Ciancimino: Il mio arresto per calunnia? Se il metro fosse questo, a Travaglio darebbero l’ergastolo

di Enrico Tagliaferro e Antonella Serafini

Ciancicimici – 1° parte

Chissà se Sandra Amurri, giornalista del Fatto Quotidiano, sospettava di essere intercettata dagli inquirenti mentre chiacchierava al telefono con Ciancimino junior, verso le 17,30 dello scorso 21 giugno 2012. A leggere il verbale, non si direbbe. Ad ogni modo, non cada in ansia, la nostra giornalista: noi, di quella sua conversazione, riporteremo solamente stralci fedelissimi e senza modificare una virgola. Mica come lei, che esattamente una settimana prima di quella telefonata, fu colpita dalla censura del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche a causa di una grave manipolazione (roba davvero di grande scuola) proprio di un verbale di intercettazione da lei ripreso in un suo articolo.

La sua, fu una furberia sopraffina: la frase riferita dal mafioso Giovanni Risalvato, uomo di fiducia del boss latitante Matteo Messina Denaro, così come era stata intercettata dalle cimici degli inquirenti e quindi verbalizzata: so che lo fai con tutto il cuore però mi puoi aiutare più da lì.”, grazie al ricorso a raffinate arti manipolatorie, nell’ articolo diventò:so che lo fai con tutto il cuore, però mi può aiutare D’Alì.

Pertanto quella che era una richiesta al suo uomo, da parte del boss Messina Denaro, di non lasciare la sua posizione per continuare a supportarlo in quell’area geografica, diventò magicamente un invito del boss al suo complice, affinchè cedesse il passo ad un “supporter” di tutt’altro carotaggio: il senatore del PDL, Antonio d’Alì, il quale invece con quella conversazione non c’entrava assolutamente nulla.

Ora, andando con la mente al processo in corso a Palermo a carico del generale Mori e del Colonnello Obinu, qualcuno potrebbe porsi la seguente domanda:  ma dopo un carabiniere accusato dai colleghi di aver falsificato il verbale relativo ad un’operazione di osservazioni fotografiche a Mezzojuso (dove si dava per presente essendo invece assente), dopo un altro carabiniere già condannato in primo grado per aver falsificato la firma del proprio superiore al fine di evitare una multa dell’autovelox, dopo Ciancimino jr. ed i capolavori del Photoshop da lui consegnati agli inquirenti, sarebbe potuta mai mancare fra i testimoni dell’accusa una simile artista del bianchetto e dell’uso callido dell’apostrofo?

Ma certo che non poteva mancare, e infatti c’era.

Solo un paio di settimane prima della bacchettata infèrtale dal suo ordine professionale, la prode giornalista salì coraggiosamente sul banco dei testimoni, e riferì il contenuto di un’altra intercettazione, da lei recepita personalmente. Oddio, in verità non si trattava di una vera e propria intercettazione, ma del suo personale ricordo di una conversazione del democristiano Mannino udita, accidentalmente, al bar. Conversazione che però, noi siamo convinti, certamente ella riportò “alla lettera” e senza modificazioni, poiché laddove ci si può fottere dell’etica e dell’onestà professionale,  non ci si può invece fare beffe allo stesso modo del giuramento reso in un’aula di giustizia. Possiamo dormire tranquilli. Soltanto rileviamo che su Mannino quel giorno doveva incombere una sfiga particolare, se è vero che gli è capitato di confessare ad un amico al bar le sue magagne del passato (affermando poi ad alta voce che queste erano state smascherate da un Massimo Ciancimino del tutto veritiero, pensa un po’), e se gli è capitato di farlo in mezzo ai clienti del bar, gente fra cui si trovava casualmente una giornalista, la quale poi guarda caso era una giornalista del Fatto Quotidiano, e pure accreditata come fine manipolatrice di enunciati. Che altro sarà capitato a Mannino quel giorno, che noi non sappiamo?  Forse un fulmine che gli ha incenerito il retro dei calzoni, o un capitombolo sull’asfalto capitolino.

Ma torniamo al centro.

Dunque il 21 giugno scorso questa testimone del processo Mori, già prodiga nell’inserire scaltramente il nome di un senatore in un virgolettato, telefona ad un altro testimone dello stesso processo, già prodigo pure lui nell’inserimento malandrino del nome di un importante funzionario di Polizia in un grazioso fotomontaggio.

Questa la cornice, questi i personaggi e le loro affinità. Veniamo quindi al contenuto della conversazione.

La giornalista vuole innanzitutto un’informazione, dal Ciancimino, relativamente al regime di detenzione del padre Vito dopo il suo arresto del dicembre 92. In particolare vuole sapere se don Vito fosse al 41bis, nonché se, e soprattutto quando, questo gli fosse stato revocato, e da chi. In buona sostanza: alla Amurri interessa sapere se don Vito è stato alleggerito nell’ambito delle presunte concessioni fatte dal Ministro Conso a Cosa Nostra:

Sandra AMURRI:                            …  Massimo, il punto è questo: la revoca  fatta .. firmata da CONSO per i 400, la revoca del 41bis, tuo padre c’era in quella lista?

Massimo CIANCIMINO:    Dicono di si, questo, dicono di si, però mio padre di fatto.. no, allora, CONSO è 93, no?

Sandra AMURRI:               CONSO è… è dopo le stragi, si.

Massimo CIANCIMINO:    No.. CONSO è.. dopo le stragi, diciamo, in Italia

Sandra AMURRI:             Eh, certo.. dopo le stragi del 92, certo..

Massimo CIANCIMINO:    E mio padre non era più a 41bis

Sandra AMURRI:               E allora chi glielo ha revocato sto 41bis?

Massimo CIANCIMINO:    Non lo so

 Ma invece noi lo sappiamo, e avrebbe potuto saperlo facilmente anche la nostra investigatrice-testimone della trattativa, se invece di disturbare al telefono il rampollo Ciancimino, avesse lanciato una ricerca su “Google” con le parole “elenco”, “1993” e “41bis”. Le sarebbe comparso in prima fila il collegamento alla testata concorrente “L’Unità”, che, sin già dal mese precedente, aveva reso disponibili e consultabili online gli elenchi ufficiali, rilasciati dal Ministero, delle revoche e dei mancati rinnovi dei DM ex 41bis nel 1993 e successivi.

In quelle pagine è scritto ben chiaramente, che il “DM 41bis” nei confronti di Ciancimino Vito Calogero, nato in Corleone, fu disposto il 7 gennaio 1993 (circa 3 settimane dopo l’arresto) ma SOSPESO dopo solo 2 mesi, il 9 marzo 1993, “SU RICHIESTA DELLA DDA DI PALERMO”.

Quindi sospeso non per iniziativa di Conso, ma della DDA  (leggasi: dr. Caselli): ancora una volta, per i segugi del Fatto a caccia della “trattativa” e dei suoi indizi, un nulla di fatto. Anzi, una bella nasata.

La Amurri quindi al telefono non ha le idee chiare e, ignara che si tratti della DDA di Palermo, si domanda chi sia mai stato il folle responsabile dell’alleggerimento del carcere duro a Vito Ciancimino, poco dopo l’arresto.

 Sandra AMURRI:             Eh, ma chi cavolo l’ha autorizzata questa cosa?

Massimo CIANCIMINO:  Ah, non lo so.. anche perchè era tutto strano perchè mi ricordo.. era    una cosa strana perchè sembrava come se lui rimanesse al 41bis

Sandra AMURRI:             In che senso?

Massimo CIANCIMINO: Nel senso che da scheda di colloquio lo davano ancora al 41bis, però non lo era

 

In realtà quello che per Ciancimino jr era un fatto strano, ha un’ovvia spiegazione: il DM ex 41bis emesso in carico a  suo padre, aveva scadenza naturale il 6 gennaio 1994, non fu revocato sino a quella data, ma fu però “sospeso” il 9 marzo 93 su richiesta della DDA. Poi, alla scadenza naturale, non fu rinnovato e quindi decadde.

 Sandra AMURRI:             Cioè, non lo era e tu da che lo hai notato?

Massimo CIANCIMINO: Che potevo fare più di un colloquio al mese .. lui aveva dei regimi e non potevo fare pacchi, queste cose qui, da 41bis.. non potevo fare più colloqui .. poi addirittura, insomma, mi chiamava con il telefono dei Carabinieri .. era un regime particolare, credo fosse un’apertura per la sua collaborazione ..

 Siccome ci piace verificare ogni dettaglio, abbiamo contattato telefonicamente il generale Mori, e gli abbiamo domandato se per caso avesse memoria di un simile impiego del telefono dei Carabinieri, in cella in quel periodo, da parte di don Vito Ciancimino. Il generale ha rammentato e confermato la circostanza di una telefonata, una soltanto, fatta da don Vito al figlio Massimo in presenza dei magistrati, e nello specifico, del dr. Caselli. Per consentirgli di effettuare quella chiamata gli fu fatto utilizzare il telefono del capitano De Donno. Sempre e comunque in presenza dei magistrati.

A questo punto della conversazione, Sandra Amurri, nell’impossibilità di cavare informazioni precise sul regime di detenzione di don Vito, va all’attacco, senza ulteriori indugi, su tutt’altro tema. Il tema più caro a tutti i sognatori, il mito con cui Massimo Ciacimino è riuscito ad incarnare in un solo essere dalle sembianze umane, tutte le cospirazioni che hanno devastato il nostro paese dopo l’occupazione nazista, e forse anche prima: il Sig. Franco.

Sandra AMURRI:    … Senti, tu quando ti decidi, invece, a raccontare chi è sto Signor Franco?

Massimo CIANCIMINO: Ma io ..

 La Amurri è piuttosto aggressiva, su questo argomento, ed intende chiaramente mettere alle corde il collega testimone, che ammonisce col vecchio metodo del “o così, o pomì”: o junior  tossisce il nome del Sig. Franco, o finisce di nuovo dritto in galera, e questa volta per restarci a lungo.

 

Sandra AMURRI:             No, fermati.. fermati.. oppure pensi che ci sia qualcosa che valga di più della libertà nella vita di una persona?

Massimo CIANCIMINO: No.. della vita.. della vita..

Sandra AMURRI:             No, fammi parlare a me.. tu lo sai come finirai, no? Con le accuse che c’hai… allora nella tua testa proteggere un patrimonio o qualunque altra cosa

Massimo CIANCIMINO: Ma che patrimonio…. il patrimonio me lo andavo (…) subito

Sandra AMURRI:             Allora tu … allora se tu dici che sei in grado di dire o di arrivare a questa persona, perchè non lo dici?

Massimo CIANCIMINO: L’ho fatto.

Sandra AMURRI:             No, non l”hai fatto. Hai detto che era De Gennaro ed abbiamo visto com’è finita.

Massimo CIANCIMINO: A parte che De Gennaro c’entra con tutto e poi questo si dimostrerà in aula insomma quello che c’entra con De Gennaro

Sandra AMURRI:             Si, vabbè  .. ma non è questo il punto, Massimo, non far finta di non capirmi.. Io ti sto dicendo un’altra cosa, tu hai detto che sei in grado di individuarlo finalmente sto Signor Franco allora perchè non lo fai?

Massimo CIANCIMINO: Sandra, non pensare che non ho fatto interrogatori in questi mesi .. per fortuna non si è saputo che li ho fatti, ma ne ho fatti parecchi.

Sandra AMURRI:             Vabbè.. si sarebbe saputo se tu avessi detto chi è sto Signor Franco..

Massimo CIANCIMINO: No..no.. per fortuna forse stavolta stanno usando un po’ il cervello

Sandra AMURRI:             Mmm.. no no

Massimo CIANCIMINO: Te lo dico io

Sandra AMURRI:             Tu sappi che fai la fine di tuo padre, non mi pare che sia una bella prospettiva. Allora..

Massimo CIANCIMINO: Perchè devo fare la fine di mio padre, non sono mai stato mafioso nella mia vita

Sandra AMURRI:             Perchè.. ma che vuol dire? Perchè con delle accuse del genere passerai la tua vita in carcere, ma ti sembra normale? Ma che stai a dire?

Massimo CIANCIMINO: Sandra, scusami, la fonte..

Sandra AMURRI:             Eh?

Massimo CIANCIMINO: Non per contraddirti, ma che accuse avrei?

Sandra AMURRI:             Ma tu di che cosa sei accusato non lo sai?

Massimo CIANCIMINO: Di concorso esterno per

Sandra AMURRI:             Ah bhè, hai detto niente! Bhè, hai detto niente…

Massimo CIANCIMINO: Sulle mie stesse dichiarazioni Sandra, sulle mie..

Sandra AMURRI:             Non ha importanza.. comunque, tu finisci in carcere.. te lo dice Sandra, te l’ha detto Francesco LA LICATA, te lo dicono tutti.. detto questo, tu mi devi dire per quale razza di ragione una persona a questo punto..

Massimo CIANCIMINO: Io tutto quello che so, Sandra, l’ho detto ai magistrati.. facciano l’uso che vogliono.. e io più di questo non posso dire..

Sandra AMURRI:             vabbè, vedi tu..

 

Qui la Amurri pare essersi arresa, ma subito dopo riparte, sempre con piglio deciso, tanto che ad un certo punto Ciancimino reagisce e gliele canta chiare: lui parla, a condizione che  non ci siano prevenzioni  o pregiudizi. Lui parla, ma per farlo esige un atteggiamento laico verso i suoi racconti e, aggiungeremmo noi, ovviamente anche verso i suoi fotomontaggi. Insomma, il messaggio è implicito ma chiaro: lui non ci sta più, a finire di nuovo  in galera per un lavoretto col photoshop.

E vediamo con quali parole esatte egli chiarirà il concetto con la Amurri, e soprattutto quale dei colleghi della giornalista tirerà in ballo per rendere l’idea:

 

Sandra AMURRI:             Senti.. io ti dico che .. che tu devi capire che le cose sai le devi dire

Massimo CIANCIMINO: Eh, le ho dette.. (..) che elementi..

Sandra AMURRI:             sennò tutto questo “bla bla”

Massimo CIANCIMINO: vedremo anche elementi.. poi i processi li affronterò con la massima serenità.. guarda, sono di una serenità che non avete idea

Sandra AMURRI:             Quindi tu stai dicendo che hai detto chi è il Signor Franco?

Massimo CIANCIMINO:  Io non dico, nè confermo, nè dico niente..

Sandra AMURRI:             ah!

Massimo CIANCIMINO: .. dico che .. esatto, io dico che i magistrati hanno .. mi hanno interrogato ed io non mi sono mai sottratto alle domande dei magistrati.. come sempre. Ovviamente, quando ho elementi o non ho elementi si cerca di arrivare .. la situazione è ben altra.. la prevenzione verso quello che dico non ci deve essere .. se vedo che c’è un atteggiamento laico come ultimamente  c’è, va bene… perchè non si può essere arrestati per calunnia, l’unico in Italia.. cioè, al tuo collega Marco TRAVAGLIO gli darebbero l’ergastolo…

 

Caspita, proprio vero che la gratitudine non è di questo mondo. L’unico e solo giornalista italiano che ha sempre e soltanto difeso con coraggio (è il caso di dirlo, davvero un bel coraggio) Ciancimino junior anche nei momenti di peggiore crisi, anche quando veniva rinchiuso in galera mentre gli portavan via dal giardino quei candelotti di dinamite che egli non ebbe il coraggio di consegnare neppure agli uomini della sua scorta, l’unico che in quell’occasione lo ha dipinto come un piccolo monello vittima di una banale marachella, era Marco Travaglio.

Si, Marco Travaglio colui che per salvare Ciancimino dal pubblico ludibrio ha sempre sostenuto che a parte un paio di fotomontaggi il figlio di don Vito è trasparente come l’acqua.

Travaglio quello che dal palco dei convegni narra degli inquietanti contenuti dei pizzini dattiloscritti di Provenzano, nonostante i periti abbiano detto chiaramente che la macchina usata per scrivere quei pizzini non era fra quelle note in uso a Provenzano in quel periodo, e nonostante alcuni di questi periti abbiano relazionato che il lessico di quei pizzini non è farina del boss di Corleone.

Ciancimino è ben consapevole di tanto supporto ed attenzione, da parte del giornalista torinese.

Lo fa presente all’amica Santa Sidoti, in una telefonata del 9 marzo 2012:

 

CIANCIMINO Massimo:  Te l’avevo detto che il GIP è scemo totale, quello che.. vabbè…

SIDOTI Santa:                   si.. .embhè…

CIANCIMINO Massimo  Mi facesse l’avviso di garanzia, se pensa..anzichè   scrivere le cazzate

SIDOTI Santa:                  Cioè…non è proprio carino per niente, è stato..

CIANCIMINO Massimo:  Lo so, ma c’è un conflitto… vabbè, se ti leggi Il Fatto.. oggi Il Fatto li massacra a quelli di Caltanissetta

SIDOTI Santa:                   Io provo ad aprirlo..su internet lo vedo?

CIANCIMINO Massimo: No, lo devi comprare.. c’è un editoriale di TRAVAGLIO “Il silenzio degli innocenti”…bellissimo, tutto a mio favore..

  SIDOTI Santa:                   Vabbè… vado a provarlo a vedere

 

E ancora il 29 agosto, al telefono con la moglie Carlotta:

 

MASSEROTTI Carlotta:    no ma a noi che cosa ci interessa? tu te ne devi uscire …

CIANCIMINO Massimo:    e … gliel’ho detto … dice a no invece questo è il momento tuo della rivincita …

MASSEROTTI Carlotta:    no è il momento loro forse per diventare ancora più importanti …

CIANCIMINO Massimo:    no ma anche tuo della rivincita … (incom) … TRAVAGLIA mi ha difeso a  spatrattatta [sic: leggasi “spada tratta”] in telev …

 

Due giorni prima, il 27 agosto, Massimo conversava su skype con il compare Romano Tronci, e dichiarava il suo entusiasmo per una notiziona ricevuta fresca fresca (notizia che oggi sappiamo essere non vera, o che se comunque fosse stata vera oggi pare caduta vittima di un cambiamento di programma, chissà, forse proprio per la fuoriuscita di quest’intercettazione):

 

Romano Tronci:                 sulla TRATTATIVA!

Massimo Ciancimino:        ciao, ciao! E ora ottobre sarà il mese caldo!

Romano Tronci:                 eh si eh?

Massimo Ciancimino:        (….) SANTORO fa la prima puntata già! Ce ne sparerà tre credo!

Romano Tronci:                 ah SANTORO su questa roba?

Massimo Ciancimino:        si! Si spara tre puntate subito con TRAVAGLIO!

 

Così… Travaglio, un nome, una garanzia.

Oh, non sarà mica che l’idea che Travaglio sia un calunniatore, lo junior se la sia fatta proprio a furia di leggere e sentire  i commenti del calandrino sui pizzini e papellini che conosce meglio, e cioè i suoi, codesto bischero!

Se così fosse, non potremmo eccepire facilmente, perché andremmo contro la parola di un esperto.

Ad ogni modo nonostante questa doccia fredda, non pare che l’Amurri fosse colta più di tanto dall’ansia di reagire  alla suggerita prospettiva del proprio supervicedirettore carcerato. Anzi, riprende senza colpo ferire a strattonare il teste ben convinta che questo conosca il nome del fantasma, e lo fa usando la buona vecchia tattica del bastone e della carota. Più bastone, che carota, in verità.

 

Sandra AMURRI:             No, ma non è questo fai tu.. decidi tu della tua vita .. va bene..

Massimo CIANCIMINO: La storia è più brutta di quanto pensate .. non ne avete idea!

Sandra AMURRI:             E vabbè, allora raccontala se è più brutta di come la pensiamo!

Massimo CIANCIMINO: Si, devo prendere pure i vilipendi tutti… vadano loro avanti! Loro hanno elementi per andare avanti e vedere fino a che punto puzza la testa! Gliel’ho dati, vadano avanti!

Sandra AMURRI:             Va bhè quindi stai dicendo che loro non vogliono andare avanti?

Massimo CIANCIMINO: (incomprensibile)andare avanti secondo me ci vogliono elementi concreti non bastano le considerazioni o dire “quello è!”

Sandra AMURRI:             Eh!

Massimo CIANCIMINO: Eh, Sandra ho visto la fine che faccio! Ci vogliono consi/… ci vogliono certezze! Perchè sta gente è bravissima poi a trincerarsi che era un atto dovuto, l’hanno fatto per questo, l’hanno fatto per quello, per cui io insomma… ovviamente non mi tiro indietro…

Sandra AMURRI:             Mah!

Massimo CIANCIMINO: Non temo il processo la trattativa sono l’unico forse che lo vuole perchè secondo me sono convinto che non ci arriveranno mai (inc, forse “al varo” o “a alvaro”)

Sandra AMURRI:             Va bhè! Staremo a vedere… ok!

Massimo CIANCIMINO: E’ normale l’influenza di Napolitano cioè che dice…

Sandra AMURRI:             Lascia stare queste considerazioni io ho solo detto una cosa rispetto a te, cioè con sta storia del Signor Franco.. prima ce l’ho, poi non ce l’ho, poi so chi è, poi so non chi è, poi questo e poi quell’altro, insomma…  alla fine non si è capito chi è, siccome tu hai detto che eri in grado di individuarlo..

Massimo CIANCIMINO: Io sono ….aspetta, io ho detto che sono in grado di individuarlo e come individuarlo la Procura è a conoscenza .. ho detto tutto quello che dovevo dire.

Sandra AMURRI:             No, veramente hai detto che era De Gennaro il Signor Franco

Massimo CIANCIMINO:  no! Questo è una cosa che ha detto..che secondo me dietro.. il Signor Franco è un… allora, Sandra, seguimi un attimo: il Signor Franco..

Sandra AMURRI:             (urla) Ma esiste o non esiste sto Signor Franco?

Massimo CIANCIMINO: Certo che esiste

Sandra AMURRI:             Bene, tu sai chi è?

Massimo CIANCIMINO:  (..) non è una persona che io posso individuare, che c’ha un nome e lo so.. l’avrei detto..

Sandra AMURRI:             Eh.. allora lo sai..

Massimo CIANCIMINO: E’ una persona che con mio padre nella sua vita più di 10 minuti non si è riunita ..

 -   INTERMEZZO -

 A Roma mio padre incontrò il signor Franco, ricordo con assoluta certezza che in quel periodo vi furono molti incontri sia con lui che con il LO VERDE; questo anche perché il sig. Franco propose e fece avere un passaporto a mio padre… (dai verbali di deposizione di Massimo Ciancimino in procura a Palermo)

 

Sandra AMURRI:             Va bene, tu non lo sai, allora! Allora tu non lo sai chi è, allora tu non sei in grado di dire chi è!

Massimo CIANCIMINO: Io sono in grado di dire come ci si arrivare, e l’ho fatto.. stop. Facciano loro quello che vogliono.

 

Insomma, detta così, pare che siano gli inquirenti, a non volere seguire per qualche ragione le precise indicazioni di Ciancimino jr per giungere finalmente al sig. Franco.

Indubitabilmente  qualcuno saprà apprezzare questo punto di vista, nelle Procure di Palermo e Caltanissetta.

 Sandra AMURRI:             E come ci si arrivava, con De Gennaro!

Massimo CIANCIMINO: Eh. Facciano loro .. non posso dire altro.. sono obbligato al segreto.. ok

Sandra AMURRI:             Eh si vabbè.. però.. per mesi, mesi e anni l’hai detto dappertutto, in televisione di qua e di là, e non mi pare.. io non credo che i magistrati se tu avessi dato loro degli elementi veri e reali non lo avrebbero voluto identificare perchè non..

Massimo CIANCIMINO:  No, ma stanno lavorando .. io sono stato interrogato la settimana scorsa e  due settimane fa, stanno lavorando..

Sandra AMURRI:             Da chi sei stato interrogato? da Palermo?

Massimo CIANCIMINO:  Palermo e Caltanissetta, vanno congiuntamente su questo.

Sandra AMURRI:             Vabbè.. staremo a vedere allora, presto aspettiamo i risultati..

Massimo CIANCIMINO:  Però secondo me se non se ne parla, Sandra, forse riescono a lavorare in pace (ride)

Sandra AMURRI:             Vabbè, è ovvio..certo, per carità, devono lavorare in pace…

 

Su questo siamo d’accordo anche noi. Più i PM potranno lavorare in pace, più il Sig. Franco si sentirà stringere nella morsa: ormai ha i minuti contati.

 1 – continua    

pubblicato il 17 ottobre 2012 su LiberoReporter