Che ne fu del papello?

Che ne fu del papello?
 
di Marco Ottanelli
 
 

papello n°2 ciancimino

Lo scalpore e le campagne mediatiche sulla “trattativa” Stato-Mafia hanno accesso gli ultimi mesi della altrimenti vuotissima politica italiana, riempita da verbali segreti ma pubblicissimi, da anticipazioni puntualmente realizzatesi come per magica coincidenza, e dalla presenza di un Ciancimino Jr. Superstar, oltre che in un numero ormai imprecisato di processi, in trasmissioni televisive e quotidiani con interviste, dichiarazioni a ruota libera, senza che nessuno, mai, osasse fargli qualche domanda non dico scomoda, ma imbarazzante, tipo: “mentre stai parlando vieni condannato in appello per riciclaggio di una montagna di denaro: ci sapresti dire dove lo hai preso?”.

Ma evidentemente l’odore dei soldi è nauseabondo solo in certi casi, e in altre mani diventa un soave aroma.

Da nobilitare, magari, pubblicando un libro (un li-bro!) con i verbali del Ciancimino stesso (non con le verità processuali o i documenti frutto di una lunga inchiesta: solo le sue non comprovate ma suggestive parole).

Il colpaccio però Massimo Ciancimino lo fece raccontando proprio della trattativa e del papello, quel foglietto sul quale furono scritte a mano le richieste della mafia, in persona, allo Stato.

Certo, quel papello arrivò in fotocopia via fax, incredibilmente preannunciato da Ingroia in un convegno a Firenze, nell’ottobre 2009, giorni prima dell’evento, (l’originale, che non significa autentico, si vide solo molto più tardi), seguito poi da un papello bis con correzioni e variazioni sul tema. Ma lo scandalo fu enorme lo stesso, per quanto di questo documento si sia parlato fin dal 1993.

Il papello conteneva 12 richieste, che sarebbero state fatte, pare, da Totò Riina, che chiedevano una serie di aggiustamenti legislativi e provvedimenti in favore dei boss mafiosi, delle loro condizioni carcerarie e della loro, chiamiamola così, situazione ambientale.

Non abbiamo alcuna intenzione di addentrarci nella questione processuale della trattativa, non ci compete, poichè ci sono procedimenti in atto e perchè nulla di quella vicenda appare chiaro, ma ci poniamo la domanda se, come e cosa di quei 12 punti sia stato più o meno consapevolmente recepito ed attuato, e da chi.

Abbiamo letto alcuni articoli, molto parziali o superficiali su questo, e dunque proviamo a dare una sintetica risposta, punto per punto. Sintetica ma completa, per la quale abbiamo fatto una lunga, e relativamente faticosa, accurata ricerca di fonti e riscontri, che forniamo nei molti link che seguono.

Forse questa ricerca potrebbe essere solo un divertessiment o forse ci da il segno di quanto sia stata strana l’ evoluzione della nostra Repubblica tra destre, sinistre, giustizialisti, garantisti.

  • Revisione della sentenza del maxi-processo; Nessun genere di intervento . La sentenza è ormai definitiva; In ogni caso si sarebbe dovuto eventualmente agire su qualche apparato giudiziario, non legislativo.
  • Annullamento del decreto legge 41 bis: riguarda i mafiosi solo dopo la strage di Capaci (maggio 1992); il tempismo di Riina appare quindi impressionante. La richiesta non è solo stata ignorata, ma il 41 bis è stato recentemente stabilizzato : essendo una misura da applicarsi e rinnovarsi di 6 mesi in 6 mesi, è finalmente diventata una misura permanente nell’ordinamento italiano solo con la riforma del 23/12/2002 (governo di centrodestra Berlusconi II), ed il suo regime è stato ulteriormente inasprito dall’art. 54 del "pacchetto sicurezza" voluto dal Ministro Alfano (governo Berlusconi IV) e votato all’unanimità; Si ricorda inoltre che tutte le misure relative al regime carcerario sono di competenza del Magistrato di Sorveglianza.
  • Revisione della legge Rognoni-La Torre del 1982 (reato di associazione mafiosa); Non è stata toccata nella fattispecie “associazione mafiosa”, anzi le pene previste sono state aumentate dal decreto legge del maggio 2008 (governo di centrodestra Berlusconi IV); Non è stata toccata nella parte del sequestro dei beni; vi è una proposta di possibilità di mettere in vendita i beni confiscati nel 2009 se essi non possono prima essere assegnati ad enti ed associazioni (governo di centrodestra Berlusconi IV)
  • Riforma della legge sui pentiti: effettuata nel 2001 (governo Amato, ministro della giustizia Fassino, di centrosinistra) che ne ha fortemente ridotto le potenzialità.
  • Riconoscimento di benefici per i condannati per mafia “dissociati”, ma non pentiti: proposto nel 1996 da don Ciotti, e nel 2000, durante il governo Amato di centrosinistra, presentato in parlamento (ma non approvato)
  • Arresti domiciliari dopo i 70 anni di età: Misura di civiltà già prevista a certe condizioni per i 60enni nella famosa “legge Gozzini”; Il diritto – dovere dei domiciliari a tutti i 70enni fu paventato nel 1998 (governo Prodi di centrosinistra) in occasione dell’approvazione della legge 165/98  e attuato, con limitazioni che escludono dal beneficio proprio i mafiosi, nel 2005, dal governo di centrodestra Berlusconi III
  • Chiusura delle super-carceri: Accolta. Effettuata nel 1997-98 dai governi Prodi I e Prodi II di centrosinistra, quando furono smantellate le carceri di massima sicurezza di Pianosa e Asinara.
  • Carcerazione vicino alle case dei familiari; Non accolta (rientra nel 41b)
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  • Nessuna censura sulla posta dei familiari; Non accolta (rientra nel 41bis)
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  • Misure di prevenzione e rapporto con i familiari; Non accolta (rientra nel 41bis)
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  • Arresto solo in flagranza di reato; Non accolta.
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  • Defiscalizzazione della benzina in Sicilia: Voluta da sempre dalla Regione Siciliana, e proposta in parlamento nel 2000 da esponenti del centrodestra appoggiati però da uno schieramento trasversale di deputati e senatori siciliani. L’Ulivo la aveva paventata nel “pacchetto Sicilia”. Mai attuata.

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Si ringraziano Marco Ottanelli e il sito "democrazia e legalità".

http://www.democrazialegalita.it/marco/Marco_papello_ciancimino=07febb2010.htm