(S)POST-IT

(S)POST-IT
 

Cari segu(a)ci di questo blog, vorrei che concentraste la vostra attenzione su questo documento:

 
consegnato spontaneamente
E’ la fotocopia di un manoscritto di don Vito Ciancimino, un olografo autentico.

Osservando le righe in alto, quelle che ho evidenziato in giallo, si vede Don Vito fare un accenno al suo libro “Le mafie”, registrato alla Siae nell’ottobre del 92”.

Quindi Ciancimino Senior, scrive, di proprio pugno, di avere “SPONTANEAMENTE consegnato al colonnello dei carabinieri Mario MORI dei ROS” una copia della bozza del suo libro “Le mafie”, e ciò sempre nell’ottobre del 92.

Ora, come è noto, è agli atti del processo a carico del generale Mori, un post-it, o meglio, un ritaglio di un post it, (chissà perché quando penso a Ciancimino junior, mi salta in mente Edward mani di forbice), dove compaiono praticamente le stesse parole, scritte sempre da don Vito: “consegnato SPONTANEAMENTE al colonnello dei carabinieri Mario MORI dei ROS”.

SPOST IT
Come tutti sapranno, un post it è un foglietto che si può appiccicare facilmente ad una superficie, e che con la stessa facilità si può staccare dalla stessa per appiccicarlo ad un’altra superficie.

Uditi in dibattimento, i periti della Polizia Scientifica hanno indicato il marchio di fabbrica, di questo post it, e ci hanno detto che si tratta di un post it che in quanto tale si può appiccicare, staccare e riappiccicare varie volte senza lasciare traccia da un punto all’altro.

Ora, nonostante questa intrinseca qualità di questo tipo di foglietti, e vale a dire quella di poter essere trasferiti con facilità per qualsiasi ragione da un foglio all’altro, stando ai postulati dell’accusa, questo post-it in particolare vorrebbe essere considerato esclusivamente come parte integrante di una fotocopia del cd. “papello”, e ciò, soprattutto anche grazie agli apporti di Massimo Ciancimino. (apporti testimoniali, beninteso).

Ora, io, su questo dettaglio, stavo provando a ragionare.

Tenere nella propria abitazione una copia del proprio libro, “Le mafie” con un post-it appiccicato, scritto di proprio pugno, post-it che teneva nota del fatto che una copia di quel libro era stata consegnata SPONTANEAMENTE al colonnello Mario mori dei Ros, esattamente come dichiarato nell’appendice di documento che ho qui riportato, poteva essere qualcosa che rientrava perfettamente nel personaggio di don Vito.

Viceversa, conservare appiccicato ad una fotocopia del papello, per quanto nascosta in mezzo alle enciclopedie, un post-it scritto di proprio pugno recante quella scritta “consegnato SPONTANEAMENTE al colonnello dei carabinieri Mario MORI dei ROS”, era un errore che difficilmente l’ex sindaco di Palermo avrebbe mai commesso.

E questo ce lo conferma lo stesso Massimo Ciancimino nelle sue testimonianze. 

Cito un passaggio, dai verbali delle sue deposizioni in procura: “…mio padre aveva paura, visto che poi lo toccava lui, (sta parlando di un documento – ndr) che tutto questo potesse lasciare impronte digitali, infatti voi se avete preso… quando hanno fatto una perquisizione a casa di mio padre, c’era sempre, lui diceva che usava il giornale per leggere… cioè questi guanti in lattice, lui fondamentalmente diceva: fai una copia… voleva che andavo a fare io la copia, con i guanti addirittura eeh, la portavo… e le sue impronte no, perché non dovevano esserci, anche perché era già schedato, mio padre nell’84 era stato arrestato per il periodo di un anno…”

Allora, qui c’è una stranezza. Massimo ciancimino da un lato afferma, dinnanzi ai Procuratori della Repubblica,  che suo padre  non voleva lasciare tracce che lo collegassero ai documenti, tanto da non volerli neanche toccare e da usare guanti di lattice, e dall’altro, viceversa, afferma che suo padre avrebbe voluto appiccicare un post-it proprio al più scottante di questi documenti, un post-it non solo recante impronte digitali, ma persino manoscritto di proprio pugno, che lo avrebbe collegato direttamente ad un reato, perché quel documento, proprio in quanto avvalorato dal post-it che lo indicherebbe come consegnato al colonnello Mori, diviene la prova di un reato non solo per il colonnello Mori, ma anche per lo stesso don Vito.
E, per giunta, perpetrato proprio in un periodo in cui il vecchi Ciancimino era terrorizzato dal dover ritornare in carcere.

Ad ogni buon conto, allo stato attuale, noi dovremmo credere che quel post-it apparteneva al cd. papello, anziché al manoscritto “Le mafie”, dal quale poteva tranquillamente essere spostato (se vi fosse appartenuto), semplicemente sulla parola di una persona che attualmente è in carcere per aver prodotto un documento calunniatorio, il frutto di un tarocco fabbricato col Photoshop.

Una bella prova di fiducia.