Il Segugio sfida Marco Travaglio

Travaglio nel suo passaparola:

Nessuno ha mai dimostrato che Ciancimino abbia detto il falso“.

No, caro Marco. Io l’ho dimostrato, e ti sfido a smentirmi.

 

 

Marco  Travaglio interviene ieri nel suo “passaparola” in difesa di Massimo Ciancimino, caduto in difficoltà per alcuni eventi recenti che lo hanno visto coinvolto, con un’arrampicata sui vetri che neanche i grattacieli di New York gliene darebbero abbastanza, di vetri.

Il passaparola è molto lungo, e meriterebbe ampie discussioni, ma in particolare c’è un passaggio, di questo passaparola, sul quale mi pare sia opportuno intervenire.

Ed è quando Travaglio dice:

ci sono un sacco di cose che lui dice e che non sono riscontrate: vuole dire che sono false? No, vuole dire che non sono riscontrate: se ricordo che venti anni fa un tizio mi ha detto una cosa, me lo ricordo io, come faccio a dimostrare che è vero? Quella cosa me la ricordo, la dico, non ci sono possibilità di stabilire se è vera o se è falsa, rimane lì sospesa e buonanotte. Poi ci sono cose che vengono smentite o che potrebbero essere smentite e finora però, tra le cose dette da Ciancimino, questo non è avvenuto: niente di quello che ha detto Ciancimino finora è stato smentito dai fatti, molte cose sono state smentite da persone, Ciancimino dice una cosa e la persona dice “ non è vero”, ma questo non è smentire Ciancimino, SMENTIRE CIANCIMINO VUOLE DIRE RIUSCIRE A DIMOSTRARE CHE HA DETTO IL FALSO E QUESTO NON È MAI SUCCESSO PER IL MOMENTO.”

Bene Travaglio, ti servo subito.

Siamo all’udienza dell’8 febbraio 2010. Ciancimino ha di fronte due documenti, due pizzini, il n°1 e il n°2.

doc dueil pizzino n°1

doc unoil n°2

 

Su entrambi c’è scritta più o meno la stessa cosa, e cioè che se si dovesse verificare un “triste evento” l’autore è convinto che Berlusconi gli metterà a disposizione una televisione.

Ciancimino, in udienza,  afferma che:

1)       Il documento n°1 proviene da Provenzano, ed è stato da lui trasferito a Rebibbia perché don Vito, ivi carcerato, lo leggesse.

2)       Ciancimino dice di essersi recato a Rebibbia da suo padre, di avergli letto ad alta voce il documento, e che sul documento completo (perché quello disponibile oggi è solo una metà ritagliata) era scritta un’esplicita minaccia di morte diretta al figlio di Berlusconi Piersilvio, (“che gli avrebbero ucciso il figlio”) se questo non gli avesse messo a disposizione una sua televisione.

3)       Ciancimino afferma, sempre sotto giuramento,  che il padre, dopo aver letto il documento n°1, lo rielabora, sempre in cella nel 94, in un suo manoscritto, il documento n°2, anche questo oggi disponibile solo in parte, un mezzo foglio ritagliato (guarda caso).

4)       Ciancimino afferma, sempre sotto giuramento,  che suo padre, nel rielaborare il documento, sostituisce la minaccia di omicidio di Piersilvio Berlusconi con una minaccia di fargli avere rogne giudiziarie, che gli pareva più consona ed elegante.

5)       Ciancimino afferma che in quella veste, la lettera rielaborata da suo padre viene ritrasferita, sempre attraverso lui medesimo e sempre nel 94, a Provenzano, perché faccia il suo corso.

Sino a qui, pare che tutto quadri.

Ma dopo aver raccontato tutto questo, in quella stessa udienza Ciancimino viene ancora interrogato da Ingroia sul punto:

INGROIA: L’ultima frase: “sono convinto che questo evento on. Berlusconi vorrà mettere a disposizioni [sic] una delle sue reti televisive.”

E Ciancimino interviene per spiegare:

CIANCIMINO: Sì, ho fatto la domanda specifica a mio padre, in quanto pensavo di collegare la stessa a quella che era stata sempre avanzata da mio padre come richiesta primaria, in quello che doveva essere un’eventuale sua

audizione all’i… innanzi alla commissione antimafia, in quanto lo stesso mio padre, nonostante essendo stato l’unico di fatto politico, almeno allora, condannato per mafia, e nonostante lo stesso mio padre, ogni commissione antimafia che veniva insediata aveva avanzato direttamente richiesta di essere ascoltato, io consideravo che la messa a disposizione della televisione, era da collegarsi a questo tipo di situazione

Ma poi ritorna nei ranghi:

… Ebbe mio padre invece a spiegarsi che, appunto, non era collegata al fatto che la televisione doveva essere messa a disposizione durante la sua audizione, ma era qualcosa di più ampio.

Ora, si rifletta bene su questa frase: “io consideravo che la messa a disposizione della televisione, era da collegarsi a questo tipo di situazione.” (e cioè quella di denunciare e dimostrare ai mass-mediache le sue richieste di deporre dinnanzi alla Commissione antimafiae quindi di collaborare erano rimaste per anni lettera morta – ndr)

Ma come? Ma non lesse lui stesso ad alta voce, in carcere, la lettera dove Provenzano chiedeva a Berlusconi di utilizzare le televisioni, a suo padre che poi la “rielaborò”?

Sì che la lesse. Lo aveva dichiarato sotto giuramento, pochi minuti prima, lo stesso Massimo Ciancimino

E dunque, quale attinenza possono avere Bernardo Provenzano e la sua estorsione televisiva a Berlusconi, con l’”inettitudine” (così è scritto nel doc. n°2, nella versione originale)  delle persone preposte ad accogliere le istanze di Ciancimino, da quando lui aveva richiesto di essere ascoltato in Commissione antimafia?

Come stigmatizzò proprio Travaglio all’epoca, oggi noi “sappiamo anche che cosa voleva la mafia da lui: una televisione“.

Ma Massimo Ciancimino questo doveva saperlo già allora, quando lesse il pizzino ad alta voce in galera a suo padre che prendeva appunti, e leggendolo “nella sua interezza”, con le minacce di morte a Piersilvio Berlusconi, così come sapeva che la lettera che suo padre gli ritornò era solo una “rielaborazione” dove egli “aggiustava” e “perfezionava” i contenuti della precedente, quella dove la mafia voleva una televisione.

SFIDO dunque Marco Travaglio a rispondere a questa domanda:

COME POTEVA, Ciancimino Junior, aver considerato – salvo diversa spiegazione che gli diede poi suo padre – che la richiesta di un canale televisivo nella lettera “figlia”, soltanto rielaborata da don Vito, fosse da collegarsi “a questo tipo di situazione”, vale a dire alle mancate audizioni di don Vito in commissione antimafia in veste di collaboratore, quand’era invece a perfetta conoscenza che la “madre” (nata prima della figlia) era stata scritta da Provenzano e che pertanto, come aveva potuto leggere egli stesso ad alta voce nel carcere di Rebibbia e come oggi rileva l’infallibile Travaglio, era lo stesso Provenzano, cioè la mafia, a volere una televisione, anzichè suo padre quale potenziale collaboratore di giustizia?

Per il momento, e sino a che Travaglio non mi risponderà, la risposta è una sola: Ciancimino ha mentito, sotto giuramento.

E con lui ora mente Travaglio, quando dice “SMENTIRE CIANCIMINO VUOLE DIRE RIUSCIRE A DIMOSTRARE CHE HA DETTO IL FALSO E QUESTO NON È MAI SUCCESSO PER IL MOMENTO.”

Io qui sopra l’ho dimostrato, soltanto esaminando con attenzione le sue versioni illogiche dei fatti, e ponendole a confronto.

Ma l’hanno dimostrato anche le perizie, poiché quei documenti sono stati datati dalla polizia scientifica, come generati dal 96 in poi, mentre Ciancimino li ha datati 1994.

E dunque, caro Travaglio? Come la mettiamo?

Facci sapere.

Enrix