma soprattutto della parola magica: il “depistaggio”!!!!!

     Il fatto è che questi giudici non sono delle entità astratte hanno nomi e cognomi e sono sempre li sulla scena a prendersela con i poteri occulti che depistano le indagini e nascondono la verità.

     Ora, per carità, si indaghi pure su tutto quello che vi pare, ma voi questi li chiamereste depistaggi?

     Era cosi difficile capire chi era Scarantino?

    Claudio Territo

    http://www.facebook.com/#!/notes/claudio-territo/via-damelio-depistaggio-no-faccia-tosta/235614913128318

     

     
    • anonimo 15:42 on 19 July 2011 Permalink | Rispondi

      Assolutamente d'accordo su tutto. Su questo caso ne sono successe delle belle ed inenarrrabili.

      Come quando Scarantino da sottoposto a programma di protezione decise di ritratatre tutto ed informava spesso la dottoressa Palma spiegandogli che non ce la faceva più a mentire, e la stessa lo rassicurava cercando di farlo stare buono ricordandogli che lo stato gli aveva dato casa, villetta al mare ed automobile.

      In quel periodo lo stesso si provò a far arrestare e si presentò in diverse questure ma nulla da fare, fu rimesso sempre sotto il programma di protezione al punto che arrivò a rubare un auto di servizio nel commissariato di Roma, pazzesco! (pagina 121 "Il Caso Genchi" di Edoardo Montolli.

      Gianluca

    • anonimo 21:10 on 21 July 2011 Permalink | Rispondi

      In effetti oltre al depistaggio esiste un'altra spiegazione che si chiama "coglionaggine" di certa parte della magistratura che prende per oro colato i pentiti o i confidenti senza cercare adeguati riscontri. Saluti

    • anonimo 12:33 on 24 July 2011 Permalink | Rispondi

      Concordo: incarichi così delicati non possono essere stati affidati a persone poco esperte. Però Spatuzza dice molte "cose", e il suo c.v. non ci vieta di avere dei dubbi sulle sue dichiarazioni.

      chondolo

    • anonimo 02:40 on 24 August 2011 Permalink | Rispondi

      Ciao Enrix, ti ricordi di me? Avrei bisogno di contattarti per e-mail per una cosa delicata, per la quale vorrei chiederti un consiglio; purtroppo non sono riuscito ad inviarti un messaggio tramite "Splinder", anche se sono iscritto anch'io a quest'ultimo, perciò ti lascio qua la mia e-mail: carloasili@yahoo.it.

                                   Grazie mille, cordialità.

                                                    Carlo Asili

    • anonimo 17:52 on 12 September 2011 Permalink | Rispondi

  • Avatar di enrix

    enrix 09:59 on 17 July 2011 Permalink | Rispondi
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    Il belletto di Travaglio

    travaglio truccato

    Caro Travaglio, nel tuo articolo “E io pago “ (Il Fatto Q. – 13/07/11), spalmi  un po’ di cipria sui fatti per renderli più presentabili.

    Vediamo come.

    L’altra sera, all’ingresso del mio spettacolo a Carpi, alcuni giovani del Pdl (si fanno chiamare Giovane Italia, per la gioia – immagino – di Giuseppe Mazzini) distribuivano un volantino intitolato “Una carriera travagliata”, con la mia foto segnaletica e il riassunto, un po’ fantasioso  (il tuo invece no, eh? – ndr)  un po’ vero, delle cause civili che ho perso in tribunale.

    E di quelle penali in primo e secondo grado.

    Ebbene sì, lo confesso: dopo 28 anni di carriera, 15-20 mila articoli, 150 trasmissioni tv, 2 mila conferenze e 30 libri, ho perso alcune cause civili.

     E penali, in primo e secondo grado. Poi ti ha messo in salvo la prescrizione.

    La prima fu con Previti: avevo scritto che era indagato, e lo era due volte, ma l’avvocato dell’Indipendente (giornale nel frattempo fallito), smise di difendermi e non portò le carte al giudice, così fui condannato in primo grado a pagare 70 milioni di lire al noto gentiluomo, nel frattempo condannato per corruzione giudiziaria.

     Avevi scritto “che era indagato”?  Ma, a me non risulta esattamente così. Diciamo le cose come stanno: si trattava di un articolo apparso sull' Indipendente il 24 novembre ' 95, durante l' inchiesta bresciana sulle dimissioni dell' ex pm Di Pietro. Ricostruendo i rapporti tra Craxi e Berlusconi, tu hai inserito Previti in un elenco di  «clienti di procure e tribunali».

    Quindi un conto è scrivere che una persona è indagata, o anche condannata, un conto è scrivere che è un “cliente di procure e tribunali”.

    Facciamo così: siccome tu sei stato già condannato in due gradi di giudizio (e quindi sei stato anche indagato), io dorinnanzi scriverò liberamente che tu sei un “cliente di procure e tribunali”.   O non è la verità?

    Fammi poi sapere che ne pensa il tuo avvocato.

    Nessun “garantista” di destra insorse contro la barbarie di far pagare un soccombente dopo il primo grado, prima dell’appello e della Cassazione.

     Veramente il Foglio di Giuliano Ferrara, lanciò un appello a Previti perché rinunciasse al risarcimento, se ricordo bene.  Previti si dichiarò disponibile a fronte di tue scuse formali, ed il tuo naturale rifiuto, che peraltro non si può non condividere, fu un ottimo investimento.

    Un’altra volta, in un libro, Gomez e io incappammo in un caso di omonimia, attribuendo al deputato forzista Giuseppe Fallica una condanna che invece riguardava un altro Giuseppe Fallica, funzionario di Publitalia: Fallica ci fece causa e giustamente la vinse.

     Già, quando la vinse giustamente  in primo grado, giustamente fosti condannato a pagare 85.000 euro. Di fronte a tanta giustizia tu, rispettosissimo della sentenza, ricorresti in appello, dove ti furono scontati 70.000 euro. Sempre giustamente, ovvio.

    Un’altra la persi col giudice Verde: l’avevo definito “più volte condannato” per via di una condanna in primo grado e una in appello, ma il giudice interpretò la frase nel senso di due condanne definitive.

     Una vera ingiustizia.  Comunque la frase esatta era: «più volte inquisito e condannato» .  E qui vale quanto già detto prima. Per te non è diffamazione? E dunque debbo ritenere che non avrai alcun problema, dorinnanzi, se il sottoscritto ti descriverà liberamente come uno che è stato  «più volte inquisito e condannato», dal momento che anche tu, come Verde, hai subito due condanne penali non definitive.

    Due volte persi contro Confalonieri: la prima per aver scritto che doveva vergognarsi di accusare la sinistra di voler espropriare la Fininvest (figuriamoci), ma la mia espressione fu giudicata troppo violenta;

     Avevi soltanto scritto che Confalonieri “doveva vergognarsi di accusare la sinistra di voler espropriare la Fininvest “? Vediamo.  A me risulta altro. A me risulta che tu avevi scritto che Confalonieri era “il massimo rappresentante di un’azienda che finanziava illegalmente Craxi, corrompendo giudici ed ufficiali della Guardia di Finanza, falsificava bilanci, frodava il fisco, accumulava fondi neri, scambiava mafiosi per stallieri, da vent’anni commissiona o si scrive direttamente leggi su misura guadagnandoci migliaia di miliardi, da 12 anni viola due sentenze della Corte Costituzionale e collaborava pure a truccare i campionati…”. Quindi concludevi: ““Confalonieri dovrebbe guardarsi allo specchio e sputarsi“

    Secondo te tutto questo significa aver semplicemente scritto che Confalonieri “doveva vergognarsi di accusare la sinistra di voler espropriare la Fininvest “? Francamente, credo che tu stia facendo come Pierino che nasconde le mani sporche di marmellata.

    E siccome mi pare che, quando riporti le motivazioni della tua condanna (“la mia espressione fu giudicata troppo violenta”), tu accusi qualche difetto di memoria, te le rammento io, quelle motivazioni: “deve osservarsi che le condotte (illecite) attribuite dal Travaglio a Mediaset sono specifiche e ben individuate, sicchè il riferimento a tali eventi potrebbe ritenersi lecito soltanto se rispondente al requisito della “VERITA”’, (giacchè per questa parte di articolo deve ritenersi che si faccia “cronaca” e non “critica”, essendosi limitato il giornalista ad elencare una serie di reati e/o di condotte illecite). (…) Poiché il giornalista ha elencato le “nefandezze” di MEDIASET in termini di “certezza”, – senza cioè specificare che si trattava di ipotesi di accusa non (ancora) accertate, – ovvero che erano riferite a terze persone-, tali notizie devono ritenersi non conformi al principio della “verità”, e pertanto devono ritenersi sussistenti gli estremi del reato di diffamazione.

    Come vedi, non c’entra affatto la violenza dei termini, né la semplice veemenza. Il problema vero, era che avevi raccontato balle. E qui eri talmente indifendibile, che a questa linea di difesa non ci credevi nemmeno tu, ed infatti  puntasti sul sostenere che la tua era semplicemente satira. Ma anche qui il giudice ti bacchettò, richiamandoti ad alcuni concetti elementari del giornalismo satirico: ““Appare opportuno precisare sin da subito che in tale articolo sono ravvisabili prevalentemente i caratteri della “critica” e, in parte, della “cronaca”, (LADDOVE IL GIORNALISTA SI SOFFERMA AD ELENCARE UNA SERIE DI CONDOTTE COSTITUENTI REATO), mentre, contrariamente a quanto sostenuto dal convenuto, non sono ravvisabili i caratteri della “satira”. Questa infatti è una modalità di rappresentazione di fatti e/o di persone, che mira a suscitare ilarità nel pubblico, proponendo le vicende o i personaggi di cui si occupa con forme espressive umoristiche e paradossali (…): tali caratteristiche non sono in alcun modo ravvisabili (come meglio si vedrà di seguito) nella pubblicazione oggetto del presente procedimento, ove il TRAVAGLIO, senza intenti umoristici, esprime la sua (indignata) opinione su alcune vicende connesse a “Calciopoli”.

    Mi perdonerai Marco, se ti rammento queste cose, ma ricordare agli smemorati le ragioni dei propri errori, è un modo come un altro di far del bene al prossimo.

    la seconda per aver scritto che era coimputato con B. al processo Mediaset, …..

    Avevi scritto che Confalonieri era  “coimputato con B. al processo Mediaset “?  Vediamo. A me risulta che tu avevi scritto che Confalonieri era indagato in un procedimento a Milano, insieme ad altri personaggi nei cui confronti  le indagini sono concernenti i delitti di ricettazione e di riciclaggio”.  Chissà come mai hai scritto una frase così contorta quando ti bastava scrivere la semplice  verità, e cioè che Confalonieri era indagato a Milano per falso in bilancio.

    … ma la mia frase fu ritenuta insufficiente a far capire che era accusato di reati diversi da quelli di B.

     Ma dai. Chissà come mai.

    L’anno scorso ho dovuto risarcire Schifani con 16 mila euro per aver detto in tv, scherzando, che il suo successore potrebbe essere una muffa o un lombrico. Purtroppo il giudice non capì la battuta. Pazienza.

    Detta così, non si comprende neppure bene dove stia la diffamazione, effettivamente, ma neanche quale sarebbe la battuta che il giudice non avrebbe capito.  Ciò che invece hai effettivamente detto, nella sostanza, è che con Schifani si configurerebbe un tale – infimo  -  deterioramento nella rappresentatività della carica dello stato di cui era investito, soprattutto se si guarda ad alcuni illustri suoi predecessori di cui hai fatto anche il nome (ci hai infilato pure quello di Fanfani), che dopo di lui ci si può aspettare solo la muffa o un lombrico. Scherzavi? Cioè, scherzavi nel senso che era un’amorevole goliardata fatta per  punzecchiare una persona che ti sta un po’ sulle palle?  Quindi secondo te Schifani non è realmente  qualcosa di simile alla muffa o ai lombrichi, ma tu hai detto questo solo perché scherzavi. Perché questo, è lo scherzo.  Ma allora il “pezzo di merda” di Sgarbi, ad Annozero.?  Mica quello voleva dire che il tuo corpo è effettivamente costituito da una porzione di merda, ma soltanto che gli ricordavi una merda, perché così funziona la metafora nello scherzo pesante ed insultante, esattamente come quando tu associ Schifani alla muffa, o ai lombrichi.

    Ma anche nel caso di Sgarbi, purtroppo, il giudice non ha capito la battuta.  Pazienza.

     
    • anonimo 18:10 on 17 July 2011 Permalink | Rispondi

      penso che solo la Storia, quella che tenteranno di ricostruire i figli dei figli dei nostri nipoti, riuscirà a portare a galla il VERO volto di figure come quella di Travaglio "e simili", …assieme al contesto nel quale questi moralissimi moralisti hanno operato.

      Nel frattempo, le giovani generazioni di oggi, che in Berlusconi hanno trovato il sacco da boxe sul quale scaricare le proprie frustrazioni, scelgono di abbeverarsi alla fonte di Travaglio. E lo fanno "senza se e senza ma", come farebbe un bravo gregge, lasciando da parte tutte quelle utilissime seccature quali il "riscontro dei fatti" e l'analisi delle "altre fonti".

      Credo proprio, dunque, che i giovani d'oggi un'Italia migliore non se la meritino proprio. Si meritano, al contrario, proprio QUESTA Italia. Quella che loro stanno costruendo diffondendo la parola dei nuovi campionissimi della moralità. Quando, tra vent'anni, questi giovani si lamenteranno dello stato della loro povera Italia, potranno ringraziare loro stessi e la brillante scelta dei loro maestri.

      Altro che "pagare le colpe dei nostri padri"…

    • anonimo 16:43 on 19 July 2011 Permalink | Rispondi

      Complimenti, si sente il rumore delle unghie sui vetri anche da qui (Firenze).
      Dalle mie parti si dice "fai festaaaaaaaa", ma sicuramente continuerai finchè farai comodo ai padroni (di ora). Ma ti dò una notizia: tra non molto, poca trippa per gatti.
      Mi rammarico di aver perso tempo con questo inutile blog.
      A mai più, a te e al tuo mentore Bungolo. 

    • anonimo 18:18 on 19 July 2011 Permalink | Rispondi

      hai scritto cose molto interessanti, ma anche qualche leggerezza a mio avviso:
      "era che avevi raccontato balle.".  Se la tua eguaglianza è "non rispondente al requisito della “VERITA”’ =  "balla"  non ci siamo, non mi va di stare ad argomentare tanto sei troppo furbo per non sapere che intendo dire.

      "Di fronte a tanta giustizia tu, rispettosissimo della sentenza, ricorresti in appello". Qua voglio sperare che non ci credi nemmeno tu a quello che hai scritto: uno può ammettere di aver fatto un errore ma contestare la quantificazione del danno ritenuta troppo onerosa

    • enrix007 10:25 on 21 July 2011 Permalink | Rispondi

      Anonimo del messaggio #3:

      Ti ringrazio per il peso che hai dato alla mia "furbizia", incasso il complimento.  Si, capisco che osa intendi dire su ciò che io dovrei sapere, essendo furbo. E sono pure d'accordo che certe "astuzie retoriche" non si dovrebbero usare, a rigor di logica ed essendo corretti. Ed infatti io di solito non le uso.  Con il soggetto in questione, qualche volta invece le uso, e se lo faccio è perchè in questi piccoli "duelli", mi compiaccio sottilmente e maliziosamente di lasciare all'avversario la scelta delle armi. Perchè queste, caro anonimo, son tipiche armi sue. Anche tu sei troppo intelligente per non capire che intendo dire.

      Ad ogni buon conto, pur trovandoci d'accordo sulla differenza fra una bugia inventata di sana pianta ed una forzatura che perde il requisito della verità, ti faccio notare che qui siamo ai limiti. Alcuni dei reati che venivano dati per connessi con la società rappresentata da Confalonieri, erano all'epoca non solo indimostrati, ma persino, ove esistenti, attribuiti alla società sbagliata, perchè con Mediaset non avevano nulla a che fare. E Mediaset è una società indipendente e quotata in borsa. Infatti il magistrato bacchetta Travaglio anche a tutela di tutti gli azionisti. Quindi in questo caso,  tu ed io dovremmo eventualmente discutere, più che sulla differenza fra una menzogna ed una forzatura, sulla differenza tra una menzogna ed un falso. E se fra una forzatura ed una balla la differenza può essere ampia, fra un falso ed una balla non corre più molta distanza.

      Sul secondo argomento, vale quanto sopra. Capisco cosa intendi dire, ma ti invito a riflettere: sei proprio sicuro sicuro che il ricorso contenesse la sola istanza di uno sconto, e non la richiesta di una vittoria di merito con la richiesta di sconto in subordine?  Tu, caro anonimo, non ti sei per caso domandato come mai su di una circostanza così veniale, spiegabile ed apparentemente condonabile (un "errore" dovuto a omonimia, diciamo così,  "non verificata", diciamo), i comparenti non siano addivenuti ad una amichevole transazione, del tipo di quelle per cui Travaglio ha optato innumerevoli volte in altre cause?  Sei proprio sicuro sicuro che quel giornalista che oggi usa il termine "giustamente" riferito alla vittoria della sua controparte, all'epoca non abbia insistito sino all'ultimo nella pretesa di non essere censurabile per quell'omonimia, fottendosene del danno arrecato? No, sai, ti dico questo dal momento che quando mi son voluto togliere curiosità di questo tipo, andando a verificare negli atti, con questo personaggio ho sempre avuto delle notevoli sorprese.  Se del caso potrei vedere di togliermi anche questo sassolino.

    • anonimo 19:04 on 21 July 2011 Permalink | Rispondi

      "sei proprio sicuro sicuro che il ricorso contenesse la sola istanza di uno sconto, e non la richiesta di una vittoria di merito con la richiesta di sconto in subordine?" 

      guarda, è la prima cosa a cui ho pensato, quindi no, non sono sicuro, anzi se scopri ormai la cosa incuriosisce anche me, se però anche si scoprisse che in appello avesse sostenuto qualcosa al di là della sola richiesta di riduzione del risarcimento, beh qua bisognerebbe entrare nei meccanismi che solo i buoni avvocati conoscono bene (pur avendo fatto legge non sono avvocato e quindi non ne so nulla anche se posso ipotizzare qualcosa), al limite si puotrebbe discutere sul fair play, in ogni caso io tendo comunque a simpatizzare sempre per un giornalista che rischia del suo spingendosi fino al limite della diffamazione quando l'altra parte è molto più "forte", certo a patto che ci sia almeno la buona fede (e in questo particolare caso di anonimia mi sento di concederla al 100%). Diverso il discorso se lo facesse nei riguardi di un cittadino normale. Diverso ancora il discorso del giornalista il cui compito per il quale è stipendiato è proprio cercare di diffamare perdendo tranquillamente le cause che tanto ti verranno pagate dall'alto, perché il rpezzo vale comunque l'opinione negativa che sei riuscito a generare.

      Personalmente reputo Travaglio un ottimo giornalista. Anche lui fa errori e indubbiamente ha un atteggiamento a volte irritante, sicuramente come tu stesso hai dimostrato a volte tenderà pure a nascondere qualcosa, però malgrado ciò credo sia difficile non definirlo un pensiero libero e se anche ora è facile dire che ormai lui ci guadagna ad andare contro i poteri forti, sicuramente non era così scontato all'inizio.
      Ciononostante fai bene a contestare e sottolineare le cose che non ti tornano, sono cose interessanti per tutti quelli che amano sempre la verità.

    • enrix007 00:23 on 22 July 2011 Permalink | Rispondi

      Sulla base della mia esperienza, posso solo dirti che io, invece, al 100% la buona fede non gliela concedo. Diciamo, solo al 90%.
      Stupito, ed anche un po' contrariato,  vero? Se lo sei, è appena normale. Un'omonimia, in fondo, è il più classico degli incidenti di percorso.
      Ma sino ad un paio d'anni fa non avrei avuto dubbi neppure io, come te.  Diciamo, che li ho maturati, e mi sono abituato, in molti casi, ad accettare come possibile anche ciò che pare incredibile.

      Inoltre se i suoi difetti fossero soltanto quelli di commettere qualche errore o di essere un po' irritante, non mi darebbero alcun fastidio.
      Il problema è che anche qui ho qualche dubbio. 

      In relazione alla libertà di pensiero, ad es., esistono tre tipi di giornalisti: quelli che la esercitano, quelli che non la esercitano, e quelli che dissimulano, e spesso molto bene, di esercitarla.

      Tu ed io qui ci troviamo sicuramente d'accordo a che egli non appartenga  alla seconda categoria.
      Ma oltre a questo livello, tu hai certezze, ed io, invece, dubbio.

      Ti ringrazio comunque per i tuoi interventi, che ho gradito.

    • enrix007 00:34 on 22 July 2011 Permalink | Rispondi

      Ed ora veniamo al simpatico anonimo del messaggio n°2, che non ho dimenticato ed al quale  debbo delle scuse.

      Il rammarico per averti causato una perdita di tempo con questo inutile blog, è tutto mio. 

      Sono contento che hai capito subito che  il tempo è qualcosa da non sprecare in letture troppo amene, poichè ti conviene impiegarlo tutto in quegli studi che il prossimo anno ti saranno indispensabili se non vorrai ripetere per la terza volta la seconda elementare.

      Buona fortuna.

    • anonimo 14:18 on 7 August 2011 Permalink | Rispondi

      vai a travagliare come tutti

    • anonimo 16:47 on 10 August 2011 Permalink | Rispondi

      Grande Enrico!Un' ulteriore testimonianza della faccia di bronzo di Travaglio!Oramai sono solo i suoi fan(atici)che lo sostengono!L'utente(anonimo)del commento  nr.2 ne e' un esempio lampante!Gente che non riesce a pensare con il proprio cervello,ma condizionata da un giornalista che pian piano,sta perdendo credibilita'.
      Credo che sia piu' l'odio verso qualcuno,piuttosto che le storie che ci propina il  santo di Torino a fare smuovere la loro  rabbia !Siamo in un paese libero ed ognuno puo' pensarla come vuole,ci mancherebbe,ma se ogni tanto pensassimo con la nostra testa,forse,vivremmo meglio tutti.Tu lo sai,oramai ci conosciamo da un po'. Ero anch'io un ammiratore del grande Marchino,ma  ,forse per l'eta',mi sono accorto che  non era quel gran fenomeno che  credevo!Questo in gran parte,me l'hai fatto capire tu,che sei un  osservatore  attento,molto  piu' di tanti altri.Mi sono confrontato spesso con gli ammiratori di Marconiglio,e molto spesso non sanno neanche cos'e' la famosa intervista di Borsellino e come e' stata manipolata!Il mio grande amico Anton Egger,al quale avevo segnalato i tuoi blog,all'inizio era un po' perplesso per le tue "osservazioni" ma poi….beh,lo sai bene come la pensa ora!E ti assicuro che e' una persona di grande cervello!Con questo chiudo e anche se non mi faccio sentire per un po',io ci sono sempre.Di tanto in tanto vengo a trovarti ed e' sempre un grane piacere leggerti!Ben venga la gente attenta come te,ne guadagnamo tutti….
      Ciao grande!
      Maury

    • anonimo 21:35 on 15 August 2011 Permalink | Rispondi

      io sono stato il primo italiano ad assaporare la deontologia zero di MT.  Nel 1990 contribuì a smascherare dei brogli elettorali al comune di Torino che portarono a due condanne definitive ed a due patteggiamenti. MT nel presentare la notizia mi definì "handicappato" senza fare il mio nome, ma con chiari riferimenti. E' vero, ho qualche problema fisico, ma che non c' entrava nulla con la vicenda in questione. Se furono questi gli insegnamenti di Montanelli, dio ce ne scampi ! Allora la platinette di anno0
      scriveva infatti x S.B. su il Giornale (19.12.90).  Fatto ancora più grave non   mi aveva, MT, nè parlato nè visto in faccia. Sul giornale della curia sul quale allo stesso tempo scriveva, mi definì "tale Roberto Curione" espressione dispregiativa che s' usa nei mattinali delle Questure x indicare i delinquenti.Certo la mia denuncia aveva rotto le ouva nel paniere ai suoi padrini, xchè c'era il rischio che saltasse il PRG che regalava enormi ricchezze ai poetri forti ed alla curia. Mi rivolsi all' ODG di Torino, al quale ero iscritto, sia pure appena moroso e mi fu risposto :prima paga e poi vediamo" Pagai la quota, ma non successe nulla. Ovvio comunque che la sx tacque, anche quando -per opunizione, x aver detto il vero- il Comune mi spedì al mercato ittico. Chiaro messaggio mafioso . I PESCI SONO MUTI.

    • enrix007 10:41 on 22 August 2011 Permalink | Rispondi

      Sig. Curione, potrebbe contattarmi privatamente all'indirizzo  pregodottore@email.it ?  C'è una cosetta che vorrei domandarle.

      La ringrazio per l'attenzione e per l'intervento.

    • anonimo 22:54 on 11 October 2011 Permalink | Rispondi

      per me siete come due zitelle bisbetiche…..

    • antifuffa83 22:27 on 22 August 2013 Permalink | Rispondi

      Beh l’ultima sulla muffa mi sembra effettivamente un po’ forzata. Voglio dire Travaglio non ha dato della muffa o lombrico a Schifani, certo facendo questi paragoni ha fatto sicuramente delle insinuazioni, ma stop. E’ diffamazione questa? Il paragone con Sgarbi che gli dà del pezzo di merda non regge per nulla a mio avviso. Mentre la prima è un’insinuazione la seconda è un insulto diretto e pesante.

      • Avatar di enrix

        enrix 09:55 on 24 August 2013 Permalink | Rispondi

        “E’ diffamazione questa?”
        Si, c’è giustappunto una sentenza che lo conferma.

        “la prima è un’insinuazione”
        Ah, ho capito, quindi Travaglio non ha insultato, ma soltanto insinuato che Schifani sia una muffa. E su quali basi scientifiche o quali circostanze Travaglio avrebbe fondato quest’insinuazione, visto che secondo te sarebbe giustappunto una legittima insinuazione?

        • antifuffa83 13:18 on 24 August 2013 Permalink | Rispondi

          “Ah, ho capito, quindi Travaglio non ha insultato, ma soltanto insinuato che Schifani sia una muffa.”

          Dicendo che “dopo Schifani c’è solo il lombrico o la muffa”, a mio avviso non significa che Schifani sia una muffa o un lombrico, ma che Schifani sia “pessimo” per quell’incarico. O come dice la sentenza, si insinua che Schifani sia una forma di vita poco più superiore alla muffa o al lombrico. No, non la trovo una legittima insinuazione, ma col messaggio precedente stavo esprimendo solo una mia perplessità al riguardo, rapportata al tuo paragone con Sgarbi. Tutto qui.

    • antifuffa83 22:48 on 22 August 2013 Permalink | Rispondi

      “Fallica ci fece causa e giustamente la vinse.”

      Non ha detto quello. Ha detto: “il secondo (ovvero il Fallica innocente) giustamente si è offeso.” E’ una cosa ben diversa. Tra l’altro sto fallica gli dovrebbe dare indietro la differenza di 40.000 euro ma è sparito.

    • antifuffa83 21:07 on 24 August 2013 Permalink | Rispondi

      C’è un “allora” di troppo, me ne sono accorto solo adesso…:(

  • Avatar di enrix

    enrix 14:58 on 18 June 2011 Permalink | Rispondi
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    Ripassino di analisi logica sui nuovi pizzini di… 

    Ripassino di analisi logica sui nuovi

    pizzini di Ciancimino

    pizzino cianciminoC’è un nuovo pizzino (riprodotto qui sopra).

    Questo non fa parte della borsata di pizzini già consegnata dal testimone e peritata dalla Polizia scientifica  (vedi articolo precedente), ma è stato trovato nel famoso scatolone prelevato recentemente nella casa palermitana dei Ciancimino, essendo sfuggito a tutte le precedenti perquisizioni.

    Per le ultime news su questo pizzino, ci avvaliamo di un articoletto di Riccardo Lo Verso, di Livesicilia

    Per papà. Ho visto Giancarlo come da appuntamento: ho posto i tre quesiti (‘T’, ‘18 P’ e se era possibile prima della Cass. andare a casa). Mi ha detto che fino ad ora non ci sono novità. Restano i vecchi accordi presi con te”. Comincia così l’ultimo dei pizzini sequestrati a casa di Massimo Ciancimino, trovati nel famoso sgabuzzino. La lettera è stata rinvenuta alla presenza dell’avvocato Francesca Russo, legale di Ciancimino jr. Il documento, che risale agli inizi del 1993, come appurato dalla Scientifica, sarebbe stato indirizzato al padre, l’ex sindaco mafioso di Palermo Vito che allora era detenuto. Il biglietto, manoscritto e originale, era tra i documenti sequestrati nell’archivio segreto di Massimo trovati dopo il suo arresto, avvenuto il 22 aprile scorso. “T non fa niente prima della sentenza P – prosegue – Dichiarazioni dei pentiti (nuovi) su di te non dicono nulla. Le ha lette. Aspetta insediamento del nuovo a Palermo. (E’ amico), per sapere notizie dei nuovi assetti”. “Per quanto riguarda P – aggiunge – si preoccupa di interventi esterni e per poterli arginare ha bisogno di parlare con te. Abbiamo stabilito che è il caso che vi incontriate al più presto. Come te lo spiego giorno 12 al colloquio”. Poi Massimo Ciancimino scrive: “IMPORTANTE: per il giorno 14-1-93 puoi fare la rinunzia a presenziare in udienza. Per il giorno 18-1-93 aspetta mie istruzioni che posso darti solo io il giorno 12.

    Sul testo criptico del pizzino scritto al padre, Massimo Ciancimino ha fornito alcune spiegazioni ai pm che stanno cercando di ricostruirne il contenuto. “Giancarlo” sarebbe il capitano Giuseppe De Donno, il carabiniere che avrebbe avviato la presunta trattativa con Vito Ciancimino. T sarebbe l’iniziale di “tubi” in riferimento alle mappe su cui, secondo Massimo Ciancimino, Bernardo Provenzano avrebbe indicato il luogo dove si nascondeva Totò Riina. 18 P sarebbero i giorni da passare prima della perquisizione nel covo di via Bernini. La seconda T sarebbe ancora de Donno. Sentenza P sarebbe il via libera di Provenzano. Amico sarebbe Giancarlo Caselli, allora procuratore  a Palermo. “Abbiamo stabilito che è il caso che vi incontriate al più presto”. Una frase del pizzino. Secondo Massimo Ciancimino, il 18 gennaio del ‘93 – data riportata nel pizzino – Vito Ciancimino avrebbe partecipato ad una udienza in Corte d’appello a Palermo. In quello stesso giorno sarebbe stato organizzato un incontro con Provenzano. La frase: “Ho visto Ellide” farebbe riferimento a una amante di Vito Ciancimino. Dalla relazioen sarebbe nato un figlio.

    Ora, ci sfugge la ragione per cui, quando si ha a che fare con gli scritti dei Ciancimino, risulti così difficile capire la lingua italiana (e precisiamo: questa non è una critica rivolta all’articoletto in questione, che proviene dall’ANSA e riferisce i fatti, ma è un incitamento a chi è preposto a valutare le dichiarazioni del testimone).

    Il testo è chiarissimo, e scritto in italiano semplicemente abbreviato e siglato dove nasconde dei nomi di persone o cose.

    Il figlio informa il padre sui suoi tentativi per farlo uscire di galera, e gli espone le prospettive. Gli riferisce dell’incontro con “Giancarlo”, a cui ha domandato quali fossero le prospettive inerenti una possibile imminente scarcerazione, nonchè informazioni su  “T” e su “18P”.

    Ovviamente “T” è una persona, sempre la stessa per tutto il pizzino, ed è una persona che “non fa niente prima della sentenza P“. “P“, associato al numero 18, con maggiore probabilità sta indicare “l’udienza del Processo il giorno 18(data appunto in cui, come dice Lo verso, “Vito Ciancimino avrebbe dovuto partecipare ad una udienza in Corte d’appello a Palermo”) mentre i tubi” ed “i giorni da passare prima della perquisizione” della villa di Riina, non c’entrano evidentemente nulla (tra l’altro, questo pizzino risale a prima del 12 gennaio, e quindi Riina NON ERA ANCORA STATO ARRESTATO), ma sembrerebbero essere solo l’ennesimo nauseabondo tentativo di junior di imbonirsi la tifoseria anti-ROS per fare il povero pentito che sa le cose ma viene perseguitato.

    E’ quindi solare che il tentativo di inserimento da parte di jr. di questa sciocchezza sui tubi e sulla perquisizione, nella sua deposizione, mette in una certa luce anche l’affermazione secondo la quale “Giancarlo” sarebbe il capitano De Donno.

    Il “T” citato per due volte, indica evidentemente la stessa persona, uno che non vuole (o non può) fare niente per don Vito senza prima conoscere l’esito della sentenza d’appello P (altra conferma: sentenza P è la sentenza del Processo; ricordiamo che don Vito era stato messo in custodia cautelare in fase avanzata di ricorso). Massimo Ciancimino nello scritto sta spiegando a suo padre di ciò che gli ha riferito “Giancarlo” nel corso dell’appuntamento.

    E sul pizzino, una delle richieste di informazioni, riguarda “T”.

    A quel punto segue l’elenco delle risposte date da Giancarlo.

    Fra queste è perfettamente incastrata quella relativa a “T”: “T” non farà niente prima della sentenza.

    DUNQUE SE GIANCARLO FORNISCE QUESTA NOTIZIA DI “T”, E’ ASSOLUTAMENTE EVIDENTE CHE, COSÌ COME “T” NON PUÒ INDICARE TUBI MA UNA PERSONA FISICA, ALLO STESSO MODO “GIANCARLO” E “T” NON POSSONO ESSERE LA STESSA PERSONA E CIOE’ IL CAP. DE DONNO.

    E ciò in quanto, inequivocabilmente, Massimo C. domanda a “Giancarlo” di “T”, e Giancarlo gli risponde, sempre su “T”.

    Quindi Massimo Ciancimino avrebbe mentito ancora una volta, e ancora una volta in danno agli ufficiali del ROS.

    Ma proseguiamo.

    In ogni caso “Giancarlo” (oppure anche il “T” di cui Giancarlo sta riferendo, il soggetto non è esattamente identificato) sarebbe “amico” del “nuovo” procuratore di Palermo, che si sta per insediare, e cioè Caselli, e quindi non appena questo si sarà insediato, potrà attingere informazioni sui nuovi assetti all’interno del palazzo di giustizia.

    Per quanto riguarda “P”, è evidente che quando si legge “sentenza “P”” così come  quando si legge Per quanto riguarda “P” si preoccupa di interventi esterni e per poterli arginare ha bisogno di parlare con te, sta parlando esattamente della stessa “P” inserita fra due virgolette. Pertanto “P” non può indicare “Provenzano”, sia perchè la frase “T non fa niente prima della sentenza Provenzano” sarebbe assurda e priva di senso, sia perchè un colloquio il 18 di gennaio fra il carcerato Vito Ciancimino (fosse pur stato trasferito in udienza sotto sorveglianza, ma non lo fu, poichè quell’udienza la disertò) ed il latitante Provenzano, è qualcosa che noi continuiamo a  vedere come un’incredibile sciocchezza. Nonostante la mitologia dei mafiosi che fanno ciò che vogliono ed entrano dappertutto, certi rischi deve valer la pena, per doverli correre. Quindi il soggetto, colui che si “preoccupa di interventi esterni” e che per “arginare” gli stessi vorrebbe prima conferire con don Vito mentre questi è in isolamento carcerario, continua ad essere lo stesso. O direttamente il Sig. Giancarlo, o il misterioso sig. “T”.

    Mentre è inverosimile che si possa trattare del latitante Provenzano; cerchiamo di smetterla di dar credito a queste sciocchezze incredibili.

    E’ invece qualcuno che evidentemente ha la possibilità di incontrare don Vito durante la sua prigionìa, e pertanto o è qualcuno che riveste un incarico istituzionale, o qualcuno che per qualche altra ragione avrebbe potuto essere ammesso al colloquio. Ad ogni modo, quando Giancarlo riferisce della preoccupazione (di se stesso, oppure di “T”) di “interventi esterni” io credo faccia riferimento, com’è maggiormente logico, ad interventi  in grado di condizionare “P“, e cioè il processo.

    Mai complicarsi la vita cercando interpretazioni astruse di ciò che è ovvio. Lo disse Napoleone insieme a molti altri illustri personaggi del nostro passato.

     
    • anonimo 16:30 on 18 June 2011 Permalink | Rispondi

      Guarda che dopo 'sollecitazione' hanno pubblicato il post alle 15.30

    • Renzo_C 16:37 on 18 June 2011 Permalink | Rispondi

      Ma no che c'è il tuo commento (ore 15:33).

      Non so se vale più la pena stare a leggere e sentire le baggianate del cianciarone, personalmente la storia della dinamite sotterrata mi ha disgustato al punto che lo prenderei a sberle e pedate nel sedere a nome degli abitanti dei palazzi attorno.

      Comunque ieri sera Fofò a Bologna in sintesi ha detto "lasciatemi lavorare": quindi lasciamolo lavorare, alla fine si tireranno le somme.

      Saluti

    • anonimo 18:05 on 18 June 2011 Permalink | Rispondi

      1993-1-14

      RV

      CRONACA

       per conoscenza  e a conferma di quanto da te detto:  

      GIUSTIZIA: PROCESSO APPALTI; CIANCIMINO ASSENTE

      19930114 04850
      ZCZC490/0B
      R CRO S0B S41 QBKS
      GIUSTIZIA: PROCESSO APPALTI; CIANCIMINO ASSENTE
      (ANSA) – PALERMO, 14 GEN – L' ex sindaco di Palermo, Vito
      Ciancimino, condannato a 10 anni per associazione mafiosa, ha
      rinunciato alla presenza in aula nel processo nel quale e'
      imputato per avere ''pilotato'', secondo l' accusa, due appalti
      per la manutenzione di 10 scuole e della rete idrica cittadina.
      Il processo e' ripreso oggi dopo un rinvio dovuto ad una diversa
      composizione del collegio giudicante, nel quale due dei
      componenti sono stati trasferiti ad un altro ufficio. Tutti gli
      atti processuali compiuti precedentemente sono stati considerati
      nulli, e per questo due avvocati hanno chiesto al tribunale di
      non ammettere la costituzione di parte civile del comune di
      Palermo, che non era riproposta integralmente ma sulla quale il
      legale aveva solo insistito. Il tribunale ha rigettato l'
      istanza. Sono stati poi sentiti due testimoni, tra i quali un
      maresciallo dei carabinieri, e il processo e' stato rinviato a
      sabato 16 gennaio, per l' audizione di altri testi. Un altro
      appuntamento giudiziario attende Ciancimino nei prossimi giorni:
      lunedi prossimo comincia davanti ai giudici della quarta szione
      della corte di appello il processo di secondo grado contro l' ex
      sindaco, condannato in primo grado a dieci anni per associazione
      mafiosa e corruzione. (ANSA).
      RED-RV
      14-GEN-93 19:51 NNNN
       

    • anonimo 18:07 on 18 June 2011 Permalink | Rispondi

      1993-1-18

      NU

      CRONACA

       

      MAFIA: CHIESTA CONFERMA CONDANNA PER CIANCIMINO

      19930118 03410
      ZCZC430/0B
      R CRO S0B S41 QBKS
      MAFIA: CHIESTA CONFERMA CONDANNA PER CIANCIMINO
      (ANSA) – PALERMO, 18 GEN – Il pubblico ministero Paolo
      Giudici ha chiesto la conferma della condanna dell' ex sindaco
      di Palermo Vito Ciancimino, accusato di associazione mafiosa e
      corruzione e condannato a dieci anni in primo grado. Il processo
      di appello si e' aperto stamane nell' aula della quarta sezione
      della corte di appello presieduta da Armando D' Agati. Era
      presente un solo imputato: il conte Romolo Vaselli, condannato
      in primo grado a 3 anni di carcere per favoreggiamento di
      Ciancimino. Dopo la requisitoria del pubblico ministero, che ha
      ricostruito l' influenza dell' ex sindaco sulle amministrazioni
      comunali di Palermo, grazie alla forza di intimidazione
      derivante dai suoi legami con esponenti mafiosi, il processo e'
      stato rinviato a venerdi prossimo, udienza nella quale il
      pubblico ministero concludera' le sue richieste nei confronti
      degli altri imputati: il costruttore Francesco Zummo, il
      commerciante Josafat Di Trapani e il conte Vaselli, i primi due
      condannati rispettivamente a 3 anni e 4 mesi e 1 anno e 8 mesi
      per favoreggiamento, e l' ex assessore socialdemocratico Giacomo
      Murana, condannato a 3 anni e 8 mesi per ricettazione. (ANSA).
      RED-NU/PR
      18-GEN-93 20:35 NNNN
       

    • anonimo 18:12 on 18 June 2011 Permalink | Rispondi

      19930122 04770
      ZCZC638/0B
      R CRO S0B S41 QBKS
      MAFIA: CHIESTA CONFERMA CONDANNE PROCESSO CIANCIMINO
         (ANSA) – PALERMO, 22 GEN – La conferma di tutte le condanne
      inflitte in primo grado e' stata chiesta oggi in corte d'
      appello dal sostituto procuratore Paolo Giudici nei confronti di
      Vito Ciancimino, accusato di associazione mafiosa, e di tutti
      gli altri imputati tranne uno.
         La requisitoria di Giudici era cominciata nell' udienza
      precedente quando era stata presa in esame solo la posizione
      dell' ex sindaco che, secondo Tommaso Buscetta, era ''nelle mani
      di Toto' Riina''. Oggi sono state esaurite anche le posizioni
      degli altri imputati. La conferma delle condanne e' stata
      chiesta per il costruttore romano Romolo Vaselli (3 anni),
      indicato come ''socio occulto'' di Ciancimino, per l' ex vice
      sindaco socialdemocratico Giacomo Murana (3 anni e 8 mesi per
      ricettazione), per il costruttore Francesco Zummo (3 anni e 4
      mesi). Solo per Josafat Di Trapani, che in primo grado era stato
      condannato a un anno e 8 mesi, il procuratore generale ha
      chiesto la prescrizione.
         Neppure oggi, come aveva fatto nell' udienza del 18 gennaio,
      Ciancimino ha assistito al dibattimento
      . Da Rebibbia, dove e'
      detenuto dopo l' arresto alla vigilia di Natale, ha fatto
      pervenire una rinuncia.
         Il processo proseguira' il primo febbraio con le arringhe
      difensive. (ANSA).
           XNI/PR
      22-GEN-93 21:18 NNNN
       

    • enrix007 19:37 on 18 June 2011 Permalink | Rispondi

      Ringrazio l'anonimo che ha pubblicato le ANSA, a seguito del quale ho posto alcune rettifiche. Effettivamente quello che era in corso era il processo di secondo gardo (appello) e non in Cassazione, che avevo citato erroneamente. Altrimenti sarebbe assurdo pensare a qualcuno, come "T", che vuol fare qualcosa ma non prima della sentenza di quel processo. Se fosse stata una sentenza di cassazione, e quindi definitiva, che si sarebbe mai potuto fare più?

    • anonimo 23:40 on 18 June 2011 Permalink | Rispondi

      il riferimento alla Cassazione credo sia legato a questa:

      Version:1.0 StartHTML:0000000225 EndHTML:0000005061 StartFragment:0000002665 EndFragment:0000005025 SourceURL:file://localhost/Users/sebastianogulisano/Desktop/**LIBRO_Ciancimino/Ciancimino%20Vito/Vito%20Ciancimino.docMAFIA: CASSAZIONE SU MISURE PREVENZIONE PER CIANCIMINO
       19930205 05010 ZCZC616/0B R CRO S0B S41 QBKS MAFIA: CASSAZIONE SU MISURE PREVENZIONE PER CIANCIMINO    (ANSA) – PALERMO, 5 FEB – Sara' il tribunale di Palermo ad esaminare la proposta di una nuova misura di prevenzione antimafia nei confronti di Vito Ciancimino. Lo ha deciso la Cassazione risolvendo cosi' un conflitto di competenza tra i giudici di Palermo e quelli di Roma. La richiesta era partita L’anno scorso dalla questura che, sulla base delle ultime dichiarazioni dei pentiti e delL’esito  di recenti vicende giudiziarie, riteneva L’ex sindaco di Palermo “socialmente pericoloso” perche' collegato ancora con Cosa nostra e in grado di controllare il sistema degli appalti in Sicilia. Nel 1984 Tommaso Buscetta disse che Ciancimino era “nelle mani di Riina” e che per conto del boss corleonese  avrebbe “gestito” il recupero del centro storico di Palermo. La nuova proposta di misure antimafia riguarda un periodo successivo al 1984, quando Ciancimino fu arrestato prima di essere inviato al soggiorno obbligato di Rotello, in provincia di Campobasso. Doveva restarci quattro anni ma per effetto della modifica della legge Rognoni-La Torre il confino fu trasformato in divieto di soggiorno nella Sicilia occidentale. L’ex sindaco si stabili' a Roma, dove e' stato arrestato nel dicembre scorso perche' second i giudici esisteva un “periodo di fuga”. La residenza nella capitale farebbe scattare, secondo il  tribunale di Palermo, la competenza dei giudici romani. Di parere opposto il tribunale di Roma che ora ha avuto ragione dalla Cassazione.(ANSA).      XNI/MC 5-FEB-93 21:24 NNNN

      ciao,
      Sebastiano

    • anonimo 10:30 on 7 July 2011 Permalink | Rispondi

      Caro segugio,
      l'avevi letta questa?

      http://discutere.wordpress.com/2011/07/06/editto-bulgaro-il-falso-storico-de-il-giornale/

      To', Marco si dimentica di dire che l'intervista a Borsellino e' alterata  e manipolata. Ancora. Che distratto.

      Luigi

    • anonimo 21:51 on 10 July 2011 Permalink | Rispondi

      Giggino il damerino non fa più capolino nei blog aperti come il Pensatore dove viene regolarmente bastonato ma si affaccia solo in campo amico. Paura eeeeehhhhhhh.

  • Avatar di enrix

    enrix 19:39 on 5 May 2011 Permalink | Rispondi
    Tags: , ,   

    Trava’, ‘a bucia esce ‘ncoppo o naso
    travaglio pinocchio2

    Ecco, in un pamphlet di 32 pagine, la verità (che naturalmente, non è quella che racconta Travaglio) su tutti i documenti consegnati da Massimo Ciancimino e peritati dagli esperti della Polizia Scientifica.

     

    SCARICA IL FILE PDF “Trava’, a bucia esce ‘ncoppo o naso

    0d1bfb531b1a8a4e1608cc35c875d63e

     

    SCARICA LA TABELLA GENERALE RIEPILOGATIVA DEI DOCUMENTI DI MASSIMO CIANCIMINO

    SCARICA UNA CARTELLA DI DOCUMENTI DI DON VITO CIANCIMINO CLASSIFICATA NELLE PERIZIE DELLA POLIZIA SCIENTIFICA COME Rep47 Comp PA (NOTA BENE: per visualizzare i documenti, occorre prima, digitando “rinomina” con il tasto destro del mouse, sostiture l’estensione “.pdf” con l’estensione “.zip“,  e quindi decompattare il file):       24d1b54b0b38554ae8b1370931c463b9

     
    • Renzo_C 12:53 on 16 May 2011 Permalink | Rispondi

      Ho ascoltato l'ultima deposizione a Palermo del Ciancia (ringrazio Paolo e bart), e fra i 2 giornalisti non c'è Marcolino bellachioma.
      Sempre se si prendono per buone le dichiarazioni del Ciancia :)

      A parte la fatica (4 ore) è interessante ascoltare il confronto De Caprio/Giraudo, anche se mi sembra poco utile ai fini processuali: restano entrambi sulle loro dichiarazioni, anche se mi sembra più preciso e chiaro De Caprio.

      Fenomenale poi il Ciancia che, prima afferma di non essersi MAI avvalso della facoltà di non rispondere, poi se ne avvale per non rispondere sulla questione Verona/Strangi, adducendo che c'è un procedimento in corso.
      Anche in quella vicenda il Ciancia parla di giornalisti: sono sempre quei due? non hanno niente da dichiarare?
      Strano che dei giornalisti, sempre a caccia di notizie, non ci facciano sapere niente in proposito.

      Altra cosa che ho apprezzato è che abbia fatto il nome del Cafè de Paris di Bologna, visto che ne scrivevo alcuni mesi fa (abbreviandolo in CdP), luogo nel quale svolge la sua attività imprenditoriale, quegli improrogabili impegni che non gli consentivano di essere con maggiore frequenza al processo: liberarsi da cappuccini e maritozzi si sa non è cosa semplice.
      Non lo scrivevo perchè l'informazione fosse frutto di indagini sotto doppia copertura della CIA e servizi bulgari, ma perchè è nella vulgata bolognese che il Ciancia è sempre lì a non fare un cazzo da mane a sera, basta passarci davanti e lo vedi, protetto da un muro di krapfen antiproiettile.
      C'è sempre o quasi, tranne quando deve correre a Verona a riciclare, ovviamente.

      La faccenda PQ e Travaglio adesso non è semplice, perchè il grosso problema è che ci han fatto i soldi con le patacche del Ciancia, e i libri e i dvd che spiegano tutto sulle stragi/trattative e menate varie, tutta roba che si può allegare al cassonetto, la gente li ha comprati e pagati.
      Gli abbonamenti sono calati da 40 a 28mila, le vendite in edicola sono in media sotto le 70.000 copie al giorno, forse alla balla dei "giornalisti con la schiena dritta" non ci credono più in tanti.
      Anche Santoro c'ha fatto la sua bella figura col Ciancia, sono almeno 2 (che io ricordi) le puntate di Annozero monotematiche su patacche e papelli, spacciati per oro colato.

      Scuse o rettifiche forse sono ancora premature, meglio far passare altro tempo, poi sceglieranno la via del dimenticatoio pescando un nuovo supertestimone da qualche parte, un classico della disinformazione.

    • Renzo_C 00:39 on 17 May 2011 Permalink | Rispondi

      Caro Enrix,
      forse che il Dott. Fontana legga il tuo blog?
      Presumo tu abbia ascoltato la registrazione dell' udienza, perchè proprio il Presidente chiede a Massimino della questione del secondo comma del "41bis" (da 04:07:00 circa) e sottolinea che è curioso che nel papello fosse una richiesta dei mafiosi, mentre poi curiosamente sparisce nel contropapello.
      Dice il Dott. Fontana:
      "…il 41bis nella accezione che poteva disturbare i mafiosi era il secondo comma …. ma solo l' 8/6/92 viene emesso il decreto legge che introduce il secondo comma, e già il 29 il 41bis, senza che sia MAI STATO APPLICATO, compare nel papello….. non compare più nel contropapello"
      Quindi in 20gg i mafiosi, Riina secondo il Ciancia, han già capito che il secondo comma è da mettere nella lista del papello! Azzarola, ma sono dei fini giuristi! Altro che mafiosi rozzi e sanguinari!
      Complimenti Enrico, vedrai che Travaglio lo farà notare anche lui, fra breve, fra poco, senza fretta  :D

      Perdonami però un OT Enrix, ma c'è un' altra questione nell' ultima deposizione del Ciancia che mi ha fatto ridere/piangere/incazzare: il pacco con la dinamite.

      Il Ciancia dice che ha ricevuto un pacco con 40 (poi 50) candelotti.
      Non ha detto niente a nessuno, ma del pacco e della foto con le minacce scritte se ne è subito disfatto.
      Cioè le cose più importanti le ha buttate via! O__O
      Poi ha iniziato a "smaltire" i candelotti.
      Ora, io di esplosivi non ne so niente, ma CREDO che sia la miccia che i detonatori senza l'esplosivo siano assolutamente inoffensivi: allora perchè ha tenuto sia miccia che detonatori?
      Non era più semplice buttarli subito nel cassonetto? Tanto aveva deciso di buttare tutto, no?

      Dei candelotti dice che alcuni li ha già smaltiti "poco a poco": ok, ma QUANTI? Nessuno che gli chieda anche COME e DOVE?
      A Palermo ci sono i cassonetti per la dinamite da riciclare?

      Non ha finito di smaltirli tutti, gliene erano rimasti alcuni (dice 17) e cosa ne fa?
      Li sotterra in giardino! O__O
      Se li vuoi smaltire, li metti sottoterra?
      Così per riprenderli li devi dissotterrare, comodo come nascondiglio, magari nel farlo dai una badilata alla dinamite, non so se può esplodere, ma non rischierei.

      Come si possono spiegare in modo plausibile questi curiosi comportamenti del Ciancia?
      Il Ciancia per me è incredibile, ma è mai possibile che Ingroia e Di Matteo continuino ad ascoltarlo?
      Spero di non aver scritto bestialità sugli esplosivi, ma sulla foto e soprattutto il retro, che lui dice chiedeva 750mila euro per Messina Denaro, beh su quello non ci piove, buttare tutto (se è vero) è stata un' ottima idea.

      Saluti

      p.s. simpatico Ingroia quando si incazza sulle domande della difesa che sottolineano come lo imboccava durante l'interrogatorio di convalida del fermo….
      tutta la mia stima invece al Presidente del Tribunale, il Dott. Mario Fontana, veramente bravo, soprattutto quando mette in riga Ingroia e Di Matteo :)

    • Renzo_C 23:04 on 23 May 2011 Permalink | Rispondi

      Dal passaparola di oggi:

      "….. io personalmente sono stato denunciato da diversi magistrati per averli criticati, ho sempre vinto le cause nei loro confronti naturalmente,…."

      Chi mente? Travaglio o Enrix?
      Ho come il sospetto che Marcolino ne abbia detta un' altra delle sue, sempre che diffamare sia meno grave che criticare.

      Saluti

    • enrix007 11:41 on 24 May 2011 Permalink | Rispondi

      Caro Renzo, scusa se non ti rispondo tempestivamente e compiutamente, perchè i tuoi interventi li apprezzo e meriterebbero attenzione, ma in questi giorni sono un po' distante dal blog per ragioni personali.   Per quanto riguarda il giudice Fontana, in più di un'occasione ha dimostrato un'attenzione ed un acume confortanti.  Spero di poterne riparlare.

      TRAVAGLIO "DENUNCIATO" DAI MAGISTRATI: ni.  Come al solito Travaglio è maestro nell'arte sopraffina di usare termini che paiono consueti e casuali pur essendo invece raffinati ed usati tutt'altro che a caso. Ricorda un po' paperon de paperoni quando stipula patti leonini con Paperino, tipo, tanto per fare un esempio, promettere di remunerarlo con "tanto oro quanto pesa" mentre i due si trovano in una navicella in assenza di gravità.

      La parola "denunciato" è in uso propriamente con le cause penali, mentre Travaglio è stato condannato in via definitiva per causa promossa da un magistrato per diffamazione, solo in sede civile.  Come è noto, anche se l'atto che si intende perseguire (cioè la diffamazione)  è sempre lo stesso e non cambia colore o odore, è facoltà del diffamato scegliere se agire in sede civile oppure in sede penale.  Pertanto, pur avendo diffamato un magistrato che ha avuto soddisfo per la lesione della sua onorabilità a seguito di congrue condanne di una corte della sezione civile di un tribunale, egli può dire tranquillamente quello che ha detto senza temere smentite, perchè quella di quel magistrato non era una "denuncia", cioè l'istanza di un'azione penale, ma un'azione legale in sede civile.  Resta soltanto il dubbio che siano poi effettivamente così copiose queste "denunce" da parte di magistrati "criticati", in sede penale, concluse con la vittoria di Travaglio, L'affermazione lascia perplessi, perchè i magistrati non risultano esattamente fra i più "criticati" dal nostro giornalista.  Resta quindi la curiosità di sapere di che cosa stia parlando, anche perchè io personalmente di querele penali a Travaglio da parte di magistrati non ne conosco neppure una. (potrebbe esserci Squillante, al limite e forse, ma io non ne so nulla).

    • Renzo_C 15:55 on 24 May 2011 Permalink | Rispondi

      Caro Enrix,
      avevo subodorato la fregatura nelle parole che ha usato.
      Purtroppo però è che ciò resta confinato qui, mentre tutti coloro che non sono in grado di cogliere queste sfumature, che contengono invece molta sostanza, restano convinti che "Travaglio vince sempre".

      Allo stesso modo, nonostante la tua analisi su quei pezzi di carta del cianciarone, essi sono tutti "buoni", 54 su 55, solo UNO è falso e non è nemmeno colpa del cianciarone, tutta colpa del "puparo" di cui si fidava!

      Questo è il danno all' informazione che fa Travaglio, perchè il personaggio che si è costruito non ammette errori, deve SEMPRE essere indiscutibile, ciò che afferma è pura verità, perchè lui la garantisce.

      Ciao

    • anonimo 13:18 on 26 May 2011 Permalink | Rispondi

      Simpatica questa intervista ad Ingroia:

      http://www.livesicilia.it/2011/05/25/cari-media-un-po-di-serieta-per-favore/

      Questo passaggio riferito sopratutto al caso Cianci Junior è da incorniciare:

      "… sicché ritengo necessario che, fonti di prova in corso di verifica, quando i primi accertamenti si rivelino positivi, vadano ulteriormente sottoposte alla verifica dibattimentale nei processi ove sono rilevanti, e non appena emergono fatti che ne evidenziano la falsità, anche parziale, si proceda penalmente, senza riguardi, così come si è fatto, in questo e in tanti altri casi…."

      Per fortuna che se lo dice da solo. Un chiaro caso in cui fatti e parole non vanno a braccetto.

      Gianluca

    • anonimo 09:19 on 3 June 2011 Permalink | Rispondi

      Tornando al #19, 20 e 21. Scriveva Travaglio:" Tutto questo per dire che il fatto che io non abbia mai riportato, in 26 anni di carriera nei quali ho scritto circa 20 mila articoli e una trentina di libri e ho subìto oltre 200 denunce penali e civili, nessuna condanna penale definitiva per diffamazione, è non solo la prova che ho sempre cercato di verificare l’esattezza delle notizie, ma anche di una notevole fortuna: può sempre capitare che i giudici non capiscano, o capiscano male, o che interpretino soggettivamente un articolo in maniera distorta, salvi naturalmente i casi in cui il giornalista sbaglia, il che capita e di frequente."
      Vero, ha trovato il giudice che teneva fatica a scrivere le motivazioni e ha incassato la prescrizione. Mi preme però segnalarvi che per il nostro fine scrittore,  in tale contesto, la parola "denuncia" può riguardare sia il civile che il penale.

      Penso che ricordiate in quale occasione  si espresse il soggettino:  "Marco Travaglio risponde su alcune polemiche", 9 gennaio 2010. Il blog Voglioscendere non esiste più, l'ho trovato qui:
      http://www.investireoggi.it/forum/marco-travaglio-risponde-su-alcune-polemiche-vt50913.html

      Saluti a Enrico e Renzo.
      Paolo.

    • enrix007 20:20 on 3 June 2011 Permalink | Rispondi

      Grazie Paolo.

      Comunque il nostro fine scrittore sul suo blog andava per le spiccie, quando scriveva, perchè la "denuncia civile" non esiste.  Esiste solo quella penale.
      Parliamoci chiaro: quando Travaglio scrive serenamente di non aver mai subito condanne a seguito di denuncie di magistrati, si riferisce esclusivamente al penale, perchè sa benissimo che in sede civile è stato condannato in via definitiva a risarcire un giudice da lui diffamato, ed un pezzo della sentenza lo trovi come motto di questo blog.

      "La denuncia, presentata dal Pubblico Ufficiale o dal privato, è uno dei mezzi attraverso il quale il Pubblico Ministero o la polizia giudiziaria prendono conoscenza di un fatto costituente reato

      http://www.studiolegale-online.net/penale_01.php

      La "denuncia civile", invece non esiste.

      Detto questo, vorrei precisare con Paolo che il pezzo di voglioscendere che ci ha linkato fa parte di un botta risposta fra Travaglio ed il sottoscritto,  (l' "occhiuto censore", sarei io) che trovi per intero in questo blog:

      http://segugio.splinder.com/post/22018027/scaramucce-con-marco-travaglio

      http://segugio.splinder.com/post/22022058/si-arroventa-la-polemica-con-travaglio

      http://segugio.splinder.com/post/22027959/travaglio-segugio-terzo-round

      http://segugio.splinder.com/post/22051923/travagliosegugio-miniround

    • anonimo 11:52 on 6 June 2011 Permalink | Rispondi

      1. "la 'denuncia civile' non esiste". Vero, Enrix, non sei certo tu che cianci a sproposito di denunce penali e civili, ma il "documentatissimo" idolo delle masse.

    • Renzo_C 01:27 on 8 June 2011 Permalink | Rispondi

      Caro Enrix,
      come dimenticare la questione del dvd Borsellino, venduto assieme al Pacco Quotidiano, e i 6 interventi di Marcolino nel blog.
      Questo che scrivi però è vero solo in parte:
      …fa parte di un botta risposta fra Travaglio ed il sottoscritto.

      Sarai anche il Segugio, ma quella volta, come anche prima e dopo, fui io a "stanare" il Marconiglio (questioni Vulpio, Borromeo e, dopo, IDV): Enrico, dia a Renzo quel ch'è di Renzo :)
      Travaglio poi, in seguito al mio "trappolone Mori", smise di scrivere nel blog per mesi.
      Il trappolone aveva il duplice intento di evidenziare che leggeva ciò che scrivevo, oltre a sottolineare il fatto che "il buco" nel dvd era faccenda mediaticamente molto più rilevante delle tue osservazioni.
      Non mancai allora di scriverlo, perchè è un concetto che non credo di essere riuscito a trasmetterti, forse perchè lo ridussi ad una critica alla tua logorrea, alla quale mi rispondesti sinteticamente e con argomenti deboli.
      E' una critica che ti faccio ancora oggi, visto che le tue analisi sono molto ben approfondite ma, allo stesso modo, sempre terribilmente prolisse.
      Hanno senza dubbio un valore molto più importante di un semplice buco, di un errore statistico o altre minuzie, ma restano indigeribili per la maggior parte dei lettori, quindi gli fanno molto meno danno.
      Ci si può lecitamente domandare quindi il perchè io intenda fare danno a Travaglio e la risposta è molto semplice: mi ha dato pubblicamente, anche se impersonalmente (è furbo il ragazzo) dell' imbecille, mentre in quel caso (Borromeo) l' imbecille è lui.
      Certamente glielo rimandai al mittente, ma c'è differenza fra un imbecille scritto da Travaglio e uno di Renzo C: bastava invece che ammettesse l'errore grossolano e ci sarei passato sopra, ma così no, me la lego al dito.

      Tornando al buco nel dvd, che come forse sai non è unico, ce ne sono anche altri, esso è invece "semplice", tutti lo possono vedere, e notare così che ciò che ha detto e scritto non è vero, mancano dei pezzi in quel dvd, non è tutto il girato.
      Il fatto che ne abbia indicato solo uno è proprio perchè è ancora più semplice per il fan travagliota andare a vederlo, mentre per capire e analizzare i tuoi scritti servono passione o, come minimo, 3 caffè.
      Infatti, mentre con te non si giunse a nulla di concreto (diatriba sterile), per il buco lasciò ad imperitura memoria l' "armonico magmatico", col quale ancora oggi lo prendo per i fondelli appena posso.
      Questi meccanismi Travaglio li conosce bene, sa che una piccola verità sintetica e incisiva lo può mettere molto più in difficoltà di un trattato dettagliatissimo, ed è per queste ragioni che oggi il PQ mi censura regolarmente quando scrivo di Guido Roberto Vitale: non si deve sapere che sono soci con un mazzettaro reo confesso, per di più grande sponsor di Vendola.
      Non c'è nessun reato, è ovvio, ma c'è un grandissimo imbarazzo, altrettanto ovvio.

      Ne approfitto per ringraziare e salutare Paolo e Gianluca per i link.

      Riguardo all' articolo di Ingroia: ma non faceva prima a prendere il telefono e chiamare Travaglio?
      Se c'è uno che ha cavalcato le bufale del cianciarone è lui, c'ha fatto articoli, passaparola, libri e dvd!
      Mancano solo la maglietta col ciancia, il cappellino di carta fatto col papello, il ciancia-burattino per imparare l'arte del puparo e la matitona "don vito", ma arriveranno a breve.
      Intanto per adesso c'è una new entry nel circolo degli scrittori a cazzuglio: Maurizio Torrealta, quello della terza bomba atomica in IRAQ, oggi in libreria con "il quarto livello" e home page da Grillo (quanto costa?)
      La sintesi di quanto si può leggere online è: "non c'è niente di sicuro, ma lo scrivo lo stesso, chemmefrega?"
      http://grillorama.beppegrillo.it/catalog/product_info.php?products_id=129   (vedasi capitolo 14. Gross-De Gennaro e pag. 7)
      Ma De Gennaro lo sa? Oppure, c'è modo di avvisarlo?

      Il mese prossimo esce invece il mio libro, "il settimo livello", sono moooolto più avanti!

      Saluti

      Renzo C

    • Renzo_C 20:24 on 9 June 2011 Permalink | Rispondi

      Quando Travaglio e i suoi colleghi del Pacco Quotidiano ci raccontano dell' imprenditore Massimo Ciancimino, forse si riferiscono a "questo" imprenditore?

      http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-06-08/ciancimino-sigilli-tesoro-rumeno-222850.shtml?uuid=Aas3EHeD&fromSearch

      Chissà se il Marconiglio ci dirà qualcosa anche su questo provvedimento, è un così bravo giornalista di cronaca giudiziaria.

      Saluti

    • anonimo 13:36 on 17 June 2011 Permalink | Rispondi

      @ Renzo

      Si devono sbrigà a pubblicare sul tema, con quello che lentamente sta uscendo fuori, a breve diventerà tutta cara straccia.

      Raschiano il fondo del barile.

      Ricambio il saluto.

      Gianluca

    • anonimo 16:18 on 6 May 2011 Permalink | Rispondi

      E' incredibile come questo "giornalista",abbia ancora tanto credito!Comincio ad avere dei dubbi sull'intelletto dei suoi "fans"!
      Mah!
      Ma chi te lo fa fare Enrico?
      Comunque,ancora una volta, complimenti!
      Maury

    • anonimo 09:24 on 8 May 2011 Permalink | Rispondi

      bravo Enrico
      un giorno o l'altro ti inviteranno a scrivere su Libero.
      Ciao
      Vittorio

    • Renzo_C 20:05 on 8 May 2011 Permalink | Rispondi

      Solo altri 5 scatoloni Enrix, puoi farcela! :D

      http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/05/07/news/scoperto_l_archivio_segreto_di_massimo_ciancimino_tutti_i_pizzini_del_padre_nascosti_in_uno_sgabuzzino-15927880/?ref=HREC1-9

      Grazie comunque per questa relazione, anche Fofò ne farà tesoro.
      Marcolino bellachioma invece ha cambiato strategia: adesso intervista cantanti.

    • anonimo 21:54 on 8 May 2011 Permalink | Rispondi

      Anzitutto complimenti.

      Mancata perquisizione? Urge processo ai nostri eroi. E Travaglio farà il benaltrista.

      Paolo.

    • enrix007 23:42 on 8 May 2011 Permalink | Rispondi

      Renzo, quegli scatoloni sono una manna. Purtroppo sono nelle mani sbagliate.

    • Renzo_C 13:40 on 9 May 2011 Permalink | Rispondi

      Beh no dai Enrico, non possono farci dei trucchi con questa roba.
      Anche Fofò deve starci attento, è sotto gli occhi di tutti, dopo la figuraccia col pizzino De Gennaro.
      Almeno, questo è il mio parere

      Se volessero davvero essere trasparenti potrebbero farne archivio elettronico accessibile a tutti, se invece ne faranno uso politico allora assisteremo ad uno stillicidio simile al Ciancimino: un pizzino oggi, uno fra 3 mesi ecc… ecc…

      Saluti

    • anonimo 19:51 on 9 May 2011 Permalink | Rispondi

      Mamma mia che fatica devi aver fatto a mettere insieme tutto.
      E' veramente interessante.
      So che il Gen. Mori ha tratto spunto per la sua difesa dai tuoi articoli e dal libro. Ma gli altri poveri innocenti coinvolti avranno l'accortezza di fare un giro dalle tue parti? Anche per la difesa di Berlusconi sei una miniera d'oro.
      Possibile che non saccheggino i tuoi articoli per sbugiardare una buona volta, non tanto travaglio che non vale una cippa, quanto quel Torquemada in malafede di Ingroia?
      Ehi, questa è roba da prima pagina. Meno male che esiste gente come te.

      Pius

    • anonimo 12:54 on 11 May 2011 Permalink | Rispondi

      CAro Enrico,
      che dirti: semplicemente
      G R A N D I O SO

      Giuseppe Stella
      P.S.: E fattela una scappata in Sicilia, così fai un fischio e ti offro un bel caffè.
      A presto.

    • anonimo 20:39 on 11 May 2011 Permalink | Rispondi

      Se dicessi che è un ottimo lavoro, sarebbe un giudizio troppo riduttivo
      Complimenti e grazie

      Paolo75

    • anonimo 20:30 on 12 May 2011 Permalink | Rispondi

      A mio avviso Travaglio non mente: per mentire è necessario credere che ciò che si sotiene è falso, ma travaglio in realtà si beve integralmente le tesi divulgate dalla procura di Palermo e le riporta fedelmente. In questo senso non scrive nemmeno il falso perchè spesso il suo lavoro consiste nel fare il portavoce di Antonio ingroia e in effetti lo fa bene.

    • enrix007 08:42 on 13 May 2011 Permalink | Rispondi

      Anonimo n°10, se lei legge attentamente il pezzo, noterà che io non ho MAI usato il verbo "mentire" riferito a Travaglio, mai, neppure una sola volta in 32 pagine, mentre l'ho utilizzato molte e molte volte riferito a Massimo Ciancimino.

      E questo non è un caso, ma è proprio perchè il sottoscritto pesa le parole con estrema attenzione, quando scrive di certi argomenti, e sa benissimo che affermare che una persona mente, è affermare che ha coscienza della sua menzogna.

      Io ho sempre e solo detto che quelle che ha scritto Travaglio sono bugie e balle spaziali (guardi, guardi pure), ed è esattamente così. Se poi queste siano sue invenzioni DOC o informazioni errate che lui ha recepito in buona fede oppure solo parzialmente in buona fede oppure per niente in buona fede o che altro diavolo, nessuno lo può dire.

      Ciònonostante, in nessun caso si può dire che egli "non ha scritto nemmeno il falso", perchè quand'anche egli abbia fatto il passaballe inconsapevole, questo è un problema suo e non nostro: le balle son sempre balle.

      Inoltre lui sa benissimo che le sue non sono chiacchiere da bar raccontate dopo il terzo campari per 4 avvinazzati, ma predicozzi supermediatici che vengono spacciati come "verità preclare nella giungla della disinformazione", e che fanno da verbo. 
      Non so se afferra la differenza. 

      Quella di difendersi dietro alla scusante "ho scritto ciò che mi hanno detto" è una strategia che può andare bene per una cronicuccia scritta in fretta. Ma lui è un'opinionista che fa opinione alla grande, e che su certe cose, come può leggere, batte il martello per mesi.
      Sempre sulle stesse.
      E sono bugie.
      Che fanno crescere il naso a chi le divulga, mica al suggeritore, per questo ho trovato estremamente adatto come titolo il vecchio detto napoletano.

      Lei ha per caso una pallida idea di che cosa scrive Travaglio dei suoi colleghi che cadono nella trappola di qualche bufala, pur pubblicata in buona fede e nella convinzione che sia autentica?  Guardi, io credo che il giochino della caccia al pallaro senza distinguo, senza riserve, e con le armi più sanguinose, in questo paese l'abbia proprio aperta lui.

      E chi di spada ferisce, di spada perisce.

    • anonimo 10:22 on 13 May 2011 Permalink | Rispondi

      Ma Travaglio non ha commentato la testimonianza di Ciancimino al processo?
      Io non ho trovato nulla, l'ultimo articolo sul suo blog si intitola, con sommo sprezzo del ridicolo, "Retromarcegaglia".
      Si sono messi il sasso in bocca, come dice il foglio?
      Ci fosse stato Igor Marini al posto di Ciancimino a quest'ora la corazzata ci avrebbe riempito la testa di articoli sulle bufale e sui bufalari.
      Vabbè ma adesso la faccenda prosegue no?

      bart_simpson

    • anonimo 20:43 on 13 May 2011 Permalink | Rispondi

      Allora siamo d'accordo. Io considero la parola "menzogna" un sinonimo di "bugia" e anche i riferimenti a Pinocchio li avevo intesi nel senso descritto. Comunque è inutile e sterile sollevare questioni nominalistiche. Sul fatto che Travaglio a volte dica balle(a mio avviso in buona fede) sono d'accordo. Intendevo solo dire che è un buon portavoce. Saluti

    • Renzo_C 00:11 on 14 May 2011 Permalink | Rispondi

      Questo però è ciò che ha scritto qualche giorno fa sul suo PQ (pacco quotidiano) Marcolino bellachioma:
      "Intendiamo rassicurarlo [belpietro ndr]: se non scriviamo cazzate non è perché disponiamo di intercettazioni o di pm, ma solo perché le notizie siamo abituati a verificarle. E, se non riusciamo a verificarle, non le scriviamo."
      A parte un caso noto di Marco Lillo e la merda pestata con Striscia la notizia, caso che è ESATTAMENTE l'opposto di quanto ha scritto Travaglio, viene da chiedersi: avrà usato questo "metodo del bravo giornalista con la schiena dritta" anche con le patacche di Ciancimino? Patacche che ha rifilato per ANNI, non solo per avvalorare teorie, ma soprattutto per FARCI SOLDI?
      Che verifiche ha mai fatto?

      E chi gli ha passato le notizie?
      Non è un mistero la sua amicizia personale con Ingroia, vanno in ferie assieme, ci sono anche le foto, oltre alla nota vacanzetta con Pippo Ciuro agli atti del processo Aiello Cuffaro ecc…
      Possiamo escludere che parlino di cose su cui Ingroia indaga e Travaglio "vende", sono persone integerrime, si fa peccato anche solo ad insinuarlo.

      A ciò si potrebbe aggiungere anche ciò che ha scritto Bianconi sul Corriere l'altro giorno, cioè che Ciancimino si confidò con 2 giornalisti: chi saranno?
      Scrive Bianconi: "«Il prefetto di Palermo aveva proposto di revocarmi la scorta, avrei peggiorato la mia posizione». Preferì confidarsi con due giornalisti amici. "
      Cioè, chi è l'altro, perchè uno scommetterei che è Travaglio.

      Ci sono però da notare alcuni fatti del PQ:
      1-Travaglio, dopo un patetico passaparola pochi giorni dopo la "gita" a Verona di Ciancimino, nel quale ha tentato di difendere l'indifendibile, ha cessato totalmente di nominarlo: eppure è andato con Ciancimino ad Annozero a duettare, a vendere libri fin sulle spiagge, insomma, difficile prendere le distanze adesso.
      2-Il PQ online passa le notizie su Ciancimino a giornalisti a rotazione, anche a ragazzotte che ne sanno meno di me, che non sono proprio un giornalista.
      3-Nel sito le "fa scendere" molto in fretta, spariscono in un giorno circa.
      4-Hanno oscurato il blog di Ciancimino senza dire niente a nessuno, alla chetichella, come piace dire a Travaglio.

      Queste evidenze dimostrano l'imbarazzo del quotidiano, dopo che hanno invece cavalcato la vicenda per anni e con tutti i mezzi possibili: libri, dvd, ospitate, presentazioni (le chiamassero vendite!) in giro per l' Italia.

      Purtroppo però, caro Enrico, la tua conclusione è sbagliata: a meno di una colossale sputtanata mediatica a reti unificate, non "perirà" affatto e lo sa perfettamente.
      Questo arrogantello non conosce vergogna né tantomeno sa scusarsi, e posso scriverlo per esperienza diretta.

      Saluti

    • anonimo 00:30 on 14 May 2011 Permalink | Rispondi

      @Renzo_C

      Tra i due giornalisti non c'è Travaglio, adesso non ho voglia di cercare l'articolo dove si fanno i due nomi, ma da qualche parte c'è.

      Travaglio ha parlato ancora di Ciancimino dopo i fatti di Verona, tanto è vero che stiamo commentando un post in cui Enrix smonta l'ennesima bufala di Marcolino.

      Non sappiamo come finisce la storia, se Travaglio viene sputtanato sarà solo un piccolo effetto collaterale.
      Ma santo cielo, stanno facendo rivoluzioni in mezzo mediterraneo, noi non ce la facciamo proprio a inchiodare quattro delinquenti?

      buonanotte
      bart

    • anonimo 13:05 on 15 May 2011 Permalink | Rispondi

      I giornalisti sono La licata e Viviano, il Ciancia fa i loro nomi nel corso dell'ultima udienza.

      Ciao.
      Paolo

  • Avatar di enrix

    enrix 17:46 on 28 April 2011 Permalink | Rispondi
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    Ancora sul papello

    papello 41bis 

    Ritorniamo a parlare del famigerato papello di Massimo Ciancimino.

    Uno dei 12 punti, recita testualmente: “annullamento decreto legge 41bis”.

    Ma il “decreto legge 41bis”, così come viene descritto e denominato nel papello, come è noto, in realtà non esiste e non è mai esistito.
     

    Sino al giugno del 1992, era in vigore un solo comma dell’art 41bis della Legge 26 luglio 1975 n. 354, recante le Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà.
    Ma questo articolo 41bis non aveva a che fare con Cosa Nostra, in quanto  concerneva solo le cosiddette  “Situazioni di emergenza”  carceraria  , e recitava:

    Art. 41bis In casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza, il Ministro della giustizia ha facoltà di sospendere nell'istituto interessato o in parte di esso l'applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti e degli internati. La sospensione deve essere motivata dalla necessità di ripristinare l'ordine e la sicurezza e ha la durata strettamente necessaria al conseguimento del fine suddetto

    L’art 41bis quindi, sino al giugno del 92, interveniva in casi assolutamente rari ed eccezionali, poiché riferibile a circostanze assolutamente eccezionali ed emergenziali, ed è persino difficile rammentare se esso fu mai applicato. Probabilmente non lo fu mai.  

    In ogni caso, qualora lo fosse stato, ciò sarebbe dovuto avvenire, per i disposti stessi della norma, per periodi brevissimi e ben poco evidenti. IN QUANTO TALE, l’art. 41bis, così come denominato, non poteva godere assolutamente della notorietà e della consuetudine cui siamo abituati a considerarlo, ad esempio, nella nostra epoca. Si trattava di un articolo strettamente riferito all’emergenza carceraria, dall’applicazione estremamente rara, conosciuto come tale, e vale a dire “art 41-bis della legge 354/75” forse soltanto da pochi addetti ai lavori, vale a dire magistrati ed avvocati. Non certo da comuni cittadini, anche criminali, che con questa norma non avevano mai avuto a che fare, come ad es. Totò Riina.

    E la dicitura erronea “Annullamento Decreto legge 41bis”, come è evidente, non può certamente essere parto della mente di un avvocato o di un laureato addetto ai lavori.
    Tanto più che tutto il papello pare, almeno all’apparenza, scritto da un vero e proprio analfabeta (si vedano ad esempio alcuni termini: “vicino le case dei familiari”, “levare tasse carburanti” e “fragranza di reato”, anziché “flagranza”). 

    In sintesi: nel giugno del 92 la dicitura “art. 41bis”alle orecchie di Totò Riina, così come a quelle di don Vito Ciancimino, era completamente priva di qualsiasi significato. Non era ancora entrata nella consuetudine. Cioè, non poteva significare nulla di nulla. Non era un dispositivo noto, in quanto mai applicato con i mafiosi in quanto tali, ma solo con i rivoltosi degli istituti di pena.

    Ma l’8 giugno del 92, a seguito della strage di Capaci, viene emanato il decreto legge 306.  … attenzione: TRECENTOSEI, dal titolo “Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa.”
     

    Ecco come il giornalista Bianconi presentò sul quotidiano “La Stampa”, il 10 giugno 92, con poche righe, questo decreto:
    Il contenuto delle nuove norme è quello già ampiamente anticipato nei giorni scorsi, e l'aspetto più rilevante oltre ai maggiori poteri d'indagine concessi alla polizia – resta quello del nuovo invito al pentimento, alla collaborazione con la giustizia. Un esempio: per chi deciderà di vuotare il sacco sarà varato un particolare piano di protezione che prevede anche la custodia fuori dalle carceri, e sarà possibile ottenere ogni genere di beneficio penitenziario, dai permessi premio agli arresti domiciliari; per chi viceversa non collaborerà, non solo non ci saranno benefici e permessi (aboliti da oggi per i mafiosi dall'articolo 15 del super-decreto), ma potrà essere ripristinato il carcere duro già fatto scontare ai terroristi. Sarà reintrodotto, in presenza di «particolari esigenze di ordine e sicurezza», il famigerato articolo 90 del vecchio ordinamento penitenziario: isolamento, sospensione dei colloqui, controllo della corrispondenza.”

    Quindi  si trattava di una serie di norme, tutte estremamente incomode per l’organizzazione mafiosa, che Bianconi (ma anche tutti gli altri giornali dell’epoca) descrissero senza neppure far menzione alle modifiche all’art-41bis ex L.354 del 75 in quanto tali, vale a dire richiamandosi a detta denominazione, che è invece tipicamente richiamata, avendo acquisito notorietà,  solo in epoche successive all’ampio utilizzo dei noti provvedimenti di restrizione carceraria  assunti TUTTI DOPO la strage di Via D’Amelio, e quindi DOPO la presunta compilazione dei presunti papelli.

    Sino al 19 luglio 92, e quindi ad una data successiva la presunta compilazione del presunto papello così come datata da Massimo ciancimino, nessun  mafioso era mai stato sottoposto a regime di 41bis, in quanto mafioso. Nessuno.

    A questo punto, noi ci chiediamo legittimamente  per quale ragione, i mafiosi compilatori del papello,

    - NONOSTANTE l’art. 41bis ex L.354 del 1975 non fosse un articolo ricorrente né richiamato in alcuna forma negli ambienti criminali (ma neppure in altri ambienti), praticamente sconosciuto poiché concernente le rivolte carcerarie e non l’ordinario regime di detenzione,

    - NONOSTANTE il decreto legge di contrasto alla criminalità mafiosa IN SVARIATI ASPETTI (non solo in quello del regime di detenzione) emanato dal ministero all’inizio di giugno fosse il n°306, e non il “41bis”, e

    - NONOSTANTE sino alla strage di Via D’amelio NESSUN PROVVEDIMENTO ex art 41bis L354/75 comma 2, e ripeto: NESSUNO, FOSSE ANCORA STATO ASSUNTO, e nonostante detti provvedimenti, anche se adottabili nei confronti di criminali comuni e non solo di rivoltosi, continuassero a configurarsi proprio per i disposti dell’art 41 bis, anche così come modificato, come provvedimenti non rituali ma bensì del tutto eccezionali assumibili per iniziativa ministeriale solo in particolari circostanze,

    - NONOSTANTE il papello sia stato EVIDENTEMENTE compilato senza alcun supporto da parte di un legale o da parte di una persona in qualche modo istruita, in quanto contenente visibili errori di sintassi e di ortografia

    … COME MAI, stavamo dicendo, il compilatore del papello, nonostante tutto questo,  scrisse: “Annullamento Decreto legge 41-bis”, anziché “Annullamento Decreto legge 306”, essendo invece questo, cioè il 306, il decreto che rappresentava la risposta dello stato alla strage di Capaci, e vale a dire il decreto che la mafia avrebbe dovuto voler vedere abolito, anziché il decreto legge 41-bis, che non esisteva,  non  era mai esistito e del quale non si era mai scritto o parlato in alcuna sede?

    Già. E questa domanda noi ce la poniamo dal momento che Massimo Ciancimino, ha giurato,  in ogni sede, che l’origine di questo documento andava collocata a prima del 19 luglio 1992, cioè nel pieno della trattativa così come ce l’ha raccontata lui stesso.  
     

    Ora, viceversa, la logica e la successione degli eventi inducono a ritenere, con elevato grado di certezza, che la frase “abolizione decreto legge 41bis” sia stata scritta si da una persona poco istruita, certamente, ma che comunque e PROPRIO IN QUANTO TALE  quando scriveva aveva già masticato, già assimilato, la denominazione “41bis” come una denominazione tipica, CONSUETA, abitualmente utilizzata per richiamare un regime carcerario duro che per la mafia doveva avere  GIA’ rappresentato un problema, e NON rappresentare un potenziale problema in fieri, le cui reali dimensioni, in carenza totale di applicazione,  non potevano ancora essere state percepite; e questa era la situazione in essere sino al 19 luglio. E quindi quando questo documento, autentico o falso che esso sia,  viene compilato,  ci dobbiamo trovare giocoforza  DOPO la strage di Via D’Amelio, caro il nostro Ciancimino, perché PRIMA di questa, il suo anonimo e misterioso estensore, che sia esso un mafioso analfabeta così come, a maggior ragione, anche un falsario impostore,   NON POTEVA né conoscere né tanto meno avere assimilato tale denominazione e quindi riferire alla stessa il decreto dell’8 giugno, chiamandolo erroneamente “decreto legge 41bis”, anziché Decreto 306, che era invece il titolo del decreto, cioè l’unico e solo nome  con cui poteva essere conosciuto all’epoca indocata dal testimone, attualmente indagato e detenuto per avere realizzato un falso materiale finalizzato alla calunnia . E ciò,  senza possibilità di alternative, poiché in quel frangente temporale i provvedimenti di restrizione carceraria NON AVEVANO ANCORA ASSUNTO LA DENOMINAZIONE RITUALE DI “PROVVEDIMENTI EX 41-BIS”, poiché provvedimenti tali non erano neppure mai stati assunti, sino al 19 luglio 92 .
     

    E’ lecito ritenere, che NESSUN scrivano mafioso semianalfabeta avrebbe mai potuto richiedere per iscritto l’abolizione di un decreto legge, indicandolo erroneamente con il numero di un articolo di una vecchia legge che egli non poteva ancora avere mai sentito nominare in vita sua.

    Perché dell’applicazione di quell’articolo con tanto di richiamo numerico all’articolo, si cominciò a sentir parlare, anche attraverso i media, soltanto a partire da quando quell’articolo iniziò ad essere applicato, e cioè dal 20 luglio 1992. E MAI prima. Non può essere altrimenti.

    Si tratta pertanto di un’ennesima ombra che si proietta sui documenti e sulle versioni del più chiacchierato fra i dichiaranti della nostra repubblica.

    Enrix
     

     
    • anonimo 09:47 on 29 April 2011 Permalink | Rispondi

      Un pezzo straordinario nel metodo e nella sostanza.
      Geniale (detto da Sextus è un onore).
      Credo che la migliore sintesi possa essere questa frase:
      «La cultura, la lingua, la forma mentis del falsario finiscono sempre per fare capolino, anche nelle più sagaci fabbricazioni.»
      (Luciano Canfora, Il viaggio di Artemidoro, Rizzoli, gennaio 2010, p. 313)

      Gabriele Paradisi

    • anonimo 16:46 on 4 May 2011 Permalink | Rispondi

      Niente da dire….sei forte!
      Maury

    • Renzo_C 00:46 on 3 October 2011 Permalink | Rispondi

      Ciao Enrico,
      spero non ti sarai perso cosa dice in merito a questo preciso argomento il Di Matteo nell' udienza del 20 settembre.
      E' all' inizio, se te la sei persa, e allega articoli di giornale e ANSA per
      avvalorare il dibattito in corso in quei giorni, così come cita la rivolta a
      Sollicciano.
      Tutta fuffa!
      Il dibattito c'era, ma i giornali scrivevano di "provvedimenti antimafia " o "decreto antimafia" non certo di 41 bis, e le parole sono importanti, lo dice Travaglio, mentre a Sollicciano la rivolta riguardava 4 detenuti comuni, niente a che vedere con la mafia.
      In compenso Mori e Obinu han fatto mettere a verbale che non si
      avvarranno della prescrizione, seguendo gli insegnamenti di Travaglio
      che però predica bene e razzola male: lui la prescrizione se l'è presa
      eccome!
      Ciao
      Renzo

      http://archiviostorico.corriere.it/1992/giugno/15/rivolta_nel_carcere_bunker_co_0_92061516298.shtml
      http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/06/16/la-notte-di-rivolta-sollicciano.html

    • anonimo 10:24 on 3 October 2011 Permalink | Rispondi

      Mi permetto di salutare Renzo_C perche' ho seguito in ritardo uno scontro tra tale "Nick" e lui sul sito del Fatto Q.
      Ho avuto spesso a che fare con tale individuo e se vuole posso ritrovarle il passo in cui Enrix l'ha colto in castagna a taroccare le citazioni virgolettate dalle sentenze per farsi dare ragione.
      Buona giornata.
      Luigi

  • Avatar di enrix

    enrix 18:22 on 24 April 2011 Permalink | Rispondi
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    BUBBOLE E PUPARI

    Ora si difendono dal naufragio dicendo che c’è un “puparo”. Ma è una solenne sciocchezza. Ecco un capitolo integrale del mio libro “Prego, dottore!”, che ho scritto esattamente un anno fa.  Avevo previsto tutto, ma c’è chi ha voluto proseguire lo stesso con la messinscena.
    E non è un misterioso “puparo”, ma gente con un nome ed un cognome.


     

    C’è in giro un po’ di apprensione, un po’ di agitazione, come il timore di un naufragio, a causa delle ultime vicende in cui è incappato Massimo Ciancimino.

    Travaglio scrive due articoli nel giro di poche ore, (ai quali, a breve, noi replicheremo nei modi dovuti), per organizzare il soccorso.

    Antonio Ingroia, sull’Unità, mette le mani avanti: “Abbiamo sempre tenuto un atteggiamento di grande rigore e prudenza, e perciò ritenevamo (e riteniamo) utilizzabili le dichiarazioni di Ciancimino solo nella parte in cui sono frutto di conoscenza personale e confermate da puntuali riscontri obiettivi.”

    Per capire quanto questa affermazione di Ingroia sia vera, oppure non lo sia per niente, non si ha che da leggere che cosa io scrivevo un anno fa, sul mio libro “Prego, dottore!”, e precisamente nel nono capitolo che ora pubblico di seguito, integralmente.

    Chi avrà la pazienza di seguire i fatti attraverso questa lettura, capirà soprattutto che questa storia del “puparo” che avrebbe manovrato Ciancimino non è altro che una solenne sciocchezza inventata da chi oggi cerca disperatamente un modo per mascherare un macroscopico capitombolo. La realtà è che Ciancimino improvvisava, per cui non aveva “dietro” nessun puparo, per non credergli bastava solo un minimo di attenzione, e questa attenzione non si è voluta mettere.

    E quindi se ci sono responsabilità “esterne” a quelle del protagonista, queste sono solo e soltanto imputabili a chi ha voluto credergli e professare il suo verbo ad ogni costo. Altro che pupari.

    E si tenga presente, per chi non lo sapesse, che il mio libro “Prego, dottore!” è agli atti del processo “Mori”, a Palermo, da ormai 7 mesi, per cui il dr. Ingroia, che in quel processo è Pubblico Ministero, non può dire di non averlo avuto a sua piena disposizione.

    Buona lettura.

     

    9.
    LA TATTICA "CAMPO DI PRUNI" DI FRATEL CONIGLIETTO

     

    Questa sarebbe una lettera commerciale? Ma mi faccia il piacere!
    «Egr. dott.»… questa lettera mi puzza di abbruciaticcio, mi sa di linguaggio
    cifrato. Andiamo avanti nella lettura. «Abbiamo ricevuto la v.s.», che vuol
    dire volantini sovversivi, «spedita il 6 c.m.» che significa cannoni e mitragliette.
    Che credono che siamo rimbambiti? Andiamo avanti… «E inoltre crediamo
    di potervi spedire la merce tra il 18 e il 20 aprile p.p.v.v.» Ed è sul p.p.v.v.
    che cade l'asino, che si sono fregati con le loro mani! sa che cosa vuol dire
    p.p.v.v.? Proiettili e V2. E io censuro. Sono un censore autorizzato."
    (Totò, da "I due marescialli")

     
    Forse qualcuno questa storiella se la ricorderà.
    Compare orso e Comare volpe hanno catturato Fratel coniglietto e stanno studiando come farlo fuori. Impiccarlo? Arrostirlo? Bollirlo? Mah.
    Siccome si trovano dinnanzi ad un vasto ed irto campo di pruni, Fratel coniglietto si dimostra terrorizzato, ed esclama: “fate di me ciò che volete, impiccatemi, arrostitemi, ma vi prego, non uccidetemi per dissanguamento gettandomi in quel mostruoso campo di pruni pieno di spine aguzze come coltelli. Vi supplico, non fatelo. Muoio di paura solo all’idea.” Comare volpe scambia un’occhiata maliziosa con il suo Compare orso, indi afferra Fratel coniglietto e lo fa volare nel campo di pruni. A quel punto Fratel coniglietto, dopo aver fatto un po’ di teatro fingendosi agonizzante, si rialza d’improvviso e mentre se la batte tutto trullo, spiega ai suoi aguzzini: “Ora che ci penso, io ci son nato in un campo di pruni, e non mi fanno un baffo. Beh, me n’ero scordato”.
    E quando la volpe prova a protestare, Fratel coniglietto gli rammenta: “Io te l’avevo detto di farmi arrosto, sei tu che hai voluto gettarmi nel campo di pruni. Io t’avevo supplicato di non farlo. Prenditela con te stessa. Addio.
     
    Ed ecco come la storia di Massimo Ciancimino pare offrire non poche similitudini con quella di Fratel Coniglietto nel “campo di pruni”.
     
    Occorre seguire con attenzione che cosa è accaduto nel corso dell’interrogatorio del 30 giugno 2009, alla procura di Palermo, quando i pubblici ministeri mostrano al testimone il pizzino n.1, quello ritrovato nello scatolone della Chateau d’Ax:
     
    DI MATTEO: Allora signor CIANCIMINO, noi abbiamo da mostrarle un documento
    (…) … è stato rinvenuto l’originale, quello che le mostro è una copia, le mostro e le
    esibisco, le esibiamo la copia e vorremmo sapere se lei intanto aveva contezza di
    questo documento, se sa chi lo ha manoscritto, perché è un documento manoscritto
    e più in generale quello che sa in merito al contenuto di questo scritto.
    CIANCIMINO: Sì questo… questa cosa l’avevo già vista, ovviamente credo che sia
    manoscritto da mio padre perché questo stava negli appunti di mio padre, sapevo
    che…
    INGROIA: E lei riconosce la grafia di suo padre?
    CIANCIMINO: Sì mi sembra la sua però poi sa… sì, sì, è quella di mio padre, cioè
    non è che…
    DI MATTEO: Intanto ci riferisca.
     
    E Massimo Ciancimino, a caldo, senza esitare, spiega sostanzialmente di cosa si tratta, in questo modo:
     
    CIANCIMINO:Sì, sì. E praticamente era la volontà espressa di mio padre di avere
    una diretta televisiva, tra l’altro, a proposito, domani [passano invece 7 mesi – nda]
    vi produco altri documenti che possono anche collegarsi a questo, dove mio padre
    più volte chiedeva una diretta per dire la sua verità e per dire la sua versione di tante
    situazioni facente capo soprattutto a quello che era l’origine delle stragi e l’origine
    di altre situazioni; aveva espresso la volontà di poter avere una diretta, insomma
    un’attenzione televisiva tale da poter dire tranquillamente come stavano certe
    cose, perché mio padre su varie, anche in varie missive che posso anche darvi copia,
    non so se le ho qua, aveva sempre lamentato questo, di non essere stato mai
    ascoltato in Commissione Antimafia e tutte le volte che voleva essere ascoltato, mio
    padre, anche per qualsiasi cosa aveva chiesto sempre la diretta con la Sala Stampa
    e questa non gli era stata mai concessa. Difatti trovava sempre strano ed anomalo
    il fatto che un soggetto come lui non è stato mai ascoltato da nessuna commissione
    parlamentare sul fenomeno della mafia, essendo stato l’unico politico di fatto
    condannato per mafia, riconosciuto, non è stato mai ascoltato, si lamentava, diceva
    sempre che non capiva perché non lo volevano fare parlare. Questo mio padre
    doveva consegnarlo ad un tramite che doveva farlo avere a BERLUSCONI per potere
    avere questa attenzione mediatica. Sapevo dell’esistenza di questo documento.
     
    In sintesi, Ciancimino dice che quello era un documento «collegato» (e per forza che era collegato se, come noi sospettiamo, ne era semplicemente un'infedele scopiazzatura) ad un altro documento (vale a dire la lettera n.2) dove don Vito «aveva espresso la volontà di poter avere una diretta, insomma un’attenzione televisiva tale da poter dire tranquillamente come stavano certe cose». E con “certe cose” Ciancimino si riferiva al boicottaggio che aveva ricevuto suo padre ogni volta (ed erano ben sette, a quanto pare, queste “volte”) che egli aveva richiesto di poter deporre in Commissione antimafia. E oggi noi sappiamo che, in tale contesto, egli aveva scritto di essere in grado di dimostrare “l’inettitudine” da parte di qualcuno, vale a dire l’inerzia che è stata opposta alle sue richieste di collaborare con la giustizia deponendo in commissione (ma probabilmente, anche in altre sedi).
     
    Noi quindi riteniamo, fatto incredibile, che qui Massimo Ciancimino, salvo che sulla grafia del pizzino che egli attribuisce falsamente a suo padre, abbia esordito dicendo verosimilmente, semplicemente e pianamente la verità, o comunque qualcosa di molto vicino al vero.
    E questo noi lo affermiamo sulla base di quanto si può leggere, in lingua italiana e non in codice o in sciarada, nella lettera n.2, perché è esattamente quanto ivi è stato scritto da don Vito.
    Ma dopo qualche minuto, in cui si è parlato sostanzialmente d’altro, il dr. Ingroia, come non avesse neppure udito la spiegazione data dal testimone, improvvisamente va alla carica:
     
    INGROIA: Torniamo a questa cosa [il pizzino n° 1 – nda], due cose volevo farle
    notare, esatto, in primo luogo…
    CIANCIMINO: Non l’ho letto ancora…
    INGROIA: … cioè ci sono dei riferimenti ad un evento, ad un triste evento che
    bisogna scongiurare…
    DI MATTEO: In due occasioni, in due passaggi si parla di questo evento…
    INGROIA: … è un triste evento che sembra, che sembra in qualche modo possa
    riguardare l’Onorevole BERLUSCONI e che l’autore della missiva si impegna per
    cercare di scongiurare e che… si impegna a cercare di scongiurare questo evento
    PURCHÉ l’Onorevole BERLUSCONI gli metta a disposizione una rete televisiva,
    direi che è così ovvio, diciamo, il contenuto è abbastanza chiaro.
     
    A noi invece pare che non sia chiaro proprio per niente.
    La frase era questa: “intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco)… perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento, onorevole Berlusconi, vorrà mettere a disposizione una delle sue reti televisive.
     
    Come diavolo ha potuto Ingroia, leggendo in lingua italiana, vedere in questa frase il cosiddetto “contributo”, condizionato alla concessione di una rete televisiva da parte di Berlusconi? E inoltre: dove sta scritto che il triste evento dovrebbe riguardare in qualche modo Berlusconi? Non è assolutamente così. E comunque tanto meno “così ovvio”.
    In lingua italiana, sgrammaticature a parte, c’è solo scritto che l’autore intende apportare il proprio contribuito affinché un certo evento sia scongiurato.
     
    Per quanto riguarda poi la convinzione dell'autore che Berlusconi vorrà mettere a disposizione una sua televisione, la prima cosa che viene in mente, a leggerela lingua italiana (pur stranamente sgrammaticata) è che tale prospettiva fosseriferita al mero intento di informare o divulgare, cioè quello di poter renderepubbliche le circostanze relative al triste evento. Anzi, viene naturale, nelleggere le parole "evento" e "reti televisive", pensare alla divulgazione televisivadi un evento, punto e basta.
     
    Il “purché”, vale a dire la connessione di natura estorsiva fra la "cacciata" dell'evento e la disponibilità di una TV, nel bigliettino non c'è. Non esiste.
    È invece, purtroppo, un'incredibile forzatura di Ingroia. Non di Ciancimino.
    Di Ingroia.
    E con tutto rispetto per il dr. Ingroia, direi che è appena normale che un uomo scaltro come Massimo Ciancimino abbia percepito in quell’affermazione, in quel “purché”, diciamo, una certa aspettativa da parte del magistrato (magari inconscia, certamente) di potersi sentir dire qualcosa che coinvolgesse Berlusconi, forzosamente o meno, in un accordo preteso dalla mafia. Ecco quindi Fratel coniglietto chiedere tempo per pensarci un po' su, per capire se e come assecondare questa nuova ed inattesa versione dei fatti, con tanto di canale TV chiesto "in baratto":
     
    CIANCIMINO: Sì lo so ma mi posso riservare però mezza giornata per rispondere?
    INGROIA: No…

    Ingroia non gli concede tempo. Anzi, gli mette anche un po’ di sale sulla coda
    e di pepe nel sedere:

    INGROIA: … lei non si può riservare, lei si può avvalere della facoltà di non
    rispondere, con tutto, diciamo, quello che… le…
    CIANCIMINO: Le conseguenze del caso.…
    INGROIA: … con le conseguenze del caso, certo, valutazioni che noi possiamo
    fare di un suo atteggiamento del genere ma è nel suo diritto avvalersi della
    facoltà di non rispondere, per carità.
     
    Il magistrato quindi, dopo aver diffidato, e quindi impaurito, il testimone sulle conseguenze della sua eventuale reticenza (l’avesse fatto anche in certe altre occasioni…), subito incalza:
     
    INGROIA: La domanda è: che lei sappia, suo padre
    CIANCIMINO: La so la domanda.
    INGROIA: E io gliela faccio esplicitamente: che lei sappia suo padre questa richiesta
    la faceva a nome proprio o per conto di, di altri?
    CIANCIMINO: Per nome proprio e per conto di altri…
    INGROIA: E questo…
    CIANCIMINO: … del LO VERDE.
    INGROIA: … per conto di PROVENZANO. E questo lei lo sa… Ha fatto un cenno col
    capo affermativo, ma per la registrazione bisogna dire di sì, anche perché le faccio
    notare un’altra cosa che a lei non sarà sfuggito perché è abbastanza intelligente per
    essersene reso conto e forse lo sapeva già, che benché la grafia sembra, io non faccio
    diciamo il perito grafico, ma insomma si nota…
    CIANCIMINO: Lo sa che non… comunque…
    INGROIA: … benché la grafia, vedremo se è di suo padre o non di suo padre, però è
    la grafia di una persona apparentemente diciamo che sa scrivere, il contenuto però,
    il testo, l’italiano…
    CIANCIMINO: Non è di mio padre.
     
    Attenzione bene ai passaggi che abbiamo appena letto.
    Da essi, nonché dalle circostanze oggettive, si possono tenere i seguenti punti fermi:
    1) Ingroia sa, cioè ha capito benissimo, che il pizzino n.1 non è stato scritto da don Vito. Sa che quella non è la sua grafia.
    2) Ingroia non sa, non lo sa ancora e non lo può neppure immaginare, dell’esistenza della “lettera n.2”, e vale a dire non sa dell’esistenza di una nota di don Vito scritta, sostanzialmente, in nome e per conto di Provenzano, essendo di fatto, come dice oggi Ciancimino, un “aggiustamento”, una rielaborazione del pizzino di Provenzano stilata in carcere da don Vito per conto del boss.
     
    Di conseguenza, allo stato delle conoscenze di Ingroia in quel preciso momento dell’interrogatorio, quello doveva essere semplicemente un pizzino scritto da mano sconosciuta, da parte di qualcuno che affermava di intendere operare per scongiurare un triste evento, evento per il quale l’autore era sicuro che Berlusconi avrebbe reso disponibile una sua rete televisiva, pizzino che Ciancimino Junior aveva attribuito erroneamente, o falsamente, a suo padre.
    Nonostante tutto questo egli, prima diffidandolo, indi sottoponendogli una domanda perentoria e pretendendo una risposta perentoria, pare suggestionare il testimone ipotizzando, in pochi secondi, che quel pizzino potesse riguardare “una richiesta”, atta a condizionare Berlusconi ("purchè"), promossa da don Vito “per conto di Provenzano.
     
    E dico “suggestionare”, perché di fatto, egli pone al testimone una domanda che contiene già la risposta, aspettandosi semplicemente una conferma. E la conferma naturalmente arriva, immediatamente, ed è una conferma che Ingroia si aspettava:
     
    INGROIA: “… per conto di PROVENZANO. E questo lei lo sa… Ha fatto un cenno col capo affermativo, ma per la registrazione bisogna dire di sì, ANCHE PERCHÉ le faccio notare un’altra cosa che a lei non sarà sfuggito perché è abbastanza intelligente per essersene reso conto e forse lo sapeva già, che benché la grafia sembra, io non faccio diciamo il perito grafico, ma insomma si nota…“

     
    … si nota che non è la grafia di don Vito. Benissimo. E quindi?
     
    Anche perché” che cosa? In base a quale logica la circostanza che quel pizzino NON risultava scritto da don Vito, sarebbe dimostrativa del fatto che si trattava di una richiesta di don Vito a Berlusconi fatta per conto di Provenzano?
    A Ingroia pare logico e naturale, a noi assolutamente no; anzi, intravediamo qualcosa di assurdo e grottesco, come in una pièce di Jonesco.
    E a questo punto, Massimo Ciancimino chiede pausa. Bevutina, 5 minuti per una pisciatina, 5 minuti di colloquio a tu per tu con il suo avvocato, e al suo ritorno al tavolo dell'interrogatorio, è pronto a dare conferma a quella versione dei fatti un tantino, diciamo, creativa, che riesce così gradita al dr. Ingroia.
     
    DI MATTEO: … Allora signor CIANCIMINO, intanto ci dica definitivamente e
    chiaramente, la grafia del manoscritto che le abbiamo mostrato è quella di
    suo padre?
    CIANCIMINO: No…
    DI MATTEO: No.
    CIANCIMINO: … escludo che sia quella di mio padre.
    DI MATTEO: Ci dica chiaramente anche quello che poc’anzi…
    CIANCIMINO: Non è neanche la mia, ve lo… prima che mi fate la domanda ve
    lo dico se volete…
    DI MATTEO: … ci dica chiaramente se lo sa, quello che già poc’anzi ha accennato
    nell’ultima parte dell’interrogatorio prima della pausa, questo documento
    è stato predisposto…
    CIANCIMINO: Io non so da chi è stato scritto, so che a mio padre è stato
    consegnato dal LO VERDE.
    DI MATTEO: È stato consegnato da suo padre, a suo padre da LO VERDE…
    CIANCIMINO: Esatto.
    DI MATTEO: … alias PROVENZANO?
    CIANCIMINO: Sì, alias Bernardo PROVENZANO e che lo stesso era indirizzato…
    INGROIA: Aspetti, aspetti un attimo… e che lo stesso era indirizzato…?
    CIANCIMINO: All’Onorevole, al dottore Marcello DELL’UTRI e so che
    sicuramente… la situazione che riguardava, qui mi riservo comunque di leggere
    anche le carte, riguardava… so che mio padre aveva chiesto un attimo, si era…
    faceva un po’ da moderatore non da passacarte, voleva un attimo, come al
    solito, cercare di sedare un po’ di animi e cercare di moderare la situazione.
    (…)
    INGROIA: Quindi lei ha detto poc’anzi che suo padre ha fatto da moderatore
    di questa iniziativa perché evidentemente era un’iniziativa dal contenuto
    minaccioso evidentemente.
    CIANCIMINO: Sì.
    INGROIA: Contenuto minaccioso che aveva destinatario ultimo, come si
    evince dalla parte del documento che noi abbiamo, l’Onorevole BERLUSCONI
    e aveva come tramite l’Onorevole DELL’UTRI e quindi…
    CIANCIMINO: Sì, per un cambio di atteggiamento che avevano avuto loro in
    merito a certe situazioni…
     
    Insomma, mi pare che alla fine non si possa negare che sino a qui, più che un rendiconto dei fatti scaturito dalla diretta conoscenza del testimone, a verbale è stata posta una mera serie di passive conferme (esatto…, sì…, sì…, sì…) del testimone ad una catena di passaggi, con i quali i magistrati hanno ipotizzato una ricostruzione piuttosto suggestiva dei fatti.
     
    Ma una volta assecondati i PM anche se un poco a denti stretti, sulla visione generale degli eventi, Ciancimino Junior ha buon gioco a vestire i panni del Fratel coniglietto terrorizzato dal campo di pruni:
    Cercavo di auto-proteggermi”, essendo “preoccupato perché, preoccupato perché
    giustamente preoccupato, giustamente preoccupato…
    Voglio che sia proprio detto che io ho… se dobbiamo parlare di questo argomento io
    ho tanta paura.”
    È un discorso… l’ho scritto, è un discorso che è cento volte più grande di me.”
    Ho paura” e "Ribadisco che ho un terrore folle e vorrei non affrontare più l'argomento…"
     
    E ancora oggi ci ricorda, nel suo libro (Don Vito): “Non avevo proprio voglia …
    di andarmi a cacciare nel tritacarne delle vicende di dell’Utri e Berlusconi[1].
     
    E naturalmente, più lui dice di aver paura ad affrontare argomenti più grandi di lui e quindi di non volerne parlare, più i magistrati pretendono che parli proprio di questi argomenti, e più afferma di aver tardato nel raccontare un fatto inverosimile a causa della fifa, più ai magistrati quel fatto pare verosimile, e sono pronti a perdonargli i cambi di versione, ed i precedenti strafalcioni.
    Ed è per questa ragione, evidentemente, che se oggi gli stessi pubblici ministeri, di fronte ad alcuni paurosi cedimenti del costrutto logico messo su dal testimone dichiarazione dopo dichiarazione, tentano di chiarire le incongruenze o le reticenze (poiché ad esempio, l’aver fatto attendere i magistrati, per 7 mesi, prima di produrre la lettera n.2, è di fatto una forma di reticenza) con lo stesso teste pretendendo da questi precisazioni che egli non può fornire, se non smentendo se stesso, o comunque non vuole fornire, essi si sentono rispondere, nell’aula di un tribunale: “ma vedete… siete voi che per la prima volta mi mostrate
    qualcosa con scritto il nome di Berlusconi… non avevo mai parlato io di questo, non ne volevo parlare… (…)… è stato non un piacevole interrogatorio… è stato abbastanza contradditorio… ribadisco anche la mia riserva che ho espresso anche negli ultimi interrogatori che abbiamo… nel momento in cui dovevo fare questo tipo di affermazioni pubbliche mi sarei riservato di valutarne l’opportunità. Vista la natura degli argomenti trattati.”.
     
    Come dire: in questo ginepraio, in questo campo di pruni, mi ci avete portato voi. Le mie contraddizioni sino ad oggi saranno state anche parecchie, ma a voi è sempre andata bene così. Ora è tardi per le pignolerie.
    E non gli si può dare certo tutti i torti.
    Lui una versione verosimile, probabilmente vera, l'aveva data, e subito.
    Ma qualcuno non ha voluto prenderla neppure in considerazione, ed ha messo mano al timone, virando di bordo verso Berlusconiland. E lui gli è andato appresso.
     
    Se ora qualcosa non funziona, non è mica un problema soltanto suo, no davvero, pare volerci dire il testimone.
    Lui poi, quella verità, l’aveva di nuovo ricordata l’8 febbraio 2010, al processo Mori:
     
    INGROIA: L’ultima frase: “sono convinto che questo evento on. Berlusconi
    vorrà mettere a disposizioni [sic] una delle sue reti televisive.”
    CIANCIMINO: Sì, ho fatto la domanda specifica a mio padre, in quanto
    pensavo di collegare la stessa a quella che era stata sempre avanzata da mio
    padre come richiesta primaria, in quello che doveva essere un’eventuale sua
    audizione all’i… innanzi alla commissione antimafia, in quanto lo stesso mio
    padre, nonostante essendo stato l’unico di fatto politico, almeno allora,
    condannato per mafia, e nonostante lo stesso mio padre, ogni commissione
    antimafia che veniva insediata aveva avanzato direttamente richiesta di essere
    ascoltato, io consideravo che la messa a disposizione della televisione, era
    da collegarsi a questo tipo di situazione
     
    Ma poi ritorna nei ranghi:
     
    … Ebbe mio padre invece a spiegarsi che, appunto, non era collegata al fatto
    che la televisione doveva essere messa a disposizione durante la sua audizione,
    ma era qualcosa di più ampio. Lui aveva usato questa frase, riferibile a quella
    che era stata appunto l’interv…
    INGROIA: Lui chi?
    CIANCIMINO: Il… il… mio padre, aveva usato, anche il Provenzano sotto
    consiglio di mio padre , ha usato quella che era la frase da lui detta anzitempo
    quando aveva comprato la sua rete TV, per riportarla ai nostri giorni.
    Ovviamente si riferiva non più solo a una televisione, ma si riferiva a tutto
    quello che in quel momento il Berlusconi, la sua forza politica, rappresentavano.
    Per cui non era solo limitato all’uso di una televisione. Mio padre riportava
    per far ricordare quelle che erano le sue parole dette all’intervista di… fatta
    a Repubblica. Oggi ovviamente, nel 94, diceva mio padre, nel 94, ovviamente,
    questo contributo doveva essere molto più ampio in quanto lo stesso non
    era più proprietario solo di una televisione privata, bensì di un gruppo editoriale
    ben più ampio, e di una posizione politica di fatto che rappresentava il partito
    di maggioranza. Per cui non era… era un messaggio cifrato, non era diretto
    che mio padre aveva bisogno di una diretta TV… o di chiunque…
     
    Ora, si rifletta bene su questa frase: “io consideravo che la messa a disposizione della televisione, era da collegarsi a questo tipo di situazione.” (e cioè quella di denunciare e dimostrare ai mass-mediache le sue richieste di deporre dinnanzi alla Commissione antimafiae quindi di collaborare erano rimaste per anni lettera morta – nda)
     
    Ma come? Ma non lesse lui stesso ad alta voce, in carcere, la lettera dove Provenzano chiedeva a Berlusconi di utilizzare le televisioni, asuo padre che poi la “rielaborò”?
     
    Sì che la lesse.
    Lo fece dopo averla ritirata da soggetti vicini agli ambienti del Lo Verde, così come l'altra, ed una delle due viaggiava insieme a 500 bigliettoni. Così ci ha raccontato.
     
    Ed in quelle due occasioni, tutte e due, il padre diede al figlio "dei fogli suoi scrittida riconsegnare al Lo verde"[2]. Le rielaborazioni.
    E dunque, quale attinenza possono avere Bernardo Provenzano e la sua estorsione televisiva a Berlusconi, con l’inettitudine delle persone preposte ad accogliere le istanze di Ciancimino, da quando lui aveva richiesto di essere ascoltato in Commissione antimafia?
     
    Come ha stigmatizzato Travaglio, oggi noi "sappiamo anche che cosa voleva la mafia da lui: una televisione". Ma Massimo Ciancimino questo doveva saperlogià allora, quando lesse il pizzino ad alta voce in galera a suo padre che prendevaappunti, e leggendolo "nella sua interezza", con le minacce di morte a PiersilvioBerlusconi, così come sapeva che la lettera che suo padre gli ritornò era solouna "rielaborazione" dove egli "aggiustava" e "perfezionava" i contenuti dellaprecedente, quella dove la mafia voleva una televisione.
     
    COME POTEVA dunque, Ciancimino Junior, aver considerato salvo diversa spiegazione che gli diede poi suo padre – che la richiesta di un canale televisivonella lettera “figlia”, soltanto rielaborata da don Vito, fosse da collegarsi “aquesto tipo di situazione”, vale a dire alle mancate audizioni di don Vito incommissione antimafia in veste di collaboratore, quand’era invece a perfettaconoscenza che la “madre” (nata prima della figlia) era stata scritta daProvenzano e che pertanto, come aveva potuto leggere egli stesso ad alta voce
    nel carcere di Rebibbia e come oggi rileva l'infallibile Travaglio, era lo stesso Provenzano, cioè la mafia, a volere una televisione, anzichè suo padre quale potenziale collaboratore di giustizia?
     
    Questo quesito deve esserselo posto anche il dr. Ingroia, quando domanda:
    Lui chi?
     
    Ed allo stesso modo, in altro momento dell’udienza:
     
    INGROIA: Aspetti un attimo.
    CIANCIMINO: Prego!
    INGROIA: Ma, andiamo per ordine. Chi è l’autore di questa lettera?
    CIANCIMINO: Prego?
    INGROIA: L’autore della lettera chi è?
    CIANCIMINO: L’autore della lettera, mi arriva da ambienti vicini al Lo Verde… ora io
    non so, realmente, chi l’ha scritta.
    INGROIA: No, siccome lei dice: “fu un’idea di mio padre”, volevo capire qual era la
    connessione tra l’autore della lettera e questa stessa considerazione che sta facendo
    lei…
    [1] Dal verbale d'interrogatorio di M.Ciancimino del 01/07/2009 della Procura di Palermo – si veda da pag. 121
     
    Come sarà già arrivato a percepire chi ha saputo seguire il mio sottile ragionamento, la lettera “madre” di Provenzano e le ragioni stesse della sua esistenza così come le ha esposte Massimo Ciancimino, cozzano frontalmente con la logica. E con la sua stessa logica, per giunta, quando considerava che la messa a disposizione della televisione, era da collegarsi a questo tipo di situazione (cioè al desiderio di don Vito di denunciare il rifiuto opposto alla sua volontà di parlare e collaborare).
    Più volte il testimone ha cercato di arrampicarsi sui vetri cercando di convincere noi, ma soprattutto i magistrati, che il pensiero espresso nella lettera n.2, era in realtà il pensiero di Bernardo Provenzano già espresso, pur a seguito dei suggerimenti dati in tempi pregressi dallo stesso don Vito in veste di consigliori, nella lettera n.1, soltanto rielaborato.
    Ma un castello di carte al confronto è cemento armato: è una storia che non regge. Ciò che si vede benissimo, è che il pensiero della lettera di don Vito appartiene solo a don Vito, e a nessun altro. Tanto meno al boss Bernardo Provenzano, con cui i rimpianti e la rabbia di don Vito per l’inettitudine di chi non ha voluto udirlo in veste di collaboratore, non c’entrano evidentemente nulla.
    Ma adesso, che si fa?
    È stato forse Massimo Ciancimino a far sì che Repubblica, il 3 luglio 2009, poche ore dopo le sue dichiarazioni, titolasse: “Cosa Nostra minacciò Berlusconi: Ci metta a disposizione una tv[3]?
    È stato forse lui a far sì che sempre Repubblica, nonostante il verbale della sua testimonianza fosse stato secretato, scrivesse: “Cosa nostra voleva a sua «disposizione» una delle reti televisive di Mediaset. La singolare richiesta emerge da una mezza lettera il cui mittente sarebbe Totò Riina, sequestrata nel 2005 nel garage di Massimo Ciancimino“?[1] (Già, una bella sciocchezza, quella di Riina “mittente”).
    Ed il quotidiano poi continua: “Da indiscrezioni si è comunque appreso che Ciancimino avrebbe riconosciuto la lettera che, attraverso Bernardo Provenzano, sarebbe stata inviata da Totò Riina [! – nda] a Vito Ciancimino. Non è noto se sia stata mai spedita o ricevuta da Silvio Berlusconi che, prima di entrare in politica, avrebbe ricevuto minacce di morte tanto da assumere come «stalliere», su segnalazione di Marcello Dell'Utri, il defunto boss Vittorio Mangano.”
    E figuriamoci se poteva mancare Mangano.
     
    E l’11 luglio 2010, a firma di Alessandra Ziniti, col già citato articolo “Dell'Utri doveva consegnare le lettere della mafia a Berlusconi”, il quotidiano torna alla carica:
     
     
    Dal gran calderone dell'inchiesta sul tesoro di don Vito Ciancimino, a distanza di quattro anni, vengono fuori ben tre lettere che, negli anni a cavallo delle stragi, fra il 91 e il 94, l'allora capo di Cosa nostra Bernardo Provenzano avrebbe indirizzato a Silvio Berlusconi, alla vigilia e subito dopo la sua discesa in politica. Grandi mediatori della trattativa Vito Ciancimino e Marcello Dell'Utri. Questa almeno la verità di Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco, da qualche mese diventato collaboratore di giustizia […] «Una cosa cento volte più grande di me», ha fatto mettere a verbale ora Ciancimino jr, ai pm Antonio Ingroia e Nino Di Matteo ai quali ha ribadito che quel "pizzino"
    strappato ritrovato adesso era in realtà una lettera di due pagine.”
     
    E poi c'è nientedimeno che Marco Travaglio, caspita, che ha già preso atto che la mafia voleva una televisione da Berlusconi, e che quindi si domanda "come mai la Procura di Grasso, quando interrogò Ciancimino junior per giorni e giorni, non gli pose neppure una domanda su quella lettera autografa di Riina [sic, bella minchiata - nda] diretta a Berlusconi?[4]"
    Beh, insomma, quando certi soloni hanno già dato fiato a certe trombe, dopo chi glielo va a spiegare ai lettori, nel caso quella di Ciancimino Junior, quella “cosa cento volte più grande” di lui, fosse invece una patacca?
    Chi avrebbe il coraggio, se tutta questa faccenda delle lettere della mafia a Berlusconi fosse una sola stratosferica, di spiegarglielo a Salvatore Borsellino, ora che lui ha scritto sul suo sito web 19 luglio 1992: «Perchè non dovrei sedermi accanto a Massimo Ciancimino?… a me interessa quello che sta dicendo perchè può essere utile per l'accertamento della verità»… «Quando lo dicevo io che mio fratello venne ucciso per la trattativa tra lo Stato e Cosa nostra, mi prendevano tutti per pazzo, adesso finalmente c'è anche un'altra persona che lo dice e che potrebbe arrivare in
    questo in modo alla verità»[5]?
    E a Benny Calasanzio, che utilizzò Ciancimino come supporter della sua campagna elettorale? A Giorgio Bongiovanni, l’ufologo-mafiologo di Antimafia 2000 che ospita un alieno luminoso dentro di sé, e che scrisse: “Le sue [di Ciancimino – nda] dichiarazioni vengono sottovalutate, invece sono importantissime. I magistrati che lo stanno interrogando sono l’eredità di Falcone e Borsellino ma c’è una stampa che sta remando contro questa collaborazione, perché un potere non vuole che Ciancimino parli[6], tutti costoro insomma, ove la lettera a Dell’Utri di Provenzano fosse il parto della fantasia di un bufalaro, chi avrebbe il coraggio
    di metterli al corrente?
    Un bel dilemma.
    Ma il nostro testimone, pare tranquillo: Oh, ragazzi, nel ginepraio, nel campo di pruni, forse la verità scricchiola, ma guardate che mica l'ho voluto io, di entrarci in questa maniera…

     
    [1] Questo dice e scrive oggi. Invece il 9 luglio 2008, durante un interrogatorio, sempre in procura a Palermo, quando Ingroia, a proposito dello "scavalcamento" di don Vito nella trattativa, gli domandò: "Non fece mai ipotesi su chi potesse essere stato a scavalcarlo?", egli rispose con un netto: "Mi disse il nome di DELL'UTRI.". Ciancimino quindi non ha voglia di andarsi a cacciare nel tritacarne delle vicende di Dell'Utri, salvo tranquillamente, in altra occasione, additarlo niente niente come il sostituto di suo padre nella trattativa fra mafia e Stato, un "cavallo vincente", "che poteva essere l'unico che poteva gestire una situazione simile".
     [2] Dal verbale d'interrogatorio di M.Ciancimino del 01/07/2009 della Procura di Palermo
     [3] "Cosa Nostra minacciò Berlusconi: Ci metta a disposizione una tv" di F. Viviano – Repubblica – 3 luglio 2009
    [4] "Amnesy International" di Marco Travaglio – l'Antefatto – 3 luglio 2009
    [5] "Salvatore Borsellino: ''Ciancimino può aiutare per l'accertamento della verità''" ADNKRONOS – 20 maggio 2010
    [6] "I Servizi non sono affatto ”deviati”, servono logiche di potere occulto ed economico''" Antimafia2000 – 30 aprile 2010

     
    • anonimo 22:32 on 24 April 2011 Permalink | Rispondi

      Sempre bravissimo Enrico !
      Segnalo di nuovo ad alcuni amici questo tuo interessantissimo scritto
      Maria

    • anonimo 09:53 on 26 April 2011 Permalink | Rispondi

      Le segnalo un altro articolo di Bordin:

      http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/387687/

      anche se immagino lo sappia già.
      Buona giornata e buona Pasqua in ritardo

      Luigi

    • anonimo 19:00 on 13 October 2011 Permalink | Rispondi

      Ciao

      Scrivo per lamentare l'impossibilità di acquistare il libro "Prego, dottore!"; volendolo aggiungere al carrello mi vengono negate entrambe le combinazioni di acquisto; sono andato direttamente sul sito, effettuando la ricerca per titolo e autore, ma non risulta nulla.

      Come si può rimediare? Grazie
      Riccardo

    • enrix007 11:00 on 22 October 2011 Permalink | Rispondi

      Caro Riccardo, il libro è esaurito ma ne ho ancora qualche copia che volevo conservare. Se mi dai un indirizzo e-mail, ti contatterò.

    • anonimo 00:09 on 24 October 2011 Permalink | Rispondi

      Non sono iscritto e quindi dovrei darti la mail qui pubblicamente.
      Se per te non è un problema ti prego di scrivermi qui
      http://www.hw2sw.com/contact-us/.

      Grazie
      Riccardo

      P.S.: a me va bene anche il pdf :)

  • Avatar di enrix

    enrix 11:31 on 24 April 2011 Permalink | Rispondi
    Tags: ,   

    BOZZE DI PAPELLI?

    pizzino
     
    Il 29 settembre 2009, nel corso di una sua deposizione in procura a Palermo, con verbale già agli atti del processo “Mori”, Massimo Ciancimino parlò di un documento, acquisito dagli inquirenti che glielo mostrarono in quell'occasione chiedendo spiegazioni, dove erano apposte alcune annotazioni scritte di suo proprio pugno.

    Più nel dettaglio, si trattava di un’elencazione "riassuntiva" di 5 dei 12 punti che a dir suo sarrebbero stati presenti nel papello (quello nella foto qui sopra, che all'epoca non era ancora stato consegnato da Junior, e quindi i PM non potevano conoscere): così fu definito in quell’occasione dallo stesso M.Ciancimino e dai Procuratori che la stavano interrogando, e quindi così compare a verbale.
     
    Quindi in quell’interrogatorio gli fu mostrato il documento, e gli fu chiesto di leggere ad alta voce quei 5 punti.
     
    Lui li lesse, ed ora li elenchiamo così come lui li lesse:
    Maxi Processo;
    416 bis
    carcere casa;
    arresto flagranza di reato;
    defiscalizzare benzina
     
    Su questi punti, che, ripeto, erano annotazioni autografe del testimone attualmente detenuto in carcere a Parma, gli fu chiesto dal dott. Ingroia se all’epoca, mentre lui annotava, aveva il papello davanti agli occhi.
     
    Ciancimino junior rispose che non ricordava se aveva annotato a memoria o avendo davanti sé il papello.
     
    Quindi gli fu chiesto perché si fermò riportando 5 soli punti e omettendone altri.
    Lui  rispose che era finito lo spazio sulla carta, e allora gli fu fatto notare che poteva voltare pagina.
     
    Gli fu chiesto perché li aveva annotati proprio su quel documento.
    Lui rispose che non lo sapeva, e aggiunse: “perché ce l’avevo tra le mani, perché dovevo scriverli là, non lo so.”
     
    Gli fu chiesto perché aveva annotato proprio quei 5 punti.
    Lui rispose: “Perché credo che facevano parte di quelli discutibili…”
     
    Ma ciò non è vero, non è vero che facevano tutti parte di quelli discutibili, ed ora vi spiego perché: perché 3 di quei 5 punti, vale a dire: maxi-processo, 416 bis, e arresto flagranza di reato, compaiono anche sul contropapello, e il contropapello è il documento che secondo Massimo Ciancimino è stato compilato da suo padre con le richieste “aggiustate” da mettere in trattativa con lo stato, in quanto quelle del papello, secondo don Vito e sempre per quello che dice il figlio, erano “un cumulo di minchiate”, “irricevibili”, cioè appunto discutibili.
     
    Anzi: “416bis”, compare SOLO sul contropapello, l’elenco delle richieste aggiustate da suo padre, e non sul papello.
     
    Per la precisione, accade questo:

    4 dei 5 punti, sono richieste del papello, di cui 2, soltanto del papello.
    3 dei 5 punti, appaiono sia sul papello che sul contropapello.
    1 dei 5 punti, appare solo sul contropapello (416 bis).
     
    Ora, se è vero che i signori pubblici ministeri hanno deciso di prendere il testimone dal lato giusto, obbligandolo finalmente a farla finita con le bugie e le calunnie, allora dovrebbero pure invitarlo a chiarire il motivo per cui  ha affermato nei loro uffici di aver annotato quei 5 punti “perché facevano parte di quelli discutibili…,” quando invece ciò non è vero perché tre di essi appaiono sul contropapello ed uno di essi solo sul contropapello, che come abbiamo detto non espone i punti discutibili, ma quelli preferiti da suo padre.
     
    Ma soprattutto dovrebbero invitare il testimone a spiegare, nel modo più chiaro possibile, visto che l’ha scritto lui, perché mai giace in procura, vale a dire perché mai esiste,  un appunto da lui manoscritto in epoca ignota dove sono annotati punti mescolati del papello e del contropapello. E’ una bella stranezza.
     
    Non vorremmo mai si trattasse di bozze, canovacci, insomma, prove generali, di papelli e affini.

     
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