SALVATORE BORSELLINO: QUELLA DELLA “TRATTATIVA” PARE UNA STORIA DEL TUTTO INVENTATA.

Salvatore Borsellino: “quella della ‘trattativa’ pare una storia del tutto inventata.”

 “Da qualunque parte si prenda, questa storia sembra il prodotto malato della mente di uno sceneggiatore horror. Una storia così inverosimile che risulterebbe irricevibile per qualunque produttore cinematografico che si rispetti. Una storia all’apparenza del tutto inventata…

Così esordisce Salvatore Borsellino nel suo articolo di mercoledì scorso 16 marzo “Trattativa e 41-bis, un passato che non vuole passare” (che si trova QUI) , e per la prima volta, finalmente, ci trova completamente d’accordo.  Questa storia della trattativa pare proprio una bella patacca, per mille ragioni. Bravo.

Se non fosse che poi il fratello di Paolo Borsellino prosegue:

“… se solo non fosse fondata su fatti e documenti mai smentiti, anzi puntualmente riscontrati ogni volta che sono stati sottoposti a verifica. Allora è doveroso raccontarla, avvertendo i lettori che è una storia che non ha ancora trovato la sua conclusione, se mai la troverà, e che si intreccia con la stagione che cambiò per sempre la nostra vita, il biennio stragista 1992/93. E conviene raccontarla partendo dagli spunti di cronaca.”

Dunque, come è noto per il sottoscritto quello di replicare non è un lavoro, ma semplicemente un modo di reagire fisiologico e naturale, quando leggo affermazioni, su argomenti gravi, quanto meno apodittiche per non dir di peggio.

Pertanto non posso replicare ogni volta a chilometri di testo: mi arrendo, ci rinuncio, il tempo e le energie vengono a mancare.  E quell’articolo è una paurosa lenzuolata. Però oggi ho deciso di prendere almeno la prima parte, il primo paragrafo,  della lenzuolata del fratello del magistrato, ed analizzarla passo-passo per dimostrare come questa, anziché avvicinare, allontana le opinioni dei cittadini dalla realtà fattuale.

So che non serve a nulla, perché lui è un divo mentre le mie note le leggono poche centinaia di persone, ma lo faccio comunque, apponendo in blu le mie considerazioni alle parti di testo dell’Ing. Borsellino, che saranno riportate in grassetto.

“Da un paio d’anni – più o meno da quando il braccio destro dei fratelli Graviano, Gaspare Spatuzza, ha iniziato a collaborare con la giustizia – le Direzioni distrettuali antimafia di Caltanissetta e Palermo stanno cercando di capire quali apparati dello Stato abbiano condiviso con Cosa Nostra la strategia eversiva a suon di bombe che ha spalancato le porte alla cosiddetta Seconda Repubblica e quali siano stati i tempi e gli strumenti che hanno permesso l’insana interlocuzione, più correttamente chiamata ‘Trattativa’, fra Stato e antiStato.”

Le porte alla seconda repubblica sono state spalancate dalle inchieste sulle tangenti alla politica e dalla conseguente distruzione dei partiti di governo. Le bombe del 92 e 93, pur facendo parte della storia del nostro paese per la loro gravità,  rispetto alle ragioni di quel “capovolgimento”, rappresentano fatti marginali e non hanno spalancato un bel niente. Così come non ha mai intaccato i centri di potere della prima repubblica (anzi), nessuna altra bomba o strage del nostro passato.

“Con imperdonabile ritardo, sulla scia delle rivelazioni di Spatuzza e del figlio minore di don Vito Ciancimino, numerosi personaggi istituzionali hanno avuto riverberi di memoria su due snodi decisivi della Trattativa.

Il primo: lo sciagurato dialogo a partire dal mese di giugno 1992 fra il Ros dei Carabinieri (nelle persone degli ufficiali Mario Mori e Giuseppe De Donno, con la copertura del generale Antonio Subranni) e Vito Ciancimino, che ha visto dall’estate 2009 la resurrezione della memoria di Luciano Violante, Claudio Martelli e Liliana Ferraro.”

Non c’è stato alcun ritardo, nè imperdonabile ne perdonabile, nel parlare della "Trattativa", in quanto quelle persone non hanno mai parlato in nessuna sede di TRATTATIVA, anzi l’hanno fermamente smentita. Pertanto non può esserci stato ritardo nel dire una cosa che non è mai stata detta. Hanno parlato quando hanno parlato, di quei fatti, perché sollecitati strumentalmente da terzi, soprattutto organi di informazione, che hanno proposto le loro parole travisandole. Ma le cose che hanno detto, riguardano l'ordinaria amministrazione del Ministero, e pertanto non sono rivestite di quella particolare rilevanza che avrebbe reso necessario il renderle note tempestivamente.

Martelli ha sempre smentito fermamente, soprattutto in udienza dibattimentale, di avere mai sentito parlare o parlato lui stesso di “Trattativa”. Ed a questo proposito, egli è intervenuto anche per il nostro blog, QUI.

Per quanto riguarda la Dott.ssa Liliana  Ferraro, anch’essa è stata sapientemente strumentalizzata. Si vedano ad esempio le sue parole testuali in Commissione Antimafia:

Come ho riferito all’Autorità Giudiziaria, il Capitano De Donno non mi parlò affatto di “trattativa”, né io ebbi percezione alcuna che mi stesse riferendo qualcosa di diverso dal comune tentativo di convincere un appartenente all’organizzazione a collaborare, così come previsto dalle norme sui collaboratori di giustizia. D’altra parte, a quanto mi è parso di capire dalle notizie riportate dai giornali, il Colonnello Mori raccontava anche ad altri rappresentanti delle istituzioni i tentativi che avevano avviato per indurre Vito Ciancimino a collaborare.”

Quindi, quello che per Salvatore Borsellino era “lo sciagurato dialogo”, per la dott.ssa Ferraro, illustre magistrato e stretta collaboratrice di Giovanni Falcone, era soltanto un “comune tentativo di convincere un appartenente all’organizzazione a collaborare, così come previsto dalle norme sui collaboratori di giustizia"

E sino a prova contraria, quegli incontri avevano quello scopo.
Tutto il resto, non essendovi riscontri oggettivi, sono soltanto fango e falsità. E la Ferraro non aveva certamente il dovere di riferire a chicchessia, né in anticipo né in ritardo, di un evento che rientrava in un contesto previsto dalle procedure e di natura neppure straordinaria.

“Il secondo: i provvedimenti di revoca o mancata proroga susseguitisi nel 1993, in favore di uomini di Cosa Nostra, del regime detentivo speciale previsto dall’art 41-bis dell’ordinamento penitenziario, sui quali i ricordi a scoppio ritardato sono stati soprattutto quelli dell’allora ministro di grazia e giustizia Giovanni Conso,  (…)  Nicolò Amato ha rivelato il proprio fermo convincimento che la paternità del mancato rinnovo dei 41-bis del 5 novembre 1993 vada attribuita proprio a Francesco Di Maggio, che era il vero dominus del Dap, alle spalle del ruolo meramente formale assegnato a Capriotti.”

Tutta questa parte riguarda specificatamente Conso e solo Conso, e  non ha nulla a che vedere con Mori, con i colloqui con Ciancimino o con le stragi di Capaci e Via D’Amelio, che semmai hanno accelerato e prodotto i provvedimenti per il 41bis, e pertanto non possono rientrare nello schema di “trattativa” di cui ci parla Salvatore Borsellino.  Sulle decisioni di Conso si indaghi pure, ma lo si faccia senza pregiudizi e senza cercare l’adesione forzata ad improbabili ed incongrui schemi logici.

“Amato nulla ha saputo (o voluto o potuto) dire, però, su un documento, da lui redatto nel marzo 1993, nel quale veniva sollecitata la messa in mora della normativa sul carcere duro per i mafiosi.”

E’ assolutamente falso che Amato non abbia saputo, potuto o voluto dire “nulla” sul documento del marzo 93. Ha detto tutto ed anche di più in Commissione Antimafia. Ha spiegato semplicemente che il suo non era un invito all’abrogazione o (falsità anche peggiore) all’alleggerimento del 41bis, ma semplicemente un invito a convertire in legge definitiva un decreto emergenziale. Ed in quella nota, diceva a chiare lettere che la legge avrebbe dovuto prevedere un regime anche più duro del 4ibis per i mafiosi, laddove il 41bis consentiva ai mafiosi colloqui mensili riservati e a porte chiuse che rendevano di fatto inefficace il provvedimento. Pertanto Amato proponeva di registrare i colloqui mensili (provvedimento adottato solo  di recente sotto l’attuale governo).  Purtroppo le parti importanti di quella nota sono state completamente omesse e quindi non diffuse dagli organi di stampa, e pertanto la posizione vera di Amato sul 41bis ne è uscita, ancora una volta in tutta questa vicenda, manipolata e mistificata.

Questa è la chiara spiegazione data da Amato.

“È un fatto che il 15 maggio 1993, il giorno successivo al fallito attentato a Maurizio Costanzo in via Fauro a Roma, il regime carcerario del 41-bis fu revocato per 140 detenuti. Di questi, solo 17 erano divenuti collaboratori di giustizia, e per loro erano stati gli stessi magistrati a sollecitare l'alleggerimento del trattamento in cella. Per tutti gli altri fu una scelta autonoma del governo. I provvedimenti di revoca del 41-bis furono firmati dal vice-direttore del Dap Edoardo Fazioli.”

Infatti. Nicolò Amato in questa fase non c’entra nulla. Guarda caso era stato sollevato da qualsiasi incarico e messo alla porta dallo Stato.

“Si diceva di Francesco Di Maggio. Si tratta del personaggio più controverso fra gli attori di quello squilibrato frangente istituzionale, nel quale il capo del governo Ciampi arrivò a temere un colpo di Stato di marca tardo-piduista.[8] Personaggio controverso, Di Maggio, soprattutto per la statura indiscussa di molti suoi estimatori, fra i quali esponenti tra i migliori della storia giudiziaria milanese: da Piercamillo Davigo ad Armando Spataro a Ilda Boccassini. Senza dimenticare un dato di fatto da non trascurare: Francesco Di Maggio era stato uno dei magistrati antimafia più intimi con Giovanni Falcone.”

Appunto. Ripeto: indagare senza pregiudizi e senza forzature portate avanti in ossequio a teorie prive di riscontri oggettivi. 

Mi fermo qui, perché la mia voleva essere giustappunto una breve nota, e non un commento enciclopedico.
Ma se qualcuno intende stuzzicare anche sul resto dell’articolo di Borsellino, non ci sarà problema a discutere anche sul resto, tempo permettendo. Come ad esempio sulla vergognosa e rivoltante insinuazione che il maresciallo Lombardo si sia voluto uccidere a causa di comportamenti e decisioni del suo reparto, il ROS, nei suoi confronti e nei confronti delle inchieste che stava conducendo.
Questa è una versione tanto ignobile quanto inaccettabile dei fatti. 
Lombardo fu invece attaccato, tanto per cambiare,  da Leoluca Orlando Cascio, il quale lo accusò, tanto per cambiare, da Santoro in prima serata, sostenendo che fosse, tanto per cambiare, colluso con la mafia, e si uccise per evitare le tonnellate di fango che stavano per piovere su di lui e sulla sua famiglia dai giornali e soprattutto dai palazzi di giustizia, da dove sono effettivamente piovute anche dopo la sua morte (gli fu addebitata l’accusa postuma di avere provocato, per corruzione, una fuga di notizie sul dossier “mafia e appalti”, falsità poi smentita dalle indagini specifiche effettuate a Caltanissetta.), per anni.

Nel corso di una cena avvenuta a Terrasini dopo la strage di Capaci con il Col. Obinu, il capitano De Donno, ed altri ufficiali del Ros, il giudice Borsellino disse: “Questa è la cena delle persone oneste”.

Chissà che starà pensando il dott. Paolo Borsellino, se il suo spirito ci può osservare da qualche parte, di ciò che su tali argomenti ha appena scritto il suo consanguineo.

Consanguineo che dopo aver ipotizzato che quella della "trattativa" sia una storia "tutta inventata", ha cercato di dimostrare il contrario.
Ma  per quanto ci riguarda, noi crediamo invece di avere avuto l'ennesima conferma al dubbio che si tratti proprio di una specie di sceneggiatura da fllm (di serie "B), cui egli pare voler dare un sostanziale contributo.

Enrix