Ancora sul papello

Ancora sul papello

papello 41bis 

Ritorniamo a parlare del famigerato papello di Massimo Ciancimino.

Uno dei 12 punti, recita testualmente: “annullamento decreto legge 41bis”.

Ma il “decreto legge 41bis”, così come viene descritto e denominato nel papello, come è noto, in realtà non esiste e non è mai esistito.
 

Sino al giugno del 1992, era in vigore un solo comma dell’art 41bis della Legge 26 luglio 1975 n. 354, recante le Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà.
Ma questo articolo 41bis non aveva a che fare con Cosa Nostra, in quanto  concerneva solo le cosiddette  “Situazioni di emergenza”  carceraria  , e recitava:

Art. 41bis In casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza, il Ministro della giustizia ha facoltà di sospendere nell'istituto interessato o in parte di esso l'applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti e degli internati. La sospensione deve essere motivata dalla necessità di ripristinare l'ordine e la sicurezza e ha la durata strettamente necessaria al conseguimento del fine suddetto

L’art 41bis quindi, sino al giugno del 92, interveniva in casi assolutamente rari ed eccezionali, poiché riferibile a circostanze assolutamente eccezionali ed emergenziali, ed è persino difficile rammentare se esso fu mai applicato. Probabilmente non lo fu mai.  

In ogni caso, qualora lo fosse stato, ciò sarebbe dovuto avvenire, per i disposti stessi della norma, per periodi brevissimi e ben poco evidenti. IN QUANTO TALE, l’art. 41bis, così come denominato, non poteva godere assolutamente della notorietà e della consuetudine cui siamo abituati a considerarlo, ad esempio, nella nostra epoca. Si trattava di un articolo strettamente riferito all’emergenza carceraria, dall’applicazione estremamente rara, conosciuto come tale, e vale a dire “art 41-bis della legge 354/75” forse soltanto da pochi addetti ai lavori, vale a dire magistrati ed avvocati. Non certo da comuni cittadini, anche criminali, che con questa norma non avevano mai avuto a che fare, come ad es. Totò Riina.

E la dicitura erronea “Annullamento Decreto legge 41bis”, come è evidente, non può certamente essere parto della mente di un avvocato o di un laureato addetto ai lavori.
Tanto più che tutto il papello pare, almeno all’apparenza, scritto da un vero e proprio analfabeta (si vedano ad esempio alcuni termini: “vicino le case dei familiari”, “levare tasse carburanti” e “fragranza di reato”, anziché “flagranza”). 

In sintesi: nel giugno del 92 la dicitura “art. 41bis”alle orecchie di Totò Riina, così come a quelle di don Vito Ciancimino, era completamente priva di qualsiasi significato. Non era ancora entrata nella consuetudine. Cioè, non poteva significare nulla di nulla. Non era un dispositivo noto, in quanto mai applicato con i mafiosi in quanto tali, ma solo con i rivoltosi degli istituti di pena.

Ma l’8 giugno del 92, a seguito della strage di Capaci, viene emanato il decreto legge 306.  … attenzione: TRECENTOSEI, dal titolo “Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa.”
 

Ecco come il giornalista Bianconi presentò sul quotidiano “La Stampa”, il 10 giugno 92, con poche righe, questo decreto:
Il contenuto delle nuove norme è quello già ampiamente anticipato nei giorni scorsi, e l'aspetto più rilevante oltre ai maggiori poteri d'indagine concessi alla polizia – resta quello del nuovo invito al pentimento, alla collaborazione con la giustizia. Un esempio: per chi deciderà di vuotare il sacco sarà varato un particolare piano di protezione che prevede anche la custodia fuori dalle carceri, e sarà possibile ottenere ogni genere di beneficio penitenziario, dai permessi premio agli arresti domiciliari; per chi viceversa non collaborerà, non solo non ci saranno benefici e permessi (aboliti da oggi per i mafiosi dall'articolo 15 del super-decreto), ma potrà essere ripristinato il carcere duro già fatto scontare ai terroristi. Sarà reintrodotto, in presenza di «particolari esigenze di ordine e sicurezza», il famigerato articolo 90 del vecchio ordinamento penitenziario: isolamento, sospensione dei colloqui, controllo della corrispondenza.”

Quindi  si trattava di una serie di norme, tutte estremamente incomode per l’organizzazione mafiosa, che Bianconi (ma anche tutti gli altri giornali dell’epoca) descrissero senza neppure far menzione alle modifiche all’art-41bis ex L.354 del 75 in quanto tali, vale a dire richiamandosi a detta denominazione, che è invece tipicamente richiamata, avendo acquisito notorietà,  solo in epoche successive all’ampio utilizzo dei noti provvedimenti di restrizione carceraria  assunti TUTTI DOPO la strage di Via D’Amelio, e quindi DOPO la presunta compilazione dei presunti papelli.

Sino al 19 luglio 92, e quindi ad una data successiva la presunta compilazione del presunto papello così come datata da Massimo ciancimino, nessun  mafioso era mai stato sottoposto a regime di 41bis, in quanto mafioso. Nessuno.

A questo punto, noi ci chiediamo legittimamente  per quale ragione, i mafiosi compilatori del papello,

- NONOSTANTE l’art. 41bis ex L.354 del 1975 non fosse un articolo ricorrente né richiamato in alcuna forma negli ambienti criminali (ma neppure in altri ambienti), praticamente sconosciuto poiché concernente le rivolte carcerarie e non l’ordinario regime di detenzione,

- NONOSTANTE il decreto legge di contrasto alla criminalità mafiosa IN SVARIATI ASPETTI (non solo in quello del regime di detenzione) emanato dal ministero all’inizio di giugno fosse il n°306, e non il “41bis”, e

- NONOSTANTE sino alla strage di Via D’amelio NESSUN PROVVEDIMENTO ex art 41bis L354/75 comma 2, e ripeto: NESSUNO, FOSSE ANCORA STATO ASSUNTO, e nonostante detti provvedimenti, anche se adottabili nei confronti di criminali comuni e non solo di rivoltosi, continuassero a configurarsi proprio per i disposti dell’art 41 bis, anche così come modificato, come provvedimenti non rituali ma bensì del tutto eccezionali assumibili per iniziativa ministeriale solo in particolari circostanze,

- NONOSTANTE il papello sia stato EVIDENTEMENTE compilato senza alcun supporto da parte di un legale o da parte di una persona in qualche modo istruita, in quanto contenente visibili errori di sintassi e di ortografia

… COME MAI, stavamo dicendo, il compilatore del papello, nonostante tutto questo,  scrisse: “Annullamento Decreto legge 41-bis”, anziché “Annullamento Decreto legge 306”, essendo invece questo, cioè il 306, il decreto che rappresentava la risposta dello stato alla strage di Capaci, e vale a dire il decreto che la mafia avrebbe dovuto voler vedere abolito, anziché il decreto legge 41-bis, che non esisteva,  non  era mai esistito e del quale non si era mai scritto o parlato in alcuna sede?

Già. E questa domanda noi ce la poniamo dal momento che Massimo Ciancimino, ha giurato,  in ogni sede, che l’origine di questo documento andava collocata a prima del 19 luglio 1992, cioè nel pieno della trattativa così come ce l’ha raccontata lui stesso.  
 

Ora, viceversa, la logica e la successione degli eventi inducono a ritenere, con elevato grado di certezza, che la frase “abolizione decreto legge 41bis” sia stata scritta si da una persona poco istruita, certamente, ma che comunque e PROPRIO IN QUANTO TALE  quando scriveva aveva già masticato, già assimilato, la denominazione “41bis” come una denominazione tipica, CONSUETA, abitualmente utilizzata per richiamare un regime carcerario duro che per la mafia doveva avere  GIA’ rappresentato un problema, e NON rappresentare un potenziale problema in fieri, le cui reali dimensioni, in carenza totale di applicazione,  non potevano ancora essere state percepite; e questa era la situazione in essere sino al 19 luglio. E quindi quando questo documento, autentico o falso che esso sia,  viene compilato,  ci dobbiamo trovare giocoforza  DOPO la strage di Via D’Amelio, caro il nostro Ciancimino, perché PRIMA di questa, il suo anonimo e misterioso estensore, che sia esso un mafioso analfabeta così come, a maggior ragione, anche un falsario impostore,   NON POTEVA né conoscere né tanto meno avere assimilato tale denominazione e quindi riferire alla stessa il decreto dell’8 giugno, chiamandolo erroneamente “decreto legge 41bis”, anziché Decreto 306, che era invece il titolo del decreto, cioè l’unico e solo nome  con cui poteva essere conosciuto all’epoca indocata dal testimone, attualmente indagato e detenuto per avere realizzato un falso materiale finalizzato alla calunnia . E ciò,  senza possibilità di alternative, poiché in quel frangente temporale i provvedimenti di restrizione carceraria NON AVEVANO ANCORA ASSUNTO LA DENOMINAZIONE RITUALE DI “PROVVEDIMENTI EX 41-BIS”, poiché provvedimenti tali non erano neppure mai stati assunti, sino al 19 luglio 92 .
 

E’ lecito ritenere, che NESSUN scrivano mafioso semianalfabeta avrebbe mai potuto richiedere per iscritto l’abolizione di un decreto legge, indicandolo erroneamente con il numero di un articolo di una vecchia legge che egli non poteva ancora avere mai sentito nominare in vita sua.

Perché dell’applicazione di quell’articolo con tanto di richiamo numerico all’articolo, si cominciò a sentir parlare, anche attraverso i media, soltanto a partire da quando quell’articolo iniziò ad essere applicato, e cioè dal 20 luglio 1992. E MAI prima. Non può essere altrimenti.

Si tratta pertanto di un’ennesima ombra che si proietta sui documenti e sulle versioni del più chiacchierato fra i dichiaranti della nostra repubblica.

Enrix