THE ITALIAN TRUMAN SHOW – PROLOGO

Prologo

  Io credo che la maggior parte dei lettori di questo blog, conosca questo film: “The Truman Show”; ma per chi non lo conoscesse, ecco un breve riassunto della trama.

Truman Burbank è un americano trentenne che vive a Seahaven, una tranquilla cittadina su un’isola, ha un buon lavoro, una felice vita coniugale e tante persone cordiali e affabili intorno a lui. Ma Truman non è una persona qualunque,  è l’attore protagonista di una soap opera in cui interpreta se stesso. Fin dall’utero materno è stato scelto come cavia mediatica: ogni istante della sua vita è spiato da 5.000 candid cameras permanenti e mandato in onda in un serial tv di enorme successo, di cui è il primo protagonista e, fatto paradossale, ci ha messo 10.909 giorni a scoprirlo!. La cittadina dal clima sempre bello in cui non succede mai nulla in realtà è un set approntato per lui in cui tutto è falso: i concittadini sono comparse, il mare è una grande piscina e persino gli eventi atmosferici sono comandati dagli effetti speciali. Anche la sua vita privata è stata manipolata per esigenze di copione: il padre è stato allontanato facendogli credere che è morto annegato in mare e la moglie-attrice quando fa l’amore con lui prende un extra di diecimila dollari. L’unica persona "vera" è una ex comparsa, allontanata dal set, che di tanto in tanto ritorna e cerca di aprire gli occhi a Truman.  Ideatore e deus ex machina dello spettacolo è il regista Cristoff: dirige da un satellite e si crede onnipotente.

 

 

Ma qualcosa va storto anche nei migliori spettacoli: un faro con su scritto "Sirio" dal "cielo" gli cade tra i piedi, altri errori nella sceneggiatura alimentano qualche dubbio anche nel tenero e ottimista Truman, poi la scoperta sconvolgente…

Quando si accorge di non esistere come persona reale tenta di evadere dalla disneyland in cui è condannato a vivere, sale sulla sua barchetta e prende il largo.

Prontamente localizzato dalla vigile telecamera mentre veleggia nella grande piscina del set, che lui crede il mare, ad un tratto urta contro "il cielo", un fondale dipinto di azzurro abilmente dissimulato.

 A questo punto Truman scende dalla barca, "guarda in macchina" dritto nell’occhio elettronico, ringrazia ironicamente e aperta una porta nel fondale esce di scena.

  

 

   Anche  in  quell’immenso set cinematografico che è l’Italia con la sua storia, così come viene dipinta dagli organi di informazione, i cittadini sono, quasi tutti, dei Mr. Truman B.

I pochi che non lo sono, sono  Cristoff ed i suoi sgherri, i quali sono sempre al lavoro, concentrati con mente luciferina a studiare,  programmare ed inventare, sempre nuove realtà virtuali e camuffate, da innestare ogni giorno che sorge il sole nelle passive sinapsi della memoria di noi poveri  ed inconsapevoli Truman Burbank.

E non realizzano un unico scenario, per raggiungere questo scopo.

Ci sono più scenari,  minuziosamente costruiti con certosine e dettagliate sceneggiature, scritte  sempre alla stessa maniera e con gli stessi metodi e strumenti, ma dove cambiano però i personaggi ed i palazzi nello sfondo.

 Noi oggi in questo blog ci  stiamo occupando del Truman Show dell’assolata regione siciliana, e della sua Palermo, nel cui copione sono stati inseriti, a poco a poco, ed amalgamati con frullino farmaceutico dai giri lenti e pazienti, innumerevoli,  geniali ingredienti: trattative scellerate, reparti Operativi Speciali dell’Arma benemerita che si calan le brache davanti alle stragi della mafia, scavalcando e infinocchiando gli alacri magistrati, rapporti segreti su indagini delicate depositati negli uffici giudiziari, per strisciare ratti e quatti nel possesso di mafiosi, per mano di Pulcinella ed Arlecchino,  colpi di scena con  clamorose novità, che invero son fatti già “scoperti” altre volte nel corso di tre lustri, e ripresentati ogni volta sempre rinnovati,  come colpi di scena con clamorose novità, smemorati che rammentan d’improvviso, menti lucide che improvvisamente perdono i ricordi o stravolgono le memorie precedenti, telecomandi prodigiosi, telecamere di sorveglianza rimosse da lampioni senza essere mai state ivi collocate, casseforti smurate ed asportate pur essendo ancora oggi al loro posto, enormi falò, accesi per distruggere un mobilio, – credenze, sedie e tavolini –  dove invece ancora oggi puoi sederti e desinare, irrinunciabili perquisizioni che erano invece da non fare o procrastinate quando invece erano da fare, boss mafiosi che stringono segreti accordi con i militi dell’arma, in cambio di protezione e impunità, per poi ordinare subito dopo l’uccisione degli stessi, i quali dovrebbero proteggerli e garantirgli impunità, censure, nastri si e nastri no, papelli apòcrifi, profumi e cotillons.

Questo è il Truman Show, cari amici.

 

   Ieri una gentile e da me stimata giornalista, mi ha inviato un messaggio personale domandandomi chi sono, e se sono per caso un suo collega.

No, molto più semplicemente, sono un Truman, come tanti altri, ma sono anche quel Truman che vede cadergli innanzi un faro con la scritta “sirio”, e non passa oltre, come fa invece la grande maggioranza dei Truman Burbank, già persuasi e coinvolti dai nobili ideali cui fan credere di ispirarsi le fittizie trame dello Show ordite dai suoi sceneggiatori, fra cui molti poi  sono anche attori, i quali inventano e programmano con innegabile perizia, il canovaccio dei nostri notiziari del futuro.

Io sono quel Truman che si ferma, raccoglie il faro, e lo esamina, con i soli strumenti dell’osservazione e della logica, così come ci insegnò a fare Galileo, che con questo metodo riuscì ad intuire chi veramente girava intorno a che cosa e come girava, nel sistema solare.

Da domani dunque su “Segugio”, inizia l’ “Italian Truman Show”: una serie a puntate, ma non con periodicità necessariamente fissa,  poiché io scrivo solo se ne ho voglia, e solo e soltanto spendendo il tempo mio, e soltanto mio.  Solo io sono autore ed editore di ciò che scrivo e di me stesso, e nessun altro. Può parere un’ovvietà, ma bisogna realizzare che nel Truman Show di norma così non è, poiché autori, scrittori, mandanti, mandatari ed editori si mescolano in un’unica poltiglia, dove ad ognuno sono assegnati tempi e parti, ma tempi e parti si ricompongono in una suadente sifonia.

Qui, noi, pezzo per pezzo, cercheremo di smantellare e scoperchiare  tutti i fondali dipinti e sovrapposti, ed indi, cercheremo di stanare e lasciare lì, nudi sotto i riflettori, quel Cristoff ed i suoi sgherri, che ora si nascondono dietro quell’imponente, inquietante e gotica scenografia.

enrix