Quando Fracchia cita Fantozzi

Quando Fracchia cita Fantozzi.

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Questa volta cambiamo registro.

 

E  quindi non diciamo che Marco Travaglio in uno dei suoi pezzi  ha raccontato frottole, ha cacciato palle.

Questa volta diciamo che Travaglio ha bisogno di una vacanza.

Ma non in compagnia di Pippo Ciuro, eh…e magari neppure in Sicilia, che l’aria di quella regione pare che al nostro giornalista faccia prendere degli sfondoni notevoli.

 

Siamo al passaparola, la sua “personal-rubrica”, della settimana scorsa, quello dell’8 febbraio.

QUI potete rivederlo e leggere la trascrizione del testo.

Quel giorno Travaglio ne ha dette davvero di tutte e di più.

Ma quante ne abbia dette e che cosa abbia detto, lo vedremo magari in un altro momento.

Ora voglio soffermarmi su una perla, una soltanto, ma di quelle che passano alla storia.

Travaglio ce l’ha, tanto per cambiare, coi carabinieri, perché a dir suo (ma anche secondo Ciancimino stesso), non avrebbero voluto aprire la cassaforte collocata nell’appartamento di Ciancimino Junior in Via Mondello, durante una perquisizione effettuata verso la metà di febbraio del 2005. E come vedremo, sposa una tesi che vorrebbe che i carabinieri avessero coscientemente rinunciato ad aprirla per ispezionarne il contenuto, nonostante gli fosse stata mostrata e gli fosse stata data la disponibilità ad aprirla.

 

Ecco dunque come descrive i fatti Travaglio:

Ricordate la storia di quel pizzino (sta parlando della “lettera di provenzano a Berlusconi” di cui abbiamo parlato nel precedente articolo “bricolage”, ma di una presunta versione “integrale”, e non di quella incompleta, archiviata in uno scatolone dagli stessi carabinieri con tanto di verbale descrittivo nel 2005,e che  noi abbiamo chiamato “documento n°2” – ndr), quel pizzino stava nella cassaforte della casa al mare a Mondello di Massimo Ciancimino, nel 2005 i Carabinieri, sempre Carabinieri,… spiace perché poi la stragrande maggioranza dei Carabinieri sono delle persone perbene, ma qui ci sono delle coincidenze veramente incredibili, evidentemente i Carabinieri che si occupano di questa vicenda sono toccati dalla sfortuna, oppure cadono tutti in uno stato di Alzheimer, di torpore quando devono entrare in certe case o aprire certe porte. 

Perché quando vanno a perquisire all’inizio del 2005 la casa di Ciancimino Massimo al mare a Mondello, fuori Palermo, c’è una bella cassaforte nella stanza, se non erro, della badante del figlio o della figlia, la troverebbe anche un bambino, non la trovano, secondo alcuni semplicemente non la aprono. Tant’è che quando un collaboratore di Ciancimino che assiste alla perquisizione, chiama Massimo Ciancimino che in quel momento era all’estero “ci sono i Carabinieri che perquisiscono” Ciancimino gli dice: se vogliono accedere alla cassaforte gli diamo le istruzioni necessarie per aprirla, neanche a dirglielo questi reagiscono, “non aprite quella cassaforte”, questo è il titolo del film.

 

Quella che ai carabinieri fosse stato chiesto se volevano ispezionare la cassaforte, era effettivamente un’ipotesi formulata da Ciancimino nel corso delle sue deposizioni, e dico ipotesi perché Ciancimino non era presente al momento della perquisizione. Va però detto che lo stesso Ciancimino fornisce nel corso delle sue deposizioni, varie e variegate versioni di quei fatti (ben più d’una, per lui è normale) ma alfine rettifica definitivamente, confermando di non sapere se effettivamente era stata segnalata dai presenti la cassaforte ai carabinieri.

 

Per capire bene che cosa effettivamente abbia detto Ciancimino in relazione a questa vicenda, ora io proporrò un estratto commentato dei suoi verbali di interrogatorio.

E’ lungo, e chi volesse può saltarlo a piè pari e passare direttamente a leggersi la perla di Travaglio.

Tuttavia, a chi avesse un po’ di tempo da dedicargli,io consiglio vivamente la lettura, poiché si tratta di un interrogatorio, in un certo qual modo, esemplare ed imperdibile.

 

Ecco dunque le varie fasi della testimonianza:

 

CIANCIMINO: No, ero a Parigi però ho detto al telefono: la cassaforte? Mi hanno detto che non l’avevano vista.

 

Dunque, al debutto, Ciancimino afferma con decisione che i carabinieri, a quanto gli era stato detto, non avevano visto la cassaforte. Ma in seguito rettifica il racconto, con una precisazione  più in linea con la versione data da Travaglio:

 

CIANCIMINO: A Vittorio XE "ANGOTTI Vittorio"
, al mio ragazzo, ho detto: ma hanno aperto la cassaforte? Ha detto: no, l’hanno visto, mi hanno chiesto… gli ho detto dov’erano le chiavi, ho detto: Vittorio XE "ANGOTTI Vittorio"
 se vogliono le chiavi… era normale no…

 

In un interrogatorio successivo, la trama cambia ancora. Pare non fosse Vittorio al telefono,  a spiegargli della perquisizione e della cassaforte mentre lui era a Parigi, ma bensì suo fratello:

 

CIANCIMINO:  Io mi trovavo a Parigi, mi trovavo a Parigi all’Hotel Hyatt Vendȏme … Ricevo questa telefonata da mio fratello Roberto che forse preso anche lui un attimo dal… perché Vittorio… siccome io essendo a Parigi non, ho acceso il telefonino un po’ più tardi, cioè ho acceso il telefonino quando il bambino, 8 e mezza, doveva mangiare, la perquisizione è avvenuta alle 7:00 per cui già Vittorio ANGOTTI che dormiva lì a Mondello perché c’era pure il cane, accudiva il cane, ha chiamato mio fratello anche per il suo ruolo di avvocato anche se poi familiare…

 

Quindi Massimo Ciancimino, contrariamente a quanto aveva raccontato prima, sembra voler dire di aver parlato in effetti, subito con suo fratello un’ora e mezzo dopo l’inizio della perquisizione, il quale  gli telefonò dopo essere stato contattato dall’impiegato Vittorio.

 

…mi dice mio fratello che i Carabinieri mi dovevano, addirittura lui mi ha detto che mi dovevano arrestare per mafia, perché il pentito GIUFFRE’ mi accusava di mafia. Ovviamente devo dire che un attimo mi sono… ho avuto un attimo diciamo di paura e nonostante tutto mi son fatto passare… ho detto che dovevo fare, ho detto dov’ero…

 

P.M.: Con chi ha parlato?

 

P.M.2: Si è fatto passare chi?

 

CIANCIMINO: Un funzionario dei Carabinieri, il Capitano credo mi hanno passato…

 

Dunque Massimo Ciancimino si era fatto passare da suo fratello, già avvisato da Vittorio, il capitano dei carabinieri che stavano perquisendo l’alloggio di Palermo, e dovrebbe essere quindi con lui, dopo Vittorio e dopo suo fratello, che finalmente parlerà al telefono della cassaforte e delle sue chiavi.

 

P.M.2: Come si chiamava questa persona con cui ha parlato?

 

CIANCIMINO: Io mi ricordo che si chiamava o ANGELINI o GENTILINI, non mi ricordo, poi ho letto qualcosa, come si chiama?

 

P.M.: No vabbè lei ricordi se in quel momento…

 

P.M.2: (inc.) che cosa si è detto con questa persona?

 

CIANCIMINO: Ho detto che mi trovavo a Parigi all’Hotel Hyatt Vendȏme, ho dato il mio riferimento telefonico e ho detto per qualsiasi cosa ero a disposizione, nel frattempo mi ha chiamato, mi ha detto il Capitano che c’erano problemi per l’accesso a casa mia a Roma perché non trovavano le chiavi e gli ho detto che erano andati nella casa sbagliata perché in via San Sebastianello 9 non ci stavo più da quando era morto mio padre.

 

Quindi, per riassumere, nel frattempo che lui stava al telefono a spiegare al Capitano dei carabinieri, quello che suo fratello gli aveva passato da Palermo, che si trovava a Parigi e che era a disposizione,  il Capitano dei carabinieri lo chiama al telefono per chiedergli le chiavi. Della cassaforte?  No, santa pazienza, dell’appartamento di Roma.

 

Ingroia, comprensibilmente confuso, sbotta:

 

P.M.1: Quindi quando la chiamano sono a Roma?

 

Ma interviene Di Matteo, che invece ha capito meglio:

 

P.M.: No, sono a Palermo in…

 

E Ciancimino rivela l’arcano:

 

CIANCIMINO: No, c’è un Capitano che mi sembra di aver capito che coordina due perquisizioni e il portiere di Roma gli aveva detto che non stavo più là e stavo in un’altra casa, ho dato le indicazioni della casa e ho fatto sì che anche lì a casa a Roma il, come diciamo, il portiere avesse, desse le chiavi per accedere all’appartamento.

 

Quindi, se abbiamo capito bene, il capitano con cui parlava e che gli ha telefonato mentre gli stava parlando, era quello di Palermo che però coordinava anche la perquisizione di Roma.

 

P.M.2: E per quanto riguarda la perquisizione a Palermo ha un dialogo che riguarda le modalità della perquisizione?

 

CIANCIMINO: Sì, ho dialogo che riguarda, dal mio telefonino, penso che doveva essere intercettato, visto che è stato costantemente intercettato prima dove, parlando con mio fratello gli dico…

 

Dunque è ritornato a parlare con suo fratello. I PM lo bloccano e lo richiamano alla logica precedente:

 

P.M.2: Ma con questo Carabiniere intanto, dice nient’altro per quanto riguarda Palermo?

 

CIANCIMINO: Dico che qualsiasi cosa… Palermo dico soltanto qualsiasi cosa, se hanno bisogno di chiavi di cassaforte e robe varie

 

E quindi ecco finalmente un punto fermo: con il carabiniere, il capitano, Ciancimino Jr ha parlato. E gli ha chiesto se aveva bisogno delle chiavi della cassaforte e robe varie, indicandogli, subito a seguire, di chiederle a Vittorio, il suo factotum:

 

P.M.2: Ecco, su questo punto, se hanno bisogno…

 

CIANCIMINO: …di chiavi, di chiederle al signor Vittorio…

 

P.M.2: Chiavi e basta o fa un riferimento a chiavi di cassaforte in questa conversazione?

 

CIANCIMINO: Io mi ricordo che ho parlato di chiavi di cassaforte sicuro con Vittorio…

 

Contrordine: non era un punto fermo. Non è certo di averne parlato col capitano, di chiavi della cassaforte, ma con Vittorio, il suo factotum.

 

…gli ho chiesto a Vittorio, sì questo ne sono sicuro, se hanno visto la cassaforte e lui mi ha detto: sì; ma non mi hanno chiesto niente, tant’è che dico a Vittorio al telefono: se vogliono le chiavi stanno nel cassetto da… la camicia messa lì… Stessa cosa su Roma perché c’era la cassaforte nella camera mia da letto, avevo io la chiave della cassaforte di Roma neanche l’aveva…

 

Dopo un po’ di girandola, siamo dunque tornati alla precedente versione. Quella di Vittorio che riferisce nel corso della perquisizione  che i carabinieri hanno visto la cassaforte e di Ciancimino che gli dice di mettergli a disposizione le chiavi, che stavano sotto una camicia.

Ma non è mica finita:

 

P.M.2: Mi scusi, ANGOTTI (Vittorio)  le dice: hanno visto la cassaforte…

 

CIANCIMINO: Sì…

 

P.M.2: Di questo è sicuro?

 

CIANCIMINO: Sì, sì, ma non si può vedere la cassaforte, non si può non vedere la cassaforte. (…)

 

Allora i magistrati azzardano una domanda di quelle cui puoi rispondere solo se hai studiato e ripassato:

 

P.M.1: Ma era chiusa la cassaforte comunque?

 

Ma questa domanda sulla cassaforte di Palermo, fa partire per la tangente il Ciancimino Junior,  il quale nella risposta si mette  a parlare della cassaforte di Roma e delle lettere delle sue fidanzate.

 

CIANCIMINO: Sì; quella di Roma addirittura credo che c’erano delle lettere, sì, ma lettere, cose mie di fidanzate e poi c’era forse qualche riferimento a conti…

 

I PM accettano la deviazione di percorso, e gli domandano di queste lettere custodite a Roma nella cassaforte di Via San Sebastianello:

 

P.M.1: E lei poi quand’è che prende questa documentazione e la sposta?

 

CIANCIMINO: Dopo la perquisizione.

 

P.M.1: Dopo la perquisizione?

 

CIANCIMINO: Sì…

 

Quindi neppure i documenti della cassaforte di Roma sono stati toccati nella perquisizione in Via San Sebastianello, perché lui dopo se li è portati via. Un’altra cassaforte di cui Travaglio può approfittare per le sue chiose ai carabinieri.

Ma proseguiamo con i racconti di Ciancimino, che torna sulla scena di Palermo riparlando dei suoi colloqui con l’impiegato Vittorio, che questa volta descrive come avvenuti non al momento della perquisizione, ma al suo rientro a Palermo:

 

P.M.: Lei pocanzi ha detto…

 

CIANCIMINO (…)  ho chiesto a Vittorio quando sono rientrato, ho detto: ma cosa hanno preso? Perché non ho avuto contezza di leggere subito… perché quando le dicevo che ho parlato col Capitano che mi ha detto…

 

P.M.1: Al telefono…

 

E siamo tornati alla telefonata col capitano.

 

CIANCIMINO: …al telefono, mi ha detto: non si preoccupi signor CIANCIMINO non c’è ness… perché ho detto prendo il primo aereo e vengo, anzi avevo parlato pure col professor LAPIS, perché poi quando il Capitano mi ha letto un po’ meglio la cosa GIUFFRIDA, tutti nomi che fondamentalmente non avevo…

 

Quindi il capitano gli ha letto al telefono la “cosa GIUFFRIDA”, Il PM gli domanda se si tratta del decreto di perquisizione.

 

P.M.1: Cioè il Decreto di perquisizione le ha letto, che le ha letto?

 

Ma Junior confonde “letto” con “detto”.

 

CIANCIMINO: Me l’hanno detto, sì…

 

P.M.1: No le ha letto il Decreto di perqui…

 

CIANCIMINO: Mio fratello sì.

 

Contrordine: non era stato il capitano, a leggergli il decreto. Era stato suo fratello.

 

…Per cui quando ho sentito ho detto: che devo fare? Vengo a Palermo? Prendo un aereo? Mi ha detto:

 

“Mi ha detto”. Ma non è già più suo fratello, sta parlando di nuovo del capitano.

 

…guardi non c’è necessità di ascoltarla in questo momento, per cui lei può continuare tranquillamente la sua vacanza… ho detto, tranquillamente… pareva una parola un po’ gros… però io sono a disposizione Capitano, mi dica che devo fare.

 

P.M.2: E scusi…

 

CIANCIMINO: Prego…

 

P.M.2:questa conversazione col Capitano che telefonino ha usato?

 

CIANCIMINO: Eh uno dei due miei, non ne avevo tanti, dottor SCARPINATO, mi…

 

P.M.2: Uno di quelli che poi risulta che sono stati intercettati (inc.)

 

(…) P.M.2: E con lo stesso telefonino parla con questo suo amico che dice che i Carabinieri hanno visto la cassaforte…

 

Scarpinato vuole capire se con quel telefonino, da Parigi, Ciancimino abbia parlato con Vittorio dopo aver parlato con suo fratello e con il capitano, ma il testimone scantona, deviando la conversazione sulla funzione di Vittorio, e precisando che non era suo amico, ma suo impiegato.

 

CIANCIMINO: Non è mio amico è mio impiegato dottore…

 

Allora Scarpinato insiste:

 

P.M.2: …suo impiegato, sempre con questo stesso telefonino…

 

Ma niente da fare. Ciancimino continua a tergiversare:

 

CIANCIMINO: …impiegato che poi credo che è stato anche interrogato con altra… da lei…

 

P.M.: Sì…

 

CIANCIMINO: …Vittorio ANGOTTI persona a me creda…

 

Allora interviene Di Matteo che asseconda il teste con una domanda che gli consente di spostare il discorso dalla telefonata con Vittorio, al suo rapporto lavorativo con lo stesso (fondamentale).

 

P.M.: Continua ad essere impiegato suo?

 

Ciancimino non vedeva l’ora, e per una pagina buona di verbale fornisce preziosissime informazioni sule correnti attività di Vittorio, che nel frattempo si era trasferito a Capri a lavorare su una barca. Noi naturalmente omettiamo di trascriverla, perché non ce ne frega niente, e ripartiamo da quando si ritorna in argomento, grazie ad un tentativo di ripresa dello stesso Di Matteo.

 

P.M.: Senta, per riallacciarmi alle risposte che ha dato alle domande dei colleghi, lei prima…

 

Ma Ciancimino, che evidentemente della telefonata con Vittorio non vuole parlare, pianta subito un paletto prima che il PM possa continuare con la domanda:

 

CIANCIMINO: Ma anche mio fratello c’era lì alla perquisizione…

 

P.M.: …sì, sì, sì…

 

CIANCIMINO: … perché la perquisizione l’ha gestita mio fratello Roberto…

 

P.M.: …lei pocanzi…

 

Evidentemente Di Matteo sta cercando di riportare Ciancimino all’argomento della telefonata con Vittorio, per ottenere una risposta alla domanda formulata dal collega Scarpinato. Ma lo interrompe lo stesso Scarpinato, che pare aver rinunciato a conoscere la risposta, essendo invece più interessato al colloquio fra Ciancimino ed il fratello:

 

P.M.2: Scusi un attimo…

 

CIANCIMINO: Dottore mi dica…

 

P.M.2: …e suo fratello le ha detto qualche cosa a proposito di questa cassaforte?

 

CIANCIMINO: Che non gli hanno chiesto niente, dice, non so se l’hanno… perché mio fratello è un po’ sbad… dice, non mi hanno chiesto niente. Ho detto: ma come non ti hanno chiesto da… solitamente la prima cosa che succede: avete casseforti, avete… perché ne ho avute fatte ai tempi di mio padre, non è che non ne ho avute fatte perquisizione, sono stato diciamo anche semplice spettatore di parecchie perquisizione… Dice: no non mi hanno chiesto di casseforti, niente.

 

P.M.2: Ma le ha detto che avevano visto la cassaforte?

 

CIANCIMINO: Questo non me lo ricordo dottore, per cui non pos… se non ho… non voglio… devo essere certo delle cose… (sic – ndr) so che ne abbiamo commentato poi anche al telefono con mio fratello: ma come mai… Dice: ma neanche sono andati in magazzino, gli ho detto io che c’era il magazzino, neanche sono andati giù in cantina, c’ho la cantina sotto casa. Avevano chiuso il verbale di perquisizione poi mio fratello Roberto ha detto: ma c’è un magazzino… Che di fatto il magazzino dove hanno trovato il metà foglio, (il “mezzo pizzino”, documento n°2 ndr) il foglio insomma (inc.) metà foglio, quello che mi è stato da lei esibito, non era in un magazzino che era oggetto di decreto di perquisizione, è stato mio fratello nella sua, diciamo… a dire: guardi che c’è un magazzino qui vicino della Pentamax, della società di mio fratello perché avevano chiesto se c’erano macchine, moto e uno di quelli è lì, cioè con la massima… ma non era oggetto di perquisizione, è stato mio fratello ad indicarlo.

 

Quindi, siamo tornati al punto iniziale, con Ciancimino che non è sicuro che il fratello gli avesse detto che i carabinieri avevano visto la cassaforte, ed intanto veniamo a conoscenza di un altro fatto importante: il “mezzo-pizzino” ha rischiato di non essere rinvenuto, ma senza colpa dei carabinieri, perché la perquisizione del magazzino dove si trovava non era inserita nel decreto emesso dal magistrato. Però non appena Roberto Ciancimino li avvisa della sua esistenza, perquisiscono comunque il magazzino e repertano il documento (già è un po’ diversa da come la racconta Travaglio).

Ma proseguiamo: ad un certo punto sul verbale c’è un “omissis”, dopo il quale Scarpinato formula una domanda che dimostra  che nel frattempo il magistrato si è chiarito un concetto che prima non era chiarissimo: Ciancimino con Vittorio, al telefono,  ha commentato la perquisizione dopo il suo esito, cioè a perquisizione terminata.  E messa così, Ciancimino supera le difficoltà ed ammette finalmente di aver usato il telefonino per parlare con Vittorio.

 

P.M.2: Mi scusi lei ha detto che avete commentato poi l’esito della perquisizione…

 

CIANCIMINO: Sì, sia con Vittorio, per cui…

 

P.M.2: …avete commentato…

 

CIANCIMINO: …al telefonino…

 

P.M.2: …commentato come mai non era stata aperta la cassaforte?

 

CIANCIMINO: Sì…

 

P.M.2: Cosa avete commentato?

 

CIANCIMINO: Mah dicevo: gentili… ho detto, gentile, una persona molto signorile, non è che davo… ancora cercavo di non dare tutta una chiave di lettura ben più complessa a tutta la storia.

 

E quindi va da sé, che se con Vittorio il Ciancimino ha commentato al telefono i fatti della perquisizione DOPO che questa era avvenuta, non può avergli suggerito, come aveva affermato in precedenza,se vogliono le chiavi stanno nel cassetto da… la camicia messa lì

 

Comunque praticamente qui termina la testimonianza, più lunga e variopinta che non utile a capire esattamente i fatti, di Massimo Ciancimino (teste giudicato “attendibile” dal PM Ingroia) sulla dinamica della perquisizione in relazione alla sua cassaforte.

***

 

Ritorniamo quindi al passaparola di Travaglio, che avevamo lasciato mentre ci raccontava che i carabinieri non hanno voluto neppure aprire la cassaforte. E su questo fatto il giornalista, rincara la dose di ironia:

 

Avete presente Fantozzi quando deve bussare all’ingresso dell’ufficio del megadirettore galattico e sfiora soltanto la porta perché non osa neanche bussare… sono fatti così questi Carabinieri che si occupano delle vicende di cui stiamo parlando. 

 

Certo che quando vuole, sa essere graffiante davvero, il nostro giornalista, così come quando subito dopo sbotta: vedono una cassaforte e la scambiano per un quadro!  

Peccato perché  in quella cassaforte quando fecero la perquisizione c’era probabilmente copia del Papello, come dice Ciancimino e c’era integrale la lettera di Provenzano o di un suo scriba a Berlusconi, quello che abbiamo descritto prima, quella che Massimo Ciancimino dopo averne fatto copia, come gli diceva sempre suo padre “fai fotocopia di tutto” speriamo che salti fuori questa fotocopia perché almeno quella sarà integrale, portò l’originale a suo padre e Provenzano l’aveva data a lui per fare da intermediario con suo padre e suo padre doveva darla a Dell’Utri, il quale doveva darla a Berlusconi, questo dice Massimo Ciancimino.

 

Qui non sono più le parole di Massimo Ciancimino, qui c’è la ciccia perché almeno un lembo di quella lettera è saltato fuori da uno scatolone l’estate scorsa, uno scatolone che c’era in un magazzino della Procura, dove erano accantonate tutte le carte ritenute non utili tra quelle ritrovate nella casa di Ciancimino figlio. Mistero, come è possibile che una lettera indirizzata all’On. Berlusconi sia ritenuta non utile visto che a Palermo c’è stata un’inchiesta per mafia e riciclaggio a carico di Berlusconi, archiviata, ma che in caso di elementi nuovi può essere riaperta, anzi deve essere riaperta immediatamente?

 

Noi azzardiamo una risposta: ad esempio, perché non è vero che quel pizzino era indirizzato a Berlusconi. Non c’era nessun indirizzo, su quel pizzino.

 

Prosegue Travaglio: Quella lettera viene abbandonata ai tempi in cui il Procuratore Capo di Palermo era Piero Grasso (2005 – ndr) che poi per questi e altri meriti è stato promosso Procuratore Nazionale antimafia, l’hanno lasciata in quello scatolone e non l’hanno depositata né al processo dove era imputato Mori per la mancata cattura di Riina, né al processo Dell’Utri, né al processo d’appello, già c’è pure il processo a carico di Massimo Ciancimino, accusato di avere riciclato il tesoro sul padre e condannato in primo grado in appello per intestazione fittizia di beni, in tutti questi processi quella carta non c’è perché i magistrati che li stavano facendo quei processi non sono mai stati avvertiti che i Carabinieri avevano trovato quel pizzino e l’avevano trovato, dice Massimo Ciancimino intero, perché nella sua cassaforte era intero, non era a fette, invece è rimasta una fettina soltanto, è saltata la parte in cui dice, Massimo Ciancimino, c’era scritto che Dell’Utri avrebbe dovuto  riceverlo per passarlo a Berlusconi e forse c’era scritta una qualche indicazione di data. 

 

Ed ecco dunque il miracolo di Travaglio: i carabinieri non solo non hanno voluto aprire la cassaforte durante la perquisizione, ma non hanno neppure voluto avvertire i magistrati dell’importante documento che avevano trovato nella cassaforte durante la perquisizione.

 

Come sarà potuto avvenire questo paradosso?

Anche qui noi azzardiamo un’ipotesi: quella squadra di carabinieri forse si avvaleva della collaborazione del mago Casanova.

Oppure, altra ipotesi, durante il passaparola, seduto vicino a Travaglio “fuori campo”, c’era Morgan.

 

Ma veniamo alla conclusione di Travaglio:

Quindi era intero quando c’è stata la perquisizione, cosa sia successo nel frattempo non si sa, sta di fatto che è stata trovata soltanto la fettina nello scatolone della Procura l’estate scorsa, 4 anni dopo quella perquisizione distratta! 

Cosa significa questo? Che quando voi leggete e ce ne saranno per tutto il giorno, tutta la sera, sui giornali di domani i commenti che diranno: Ciancimino è pazzo, delira, si inventa etc..

C’è un piccolo problema, bisogna giustificare la fettina del pizzino che non è più una chiacchiera di Ciancimino e bisogna giustificare quella lettera che Vito Ciancimino mandò a Berlusconi in cui diceva più o meno le stesse cose che Provenzano aveva detto nel pizzino, gliele ribadiva a scanso di equivoci e è quella che oggi Ciancimino ha consegnato, per fortuna integrale, adesso alla Procura, è nelle mani giuste, quindi non c’è più il rischio che qualcuno faccia a fette un pizzino intestato all’On. Berlusconi. 

 

Mmhhh… noi questa frase conclusiva diremmo che invece andrebbe scritta così:  

non c’è più il rischio che qualcuno faccia a fette un pizzino non intestato all’On. Berlusconi, lasciando integra solo la parte dove i mafiosi chiedono a Berlusconi la disponibilità di un canale televisivo.

 

E’ più corretto e suona molto meglio, non trovate?

 

Sull’intestazione a Berlusconi, infatti, avremmo qualcosa da eccepire, ed in proposito rimandiamo all’articolo “bricolage”.

Ma anche sul fatto che quella “lettera” sia “per fortuna integrale”, avremmo qualcosa da eccepire, in quanto senza la pagina prima e senza la pagina dopo, che Ciancimino si è guardato ben bene dal consegnare, non si capisce neppure di cosa Don Vito stia parlando.

Che poi Ciancimino in quella “lettera”dica “più o meno le stesse cose che Provenzano aveva detto nel pizzino”, non siamo punto d’accordo. Dice cose parecchio diverse.

 

Ma di questo parleremo ancora in altre puntate.

 

Per il momento ci sentiamo di poter concludere dicendo che, se per caso Ciancimino decidesse di lavorare in coppia, come qualche giorno fa abbiamo auspicato, e dare vita ad un duo di artisti più formidabile di Stanlio e Olio o di Gianni e Pinotto, ci pare possa aver trovato il partner ideale: il rag. Fracchia, quello che nei suoi articoli cita Fantozzi.