I Racconti di Gaspare Mutolo   2 «Borsellino…

I Racconti di Gaspare Mutolo  (2) : «Borsellino si oppose alla trattativa»  -  2° parte

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Stavamo dicendo che i giornali, dalla testimonianza di Gaspare Mutolo in aula a Palermo l’1 giugno scorso, hanno tratto delle conclusioni importanti, nei loro titoli. Vediamone alcune.

Cominciamo da Repubblica, che l’1 giugno scorso titolava  “Borsellino sapeva della trattativa – Mutolo: “Il giudice si oppose”. E poi dettagliava:  “Il pentito al processo Mori: “C’era un accordo per il quale i boss avrebbero dovuto dissociarsi in cambio di un’amnistia”. Durante un interrogatorio, il magistrato avrebbe espresso il proprio dissenso.

La stessa notizia era già stata battuta dalle agenzie, come ad esempio  Adnkronos: “Mafia: pentito Mutolo, Borsellino sapeva della trattativa tra …” o ANSA: “Mafia:Mutolo,Borsellino era amareggiato ‘Sapeva che c’era una trattativa ed era disgustato‘”

Sonia Alfano, sulle sue pagine di internet  faceva il rendiconto, essendo lei sempre presente ai dibattimenti di questo processo (si, perché lei l’imputato Mori alla gogna lo vuole vedere in diretta e dal vivo, mica come noi comuni mortali che dobbiamo accontentarci delle registrazioni di Radio Radicale). Quindi, dal diario del cronista di prima linea Sonia Alfano, noi sappiamo che Gaspare Mutolo, quella mattina,  “aveva raccontato circostanze importanti ai giudici del tribunale, prima tra tutte la consapevolezza di Borsellino di una trattativa in atto nel luglio del 1992 tra mafia e Stato e la sua indignazione nell’apprendere della possibilità di dissociazione che si voleva offrire ai mafiosi, quando alla strage di Via D’Amelio mancavano ormai solo due giorni e Mutolo era al suo cospetto per l’ennesimo interrogatorio.

Colpisce dunque l’univocità e la perfetta sintonia dei rendiconti: agenzie, editoriali, personalità presenti fisicamente al dibattimento.  E soprattutto colpisce, se raffrontata con il fatto che Gaspare Mutolo, nella vita reale di quell’aula in quella giornata di giugno, NON HA MAI, e ripeto: MAI,  DETTO DI AVER VISTO O SENTITO BORSELLINO AFFERMARE O MIMARE, O DISEGNARE QUALCOSA CHE IN QUALCHE MODO RIGUARDASSE LA TRATTATIVA STATO-MAFIA, O IL FATTO CHE NE FOSSE CONSAPEVOLE, O IL FATTO CHE NE FOSSE CONTRARIO E VOLESSE OPPORVISI.

Qui vi allego il verbale di deposizione integrale, potete leggerlo, e buon divertimento. Quando troverete qualcosa che possa confermare in termini oggettivi quanto scritto dai giornali, dalle agenzie, o dalla Sonia Alfano che si godeva il bello della diretta,  fatemi sapere.

In realtà si tratta di una rivoltante ed aberrante forzatura degli organi d’informazione,  di un’opinione, un’interpretazione  del teste, in merito ad un episodio che invece, con tutta probabilità, con la trattativa stato-mafia di cui si sta parlando al processo Mori, ha ben poco a che vedere.

In calce a quest’articolo, troverete lo stralcio del verbale di deposizione riguardante questo capitolo, la presunta conoscenza della trattativa da parte di Borsellino, ed il suo conseguente disgusto.

Chi avrà la pazienza di leggerla per intero, potrà misurare personalmente quanto pesanti e gravi siano state le forzature mediatiche in questo caso.  Qui noi ci limiteremo a fare la sintesi di ciò che realmente ha detto Mutolo.

Gaspare Mutolo, ha raccontato che in uno dei suoi incontri con Borsellino, (ed ha precisato diligentemente di non ricordare quale, se quello del 1° luglio, o uno di quelli avvenuti tra il 12 ed il 17 luglio, quindi, tanto per cambiare, ecco venir fuori un’altra invenzione della Alfano, in merito alla datazione dell’episodio, perché ella lo ha collocato invece con certezza al 17 luglio), nel corso dell’audizione,  c’è stata una pausa. Borsellino dunque si stava facendo la sua pausa in corridoio, chiacchierando con altri “personaggi”, colleghi magistrati, o poliziotti, o funzionari della DIA.  Mutolo origliava e “rubava” qualche parola, e quindi sentiva Borsellino esclamare, tutto contrariato, disgustato, arrabbiato: “ma sono pazzi, questi sono pazzi”.  Mutolo riesce solo a percepire queste parole e, tutt’al più, come vedremo, che l’argomento del dissenso era la dissociazione.  Altre parole, Mutolo dice espressamente di non averne percepite, così come dice di non aver parlato personalmente dell’argomento  con Borsellino.  Come possono dunque i giornali aver scritto ciò che hanno scritto, in mancanza di altri dettagli?  I giornali in realtà, hanno scritto ciò che hanno scritto, forzando una successiva affermazione di Mutolo, la quale però rifletteva soltanto una sua personalissima opinione. Infatti Mutolo racconta che giorni dopo quell’episodio (quanti non è dato sapere) egli venne a sapere che “c’era il Pippo Calo` ed altri mafiosi addirittura che volevano avere la possibilita` di potere girare nelle carceri per parlare e cioe` e per mettere d’accordo diciamo a tutti i capi mandamenti e dopo io ho capito che c’era una… che volevano fare un accordo che si dissociavano questi mafiosi e dopo sono entrati anche i napoletani però senza fare nomi

Insomma, venuto a sapere, “dopo giorni, che c’era Pippo Calò che voleva fare l’apostolo della dissociazione, Mutolo potè finalmente “capire e ricostruire” (parole sue, ed ecco che siamo alla famosa testimonianza di un fatto dedotto dal teste, cioè solo da lui presunto) che Borsellino quando era incazzato nel corridoio e diceva “ma questi sono matti”, si riferiva a questo.

Occorre rimarcare, per capire bene la “dinamica” di questa testimonianza, che Mutolo ribadisce più volte di non aver parlato dell’argomento con Borsellino.  Dice invece che solo una volta appreso che Pippo Calò stava facendo l’apostolo della dissociazione in carcere, solo allora, ha “capito e ricostruito” che Borsellino nel suo sfogo in corridoio si riferiva a quella circostanza. Dal che, noi possiamo solo immaginare (anche se il teste non lo ha detto espressamente), che Mutolo abbia potuto percepire in qualche modo, oltre alla frase “ma questi sono matti”, che l’argomento dello sfogo del magistrato doveva essere qualcosa che aveva a che fare con la “dissociazione”. Altrimenti non si capirebbe come egli avrebbe potuto associare fra loro i due episodi, quello di Borsellino in corridoio, e quello di Calò in carcere, a meno di avere delle facoltà paranormali.

Sta di fatto che da questo semplice quadro, senza nessun ulteriore elemento, gli organi di informazione hanno tratto la conclusione che Borsellino in corridoio quel giorno stava parlando della trattativa, della quale quindi era a conoscenza, e che sulla stessa aveva manifestato il suo totale dissenso.

Anche noi amiamo le deduzioni logiche.  Però, chiediamo venia, amiamo farle con le nostre celluline grigie anziché approfittare di quelle di Gaspare Mutolo o degli addetti stampa.

E allora abbiamo provato a capire e ricostruire anche noi.

Dunque, siamo al 1° di luglio, oppure in una data compresa tra il 12 ed il 17 luglio. Paolo Borsellino fa una pausa-caffè/sigaretta e sta chiacchierando in corridoio con colleghi o funzionari, o altri presenti occasionali.

Che cosa fa normalmente un magistrato in una pausa di lavoro in corridoio, mentre chiacchiera con colleghi o funzionari di polizia giudiziaria? Beh, qualcuno vorrebbe farci credere che possa lanciarsi in uno sfogo personale sulla trattativa stato-mafia. Noi invece questa ipotesi la lasciamo volentieri ai più creativi, o ai PM alla disperata ricerca di qualche indizio confortante, perché la riteniamo abbastanza inverosimile (per non dir di peggio), e ci piace invece formulare ipotesi più semplici, lineari e realistiche, e cercarne i riscontri.

Quindi l’ipotesi più plausibile, semplice e lineare, è che normalmente, in quel tipo di pausa e con quel genere di compagnia, si commentino le notizie del giorno, soprattutto se hanno qualcosa a che fare con il proprio lavoro.

Più difficilmente ci si mette a parlare di occulte trattative correnti tra lo stato e la mafia, durante la merendina.

Volendo quindi tenere i piedi per terra, ho aperto gli archivi di alcuni giornali, ed ho digitato la parola “dissociazione” limitando inizialmente la ricerca alla data del 1° luglio 1992.

E subito è uscito fuori l’uovo di colombo, con ampi spazi su tutti i giornali di quella mattina di vent’anni fa. Eccolo qua:

Dunque era accaduto che la Corte d’Appello di Cagliari, in forza della  legge sulla “dissociazione” dal terrorismo del febbraio 87, aveva prodotto i riconteggi della pena di uno dei fondatori delle Brigate Rosse, Alberto Franceschini,  decretando che questa poteva essere ridotta dai circa 52 anni comminati (avrebbe dovuro uscire nel 2022) a circa 22, con un bello sconto di 30 anni. Dal che, il Franceschini, poteva considerarsi un uomo libero.

DOMANDA: E’ dunque possibile che Paolo Borsellino in quel corridoio, quel primo di luglio, commentando la notizia presente proprio quella mattina sui giornali su quel caso di dissociazione e di scarcerazione di un terrorista reo di avere organizzato ed eseguito il sequestro del collega MARIO SOSSI, mandante morale di omicidi, e co-organizzatore di rivolte carcerarie,  abbia sbottato, con colleghi e poliziotti: “ma questi sono matti”?

E magari abbia aggiunto anche qualche epiteto contro la legge sulla  dissociazione concordata con lo stato, capace di portare a simili risultati?

Noi diciamo di si, anche senza averlo conosciuto personalmente; ci basta il suo esempio di vita per crederlo più che possibile.

Ora, sotto il profilo del diritto, la semplice plausibilità dell’ipotesi in questo caso è più che bastevole.

Noi non dobbiamo dimostrare che Borsellino si stava riferendo certamente a Franceschini.

Ma i magistrati, invece, hanno l’obbligo di prendere atto che -  si rileggano pure bene la deposizione di Mutolo parola per parola -  non si può in alcun modo affermare che ciò di cui sta parlando Mutolo non possa a tutti gli effetti essere un episodio che si è svolto in quelle circostanze, e che il teste abbia tranquillamente preso, “rubando” qualche parola al dialogo del magistrato,  una legge sulla dissociazione per un’altra, e preso l’incazzatura di Borsellino in corridoio come qualcosa di rivolto contro un progetto che poteva essere solo nell’aria, solo possibile, anziché qualcosa di riferito ad un avvenimento ben preciso, che riempiva quel giorno stesso le pagine dei giornali.

Ecco che cosa succede a valorizzare e cercare di interpretare testimonianze fondate su “sentiti dire” e “personali deduzioni” del teste: che poi esce il blogger che con un paio di ricerche suggerite dalla logica ti formula un quadro dei fatti, sempre in linea e mai in disaccordo con quanto raccontato dal teste, molto più terra-terra, plausibile e realistico di quello che invece è piaciuto tanto ipotizzare agli organi di informazione, perché molto più scabroso.

E dire che si vedeva benissimo che Mutolo non avesse per niente le idee chiare e nessun indizio determinante, per poter dire che Borsellino stava parlando della trattativa con la mafia.

Quando di Matteo gli domanda: “a chi si riferiva Borsellino con la parola “matti”?”, egli risponde: “si riferiva ai mafiosi e ai camorristi.”, provocando forte contrarietà nel pubblico ministero, ed ancor più forte ilarità fra gli uditori.

E questo la dice lunga di come aveva chiare le idee…

(2 – continua)

 

APPENDICE

La parte della testimonanza di Mutolo sull’episodio del “corridoio”:

 

MUTOLO GASPARE :-  …“l’orecchio sono come gli occhi che uno guarda e ruba l’immagine. Una volta ci ho sentito dire ma sono pazzi, questi sono pazzi ma che… insomma c’era qualche cosa, che io DOPO HO CAPITO che c’erano diciamo alcuni mafiosi che volevano fare diciamo non lo so a che livello erano giunti, in cui si volevano dissociare della mafia e volevano una specie di amnistia perchè le leggi che c’erano erano tutti contrari a queste mafiosi e quindi capivano che se lo stato diciamo portava avanti, almeno quelle leggi che c’erano allora, e cioe` per i mafiosi si metteva un pochettino male.”

PUBBLICO MINISTERO :- Signor Mutolo ascolti e risponda a questa mia domanda. E` mai capitato che prima dell’interrogatorio, durante qualche pausa, il Giudice Borsellino si fermasse a parlare con lei o con altre persone di appunto tematiche stava accennando relative a dissociazioni a trattative, a colloqui tra mafiosi ed esponenti delle istituzioni per addivenire a qualche cambiamento legislativo?

MUTOLO GASPARE :- Guardi io su questo io cioe` non mi ricordo che il dottor Borsellino ha parlato direttamente con me di queste cose, pero` io ricordo perfettamente che l’ho sentito gridare nel corridoio con personaggi importanti perchè magari c’era qualche Giudice o qualche funzionario importante, in cui sentivo dire io ma sono matti ma questi… pero` con me direttamente non abbiamo… cioe` non e` che parlavamo di queste cose, perchè erano cose che potevano interessare allo stato, alle istituzioni non e` che potevano interessare a me. Io dopo pero` ho collegato perchè rubavo qualche parola e di me non e` che si guardavano per esempio se io potessi ascoltare qualche conversazione oppure qualcuno poteva essere un pò arrabbiato e gridava, cioe` non e` che io andavo a raccontare ai mafiosi, cioe` non… pero` io ricordo perfettamente che il dottor Borsellino in quel periodo, non posso diciamo essere preciso con la data se e` stato il primo o il 15 o il 17 o il 16 luglio, ma lui parlava con delle persone ed io ascoltavo e lui diceva ma sono matti, sono matti, pero` in quel periodo la situazione anche alla Dia era un pochettino diciamo ingarbugliata, un pochettino preoccupante, perchè io mi ricordo che quando io uscivo con delle persone…

PUBBLICO MINISTERO :- No mi scusi…

MUTOLO GASPARE :- A parte che quando…

PUBBLICO MINISTERO :- No mi scusi dobbiamo tornare un attimo su quello che lei ascolta perchè vorrei, diciamo, la massima precisione possibile. Allora lei ascolta il dottor Borsellino parlare animatamente con altre persone, riferirsi al fatto che sono dei pazzi o dei matti ma chi perchè di che cosa stava parlando?

MUTOLO GASPARE :- Guardi l’unico dopo discorso che io ho potuto capire e ricostruire sono stati dopo giorni, in cui diciamo ho sentito che c’era il Pippo Calo` ed altri mafiosi addirittura che volevano avere la possibilita` di potere girare nelle carceri per parlare e cioe` e per mettere d’accordo diciamo a tutti i capi mandamenti e dopo io ho capito che c’era una… che volevano fare un accordo che si dissociavano questi mafiosi e dopo sono entrati anche i napoletani però senza fare nomi, diciamo noi ripudiamo non siamo piu` mafiosi e quindi ci doveva essere una specie di amnistia diciamo che tornavano persone normali senza imputazione, perché tutte le imputazioni automaticamente erano indiziarie perchè ancora ripeto tutti i collaboratori non ci sono collaboratori, allora ci sono soltanto io, Buscetta è in America, Mannoia e` in America e quindi sono io che riapro con queste nuove leggi con questo fronte dei collaboratori.

PUBBLICO MINISTERO :- Ma a chi si riferiva quando diceva questi sono pazzi questi sono matti?

MUTOLO GASPARE :-Guardi io le posso dire questo, in quel periodo io mi muovo con dei personaggi strettissimi, io mi nuovo o con il dottor Di Gennaro o con il dottor Gratteri o con Di Petrillo, cioe` non e` che io ci sono persone che… in quel periodo io sono… per loro sono un personaggio importante e quindi si muovono con questa cautela, con questa riservatezza diciamo, insomma le persone che mi seguivano sono queste, pero` io onestamente dopo 20 anni non e` che posso ricordare con precisione parlava con tizio, insomma non me la sento proprio di dire parlava… Cioè ho cercato io di fare memoria di ricordare, pero` non… per me erano cose normali, anche perchè ripeto in quel periodo quando io mi spostavo…

PUBBLICO MINISTERO :- Signor Mutolo non le ho chiesto con chi parlasse il dottor Borsellino quando si riferiva al fatto che questi erano pazzi erano matti, io le ho chiesto se lei ha potuto, ascoltando le parole del dottor Borsellino, capire a chi si riferisse, cioe` il dottor Borsellino diceva questi sono pazzi, ma chi erano pazzi i mafiosi o…

MUTOLO GASPARE :- Erano pazzi i mafiosi che volevano fare questo accordo, che volevo… cioe` che volevano questi patti, che avevano impiantato, almeno io non lo so come li avevano impiantati ma il riferimento era questo, perchè dopo io ascoltando altre cose ho capito che il riferimento era diciamo ai mafiosi ed ai camorristi.

PUBBLICO MINISTERO :- Allora io le leggo e le contesto quello che lei ha detto in due verbali alla Procura di Caltanissetta sia il 5 novembre del 2009 che il 23 marzo del 2010, 5 dicembre del 2009 “ricordo che in occasione delle pause di uno degli interrogatori che ho effettuato con il dottor Borsellino, non ricordo esattamente quale, lo stesso affronto` con i suoi interlocutori, anche in quel caso non ricordo quali, ma si trattava sicuramente agli appartamenti alla Dia che in quel periodo seguivano la mia collaborazione, un discorso relativo alla dissociazione di appartenenti a cosa nostra. In particolare ricordo che si discusse del fatto che Pippo Calo` dal carcere, nella qualita` di porta voce dei capi mandamento che erano detenuti porto` avanti tali argomentazione alle quali si aggregarono anche i camorristi” e fin qua l’ha ripetuto. “In sostanza cosa nostra cercava di portare avanti un discorso che investiva principalmente i latitanti che avrebbero dovuto consegnarsi alla giustizia, ammettere il fatto di essere mafiosi e in cambio ottenere benefici per loro e per gli altri mafiosi gia` detenuti che del pari avrebbero dovuto ammettere di essere mafiosi. Posso affermare con certezza che il dottor Borsellino, per quel che ho percepito, era a conoscenza di tali fatti, che dunque non apprese la prima volta in quella occasione”, mi ascolti signor Mutolo “e era fortemente contrariato direi disgustato innanzi a tale ipotesi, ripetendo che coloro che stavano anche solo pensando di accettarla erano dei pazzi, accettarla”. Ancora lei e` tornato sull’argomento il 23 marzo del 2010 e ha detto pagina 3 del verbale “ribadisco che il dottor Borsellino affronto` davanti a me e con personale della Dia il tema della dissociazione di alcuni mafiosi da cosa nostra, prendendo le distanze in maniera netta da chi la riteneva un fatto positivo. Ricordo che osservai che cosa nostra ha fatto sempre trattative con lo stato, semmai potevano cambiare gli interlocutori. Il dottor Borsellino in quella occasione era assolutamente disgustato che qualcuno nelle istituzioni potesse condividere tali iniziative”. Quindi signor Mutolo lei in questi due verbali ha fatto riferimento per avere percepito queste parole tra Borsellino e non si ricorda chi, al fatto che il dottor Borsellino era disgustato che qualcuno nelle istituzioni stesse prendendo in considerazione questa ipotesi della dissociazione, non che fosse arrabbiato con i mafiosi che la proponevano, ma fosse disgustato con il fatto che qualcuno stava prendendo in considerazione di accettare questa proposta della dissociazione. Ora io le chiedo, lei queste dichiarazioni le ha fatte poco tempo fa diciamo, quindi non…,  e le ha fatte in ben due occasioni alla Procura di Caltanissetta competente per la strage di via D’Amelio. Sono esatte le conferma le precisa? Che cosa ci deve dire sul punto?

MUTOLO GASPARE :- No, no io le confermo queste, infatti io quando dico che dopo ho saputo che c’era Pippo Calo` che voleva diventare o era cioe`… io non e` che ascoltavo con interesse proprio, il portavoce di questi capi mandamento che c’erano in galera io mi riferivo a questo, io forse mi sono espresso male, pero` in dottor Borsellino, non parlando direttamente con me, erano sempre discorsi che io magari ascoltavo, perchè il dottor Borsellino non e` che parlava di queste cose con me, parlava con altri personaggi, io ascoltavo e capivo il discorso quale era, il discorso era quello che il dottor Borsellino era disgustato, era arrabbiato era incazzato perchè logicamente i mafiosi avevano l’interesse di fare queste cose, pero` c’erano persone delle istituzioni magari che avevano fatto intravedere qualche cosa che si poteva fare, ecco lui perchè era contrariato perchè logicamente lui non voleva… l’idea… lui di queste cose non ne voleva sentire proprio, era disgustato quando dico che e` disgustato intendo dire che era contrariato a tutto.

PUBBLICO MINISTERO :- Era disgustato nei confronti di chi?

MUTOLO GASPARE :- Di personaggi diciamo che lui sapeva magari che… dello stato che c’era qualcuno che si stava interessando, perchè c’erano altre cose che io diciamo collocavo a queste cose esatto? Perchè io ero allora… allora io ero in mezzo a tutti questi persone, diciamo io mi vedevo diciamo con De Gennaro, mi vedevo con il procuratore Grasso, mi vedevo con i giudici Natoli Lo Forte ed altri Giudici, cioe` erano argomentazioni che facevano fra di loro… Pero` io quello che posso dire con certezza è che il dottor Borsellino sapeva che c’erano questi… che stavano avvenendo questi contatti perché c’erano altri commenti pure, sa dice ma a quella persona l’abbiamo vista che e` scesa a Palermo, quella persona l’abbiamo visto.., insomma parlavano in riferimento che c’era qualche persona non della Dia ma di altre diciamo istituzioni, che magari scendeva a Palermo e non lo so per che cosa, non e` che io posso dire per che cosa. Pero` la dia quando io mi muovevo guardavano sempre in una maniera guardigna se c’era qualche macchina ferma, qualche volta io facendo finta che non capivo niente sentivo e la` c’e` la macchina guarda, si` e` la`, logicamente se quelle macchine che loro pensavano che potevano essere macchine di mafiosi, potevano arrivare subito 20 macchine, ma erano macchine di altre diciamo istituzioni, di altri corpi di polizia insomma, allora si parlava dei servizi segreti. Cioe` anche quelle persone che stavano vicino a me, che continuamente mi spostavo no e dopo quando è aperto piazza Priscilla io me ne sono andato ad abitare dentro piazza Priscilla, è perchè avevano pure paura che io potesse saltare pure in aria.

PUBBLICO MINISTERO :- Senta risponda a queste domande. Intanto pocanzi le ho letto il contenuto delle dichiarazioni che lei ha reso a Caltanissetta il 23 marzo 2010 e c’e` un passaggio sul quale vorrei tornare. “Ribadisco che il dottor Borsellino affronto` davanti a me e con personale della Dia il tema della dissociazione di alcuni mafiosi di cosa nostra, prendendo le distanze in maniera netta da chi la riteneva un fatto positivo. Ricordo che osservai che cosa nostra ha sempre fatto trattative con lo stato, semmai potevano cambiare gli interlocutori” Ora io le chiedo effettivamente lei fece questa osservazione al Giudice Borsellino mentre il Giudice Borsellino parlava e commentava disgustato della ipotesi dell’accoglimento della dissociazione?. E` vero che lei ha fatto, cosi` come ha dichiarato qua a Caltanissetta, fece notare al dottor Borsellino che cosa nostra ha sempre fatto trattative con lo Stato e soprattutto c’e` stata una qualche risposta da parte del dottor Borsellino?

MUTOLO GASPARE :- No guardi io di queste trattative le so che c’erano state prima con lo Stato, con persone delle istituzioni, diciamo il dottor Borsellino non e` che mi ha detto ed io c’ho detto quale era… il dottor Borsellino io c’ho spiegato molto bene che negli anni 75 – 74 fino a dopo…

PUBBLICO MINISTERO :- Aspetti signor Mutolo questo diciamo al momento non ci interessa, io vorrei capire che cosa… in quel colloquio, quando lei… perchè lei cosi` ha detto, quando sento parlare il dottor Borsellino parlare disgustato dell’ipotesi della dissociazione, io… cosi` ha dichiarato… il ricordo che cosa nostra ha sempre fatto trattative con lo Stato. Io le voglio chiedere se effettivamente lei conferma che in quel momento ricordo` questa cosa al dottor Borsellino e il se il dottor Borsellino commento` in qualche modo la sua affermazione.

MUTOLO GASPARE :- Guardi io non lo so come vengono interpretate, io mi ricordo che portai i paragoni al dottor Borsellino che la mafia e` andata sempre d’accordo con lo Stato, che ci sono stati periodi in cui i mafiosi erano abituati che di associazione non si doveva parlare, quindi puo` darsi che il mio riferimento e` a questo, cioe` che noi abbiamo un periodo 75 – 76, in cui non ci sono associazioni a Palermo. Perchè io mi ricordo tramite alcuni magistrati, tramite alcuni massoni, tramite alcuni avvocati, perchè gli avvocati sono diciamo tra questo intreccio perchè tra mafia politica sono gli elementi piu` importanti, io mi ricordo che ne parlavo con il dottor Borsellino che in quel periodo noi abbiamo avuto una pacchia diciamo che non c’erano. Puo` darsi che il mio riferimento e` a questo che c’e` quel periodo in cui non ci sono a Palermo associazioni a delinquere, perchè il fatteggio era il fatto che era che diciamo un mafioso doveva avere un reato specifico, e mi ricordo che tornando sempre un passo indietro, lei e deve comprendere io non e` che c’ho una scuola oppure… cioe` parlo in un’altra maniera che una persona mi deve comprendere. Allora se lo Stato non accettava… io parlo lo Stato, se le istituzioni non accettavano gia` si parlo` di fare degli attentati diciamo anche fuori dell’Italia, cioe` ogni capo famiglia ogni capo mandamento doveva fare un atto dinamitardo, non lo so nelle statue, nelle banche, non con mafiosi e mafiosi, per fare diciamo scendere in campo questi personaggi. Ma io sempre ho sentito personaggi che appartenevano alla massoneria, ora non e` che posso dire con precisione tizio… pero` diciamo questi discorsi nel lontano 74 – 75 ci sono stati e i mafiosi hanno arrivato al suo scopo, cioe` che non ci dovevano essere associazioni. E noi abbiamo un periodo a Palermo che non ci sono associazioni mafiose.