Ancora sull’intervista a Paolo Borsellino

ECCO IL TESTO ORIGINALE DELLE PARTI DELLA FAMOSA INTERVISTA A PAOLO BORSELLINO DEL MAGGIO 92, CHE RIGUARDANO DELL’UTRI E BERLUSCONI. 

LO PUBBLICO PER METTERE LA PAROLA FINE ALLE POLEMICHE CON TUTTE QUELLE PERSONE, MISEREVOLI PIU’ CHE MISERABILI, CHE CONTINUANO AD INVOCARE LA NOTA MANIPOLAZIONE DI QUESTO TESTO COME PROVA CHE BORSELLINO SI INTERESSAVA A QUEI DUE SIGNORI. BASTA LEGGERE QUESTO INTEGRALE: PAOLO BORSELLINO NON SI OCCUPAVA DI DELL’UTRI E BERLUSCONI, E NON SE NE INTERESSAVA PER NIENTE.

 

GUARDA IL VIDEO DELLA MANIPOLAZIONE PRINCIPALE

 

Premessa: al di fuori dell’intervista “on the record”,  nel video girato da una telecamera posata “pur – distrattamente – accesa” sul pavimento,  si ascoltano i giornalisti e Borsellino conversare su di alcuni documenti.  Si intende bene che il magistrato ha con sé della annotazioni sulla figura di Mangano che ha predisposto in precedenza su richiesta degli stessi giornalisti. Dalle successive consultazioni di queste stesse carte nel corso dell’intervista, si capisce che si tratta certamente di annotazioni che riguardano anche Dell’Utri. E comunque di informazioni estratte dagli archivi della Procura, su precedente espressa richiesta dei giornalisti francesi.

Ecco uno stralcio del dialogo “off the record”:

(Al citofono – ndr) GIORNALISTA: Si, ehhh…per il Dott. Borsellino …  Fabrizio Calvi….non ho capito…ottavo piano
GIORNALISTA: Buongiorno dottore..
BORSELLINO: Buongiorno..
GIORNALISTA: Eh arrivano…gli altri colleghi.
BORSELLINO: Accomodatevi…
BORSELLINO: … avete bisogno di prese…
BORSELLINO: Dunque ho effettuato una ricerca…che non ho potuto approfondire stamattina … sulle storie di Mangano però…  ho soltanto quello che risultava  dal computer…ehe…per la verità non ho potuto confrontare perché, cioè le indicaz..l’esito dei documenti  perchè…
NDR : La telecamera viene posata sul pavimento con l’obbiettivo rivolto verso le gambe del magistrato, sotto la scrivania, e viene lasciata accesa. A Borsellino invece pare proprio che sia stato lasciato credere che la telecamera fosse “off”, cioè non sia stato avvisato che si stava registrando.
GIORNALISTA: Ma c’è tutto questo su di lui…
BORSELLINO: Beh  …sono… ogni foglio del genere corrisponde a un documento…un documento, anche voluminoso…non … ci vuole tempo per andarli a pescare…
GIORNALISTA: …ho capito…
BORSELLINO:perché Mangano fu coinvolto sia nel blitz di San Valentino, sia nel…sia nel…  (l’oriologio a pendolo suona le 16 – ndr) …buonasera  come sta?… (parole incomprensibili – ndr)
BORSELLINO:…..sia nel blitz di San Valentino sia nel processo Spatola che fece negli anni 80 Falcone a Palermo. Quello che c’è risultato al processo Spatola l’essenziale è riportato in questa scheda qua… per quanto riguarda il blitz di San Valentino…
GIORNALISTA:…questo l’abbiamo…il blitz di San Valentino.

ON THE RECORD

(…)

GIORNALISTA: Dunque, quando Mangano al telefono parlava di droga diceva “cavalli”?

BORSELLINO: Diceva cavalli e diceva magliette, talvolta”

GIORNALISTA: Perché c’è, se ricordo bene, nell’inchiesta del San Valentino, un’intercettazione tra lui e Marcello Dell’Utri in cui si parla di cavalli

BORSELLINO:  Si, comunque non è la prima volta che viene utilizzata, Probabilmente non so se si tratti della stessa intercettazione, se mi consente di consultare…di consultare… … no questa intercettazione in cui si parla di cavalli è un’intercettazione che avviene fra lui e uno della famiglia degli Inzerillo.

GIORNALISTA: Ma ce n’è un’altra nella San Valentino con lui e Dell’Utri

BORSELLINO:  Si il processo di San Valentino, sebbene io l’abbia gestito per qualche mese, poiché mi fu assegnato a Palermo allorché i giudici romani si dichiararono incompetenti e lo trasmisero a Palermo, io mi limitai a sollevare, a mia volta, un conflitto di competenza davanti la Cassazione, conflitto di competenza che fu accolto, quindi il processo ritornò a Roma e…o a Milano, ora in questo momento non lo ricordo, conseguentemente non è un processo che io conosca bene in tutti i suoi dettagli perché, appunto, non l’ho istruito, mi sono dichiarato incompetente (indi, non conosceva quella telefonata – ndr)

GIORNALISTA: Comunque lei, in quanto esperto, lei può dire che quando Mangano parla di cavalli al telefono, vuol dire droga

BORSELLINO:  Si, tra l’altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga è una tesi che fu asseverata nella nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta a dibattimento tant’è che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi processo per traffico di droga, fu condannato esattamente a tredici anni e quattro mesi di reclusione più settantamila lire….settanta  milioni di multa e la sentenza di Corte d’Appello confermò queste decisioni del primo grado, sebbene, da quanto io rilevo dalle carte, vi sia stata una sensibile riduzione della pena

GIORNALISTA: E Dell’Utri non c’entra in questa storia?

BORSELLINO:  Dell’Utri non è stato imputato nel maxiprocesso, per quanto io ne ricordi. So che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme a Mangano

GIORNALISTA: A Palermo?

BORSELLINO:  Si. Credo che ci sia un’indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari

GIORNALISTA: Dell’Utri. Marcello Dell’Utri o Alberto Dell’Utri ? I due?

(ed ecco la sorpresa. Borsellino deve consultare il suo fascicolo, perché non sa neppure quale dei Dell’Utri sia indagato – ndr)

BORSELLINO:  Non ne conosco i particolari. Potrei consultare avendo preso qualche appunto (Borsellino guarda le carte.  – ndr), cioè si parla di …  Dell’Utri Marcello e Alberto, entrambi (Borsellino fa questa affermazione solo dopo aver consultato le carte, prima non ne era al corrente – ndr)

GIORNALISTA: I fratelli?

BORSELLINO:  Sì

GIORNALISTA:  Quelli di Publitalia?

BORSELLINO:  Sì

GIORNALISTA:  E tornando a Mangano, le connessioni tra Mangano e Dell’Utri?

BORSELLINO:  Si tratta di atti processuali dei quali non mi sono personalmente occupato, quindi sui quali non potrei riferire nulla con cognizione di causa.  Posso ulteriormente riferire che successivamente al maxi processo, o almeno all’istruzione del maxi processo, di questo Vittorio Mangano parlò pure Calderone. ..che lo…ribadì la sua posizione di uomo d’onore, e parlò di un incontro, con Mangano, avuto da Calderone, credo nella villa di … nella tenuta agricola di Michele Greco …ee … insieme dove …lo conobbe, mentre si era ivi recato, dopo aver compiuto un omicidio, almeno questo lo dice Calderone, assieme a Rosario Riccobono.  Dello stesso Mangano ha parlato anche a lungo un pentito minore, che è recentemente deceduto, un certo Calzetta, il quale ha parlato dei rapporti fra questo detto Mangano e una delle famiglie di corso dei Mille, la famiglia Zanca, i cui esponenti furono tutti sottoposti a proce … erano tutti imputati nel maxi-processo.

GIORNALISTA: La prima volta che l’ha visto quando era?

BORSELLINO:  La prima volta che l’ho visto anche se fisicamente non lo ricordo… l’ho visto Fra il ’70 e il ‘75

(…)

GIORNALISTA: Ma lui viveva già a Milano?

BORSELLINO:  Beh lui… Sicuramente aveva…. era dimorante a Milano anche se risultò … lui stesso affermava di avere… di spostarsi frequentemente tra Milano e Palermo

GIORNALISTA: E si sa cosa faceva a Milano?

BORSELLINO:  A Milano credo che lui dichiarò di gestire un’agenzia ippica o qualcosa del genere. E comunque che avesse questa passione di cavalli, eh… risulta effettivamente la verità, perché anche nel processo, questo delle estorsioni di cui ho parlato, non ricordo a che proposito, venivano fuori dei cavalli. Effettivamente  cavalli, non “cavalli” come parola che mascherava il traffico di stupefacenti

GIORNALISTA: Sì, ma in quella conversazione (quella inserita nella San valentino – ndr)  con Dell’Utri poteva anche trattarsi di cavalli?

BORSELLINO:  Beh…nella conversazione inserita nel maxiprocesso, se non piglio errori, si parla di cavalli che dovevano essere mandati in un albergo. Quindi non credo che potesse …potesse trattarsi effettivamente di cavalli. Se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo, o comunque al maneggio. Non certamente dentro l’albergo (Notare bene che qui Borsellino, che conosceva soltanto la telefonata del maxiprocesso e non la telefonata su cui veniva sollecitato a rispondere, risponde ovviamente con la descrizione della telefonata che conosceva e delle ragioni per cui in quella telefonata la parola cavalli non poteva che significare droga. Poi non procede nel commento, considerando ovvia l’implicita prosecuzione, vale a dire che bisognava dunque vedere che cosa si diceva nell’altra telefonata, e se quindi veniva enunciata un’affermazione grottesca quanto i cavalli in albergo, per esprimere un giudizio – ndr)

(…)

GIORNALISTA: Si è detto che (Mangano) ha lavorato per Berlusconi

BORSELLINO:  Non le saprei dire in proposito.. Anche se, dico, debbo far presente che come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo poiché ci sono addirittura… so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito, per le quali non conosco addirittura quali degli atti siano ormai conosciuti e ostensibili e quali debbano rimanere segreti. Non…Questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi è una vicenda – che la ricordi o non la ricordi – comunque è una vicenda che non mi appartiene. Non sono io il magistrato che se ne occupa, quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla

GIORNALISTA: Ma c’è un’inchiesta ancora aperta?

BORSELLINO:  So che c’è un’inchiesta ancora aperta

GIORNALISTA: Su Mangano e Berlusconi? A Palermo?

BORSELLINO:  Su Mangano credo proprio di si, o comunque ci sono delle indagini istruttorie che riguardano rapporti di polizia concernenti anche il Mangano (qui nella versione manipolata, la risposta è stata cesoiata per lasciare soltanto il “Sì”, per cui l’ascoltatore è indotto a credere che fossero entrambi indagati – ndr)

GIORNALISTA: Concernenti cosa?

BORSELLINO:  Questa parte dovrebbe essere richiesta a Guarnotta (Leonardo Guarnotta, all’epoca magistrato a Palermo – ndr) … che ne ha la disponibilità… quindi non so io se sono cose che possono dirsi in questo momento

(…)

GIORNALISTA:  C’è una cosa che vorrei sapere. Secondo lei come si sono conosciuti Mangano e Dell’Utri?

BORSELLINO:  No, non… non lo so perchè questa parte dei rapporti di Mangano, ripeto, non fa parte delle indagini che ho svolto io personalmente  e conseguentemente  quello che ne so io è quello che può risultare dai giornali e da qualsiasi altra fonte di conoscenza. Non è comunque mai una conoscenza professionale mia. E sul punto peraltro non ho ricordi.…

 

GIORNALISTA:  Sono di Palermo tutti e due… (i complimenti a Calvi per il raffinatissimo indizio, qui bisogna proprio farli – ndr)

 

BORSELLINO:  Non è una considerazione che induce ad alcuna conclusione perché…  Palermo è una città, (diversamente come ad esempio Catania dove la famiglia…le famiglie persone erano composte da non più di una trentina di persone, almeno originariamente…),   in cui gli uomini d’onore sfioravano, ufficiale, sfioravano le 2000 persone, secondo quanto ci racconta ad esempio Calderone, quindi …  il fatto che fossero di Palermo tutti e due, non è detto che si conoscessero

GIORNALISTA:  Si ma c’è un socio di Dell’Utri un tale Filippo Rapisarda  che dice che ha conosciuto Dell’Utri tramite qualcuno della famiglia di Stefano Bontade

BORSELLINO:  Beh, considerato che Mangano, a q… ricordo, appartenesse alla famiglia dì Pippo Calò...evidentemente non sarà stato Manga…non sarà stato qualcuno….del … cioè… non saprei individuare chi potesse averglielo presentato. Comuque tenga presente che nonostante la… Palermo sia la città della Sicilia dove le famiglie mafiose erano le più numerose – si è parlato addirittura, in certi peridodi,  almeno, di 2000 uomini d’onore con famiglie numerosissime – la famiglia di Stefano Bontade sembra che in certi periodi ne contasse almeno 200…e…la… si trattava comunque di famiglie appartenenti ad una unica organizzazione, cioè Cosa Nostra, e quindi… i cui membri in gran parte si conoscevano tutti e quindi è presumibile che questo Rapisarda riferisca una circostanza vera…

GIORNALISTA:  Perché, a quanto pare, Rapisarda,  Dell’Utri … erano in affari con Ciancimino, tramite un tale Alamia

BORSELLINO:  Che Alamia fosse in affari con Ciancimino è una circostanza da me conosciuta e che credo risulti anche da qualche processo che si è già celebrato. Per quanto riguarda DellUtri e Rapisarda non so fornirle particolari indicazioni trattandosi, ripeto,  sempre, di indagini di cui non mi sono occupato personalmente

GIORNALISTA:  Lei in quanto uomo, non più in quanto giudice, come giudica la fusione che si opera, che abbiamo visto operarsi tra industriali al di sopra di ogni sospetto come Berlusconì o Dell’Utri e uomini d’onore di Cosa Nostra? Cioè Cosa Nostra s’interessa all’industria, o com’è?  (questa domanda, nella versione manipolata mandata in onda 9 anni dopo la morte del magistrato, viene tagliata e sostituita con quest’altra domanda registrata in studio, domanda che invece al giudice non fu mai posta: “Non le sembra strano che certi personaggi, grossi industriali come Berlusconi, Dell’Utri, siano collegati a uomini d’onore tipo Vittorio Mangano?”  L’inserimento  postumo di questa domanda inventata di sana pianta, dopo la morte di Borsellino, in combinazione con la successiva risposta abilmente cesoiata ed incollata, rappresenta una manipolazione raffinatissima, poiché induce a credere che Borsellino spieghi la “stranezza” del rapporto fra Berlusconi, Dell’Utri e Mangano, con la necessità da parte della mafia di investire il denaro. In realtà, al magistrato non era neppure mai stata posta quella domanda. Si legga quindi con attenzione la VERA risposta di Borsellino data alla VERA domanda – ndr)

 

BORSELLINO:  Beh, A PRESCINDERE DA OGNI RIFERIMENTO PERSONALE, PERCHÉ RIPETO CON RIFERIMENTO A QUESTI NOMINATIVI CHE LEI FA, CHE LEI HA FATTO,  IO NON HO PERSONALI ELEMENTI TALI DA POTER ESPRIMERE OPINIONI, MA CONSIDERANDO LA FACCENDA NEL SUO ATTEGGIARSI GENERALE (tutta questa parte in maiuscolo, nella manipolazione viene ovviamente tagliata – ndr) : ALLORCHÉ L’ORGANIZZAZIONE MAFIOSA, LA QUALE SINO AGLI ANNI 70, SINO ALL’INIZIO DEGLI ANNI SETTANTA AVEVA AVUTO UNA CARATTERIZZAZIONE DI INTERESSI PREVALENTEMENTE AGRICOLI O AL PIÙ DI SFRUTTAMENTO DI AREE EDIFICABILI. (anche questa parte maiuscola è stata tagliata. Notare bene la finesse del far esordire Borsellino con quel “dall’inizio degli anni 70 in poi” , che come inquadramento temporale coincide guarda caso con quello che comincia con la permanenza di Mangano ad Arcore, ma che da bene l’dea della continuità, con quel “dall’inizio … in poi”. In realtà Borsellino non sta pensando nella maniera più assoluta a quell’episodi, e tanto meno a Berlusconi – ndr) Dall’inizio degli anni Settanta in poi, Cosa Nostra cominciò a diventare un’impresa anch’essa. Un’impresa nel senso che attraverso l’inserimento sempre più notevole, che a un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali. Una massa enorme di capitali dei quali, naturalmente, cercò lo sbocco. Cercò lo sbocco perché questi capitali in parte venivano esportati o depositati all’estero e allora così si spiega la vicinanza fra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali,..contestualmente cosa nostra cominciò a porsi il problema e ad effettuare degli investimenti leciti o paraleciti come noi li chiamiamo, di capitali. Naturalmente per questa ragione, cominciò a seguire vie parallele, e talvolta tangenziali all’industria operante anche nel nord, della quale, in certo qual modo… alla quale in certo qual modo si avvicinò per potere utilizzare le capacità, quelle capacità imprenditoriali al fine di far fruttare questi capitali dei quali si era trovata in possesso.

GIORNALISTA:  Un investigatore ci ha detto che al momento in cui Mangano lavorava per Berlusconi c’è stato un sequestro, non a casa di Berlusconi però dì un invitato [Luigi D'Angerio, NDR] che usciva dalla casa di Berlusconi.

BORSELLINO:  Non sono a conoscenza di questo episodio.