Ripassino di analisi logica sui nuovi pizzini di…

Ripassino di analisi logica sui nuovi

pizzini di Ciancimino

pizzino cianciminoC’è un nuovo pizzino (riprodotto qui sopra).

Questo non fa parte della borsata di pizzini già consegnata dal testimone e peritata dalla Polizia scientifica  (vedi articolo precedente), ma è stato trovato nel famoso scatolone prelevato recentemente nella casa palermitana dei Ciancimino, essendo sfuggito a tutte le precedenti perquisizioni.

Per le ultime news su questo pizzino, ci avvaliamo di un articoletto di Riccardo Lo Verso, di Livesicilia

Per papà. Ho visto Giancarlo come da appuntamento: ho posto i tre quesiti (‘T’, ‘18 P’ e se era possibile prima della Cass. andare a casa). Mi ha detto che fino ad ora non ci sono novità. Restano i vecchi accordi presi con te”. Comincia così l’ultimo dei pizzini sequestrati a casa di Massimo Ciancimino, trovati nel famoso sgabuzzino. La lettera è stata rinvenuta alla presenza dell’avvocato Francesca Russo, legale di Ciancimino jr. Il documento, che risale agli inizi del 1993, come appurato dalla Scientifica, sarebbe stato indirizzato al padre, l’ex sindaco mafioso di Palermo Vito che allora era detenuto. Il biglietto, manoscritto e originale, era tra i documenti sequestrati nell’archivio segreto di Massimo trovati dopo il suo arresto, avvenuto il 22 aprile scorso. “T non fa niente prima della sentenza P – prosegue – Dichiarazioni dei pentiti (nuovi) su di te non dicono nulla. Le ha lette. Aspetta insediamento del nuovo a Palermo. (E’ amico), per sapere notizie dei nuovi assetti”. “Per quanto riguarda P – aggiunge – si preoccupa di interventi esterni e per poterli arginare ha bisogno di parlare con te. Abbiamo stabilito che è il caso che vi incontriate al più presto. Come te lo spiego giorno 12 al colloquio”. Poi Massimo Ciancimino scrive: “IMPORTANTE: per il giorno 14-1-93 puoi fare la rinunzia a presenziare in udienza. Per il giorno 18-1-93 aspetta mie istruzioni che posso darti solo io il giorno 12.

Sul testo criptico del pizzino scritto al padre, Massimo Ciancimino ha fornito alcune spiegazioni ai pm che stanno cercando di ricostruirne il contenuto. “Giancarlo” sarebbe il capitano Giuseppe De Donno, il carabiniere che avrebbe avviato la presunta trattativa con Vito Ciancimino. T sarebbe l’iniziale di “tubi” in riferimento alle mappe su cui, secondo Massimo Ciancimino, Bernardo Provenzano avrebbe indicato il luogo dove si nascondeva Totò Riina. 18 P sarebbero i giorni da passare prima della perquisizione nel covo di via Bernini. La seconda T sarebbe ancora de Donno. Sentenza P sarebbe il via libera di Provenzano. Amico sarebbe Giancarlo Caselli, allora procuratore  a Palermo. “Abbiamo stabilito che è il caso che vi incontriate al più presto”. Una frase del pizzino. Secondo Massimo Ciancimino, il 18 gennaio del ‘93 – data riportata nel pizzino – Vito Ciancimino avrebbe partecipato ad una udienza in Corte d’appello a Palermo. In quello stesso giorno sarebbe stato organizzato un incontro con Provenzano. La frase: “Ho visto Ellide” farebbe riferimento a una amante di Vito Ciancimino. Dalla relazioen sarebbe nato un figlio.

Ora, ci sfugge la ragione per cui, quando si ha a che fare con gli scritti dei Ciancimino, risulti così difficile capire la lingua italiana (e precisiamo: questa non è una critica rivolta all’articoletto in questione, che proviene dall’ANSA e riferisce i fatti, ma è un incitamento a chi è preposto a valutare le dichiarazioni del testimone).

Il testo è chiarissimo, e scritto in italiano semplicemente abbreviato e siglato dove nasconde dei nomi di persone o cose.

Il figlio informa il padre sui suoi tentativi per farlo uscire di galera, e gli espone le prospettive. Gli riferisce dell’incontro con “Giancarlo”, a cui ha domandato quali fossero le prospettive inerenti una possibile imminente scarcerazione, nonchè informazioni su  “T” e su “18P”.

Ovviamente “T” è una persona, sempre la stessa per tutto il pizzino, ed è una persona che “non fa niente prima della sentenza P“. “P“, associato al numero 18, con maggiore probabilità sta indicare “l’udienza del Processo il giorno 18(data appunto in cui, come dice Lo verso, “Vito Ciancimino avrebbe dovuto partecipare ad una udienza in Corte d’appello a Palermo”) mentre i tubi” ed “i giorni da passare prima della perquisizione” della villa di Riina, non c’entrano evidentemente nulla (tra l’altro, questo pizzino risale a prima del 12 gennaio, e quindi Riina NON ERA ANCORA STATO ARRESTATO), ma sembrerebbero essere solo l’ennesimo nauseabondo tentativo di junior di imbonirsi la tifoseria anti-ROS per fare il povero pentito che sa le cose ma viene perseguitato.

E’ quindi solare che il tentativo di inserimento da parte di jr. di questa sciocchezza sui tubi e sulla perquisizione, nella sua deposizione, mette in una certa luce anche l’affermazione secondo la quale “Giancarlo” sarebbe il capitano De Donno.

Il “T” citato per due volte, indica evidentemente la stessa persona, uno che non vuole (o non può) fare niente per don Vito senza prima conoscere l’esito della sentenza d’appello P (altra conferma: sentenza P è la sentenza del Processo; ricordiamo che don Vito era stato messo in custodia cautelare in fase avanzata di ricorso). Massimo Ciancimino nello scritto sta spiegando a suo padre di ciò che gli ha riferito “Giancarlo” nel corso dell’appuntamento.

E sul pizzino, una delle richieste di informazioni, riguarda “T”.

A quel punto segue l’elenco delle risposte date da Giancarlo.

Fra queste è perfettamente incastrata quella relativa a “T”: “T” non farà niente prima della sentenza.

DUNQUE SE GIANCARLO FORNISCE QUESTA NOTIZIA DI “T”, E’ ASSOLUTAMENTE EVIDENTE CHE, COSÌ COME “T” NON PUÒ INDICARE TUBI MA UNA PERSONA FISICA, ALLO STESSO MODO “GIANCARLO” E “T” NON POSSONO ESSERE LA STESSA PERSONA E CIOE’ IL CAP. DE DONNO.

E ciò in quanto, inequivocabilmente, Massimo C. domanda a “Giancarlo” di “T”, e Giancarlo gli risponde, sempre su “T”.

Quindi Massimo Ciancimino avrebbe mentito ancora una volta, e ancora una volta in danno agli ufficiali del ROS.

Ma proseguiamo.

In ogni caso “Giancarlo” (oppure anche il “T” di cui Giancarlo sta riferendo, il soggetto non è esattamente identificato) sarebbe “amico” del “nuovo” procuratore di Palermo, che si sta per insediare, e cioè Caselli, e quindi non appena questo si sarà insediato, potrà attingere informazioni sui nuovi assetti all’interno del palazzo di giustizia.

Per quanto riguarda “P”, è evidente che quando si legge “sentenza “P”” così come  quando si legge Per quanto riguarda “P” si preoccupa di interventi esterni e per poterli arginare ha bisogno di parlare con te, sta parlando esattamente della stessa “P” inserita fra due virgolette. Pertanto “P” non può indicare “Provenzano”, sia perchè la frase “T non fa niente prima della sentenza Provenzano” sarebbe assurda e priva di senso, sia perchè un colloquio il 18 di gennaio fra il carcerato Vito Ciancimino (fosse pur stato trasferito in udienza sotto sorveglianza, ma non lo fu, poichè quell’udienza la disertò) ed il latitante Provenzano, è qualcosa che noi continuiamo a  vedere come un’incredibile sciocchezza. Nonostante la mitologia dei mafiosi che fanno ciò che vogliono ed entrano dappertutto, certi rischi deve valer la pena, per doverli correre. Quindi il soggetto, colui che si “preoccupa di interventi esterni” e che per “arginare” gli stessi vorrebbe prima conferire con don Vito mentre questi è in isolamento carcerario, continua ad essere lo stesso. O direttamente il Sig. Giancarlo, o il misterioso sig. “T”.

Mentre è inverosimile che si possa trattare del latitante Provenzano; cerchiamo di smetterla di dar credito a queste sciocchezze incredibili.

E’ invece qualcuno che evidentemente ha la possibilità di incontrare don Vito durante la sua prigionìa, e pertanto o è qualcuno che riveste un incarico istituzionale, o qualcuno che per qualche altra ragione avrebbe potuto essere ammesso al colloquio. Ad ogni modo, quando Giancarlo riferisce della preoccupazione (di se stesso, oppure di “T”) di “interventi esterni” io credo faccia riferimento, com’è maggiormente logico, ad interventi  in grado di condizionare “P“, e cioè il processo.

Mai complicarsi la vita cercando interpretazioni astruse di ciò che è ovvio. Lo disse Napoleone insieme a molti altri illustri personaggi del nostro passato.